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Letteratura francese 2019-2020

Definizione di biografia e sottogeneri

Gli elementi che definiscono una biografia non sono nettamente distinguibili, così come i sottogeneri. Preferiamo esporli come parte di una nebulosa che comprende:

  • L’autobiographie proprement dite
  • Le journal intime
  • Les mémoires
  • Le roman autobiographique
  • L’autofiction
  • La corrispondenza
  • Plus récemment, récit de filiation

Biografia e biofinzione non fanno parte di questa nebulosa.

Tipi di storie

Abbiamo due tipi di storie:

  • Hétéridiégétique: dove il narratore è assente dalla storia che racconta.
  • Homodiégétique: dove il narratore si presenta come personaggio della storia che racconta e può essere di due tipi:
    • Il narratore è l’eroe della sua storia (protagonista).
    • Il narratore ha un ruolo di osservatore.

Paratesto secondo Genette

Genette distingue due tipi di paratesto:

  • Paratesto autoriale: dedica, epigrafe, prefazione.
  • Paratesto editoriale: copertina, pagina del titolo, copertine removibili.
    • Paratesto all’interno del libro: peritesto.
    • Paratesto all’esterno del libro: epitesto che comprende le interviste, le corrispondenze riguardo il libro.

Autobiografia

Philip Legeune, parlando dell’autobiografia, scrive nel 1971 che si tratta del racconto retrospettivo in prosa che qualcuno fa della sua propria esistenza. Per poi correggersi successivamente nel 1975 dicendo che è il racconto retrospettivo in prosa che una persona reale fa della sua propria esistenza. Per essere considerato autobiografia, il testo necessita di:

  • Essere una storia in prosa.
  • Coincidenza tra autore, narratore e personaggio.
  • Essere una storia retrospettiva della propria vita individuale.

Coincidenza: Autore ≡ narratore ≡ personaggio. Non può essere inventato, è necessario che coincidano. L’autore è un uomo reale, vive, è il proprietario del libro e responsabile anche legalmente di ciò che viene scritto. Il narratore è esterno ai fatti reali perché è una funzione, una voce, una persona d’inchiostro, di carta. Dunque nell’autobiografia devono coincidere, quindi ce ne accorgiamo dallo spazio paratestuale: la copertina.

Le journal intime

È dato per presupposto che sia scritto giorno per giorno, ad ogni modo con una certa frequenza. Non ha la divisione in capitoli e la retrospezione è minima. Ha una visione differente dall’autobiografia perché presenta una scrittura discontinua. Nell’autobiografia, infatti, prima di iniziare devo fare una sorta di schema su come andrò a produrre il mio racconto, scelgo un filo rosso e scelgo cosa pubblicare e cosa no. Con il journal, invece, si può costruire giorno per giorno e posso anche registrare delle contraddizioni. Posso scrivere cosa accade in quei giorni anche a livello esterno in tempi vicini a quello in cui sto scrivendo. Normalmente il journal intime, come dice la parola stessa, viene scritto per sé stessi, non con l’idea che verrà pubblicato. Mentre nell’autobiografia la funzione della pubblicazione è primaria nella stesura del racconto. Anche in questo caso abbiamo la triplice coincidenza autore, narratore, personaggio; altrimenti è un diario fittizio.

Les mémoires

In questo caso coincidono solo autore e narratore. Si narra di esperienze personali, ma si presenta come qualcuno che racconta qualcosa dove il focus è puntato sull’epoca storica, su un episodio particolare. Si identifica perché l’autore/narratore dice “io ho visto, io ho vissuto” ma non è la storia della sua vita. Non si narra la storia individuale, ma un’epoca storica, un avvenimento. Non c’è la triplice identità. Non hanno la pretesa dell’oggettività di un saggio storico, ma hanno l’autenticità della testimonianza.

Il romanzo autobiografico

Nel romanzo autobiografico il personaggio può non coincidere con l’autore come nome. Grazie a delle conoscenze esterne, con critici che analizzano il livello extratestuale e dunque le conoscenze relative all’epitesto, possiamo stabilire delle somiglianze del testo con la vita dell’autore. Non bastano certo 2-3 elementi ma la storia della vita simile. Sono importanti quindi i due elementi alle estremità ovvero AUTORE e PERSONAGGIO che devono coincidere non per nome ma per vita, scelte, esperienze.

Autofiction

Genere un po’ inflazionato, molto discusso e popolare. Definizione inventata verso la fine degli anni '70. È un genere misto e molto malleabile. Abbiamo l’autore che coincide con narratore e personaggio, ma in maniera paradossale non sono capaci di dire la verità sulla loro vita. Nel modo di esprimersi in maniera romanzata ma non veritiera. Notiamo un modo di pensare molto psicoanalitico. È una forma di scrittura di sé dove si rivendica la triplice coincidenza ma c’è della finzione. Gli autori classici chiedono al lettore di credergli. Qui abbiamo un patto ossimorico. La modalità narrativa è libera, se ci sono dei dialoghi viene difficile credere che non sia stato romanzato, perché è difficile che si trovino tutti quei particolari nella nostra memoria.

Corrispondenza

Partecipa nella scrittura di sé, perché facente parte del paratesto esprime e ci dona molti elementi della scrittura di sé. Non esiste un’autobiografia solo di lettere, ma ci aiutano a definire la personalità di un personaggio. Un altro aspetto è che abbiamo un rapporto forte con il destinatario come nell’autobiografia dove vediamo un costante je / me riferirsi ad un tu e molta importanza si dà allo sguardo ed al giudizio del tu.

Biografia e biofinzione

La biografia invece non è scientifica ma è la descrizione di qualcun altro di reale mentre la biofinzione è come l’autofinzione per l’autobiografia, quindi una biografia romanzata e dunque fittizia.

Récit de vie

È un genere nato negli anni '60-'70 con lo studio dei sociologi che intervistavano gente che non sapeva scrivere e riportavano la loro storia. È un genere dove quindi trascrivo a mia forma la storia raccontata da qualcun altro. Coautori.

Récit de filiation

Sviluppato negli anni '80 dopo aver visto che la psicoanalisi aveva dei limiti. Quindi gli scrittori si rivolgono all’interiorità. “Filiation” che può essere letteraria attraverso la sua storia, trova e racconta anche la storia di qualcun altro. (?) Pierre Michon Rimbonol le fils.

Autobiografia, un genere dell'800-900

L’autobiografia non è un genere eterno, è un genere che si è sviluppato nell'800/900 perché in quel periodo abbiamo l’affermazione del sé, della sua identità e della sua sensibilità. È un genere legato a fenomeni dell’Europa occidentale. La definizione di autobiografia è importante perché aiuta a comprendere tutti i caratteri principali anche dei generi vicini, e le condizioni per le quali possiamo definire un testo un’autobiografia. Il soggetto trattato, la posizione dell’autore, la posizione del narratore. Ovviamente non è tutto così netto come crediamo ma ci sono delle sfumature, quello che conta è l’intenzione dell’autore per stabilire quale tipo è maggiormente conforme al testo. È importante quindi che l’autore abbia un modello da cui partire per creare, un filo rosso da seguire e bisogna vedere anche il peso che viene dato all’infanzia nella descrizione della propria vita.

Influenza dell'infanzia sull'autobiografia

Alla fine del ventesimo secolo abbiamo un passaggio importante nell’evoluzione della persona, ovvero la visione di un individuo che si spiega attraverso la propria genesi e la propria infanzia. Per stabilire se un testo è un’autobiografia bisogna quindi guardare il peso dato all’infanzia. Infatti alcune autobiografie sono limitate, concentrate più sull’infanzia ma questo non significa che ogni libro che tratta di infanzia sia una biografia: è un’operazione impegnativa. La scelta del senso da dare alla storia della propria vita prevede ed implica un gioco tra fedeltà, coerenza e pertinenza: non si può scrivere tutto ma bisogna fare una selezione tra ciò che si ritiene essere importante e coerente per la storia della propria vita ed allo stesso tempo essere pertinenti quindi rendere il racconto una dimostrazione, conciliare la ricchezza con la varietà. Vi è già una selezione fatta a monte dalla nostra memoria (selezione primaria). Se non si rispetta quell’oscillazione tra questi due poli si corrono due rischi: un eccesso di pertinenza o possiamo avere un racconto di ricordi sparsi senza progetto e sintesi. Il romanzo autobiografico e l’autobiografia sono sì diversi, ma non troppo, hanno molte caratteristiche in comune: la prima persona, la storia della propria vita. Come distinguerli quindi? Attraverso una differenza esterna: dentro il testo nulla ci permette di distinguerli, ma all’esterno del testo, e quindi a livello del peritesto dell’autobiografia abbiamo un patto autobiografico che fa l’autore con lo scrittore dove afferma la sua triplice coincidenza delle tre identità. Questo patto può avvenire tramite un titolo chiaro (es. “storia della mia vita”) o spiegato in una prefazione. Può essere implicito o esplicito. L’opposizione con il romanzo è difficile da spiegare perché comunque l’autobiografia è l’evoluzione del romanzo autobiografico.

Forma in prosa e verosimiglianza

Nella parte in cui la definizione si riferisce alla forma in prosa, non si riferisce alla tecnica ma parla da un punto di vista di legame con la verità. La prosa dà verosimiglianza. La poesia per l’uomo moderno è artificio, ricerca formale, non conviene più con il patto di verità. La prosa viene percepita come più sincera, immediata. Non è la sua forma poetica ma il suo spirito di verità e coerenza. Mentre il saggio e l’autoritratto sono delle istantanee e delle immagini di come io mi vedo, l’autobiografia è il racconto, cronologico.

Origine del termine autobiografia

La prima attestazione scritta della parola autobiografia la si trova in un dizionario di inglese del 1809. La prima vera autobiografia è Le Confessioni di J-J Rousseau. L’idea quindi di qualcuno che racconta la propria storia per un pubblico. Ma se questa è la storia dell’autobiografia, questa ha anche una preistoria, ovvero quei testi che iniziarono ad andare nella stessa direzione. Tra questi vi è sicuramente S. Agostino con la sua omonima opera alla quale Rousseau si è chiaramente ispirato. Nelle confessioni di sant’Agostino non abbiamo una progettazione di una vita ma la storia di una vocazione. La storia della persona è subordinata al motivo religioso. E soprattutto non deve costruire un’immagine di sé perché ha già trovato se stesso, lo spirito di verità attraverso la fede e la sta solo riportando, la fine si sa già.

La preistoria dell'autobiografia

Le autobiografie religiose fanno parte della preistoria dell’autobiografia, perché annunciano degli elementi che saranno stati sicuramente dei riferimenti per Rousseau. Nell’autobiografia abbiamo la volontà di mettersi a nudo e di dare un senso alla propria vita, ma in quelle religiose il senso è già stato trovato: la fede. I dettagli sulla vita familiare sono meno importanti, ma sono più importanti gli elementi che c’entrano con la confessione. Fanno parte anche alcuni testi ritenuti egotisti come la vita di Benvenuto Cellini dove si ha la visione del mondo con l’attenzione posta sull’uomo rinascimentale. Hanno un’ottica completamente laica e si rifanno alla saggezza antica. Hanno in comune la tensione tra l’individuo e il collettivo, racconti di sé per definire l’uomo perfetto dell’epoca secondo gli ideali e si racconta attraverso la sua formazione e ideali per spiegarsi agli altri. I racconti di vocazione non religiosa e le cronache di vita privata pongono l’attenzione sul mondo interno di se stessi. Racconto di come si arriva ad una “conversione” come un trattato filosofico.

1700-1750: sensibilità individuale e romanzo epistolare

Vediamo un narratore che racconta la propria vita con un accento posto sulla sensibilità individuale. Nel romanzo epistolare, quindi con delle corrispondenze fittizie, vediamo un probabile precursore di questo subito diretto io verso un tu. Si prende coscienza dell’individualità e dell’importanza del singolo in una società e che la persona non tanto come destinatario di un messaggio divino ma una persona a nudo con la sua storia, le sue paure, le sue ambizioni. Molti di queste opere vengono presentate come proibite, ma presentate come un esempio da non seguire. In altre parole la cosa che cambia definitivamente è la scrittura dei romanzi personali mettendosi a nudo nel bene e nel male. Non per mostrarsi come esempio di perfezione ma anche come esempio attraverso la quale storia si può imparare a non rifare gli stessi errori. Il '700 è un secolo curioso: già di moda andavano i romanzi epistolari presentati come documenti autentici (come escamotage per sfuggire alla censura). L’importanza è questo accento non più solo su ciò che è edificante, ma è più importante vedere la formazione della persona attraverso la sua esperienza e la sua conoscenza di se stesso. È qui che inizia l’individualismo che porta all’individualismo borghese.

Rousseau e le Confessioni

Rousseau nella composizione delle Confessioni non inventa un nuovo genere in toto ma ne realizza in un colpo solo tutte le virtù. Inoltre laicizza il processo delle confessioni presentate come un viaggio interiore. Rousseau, materialista e protestante. I protestanti attuano una tipologia di confessione diversa. Praticata direttamente dal singolo con un esame introspettivo. Ovviamente questa formazione si nota nel modo in cui affrontano e scrivono della loro vita. Rousseau è un uomo interessato a dare un esempio e la prospettiva religiosa viene completamente abbandonata. È un’opera pubblicata dopo la morte di Rousseau. La prima parte nel 1782 e la seconda ed ultima nel 1789. Le Confessioni di Rousseau ereditano le ricerche dell’epoca. Il titolo rimanda alle confessioni di S. Agostino ma attua una laicizzazione della confessione sicuramente influenzata dalla confessione protestante. L’esame della propria vita che attua Rousseau, se lo gioca con gli uomini, gli interessa presentarsi agli uomini.

Elementi innovativi delle Confessioni

Gli aspetti che la rendono un’opera nuova sono:

  • Lui non è uno storico, non parla del passato ma utilizza la tecnica del romanzesque. Utilizza le tecniche romanzesche per far rivivere il passato. Ricrearlo con una tecnica in primis di scrittura. Ricorre a tutte le “fonti” già esistenti, elencate nella preistoria dell’autobiografia.
  • È un uomo alla ricerca della sua identità, ricerca che continua nel testo, non ha risposta, il risultato viene fornito solo alla fine: è un’avventura, un viaggio con tutti i suoi rischi. È un uomo alla ricerca. Si aspetta che la scrittura autobiografica lo porti ad un rinnovamento della propria coscienza.
  • Scava all’origine della personalità. Facendo attenzione a tutte le tappe: anche l’infanzia, cosa che gli altri non avevano fatto. Rivoluziona la concezione dell’infanzia ponendola alla base dell’origine della personalità.
  • È alla ricerca di un nuovo modello di personalità anche a livello di sessualità che intellettuale. Non vi è un’assenza di pudore, ma la concentrazione della formazione della personalità a partire dalla sessualità infantile per stabilire quella adulta. Gli elementi d’audacia trattati, non sono dei taboo di ordine morale ma di studio: comportamenti fino ad allora trattati come proibiti o ridicoli, da lui vengono trattati con serietà e questo dal punto di vista intellettuale è una cosa nuova.
  • Elabora un problema sull’autobiografia, si interroga sui limiti di questo genere. Elabora i problemi dell’autobiografia, nello stesso momento in cui la crea. Si interroga sui limiti e lo fa sempre apertamente.

Fondazione del genere autobiografico

In questo modo si può dire che fonda il genere perché poi tutti si riferiranno a lui. Scrive quest’opera in Svizzera. Confessione/autobiografia oscilla sempre tra due poli, contesto: era un po’ convinto che ci fossero uno religioso e uno giuridico, nel secondo caso complotti contro di lui. Aveva iniziato a scrivere “mi metto a nudo” con la sua vita quando Voltaire in forma anonima lo accuse di aver abbandonato i suoi figli all’assistenza pubblica. Inoltre si crede gravemente malato e vuole regolare i conti con gli uomini presentando un se stesso scritto da se stesso. Scrive due preamboli che si completano l’uno con l’altro.

I preamboli delle Confessioni

Il primo preambolo: ecco il solo ritratto d’uomo dipinto esattamente secondo Natura (termine importante per gli illuministi) e assolutamente fedele al vero, che esista e che mai probabilmente esisterà. Chiunque voi siate, che la mia sorte o la mia fiducia hanno reso arbitro di queste pagine, vi scongiuro per le mie sventure, per le vostre viscere ed a nome dell’intera specie umana, di non annientare un

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/03 Letteratura francese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Juls_99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura Francese 1 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Gnocchi Maria Chiara.
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