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Letteratura e sistema editoriale nell'Italia moderna e contemporanea (a.a. 2014/2015)

Modulo A: Storia e tecniche del lavoro editoriale nel Novecento

Capire le condizioni culturali in cui si producono libri. Di qui, la necessità di avere conoscenze che permettano di realizzare un libro, non solo dal punto di vista tecnico, ma dal punto di vista culturale. Si fa riferimento alla qualità di quello che è il prodotto libro: come le conoscenze hanno portato alla sua realizzazione? Servono conoscenze di tipo storico che abbiano un legame con l'attualità: breve storia del sistema editoriale, così come si è sviluppato in Italia negli ultimi 150 anni, e conoscenza dei processi inerenti all'editoria. Sono fondamentali le basi storiche – culturali per diventare un ottimo editore. Per fare dei buoni libri di divulgazione per tutti serve una competenza approfondita dell'argomento del libro.

Dal momento che si è dentro a un contesto di studi umanistici, la competenza storica viene data sia per quanto riguarda una breve storia dell'editoria sia per quanto riguarda il rapporto tra letteratura e sistema editoriale. È fondamentale capire che a partire da una certa data (seconda metà del Settecento per molti paesi europei, in Italia più tardi) la letteratura si è legata alla pubblicazione editoriale. Questo perché sono stati promossi nuovi generi apprezzati dai lettori che poi sono stati portati in auge dall'editoria. Lo stretto rapporto tra la scrittura e il mondo editoriale è da sottolineare per due ragioni: l'editore sceglie certi testi e non altri e quindi si è instaurato un modello editoriale (titoli scelti e perché); come i testi vengono pubblicati e perché, del resto l'editore non si limita a stampare un testo altrimenti ricalcherebbe il lavoro dello stampatore.

Dunque, non solo quali titoli sono stati scelti e come si è fondata una tradizione ma anche come vengono pubblicati i testi; o ancora, come i testi letterari di un autore sono stati modificati in casa editrice in funzione del lettore che si voleva raggiungere. Nel momento in cui si studia la letteratura dell'Ottocento e del Novecento risulta importante interrogarsi dal punto di vista critico se il testo che si sta studiando o leggendo corrisponda a quello che l'autore voleva o se è stato modificato in casa editrice. La questione di fondo è chiedersi se e come l'autore o l'editore sono intervenuti sul testo.

Esempi di interventi editoriali

  • Una vita violenta di Pasolini, casa editrice Garzanti. Calvino, uomo di punta dell'Einaudi, scrive a Citati, uomo di punta della Garzanti, dicendogli che è un libro bellissimo, a esclusione del primo capitolo che, secondo lui, andava tolto. Se il libro fosse stato pubblicato da Einaudi, quel primo capitolo non l'avremmo mai letto. In questo caso, è rimasto quel capitolo, in altri casi può essere eliminata una parte.
  • Una delle tendenze più significative della letteratura americana è il minimalismo, basato sulle opere di Carter. Successivamente, si è scoperto che l'editore aveva eliminato tutte le parti finali dei racconti. Dunque, Carter è stato associato a una corrente di cui non era conoscenza. Più tardi, sono stati pubblicati i racconti originali che risultavano essere totalmente diversi. Da questo esempio emerge il fatto che in casa editrice si possono costruire i libri. Sapere che possono essere apportati eventuali interventi non è secondario.
  • Il caso de Il Gattopardo. Bassani (autore del Giardino dei finzi contini), responsabile della nuova collana narrativa della casa editrice Feltrinelli, riceve alcuni capitoli del Gattopardo e inizia a correggerli perché dal suo punto di vista linguistico andavano modificati (esempio: «Garibbaldi» corretto in «Garibaldi»).

Non solo la scelta dei titoli o su come vengono pubblicati ma sono importanti anche gli interventi sui singoli libri. Un caso a parte sono gli errori di stampa che poi rientrano all'interno della tradizione (Pinocchio, «in una notte di inverno» è diventato «in una notte d'inferno»). Dunque, non ci si può limitare al refuso evidente ma bisogna capire le ragioni profonde dell'autore. Occorre avere una consapevolezza del tipo di lavoro che, ovviamente, cambia a seconda delle tecniche. Le nuove tecnologie hanno modificato radicalmente in lavoro editoriale: oggi si lavora davanti a uno schermo e il lavoro è affidato a un'unica persona; tuttavia, ciò comporta un abbassamento della qualità.

Intellettuali editori di primo Novecento

Modulo A: Storia e tecniche del lavoro editoriale nel Novecento. Verrà presentato il sistema editoriale e verrà data un'indicazione sulle tecniche del lavoro editoriale nel Novecento, ponendo problemi che valgono ancora oggi allo stesso modo; tuttavia, sono differenti le tecniche.

Modulo B: Letteratura e sistema editoriale. Tutto ciò che lega un testo letterario al sistema editoriale (scelta, modalità di pubblicazione, ecc).

Modulo C: Intellettuali editori di primo Novecento. Esistono all'interno di case editrici figure che collaborano con l'editore nella scelta dei titoli e nella pubblicazione; essi conferiscono una fisionomia culturale ai programmi dell'editore. Scontro tra intellettuali di diverso orientamento che compiono scelte diverse all'interno della stessa casa editrice.

Introduzione

Quando l'editoria è diventata quella che noi conosciamo? Secondo alcune definizioni, la figura dell'editore nasce in Italia nei primi decenni del diciannovesimo secolo, quando si impone una nuova professione che non riguarda più la stampa e nemmeno la vendita dei libri. Per vari secoli, chi produceva i libri era il proprietario dei torchi, al quale veniva commissionato il libro da stampare, ne sceglieva il formato e le caratteristiche per poi metterlo a disposizione della vendita. Chi voleva pubblicare un libro si recava da uno stampatore, concordava un prezzo e lo stampava; oppure, lo stampatore dava alle stampe libri richiesti dal mercato. Nel corso del Settecento e dell'Ottocento, l'iniziativa di far pubblicare un libro passa al libraio: spesso è il libraio che commissiona allo stampatore i libri che vuole mettere sul mercato. I cataloghi di libri del Cinquecento contengono una marca di stampa, ossia il nome dello stampatore, rilevante nell'indicazione della pubblicazione. Tuttavia, nel Settecento si afferma il nome di un libraio, sono nomi di librai che prendono l'iniziativa di dare alle stampe i libri che vogliono porre sui banchi di vendita. La nascita dell'editore moderno coincide con la nascita di una nuova figura professionale che vede prendere l'iniziativa di pubblicare i libri non da uno stampatore, nemmeno da un libraio, ma da colui che sceglie sulla base del mercato i libri da pubblicare, si fa dare i diritti da uno scrittore, paga uno stampatore per stampare i libri, prende i libri stampati per darli a libraio e ricava dalle vendite in libreria. La nascita dell'editore moderno in Italia è data dalla scelta di Pomba, libraio torinese, di vedere sia la stamperia che la libreria e fare solamente l'editore, ossia colui che sceglie i libri, li fa stampare e li fa vendere, non si occupa in prima persona di queste azioni.

L'editore moderno acquista i diritti dagli scrittori contemporanei per poter pubblicare i loro libri: questa novità modifica anche lo statuto sociale dello scrittore che diventa un professionista della penna che scrive in base alle proprie scelte o in base allo scrittore che vuole raggiungere. La figura dell'editore moderno è la figura di chi, in stretto rapporto con l'autore contemporaneo, sceglie i titoli e li mette sul mercato. A questo punto si pongono alcune problematiche: assecondare il mercato proponendo ciò che già richiesto rischiando di essere banali? Anticiparlo e pubblicare novità pur essendo ugualmente rischioso? Oppure trascuralo del tutto? Queste tre linee dominano ancora oggi nella mente di un editore. È importante porre queste domande nel momento in cui c'è la trasformazione libraria poiché si comprende poi ciò che riguarda la cultura letteraria di un'epoca. Gli editori nell'Ottocento hanno pubblicato soprattutto titoli che non solo non ricordiamo nelle antologie o nei manuali di letteratura ma che reputiamo destinati all'oblio mentre in quell'epoca erano molto richiesti. Esempio: Salgari, autore conosciuto, era il rivale di Motta, autore ora sconosciuto, nonostante la sua opera.

Se lo stampatore, per quanto riguarda i titoli contemporanei, richiedeva che fossero finanzianti, nell'editoria moderna non esiste un finanziatore come il mecenate ma entrano in gioco le dinamiche di mercato da cui si guadagna. Servono titoli che abbiano un'accoglienza positiva sul mercato. Questa figura non nasce di colpo nella sua autonomia, ci sono dei passaggi poiché a volte lo stampatore, a volte, continua a fare lo stampatore ma inizia a intraprendere anche la strada dell'editore autonomo: il fatto che lo stampatore lavori su commissioni, non rischiando nulla se non in rari casi, lo differenzia dall'editore moderno. Per lungo tempo, lo stampatore è sia stampatore in senso tradizionale sia editore.

La figura dell'editore moderno non possiede torchi o banchi di vendita come gli stampatori del passato. Alcuni stampatori hanno continuato a svolgere il loro ruolo anche se hanno cominciato a pensare a programmi editoriali che avevano già una caratterizzazione in senso nuovo, verso quell'editoria che definiamo moderna per distinguerla da quel periodo in cui si pubblicavano libri su commissione o comunque libri pagati da mecenati. È difficile indicare una data perché a seconda delle aree geografiche e culturali si impone in un periodo precedente questa figura di nuovo produttore di libri. Esiste una data convenzionale che segnali la fine dell'antico regime? Il 1830 è la data in cui, convenzionalmente, si conclude l'antico regime tipografico e viene inaugurata l'età dell'editoria moderna. In Italia, lo sviluppo dell'editoria moderna è successiva al 1830. Il nuovo editore si caratterizza non solo in quanto individua quei titoli che possono essere indirizzati su un mercato ampio ma progetta anche il titolo e il catalogo editoriale, ha un'identità o cerca di darsi una fisionomia riconoscibile attraverso i titoli scelti e pubblicati, ossia elabora un programma, meglio conosciute come le collane editoriali. È difficile una diffusione di collane editoriali in altri secoli. Se prima alcuni elementi erano occasionali o legati a pochi stampatori che facevano gli editori (Manunzio inventa per primo il libro tascabile). Ci sono collane di classici anche nel corso del Settecento ma è diverso creare collane di classici dal creare collane di romanzi per nuovi lettori. Si creano, dunque, collane di testi contemporanei indirizzati a lettori che non lo fanno per studio o per collezione. Il libro latino ben rilegato stampato nel Settecento veniva posto come oggetto di prestigio in biblioteca. Il romanzo di un autore contemporaneo, invece, diventa romanzo d'uso.

Non possiamo separare lo sviluppo della nuova editoria dalla nascita e dalla crescita di nuove fasce di lettori. La distinzione di prodotti, in senso di oggetto libro, non esiste più. Anche il formato era importante: più era grande il volume, più il volume stesso acquistava importanza. Ad esempio, I Sepolcri vengono stampati in quarto secondo la volontà dell'autore, in modo tale da conferirgli prestigio. Dunque, il prestigio del libro era dato dal formato. Cambiando le modalità di rapportarsi ai lettori, cambia anche la percezione della dimensione del libro come valore. La percezione del libro cambia anche in base al rapporto che l'editore ha nei confronti del libro che è destinato a nuovi lettori. La nuova area di lettori è l'elemento di novità: non si tratta di lettori colti ma neanche quei lettori attratti solamente da libri popolare (come gli almanacchi). Si tratta di nuovi lettori che pur non avendo alle spalle studi di alto livello, hanno una capacità di scrittura che permette loro di accostarsi alla tradizione romanzesca quindi non al classico, né a letture di qualità bassa.

Il nuovo genere che nasce tra Ottocento e Novecento è il romanzo (può essere vario come il romanzo di avventure, vedi Robinson Crusoe): esso modifica anche l'atteggiamento degli autori poiché c'è chi pensa che debba rivolgersi a lettori nuovi oppure chi pensa di doversi riferire nuovamente a lettori non particolarmente colti. Consideriamo un episodio che ha coinvolto Leopardi: nei primi anni Venti dell'Ottocento, Leopardi si riferisce a Stella, editore nuovo, proponendo di raccogliere le Operette Morali; di conseguenza, Stella dice esplicitamente a Leopardi che le Operette saranno destinate alla Collana per le Donne Gentili. Leopardi non ha nulla in contrario riguardo alla collana in sé ma sostiene che le Operette richiedano un altro tipo di lettore in quanto testi filosofici. Di qui, è possibile ragionare sulla percezione di un libro: secondo Leopardi, la prima immagine che si ha di un libro resta nella mente del lettore ed è difficile modificarla; per questo, se le Operette dovessero essere collocate in una collana destinata alle donne, non verranno mai più considerate come opere filosofiche. Questo ci permette di affermare che uno dei primi problemi che si pone all'interno dell'editoria moderna è quello di definire bene il lettore a cui si riferisce e di definire un genere. Se l'editore sbaglia a indirizzare un libro a un determinato lettore, ciò può causare la morte del libro stesso. Un esempio significativo coinvolge I Promessi Sposi che, in Francia, vengono pubblicati con il titolo Fiancé (ossia I Fidanzati) all'interno di una collana per giovani. A causa di questa destinazione, il romanzo di Manzoni non ha mai avuto la stessa percezione che ha avuto in Italia; in Francia, la percezione è cambiata di recente. Se l'editore trova il romanzo giusto per il lettore giusto, il libro avrà successo.

Occorre ragionare su due termini: editore ed editoria. Il termine "editore" indica, innanzitutto, colui che cura il testo stabilendo i caratteri che lo compongono prima che venga pubblicato. Non è secondario il fatto che, nella lingua inglese è presente una distinzione rappresentata dai termini editor e publisher (ossia colui che finanzia la pubblicazione di un libro e lo dà alle stampe); questa distinzione che la lingua inglese ha conservato si è perduta sia nella lingua italiana che nella lingua francese: in italiano, il termine "editore" assume talvolta un doppio significato, indicando sia colui che cura la pubblicazione di un testo, soprattutto se del passato, sia colui che finanzia e si assume la responsabilità di una pubblicazione (il termine "pubblicatore" non si è mai imposto nella lingua italiana, ecco perché i due significati sono racchiusi in un singolo termine). Il termine editoria, invece, alla fine dell'Ottocento, veniva considerato un termine particolare, poiché non veniva utilizzato per indicare l'attività editoriale di produzione dei libri: questo sottolinea il fatto che alcune realtà, ora date per scontate, nascono da trasformazioni che riguardano il sistema complessivo della produzione libraria, partendo dalla figura dell'autore fino alla figura dell'editore.

I poli editoriali dominanti nella seconda metà dell'Ottocento sono due: il primo, individuabile nella città di Firenze; il secondo, individuabile nella città di Milano. Il primo polo editoriale conserva i tratti della tradizione degli stampatori di classici ed è un polo che produce libri di cultura classici ma anche contemporanei: nella città di Firenze, gli stampatori e i nuovi editori continuano a produrre libri avendo come obiettivo la diffusione della cultura presso un pubblico colto (professori, persone appartenenti a ceti alti che possiedono biblioteche private). Un editore fiorentino che risponde a questo profilo è Le Monnier, il quale pubblica, a partire dal 1840, una grande collezione di libri che vogliono rappresentare la biblioteca nazionale in cui compaiono i grandi classici della letteratura italiana in un formato grande ma soprattutto con un'attenzione rivolta a un ceto colto che nel pieno del Risorgimento vuole perseguire una cultura nazionale. L'editore pubblica quei libri che sollecitano anche la lotta risorgimentale e che costituiscono una spinta verso una biblioteca nazionale: ad esempio, Dante veniva letto in chiave risorgimentale; si tratta di un'editoria che suggerisce un'interpretazione. Un altro stampatore fiorentino importante coincide con la casa editrice Sansoni che nel suo orizzonte ha un modello culturale e perciò persegue un catalogo in funzione di quel determinato modello; viene, dunque, costruito un catalogo in funzione di un'idea che per quanto riguarda la produzione libraria fiorentina è un modello culturale sia che esca dal risorgimento sia che nasca dopo. Uno degli intellettuali editori della Sansoni era Carducci, curatore di collane che dava la propria impronta culturale alla casa editrice dirigendo collane di classici. Questi due editori hanno avuto un ruolo rilevante nella cultura Ottocento e sono già nuovi editori in quanto possiedono progetto editoriale ossia quello di diffondere una cultura nazionale.

Tuttavia il progetto editoriale può consistere in altro: ciò accade a Milano, in cui gli editori che hanno nel proprio orizzonte il raggiungimento di nuovi lettori, non lettori colti che cercavano i fiorentini. Si tratta di nuovi lettori di fascia medio-bassa che iniziano a mostrare interesse per la lettura, iniziano a godere di un maggiore interesse economico (nascita di nuove figure professionali).

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher granieroantonio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura e sistema editoriale nell'italia moderna e contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Cadioli Alberto.
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