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Letteratura italiana e sistema editoriale

Isotta Piazza

La mediazione editoriale

Cadioli, Decleva, Spinazzola

La storia dell'editoria tra critica letteraria e storia culturale (Roger Chartier)

Qualunque storia del libro dovrebbe avere come tema centrale quello del processo mediante il quale i lettori, gli spettatori o gli ascoltatori danno un senso ai testi che recepiscono. Nella storia della letteratura, in opposizione alla Nouvelle Critique, si sono distinti approcci che hanno voluto considerare la produzione del significato come una relazione tra ciò che propongono le opere e le categorie estetiche e interpretative del pubblico.

Simili prospettive si oppongono allo strutturalismo, che faceva derivare il significato dei testi solo dal funzionamento automatico e impersonale del linguaggio. Tuttavia, queste prospettive non permettono un panorama completo: il primo limite consiste nel considerare i testi come fini a se stessi, al di fuori della loro materialità. La forma con cui i testi vanno letti partecipa al significato: il testo non è lo stesso se cambiano i dispositivi della sua iscrizione. Acquistano importanza nel campo letterario discipline il cui oggetto è la descrizione delle forme materiali di supporto al testo: la paleografia, la codicologia e la bibliografia.

Queste discipline hanno subito negli ultimi anni una duplice evoluzione: la prima le ha portate da un’analisi degli oggetti a una verifica della funzione degli elementi non verbali; la seconda ha tentato di localizzare le relazioni diverse sul tipo di pubblico. Il secondo limite deriva dall’astrazione e dall’universalizzazione della lettura che gli approcci letterari operano. La lettura è per loro un atto intellettuale, in cui le modalità concrete non sono importanti. Il significato dei testi dipende dalle capacità, dai codici e dalle convenzioni di lettura propri alle diverse comunità che costituiscono il tipo di pubblico.

Il lettore silenzioso non è universale e una delle illusioni è proprio questa universalizzazione. La "sociologia dei testi" di cui parla McKenzie ha come oggetto lo studio delle modalità di produzione, edizione, diffusione e assimilazione dei testi. Questa disciplina deve considerare il mondo del testo come un mondo di oggetti e performance con dispositivi che permettono la produzione del significato. Altro elemento da considerare è la comunità d’interpretazione a cui appartiene.

La sociologia dei testi si basa sulla tradizione bibliografica e pone l’accento sulla materialità dei testi: da un lato vuole identificare gli effetti che le trasformazioni della forma scritta producono; dall’altro deve dimostrare che le modalità di pubblicazione dei testi anteriori al XVIII secolo mettono in discussione la stabilità e la pertinenza delle categorie che vengono associate alla letteratura.

Le opere vengono prodotte nell’ambito di un ordine specifico, il campo letterario, e se ne staccano prendendo vita con i significati che assumono in base al pubblico. Occorre quindi costruire un nuovo spazio intellettuale che obblighi a iscrivere i testi nel sistema di limitazioni che rendono possibile la comprensione e la produzione.

Nei secoli XVI e XVII non è facile ricostruire le diverse decisioni e gli interventi che danno forma ai testi stampati. La punteggiatura, ad esempio, viene considerata come una variazione grafica e ortografica, come abitudine dei tecnici di composizione e non per volontà dell’autore. Secondo la prospettiva della storia della lingua, l’essenziale avviene nel lavoro del letterario, che si occupa dell’interpunzione.

È dunque decisivo il ruolo dei correttori, il cui intervento avviene in diverse fasi del processo di edizione: la correzione avviene con due modalità; la correzione a penna delle copie già stampate o l’aggiunta di un’errata corrige alla fine con cui il lettore si corregge da solo la copia. Nel 1540, Etienne Dolet definisce le nuove convenzioni tipografiche che riguardano l’uso della punteggiatura. Nelle prime edizioni delle opere di Molière, la punteggiatura attesta il rapporto con la dimensione orale.

Il repertorio della letteratura popolare diffusasi tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo in Francia, fa uso di una nuova formula editoriale. I tipografi di Troyes inventano una formula, servendosi di caratteri usati e stampando su carta mediocre: questi libri poco costosi vengono chiamati libri blu, per il fatto che erano ricoperti di...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bischerella di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura Italiana e Sistema editoriale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Parma o del prof Piazza Isotta.
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