Periodo storico: seconda metà del 500
Classificato come tardo Rinascimento, Rinascimento maturo, crisi del Rinascimento, metà della Controriforma, ecc. Manierismo (storico-artistica), Concilio di Trento. Prosegue la cultura del primo Cinquecento, ma prelude già il terreno del Barocco (600), periodo di forte rottura rispetto al secolo precedente.
Manierismo
La definizione più neutra è quella storico-artistica: inizialmente descritto come movimento pittorico, in cui la maniera di dipingere si fa artificiosa. L’artificio verrà poi sviluppato con sfarzo e novità nel Barocco. Questa categoria è stata trasportata in letteratura. L’autore più significativo del Manierismo nella tradizione Italiana è Torquato Tasso, che, anche biograficamente, è collocato nella seconda parte del secolo. Tasso nasce l’anno prima che inizi il Concilio di Trento (1545-1563), evento epocale per le vicende ecclesiastiche, ma che cambia radicalmente anche la cultura e lo status dell’Europa: esso sancisce la divisione definitiva tra Europa del nord Luterana (protestante) e un’Europa del sud (cattolica-romana); non può non avere conseguenze sulla cultura.
Eventi storici rilevanti
- 1527 – Sacco di Roma, 10 anni dopo la riforma, Roma messa a ferro e fuoco, il papa fugge a Castel Santangelo, i lanzichenecchi deturpano la città: capitale della cristianità brutalmente offesa.
- 1536 – Riscoperta ex novo la poetica di Aristotele, pubblicato il testo originale greco, segna le linee della cultura a seguire (1548 – Francesco Robortello).
Teoria letteraria
Tre regole aristoteliche: luogo uguale, tempo 24h, azione unico fatto. Requisiti del genere teatrale della tragedia e poesia narrativa (poema).
- 1559 – Pace di Cateau-Cambresis, trattato che fissa i domini e le aree di influenza delle grandi potenze europee fino alla guerra dei trent’anni 1618-1648 (dominazione spagnola nel milanese/napoletano).
Nuovi generi letterari
Nuovi generi letterari, ibridi, problemi della legittimità (es. tragicommedia). Ariosto, poema cavalleresco (poesia narrativa), caratterizzato da:
- Dispersività narrativa, es. trama, struttura proliferante con continui fatti nuovi, cavaliere disponibile all’avventura.
- Tema amoroso, la bella Angelica.
1516 – 1° Orlando Furioso (stile ferrarese, dialettale). 1521 – 2° Orlando Furioso. 1525 – Pietro Bembo e le prose, sostiene la tesi per cui due sono i modelli della letteratura italiana: poesia, Petrarca; prosa, Boccaccio (Dante non è un autore normativo).
1532 – 3° Orlando Furioso (quella che noi leggiamo), corregge le due versioni precedenti il cui linguaggio è unicamente petrarchesco, toscano letterario lirico. La struttura è proliferante, succedono continuamente fatti nuovi in quanto i cavalieri vanno alla ventura, sono disponibili all’avventura, e questo rende impossibile una linea di fatti rettilinea (incrocio di linee narrative, in particolare amorose, i cavalieri non riescono ad esaudire il loro desiderio amoroso).
Torquato Tasso
Quest’epoca, che Tasso illumina come massimo letterario, è contraddistinta dal poema epico-eroico; l’Orlando Furioso viene rinnegato da Tasso. Poema epico-cavalleresco, teorizzato da Tasso stesso, ‘I discorsi del poema eroico’ o ‘I discorsi dell’arte poetica’ o ancora ‘I discorsi dell’arte poetica e dei poemi eroici’ (riflessione partita dagli anni 60 -giovanili- fino alla fine della sua vita).
Dev’esserci un unico tema che proceda in modo diretto, ossia quello della crociata nella Gerusalemme Liberata, con un unico eroe (Goffredo di Buglione), garante dell’organicità della trama = tutte le vicende si riferiscono a Goffredo come capitano della crociata e hanno come fondamento la liberazione del Santo Sepolcro.
Storicità dei fatti narrati (anni della prima crociata, capitanata militarmente da Goffredo e spiritualmente da Pietro l’eremita) – (1.3, Discorsi dell’arte poetica ed il poema eroico) verità storica e verisimile poetico. La materia o la plasmi (con la fantasia, finzione, se l’argomento viene finto il soggetto del poema non solo è scelto dal poeta, ma è il poeta stesso che inventa) o la ricavi dalla storia (struttura dilemmatica). Tasso rifiuta l’invenzione fantastica di Ariosto per favorire le radici storiche.
Non c’è il rischio che il poema diventi meno bello? Un poeta epico deve cercare il verisimile, ciò che è simile al vero, plausibile (postulato aristotelico). Assodato che il poema epico dev’essere verisimile, non è verisimile che un’opera illustre non ci sia stata tramandata dalla storia; in quanto illustre dev’essere anche storia. (Nell’epoca medievale c’erano tre maniere di scrivere: genere grande – genere medio – genere basso o umile. Il poema eroico appartiene al genere grande, il più illustre).
(1.4 Varietà ed unità) Poema come un microcosmo. La varietà, utilizzata da Ariosto, non deve diventare confusione = vizio come eccesso, postulato aristotelico. La varietà va bene fino a che non diventa eccessiva, in quanto diventa confusione e quindi vizio. Sia l’unità che la moltitudine delle trame sono incapaci di varietà, non riescono a rendere la varietà, ma se non c’è in un poema unitario è incapacità artistica del poeta. E questi poeti, per scusarsi della propria incapacità, dicono che è colpa dell’arte. Tasso invece considera la varietà sia necessaria sia anche possibile da coniugare con l’unità; realizzare la varietà nell’unità (totalmente diverso da Ariosto).
(1.5 Microcosmo) ‘Magisterio’ = creazione di un maestro mondo = magistro di dio. Da una visione cosmica dall’alto (partendo dal cielo) al basso, vediamo il cielo costellato di varietà eppure è sempre un’unità (aria, mare, terra..) = elenca una varietà di cose che formano un’unità. Il mondo è uno solo: nonostante tutte le cose che racchiude (FORMA/STRUTTURA) – un solo nodo che collega le varie parti (CONCORDE, DISCORDE: ESSENZA DEL DISCORSO) concorde/discorse = ossimoro, una concordia -nell’unità- discorde nella varietà. Proprio perché non manca nulla al mondo, non c’è nulla di superfluo. Così come il mondo, anche il poema (come un piccolo mondo) deve avere da una parte eserciti disposti a battaglia, scaramucce, duelli (idea panoramica) dall’altra riunioni di angeli o demoni, ribellioni, discordie, errori (errare, vagabondare), incanti, amori= possono starci tutte queste cose, ma il poema deve essere unitario. Le varie cose devono avere fra loro corrispondenza e dipendenza necessaria, così che ogni parte sia essenziale e non si possa togliere o spostare niente per non far crollare il poema. RAPPORTO DI DIPENDENZA > FONDAMENTO DI COESIONE DEL POEMA.
Concetto centrale di Tasso
Il concetto centrale di Tasso e della critica letteraria del secondo Cinquecento è di realtà storica e verosimile poetico, a seguito della riscoperta di Aristotele, e il concetto di varietà nell’unità. Per quanto riguarda i precedenti della Gerusalemme Liberata (la Gerusalemme Conquistata non riconosciuta dall’autore come opera autorizzata, Tasso pensava di apportare altre modifiche):
- Gierusalemme Liberata, anticipa l’opera maggiore, poema eroico.
- Rinaldo, il miglior guerriero cristiano, evoca il profilo del poema cavalleresco Ariostesco (simil Orlando Furioso). Protagonista della riscossa dei crociati: i crociati vedono svanire la motivazione della loro impresa a causa della carestia e una serie di peripezie, ma vengono risollevati grazie al rientro di Rinaldo, prima prigioniero della maga Armida, che se ne innamora e lo trattiene su una delle sette isole fortunate (Canarie) dove sulla sommità ha costruito un palazzo incantato circondato da un giardino labirintico (simile all’eden), ma Goffredo aveva mandato due paladini a liberarlo su una nave guidata dalla dea della fortuna, dotati di tre strumenti magici (imitazione dantesca delle tre allegorie).
Gierusalemme, I
L’armi pietose io canto e l’alta impresa di Gotifredo e de’ cristiani eroi di cui Gierusalem fu cinta e presa e n’ebbe impero illustre origin poi. Tu, re del Ciel, come al tuo foco accesa la mente fu di quei fedeli tuoi, tal me n’accendi; e se tua santa luce fu lor nell’opre, a me nel dir sia duce. Le armi pietose io canto e le imprese militari degli eroi cristiani di Gotifredo (Goffredo) = nome di origine germanica. L’autore dichiara l’intentio auctoris nella prefazione, cantare le ‘armi pietose’ (ossimoro, contrapposizione di sostantivo e aggettivo semanticamente contrario + metonimia, sostituzione del termine proprio con un termine figurato, armi in questo caso, che ha un rapporto di contiguità, strumento rispetto al fine, contenuto per contenitore etc.) = imprese militari condotte da un uomo ‘pietoso’ (ascendenza virgiliana, pius, come Enea) razionale, pacato, giusto, maturo, riverente a dio, che incarna la pietas (rispetto per la famiglia, la patria e gli dei), e l’alta impresa, la liberazione del santo sepolcro dalla conquista saracena, impresa alta perché esempio di giustizia religiosa agli occhi di Tasso (prima crociata). Non solo l’impresa di Gotifredo, nominato per primo in quanto garante dell’unità dell’azione che Tasso applica al suo poema, IL protagonista che regge le fila come ‘colla’ per tutti i personaggi, come gli eroi cristiani. L’opera è un piccolo microcosmo in cui tutte le parti si tengono unite. Enjambement 1°/2° verso (distico) diventano tutt’uno, funzione di continuità E (di cui) da questo fatto ne derivò un impero in comando saldo (illustre) dei cristiani su Gerusalemme + preghiera (dall’antichità classica tutti i poeti fanno l’apostrofe alla divinità, es. Dante) Tu Dio, così come la mente dei tuoi fedeli crociati fu alimentata dal fuoco divino (grazia), riscalda anche me così che io possa cantare e, se la tua santa grazia fu loro condottiera per loro nelle loro opere, sia guida a me nel dire (v.8 enjambement, luce fu + simmetria parallela ABAB, sigilla l’unione tra il dire e le imprese) = identità dell’opera del poeta e le opere religiose.
Rinaldo, I
Canto i felici affanni e i primi ardori che giovanetto ancor soffrì Rinaldo, e come il trasse in perigliosi errori desir di gloria ed amoroso caldo, allor che, vinti dal gran Carlo, i Mori mostrarono il cor più che le forze saldo; e Troiano, Agolante e ’l fiero Almonte restar pugnando uccisi in Aspramonte. Musa, che ’n rozo stil meco sovente umil cantasti le mie fiamme accese, sì che, stando le selve al suono intente, Eco a ridir l’amato nome apprese: or ch’ad opra maggior movo la mente, ed audace m’accingo ad alte imprese, ver’ me cotanto il tuo favor s’accresca, ch’al raddoppiato peso egual riesca. Poema cavalleresco che ricalca il poema ariostesco. Il padre di Tasso aveva scritto anche lui l’Amadigi’, sul quale si forma il giovane Tasso, cerca di imitarlo nel Rinaldo. Canto i felici affanni (ossimoro, felice perché fertile) e gli ardori giovanili (quadro delle imprese dei cavalieri, il protagonista è un giovanetto, non maturo, che soffre) di Rinaldo e di come fu tratto in pericolosi errori (sbandi morali, sbandamenti, venture), il desiderio di gloria e dell’innamoramento (corporeità) allorché i Saraceni, vinti da Carlo, mostrarono (perfetto) che avevano più coraggio delle armi disponibili. Qui non c’è un nucleo d’azione, il protagonista non è garante, è un personaggio che lui stesso sbanda, Tasso aveva sperimentato tutte e due le linee, finendo per scartare poi quella del Rinaldo. A differenza della Gierusalemme Tasso invoca la musa, NON Dio, divinità pagana. Presenza di accenti, ritmo dei versi, cadenza ritmica, sembra di sentire una cavalcata (musicalità di valore letterario). Sovente, umil cantasti, funzione di continuità. Tu musa, che con me cantasti umilmente i miei ardori, le mie passioni accese, in modo tale che stando silenziose, e con eco stesso appresi il suo nome. Adesso che intraprendo un’impresa più alta così fa che riesca parimente all’onere raddoppiato di cantare cose così importanti. Anche l’evocazione è di ordine cavalleresco, siamo in un altro genere in confronto alla Gierusalemme.
Gerusalemme Liberata, I
Canto l’arme pietose e ’l capitano che ’l gran sepolcro liberò di Cristo. Molto egli oprò co ’l senno e con la mano, molto soffrì nel glorioso acquisto; e in van l’Inferno vi s’oppose, e in vano s’armò d’Asia e di Libia il popol misto. Il Ciel gli die’ favore, e sotto a i santi segni ridusse i suoi compagni erranti. O Musa, tu che di caduchi allori non circondi la fronte in Elicona, ma su nel cielo infra i beati cori hai di stelle immortali aurea corona, tu spira al petto mio celesti ardori, tu rischiara il mio canto, e tu perdona s’intesso fregi al ver, s’adorno in parte d’altri diletti, che de’ tuoi, le carte. Sai che là corre il mondo ove più versi di sue dolcezze il lusinghier Parnaso, e che ’l vero, condito in molli versi, i più schivi allettando ha persuaso. Così a l’egro fanciul porgiamo aspersi di soavi licor gli orli del vaso: succhi amari ingannato intanto ei beve, e da l’inganno suo vita riceve. Riprende il ‘canto’ iniziale del Rinaldo (l’ordine delle parole premette che un elemento abbia un’importanza diversa, canto in prima sede). Canto le armi pietose e il capitano (prima Gotifredo, ora non esistono i compagni) = endiadi, gruppo di due sintagmi sullo stesso livello, che liberò il sepolcro di Cristo. Punto dopo aver enunciato l’oggetto dell’impresa. Esposizione più sintetica e lapidaria, ma il nucleo è sempre quello. Se il mondo è un cosmo, e il poema è un microcosmo, il capitano regge le fila del poema, mentre dio regge il mondo; il capitano viene quindi ad essere una figura vicaria a Dio; sottolineatura del ruolo vicario della divinità sulla terra. Nuovamente garante dell’ordine divino in terra (stessa ideologia che ritroviamo nella monarchia assoluta). Accentuazione della centralità del capitano. Con la sua saggezza di maturità e la forza della sua mano (le armi), molto soffrì (struttura sintattica più lineare, coincide con la misura dei versi, linearità sintattica, si è commisurato alla misura del verso), ma invano l’inferno s’oppose all’azione militare del capitano, invano gli eserciti di più nazioni si unirono (asia=asia minore). Favore = cesura + enjambement santi segni = simbolo crociati Il cielo lo favorì, ricondusse come il pastore sotto il segno delle crociate i suoi soldati erranti, nell’esercizio della missione. Musa (invocazione simile al Rinaldo, ancora non si identifica chi sia questa musa, donna o santa rivestita in veste cristiana es. aurea corona) hai un’aurea corona di stelle immortali (celebra il suo trionfo) nei cieli, tu che sei una musa cristiana, tu ispira al mio animo ardori celesti, non più passioni (corregge le sue stesse parole, intratestualità tra le tre versioni, viene tutto risemantizzato) del giovanetto, e perdonami se prendo il vero e ci cucio intorno dei fregi, abbellimenti (esterni) = abbellire l’involucro del vero, sull’abito della verità; Tasso deve far venire fuori il verisimile poetico. Idea dell’icona, un gioco del Parnaso = tu sai bene che il mondo (il pubblico) corre là dove il Parnaso allettante versa (verbo) in maggior numero le sue dolcezze (il mondo va dietro alla poesia dov’è più dilettevole, giustifica il suo fare). Gradiscono più il verisimile del vero; Tasso ha una preoccupazione di gradevolezza. Sai bene che la verità quando viene condita in versi delicati seduce anche i più sordi alla poesia o al vero stesso. Per piacere al pubblico devo usare versi piacenti. Similitudine = allo stesso modo in cui io faccio i versi piacenti intorno al vero, noi porgiamo al fanciullo malato il bicchiere dove c’è la medicina amara i cui orli sono cosparsi di zucchero. Ingannato beve l’amara medicina, ma da quell’amaro inganno egli riceve la vita.
Riflesso sulla letteratura europea dell’epoca
Le Sette Giornate Del Mondo Creato, 1597, pubblicato 1607. Normalmente se le opere sono prive del frontespizio non sono ritenute valide. Il frontespizio dell’editio princeps (prima edizione) del Mondo Creato, opera di un Tasso prossimo alla morte (1593-1594, Roma) ospito del cardinale Aldobrandini, il quale protesse Tasso (mecenate) nel suo soggiorno. Tasso gli dedicò quest’opera, non fu però stampata se non solo postuma; il cardinale non volle che fosse pubblicata prima. È una delle opere più fortunate di Tasso: parla delle sette giornate in cui Dio creò il mondo, le sette giornate della creazione. Esisteva un genere esameronico, o degli esameroni, ovvero le opere dei sei giorni (escludendo il settimo giorno di riposo), il più famoso a scrivere fu Sant’Ambrogio di Milano. Tasso ricavò quest’opera dalla genesi e da un’opera precedente francese di un letterato importante della cosiddetta Pléiade, Guillaume du Bartas: l’opera, La Semaine ou Création du Monde, 1578, era un esamerone, composta da versi endecasillabi francesi. Tasso basa la sua op...
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