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Letteratura e cultura italiana

Appunti di letteratura e cultura italiana basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Viola dell’università degli Studi di Verona - Univr, Facoltà di Lingue e letterature straniere, Corso di laurea in lingue e culture per il turismo e il commercio internazionale. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Letteratura e cultura italiana docente Prof. C. Viola

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Periodo storico: seconda metà del 500, classificato come tardo rinascimento, rinascimento maturo,

crisi del rinascimento, metà della controriforma etc. manierismo (storico-artistica), concilio di Trento

Prosegue la cultura del primo cinquecento, ma prelude già il terreno del barocco (600), periodo di

forte rottura rispetto al secolo precedente.

La definizione più neutra è quella storico-artistica: inizialmente descritto come movimento pittorico,

in cui la maniera di dipingere si fa artificiosa. L’artificio verrà poi sviluppato con sfarzo e novità nel

barocco. Questa categoria è stata trasportata in letteratura. L’autore più significativo del

manierismo nella tradizione Italiana è Torquato Tasso che, anche biograficamente, è collocato

nella seconda parte del secolo. Tasso nasce l’anno prima che inizi il Concilio di Trento (1545-

1563), evento epocale per le vicende ecclesiastiche, ma che cambia radicalmente anche la cultura

e lo status dell’Europa: esso sancisce la divisione definitiva tra Europa del nord Luterana

(protestante) e un’Europa del sud (cattolica-romana); non può non avere conseguenze sulla

cultura.

1527 – Sacco di Roma, 10 anni dopo la riforma, Roma messa a ferro e fuoco, il papa fugge a

Castel Santangelo, i lanzichenecchi deturpano la città = capitale della cristianità brutalmente offesa

1536 – Riscoperta ex novo la poetica di Aristotele, pubblicato il testo originale greco, segna le

linee della cultura a seguire (1548 – Francesco Robortello)

Teoria letteraria

- tre regole aristoteliche (luogo uguale, tempo 24h, azione unico fatto) requisiti del genere

teatrale della tragedia

- poesia narrativa (poema)

1559 – Pace di Cateau-Cambresis, trattato che fissa i domini e le aree di influenza delle grandi

potenze europee fino alla guerra dei trent’anni 1618-1648 (dominazione spagnola nel

milanese/napoletano)

Prima

- Nuovi generi letterari, ibridi, problemi della legittimità (es. tragicommedia)

- Ariosto, poema cavalleresco (poesia narrativa), caratterizzato da a) dispersività narrativa

ex. Trama, struttura proliferante con continui fatti nuovi, CAVALIERE DISPONIBILE

ALL’AVVENTURA b) tema amoroso, la bella Angelica

1516 – 1° Orlando Furioso (stile ferrarese, dialettale)

1521 – 2° Orlando Furioso

1525 – Pietro Bembo e le prose, sostiene la tesi per cui due sono i modelli della

letteratura italiana a) poesia, Petrarca b) prosa, Boccaccio (Dante non è un autore

normativo)

1532 – 3° Orlando Furioso (quella che noi leggiamo), corregge le due versioni precedenti

il cui linguaggio è unicamente petrarchesco, toscano letterario lirico. La struttura è

proliferante, succedono continuamente fatti nuovi in quanto i cavalieri vanno alla venture,

sono disponibili all’avventura, e questo rende impossibile una linea di fatti rettilinea

(incrocio di linee narrative, in particolare amorose, i cavalieri non riescono ad esaudire il

loro desiderio amoroso). Torquato Tasso (1544 – 1595)

Quest’epoca, che Tasso illumina come massimo letterario, è contraddistinta dal poema epico-

eroico; l’Orlando Furioso viene rinnegato da Tasso.

- Poema epico-cavalleresco, teorizzato da Tasso stesso, ‘I Discorsi del poema eroico’ o ‘I

Discorsi dell’arte poetica’ o ancora ‘I discorsi dell’arte poetica e dei poemi eroici’ (riflessione

partita dagli anni 60 -giovanili- fino alla fine della sua vita)

- Dev’esserci un unico tema che proceda in modo diretto, ossia quello della crociata nella

Gerusalemme Liberata, con un unico eroe (Goffredo di Buglione), garante dell’organicità

della trama = tutte le vicende si riferiscono a Goffredo come capitano della crociata e

hanno come fondamento la liberazione del santo sepolcro

- Storicità dei fatti narrati (anni della prima crociata, capitanata militarmente da Goffredo e

spiritualmente da Pietro l’eremita)

- (1.3, Discorsi dell’arte poetica ed il poema eroico) verità storica e verisimile poetico

La materia o la plasmi (con la fantasia, finzione, se l’argomento viene finto il soggetto del

poema non solo è scelto dal poeta, ma è il poeta stesso che inventa) o la ricavi dalla storia

(struttura dilemmatica). Tasso rifiuta l’invenzione fantastica di Ariosto per favorire le radici

storiche. Non c’è il rischio che il poema diventi meno bello? Un poeta epico deve cercare il

verisimile, ciò che è simile al vero, plausibile (postulato aristotelico). Assodato che il

poema epico dev’essere verisimile, non è verisimile che un’opera illustre non ci sia stata

tramandata dalla storia; in quanto illustre dev’essere anche storia. (Nell’epoca medievale

c’erano tre maniere di scrivere: genere grande – genere medio – genere basso o umile. Il

poema eroico appartiene al genere grande, il più illustre).

- (1.4 Varietà ed unità) Poema come un microcosmo. La varietà, utilizzata da Ariosto, non

deve diventare confusione = vizio come eccesso, postulato aristotelico. La varietà va bene

fino a che non diventa eccessiva, in quanto diventa confusione e quindi vizio. Sia l’unità

che la moltitudine delle trame sono incapaci di varietà, non riescono a rendere la varietà,

ma se non c’è in un poema unitario è incapacità artistica del poeta. E questi poeti, per

scusarsi della propria incapacità, dicono che è colpa dell’arte. Tasso invece considera la

varietà sia necessaria sia anche possibile da coniugare con l’unità; realizzare la varietà

nell’unità (totalmente diverso da Ariosto).

- (1.5 Microcosmo) ‘magisterio’ = creazione di un maestro

mondo = magistro di dio

Da una visione cosmica dall’alto (partendo dal cielo) al basso, vediamo il cielo costellato di

varietà eppure è sempre un’unità (aria, mare, terra..) = elenca una varietà di cose che

formano un’unità. Il mondo è uno solo: nonostante tutte le cose che racchiude

(FORMA/STRUTTURA)

- un solo nodo che collega le varie parti (CONCORDE, DISCORDE: ESSENZA DEL

DISCORSO)

concorde/discorse = ossimoro, una concordia -nell’unità- discorde nella varietà

Proprio perché non manca nulla al mondo, non c’è nulla di superfluo.

Così come il mondo, anche il poema (come un piccolo mondo) deve avere da una parte

eserciti disposti a battaglia, scaramucce, duelli (idea panoramica) […] dall’altra riunioni di

angeli o demoni, ribellioni, discordie, errori (errare, vagabondare), incanti, amori

= possono starci tutte queste cose, ma il poema deve essere unitario. Le varie cose

devono avere fra loro corrispondenza e dipendenza necessaria, così che ogni parte sia

essenziale e non si possa togliere o spostare niente per non far crollare il poema.

RAPPORTO DI DIPENDENZA > FONDAMENTO DI COESIONE DEL POEMA

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Concetto centrale di Tasso e della critica letteraria del secondo cinquecento di realtà storica e

verosimile poetico, a seguito della riscoperta di Aristotele, e il concetto di varietà nell’unità. Per

quanto riguarda i precedenti della Gerusalemme Liberata (la Gerusalemme Conquistata non

riconosciuta dall’autore come opera autorizzata, Tasso pensava di apportare altre modifiche):

1) Gierusalemme Liberata, anticipa l’opera maggiore, poema eroico

2) Rinaldo, il miglior guerriero cristiano, evoca il profilo del poema cavalleresco Ariostesco

(simil Orlando Furioso). Protagonista della riscossa dei crociati: i crociati vedono svanire la

motivazione della loro impresa a causa della carestia e una serie di peripezie, ma vengono

risollevati grazie al rientro di Rinaldo, prima prigioniero della maga Armida, che se ne

innamora e lo trattiene su una delle sette isole fortunate (Canarie) dove sulla sommità ha

costruito un palazzo incantato circondato da un giardino labirintico (simile all’eden), ma

Goffredo aveva mandato due paladini a liberarlo su una nave guidata dalla dea della

fortuna, dotati di tre strumenti magici (imitazione dantesca delle tre allegorie).

Gierusalemme, I

L’armi pietose io canto e l’alta impresa

di Gotifredo e de’ cristiani eroi

di cui Gierusalem fu cinta e presa

e n’ebbe impero illustre origin poi.

Tu, re del Ciel, come al tuo foco accesa

la mente fu di quei fedeli tuoi,

tal me n’accendi; e se tua santa luce

fu lor nell’opre, a me nel dir sia duce.

Le armi pietose io canto e le imprese militari degli eroi cristiani di Gotifredo (Goffredo) = nome di

origine germanica

L’autore dichiara l’intentio auctoris nella prefazione, cantare le ‘armi pietose’ (ossimoro,

contrapposizione di sostantivo e aggettivo semanticamente contrario + metonimia, sostituzione del

termine proprio con un termine figurato, armi in questo caso, che ha un rapporto di contiguità,

strumento rispetto al fine, contenuto per contenitore etc.) = imprese militari condotte da un uomo

‘pietoso’ (ascendenza virgiliana, pius, come Enea) razionale, pacato, giusto, maturo, riverente a

dio, che incarna la pietas (rispetto per la famiglia, la patria e gli dei), e l’alta impresa, la liberazione

del santo sepolcro dalla conquista saracena, impresa alta perché esempio di giustizia religiosa agli

occhi di Tasso (prima crociata).

Non solo l’impresa di Gotifredo, nominato per primo in quanto garante dell’unità dell’azione che

Tasso applica al suo poema, IL protagonista che regge le fila come ‘colla’ per tutti i personaggi,

come gli eroi cristiani. L’opera è un piccolo microcosmo in cui tutte le parti si tengono unite.

Enjambement 1°/2° verso (distico) diventano tutt’uno, funzione di continuità

E (di cui) da questo fatto ne derivò un impero in comando saldo (illustre) dei cristiani su

Gerusalemme

+ preghiera (dall’antichità classica tutti i poeti fanno l’apostrofe alla divinità, es. Dante)

Tu Dio, così come la mente dei tuoi fedeli crociati fu alimentata dal fuoco divino (grazia), riscalda

anche me così che io possa cantare e, se la tua santa grazia fu loro condottiera per loro nelle loro

opere, sia guida a me nel dire (v.8 enjambement, luce fu + simmetria parallela ABAB, sigilla

l’unione tra il dire e le imprese)

= identità dell’opera del poeta e le opere religiose

Rinaldo, I

Canto i felici affanni e i primi ardori

che giovanetto ancor soffrì Rinaldo,

e come il trasse in perigliosi errori

desir di gloria ed amoroso caldo,

allor che, vinti dal gran Carlo, i Mori

mostraro il cor più che le forze saldo;

e Troiano, Agolante e ’l fiero Almonte

restar pugnando uccisi in Aspramonte.

Musa, che ’n rozo stil meco sovente

umil cantasti le mie fiamme accese,

sì che, stando le selve al suono intente,

Eco a ridir l’amato nome apprese:

or ch’ad opra maggior movo la mente,

ed audace m’accingo ad alte imprese,

ver’ me cotanto il tuo favor s’accresca,

ch’al raddoppiato peso egual riesca.

Poema cavalleresco che ricalca il poema ariostesco. Il padre di Tasso aveva scritto anche lui

l’Amadigi’, sul quale si forma il giovane Tasso, cerca di imitarlo nel Rinaldo.

Canto i felici affanni (ossimoro, felice perché fertile) e gli ardori giovanili (quadro delle imprese dei

cavalieri, il protagonista è un giovanetto, non maturo, che soffre) di Rinaldo e di come fu tratto in

pericolosi errori (sbandi morali, sbandamenti, venture), il desiderio di gloria e dell’innamoramento

(corporeità) allorché i Saraceni, vinti da Carlo, mostrarono (perfetto) che avevano più coraggio

delle armi disponibili.

Qui non c’è un nucleo d’azione, il protagonista non è garante, è un personaggio che lui stesso

sbanda, Tasso aveva sperimentato tutte e due le linee, finendo per scartare poi quella del Rinaldo.

A differenza della Gierusalemme Tasso invoca la musa, NON Dio, divinità pagana.

Presenza di accenti, ritmo dei versi, cadenza ritmica, sembra di sentire una cavalcata (musicalità

di valore letterario).

Sovente, umil cantasti, funzione di continuità. Tu musa, che con me cantasti umilmente i miei

ardori, le mie passioni accese, in modo tale che stando silenziose, e con eco stesso appresi il suo

nome. Adesso che intraprendo un’impresa più alta così fa che riesca parimente all’onere

raddoppiato di cantare cose così importanti. Anche l’evocazione è di ordine cavalleresco, siamo in

un altro genere in confronto alla Gierusalemme.

Gerusalemme Liberata, I

Canto l’arme pietose e ’l capitano

che ’l gran sepolcro liberò di Cristo.

Molto egli oprò co ’l senno e con la mano,

molto soffrì nel glorioso acquisto;

e in van l’Inferno vi s’oppose, e in vano

s’armò d’Asia e di Libia il popol misto.

Il Ciel gli diè favore, e sotto a i santi

segni ridusse i suoi compagni erranti.

O Musa, tu che di caduchi allori

non circondi la fronte in Elicona,

ma su nel cielo infra i beati cori

hai di stelle immortali aurea corona,

tu spira al petto mio celesti ardori,

tu rischiara il mio canto, e tu perdona

s’intesso fregi al ver, s’adorno in parte

d’altri diletti, che de’ tuoi, le carte.

Sai che là corre il mondo ove più versi

di sue dolcezze il lusinghier Parnaso,

e che ’l vero, condito in molli versi,

i più schivi allettando ha persuaso.

Così a l’egro fanciul porgiamo aspersi

di soavi licor gli orli del vaso:

succhi amari ingannato intanto ei beve,

e da l’inganno suo vita riceve.

Riprende il ‘canto’ iniziale del Rinaldo (l’ordine delle parole premette che un elemento abbia

un’importanza diversa, canto in prima sede). Canto le armi pietose e il capitano (prima Gotifredo,

ora non esistono i compagni) = endiadi, gruppo di due sintagmi sullo stesso livello, che liberò il

sepolcro di cristo. Punto dopo aver enunciato l’oggetto dell’impresa. Esposizione più sintetica e

lapidaria, ma il nucleo è sempre quello. Se il mondo è un cosmo, e il poema è un microcosmo, il

capitano regge le fila del poema, mentre dio regge il mondo; il capitano viene quindi ad essere una

figura vicaria a Dio; sottolineatura del ruolo vicario della divinità sulla terra. Nuovamente garante

dell’ordine divino in terra (stessa ideologia che ritroviamo nella monarchia assoluta).

Accentuazione della centralità del capitano. Con la sua saggezza di maturità e la forza della sua

mano (le armi), molto soffrì (struttura sintattica più lineare, coincide con la misura dei versi,

linearità sintattica, si è commisurato alla misura del verso), ma invano l’inferno s’oppose all’azione

militare del capitano, invano gli eserciti di più nazioni si unirono (asia=asia minore).

Favore = cesura + enjambement

santi segni = simbolo crociati

Il cielo lo favorì, ricondusse come il pastore sotto il segno delle crociate i suoi soldati erranti,

nell’esercizio della missione. Musa (invocazione simile al Rinaldo, ancora non si identifica chi sia

questa musa, donna o santa rivestita in veste cristiana es. aurea corona) hai un’aurea corona di

stelle immortali (celebra il suo trionfo) nei cieli, tu che sei una musa cristiana, tu ispira al mio animo

ardori celesti, non più passioni (corregge le sue stesse parole, intratestualità tra le tre versioni,

viene tutto risemantizzato) del giovanetto, e perdonami se prendo il vero e ci cucio intorno dei

fregi, abbellimenti (esterni) = abbellire l’involucro del vero, sull’abito della verità; Tasso deve far

venire fuori il verisimile poetico. Idea dell’icona, un gioco del Parnaso = tu sai bene che il mondo

(il pubblico) corre là dove il Parnaso allettante versa (verbo) in maggior numero le sue dolcezze (il

mondo va dietro alla poesia dov’è più dilettevole, giustifica il suo fare). Gradiscono più il verisimile

del vero; Tasso ha una preoccupazione di gradevolezza. Sai bene che la verità quando viene

condita in versi delicati seduce anche i più sordi alla poesia o al vero stesso. Per piacere al

pubblico devo usare versi piacenti. Similitudine = allo stesso modo in cui io faccio i versi piacenti

intorno al vero, noi porgiamo al fanciullo malato il bicchiere dove c’è la medicina amara i cui orli

sono cosparsi di zucchero. Ingannato beve l’amara medicina, ma da quell’amaro inganno egli

riceve la vita.

XII Canto (svolta cristiana, finisce la carestia, combattimento Tancredi/Clorinda, centro della

polemica italo-francese) – XVI Canto

Riflesso sulla letteratura europea dell’epoca, Le Sette Giornate Del Mondo Creato, 1597,

pubblicato 1607

(Normalmente se le opere sono prive del frontespizio non sono ritenute valide)

Il frontespizio dell’editio princeps (prima edizione) del Mondo Creato, opera di un Tasso prossimo

alla morte (1593-1594, Roma) ospito del cardinale Aldobrandini, il quale protesse Tasso

(mecenate) nel suo soggiorno. Tasso gli dedicò quest’opera, non fu però stampata se non solo

postuma; il cardinale non volle che fosse pubblicata prima. È una delle opere più fortunate di

Tasso: parla delle sette giornate in cui Dio creò il mondo, le sette giornate della creazione. Esisteva

un genere esameronico, o degli esameroni, ovvero le opere dei sei giorni (escludendo il settimo

giorno di riposo), il più famoso a scrivere fu Sant’Ambrogio di Milano. Tasso ricavò quest’opera

dalla genesi e da un’opera precedente francese di un letterato importante della cosiddetta Pléiade,

Guillaume du Bartas: l’opera, La Semaine ou Création du Monde, 1578, era un esamerone,

composta da versi endecasillabi francesi. Tasso basa la sua opera su una traduzione.

15/11

Gerusalemme Liberata

Il poema si diffuse ampiamente in Francia. In questo periodo la Francia inizia ad avere

consapevolezza di sé in maniera egemonica, sarà particolarmente il Re Sole ad attuare una

politica di espansione cultura oltre che militare in Europa, con un’opera capillare di propaganda

presso gli intellettuali, addirittura pagando intellettuali esteri perché pubblicassero elogi di sé

stesso. In Italia abbiamo casi di questo genere con autori del 600/700 che iniziano ad elogiare

Luigi XIV. Serviva anche politicamente una campagna di propaganda della letteratura francese.

Struttura: 8 versi endecasillabi

Schema delle rime: ABABAB CCDD

In fondo all’ottava spesso troviamo la sentenza, o la chiusa, che rende il pensiero complessivo.

Espediente di poesia narrativa, già presente in Ariosto, ma il primo fu Boccaccio nei suoi poemi

giovanili; in seguito nell’Adone e così via fino al primo Ottocento.

CAP. XII

I saraceni stanno facendo una sortita notturna: Clorinda e Argante, i migliori combattenti pagani,

vanno ad incendiare la torre d’assedio dei cristiani, con la quale i cristiani volevano espugnare

Gerusalemme. L’esercito cristiano vede questi due eroi, non sapendo che Clorinda è una donna, in

quanto l’elmo le copre la capigliatura bionda. Tra gli spettatori della parte avversa abbiamo

Tancredi, che vede questi due cavalieri saraceni e cerca di rincorrere Clorinda, che si rivela essere

la sua amata, che poi ucciderà.

v. 51

Clorinda se ne va, favorita dall’oscurità, solo Tancredi la riconosce e sopraggiunge quando lei ha

appena ucciso un suo compagno; la rincorre. (Azioni che si susseguono in velocità).

Tancredi è al centro di una rete di desiderio: si innamora e corre dietro a Clorinda, la quale è una

vergine guerriera totalmente disinteressata. (rif. Artemide) Un’altra donna, Erminia, insegue

Tancredi, ma lui la ignora. Lei è l’opposto di Clorinda, la femmina (donna ‘donna’, stereotipo

femminile) che vive per l’amore. E’ presa dal desiderio di Tancredi, originariamente cristiana,

attualmente saracena. Tancredi desidera una donna mascolina, un’amazzone, ma incarna

anch’esso una caratteristica femminile (profondità psicanalitiche di tasso, rapporti freudiani) in

quanto corre dietro anche lui a sua volta a qualcuno. Come Erminia, donna ‘donna’, insegue un

uomo (contro le convenzioni), Tancredi viene inseguito (carattere femminile), ma insegue una

donna (mascolino), la quale è mascolina. Tancredi è uomo, cavaliere, ma partecipa ad entrambe le

nature = inseguito da una donna ed insegue donna mascolinizzata = ricircolo. Erminia, per farsi

inseguire da Tancredi, deve diventare Clorinda e le ruba l’armatura, le indossa e viene scambiata

per l’amazzone. Quando la trova però, la uccide. L’oggetto del desiderio coincide con la morte. Nel

contatto con l’oggetto del desiderio, la uccide, rendendo così il desiderio ‘castrato’ (meccanismo

narrativo).

Vuole vedere quanto sia brava nelle armi, la considera un uomo degno di confronto, la insegue.

Tenzone del duello. Tancredi non vuole duellare a cavallo, dato che Clorinda è a piedi, allora

scende per essere alla pari (codice cavalleresco). E si ritrovano (metafora dei tori focosi) uno di

fronte all’altro: non sono altro che due innamorati, e Tancredi ignora che sia donna. Ambiguità del

rapporto tra i sessi.

Tasso autore commenta, dicendo che questa sarebbe degna di un palcoscenico. Riflette sulla

propria opera e ne enuncia la scenicità (prospettiva drammaturgica della presentazione dei

personaggi).

v. 54

Invocazione alla notte (prima di una narrazione importante come nei poemi greci) in quanto la

scena è notturna, Notte come personificazione di una divinità. Che io tragga questo fatto così

grande che tu hai chiuso dentro di te (idea di maternità, seno profondo) e lo spieghi/affidi ai posteri,

alle generazioni future.

Prosegua la loro fama, permanga nel tempo.

La notte è il mezzo dell’incapacità di Tancredi di riconoscere l’amata, oltre alla presenza dell’elmo.

Senti le spade che sbattono, nonostante la forza i piedi rimangono saldi. Sta avvenendo un

contatto nell’unico modo possibile, lo scontro, una sorta di lontananza radicale. Nella lontananza

avviene lo scontro. Lo sdegno, la vergogna, incitano alla vendetta, e la vendetta rinnova la

vergogna. C’è sempre un nuovo motivo per rinnovare il combattimento. Non serve più nemmeno la

spada, combattono addirittura con i pomi delle else. Usano anche i mezzi meno corretti (fellonia) =

testate con gli elmi etc.

Contatto totale con tutte le parti, non solo le spade, come dovrebbe essere. Questo duello può

essere visto come una sostituzione sostitutiva dell’atto sessuale, è chiaro, sono due figure sempre

lontane che vengono ad avvicinarsi e toccarsi nel momento in cui si uccidono. Questo scontro,

metafora dell’atto sessuale, è la negazione dell’atto sessuale stesso, con l’affermazione che

l’atto sessuale porta alla morte stessa di uno dei due duellanti. L’atto sessuale non può avere

luogo.

v. 57-58

Tre volte il cavaliere stringe la donna (che non sa essere donna) e altrettante volte lei scioglie i

nodi delle braccia: non è un abbraccio da amante, ma da avversario. Il ferro si tinge di rosso delle

ferite (conficcata nella piaga, sessualità coperta). Alla fine si ritirano stanchi, col fiatone. Si

guardano reciprocamente, si appoggia sanguinante alla spada. Sta salendo l’alba da oriente.

Tancredi vede che Clorinda sanguina, mentre lui non è così ferito. Ne gode. Ogni vento di buona

fortuna tira su Tancredi. Tasso parla a Tancredi, chiedendogli di cosa si vanta, misero, perché per il

sangue che ha versato i suoi occhi dovranno versare molte lacrime = atto sessuale visto come

colpa. Tancredi, uccidendo la propria amata, ha compiuto vicariamente l’atto, ne gode, e sarà una

colpa da espiare. Piangerà la morte di Clorinda.

Per un po’ si fermano. Tancredi chiede a Clorinda di rivelare il suo nome (agnizione,

riconoscimento). Il duello aveva sempre persone che assistevano e potevano magnificare gli atti

valorosi dei combattenti, ma loro due sono soli; l’atto sessuale non si consuma in pubblico. I due

sono isolati dal mondo intero.

Ma poiché la cattiva sorta sia il testimone, la prova dell’opera militare, ti prego (prego ad inizio

verso, non era ammessa la forma, legge Tobler-Mussafia) di dirmi chi sei, perché io sappia chi

onori la mia morte o la mia vittoria (parallelismo vinto/vincitore). Il tuo dire e il tuo tacere (le tue

parole) mi incitano ad un secondo assalto. Se la vita spira, è lo sdegno che me la tiene in corpo.

Punto culmine = similitudine

Benché il vento sia cessato nonostante prima avesse rivoltato le acque, il mare egeo ancora

trattiene il suono e movimento delle onde ancora scosse (mantiene stato di sconvolgimento),

sebbene manchi il vigore di prima.

Spinge la spada di punta (aggettivazione sensuale, sangue ardo), più penetra la spada nel corpo

più la veste (sotto la corazza) stringeva il suo aspetto più femminile. Clorinda muore giacente;

questa morte è metafora dell’orgasmo. La trafitta vergine (termine voluto) disse le ultime parole.

Uno spirito (santo) nuovo entra nell’animo di Clorinda (si converte in punto di morte) a seguito delle

ferite di un guerriero cristiano. Ripresa della fede cristiana dopo lo scisma protestante.

Vergine > Ancella, qualifica che Maria dà di sé

Se ribelle era stata in vita (pagana), in morte dio la vuole sua ancella, così come aveva prescelto

Maria

Il fatto si carica di significati pregnanti dal punto di vista religioso.

L’atto sessuale ha portato alla morte, al martirio, in vita che l’ha fatta assolvere in cielo nella figura

di Maria. Il termine è stato scelto appositamente per indicare la natura divina.

In Maria nasceva una nuova vita, il Cristo, per mezzo dello Spirito Santo invece è già avvenuto un

atto sessuale per Clorinda, sebbene mancato. È una Maria VERGINE fino ad un certo punto, una

copia imperfetta.

Atto del perdono cristiano = amico io ti perdono

Clorinda figura cristica, religiosa, la sua anima permane viva, chiede che il suo avversario le doni il

battesimo per espiare la sua colpa. Il sangue che ha determinato il martirio viene lavato via dal

battesimo che riceve. A portare il battesimo è lo stesso Tancredi che ha causato lo sgorgare del

sangue di Clorinda.

Evoluzione di Tancredi.

Seno del monte = immagine materna

Il grande e pio Tancredi dà il battesimo a Clorinda mentre sta morendo e le sfila l’elmo, la mano gli

trema. La vede, la riconosce (serie di versi incalzanti) e resto senza voce, immobile.

Invece di parole gli dà pegno di pace. Gli dà la mano, atto del matrimonio insieme al battesimo.

Passa in questo modo da vergine ad ancella.

Dormitio virginis, dormizione, stato di sonno, prima di essere assunta al cielo.

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(file pag. 39-59) Polemica italo-francese Bouhours-Orsi

Dominique pubblica una serie di opere che si scagliano contro il canone (autori più rappresentativi

di quella det. Storia letteraria, es. Dante/Zanzotto per la poesia, Gadda per la prosa) letterario

italiano.

Negli anni 600 la tradizione francese si fa aggressiva nei confronti delle altre tradizioni letterarie

europee e giudica la canonicità degli autori italiani, e Dominique Bouhours pubblica a Parigi

alcuni dialoghi di contenuto linguistico, I dialoghi di Ariste e di Eugenio, nei quali i personaggi

discutono dei pregi/difetti delle lingue europee ‘I cinesi cantano, i tedeschi ruggiscono/ragliano, gli

spagnoli declamano, gli italiani sospirano, gli inglesi soffiano/fischiano, non ci sono se non i

francesi che parlano’. Con sospirare si riferiva certamente alla letteratura italiana di inizio seicento,

ovvero la punta di diamante del movimento barocco, l’esponente più importante è senza dubbio

Gian Battista Marino, da cui viene il termine di ‘marinismo’, corrente letteraria caratterizzata da

metaforismo accentuato, uso di alcune figure retoriche insistito (es. antitesi), raffinati giochi

di artificio stilistico e retorico che contraddistinguono la poesia barocca, elaborazione stilistica

sganciata da una reale significazione (niente di concretamente esperibile, partono per

un’esplorazione del linguaggio). Noto per ‘ L’Adone’ 1623. Caccia dei difetti da parte dei francesi.

L’insistenza retorica era il tratto che dava più fastidio ai francesi, motivo che infiammò la polemica.

Gli italiani sospirano è una qualifica letteraria, in riferimento al marinismo, in quanto intrinseca di

molte parole e poche ‘cose’, apparentemente. Mentre da noi si sviluppava il secentismo (o

marinismo, in Spagna una letteratura analoga parallela, gongorismo), in Francia invece ha luogo

un rinnovato classicismo; uno dei più importanti teorici fu Boileau Nicolas. Fa parte di questa

corrente anche Bouhours, che comincia ad attaccare le altre tradizioni letterarie e per ognuna dice

qualcosa che non va, gli unici a parlare veramente sono i francesi. La critica italiana era di vanità,

inconcludenza, ma in realtà non era affatto così. L’uso stesso insistito della metafora non è un

puro tratto di gusto superficiale, di moda letteraria, ma era veramente anche dai teorici della

letteratura interpretato come modo di leggere la realtà. La metafora avvicina ciò che è lontano,

creando un rapporto di analogia. Il termine proprio viene rimosso e al suo posto ne viene inserito

un altro che ha rapporti di analogia lontani; non hanno nulla in comune se non un unico fattore.

Questo modo di pensare la realtà ha molti punti di contatto con il fenomeno più rilevante del

seicento: la nuova scienza. (Galileo scrive i massimi sistemi)

La contemporaneità è confermata dal 1623, data di pubblicazione dell’Adone. (Nello stesso anno

viene pubblicato Il Saggiatore, di Galileo, opera in polemica con un gesuita, il quale aveva scritto

La Libra. Nel rispondere e contestare quel gesuita utilizza un’arguta metafora, già nel titolo, in

quanto un saggiatore è un bilancino di alta precisione utilizzato dagli orafi. Titolo più raffinato

della grossolana libra.)

L’Adone viene pubblicato a Parigi con una prefazione di Jean Chapelain, il critico più autorevole

della letteratura francese del 1623. La corte francese all’epoca era sostanzialmente di gusto

italiano, ma con la salita dei De Medici improvvisamente perde peso, viene sfaldata, e prendono

maggior spazio i cultori della letteratura autoctona francese. Si erano consolidate le fame degli

autori del grande secolo, come l’eterna triade teatrale per la tragedia Corneille/Racine/Molier.

Quando i francesi si rendono conto di avere degli autori da opporre agli italiani, grazie al nascente

classicismo che non vedeva di buon occhio il marinismo, all’inizio del 70 iniziano a produrre opere

francesi che contestano la letteratura italiana, ma anche le letterature europee. Sostengono il

primato della loro letteratura sulle altre letterature.

+

Polemica antichi/moderni: polemica epocale, fase di maggior irruenza nel 600/700, fazioni

favorevoli ad antichi e/o moderni. Meglio i filosofi antichi o i filosofi moderni? Alla letteratura

francese, che si stava rendendo autonoma e cercava di estromettere l’influenza delle altre

letterature, manca però un autore per la poesia narrativa, poema eroico/epico, non hanno nulla da

opporre alla tradizione italiana, per questo si imputano contro Tasso, l’autore italiano più recente di

maggiore impatto anche in Francia; vedi le traduzioni della Gerusalemme Liberata del primo 700,

talmente tante sono che è difficile enumerarle. Scuola di critici, l’école del 1660, perché in

quell’epoca iniziano a scrivere i maggiori critici come Boileau, Rapin (pubblica la traduzione

francese della nuova poetica di Aristotele, più propriamente alcune riflessioni, nel 1674 – presenza

di polemiche contro la letteratura italiana), Bohours etc

Nicholas Boileau era senza dubbio il critico di maggior visibilità ed efficacia. Nel 1674 escono le

sue ‘Opere Diverse’ a Parigi, e al suo interno troviamo due opere che intervengono politicamente

contro l’Italia: Art poétique + Satires

Bouhours, 1687 – ‘La maniera di ben pensare nelle opere dello spirito’ (La Manière de bien

penser sur les ouvrages d'esprit), mettere per iscritto dei buoni pensieri letterari nelle opere

letterarie, come concepire bene i pensieri quando si scrive poesia o letteratura (utilità delle figure

retoriche).

(La retorica aveva 5 aspetti di cui tenere presente:

- Inventio, la fantasia che trova dei pensieri che possono essere efficaci, ritrovare gli

argomenti

- Dispositio, argomenti da dire, scaletta, come le dispongo

- Elocutio, il modo di dire tali cose, lo stile più efficace per dire, funzionale alla situazione

- Memoria

- Actio, legato alla gestualità

Gli ultimi due punti sono più relativi all’oralità, ai discorsi pubblici.)

Il titolo dell’opera richiama l’inventio, ovvero trovare gli argomenti giusti, concepire buoni pensieri

che siano letterariamente efficaci. Subito fa fermento nel mondo letterario italiano in quanto


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture per il turismo e il commercio internazionale
SSD:
Università: Verona - Univr
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jjong52920 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura e cultura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Verona - Univr o del prof Viola Corrado.

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