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El burlador de Sevilla

El burlador de Sevilla – Tirso de la Molina, 1632. È il periodo di los siglos de oro, dal 1550 al 1650, il secolo di massimo splendore per la cultura spagnola. Nel XV secolo, la Spagna era una confederazione di regni, di cui i più importanti erano Castilla y Aragón, uniti tramite il matrimonio di Isabel de Castilla e Fernando de Aragón. Questi due regni costituiscono una vera potenza nella penisola iberica.

Eventi storici significativi

Tre eventi segnano la storia spagnola:

  • Espulsione dei mori (arabi) e degli ebrei: Mori ed ebrei segnavano quella che è stata chiamata la 'Spagna delle tre culture', religione cristiana, ebraica e musulmana. Le tre religioni convivevano in modo abbastanza pacifico nella penisola iberica. Nel 1492, con l’espulsione dei due gruppi non cristiani, la lunghissima convivenza, durata da otto secoli, si interrompe. Gli arabi arrivano in Spagna nel 711.
  • Pubblicazione della prima grammatica di una lingua moderna: Gramática Castellana di Antonio de Nebrija. È la grammatica della lingua castigliana, del regno più grande ed economicamente più importante, seppur con un territorio meno ricco di quello aragonese. È stata la norma prevalente e quella esportata con le scoperte coloniali. È per questo che oggi si parla il castigliano e non, magari, il catalano.
  • Nuevo Mundo (1492: scoperta dell’America): L’espulsione di due gruppi così importanti, i mori e gli ebrei, ha creato un grande vuoto e bisogna riorganizzarsi. È in questo momento che la Spagna trova un regno enorme e pieno di organizzarsi. Non riesce, a causa dei vari problemi, a organizzare bene né la gestione interna, né quella coloniale. Il Nuovo Mondo è abitato da una varietà di popolazioni, che hanno raggiunto uno stato di civilizzazione estremamente evoluto, ma molto diversi dalla popolazione spagnola.

El burlador de Sevilla nel contesto storico

El burlador de Sevilla, 1632, rappresentato dal 1615, è ambientato nella prima metà del Trecento. Quando Tirso scrive, la Spagna ha un centinaio d’anni di storia, non ha basi solide profonde, ha subito molti cambiamenti in poco tempo. Successivamente, Aragona si spinge nel Mediterraneo, Castiglia va oltreoceano.

La reconquista e lo sviluppo dei regni

C’è un certo squilibrio, Aragona è più piccola, Castiglia sta diventando sempre più grande. La reconquista nasce nel nord, e Castiglia spinge verso il basso e verso est e ovest contemporaneamente, funzionando come un cuneo. Pur essendo un grande spazio, Castiglia basa la sua economia sulla terra, l’allevamento e il commercio della lana. Tuttavia, la terra non offre sempre raccolti favorevoli. Aragona, invece, più piccola, è più ricca e affaccia sul mare, per cui ha un commercio più sviluppato. Tuttavia, l’apparato burocratico aragonese è più complicato. Quando i due regni vengono uniti, l’apparato burocratico macchinoso di Aragona viene rifiutato da Castiglia, che, mantenendo il proprio, va a diventare dominante nell’unione del regno.

Formazione della nazione spagnola

Nel 1469, il matrimonio fa nascere la nazione spagnola. Il primo obiettivo è consolidare il potere del re. Continueranno a governare diversi territori, conservando quelli che sono i privilegi medievali concessi, i fueros. El fuero è il privilegio che hanno diversi nobili nei confronti del re, una specie di immunità. La monarchia dei re cattolici opera con un sistema polisinoidale, attraverso diversi concejos, giunte specializzate. Molte delle riforme amministrative rimangono tali fino al Settecento, fino al momento del cambio di dinastia, da Arburgo a Borboni (attuali).

Differenze tra i regni di Castiglia e Aragona

Dal matrimonio tra Isabella e Ferdinando non si crea un regno unitario, i regni rimangono indipendenti. In Aragona ci sono i fueros de Aragón, in Castiglia i fueros de Castilla. Vogliono costruire un potere del re unitario e concentrato, qualcosa di completamente nuovo per la Spagna, confederazione di stati. La tradizionale divisione del potere viene meno. Isabel e Ferdinando creano due istituzioni: un esercito permanente in tutto il territorio e l’Inquisizione, il braccio di una chiesa sempre più vicina alla corona. Chiesa e corona iniziano a lavorare quasi insieme. Dall’estero si inizia a identificare la Spagna con Castiglia e Castiglia con la Spagna, grazie alla conquista dell’America.

La diffusione della lingua castigliana

Il castigliano è la varietà della lingua più semplice che si sta sviluppando in territorio iberico, a causa della propria stabilità, che permette che essa venga strutturata in una grammatica. Questo, insieme con la conquista territoriale, dà al castigliano una diffusione che lo trasforma nella lingua spagnola. Da fuori, il castigliano viene chiamato spagnolo ancora prima che si diffonda nell’unione.

La Spagna delle tre culture

711: Prima invasione, da parte dei mori, dapprima militare, poi culturale, tecnologica e scientifica. L’invasione militare dura cinque anni, la presenza degli arabi fino al 1492. Nella penisola non esiste unità, per questo gli arabi riescono a penetrare molto bene. Poco a poco, però, i regni del nord iniziano a organizzarsi e a scendere verso sud. La lingua castigliana nasce qui a nord e scende con il procedere della reconquista. Non sempre, però, i territori recuperati rimangono agli eserciti cristiani e vengono, talvolta, perduti. Le frontiere mobili permettono la nascita di gruppi sociali prima inesistenti. Mori, cristiani, mozárabes, mudéjares. Gli ebrei convivono pacificamente.

El Al-Ándalus è la Spagna araba. Gli occupanti islamici hanno politica di tolleranza nei confronti delle popolazioni che trovano sulla penisola. Non obbligano alla conversione. Permettono che i reati commessi dai cristiani vengano giudicati da tribunali cristiani. Clima di tolleranza. In realtà non esistono né Spagna né arabi. I periodi di relativa convivenza politica dipendono dalle diverse popolazioni arabe dominanti. Gli arabi ingrandiscono le città: immediata urbanizzazione. Dopo i cinque anni di dominazione militare, cominciano a urbanizzare questo grande territorio. In duecento anni, la presenza delle popolazioni germaniche, dopo i romani, non avevano fatto progressi dal punto di vista della crescita. Toledo, la capitale del regno Visigoto, aveva 5000 abitanti, c’era molto poco. Iniziano a creare le città a partire dalla medina, il centro fortificato della città. Costruiscono anche gli edifici religiosi, le mezquita, moschee.

Lo sviluppo del commercio permette la formazione di una classe colta. La dominazione araba di El-Ándalucia dipendeva direttamente dal califfato di Cordoba che era quanto di più raffinato ci fosse a quell’epoca. Per questo la classe dominante cristiana rimane tollerante per duecento anni nei confronti degli arabi. Quando nel 1085 gli eserciti cristiani riescono a prendere Toledo, lo spirito della reconquista cambia, ci si sente a metà dell’opera. Il regno di Granada a sud è ciò che rimarrà quando riusciranno, dopo ottocento anni, a espellere gli arabi.

L'architettura araba e le eredità visigote

L’architettura araba si sviluppa qui. L’eredità visigota è un insieme di popoli diversi in disaccordo. La dominazione cristiana darà vita a due livelli sociali opposti, potenti, poderosos, e contadini, villanos. Con questa divisione, si sviluppa un rapporto di potere su territori e villaggi vincolati a una sola persona, il poderoso. Non c’è omogeneità tra i regni, per cui manca un elemento di coesione nella popolazione non araba. Il rapporto è fra territorio e signore, i contadini non sono nemmeno censiti.

Col procedere della reconquista, la stabilità fra le leggi salta: mori, cristiani ed ebrei sono troppo diversi. Si fa forte anche un sentimento di intolleranza e si pensa che i mori debbano essere cacciati dalla penisola. L’elemento religioso, unico elemento di coesione, diventa sempre più importante. La concentrazione delle terre si fa sempre più limitata nelle mani dei poderosos, una sorta di latifondo. In Castiglia, questo processo è più lento, perché Castiglia concepisce una sorta di contadino-guerriero che serve al processo della reconquista. Il contadino-guerriero promette la propria forza in cambio di terre. La divisione è più lenta. In Castiglia la ricchezza equivale al possedere terra. Senza terra non c’è potere e non si conta nulla. Situazione ibrida: rapporti di tipo feudale, che rendono fragile l’articolazione del regno, e forte sentimento di unità nazionale, rappresentato dalla religione e dalla lotta contro l’altro, il diverso. I re cattolici sfruttano questa necessità, creando una figura a cui tutti potessero fare riferimento per la creazione di uno spirito nazionale.

La monarchia e la società spagnola

In Spagna non si riesce a instaurare un vero e proprio assolutismo monarchico. Si produce una situazione ibrida: vincoli personali di tipo feudale e si comincia a formare un senso di appartenenza a una nazione. Manca, però, una monarchia stabile e autorevole che sia punto di riferimento per il popolo. Una linea di compromesso si afferma attorno al XIV secolo: trasformare i legami personali di tipo feudale in rapporti territoriali. Il regno viene considerato una comunità territoriale e si appartiene al regno come uomini del territorio e non come dipendenti da un signore. Il signore che comanda su questi territori non è visto come detentore di un potere personale, ma come un detentore di un potere pubblico, quasi un potere naturale su quel luogo. Il vincolo che lega cittadini, o sudditi, e gerarchie è un rapporto di naturaleza. Si crea un conflitto di interessi fra re e nobiltà. Questo tipo di rapporto esaspera ancora di più il bisogno di centralizzare il potere.

Conflitti tra re e nobiltà

Nascono conflitti di interesse fra re e nobiltà: il numero dei nobili non si espande in modo da non complicare i rapporti re-nobiltà. Al di sotto dei grandi nobili al di sotto dei quali ci sono altri nobili, che seguono una gerarchia diversa. A partire dal XV secolo il conflitto tra re e nobiltà ha un nuovo scenario, che è la città. La città comporta la richiesta di nuovi strumenti di formazione del consenso da parte dell’autorità. Uno di questi è il teatro. La città ha meccanismi di funzionamento diversi da quelli della campagna. Servono nuovi strumenti per farli comprendere a tutti. Servono anche e soprattutto strumenti per formare consenso tra i sudditi, tra la popolazione. Monarchia come unico sistema possibile, il migliore di tutti. Lope de Vega cerca di organizzare l’opera teatrale in modo che questa solidità del sistema monarchico sia evidente a tutti quanti: alla fine dell’opera compare sempre la figura del re, che ristabilisce l’ordine messo in discussione nella vicenda. Re come deus ex machina.

La nascita della nazione spagnola

Inizio del XV secolo, Spagna. Diversi regni: Portogallo, Castiglia, Navarra, Aragona. Il matrimonio dei re cattolici è del 1474. Nel 1478 Papa Sisto VI permette ai re di nominare gli inquisitori. Legame profondo chiesa-monarchia. L’inquisitore più noto, Torquemada, era il confessore di Isabella. Questo rapporto durerà a lungo e avrà un peso fortissimo sulla formazione della Spagna, che sta nascendo.

I re cattolici avevano come primo obiettivo l’unificazione del regno, anche se si trattava di un’unità molto ideale e non totale (vengono mantenute le frontiere fra Castiglia e Aragona). A questa unità si contrappongono i nobili, che non hanno nessun interesse ad assecondare questo progetto, perché si sentono danneggiati. Con loro ci sono anche le città autonome, che hanno uno statuto proprio e hanno privilegi come i comuni. I re cattolici creano nuove figure per centralizzare il potere (dureranno moltissimi anni):

  • Corregidor: amministratore della città. Viene posto nelle diverse città.
  • Santa Hermandad (1476): una sorta di polizia, che mantiene l’ordine pubblico.
  • Corpo diplomatico stabile. Questo arriva da Aragona.
  • Sistema fiscale molto efficiente. Serve a garantire la regolarità nei finanziamenti dello stato.
  • Sistema burocratico-amministrativo. Serve ad avere una visione d’insieme del territorio.
  • Esercito permanente. Non esisteva un esercito permanente nella Spagna dell’epoca, è una novità introdotta dai re cattolici. Provoca uno svuotamento di significato nella figura del cavaliere (Don Quijote). Non si deve più cercare di essere utile al re per avere benefici, ci sono soldati apposta per quello. Don Chisciotte vuole resuscitare la vecchia cavalleria errante. È un uomo dell’epoca che non comprende che le cose si sono sviluppate in modo diverso, non accetta il cambiamento, vuole resuscitare qualcosa che non serve più.

Il re come figura centrale

Sul piano ideologico, la figura centrale è il re. È indiscutibile. Il re interpreta il sentimento della comunità nazionale, rappresenta i sudditi di fronte agli altri stati ed è garante di pace, giustizia, ordine. Egli assume un’importanza mai vista prima.

Fasi finali prima del 1492

Le ultime fasi, che precedono il 1492, vedono il susseguirsi delle vittorie dell’esercito Castigliano. Due cambiamenti:

  • Progressiva militarizzazione. Il paese è costantemente in guerra. La reconquista non dà tregua.
  • Progressiva acquisizione del provvidenzialismo. Gli eserciti cristiani cominciano a fare quest’equazione: vinciamo perché siamo il popolo eletto.

La cultura spagnola si organizza attorno a una struttura militare e una forte tendenza evangelizzatrice. Questa struttura militare viene applicata anche al pensiero. La Spagna è uno stato armato, che ha come obiettivo quello di evangelizzare i territori che va via via conquistando.

Il progetto di Colombo

È in questo momento che Colombo va a presentare il suo progetto. Da diversi anni, Colombo aveva questo progetto, bocciato in Inghilterra e in Portogallo. I re spagnoli non sono d’accordo, ma Isabella lo appoggia e prevale. I portoghesi bocciano il progetto perché erano la prima potenza marittima dell’epoca e si rendevano conto che ciò che lui immaginava era impossibile. Anche Aragona lo rifiuta, non è d’accordo a finanziare. Aveva già occupato il Mediterraneo, aveva esperienza nella navigazione e capiva che qualcosa non andava. Negli ultimi decenni, la Spagna aveva sopportato terribili siccità e carestie, che avevano danneggiato l’economia fondamentale, basata su terra e allevamento. Situazione talvolta davvero tragica. Quando Colombo prospetta a Isabella di tornare nelle Indie, le prospetta un bottino: pietre e metalli preziosi per rifornire le casse dello stato, sete preziose per il commercio, spezie, fondamentali per conservare la carne degli animali che stavano morendo. Questa necessità spinge Isabella a decidere di finanziare il viaggio.

Scoperta del Nuovo Mondo

Quando Colombo torna dal primo viaggio, torna a mani vuote. È arrivato nelle Antille. Egli cerca di giustificare la sua spiegazione agli occhi di chi l’ha finanziata e apre le porte al mondo nuovo e al modo di rapportarsi dell’Europa a esso: la meraviglia. Quando Colombo racconta del Nuovo Mondo nei suoi diari, la parola ‘meraviglia’ torna infinite volte. Tutto è meraviglioso, straordinario e degno della grandezza dei sovrani. Espediente di Colombo concesso dalla natura rigogliosa che trova, dagli alberi enormi rispetto a quelli europei. Colombo, tuttavia, cerca di ricondurre tutto ciò che vede a quello che egli già conosce, commettendo un errore. Descrive gli indios dicendo che sono più chiari degli uomini che ha conosciuto in Africa e rapporta tutto a quell’esperienza di navigazione. Il bottino con cui torna è un paio di indigeni. Ciò fornisce l’idea della tratta degli schiavi, anche se la Spagna non la farà mai.

Conflitto con il Portogallo

L’incontro di Colombo con queste terre provoca un conflitto con il Portogallo, risolto nel 1494 da Papa Alessandro VI con il Trattato di Tordesillas: il papa stabilisce un limite fra la porzione del mondo che tocca alla corona spagnola e la porzione che tocca alla corona portoghese. In cambio, spagnoli e portoghesi si impegnano a evangelizzare quegli uomini che vivono su questi territori. La conquista è, quindi, un processo economico giustificato dall’aspetto religioso. I re non si sarebbero mai aspettati territori così popolati e imperi con storie così antiche (Maya, più di 2000 anni). Diventerà anche un’operazione militare durissima. L’altro del Nuovo Mondo è un altro sconosciuto, così come lo sono le terre stesse. Le grandi civiltà trovate sono:

  • Aztechi (Messico, popolo guerriero, vivono di agricoltura e commercio, cultura molto raffinata). Cortes si confronta con questa popolazione, la prima grande civiltà (nelle Antille non ne avevano incontrate).
  • Maya (sud della penisola dello Yucatan e centro America, agricoltori, culturalmente molto avanzati, unico popolo precolombiano a conoscere la scrittura. Quando arrivano gli Spagnoli, sono già in decadenza).
  • Incas (Ecuador e Perù, agricoltori, hanno un imperatore, grandissimi costruttori).

Quando arriva qui, Cortes incontra una donna, Doña Marina (Malinche in Maya), che diventa la prima interprete della storia. Catturata dagli aztechi, essa aveva imparato la loro lingua. Egli conosceva anche un suo compagno, Geronimo de Aguilar, che aveva fatto naufragio sulle coste dello Yucatan, dove si era fatto una famiglia. Cortes parte da Cuba per una spedizione.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/05 Letteratura spagnola

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher kia.kiaretta di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura spagnola e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Odicino Raffaella.
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