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Letteratura cristiana antica

1. Dalle origini al terzo secolo

1: L’attività letteraria in età apostolica e subapostolica

1. Alle origini del Nuovo Testamento. Paolo

Il più antico documento cristiano a noi giunto è una lettera che Paolo, nel 52, scrive alla comunità di

Tessalonica per confortarla e consolidarla. La predicazione del messaggio evangelico, che spingeva i primi

appartenenti alla chiesa cristiana a viaggiare da Gerusalemme per la Palestina, Siria, Fenicia, Egitto, Asia

ecc, si svolgeva sia tra i giudei che tra i pagani, inizialmente in lingua aramaica, ma poi sempre più in greco.

I missionari sentivano spesso l’esigenza di mantenersi in contatto epistolare con le comunità cristiane appena

istituite, dalle quali si allontanava per continuare la predicazione. Per conservare la memoria della

predicazione del messaggio, fondato sulla figura e sull’opera di Cristo, si avvertì l’esigenza di scrivere

raccolte di detti e fatti del Signore. Dei più antichi di questi non conosciamo nulla, ma sappiamo che hanno

costituito l’embrione degli attuali quattro vangeli canonici e gli altri vangeli apocrifi.

Un problema che provocò forti polemiche fu quello della predicazione tra i pagani; alcuni Cristiani

ritenevano che la fede in Cristo dovesse esplicarsi nell’osservanza della legge mosaica. Altri, invece, come

Paolo, anche se giudei predicavano la fede anche ai pagani. Se Paolo predicava anche ai pagani prescindendo

dalla normativa della legge giudaica, i cristiani più giudaizzanti cercavano di imporre ai pagani convertiti da

Ne scaturisce la polemica delle “grandi lettere”

Paolo, oltre alla normativa, persino il rito della circoncisione.

di Paolo, il quale afferma che la legge mosaica dà all’uomo solo la coscienza del peccato ma non l’aiuto

divino, che viene invece dalla fede in Cristo mediante il battesimo. Paolo non vuole, tuttavia, che la libertà

dalla legge mosaica venga confusa con una licenza moralmente indiscriminata.

2. I Vangeli l’elaborazione scritta di “detti e fatti di Gesù”.

La predicazione di Paolo progrediva, così come I ricordi dei

in conseguenza dell’esperienza pasquale:

testimoni oculari della sua evangelizzazione furono reinterpretati

essi vennero considerati sotto nuova luce, fornendo la chiave per interpretarli in funzione della realizzazione

del disegno divino che conduce alla conversione e alla salvezza. La coscienza del possesso dello spirito

divino che ispirò i detti e i fatti di Cristo portò alla rielaborazione dei dati storici per farli quadrare in

quest’ordine d’idee. Questa rielaborazione e sistemazione prende forma nei vangeli di Marco, Luca e Matteo,

definiti “sinottici” per la vasta parte in comune. In questi tre vangeli, l’attività pubblica di Gesù è condensata

in questo schema:

1) Preannuncio della missione di Gesù da parte di Giovanni il Battista

2) Battesimo nel Giordano da parte di Giovanni il Battista

3) Attività evangelizzatrice in Galilea

4) Viaggio a Gerusalemme

5) Arresto, processo, passione e morte

6) Resurrezione e apparizione ai discepoli.

In tutti e tre i testi Gesù è il messia preannunciato dalle profezie veterotestamentarie: se ne accentuano il

messaggio (che annuncia la venuta del regno di Dio) e i miracoli. Viene, inoltre, rilevata la buona

umili e l’ostilità da parte dei ceti dominanti.

accoglienza fatta a Gesù dagli Tutti e tre i testi, tuttavia, si

distinguono per tratti specifici: Marco, il quale si caratterizza per il tono elementare e popolare, vede in Gesù

il taumaturgo benefico che cela a sua dignità di Messia in funzione della resurrezione. Questa convinzione è

sottolinea l’aspetto del Gesù dottore che interpreta e completa la

presente anche in Matteo, ma in più egli

legge tradizionale, senza demolirla. Il Gesù di Luca, invece, è il salvatore infinitamente misericordioso che

e soprattutto quelli dell’anima. Per Luca la

rivendica la libertà dei figli di Dio sanando i mali del corpo

seconda venuta di Cristo avverrà in un futuro indefinito, pertanto mette l’accento sul tempo intermedio, il

tempo della chiesa: questo ispirerà la sua seconda opera, gli “Atti degli Apostoli”, in cui si notano le sue

ambizioni storiografiche. Si tratta di un’opera senza precedenti, che gli ha richiesto un’importante ricerca di

fonti. Grazie agli “Atti degli Apostoli” abbiamo la conoscenza della più antica storia della chiesa. Il filo

conduttore dell’opera è l’iniziativa dello spirito divino che ispira e trascina lo strumento umano, affinché il

messaggio di salvezza sia diffuso su tutta la terra.

3. Le Pastorali e il Corpus giovanneo

Nel discorso d’addio ai fedeli d’Asia, Paolo afferma di sapere che una volta andato via, nella comunità

sarebbero arrivati uomini che avrebbero tentato di imporre dottrine perverse, trascinando discepoli dietro di

loro. Così, Luca ci presenta la drammatica situazione delle comunità paoline, le quali vedevano sorgere

all’interno di esse contrasti provocati dall’insinuarsi di missionari giudeocristiani e delle pretese liberatorie

dei seguaci radicali di Paolo. Per questa situazione di disordine, si decide di organizzare la comunità,

attraverso una gerarchia che ruota attorno alla figura del vescovo assistito da presbiteri e diaconi. In merito

scrive un discepolo di Paolo, il quale ricorre alla pseudografia, ovvero scrivendo le sue lettere a nome

dell’apostolo per dare loro autorità: egli invita a scegliere con cautela i dirigenti e a mantenere l’unità di

dottrina contro le novità pericolose. Queste lettere sono le cosiddette “Pastorali”, due indirizzate a Timoteo

e una a Tito, da parte di un Paolo alle soglie della morte. Ancora risalenti a questo periodo, troviamo una

serie di lettere a nome di importanti esponenti della prima chiesa cristiana: di queste va segnalata la tendenza

filopaolina per quanto riguarda quelle attribuite a Pietro, mentre quella di Giacomo polemizza contro

l’atteggiamento antilegalista di Paolo. La lettera agli Ebrei, a nome di Paolo e invece scritta da un suo

seguace, sviluppa in modo originale la cristologia proponendo il tema del sacerdozio di Cristo, il quale ha

realizzato la missione di mediare tra Dio e l’uomo grazie al sacrificio di se stesso.

Tra queste opere pseudoepigrafe o di autore incerto spicca un corpus di scritti di diverso genere attribuiti

all’apostolo Giovanni; si tratta del e l’Apocalisse. Nell’Apocalisse

vangelo appunto di Giovanni, tre lettere

si avverte la tendenza giudaizzanti, anche per il genere letterario, detto apocalittico perché caratterizzato da

rivelazioni per mezzo di visioni comunicate da un essere sovrannaturale a un umano, e avente per oggetto

Nell’Apocalisse di Giovanni, le

quasi sempre vicende catastrofiche riferite alla fine del mondo. visioni

dell’apostolo terminano col trionfo di Cristo sul male e la creazione della nuova Gerusalemme in terra.

L’opera è scritta in un Greco approssimativo e non è di facile interpretazione, dato il ricorrente utilizzo del

incerta l’interpretazione della vittoria di Cristo. La parte iniziale

simbolismo, che rende addirittura

dell’Apocalisse ci presenta, nella comunità della costa dell’Egeo, uno stato di crisi che ha parecchi punti in

comune con le Lettere Pastorali. Ancora di crisi parlano le tre lettere attribuite ad un Giovanni che qui si

definisce l’Anziano, crisi che riguarda quella parte di comunità che nega la realtà della passione di Cristo,

incompatibile con l’affermazione della sua divinità. Per quanto riguarda il vangelo di Giovanni, esso si

dai tre vangeli sinottici, poiché mette l’accento sulla persona di Cristo, oggetto e soggetto della

differenzia

rivelazione divina al mondo: il Cristo di Giovanni annuncia se stesso, si è fatto uomo per rivelare che solo

aderendo a lui si può arrivare a Dio e alla salvezza. Il tono è grave e maestoso.

4. Intorno al Canone

Con questi scritti, siamo in un epoca in cui le comunità cristiane sono già ben diffuse. Esse sentono, pertanto,

l’esigenza della comunicazione scritta, soprattutto per far fronte al bisogno di dottrina, organizzazione e

disciplina. Per accreditare i nuovi scritti si ricorre sempre più alla pseudoepigrafia: questo fenomeno,

aggravato dal sorgere di movimenti eretici, convinse alcune comunità a discernere gli scritti più antichi e

autorevoli. Questi scritti, verso il II secolo questi scritti vengono riuniti in un canone, il Nuovo Testamento,

che viene unito all’Antico di tradizione giudaica ma riconosciuto come scrittura

Testamento, quest’ultimo

divinamente ispirata. Il nucleo fondamentale fisso è costituito dai quattro vangeli, gli Atti degli apostoli e le

lettere di Paolo. I pochi scritti non pseudoepigrafi si presentano quasi tutti in forma epistolare. Due di queste

lettere furono scritte a Roma ma sono in greco, lingua ufficiale per tutto il II secolo. La lettera per la chiesa

terzo vescovo della chiesa romana, chiede l’armonia e la

di Corinto, tramandata sotto il nome di Clemente,

pace nella comunità di Corinto, il tutto scritto con una forma “alta”. L’altra opera, il “Pastore”, scritta da

Erma, fratello del vescovo Pio, è di livello più basso. Il genere è quello apocalittico, ma le rivelazioni non

hanno contenuto escatologico. Esse, invece, si riferisce al recupero di cristiani che sono stati espulsi dalla

comunità per aver commesso peccati gravi: Erma, in mancanza di una normativa precisa, offre a questi

un’occasione straordinaria di perdono. Ancora per quanto riguardo riguarda il genere epistolare, abbiamo

Ignazio e Policarpo. Ignazio, vescovo di Antiochia al tempo di Traiano, fu arrestato e portato a Roma per

essere martirizzato, ma durante il lungo viaggio ebbe occasione alle comunità d’Asia turbate da tendenze

giudaizzanti e di docetismo. La lettera in cui più emerge la sua forte personalità, tuttavia, è quella indirizzata

ai cristiani di Roma, scritta in un greco approssimativo e ricco di spezzature. Delle lettere di Policarpo,

vescovo di Smirne, ce n’è rimasta solo una indirizzata alla comunità di Filippi di fondazione paolina,

importante perché ci dimostra l’autorità di Paolo in un ambiente notevolmente giudaizzante.

5. Scritti disciplinari, trattatistici e apocrifi

La “Dottrina è un manuale di norme morali e disciplinari

dei dodici apostoli” composto forse in Siria per

l’esigenza di normalizzazione della comunità. Si attribuiva la paternità dalle norme agli Apostoli per dare a

quest’ultime autorità, e lo stesso accadrà per tutta la letteratura d’argomento canonistico successiva. Un

discorso a parte merita la lettera attribuita al missionario Barnaba: il testo, che si apre e chiude come una

ha tutte le caratteristiche di un trattato. Il contenuto è incentrato sull’interpretazione della legge

lettera,

giudaica alla luce della morte e resurrezione di Cristo: si afferma che la legge non ha mai avuto il significato

attribuito, al contrario andava intesa come un’anticipazione simbolica di

letterale che gli ebrei gli avevano

La lettera di Barnaba, dunque, apre la strada al modo cristiano d’interpretare l’Antico

Cristo e della chiesa.

Testamento. La letteratura apocrifa si divide in vangeli, atti, lettere e apocalissi. Il termine apocrifo, che

inizialmente indicava un tipo di testo esoterico, ebbe presto connotazione negativa poiché riferita a testi nei

quali si riscontravano dottrine ritenute eretiche. Il motivo che alimentò la fioritura dei testi apocrifi fu il

bisogno di saperne di più su Cristo e gli Apostoli: in mancanza di dati attendibili si ricorse alla fantasia. I

vangeli dell’infanzia di Gesù, trattano di pittoreschi prodigi degli anni dell’infanzia di Cristo,

ad esempio,

mentre gli atti dei singoli Apostoli, come Giovanni, Tommaso, Pietro, Paolo e Tecla sono ricchi di gesta

avventurose e mirabolanti. Qui troviamo l’influsso del romanzo greco, soprattutto per quanto riguarda la

componente erotica. Il genere apocrifo era molto diffuso tra gli eretici: di fronte a così tanti testi la chiesa

rimase sulla negativa, tant’è che quando scoprì che l’autore dei celebri Atti di Paolo e Tecla erano ad opera

di un presbitero di nome Lucio, egli venne espulso dalla comunità.

2: Scritti apologetici, eretici e antieretici

1. Scritti disciplinari, trattatistici e apocrifi

Col termine “eresia” i cristiani intendevano le deformazioni dottrinali che ritenevano incompatibili con la

corretta fede, e chi le professava veniva espulso dalla comunità. Una di queste è il “docetismo”, ovvero il

considerare irreale l’umanità di Cristo, non compatibile con la sua essenza divina. Già all’inizio del II secolo

la componente greca si imponeva su varie comunità: i cristiani provenienti dal paganesimo rifiutavano

l’antico testamento in quanto non sentivano propria la tradizione giudaica. Queste idee furono alla base dello

Gnosticismo. Gli gnostici erano di formazione mediamente superiore agli altri cristiani, pertanto tendevano a

rappresentarsi come un’elite di privilegiati. Fino a pochi decenni fa conoscevamo lo gnosticismo soltanto

grazie alle opere dei polemisti cattolici, i quali a volte, per confutare alcune dottrine, riportavano quasi

alla scoperta fatta nell’Alto Egitto

interamente i testi. Moltissimi dati, tuttavia, li abbiamo grazie di una serie

di 13 codici papiracei contenti più di 40 opere, traduzioni in lingua copta dall’originale greco. Sono opere di

vario tipo, ma il sentimento generale che traspare è quello del ringraziamento a Dio per il privilegio di far

parte della stretta cerchia di prescelti, gli spirituali. Tra i testi conosciuti grazie ai polemisti cristiani, la

parla dell’interpretazione della legge mosaica, considerata opera del Demiurgo,

lettera di Tolomeo a Flora

contrapposto al Dio Sommo del Nuovo Testamento. Il commento a Giovanni di Origene cita numerosi

frammenti di un’opera di Eracleone: è la più antica opera di esegesi biblica in ambiente cristiano. Predomina

l’interpretazione allegorica finalizzata alla dimostrazione dei principali punti dottrinali dello gnosticismo.

Nel II secolo si ebbero altre due importanti eresie, il Marcionismo e il Montanismo. Il Marcionismo

condivide con lo gnosticismo la distinzione tra Dio inferiore e Dio sommo, ma non la concezione dello

del paolinismo, tant’è che

spirito umano come particella di spirito divino. Questa dottrina è un’esasperazione

il suo canone neotestamentario comprendeva solo le lettere di Paolo e il Vangelo di Luca, di tradizione

paolina: questi testi, inoltre, furono ritoccati per liberarli da qualsiasi segno di giudaismo. Il Marcionismo

ebbe successo, e lo si comprende dall’imponente presenza nei polemisti cattolici come Ireneo, Tertulliano e

Origene. Per quanto riguarda il Montanismo, ci sono giunti oracoli del frigio Montano e delle profetesse

Priscilla e Massimilla, i quali si sentivano ispirati dallo Spirito santo, il Paracleto: siamo in un contesto di

crisi, in cui l’attesa della prossima fine del mondo e la conseguente discesa in terra della Gerusalemme

celeste è esasperata (millenarismo).

2. Letteratura apologetica

L’impero prese sempre più coscienza del pericolo che la nuova religione poteva arrecare. Non solo i cristiani

erano proscritti ufficialmente come adepti di una religio illicita, ma avevano anche lacerazioni interne: per

interna a danno degli eretici ed esaltando l’esigenza della confessione

questo la chiesa potenziò la coesione

di fede fino al sangue, il martirio. È proprio per questo che la chiesa di Smirne dette la notizia dettagliata del

martirio del vescovo Policarpo via lettera, inaugurando il genere della letteratura agiografica. In

quest’epoca i cristiani sono perlopiù d’estrazione sociale medio-bassa, ma molti di loro sono anche persone

nella religione e nella filosofia. L’impatto

colte, i quali spesso aderiscono al cristianesimo per la sfiducia con

la cultura greca fu problematico: molti letterati condannarono questo avvicinamento, mentre altri come

Giustino, erano più accondiscendenti. Tuttavia, la letteratura cristiana del II secolo si servì della filosofia per

polemizzare, come fecero gli apologisti. Essi scrivevano apologie, vale a dire difese della religione cristiana,

indirizzate ai pagani e spesso direttamente agli imperatori. Il destinatario di queste opere è il pagano di buona

condizione sociale, il quale poteva ripugnare il fatto che una persona potesse essere uccise per reato

d’opinione. C’era chi, inoltre, manifestava disprezzo per il fanatismo dei martiri e chi invece ne rimaneva

colpito. Ancora prima che con i pagani, i cristiani entrarono in conflitto con i giudei: il Dialogo con Trifone

di Giustino presenta forma dialogica, dato che un dialogo tra giudei e cristiani era possibile, al contrario dei

pagani, i quali non avevano nulla in comune col cristianesimo. I Cristiani cercavano di convincere i giudei

che le profezie veterotestamentarie si fossero realizzate in Cristo. È questo che Giustino esamina

accuratamente nella sua opera, come del resto aveva già anticipato Paolo e l’epistola di Barnaba.

3. Scritti antieretici, esegetici, omiletici

L’opera antieretica più importante del II secolo giunta a noi è l’Adversus Haereses di Ireneo. La sua

polemica è dichiarata nei confronti di Valentino, ma in realtà polemizza contro marcionismo e soprattutto

gnosticismo per la separazione tra Dio dell’Antico Testamento e Dio del Nuovo Testamento. Ireneo, dunque,

ci da la sintesi della riflessione teologica cattolica alla fine del II secolo. L’argomento principale è la

rivelazione progressiva; il Logos ha recuperato l’uomo decaduto a causa del peccato, e lo ha preparato

mistero dell’incarnazione e per rendere tutti gli uomini figli di Dio.

gradualmente ad accogliere il grande Per

“uomo” egli intende carne ed anima. Tuttavia, la dottrina presentata da Giustino ed altri apologisti che

subordina il Logos al padre poteva essere fraintesa come diteismo; la reazione fu dunque una tendenza a

Comincia una polemica in tutta l’Asia, nel

riaffermare quel monoteismo intransigente di stampo giudaico.

il quale propose un’articolazione trinitaria personalizzante all’interno

tardo II secolo. Reagì Ippolito,

dell’unico Dio. Ippolito però, è soprattutto noto per aver dato inizio alla letteratura d’esegesi d’osservanza

fraziona il testo in lemmi brevi e continui corredati da un’essenziale

cattolica. Nei suoi commentari

interpretazione perlopiù allegorizzante.

L’intensa attività dei cristiani s’incentrava nella liturgia, soprattutto eucaristica, descritta così da Giustino: la

consacrazione del pane e del vino avveniva tra canti, preghiere, letture bibliche e relativa spiegazione. I canti

erano in parte presi dai Salmi, in parte improvvisati. Di antica poesia cristiana è giunto pochissimo a noi, tra

cui le Odi di Salomone, giunteci in siriano, in cui i temi centrali della religione sono resi in modo molto

l’altra

allusivo. Ci sono giunte anche due omelie, una di Melitone di Sardi, anonima. Si parla della Pasqua

cristiana, che continua ad essere celebrata al modo dei giudei, leggendo il c. 12 dell’Esodo, che descrive

l’istituzione della pasqua ebraica alla vigilia della fuga del popolo dall’Egitto: Giovanni interpretò l’agnello

in quell’occasione come prefigurazione di Cristo e della sua redenzione. È proprio su questo che

ucciso

Melitone insiste nel suo testo.

3: Alessandria cristiana

L’ambiente. Clemente

1.

L’Asia romana è stato il centro cristiano culturalmente più vivace. Già dalla fondazione della città, era

presente una grande comunità giudaica, ellenizzata nella lingua e nella cultura: ciò contribuì molto alla

tra giudaismo ed ellenismo, iniziativa per la quale fu fondamentale l’applicazione del metodo

compatibilità

allegorico. In questo modo si cercava di rendere compatibili con la cultura dominante anche le opere di chi

non voleva rompere con la propria tradizione. Alla metà del II secolo la comunità di Alessandria è

culturalmente dominata dagli gnostici, come Basilide, Valentino, Tolomeo ed Eracleone. La reazione da

parte cattolica negli ultimi decenni del secolo, soprattutto con Clemente ed Origene. La loro attività fu

privata quella di Clemente, più in contatto con l’episcopato locale quello di Origene.

soprattutto scolastica, Il

loro fine comune era il recupero dell’Ortodossia, e questo con fare polemico. L’attività di Clemente fu anche

extrascolastica, soprattutto rivolta ad un pubblico elitario, come notiamo nel Pedagogo, codice di norme

morali per cristiani di alta condizione sociale. Clemente fu il primo ad affrontare la questione della

compatibilità tra ricchezza e messaggio evangelico, con Quis dives salvetur. Clemente, in quanto maestro,

preferiva la comunicazione orale. Negli “Stromati” sviluppa la polemica antignostica facendo largo uso di

elementi allegorizzanti, in modo che il messaggio potesse essere compreso solo da chi ne fosse degno.

2. Origene tant’è che avvertì per primo l’esigenza di preparare uno strumento

Origene maturò una sensibilità filologica,

critico di base per la discussione delle scritture, gli Hexapla. Alla struttura filologica, affiancò la distinzione

doppia della realtà, ovvero mondo intelligibile e mondo sensibile: il cristiano semplice resta nell’ambito di

quest’ultimo, mentre chi aspira alla perfezione spirituale cerca il mondo intelligibile. Origene cerca, nel suo

studio della Scrittura, di rilevare il senso antignostico e la continuità ascendente dell’Antico Testamento al

Anche l’attività di Origene

Nuovo Testamento. Queste caratteristiche si rilevano anche nelle sue omelie.

nell’attività scolastica: il notevole riscontro pagano che ebbe la sua attività fu dovuto

trovò il clima idoneo

soprattutto per il suo metodo di ricerca filosofica. Il modello del suo insegnamento era tipicamente greco,

ispirato alla cultura greca è il titolo de “I princìpi”: così facendo egli volle dare alla cultura

così come

cristiana un importante salto di qualità.

3. Dopo Origene

Conosciamo poco dello sviluppo culturale in Oriente nella seconda metà del III secolo: sicuramente

più importante fu rappresentato dall’imporsi del progetto culturale di Origene in Egitto e fuori,

l’episodio

dato il suo carattere elitario e di alto livello culturale, e l’apertura alla filosofia greca, soprattutto platonica.

scrisse un’Apologia nei

Panfilo confronti di Origene, il quale veniva accusato di essere eccessivamente

Quest’apologia, inoltre, rileva la posizione ambigua di coloro i quali si erano

aperto alla filosofia greca. Metodio d’Olimpo,

formati con Origene ma lo avversavano. È il caso di il quale invece presenta una larga

apertura verso la filosofia greca, ma accusa Origene per l’eccessivo allegorismo e spiritualismo per quanto

riguarda la dottrina della resurrezione dei morti.

4: Gli inizi delle lettere cristiane in Occidente

1. A Roma

Il cristianesimo si diffuse in ritardo in Occidente, ad eccezione di Roma, e la sua matrice orientale fece sì che

inizialmente anche in Occidente ci si esprimeva, a livello letterario e liturgico, in greco. A Roma, furono

scritti in greco due importanti testi agiografici: in forma epistolare, una descrizione particolareggiata delle

violenze subite dai cristiani di Lione e Vienne, in Gallia. Molto scarni, invece, gli Acta del martirio di

dell’Elenchos,

Giustino. Ancora in greco si esprime, nel III secolo, lo Pseudo-Ippolito una vasta opera

informazioni su sette gnostiche, in cui l’autore afferma che tutte le eresie provengono

eresiologica, ricca di

dall’influenza delle filosofie greche. Egli venne accusato a Roma di diteismo, soprattutto dal vescovo

Callisto. I due dissentivano anche sulla questione del perdono per peccati gravi: più concessivo Callisto, più

severo Pseudo-Ippolito, il quale voleva una chiesa più elitaria. Fu la transigenza di Callisto a prevalere nella

sull’attività culturale. L’unico rappresentante importante

chiesa romana, con conseguente influsso negativo

della Roma del III secolo su Novaziano, il quale condivideva il rigorismo disciplinare dello Pseudo-Ippolito.

La sua grande innovazione fu l’uso del latino in ambito letterario al posto del greco.

2. In Africa più rapida rispetto a Roma, tant’è che il latino fu lingua

In Africa la latinizzazione della chiesa fu molto S’ipotizza la traduzione in latino dal greco della Scrittura

ufficiale della chiesa già verso la fine del II secolo.

letteratura cristiana in africa. L’ambiente letterario è molto popolare, come possiamo

come prima forma di

notare negli Acta dei martiri scillitani, o nella Passio Perpetuae et Felicitas. In Africa il cristianesimo si

diffuse molto rapidamente, con esiti letterari significativi: Minucio, Tertulliano, Cipriano e Arnobio. Le

l’impegno apologetico e l’accuratezza formale. Gli argomenti furono

caratteristiche unificanti sono

all’incirca quelli degli apologisti greci: Tertulliano ne sviluppa il risvolto giuridico, Arnobio la critica della

religione pagana, Minucio e Cipriano l’esaltazione della novità vivificante dell’esperienza cristiana. Il modo

di esprimersi varia da autore in autore.

3. Tertulliano e Cipriano familiarmente “magister”.

Cipriano conosceva bene gli scritti di Tertulliano, tanto da chiamarlo Tertulliano

era l’uomo del paradosso, dell’originalità esasperata, dell’estremismo radicale, difensore dell’integrale

ascetica purezza della chiesa, che finisce per cercare nei montanisti. Difese contro gnostici e marcioniti la

continuità tra Antico Testamento e Nuovo Testamento, la dignità del corpo, la dottrina della resurrezione dei

morti e la realtà della reincarnazione di Cristo. Ambientò la monografia di argomento morale nelle lettere

per l’equilibrio attento e misurato:

cristiane. Cipriano, invece, si caratterizzò preferì aderire immediatamente

Le sue lettere sono le prime di cui abbiamo notizia nell’Occidente cristiano. Il suo

al dato scritturistico.

martirio verrà descritto nella biografia scritta dal suo diacono Ponzio, inaugurando così il genere biografico

nella letteratura cristiana. Il primo poeta cristiano di lingua latina fu Commodiano, di cui restano un poema

didascalico in due libri, l’Instructiones, e un Carmen Apologeticum in esametri, che riassume il senso

della storia contro giudei e pagani.

Dall’epoca Costantiniana alla crisi del mondo antico

2.

1: Le lettere cristiane e la svolta costantiniana

1. Il nuovo corso e la storiografia ecclesiastica regioni dell’impero.

Durante il III secolo la religione cristiana si era diffusa in tutte le La politica permissiva

fece sì che i cristiani non volessero più condurre una vita appartata: ciò rese evidente agli occhi dei

tradizionalisti il pericolo che rappresentava il cristianesimo per i principi sociali, morali e religiosi che

tenevano fermo l’impero da secoli. L’ultimo tentativo di sconfitta della chiesa fu preceduto da una serie di

opere di intellettuali anticristiani, come “Contro i cristiani” di Porfirio.

Dal 313 in poi, con Costantino, la religione non viene semplicemente tollerata, ma addirittura favorita.

Nascono dunque nuove esigenze, anche e soprattutto dal punto di vista culturale. La novità più importante è

la nascita della storiografia cristiana: si avverte ora il bisogno di riflettere sul passato, ripercorrendo le fasi

della lunga lotta conclusasi in modo vittorioso. In questo senso operarono Lattanzio in Occidente ed

Eusebio in Oriente. Lattanzio venne attratto dal cristianesimo per motivi di rigore morale: la sua formazione

cristiana presentava troppe lacune affinché potesse far fronte in modo adeguato al suo impegno apologetico.

Il meglio è dato dalla trattazione dei temi d’impegno morale, con uno stile talmente raffinato da riconoscere

a Lattanzio la fama di “Cicerone cristiano”. L’opera che meglio rappresenta la sua riflessione storica è il “De

ha ancora carattere apologetico, ma è di tipo fortemente storico. È un approccio

mortibus persecutorum”:

ad un modo più riflessivo di valutare il rapporto con l’impero da parte cristiana.

Eusebio di Cesareo avvertì in modo acuto il problema del rapporto tra le due culture e puntò la riflessione

soprattutto in senso apologetico, per replicare le tradizionali accuse di irrazionalità e ignoranza mosse da

Porfirio. Analizza nel dettaglio il rapporto tra cristianesimo, paganesimo e giudaismo, per dimostrarne la

perfetta razionalità e la completa realizzazione della rivelazione diretta di Dio agli uomini. L’opera maggiore

della letteratura cristiana: quest’opera

è la Storia Ecclesiastica, che si vale di una vastissima conoscenza

apre quella concezione totalizzante che vede la storia del mondo come storia della salvezza dell’uomo

peccatore per volere di Cristo. Questa Storia fu il modello del suo genere, tanto che ne avrebbero scritto

Nell’interpretazione delle Scritture egli valorizza

continuazioni in latino e greco autori a lui successivi.

soprattutto il senso letterale, nonostante la sua ammirazione per Origene: era un tipo di esegesi nuova, che

rispondeva alle esigenze del tempo.

2. Letteratura apologetica, agiografica, omiletica

La grande diffusione del cristianesimo ebbe come conseguenza un importante impegno letterario: si dilatò la

letteratura d’argomento dottrinale, soprattutto a causa del coinvolgimento nella questione ariana. A partire da

Costantino la difesa dei cristiani apparve ormai superflua, ci si concentrò dunque, in ambito apologetico,

soprattutto sul piano religioso e culturale, in particolare contro il paganesimo.

Assunse sempre più importanza il genere agiografico, data la sempre maggiore importanza che si dava al

culto dei martiri. Gli scarni resoconti processuali non soddisfacevano più, perciò si cominciava a creare false

reliquie e falsi atti dei martiri, dove leggiamo imprese miracolose, in cui l’umile confessore diventa un eroe:

nascono così i testi dei martiri più illustri, come Lorenzo, Agnese, Lucia e Sebastiano. Nasce, inoltre, un

nuovo modello d’eroe, ovvero il Confessore, colui il quale confessa la fede in Cristo col sacrificio

quotidiano di una vita asceticamente impegnata nella solitudine e nel servizio alla comunità: il santo

vescovo, il santo eremita. Cresce ora il genere biografico, che sposta l’attenzione proprio sulla figura del

santo eremita, come dimostrano i due grandi successi dell’epoca, la Vita di Antonio ad opera di Atanasio, e

la Vita di Martino scritta da Sulpicio Severo. Furono soprattutto i monaci a destare attenzione ed interesse:

da qui il bisogno di mettere per iscritto i detti e gli aneddoti di monaci famosi. Per il sesso debole, invece, si

provvedeva con un tipo di letteratura che esaltava la verginità.

La trasformazione dell’oratoria nel II e III secolo fu imponente. Prendeva forma quasi esclusivamente

nell’omelia d’argomento esegetico, durante la celebrazione della messa e, in alcuni luoghi d’Oriente, in

e all’interpretazione dell’Antico Testamento. Questo tipo di Omelia continua ad

riunioni dedicate alla lettura

essere rappresentato, ma le occasioni di predicare si moltiplicano e si elevano di tono. La celebrazione delle

grandi ricorrenze richiedeva un apparato oratorio all’altezza dell’importanza delle festività. Nasce, dunque,

l’esigenza di imporre norme per un oratoria di forte impegno retorico, anche per istruire moralmente l’ormai

grandissima massa di fedeli. L’oratore cristiano, quindi, prende il posto di quello pagano. I più grandi oratori

cristiani d’Oriente furono Basilio, Gregorio Nazianzeno e Giovanni Crisostomo.

L’impegno del letterato cristiano è in quest’epoca ancora legato all’attività comunitaria: questo spiega la

scarsa diffusione della poesia cristiana in Oriente, ad eccezione di Nazianzeno.

2: Letteratura d ambiente alessandrino

1. Alessandria cristiana nel IV secolo

dopo Origene, la scuola di Alessandria continua il suo percorso culturale, in sintonia con l’episcopato

Anche Dionigi ed Achilla. All’inizio del IV secolo, tuttavia,

che fu più volte ricoperto da maestri come Eracla, la

chiesa d’Egitto fu turbata da contrasti come lo scisma meliziano, e soprattutto, dal 320, dalla questione

ariana. Il prete Ario diffuse una dottrina che estremizzava il subordinazionismo della dottrina di Cristo

Logos divino. Questa polemica era destinata a protrarsi nei secoli coinvolgendo tutta la cristianità, ma allo

stesso tempo favorì un approfondimento di una letteratura che analizza concetti e termini delle dottrine

teologiche tradizionali. Contemporaneamente la chiusura culturale dei monaci, spesso di bassa estrazione,

contribuì allo stato di declino della scuola alessandrina d’impostazione origeniana: nell’arco di un secolo,

questo ambiente vede emergere personalità come Atanasio, Didimo e Cirillo.

2. Atanasio

Atanasio fu vescovo nella tradizione autoritaria di Demetrio, ma non si associò alle accuse contro i danni di

Egli nutrì poco interesse per i dati biografici a beneficio dell’invenzione, presentando il monaco

Origene.

(Antonio) come l’eroe che rinuncia coraggiosamente al mondo e alle tentazioni, personificate dalla figura del

diavolo. Un’altra virtù del monaco è la perfetta ortodossia, lottando contro le eresie. Proprio per la lotta

contro l’eresia, Atanasio scrisse opere d’argomento dottrinale ed opere d’argomento storico, ricchissime di

dati. La riflessione dottrinale di Atanasio è caratterizzata da una forte tendenza unitiva, in cui il Logos viene

strettamente unito a Dio ed elevato a pari livello di dignità. Questa formula contribuì a quella definitiva

decisa dal concilio di Nicea.

3. Didimo

I referenti culturali e dottrinali di Didimo il Cieco furono Origene e Atanasio. Da Origene prese

l’attaccamento alla Scrittura intesa come fonte primaria della cultura cristiana e la distinzione della realtà in

due livelli. Da Atanasio, invece, prese la dottrina trinitaria unitiva. L’esegesi di Didimo restò fedele a quella

origeniana, nonostante in alcuni punti sembra incrinarsi a causa delle polemiche in corso.

3: I Cappàdoci

1. Attività letteraria

e la dottrina cristiana in Oriente furono condizionate fortemente dal contrasto dell’ambiente

La cultura

alessandrino con quello asiatico e poi con quello antiocheno. Negli ultimi decenni del IV secolo s’inserì in

all’interno dell’Asia Minore:

questa dialettica un nuovo ambiente, quello della Cappadocia, situata

quest’ambiente era di tradizione culturale molto arretrata e nel IV secolo sentì una forte influenza ariana,

furono originari di questa regione Asterio il Sofista e Eunomio, leader degli ariani di terza generazione,

Gregorio e Giorgio, vescovi ariani di Alessandria. Nella metà del III secolo fu vescovo influente Firmiliano,

il quale estremizzò la teoria del Logos origeniana. Tuttavia la Cappadocia cristiana fu unificata

dottrinalmente in senso ortodosso e gratificata di una fioritura letteraria per opera di Basilio di Cesarea,

Gregorio di Nazianzo e Gregorio di Nissa. Essi fusero il sentire cristiano con un elegante tradizione greca.

Promossero l’ideale di un cristianesimo colto.

Basilio svolse un’attività politica e dottrinale di prim’ordine. Egli propose la sintesi mediatrici capace di

contemperare nella Trinità l’esigenza dell’unità, affermando una sola natura articolata in tre ipostasi, ovvero

nei tre libri “Contro e nel trattato “Lo

tre entità autonome. Questa dottrina, che troviamo esposta Eunomio”

fu quella accettata dal Concilio di Costantinopoli nel 381 due anni dopo la morte di Basilio.

Spirito Santo”

Il suo atteggiamento mediano si avverte anche nella sua esegesi, in cui usava il metodo letterale o allegorico

a seconda delle necessità. Anche le sue omelie rimangono sulla linea di un oratoria elegante e colta.

fu quello dei tre che più rappresentava l’esigenza letteraria e

Gregorio Nazianzeno, di carattere ipersensibile,

l’effusione poetica. La sua riflessione dottrinale è fortemente trinitaria. È completamente aperto alla

tradizione classica, il suo stile è dell’asianismo più puro nella ricerca dell’effetto e la sua adesione ai modelli

classici sia in poesia sia che in oratoria è totale.

Gregorio Nisseno non partecipò alla vita politica ma approfondì la riflessione filosofica, sia sulla scia di

Basilio, sia in modo autonomo. Fu più sensibile al metodo allegorico nell’esegesi e alla filosofia platonica.

Con Gregorio, inoltre, il concetto di Dio si acclimata definitivamente nel mondo cristiano.

2. Significato culturale

L’ideale che i Cappàdoci sostenevano e l’iniziativa che portarono avanti era fondamentalmente quella

origeniana, ma adattata ad esigenze nuove. In quel momento il cristianesimo si apprestava a diventare la

religione ufficiale, e l’esigenza primaria è ora quella di dimostrare la conciliabilità tra la fede cristiana e il

razionalismo greco. I Cappàdoci, essendo di ambiente elevato, sentivano fortemente quest’esigenza e agirono

L’intransigenza della fede,

armonizzando insieme raffinatezza letteraria e ardua speculazione filosofica.

inoltre, ispirò in loro una rigida intransigenza nei confronti delle mille ingiustizie che allora funestavano il

mondo, senza trascurare il richiamo alla civiltà classica.

Letteratura d’ambiente antiocheno

4: 1. Dottrina ed esegesi

Nell’area siropalestinese le idee di Origene raccolsero molti consensi ma anche forti resistenze. Già Eusebio

era stato origeniano, ma ne aveva moderato l’allegorismo esegetico. L’interpretazione

di Cesarea spirituale

della Scrittura fu ulteriormente ridotta da Eusebio di Emesa. Questo ambiente venne ulteriormente lacerato

dalla questione ariana, che ad Antiochia ebbe un dei suoi epicentri, dove si determinarono una varietà di

indirizzi intermedi tra quello unitivo di Atanasio e quello radicalmente ariano degli origeniani più estremisti.

il quale nell’attività esegetica fu

Nella metà del secolo era attivo in area antiochena Apollinare di Laodicea,

da lui professata destò scandalo nell’ambiente antiocheno:

soprattutto letteralista. La dottrina cristologia

Apollinare, infatti, accentuò la tendenza unitiva di tradizione alessandrina, subordinando in Cristo la

componente umana a quella divina, tanto da negare in lui l’anima razionale e da parlare di una sola natura

del Logos incarnata, cioè quella divina. Ad Antiochia, infatti, si era abituati a dare molta importanza alla

natura umana di Cristo, da qui l’opposizione ad Apollinare, da parte prima di Diodoro di Tarso, poi, tra IV e

V secolo, dal discepolo Teodoro di Mopsuestia. La dottrina di Apollinare, in ogni caso, fu combattuta con il

Concilio di Costantino del 381, in cui si stabilì l’integrità, anima e corpo, dell’umanità di Cristo.

Diodoro e Teodoro furono d’accordo anche sull’esegesi. Deodoro tenne scuola e Teodoro fu suo allievo,

iniziare l’esegesi antiochena, ovvero un tipo di esegesi chiusa

pertanto si può affermare che fu Diodoro ad

all’interpretazione allegorica. Essi erano convinti che l’interpretazione allegorica alessandrina emulasse il

modo in cui i filosofi greci avevano interpretato i miti sopprimendone il significato letterale a beneficio

dell’interpretazione filosofica. Al contrario di Eusebio di Cesarea, essi non indugiarono nel rendere

marginale il ruolo dell’interpretazione allegorica, che invece era stata valorizzata soprattutto per confutare

gnostici e marcioniti e la loro separazione dei due Testamenti. Teodoro, addirittura, aveva notato più il

distacco che l’unità tra i due testi: l’Antico Testamento, infatti, ha conosciuto solo il Dio unico e ha

profetizzato il Messia soltanto nella sua dimensione umana.

2. Epifanio e la controversia origeniana

La chiesa ha da sempre mostrato poca tolleranza nei confronti delle deviazioni dottrinali. Questa tendenza è

delle controversie teologiche, favorendo un clima generalizzato di

diventata sempre più forte con l’inasprirsi

sospetto ed intolleranza, che in Oriente si protese per secoli. Tutto questo si riflette nella letteratura, con il

proliferare di scritti d’argomento polemico ed antieretico, con Epifanio di Salamina come maggiore

Scrisse un’imponente opera di contenuto eresiologico, il

esponente. Panarion, utile soprattutto per la

documentazione. Egli, inoltre, dedicò impegno ai danni della memoria di Origene, riportando la

risuscitandone la controversia in area palestinese: questo perché Epifanio constatò che gli scritti origeniani

stavano esercitando un influsso sempre maggiore nell’ambiente del monachesimo d’Egitto. Molti di questi

monaci, d’alta estrazione sociale, avvertirono l’esigenza non più della sola ascesi ma della riflessione su di

essa, e l’unico autore cristiano che poteva soddisfarli era Origene, che diventò il loro autore. Ciò comportava

l’apporto della cultura greca: ad accrescerne la fama fu Evagrio Pontico, allievo dei Cappàdoci, il quale

divenne monaco in Egitto e col suo “Praktikòs” divenne l’autore prediletto del monachesimo orientale. Fu

fortemente origeniano e radicalizzandone le idee.

3. Giovanni Crisostomo

Giovanni il Crisostomo visse un’esperienza monastica nel deserto prima di essere chiamato all’impegno

pastorale, prima come presbitero ad Antiochia, poi come vescovo a Costantinopoli. Egli fu totalmente chiuso

nei confronti della filosofia greca, ma completamente aperto alla tradizione classica sul piano della forma

espressiva. La sua attività omiletica di argomento esegetico fu intensissima, messa per iscritto attraverso i

commentari a libri dell’Antico Testamento e a Paolo. La sua esegesi è antiochena, ovvero rispettosa del

significato letterale, ma con maggiore attenzione alla tematica cristologia. Giovanni evita di prendere

dell’attaccamento ai dati più tradizionali. Il suo è un interesse soprattutto

posizione polemica a beneficio

pastorale. Egli vuole commuovere i fedeli richiamandoli al più severo impegno di vita cristiana. Proprio le

sue doti di raffinato oratore gli valsero la nomina di vescovo di Costantinopoli.

5: L’attività letteraria in Occidente

1. Dottrina ed esegesi

Il ritardo culturale dell’Occidente cristiano si accentua tra la metà del III secolo e quella del IV: solo in

il quale, tra l’altro era africano. Un’altra

seguito, infatti, sarà possibile trovare a Roma: Mario Vittorino, L’unico

figura più consona alla tradizione arriva alla fine del IV secolo, il cosiddetto Ambrosiaster.

letterario cristiano italiano attivo nella prima metà del IV secolo, Firmico Materno, si dedicava ancora

all’apologia. In Africa la situazione sembra ristagnare già dalla metà del III secolo. Agli inizi del IV secolo

fu sconvolta dallo scisma donatista: ci fu un clima di basso livello culturale, con le sole eccezioni di Ottato

per la parte cattolica e Parmeniano e Ticonio per la parte donatista. Probabilmente in questo periodo, fecero

capolino delle operette d’ambiente africano falsamente attribuite a Cipriano, caratterizzate per il latino poco

corretto. Solo Agostino, dunque, sarebbe stato in grado di rivitalizzare questo ambiente anche dal punto di

vista culturale. A dare una smossa a questo letargo culturale, in ogni caso, fu l’imporsi della questione ariana.

tutto l’occidente dalla metà del IV secolo, con il conseguente acceleramento

Questa controversia coinvolse

culturale ad opera di Potamio di Lisbona e Gregorio di Elvira in Spagna, Lucifero di Cagliari, Eusebio di

Poitiers, col “De colmò

Vercelli, Febadio di Agen, Ilario di Poitiers. In particolare Ilario di Trinitate”

tutto il ritardo rispetto all’oriente. Quest’opera contiene una sintesi di tutte le diverse esigenze in contrasto,

interpretando la dialettica trinitaria tradizionale, in linea con i più recenti esiti dei dibattiti teologici orientali.

Questo processo fu continuato da Ambrogio, ma con molta meno sensibilità alle questioni politiche delle

chiese orientali e meno originalità nelle soluzioni proposte. usava spiegare l’Antico Testamento

In Occidente è chiaro il ritardo in ambito esegetico, anche perché non si

Il vero iniziatore dell’esegesi in Occidente fu

in riunioni infrasettimanali come avveniva invece in Oriente.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di letteratura cristiana antica della professoressa Ciccarese.
Negli appunti di letteratura cristiana antica si ripercorre il periodo che va dalle origini al terzo secolo, fino alla separazione tra Oriente e Occidente.
Negli appunti di letteratura cristiana antica di Maria Pia Ciccarese sono illustrati anche i vari autori più importanti del tempo.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in studi storico-religiosi
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ninja13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura cristiana antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof gloria anna maria.

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