Le lettere di Paolo e la tradizione paolina
La lettera come genere
Le lettere paoline sono i più antichi documenti cristiani conservati. Lo scopo della lettera apostolica era quello di sostituire la comunicazione orale quando l’apostolo era lontano. Raramente sono indirizzate ad un solo individuo, per lo più sono indirizzate a comunità di fedeli, a chiese. Della forma epistolare riprendono il “prescritto” composto da tre elementi: mittente, destinatario, un saluto con spesso un augurio di buona salute (<abbi cura di te>). Paolo modifica questi elementi aggiungendo al mittente il suo titolo di apostolo, il proemio nel quale inserisce il ringraziamento a Dio se i destinatari stanno bene, aggiunge nel saluto finale la formula <grazie a voi e pace da parte di Dio Padre e del Signore Gesù Cristo> aggiungendo poi all’augurio <rendo grazie a Dio>. Le lettere paoline sono dedicate all’approfondimento di questioni teologiche ed etiche.
Cronologia
Per la vita di Paolo possiamo utilizzare due fonti: gli Atti e le sue Lettere. Secondo gli Atti, il luogo di nascita è Tarso in Cilicia. Era un fariseo dedito alla pratica della Legge e un persecutore dei cristiani. Subito dopo la vocazione, avvenuta nel 32, andò in Arabia e viaggiò molto fino a quando compì il primo viaggio missionario tra il 49-50 assieme a Barnaba e Marco a Cipro. Nel suo soggiorno a Corinto tra il 50-52 fondò la Chiesa e tra il 55-56 venne accusato dal proconsole Gallione e arrestato. Nel 60 arriva a Roma, sotto suo appello all’Imperatore, e venne messo agli arresti domiciliari per due anni.
Lettere autentiche
- Prima Lettera ai Tessalonicesi: scritta a Corinto tra il 50-52. A Tessalonica (attuale Salonicco) aveva fondato la Chiesa. Lo scritto è diviso in due parti: nella prima parte parla dei rapporti con i Tessalonicesi, evoca la sua attività apostolica ispirata dall’affetto per questa comunità della quale elogia la fede e che spera di rivedere presto; nella seconda parte vi sono esortazioni e istruzioni sulla vita morale da seguire, sui rapporti da mantenere all’interno della comunità e sulla vita dopo la morte per i cristiani, cioè che la loro anima resusciterà e vivrà l’eternità in compagnia di Dio.
- Prima Lettera ai Corinzi: composta nel 55. Rivolta alla comunità pagano-cristiana fondata da lui a Corinto. Non ha una struttura precisa, Paolo risponde a delle domande postegli dalla comunità ad esempio sulla formazione interna dei partiti che facevano capo a persone diverse. Egli dice di essere a conoscenza della verità della croce ma essi rivelano ancora di essere carnali e non spirituali e quindi questa verità non gli può essere svelata. Alla considerazione che essi si sentano salvi solo perché battezzati, gli contrappone la teologia della croce secondo la quale Dio si manifesta in ciò che è debole e disprezzato. Dà insegnamenti riguardo al matrimonio e possibilmente di conservare la condizione che si aveva prima della conversione (sposato o celibe-nubile).
- Seconda Lettera ai Corinzi: spiega il motivo per il quale non è andato a trovare la sua comunità una terza volta, ovvero per contrasti con alcuni uomini, e afferma di scrivere questa lettera <tra molte lacrime>. Questi uomini sono apostoli ebrei esterni alla comunità e accusavano Paolo di avere una personalità debole, che non influenzava i credenti e si auto elogiavano per le loro esperienze estatiche. Essi affermavano anche di essere in contatto con la divinità che gli permetteva di fare prodigi e dispensare sapienza.
- Lettera ai Galati: ha un tono polemico contro i Galati che si fanno sviare con facilità da alcuni missionari cristiani che pretendevano l’osservanza della legge e dei riti ebraici, come la circoncisione.
- Lettera ai Filippesi: fondò a Filippi, capitale della Macedonia, la sua prima comunità in Europa nel primo viaggio missionario nel 49. Qui parla della sua prigionia e dell’attesa del martirio e spera di poter rivedere i Filippesi. Fa un inno a Cristo e subito cambia tono quando fa un’invettiva contro i ‘cattivi operai’.
- Lettera a Filemone: è indirizzata a Filemone e a tutta la chiesa riunita nella sua casa. La scrive in occasione del fatto che Onesimo, schiavo di Filemone, era scappato e si era rifugiato da Paolo, e Paolo chiede a Filemone di riaccoglierlo ma non come schiavo ma come fratello.
- Lettera ai Romani: indirizzata ad una comunità non fondata da lui. Afferma che la sua missione verrà spostata da Oriente a Occidente, precisamente vuole dirigersi in Spagna e pensa a Roma come ad un punto d’appoggio. In previsione di questo egli scrive questa lettera per farsi accettare. Dice che gli uomini non hanno riconosciuto Dio nelle sue opere e sono caduti nell’immoralità.
Lettere pseudepigrafe
- Seconda Lettera ai Tessalonicesi: si scaglia contro coloro che avevano letto tra le righe dei suoi scritti l’imminente fine dei tempi e che per questo si rifiutano di lavorare.
- Lettera ai Colossesi: indirizzata alla comunità di Colosse, in Frigia. Non era fondata da lui ma dal suo collaboratore Epafra. Esorta i Colossesi a rendere grazie a Dio e a rimanere saldi nella fede senza farsi fuorviare dalla filosofia.
- Lettera agli Efesini: si elogia l’opera misericordiosa di Dio, che attraverso Cristo, ha fatto rivivere i credenti.
- Pastorali: rivolte a Timoteo e Tito, capi delle chiese. Le lettere danno istruzioni per i pastori cristiani. Si scaglia anche contro gli avversari che favorivano l’emancipazione della donna.
- Terza Lettera ai Corinzi: si chiede di reagire alla predicazione di due missionari giunti a Corinto, Simone e Cleobio. Questi due affermavano che Dio non è l’onnipotente creatore, che non esiste resurrezione, che Cristo non è stato generato da Maria e che il mondo è degli Angeli e non di Dio. Per tutta risposta Paolo afferma la resurrezione delle carni con esempi biblici, l’uomo è plasmato da Dio e generato da Maria, Dio è il creatore del cielo e della terra.
La tradizione evangelica
Il problema letterario dei Vangeli Sinottici
Teoria delle due fonti: il problema della composizione dei Vangeli e delle fonti si pone all’interno di un dibattito sulla veridicità o meno di essi, nel XVIII secolo. Il dibattito fu iniziato da Reimarus, il quale compose uno scritto sull’Antico e sul Nuovo Testamento. Il dibattito prende in considerazione i Vangeli di Marco, Matteo e Luca che presentano molte affinità anche verbali ma delle divergenze sugli episodi e sul contenuto. Secondo la “Teoria della due fonti” Marco è il più antico dei sinottici e Matteo e Luca, in maniera indipendente, lo hanno adoperato; hanno inoltre utilizzato una fonte di detti di Gesù. Quest’ultima viene soprannominata “Q” e doveva essere una raccolta scritta composta probabilmente in aramaico, nella lingua di Gesù.
Il genere Vangelo
Il termine “evangelion” indicava la ricompensa per un buona notizia. Paolo lo riprende dalle comunità cristiane ellenistiche. Assume poi la connotazione del messaggio di salvezza di Cristo. Solo con Mangione il termine Vangelo identificò un testo scritto. Su di essi è stabilito che sono una creazione originale e non derivano da nessun testo scritto precedente, vennero composti come cicli di letture liturgiche.
Marco
È suo il più antico Vangelo conservato e forse è stato anche l’inventore di questo nuovo tipo di testo. È organizzato dalla predicazione del Battista e il Battesimo di Gesù fino alla Resurrezione. Egli non ha però inserito le vicende storiche all’interno di periodi, parla di una sola Pasqua e si pensa quindi che il tutto si sia svolto all’interno di un anno (mentre per Giovanni si è svolto tutto in tre anni). La lingua è molto vicina a quella parlata, ricca di latinismi e diminutivi. Lo si può datare al 70, scritto in Siria.
Matteo
Ha adoperato Marco e Q. Poi le parole di Gesù sono state riunite all’interno di cinque grandi discorsi: discorso della montagna, missionario, parabole, rapporti nelle comunità, escatologico. Il materiale proprio di Matteo è composto da leggende e si trovano alla fine e all’inizio del Vangelo. La genealogia serve a dimostrare che è proprio il Messia; il concepimento verginale anticipa all’origine di Gesù la sua qualità di Figlio di Dio; l’adorazione dei magi simboleggia il riconoscimento da parte dei pagani; la persecuzione di Erode prefigura l’opposizione dei Giudei che lo porterà alla morte. Composto nel 70 ad Antiochia.
Luca
Vangelo: adopera Marco e Q ma divide i suoi scritti in due parti, nel Vangelo pone le vicende della vita di Cristo mentre negli Atti segue la predicazione della Parola di Dio fino all’arrivo a Roma. Il materiale proprio di Luca è costituito da parabole. Qui c’è un accurato uso dei tempi verbali e rende precisa ed elegante la terminologia. Datato 80-90.
Atti degli Apostoli: riprende la trattazione del Vangelo ed è dedicata a Teofilo e prende inizio dall’ascensione di Gesù (argomento terminante del Vangelo). Inoltre parla della missione ordinata da Cristo agli Apostoli, ovvero l’evangelizzazione. Gli Atti non contengono il racconto del martirio di Paolo (che forse avvenne sotto Nerone) perché non vogliono costituire la biografia di Paolo ma la predicazione della parola di Dio da Gerusalemme a Roma.
Vangeli Giudeo-Cristiani
Non diventati canonici che circolavano all’interno di comunità giudaiche.
- Vangelo degli Ebioniti: costruito conciliando Matteo, Marco e Luca. Manca il racconto della nascita di Gesù in quanto gli Ebioniti non riconoscevano la nascita verginale del Cristo. Il fatto che il Battista mangia frittelle e che Cristo si rifiuta di mangiare carne si accordano con la tradizione vegetariana degli Ebioniti.
- Vangelo degli Ebrei: non è basato sui sinottici ma attinge da altre tradizioni. Diversa storia della Passione.
“Vangelo di Tommaso”
Consiste in una serie di detti e parabole di Gesù e iniziano tutte con <Gesù ha detto...>. Sono 114 detti sapienziali che trattano del rapporto tra Dio e gli esseri umani e tra questi e il mondo. Il regno annunciato qui da Gesù è diverso da quello dei sinottici perché è presente e consiste nella conoscenza di se stessi come figli del Padre e la salvezza consiste nel distacco dal mondo e nel ritiro in se stessi per ritrovare la pace e la vicinanza con Dio.
“Vangelo di Pietro”
C’è una polemica contro i Giudei che hanno condannato Gesù, che lo hanno mandato alla croce, che lo hanno ucciso, sono i soli colpevoli della morte di Gesù.
La tradizione giovannea
Il “Corpus giovanneo” è un insieme di scritti che si trovano nel Nuovo Testamento e lo si attribuisce a Giovanni, figlio di Zebedeo. È composto da un Vangelo, tre Lettere e l’Apocalisse.
Il Vangelo
Presenta diversa peculiarità: numerosi spostamenti di Gesù tra la Giudea e la Galilea e quattro viaggi a Gerusalemme (tre per Pasqua e uno per la Festa delle Capanne); quadro cronologico più ampio; non ci sono parabole, Gesù si esprime tramite lunghi discorsi sulla sua persona e sulla sua missione evangelica; ci sono otto miracoli. Con i sinottici ha pochi punti in comune come ad esempio la cornice narrativa e alcuni detti. Datata 100.
Le Lettere
Non presentano l’autore sotto il nome di Giovanni, seppure presentate come lettere mancano della tipologia epistolare e dei saluti finali. Una delle lettere non è indirizzata ad una comunità ma a un privato.
Le più antiche apocalissi cristiane
“Apocalisse di Giovanni”
Si distingue in tre parti: la visione del Figlio dell’uomo che dà al narratore l’ordine di vedere e scrivere; le lettere dettate dal Cristo per sette chiese dell’Asia Minore; la visione del trono divino dinanzi al quale è posto un libro chiuso con sette sigilli, che soltanto l’agnello immolato (cioè il Cristo crocifisso) può aprire. L’Apocalisse simboleggia il senso della storia del mondo che appare enigmatica a causa della sofferenza dei giusti ma che trova la sua chiave nel destino di Cristo, attraverso il quale i suoi seguaci sono chiamati a passare. L’apertura dei sigilli comporta lo scatenarsi di una successione di eventi. All’interno le storie sono fortemente simboliche e allegoriche, come ad esempio Roma rappresentata da una prostituta che aspira a sostituirsi a Dio, poi c’è una donna vestita di sole, simbolo di Israele (paese in cui nasce il Messia e la sua comunità di seguaci). Nel giudizio finale c’è la sconfitta del male e la scomparsa del mondo presente e l’avvento della città di Dio, la Gerusalemme celeste.
“Ascensione di Isaia”
Racconta la storia del profeta fatto segare in due dal Re Manasse. Per una sbagliata traduzione, ovvero “sega di legno” invece che “sega da legno”, moltissimi pensavano che ci fosse un rapporto con Cristo, morto sul legno della croce. Ezechia, Re di Giudea, convoca nella reggia di Gerusalemme suo figlio Manasse riferendogli della visione della venuta di Cristo sulla terra da Isaia ma gli racconta anche che Manasse una volta divenuto re avrebbe portato la popolazione nell’idolatria e fatto uccidere Isaia. Isaia aveva avuto la visione durante una liturgia, era caduto in estasi e aveva visto che il Signore lo aveva trascinato verso i sette cieli, che sarebbe poi ridisceso in terra sotto forma di uomo, preso i giusti imprigionati sulla terra dal diavolo e riportati in cielo. Datato II secolo in Siria.
Lettere non paoline
“Lettera di Clemente Romano ai Corinzi”
Letta forse durante la liturgia. Segue i canoni del genere epistolare con il prescritto e i saluti finali. L’occasione dello scritto è la deposizione a Corinto di presbiteri/episcopi, i quali si sono rivolti a Roma. La lettera interviene per far annullare la deposizione, provocata forse dalla volontà di abrogare il presbiterato, una carica che a Corinto non esisteva ai tempi di Paolo.
Ignazio di Antiochia
Probabilmente visse nell’epoca di Traiano (98-117), secondo successore di Pietro come vescovo di Antiochia. Venne imprigionato e portato a Roma per subire il martirio e durante il viaggio incontrò i rappresentanti di diverse chiese. Qui è presente una preoccupazione di Ignazio, ovvero quella del diffondersi, all’interno delle comunità cristiane, di gruppi che rinnegavano la realtà storica della Passione e la morte di Cristo. Essi non credono che egli sia morto e risorto, per questo non vogliono prendere parte all’Eucarestia, perché essa non rappresenta il corpo di Cristo. Negano inoltre l’autorità di presbiteri, diaconi e vescovi. Ignazio risponde che in terra i vescovi occupano il posto di Dio, i presbiteri quello degli Apostoli e i diaconi svolgono il servizio di Gesù Cristo.
Policarpo di Smirne
Era stato eletto vescovo di Smirne dagli Apostoli e si era recato a Roma sotto Papa Aniceto (154-55) per discutere della questione pasquale. La lettera inizia con le congratulazioni di Policarpo alla chiesa di Filippi per aver scortato Ignazio e gli altri prigionieri a Roma. Seguono dei consigli contro la cupidigia e l’elencazione dei doveri di mogli, vedove, diaconi ecc.
Trattati in forma di lettera
“Lettera agli Ebrei”
Manca del formulario epistolare iniziale ma ci sono i saluti finali. È un lungo discorso sul sacerdozio di Cristo. Fu inizialmente attribuita a Paolo, e a ciò deve la sua canonicità, ma oggi ciò è fortemente negato in base ai contenuti e alla lingua. Scritta probabilmente da un cristiano che conosceva la storia paolina, forse non studiata direttamente sulle sue lettere.
“Lettera di Giacomo”
Qui ci sono il proemio e il prescritto ma mancano i saluti finali. Affronta questioni varie: perseveranza e rigore nell’osservanza della parola di Dio. C’è un’invettiva contro i commercianti che agiscono come se fossero i padroni della loro vita e contro i ricchi che si arricchiscono sfruttando gli altri. Consiglia di pazientare fino all’arrivo del Signore e a compiere atti liturgici.
“Prima Lettera di Pietro”
C’è un proemio che parla di sofferenze patite dai fedeli. Parla della condizione dei cristiani che è quella di vivere nella santità e nell’amore fraterno. Si presenta scritta a Babilonia (Roma prese questo nome dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70).
“Lettera di Barnaba”
C’è un saluto all’inizio e alla fine dello scritto, non è una lettera ma un trattato. Il nome Barnaba non compare all’interno del trattato, gli è stato attribuito dai primi conoscitori. L’autore vuole enunciare la “conoscenza perfetta” e lo fa citando e commentando passi profetici volti a sottolineare che gli Ebrei non hanno compreso il messaggio di Dio. Parla poi di “due vie”, quella delle tenebre e quella della luce, la prima diretta dai Demoni di Satana e la seconda governata dagli Angeli di Dio. Il tema di fondo è il concetto che gli Ebrei non si sono rivelati degni della Legge di Dio che così è passata ai cristiani; secondo Barnaba la Legge non ha valore storico-letterale ma è sempre stata da interpretare in chiave allegorico-spirituale. Si esprime in termini fortemente antigiudaici.
Disciplina ecclesiastica - Omelie
“Didachè”
Il testo integrale venne rinvenuto all’interno di un Codice dell’XI secolo solo nel 1873. Si presenta come un manuale per la disciplina ecclesiastica.
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