Fonte Q e i vangeli sinottici
È presente il discorso sulle beatitudini, la morte di Gesù sarebbe stata analoga alla morte degli altri profeti e solo in un secondo tempo le comunità cristiane iniziano a riflettere sulla morte di Gesù. Già questo si nota nel vangelo di Marco. Andiamo a vedere nel concreto i tre vangeli sinottici: come viene raccontata la morte di Gesù nei tre vangeli?
Vangelo di Marco
Lettura di un passo del vangelo di Marco in aramaico; Nessuno dei tre evangelisti viene dalla Palestina, la citazione di Marco probabilmente viene da altre fonti (ricordiamo che Marco parla per una comunità di giudeocristiani). Soprattutto nel vangelo di Marco il riconoscimento della messianicità di Gesù è ritardato da Gesù stesso o avviene di rado, i pagani prima dei giudei hanno riconosciuto il figlio di Dio; alla fine, quando il disegno divino si è compiuto, il centurione lo riconosce.
Matteo e Marco
Procedono alla pari, la novità sta nello scenario apocalittico tipico di Matteo che va oltre con la descrizione. Oltre a un racconto della passione si è innestato il racconto apocalittico.
Versione di Luca
È un evangelista più tardo, utilizza salmo 31,6 che scrive in greco evitando l’aramaico, il gioco di parole su “Elia” svanisce, Luca salta quel passaggio. La descrizione che di solito è più ampia, in questo caso è più scarna, i tre sinottici hanno sfumature diverse. Luca oltre le beatitudini aggiunge delle minacce, è molto più preciso di Matteo.
Capitolo 17: il rapporto con la legge
Il problema della legge per i pagani convertiti non era sentito, invece per i giudeocristiani lo era; Luca non si preoccupa del problema della legge ma continua dopo le minacce a dare dei precetti etici.
Cuore del vangelo di Marco, cap. 8,22
È considerato lo spartiacque. Guarigione del cieco, avviene in due tempi (di solito si tratta di una guarigione immediata) (lettura testo). I discepoli sono come il cieco che iniziano a credere in Gesù ma non hanno ancora capito chi davvero sia; il cieco inizialmente vede solo ombre, poi toccato una seconda volta è completamente guarito. Si scontrano due visioni diverse: la prima riteneva che questo fosse il destino del figlio di Dio (morte e resurrezione, sofferente) e la seconda che vede il figlio di Dio come vincitore, che porta il regno di Dio sulla terra (opinione di Pietro).
Fine vangelo di Marco, cap. 16
Le donne si recano al sepolcro e lo trovano vuoto, accanto vi era un angelo che portò il messaggio della resurrezione del crocefisso. Qualcuno ritiene che questo finale sia un modo per Marco di inchiodare il credente, di metterlo di fronte a una scelta: si crede davvero che sia risorto? In Luca e in Matteo abbiamo apparizioni che non ci sono in Marco.
Vangelo di Matteo, cap. 28
Per Matteo il sepolcro viene aperto dall’angelo (per Marco invece era già aperto), qui sono presenti le apparizioni; Matteo regola i conti con la comunità giudaica che non aveva riconosciuto Gesù. Accusa a una fazione giudaica che si inventerebbe che il corpo di Gesù sia stato trafugato per evitare che circolassero voci che Gesù fosse risorto.
Vangelo di Luca 24,23
Le apparizioni in Luca sono tante, prima appare ai due discepoli di Emmaus e poi agli apostoli come in Matteo e infine ascende al cielo. La conclusione è ancora più ampia; passiamo da una conclusione brusca, breve (di Marco) a una più ampia (di Luca). Il vangelo di Luca presenta un prologo, come se fosse un’opera storiografica, bisogna tenere conto che gli storici sono sempre consapevoli di raccontare fatti già noti, in modo più efficiente ma già noti.
Luca, a differenza degli altri due vangeli, ammette di non aver visto Gesù e di essere dipendente dagli apostoli; vedere con i propri occhi è una garanzia di veridicità, la storiografia pagana tendeva ad assimilare la produzione storiografica con quella dell’elogio, ma quest’ultimo potrebbe non essere vero, si fa dunque riferimento a testimoni oculari. Non si tratta di un Prologo solo a Luca ma anche degli atti degli apostoli; noi li leggiamo divisi, ma probabilmente erano una cosa unica, in quanto si tratta dello stesso autore.
Discorso apocalittico di Gesù
In passato si riteneva che questo discorso apocalittico, presente in tutti e tre i vangeli sinottici, potesse servire per datarli. La predicazione di Gesù doveva in un certo senso essere apocalittica, le fonti dei vangeli sinottici sono la letteratura profetica dell'antico testamento e anche una letteratura giudaica coeva.
Vangelo di Marco
Si chiede a Gesù quando il tempio di Gerusalemme sarà distrutto, bisogna tenere conto che profezie di eventi futuri si univano a memorie di eventi passati ma venivano visti come futuri, in previsione. Parla il Gesù profeta, una delle caratteristiche del messaggio del figlio di Dio delle origini, è presente la necessità della predicazione del vangelo ma con la consapevolezza che avverranno delle persecuzioni.
Versetto 14: inizia il tentativo di datazione. Abominio della desolazione fa parte del testo di Daniele (II secolo a.C) antico testamento; Daniele cap.9,26: abbiamo una profezia fatta dall’angelo Gabriele, la profezia si chiarisce meglio leggendo i versetti più avanti. Luca lascia stare l’abominio della desolazione perché probabilmente i suoi lettori non capirebbero, ed è più esplicito (sicuramente dopo il 70) l’autore sa che Gerusalemme è stata circondata da eserciti romani e il tempio è stato distrutto. In Marco l’allusione della distruzione del tempio è molto oscura, non si capisce realmente la datazione della distruzione del tempio.
Primo documento cristiano (49-50 d.C)
Prima lettera di San Paolo ai Tessalonicesi
Paolo scrive ai Tessalonicesi probabilmente da Corinto, le sue lettere iniziano solitamente con un saluto seguito da una benedizione e da una preghiera. Paolo giunto a Tessalonica dice di aver convertito dal paganesimo molte persone, però nei suoi viaggi personali ovviamente non può fermarsi a lungo nelle città, dunque manda dei suoi seguaci per avere delle notizie dei cristiani di Tessalonica.
La predicazione di San Paolo però non godeva di un riconoscimento totale, il problema era probabilmente l’esuberanza dei primi convertiti che si facevano notare nelle città. È interessante come concretamente Paolo convertiva le persone, apriva una bottega dove lavorando come artigiano, veniva a contatto con le persone e le convertiva al cristianesimo; elogia la comunità (fede e pazienza dei Tessalonicesi), Paolo sperava di tornare dai Tessalonicesi ma non c’è riuscito per via di alcune circostanze che non hanno permesso il suo ritorno, allora invia Timoteo (mentre si trova ad Atene) per chiedere delle notizie a Tessalonica, dove aveva probabilmente trovato delle incomprensioni a causa del troppo entusiasmo dei primi convertiti, per il loro atteggiamento. Le notizie che Timoteo porta a Paolo sono positive, poi dà un’ammonizione di carattere morale, l’insegnamento di Paolo era apocalittico, ma nello stesso tempo era anche un insegnamento etico, l’insegnamento non doveva essere solo di carattere cristologico (Paolo invita alla castità), fa inoltre l’invito all’amore reciproco.
Vediamo che si cela un problema fondamentale, qualcuno sostiene che siano state unite due lettere diverse, Paolo presentava la fine dei tempi come vicina anche per sollecitare la conversione, Paolo diceva che era talmente imminente che qualcuno l’avrebbe vista, Paolo dice “noi che saremo ancora in vita alla venuta del signore non avremmo alcuna precedenza davanti a quelli già morti” Paolo sostiene che si è tutti uguali, prima risorgeranno i morti e poi i vivi verranno assolti.
Didaché
È uno scritto di origine incerta, a lungo studiato sono state trovate delle affinità con la comunità giudaica e cumranica. Teoria delle due vie, una che porta alla perdizione e l’altra è una via difficile da percorrere, corrispondono entrambi alla via del vizio e della virtù; l’autore della parte istituzionale vuole spiegare a un non cristiano la struttura della chiesa dei tempi, parlando di profeti ed apostoli che erano una sorta di guida della comunità, ma questa è una realtà che ancora la didaché non conosce.
È un testo molto discusso, l’autore probabilmente conosceva il vangelo di Matteo e la fonte Q, i precetti sono tratti dal vangelo di Matteo e forse anche dalla fonte Q.
Clemente Romano
Si ritiene che sia il terzo successore di Pietro sul soglio pontificio, oggi l’identificazione con qualcuno che possa essere stato pontefice è molto discussa, si ritiene che sia la comunità di cristiani di Roma che interviene in una questione disciplinare, si diceva che la lettera scritta da Clemente potesse intervenire su altre comunità, in questo caso in quella dei Corinzi.
I lettera ai Corinzi
Fu scritta a nome della comunità di Roma in greco (lingua ufficiale della chiesa romana) una lingua più colta rispetto a quella della “Didaché”: teoria delle due vie. Mostra un’autorità sufficiente, un primato morale, la comunità romana aveva ricevuto notizie riguardo all’autorità dei presbiteri che era stata rovesciata, ciò testimonia l’esistenza di un collegio presbiteriale avente una funzione prominente nella vita delle chiese diverso dalla Didaché al cui vertice c’erano solamente i profeti.
I passo: il primo passo è un’esortazione all’obbedienza verso i presbiteri, come sappiamo già nelle lettere di Paolo ai corinzi traspare un’idea su questa comunità e di come sia sempre stata problematica e turbolenta. Alcuni “giovani” (si presume sotto i 40 anni) si erano opposti agli anziani e si sarebbero poi sostituiti nel governo delle comunità. Tutti questi contrasti rientrano nel processo di trasformazione della struttura gerarchica da presbiteriale a episcopale.
II passo: descrizione dei benefici della pace e della concordia che conseguono alla pratica dell’obbedienza e dell’umiltà.
III passo: evocazione della missione redentrice di cristo definito sommo sacerdote, invito alla reciproca sottomissione come la divisione del popolo di Israele nel deserto, organizzazione dell’esercito romano più un riferimento ai vari membri che armonicamente contribuiscono alla salute dell’intero corpo.
Il nome di Clemente non viene mai menzionato nella lettera nella quale si presenta in nome della collettività della chiesa di Roma. Sarà infatti Eusebio di Cesarea ad identificare Clemente nel II secolo come il III successore papale dopo Lino e Anacleto. La lettera viene vista come primo testimone del ministero petrino del governo della cristianità.
Il problema di Corinto era di natura gerarchica, i presbiteri erano stati deposti dalla loro carica, chi scrive la lettera mostra una buona cultura e un buon lessico profondamente radicato nelle scritture ebraiche. Ad oggi si ritiene che all’epoca il potere di Roma non fosse così forte ma che avesse sicuramente una grande fonte di prestigio; qual era il problema che spinge Clemente Romano a scrivere ai Corinzi? Si diceva che l’attività dei presbiteri fosse stata rovesciata, iniziamo a distinguere un gruppo di consacrati, questi presbiteri non sono riconosciuti dalla comunità di Corinto, allora Clemente invita in questa lettera, la comunità di Corinto, a riconoscere l’autorità dei presbiteri e a non dividersi, facendo un paragone con l’armonia del cosmo, così come nel cosmo c’è armonia (data da dio) anche nella chiesa cristiana deve esserci armonia.
Clemente I mostra un’esplicita conoscenza delle lettere paoline avendo la I lettera ai Corinzi, si rifà all’autorità di Paolo, diverso dalla Didaché che sembra non conoscere. La Didaché è sicuramente molto interessante ma allo stesso tempo molto complessa per via dell’accumulo di materiali diversi, la lettera di Clemente Romano è scritta in un greco più colto rispetto alla Didaché, sorprende il tono pacato, l’invito a riconoscere l’autorità dei presbiteri è un invito fatto con serenità e concordia.
Il pastore di Erma
Letteratura apocalittica di cui mancano gli elementi tipici degli scritti di rivelazione. Il centro d’interesse era un appello ai credenti che abbiano peccato dopo il battesimo. La menzione dei “tempi ultimi” sembra rivolta a restituire l’urgenza assoluta e immediata della conversione = esigenza di evocare il timore dell’eschaton rendendo urgente la conversione.
È di carattere visionario, Erma vede il cielo aperto dialogo con due figure: una vecchia signora, allegoria della chiesa preesistente, e un angelo sotto forma di pastore. Costituito da: 3 blocchi, 5 visioni, 12 precetti, 10 similitudini. Per quanto riguarda le visioni, le prime 4 sembrano costituire un’opera a sé conclusa: dalla 4 alla 5 il testo abbandona bruscamente la figura della vecchia signora per farsi condurre dall’angelo pastore. Sembra un testo assemblato in più tempi, secondo Manlio Simonetti Erma stesso avrebbe ripreso la sua opera dopo un riscontrato successo verso le prime 4 visioni.
Origene identifica l’autore con Erma salutato da Paolo in romani 16,14 datandolo quindi al I secolo. Erma sembra opporsi con nettezza a quelle tendenze che prescrivono l’irremissibilità delle colpe commesse dopo il battesimo. Erma annuncia un giubileo = possibilità di vedere perdonati i propri peccati post-battesimali, vi è la necessità della penitenza anche dopo il battesimo che rimane l’unico accesso alla salvezza, l’immagine della torre in costruzione le cui fondamenta sono sulle acque può alludere al fondamento battesimale dell’essenza cristiana di salvezza.
Prospettiva universalistica: incessante appello alla conversione del se, Erma non indica che una procedura di remissione dei peccati a opera della chiesa istituzionale.
Il racconto in breve:
- Rode: donna a cui Erma fu venduto a Roma e che amò come una sorella, lei appare in una visione di Erma.
- 7 donne: la fede (la madre), la continenza (la figlia), la scienza, semplicità, innocenza, santità e carità (figlie le une delle altre).
- Torre in costruzione: una volta portata al termine verrà la fine dei tempi.
- Un pastore: inviato dall’angelo più venerando per abitare con Erma il resto della sua vita. Il pastore afferma che colui che ha ricevuto il perdono dei peccati non dovrebbe più peccare, dunque i futuri credenti e quelli che ora hanno creduto al signore non hanno possibilità di fare penitenza per i peccati futuri, si ha a disposizione una sola penitenza.
È uno scritto che in fondo vuole veicolare un messaggio molto semplice, vuole cercare di risolvere un problema presentato nella chiesa delle origini e cioè: cosa fare se un battezzato peccava? Anche qui c’erano delle posizioni rigoriste, negavano la remissione dei peccati post battesimo mentre la posizione del pastore di Erma è molto più sfumata, se un battezzato fosse in corso in qualche peccato, l’invito era fare penitenza per ottenere il perdono, in quanto sarebbe stata l’ultima occasione prima della fine dei tempi.
Erma costruisce uno scritto complesso, le visioni sembrano avvicinare il pastore di Erma al genere apocalittico, il messaggio è un invito ai battezzati di adempirsi per avere la possibilità di redimersi dai peccati, purtroppo però il messaggio è veicolato in una forma molto complessa, semplice contenuto, forma complessa, il pastore appare a Erma per consegnargli i precetti.
Tertulliano: apologia del cristianesimo
Si tratta di un autore in lingua latina del II-III secolo, considerato il primo grande scrittore cristiano in latino, alcuni lo ritengono l’inventore della lingua cristiana in latino ossia il primo ad utilizzare il latino come lingua che sappia esporre la verità sul cristianesimo.
Tertulliano si rivolge ai magistrati romani che amministrano la giustizia nel Capitolium di Cartagine in pubblico, ritorna come nel “a Diogneto” il concetto di cristiani peregrini del mondo: “la verità [...] sa di vivere da straniera sulla terra.
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