Concezione cinese tradizionale di letteratura e i classici
Il linguaggio è un mezzo per la trasmissione di informazioni e la letteratura è un uso particolare del linguaggio. La letteratura ha due funzioni:
- Estetica: godimento dell’opera;
- Comunicativa: trasmissione del messaggio.
Letteratura orale e testi scritti
Per letteratura non si intende solo il testo scritto; infatti, quando non c’è un supporto durevole, c’è la memoria a divenire veicolo di trasmissione. Fino al XX secolo in Cina il tasso di alfabetizzazione rimase bassissimo e quindi la trasmissione orale svolse un ruolo fondamentale, visto soprattutto che pochi avevano accesso alla letteratura scritta. La comodità della letteratura scritta è l’essere duratura e difficilmente modificabile.
La lingua dei testi
Per essere compreso da un vasto pubblico un testo letterario deve usare la lingua contemporanea. L’evoluzione della lingua dei testi procede in questo modo:
- A partire dal IV secolo a.C., la lingua scritta era strettamente correlata alla lingua parlata;
- A partire dal III secolo a.C. inizia ad emergere uno stile scritto ben distinto (Han occidentali) chiamato “wenyan” o “lingua dei testi” o “cinese classico”, in cui sono scritte le maggiori opere della letteratura cinese tradizionale tra cui:
- I classici confuciani (i “-jing”),
- La poesia “yuefu”, “shi” e “ci”;
- La prosa filosofica;
- Le biografie ufficiali dei personaggi importanti;
- Editti imperiali e testi governativi in generale.
- A partire dal II secolo a.C., oltre alla letteratura in wenyan viene tramandata una letteratura scritta nella lingua parlata dell’epoca, ovvero il “baihua” o “lingua semplice”. In alcuni casi il baihua veniva usato quando l’autore non aveva padronanza adeguata a scrivere in wenyan ma in generale era impiegato per i testi di intrattenimento. Della letteratura scritta in baihua fanno parte:
- Traduzioni di testi buddhisti;
- Storie, aneddoti e citazioni;
- Romanzi;
- Opere teatrali.
Concetto di letteratura cinese tradizionale
La Cina, essendo una civiltà agricola-preindustriale, ha avuto difficoltà fino al XX secolo a vedere migliorata la condizione di analfabetismo; per iniziare a vedere un miglioramento i costi dei materiali di lettura e scrittura dovevano essere molto più bassi. È infatti la classe colta (mandarini) a decidere quali opere erano da scrivere e tramandare.
I primi testi scritti sono differenti tra loro e sono compilati intorno all’800 a.C. circa; questi testi hanno un ruolo importantissimo nella società in quanto la loro funzione (come tutta la letteratura) è quella didattica e d’importanza ancora maggiore è la loro interpretazione nei commentari.
I primi scritti sono:
- Shijing: “Classico delle Odi” formato da 305 poemi brevi in forma di poesia popolare;
- Shujing: “Classico dei Documenti” formato da allocuzioni e rimostranze attribuite ai sovrani;
- Yijing: “Classico dei Mutamenti” ovvero un manuale di divinazione.
In Cina c’è una divisione tripartita:
- Livello ufficiale: di cui fa parte la letteratura scritta e colta;
- Letteratura orale: di cui fanno parte miti, barzellette, proverbi e ballate;
- Letteratura scritta bassa di intrattenimento: di cui fanno parte la narrativa e il teatro.
La Cina abbandonò l’uso della scrittura classica wenyan con la motivazione che non era più consona alla rappresentazione della coscienza moderna e che avrebbe impedito la comunicazione con la massa della popolazione. La concezione della letteratura cinese tradizionale si basa sull’importanza del contenuto e quindi ha una funzione didattica: insegnare e indurre un comportamento morale in linea con gli insegnamenti confuciani. La letteratura è quindi l’insieme di scritti che riportano i fatti e le parole dei sovrani in modo da riformulare il percorso per il dao. Gli studenti, immergendosi in queste parole, assorbono il modo di pensare e agire cosicché il loro comportamento sarà analogo a quello dei sovrani.
Linguaggio e scrittura
Nel III millennio a.C. nascono i più antichi frammenti di scrittura su ossa oracolari a scopo divinatorio, redatti in una forma monosillabica. Per un lungo periodo, fino al II/III secolo a.C., il cinese scritto riflette i cambiamenti del cinese parlato; da questo periodo in poi andò ad evolversi una lingua scritta a sé stante, il wenyan, che restò in uso fino al XX secolo. Il cinese parlato andò evolvendosi seguendo varie linee di sviluppo chiamate “fangyan” o “lingue regionali”, “dialetti”.
Il “guanhua” invece era la lingua dei funzionari e veniva usata a corte. La natura monosillabica del cinese ha permesso la formazione di un sistema di scrittura dove ad ogni morfema corrispondesse un carattere (zi). Da ricordare la divisione in sei gruppi dei caratteri cinesi o “liushu”:
- Simboli indicativi;
- Simboli imitativi;
- Composti fonetici;
- Simboli associativi;
- Estensioni semantiche;
- Prestiti.
Per quanto riguarda lo stile di scrittura, si è andato sempre più a semplificare e a standardizzare. Esistono due stili fondamentali:
- Kaishu: o “stile esemplare” ancora in uso;
- Lishu: o “stile amministrativo” che è però più antico del kaishu ed era utilizzato per scrivere su legno e bambù ed era caratterizzato da simboli semplici e lineari.
Solo negli anni ’50 entra in vigore il sistema dei caratteri semplificati o “jiantizi”. Per quanto riguarda la produzione dei testi, le fonti più antiche sono le ossa oracolari e i simboli su bronzi e terrecotte.
Il procedimento più comune era quello di scrivere con pennello e inchiostro su strisce di legno o bambù che venivano legate tra loro e arrotolate. A causa forse dell’ingombro di questi rotoli chiamati “juan”, il numero dei testi arrivati a noi è pochissimo. Si pensa che il pennello sia stato inventato da Meng Tian, un militare e architetto della Grande Muraglia.
Con l’introduzione della carta chiamata “zhi” nel I secolo d.C., la situazione migliorò e per tutto il secolo si apportarono miglioramenti alla scrittura adattandola sempre di più alla carta. Grazie all’importanza che il Buddhismo dava ai testi scritti, esso svolse un ruolo rilevante nell’invenzione e sviluppo della stampa, prima manuale e poco produttiva, e successivamente meccanica: il primo esempio di stampa risale al VIII secolo d.C. e nel X secolo d.C. le autorità governative commissionarono la prima stampa di una serie completa di classici. Fu solo tra il 1875 e il 1920 che venne introdotta la stampa moderna contemporanea in Cina.
La storia della letteratura cinese
La storia della letteratura cinese può essere divisa in 4 fasi:
- Dagli inizi all’invenzione della carta (I secolo d.C.);
- Dall’invenzione della carta all’introduzione dei libri stampati (I millennio d.C.);
- Dall’introduzione dei libri stampati alle moderne tecniche di stampa (1875/1920);
- Periodo moderno.
Istruzione e alfabetizzazione
Tra lettura e scrittura, nonostante entrambe non fossero considerate importantissime, veniva privilegiata la lettura visto che la scrittura era in mano ai mandarini. Con la comparsa della carta si diffuse maggiormente l’alfabetizzazione. Le epoche più importanti furono:
- Tang: enfasi sull’istruzione visto l’ideale di cultura democratica; anche i più poveri, se capaci, potevano aspirare a diventare “zhuangyuan”, ovvero il grado più alto raggiungibile con l’esame di stato nella capitale.
- Song: il superamento di tali esami dava l’accesso alla carriera governativa; nonostante ciò le donne colte erano pochissime in quanto si pensava che “per una donna non aver talento è una virtù”. Solo Li Qingzhao raggiunse considerazione letteraria pari ai poeti uomini.
La società cinese tradizionale: tra gli Han e i Qing
Nella società cinese esistevano culture locali (singoli villaggi o comunità di mercato) e culture meglio distinte nella società in cui si parlava cinese. Queste culture non godevano tutte dello stesso prestigio e anzi, tutte le comunità erano surclassate da una cultura universale che rappresentava il governo e la piccola nobiltà: il Confucianesimo. Zurcher chiama questa cultura “tradizione centrale” e gli accosta le “tradizioni periferiche”. La Tradizione centrale si proclamava universalmente valida a giudicare le altre culture e superiore a tutte le altre; si avvaleva di una sterminata tradizione scritta e il suo dominio culturale veniva accresciuto dalla posizione sociale dei suoi esponenti (governo e piccola nobiltà). Ci furono diverse fasi modificatorie del Confucianesimo:
- Dal II secolo d.C. lo “Zhuangzi” e lo “Yijing” divennero le opere principali per la riformulazione del Confucianesimo che divenne “neo-taoismo”;
- Nell’XI e XII secolo d.C. durante l’epoca Song c’è una riformulazione conosciuta in occidente come “neo-confucianesimo”.
Questa transizione quindi prevede il passaggio da un Confucianesimo (in epoca Tang) di natura scolastica e che rappresentava la dottrina di stato a un Neo-confucianesimo (in epoca Song) di natura morale in cui il ruolo della dottrina era quello filosofico/morale. Più il Neo-confucianesimo si “evolveva” e più diventava autonomo, tanto che, nonostante il termine di “Tre Dottrine” (Confucianesimo, Taoismo e Buddhismo), divenne il più accettato tra tutti.
Nel pensiero cinese tradizionale la società era divisa in 4 strati:
- Shi: coloro che provvedevano al governo;
- Nong: contadini;
- Gong: artigiani;
- Shang: mercanti.
Nel corso dei secoli, dagli Han ai Song, gli “shi” erano prima proprietari terrieri, poi aristocratici del mondo politico; con i Song cambiò tutto grazie all’introduzione della classe sociale della “gentry” o “piccola nobiltà”. L’unione tra questa classe sociale ed il confucianesimo fece sì che il sistema degli esami portò in alto solo gli aristocratici di merito.
Il Confucianesimo prese sempre le distanze dalle culture periferiche anche se queste ultime cercarono di implementarlo. Esistevano due tipi di letteratura in generale:
- Letteratura alta;
- Letteratura leggera.
Entrambi i tipi di letteratura furono plasmati dal Confucianesimo e coloro che avevano in mano le redini di tali letterature furono la classe dei “letterati”, cioè le persone colte. Fino alla dinastia Tang i produttori di letteratura erano impiegati governativi, ma con i Song aumentò il numero di autori senza cariche governative. Fino al XIX secolo gli autori dovevano aver fatto almeno un breve trascorso nella carriera burocratica.
La Via
Il pensiero cinese non ha ritenuto necessario trovare una causa prima al tutto e alla creazione: le cose sono quello che sono e non esiste una divinità che vuole che le cose siano in un certo modo. Il principio insito a tutte le cose è chiamato “dao”, riconosciuto dall’uomo solo grazie all’accumularsi dell’esperienza.
I modelli furono Confucio e il Duca di Zhou, eccezionali conoscitori del dao ma comunque umani: il raggiungimento del dao comprende la non-deviazione e il comportamento corretto nella società. Attraverso questo comportamento corretto si raggiunge l’ordine “zhi”; altrimenti ne risulta il disordine “luan”. Il garante di questa retta via è l’imperatore: se riesce a ispirare il giusto comportamento nei sudditi, allora lui possiede la virtù, chiamata “de”.
Coloro che occupano un rango più alto hanno più “de” visto che hanno fatto di più per la società, tanto che un sovrano poteva non nominare i figli come successori se un suo suddito avesse mostrato più virtù. Le cariche più alte si raggiungono con lo studio e quindi attraverso la conoscenza si procede verso il dao. Il raggiungimento della conoscenza si attuava attraverso lo studio della letteratura in presenza di un maestro.
La Via e il governo: verità e letteratura
Via, letteratura e governo formano una trinità in Cina. Il Confucianesimo presuppone che la letteratura sia connessa al governo che, a sua volta, è il responsabile di garantire la correttezza di pensiero e azione dell’uomo. Per ipotesi i testi sono le espressioni dei sentimenti reali dello scrittore e il governo non deve garantire solo la qualità dei testi ma anche la loro correttezza: infatti esso esercitava un ruolo attivo sulla stesura e revisione della letteratura. Solo durante la rivolta di Taiping (1849/1864) furono conservati testi ribelli.
I cinque capisaldi della letteratura tradizionale cinese sono datati tra il X e il I secolo d.C. e sono:
- Shijing: “Classico delle Odi” formato da 305 poemi brevi in forma di poesia popolare che stanno a fondamento della poesia cinese. Di questi componimenti si dice che Confucio avrebbe scelto i migliori secondo criteri educativi e morali. Successivamente viene dato a questi componimenti un significato allegorico che allude ad alti insegnamenti morali. È divisa in 4 parti fondamentali:
- Guofeng: 160 poesie cantate su arie popolari di stati feudali sotto il dominio Zhou;
- Xiaoya: 105 poesie su vita, sentimenti e passioni dei nobili;
- Daya: origini leggendarie della dinastia Zhou;
- Song: 40 poesie cantate durante i riti religiosi in epoca Zhou.
- Shujing: “Classico dei Documenti” formato da allocuzioni e rimostranze attribuite ai sovrani in 50 libri, di cui solo 30 sono autentici. Sono testi caratterizzati da uno stile solenne difficile da interpretare, sentimenti nobili e onesti;
- Yijing: “Classico dei Mutamenti” ovvero un manuale di divinazione che fa da cardine per la filosofia cinese e infatti è da qui che vengono le definizioni di “yin” e “yang”;
- Chunqiu: “Annali delle Primavere e degli Autunni”;
- Liji: ovvero i “Riti”.
Studio e traduzione della letteratura cinese in occidente
Prima del 1800:
- Nel 1582 Matteo Ricci fu mandato in Cina e romanizzò i quattro capisaldi del Confucianesimo: Lunyu, Mengzi, Zhongyuan e Daxue;
- A partire dal XVII secolo la conoscenza della Cina si diffonde in Europa sotto molti profili: sotto quello artistico nacque il fenomeno della chinoiserie ovvero l’imitazione dell’arte cinese; sotto quello filosofico si cominciò a pensare che il Confucianesimo fosse imparentato con l’Umanesimo o l’Illuminismo; sotto quello estetico gli elementi della tradizione cinese trovarono espressione nel Romanticismo;
- A partire dal XVIII secolo si traducono le opere letterarie cinesi, prima di tutte “Haoqiu zhuan” nel 1761 in inglese.
Durante il 1800:
- Si assiste alla nascita dei primi dizionari cinesi in portoghese;
- I missionari si interessano ai classici letterari mentre i coloniali si interessano alle leggi del diritto cinese.
Durante il 1900:
- Inizia lo studio della sinologia, filologia e storia della Cina;
- Inizia lo studio di traduzioni in lingue europee di opere cinesi.
La poesia cinese (concezione e primi stili dallo Shijing al fu, yuefu e gutishi)
La caratteristica della poesia cinese è la convivialità e il poeta non è una persona qualunque: fa parte di una categoria di persone che, attraverso il concetto di “yan zhi”, articola con intensità ciò che ha nella mente. Il poeta cinese parla sempre a qualcuno, che può essere un lettore ideale o un amico intimo con cui divide uno “zhiyin” ovvero un rapporto intimo e privato. La poesia è vista come un mezzo per conoscere gli altri e per farsi conoscere da loro e non è un’arte limitata alla sola classe di poeti: ogni persona che provi sentimenti di una certa intensità scrive poesie.
I temi della poesia cinese sono svariati:
- Sentimenti;
- Ingiustizia (secondo il pensiero confuciano);
- Cose che si amano;
- Politica ed esami di stato;
- Dimensione intima della personalità (Tao Yuanming, scrittore di “La sorgente dei fiori di pesco”, sogno di un viaggio in un luogo inesistente pieno di felicità, al di fuori di qualsiasi dinamica storica o politica, dove i cittadini non conoscono dinastie o nulla della vita reale. Un contadino trova questo posto e lo dice al suo imperatore, ma la ricerca di questo mistico luogo non ha un buon fine visto che non esiste).
La poesia cinese ha inizio con:
- Shijing: “Classico delle Odi” formato da 305 poemi brevi in forma di poesia popolare che stanno a fondamento della poesia cinese. Questa raccolta di poesie rappresenta tutti gli aspetti della vita della dinastia Zhou: dai rituali alle feste, dalle guerre ai matrimoni. Secondo gli Han le storie descritte in questa opera rappresentano la “storia interiore” della dinastia Zhou più che storie diverse rappresentanti quell’epoca. Di questi componimenti si dice che Confucio avrebbe scelto i migliori secondo criteri educativi e morali.
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