Leopardi: parte monografica su Leopardi
La timidezza di Leopardi
Il programma si svolge in 3 moduli:
- La 1° parte: Leopardi e la timidezza o timidità (forma usuale ‘800).
Ci s’imbatte in questo tema leggendo lo Zibaldone. Leopardi traccia l’identikit del timido geniale e ne rivela alcune caratteristiche sul carattere del timido di Genio. La timidezza diventa la condizione per esaltare questa genialità, come per esempio quella di Virgilio e di Rosseau. Leopardi non dice in questi pensieri d’essere timido ma ne parla con tanto calore e si capisce che sta delineando la sua personalità... Questi pensieri risalgono al ‘22 – ‘23, periodo più importante perché lui scrive di più nello Zibaldone, specie nel ‘23 e poi si va disseccando la sua vena poetica. L’ultima sua canzone è quella della Sua Donna. Dopo il ‘23 questa vena poetica si secca e diventa filosofo e scrive le Operette Morali (le prime 20 sono del ‘24).
Nel ‘22 Leopardi va a Roma ed è la prima uscita da Recanati ed ebbe modo di conoscere un po’ di società e fu un’esperienza negativa e tutto ciò dai pensieri della timidezza. Uno dei concetti fondamentali è che ci sono persone di poco ingegno che nella società riescono bene perché hanno una gran facilità d’approccio, però ci sono alcuni timidi d’ingegno che non riescono a rapportarsi con gli altri perché temono di riuscire inferiori a quelli che sono e ciò significa che costoro sono costretti dalla loro indole a stare in disparte o a cercare la compagnia di persone che abbiano un’elevatura intellettuale che li metta a loro agio... così conobbe il gran filologo tedesco Nibbur.
La Donna era uno dei problemi fondamentali per Leopardi e ciò si evince da alcune lettere che scriveva al fratello Carlo.
Percorsi per individuare la timidezza di Leopardi
- Studiare bene lo Zibaldone; la timidezza-genialità.
- Studiare il nesso tra timidezza e la solitudine (grande tema leopardiano, pensare al “Passero Solitario”).
- Cercare di capire se questi pensieri sono un preludio al momento che lascia la poesia e si dedica alle operette (è un momento di scavo dentro se stesso e comprensione del mondo).
- Indagare sul rapporto tra timidezza e amore. Per esempio, in Consalvo quando la sua figura morente chiede un bacio ad Elvira da cui si evince che quest’amore appassionato gli fa raggiungere l’apice delle sue emozioni (amore timido in Aspasia → poesia).
- Vedere se la timidezza si può considerare come uno dei modi di sentire fondamentali di Leopardi che colorano il suo modo di sentire e di essere.
- Dare un supporto analitico su queste tracce.
Nascita e contesto storico
Nato negli ultimi anni del ‘700 (1798); quando era giovane, tra i 18 e i 20 anni, si trovò a vivere nel periodo storico della Restaurazione in cui i vincitori di Napoleone volevano rimettere sui troni i principi spodestati dalla Rivoluzione. Fu un periodo retrivo anche se non tutta la cultura fu retriva; in ogni modo è un periodo non effervescente e lo stesso Leopardi, parlando di Ugo Foscolo, afferma che ai suoi tempi, per lo meno in Italia, alcuni uomini d’ingegno avevano dei riconoscimenti, cosa che non avveniva più nel periodo della Restaurazione.
Nel ‘20 – ‘21 e nel ‘31 ci furono dei moti rivoluzionari. Lui viveva nello Stato Pontificio perché Recanati ne faceva parte ed era il paese più retrivo, e per pubblicare la sua prima canzone filosofica mise come titolo “Ad Angelo Mai”.
Rapporto con il Romanticismo
Leopardi si formò a Recanati e leggeva i giornali romantici, per esempio l’articolo di Madame de Staël, dove rispose ai redattori controbattendo alcune tesi. Nel ‘18 egli intervenne con un lungo scritto che non fu accolto dal giornale: “Discorso di un Italiano intorno alla poesia Romantica”; lui è antiromantico, è più classicistico (il classicismo affonda le sue radici sugli antichi e sulla letteratura neoclassica; lui s’interessa di autori moderni come Parini, Alfieri e Foscolo).
In questa fase della sua poesia, russonianamente, nel Leopardi c’è un’esaltazione della natura, cioè nell’essere spontaneo, quindi, rigetto in tutto quello che è ragione o razionalità. La natura è figlia di Dio, la ragione no, perché è frutto di sviluppo casuale della civiltà che si è evoluta a discapito della natura per un percorso accidentale, infatti, crescono popoli in cui questa civilizzazione non c’era stata.
I romantici privilegiano un tipo di letteratura e di poesia più cittadinesca (→ ragione) che campagnola (natura), cioè più artificiale che naturale, e quando i romantici invitano ad una poesia che sia al passo con i tempi cittadineschi (la civiltà significava urbanismo), secondo il Leopardi tutto questo significava imporre delle regole e il carattere spiritualisteggiante del romanticismo era proprio intollerato dal Leopardi: “Mi accorgo che negli scritti dei romantici parla più all’intelletto che al senso mentre gli scritti antichi al contrario” e qui lui sente da poeta il carattere meno congeniale alla sua poesia rispetto a quella dei romantici. Però qualcosa di buono la vede nei romantici, e cioè che loro hanno visto bene che la poesia dei moderni è una poesia patetica e che lui ritiene giusto distinguere dal malinconico. Patetico e malinconico sono concetti similari ma distinti però. Per quanto il patetico sia sempre malinconico, riconosce ai romantici il patetico o sentimentale nella poesia moderna o malinconica... ciò deriva dallo sviluppo della ragione che va erodendo sempre di più i margini della natura dentro e fuori di noi e questo crea dentro di noi una specie di nostalgia per la natura perduta e da qui nasce questo patos ovvero questa malinconia.
Il processo intravisto dai romantici: noi siamo filosofici per natura di II° grado, cioè quella acquisita, quell’abitudine creata dalla società, cioè siamo degli uomini dove la razionalità prevale sugli antichi che era viva anche fino al ‘500 (Ariosto → capacità di sognare).
Nel ‘18 scrisse un saggio critico. Ad un certo punto della sua vita, Leopardi perde la fede e i segni di ciò si evincono nello Zibaldone... è il classicismo che gli fa perdere la fede, perché era pieno di illuminismo dove tutti erano liberi pensatori e quindi nei confronti della religione non ragionavano per dogmi ma per lumi della ragione; da questa cultura assorbì il Sensismo.
Fino al ‘22 cerca d’inserire il Cristianesimo nel mondo naturale: tanto più ci si allontana dalla natura, tanto più ci si allontana dalla felicità.
La perdita della fede di Leopardi – incontro con il Giordano
Nascita di nuove illusioni, disprezzo. Scrisse un Inno Cristiano: “Inno ai Patriarchi” inserito nei Canti nel ‘22; non è propriamente un Inno cristiano perché i patriarchi sono pre-cristiani, la fonte d’ispirazione è la vita semplice, naturale che essi conducevano, un po’ come i pastori, e alla fine lui paragona alla vita dei pellerossa della California che non sanno cosa è la morte e nella loro vita semplice vivono felici, e questo lo affascina in particolare la primitività della loro vita non propriamente qualcosa di religioso.
La crisi religiosa del Leopardi non fu lacerante, aveva una personalità complessa: da un lato era pieno di sogni, di fantasticherie e da un lato era un ragionatore perfetto e si rese conto che se doveva accettare alcune premesse doveva accettare le conseguenze, quindi abbandonò il cristianesimo.
Rapporto tra poesia e filosofia
Il Leopardi nello Zibaldone parla del suo sistema filosofico; lui lesse molti filosofi antichi e del ‘700, infatti compose un’Operetta Morale: “Frammento Apocrifo di Stratone da Lampsaco”. Era un allievo di Aristotele che non era un materialista antico e Leopardi fa finta di aver tradotto un frammento attribuito falsamente a questo Stratone da Lampsaco (apocrifo → falso).
In un primo momento, che coincide con il “Discorso di un Italiano...”, Leopardi stabilisce una netta divisione: chi è filosofo non può essere poeta e viceversa perché è il momento in cui la natura e la ragione sono opposte; spesso la natura è grande e la ragione piccola... è il momento più russoniano. Il filosofo Cesare Duperini interprete del Leopardi, dice che quella ragione che egli ama e odia era la ragione degli illuministi. La ama perché la ha assorbita come cultura e la odia perché ha visto il fallimento pratico della raison perché nella rivoluzione francese tutti quegli ideali di Libertà, Uguaglianza, Fraternità non erano stati raggiunti e ne susseguirono una serie di guerre che finirono con la sconfitta di Napoleone a Waterloo.
La ragione la connota sempre in maniera negativa, più in là la vedrà sotto altri profili. La ragione è aritmetica, computisteria, fare calcoli utilitaristici. La natura infonde grandi passioni e la ragione è misera calcolatrice e i versi che racchiudono questa dicotomia sono quelli quasi alla fine di “Ad Angelo Mai” dove appare la grandezza del Tasso, in cui si rispecchia perché è infelice e perseguitato dal padre e dalla madre. Per Leopardi, più di va avanti dal punto di vista materialistico più si perde la morale.
Da “Ad Angelo Mai”
Noi viviamo in un mondo peggiore di quello in cui hai vissuto tu... In questa nostra età dove i grandi ideali sono ritenuti follie in cui più della poesia che la esprime, si ascolta il calcolo utilitaristico... Se tu venissi in questo mondo nessuno ti compiangerebbe... Le poesie che compone sono filosofiche come quella “Ad Angelo Mai”, quindi c’è una contraddizione in termini anche nell’Infinito scritta nel ‘19.
C’è una base di pensiero secondo il quale la ragione s’infitta nella nostra mente e in quali condizioni particolari nella nostra mente si possa fermare un’immagine fittizia dell’infinito, per esempio, quando sale nel colle e davanti a lui c’è una siepe che gli impedisce di vedere tutto l’orizzonte, se lui lo vedesse l’immagine dell’infinito non ci sarebbe. Questa parte non vista funzione dell’infinito che innesca un meccanismo per cui ciò che non si vede si allarga → immerge l’autore in una dimensione d’animo particolare che gli porta alla memoria tante cose; tutto ciò ha alla base una visione sensistica.
In un pensiero del 1822 dello Zibaldone egli afferma: “Nonostante quello che si dica dell’impossibilità di sociare (cioè di unire) poesia e filosofia, il Genio, che si fa gioco dei precetti e quasi dell’impossibile può riuscire in quest’impresa”.
Questo perché lui aveva già scritto poesia – filosofica e si era accorto che quello che dicevano i romantici, che la poesia era patetica e sentimentale, era il punto forte della poesia romantica. Dobbiamo partire dall’effetto che la ragione provoca in coloro che sono dotati di una sensibilità particolare, cioè lo sviluppo della ragione e quindi tante cose in cui prima si credeva ora non sono più credute per esempio: il sistema Tolemaico sostituito da quello Copernicano e Galileiano. Tra la scoperta della ragione e il modo di essere dell’uomo c’è un costante rapporto di lacerazione. Nel Leopardi, gli archetipi sono quelle immagini che noi ci facciamo del mondo quando siamo bambini e che non cancelliamo mai.
Egli dice che quando era piccolo (4-5-6 anni) nella volta della stanza dove dormiva c’era un affresco di vita pastorale e con la sua sensibilità guardava questa volta e la sua fantasia lo trasportava in questo mondo e se nella realtà potesse vivere una vita pastorale sarebbe una vita di uomo beato (archetipo di una vita pastorale e non cittadina). Infatti, nella sua poesia gli sfondi più belli sono quelli campestri e non cittadini.
Rapporto fra poesia e filosofia
In un primo momento le vede separate. La poesia dei moderni è sentimentale perché nasce da un sentimento profondo, tutto di malinconia “per la natura perduta” (Shiller). A mano a mano che la ragione conquista territori che prima appartenevano all’immaginazione, viene meno quest’ultimo e va avanti l’arido vero e da ciò nasce la vera poesia moderna. Quindi non è più solo quella antica la poesia vera ma c’è pure quella moderna che ha come tratto psicologico la sentimentalità, che è molto acuto, sentimentale è poetico cioè patos: patire, soffrire per un certo stato di cose oppure essere malinconico, triste non per niente scrive nel ‘32 un’operetta morale dove si farà chiamare Tristano.
In questi anni, mentre elabora questi pensieri sulla possibilità della poesia moderna, anche se prima la ritiene difficile, emette un giudizio limitativo su un grande poeta, Vincenzo Monti, perché gli pare un poeta antico, perché la sua poesia è tutta un’imitazione esteriore degli antichi e non interiore dell’antico come fa il Leopardi nell’ultima ode di Saffo. Ma il Monti è un traduttore, è un poeta antico perché manca totalmente di filosofia che è il fondamento della cultura moderna e si riferisce alla filosofia dei Lumi.
La filosofia si fonde con la parola scienza per il Leopardi. Nel pensierino del ‘22 si può conciliare poesia e filosofia ma ciò lo può fare un poeta di Genio e lui ci riesce nell’Infinito e ad Angelo Mai. Nel ‘24 in un’operetta morale “Il Parini ovvero nella Gloria” in cui il Parini era una figura a lui cara e arriva ad una compenetrazione tra filosofia e la poesia. I sommi poeti hanno per natura una doppia facoltà: quella filosofica e quella poetica, anche se quelli che sono filosofi, la facoltà prevalente sarà quella filosofica e anche poetica e viceversa (per esempio: sono sommi filosofi Omero, Dante, Shakespeare). I romantici ereditano questa cultura da quella neoclassica pre-romantica; non c’è più diaframma tra filosofia e poesia.
La poetica del Leopardi
Lui è poeta-filosofo, però il discorso del ‘24 non supera quello del ‘22 dove l’uomo di Genio può creare poesia moderna anche se è difficile e questo è dimostrato dal fatto che dalla fine del ‘23 e fino ad arrivare al ‘28, Leopardi non scrive più poesie tranne una grande canzone Alla sua Donna, ma solo in prosa: Zibaldone, Operette Morali, Lettere. Nel ‘28 a Pisa, in una primavera in cui si sente meglio, scrive alcune lettere alla sorella descrivendo il suo benessere e compone una poesia che è “Il Risorgimento” dopo tanti anni che non scriveva una poesia e di questo si meraviglia.
Questo rapporto tra filosofia, soprattutto prosa, e poesia non è semplice, ci vuole qualcosa per cui la filosofia possa diventare poesia. Le risposte che spesso il Leopardi dava ad alcuni amici cui dava alcuni consigli per scrivere alcune poesie per feste, Leopardi era sempre negativo perché non era abituato a scrivere per commissione perché ci voleva l’ispirazione che nasce da uno stato d’animo complesso, quasi duplice: da un lato la sua malinconia, dall’altro un certo relativo benessere anche momentaneo come gli capitò nel Risorgimento. Ci deve essere un senso di apertura, il non vedere tutto scuro, ci deve essere un certo entusiasmo poetico.
Rapporto tra filosofia e poesia (continuazione)
Ci sono due sistemi di Leopardi antitetiche l’una all’altra:
- Uno del pessimismo storico.
- L’altro del pessimismo cosmico.
Il pessimismo cosmico è quello che il giovane Leopardi attribuisce ai moderni e non alle epoche precedenti dove l’uomo è stato felice e quest’epoca lui la colloca nella civiltà classica del mondo greco e latino. Importante è notare che questo sistema sembra reggere, però si va sgretolando. Per esempio: il Blasucci Luigi ha notato come nell’Inno ai Patriarchi questa età felice non è più quella delle police greche e romane ma è proiettato in un passato primitivo, cioè, quella dei Patriarchi (Abramo, Isacco) e li accomuna ai Pellerossa, cioè, un popolo primitivo perché vivevano in modo naturale, quindi questa felicità è proiettata in un tempo passato.
Una poesia in cui si nota che qualcosa non va quadrando in questo sistema, ma fermenta all’interno del Leopardi, è l’ultimo canto di “Saffo”: la Saffo-leopardiana è una fanciulla brutta, deforme ma con l’animo bello; dietro Saffo c’è la situazione fisica personale del Leopardi. Questa ragazza che ha un animo bello e genio poetico è innamorata di un giovane che si chiama Faone che la respinge e la sua disperazione la induce ad uccidersi. Ė una poesia importante perché autobiografica e perché ad un certo punto Saffo si chiede: <Cosa ho fatto io per meritarmi un corpo così deforme?>. C’è un’entità che ancora, in questo momento, può determinare senza una ragione plausibile l’infelicità di una persona, più avanti questa entità (dei – fato – natura) determinerà l’infelicità di tutti e no di una persona sola. Ma intanto chiedersi: perché mio fratello Carlo è nato sano, perché l’altro mio fratello è nato sano... ed io sono nato così? Che colpa ne ho io?. Tutto questo può creare una crepa dentro il primo sistema della natura.
Anno ‘23 – ‘24 è stato notato che Leopardi scrive molto nello Zibaldone e molte di queste note e pensieri costituiranno lo scheletro intellettuale.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.