Legislazione del turismo
Beni comuni e proprietà privata
Se io uso un bene privato, come gli occhiali, nessuno può usarli; ho una signoria incontestabile, li ho comprati, anche per usi idiosincratici (da pazzo). Questa logica non è estendibile a tutti i beni che ci circondano; sugli occhiali può esserci un conflitto allocativo in maniera escludente per riservarsi le attività connesse all’uso. Invece, il lago, ad esempio, garantisce la biodiversità, termoregolazione e ha una funzione estetico-paesaggistica. Il lago tecnicamente è dello Stato, le acque sono soggette a sfruttamento per irrigazione, energia e vi è un uso irrinunciabile che è quello idropotabile.
Evoluzione della legislazione sulle acque
Dal Medioevo al 1996, la legislazione sulle acque era funzionale a risolvere il problema dell’attribuzione proprietaria delle acque che appartenevano spesso a delle famiglie. Lo Stato ha rivendicato la titolarità delle acque dal ‘700/’800 suscettibili di sfruttamento economico, mentre le altre rimanevano in proprietà privata. Nel 1996 viene introdotto con la legge 34 “Galli” il principio per cui tutte le acque sono pubbliche, una generalizzazione della titolarità pubblica.
Negli anni ’90 si fa evidente la criticità delle fonti idriche, prima a livello europeo poi italiano. Ci si avvede di questa criticità, ci si accorge di cosa si è perso: i servizi ecologici garantiti dall’idrosfera, prestazioni che hanno caratteri dell’essenzialità (senza non ci sarebbe la vita sul pianeta) e della vulnerabilità (garantiscono i servizi ecologici a determinate condizioni).
Servizi ecosistemici e beni comuni
Se si pensa a un bosco che produce ossigeno, anche se è privato, non si impedisce la fruizione dei servizi ecosistemici (l’ossigeno), oppure il piacere estetico del lago: sono servizi che si generano a vantaggio di tutta la collettività. Servizi a fruizione indivisa pongono delle condizioni per l’esistenza della specie: servizi ecosistemici. Chi è il proprietario del lago? È più importante chiedersi quali servizi garantisce.
Tragedy of the commons e soluzioni
Se, ad esempio, un proprietario di un pascolo che è razionale aumenta il gregge per maggiore guadagno marginale, tutti i pastori sono incentivati a farlo e si verifica che il bene comune, ovvero il pascolo, di proprietà del villaggio, ha un tasso di prelievo maggiore del tasso di erba: il bene comune fallisce, c’è un’evidente giustapposizione tra una razionalità collettiva e individuale (tragedy of the commons). C’è bisogno di frazionare le risorse comuni; se il pascolo viene frazionato, ciascun pastore sarà capace di interiorizzare la regola del calmiere perché prima il pascolo non era suo e pensava di non fare danno. Una soluzione della particellizazione ha avuto riscontro nella dottrina economica, altra soluzione è riconoscere che sia opportuno preporre un custode.
La legislazione sulle acque e il principio di custodia
Fino al 1996 la legislazione sulle acque era di matrice proprietaria, era una dicotomia tra acque private che potevano essere sfruttate dal proprietario e pubbliche sfruttate anche dallo Stato che le concedeva a imprese per l’energia o consorzi di agricoltori per l’irrigazione. Nel 1996 lo schema cambia, si guarda all’idrosfera in una prospettiva diversa, c’è una rigerarchizzazione: gli interessi economici vengono sopravanzati da motivi ambientali a favore della trasmissione intergenerazionale della risorsa idrica.
Obiettivi delle politiche pubbliche
Le politiche pubbliche devono avere l’obiettivo primo di trasferire alle future generazioni un patrimonio idrico che possa generare servizi ecosistemici non inferiori a quelli che la nostra generazione oggi può generare (nel 1996): etica di rapporti dei soggetti presenti verso l’altro per garantire la vita associata nel mutuo rispetto della vita altrui. L’uomo moderno e tecnologico può incidere sui meccanismi biochimici in maniera da impedirne la perpetuazione, allora il principio etico non è solo “rispetta l’altro” ma “preoccupati della generazione futura”.
Principio di demanialità e ruolo del custode
Ogni nostra azione incidente sull’ambiente deve essere preceduta dal fatto che la decisione di costruire cose nuove e infrastrutture sia compatibile con l’esigenza di assicurare risorse ambientali pro-futuro. Dalla filosofia questo entra nel codice delle acque: se la legislazione è diventata ambientale mentre prima era economica, non è una questione di proprietà pubblica (detta cioè posta in appartenenza pubblica) ma la necessità di porre un custode, un soggetto che si occupi della tutela delle acque.
Custodia e titolarità pubblica
Non si è in una titolarità di prelievo e di facoltà d’uso, ma di un’attribuzione finalizzata a fare in modo che, grazie all’intervento di un custode, le acque si trasmettano alle generazioni future: titolarità custodiale, radicalmente diversa da quella privata, impegna all’esercizio della custodia, invece la proprietà conferisce una facoltà. La demanialità impone una gerarchia degli usi idrici e solo dove c’è un eccesso si possono fare usi agricoli e industriali. La titolarità pubblica non è scontata.
Soluzioni per il pascolo
Altra soluzione del pascolo è darlo al comune, dando il potere, una capacità giuridica che consente di imporre comandi senza l’accordo del destinatario. Chi può dire al pastore di portare un certo numero di pecore o se un produttore di energia può sfruttare l’acqua? Ci vuole qualcuno che abbia una capacità eccedente per imporre e disporre comandi giuridici, non è un contratto, è uno strumento per risolvere criticità che non potrebbero avere altra risposta.
Rischio di tragedia del comune
Se ogni pastore nella sua particella costruisse un grattacielo, accade che il terreno, che dà servizi ecosistemici e non ha capacità di resilienza, recede da matrice ambientale a piattaforma geotermica, si consumerà una tragedia del comune. Ogni risorsa ambientale lasciata alla spontanea iniziativa dei privati incontra una tragedia.
Ruolo del soggetto pubblico
Vi è il potere che emana ordini, anche in disaccordo col proprietario, è il soggetto pubblico che è legittimato a dire se si può costruire, è l’unico che può prendere questa decisione. Nel nostro ordinamento c’è il custode pubblico, tutte le acque sono pubbliche; i suoli agro-naturali non sono demanio, sono stati frazionati e attribuiti in proprietà privata, le acque sono demanio.
Articolo 42 della Costituzione
L’Articolo 42 della Costituzione dice che la proprietà è pubblica o privata. Noi abbiamo che le acque sono pubbliche e la terra privata, interessa poco sapere a chi appartiene la terra, piuttosto interessa capire se quell’amministrazione comunale dove ricade quella terra, attraverso un piano di governo, ha emanato dei demani custodiali, se ha distintamente messo a fuoco che i suoli agro-naturali vanno tramandati alle generazioni future, se ha il ruolo custodiale. Ma non è lo stesso che compete allo Stato per le acque?
Beni comuni e generazioni future
Interessa se il comune risparmia dalle trasformazioni quel terreno capace di generare servizi ecosistemici. Quando parliamo di beni comuni, parliamo di risorse ambientali e culturali che, indipendentemente dal proprietario, vanno salvaguardate dall’utilità che generano per le generazioni future, risorse che si presentano vulnerabili e che possono perdere per questo la loro capacità di generare servizi ecosistemici indivisi. Demanialità custodiale, l’amministrazione deve bilanciare l’esigenza di soddisfare dei bisogni e di salvaguardare le risorse.
Il paesaggio e il codice dei beni culturali
Il paesaggio è dimensione naturale e antropica, più elementi ed è la proiezione della forma, dell’assetto morfologico del territorio. Cosa genera in me un’emozione? La forma degli oggetti presenti sul territorio. Mi metto in correlazione con l’assetto fisico attraverso una serie di codici estetico-formali che chiamiamo “il bello”.
Identità e armonia del paesaggio
Sin da piccoli abbiamo interiorizzato certe normalità e che ci sono dei rapporti, degli insiemi complessi, ci sono delle gamme di variazioni possibili per evitare che vada in dissonanza questa armonia (basta un elemento per rovinare l’armonia: un’antenna telefonica vicino a un santuario, un casinò vicino al lago) si perde la percezione del tutto armonico. Un elemento dissonante si impone alla percezione, sono dei catalizzatori, hanno capacità di attrazione. Elementi detrattori: elementi dissonanti che rovinano l’armonia, stanno fuori dalla gamma delle variazioni consentite, parlano un linguaggio diverso dall’insieme complesso.
Paesaggi e loro tutela
Anche il paesaggio è un bene a fruizione indivisa, mi emoziono, chiunque può emozionarsi però è vulnerabile perché basta un detrattore per alterare l’armonia. Ma il paesaggio è più come le acque o il territorio? Il paesaggio è l’insieme della forma di tanti oggetti sia pubblici che privati: una strada, un condominio, un bosco, una piazza. È fondamentale lo strumento di regolazione, la funzione del potere è evitare di costruire l’antenna a fianco alla chiesa.
Categorie nuove nel dominio culturale
Anche nel dominio culturale vengono in rilievo categorie nuove rispetto al diritto privato. Il codice dei beni culturali riconosce che i beni culturali sono pubblici, dice quando sono posti in custodia pubblica o quando è privata, pensando al dover essere tramandato alle generazioni; emerge il motivo per cui la signora proprietaria di due tele famose non può distruggerle.
Valore estetico e significato del paesaggio
C’è un oggetto meccanico come la torre, la piazza che proiettano senso. Colgo il senso di un paesaggio che mi riporta a una nozione del bello, allo stesso modo il quadro nel salotto della signora è un oggetto che proietta senso. È fondamentale riconoscere perché alcune regole giuridiche hanno la funzione di custodire gli oggetti materiali che proiettano il senso: come le risorse ambientali con i loro servizi ecosistemici.
Beni comuni e loro importanti categorie
Abbiamo identificato dei denominatori comuni, ciò di cui il diritto privato non si occupa, sta in una categoria che tiene insieme i beni ambientali, culturali e paesaggistici che rispondono alla domanda: a chi serve? E chi ne beneficia? Solo il proprietario o tutti? È importante disporre della categoria dei beni comuni, questo sintagma dei beni pubblici dal 2011 è oggetto di discussione. Non è una rivoluzione contro la proprietà privata, i beni comuni non sono una categoria in antitesi a quella privata, impongono una riconsiderazione della demanialità, sono risorse demaniali e lo stato ne è il custode.
Definizione di paesaggio e sua tutela
Con paesaggio “il territorio espressivo di identità, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali, umani e dalle loro interrelazioni.” (Art. 131 del decreto legislativo), un paesaggio è la forma del territorio, il territorio tutto non solo ambientale o antropico. Benedetto Croce scrive un libro sull’estetica che è il ramo filosofico che si occupa del bello, a ciò si ispira nel 1939 la legge sulle cose d’arte e nello stesso anno la legge sul paesaggio: esso è un quadro, oggetti di straordinaria bellezza, di rilievo estetico esorbitante, i valori di esistenza di un paesaggio o di un oggetto d’arte (diverso dal valore d’uso degli occhiali).
Valore di esistenza e leggi del 1939
Ciascuno di noi dà un valore di esistenza a un oggetto anche se non ne ha un utilizzo, si ascrive un valore all’esistenza di questi beni. Se la signora distrugge i quadri tutti perdono il loro valore. Concezione selettiva che sta alla base delle leggi del 1939; se trasponessimo la nozione di cosa d’arte sul territorio, si avrebbe una nozione selettiva, solo una parte di esso avrebbe un’esorbitanza estetica, solo pochi oggetti avrebbero riconosciuto un valore estetico. L’esperienza del ‘39 ha portato ad abbandonare all’urbanistica la più parte del territorio, essa si occupa dei bisogni insediativi in uno spazio che va organizzato, attraverso lo zoning.
Urbanistica e qualità della vita
La suddivisione dello spazio in base ai bisogni organizza lo spazio per garantire la qualità della vita dei cittadini; è una logica diversa rispetto a quella legata alla qualità della forma, l’urbanistica non genera una città bella ma funzionale. La logica selettiva del ‘39 ha fatto sì che le città siano costruite secondo la logica urbanistica senza valore estetico-formale. Un lascito del modo d’essere della legge del ‘39, erano due leggi avanzatissime, logica selettiva sulla base crociana.
Paesaggio e identità nazionale
Nell’articolo 131 troviamo sia la definizione del ‘39, sia quella importata dalla Convenzione europea del paesaggio del 2000, secondo la quale tutto il territorio è paesaggio secondo una logica che accanto al bello c’è anche l’identitario: ad esempio, un luogo abbandonato esprime l’identità di un certo luogo, san Gimignano parla un linguaggio universale, la camiceria abbandonata un linguaggio locale. Nulla è assolutamente muto ma c’è chi è in grado di comprenderne l’identità e chi no, la camiceria parla solo alla comunità locale.
Paesaggi estetico-formali e identitari
Ci sono i paesaggi estetico-formali e quelli identitari. Al comma 2 dice che “per paesaggio si intende il territorio espressivo di identità, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali, umani e dalle loro interrelazioni.” Viene tutelato il paesaggio relativamente ad aspetti e caratteri che costituiscono rappresentazione materiale e visibile all’identità nazionale. Al comma 4 “La tutela del paesaggio, ai fini del presente Codice, è volta a riconoscere, salvaguardare e, ove necessario, recuperare i valori culturali che esso esprime.”
Strati di paesaggio e loro gestione
- Al primo strato rientrano beni paesaggistici cioè singoli frammenti (torri, piazze, canali) di valore estetico formali.
- Al secondo strato i paesaggi cioè insieme come il paese (testimoniali, identitari).
- Al terzo strato ci sono i paesaggi degradati che vuol dire reso muto anche per la collettività insediata.
Relazione tra strati di paesaggio e amministrazione pubblica
Si riconoscono i valori identitari ma non se ne occupa il presente codice che è una legge dello stato, la disciplina del paesaggio non è tutta qui. Ogni strato può essere messo in relazione con l’amministrazione pubblica, fare in modo che qualcuno verifichi prima che le trasformazioni avvengano, se è coerente o no con l’insieme, i paesaggi hanno una funzione:
- Primo strato, es. san Gimignano, la funzione pubblica è una funzione di tutela dei beni paesaggistici, evitare le trasformazioni che disperderebbero la capacità di quei beni di generare senso, le modificazioni incongrue.
- Non è lo stato ad occuparsene, ma è il comune, chi è vicino come ente a quella comunità che è preposta a custodirli, questi paesaggi diffusi (della vita quotidiana, che non sono i monumenti) che si trasformano secondo le determinanti dell’edilizia e per soddisfare bisogni insediativi. Dobbiamo trasformare ogni costruzione edilizia con la capacità di rafforzare valori identitari andando nella direzione della comunità.
- Il rapporto meccanico si è alterato anche se il quadro della signora viene rovinato. Dobbiamo riuscire a ricostruire, a ripristinare i rapporti armonici a che quel luogo ricominci a parlare, a volte basta togliere un’insegna pubblicitaria. Su quali profili indirizzare la strategia.
Turisti e beni culturali
Tre strati di paesaggio, tre diverse amministrazioni pubbliche, vogliamo mettere i turisti in contatto con gli oggetti che generano senso artistico. C’è il problema di vagliare la durevolezza nel tempo.
Beni culturali e paesaggistici
Cosa sono i beni culturali e quali sono: beni culturali, paesaggistici, il suolo e beni ambientali sono beni comuni. I beni comuni sono beni che generano servizi a fruizione indivisa, quindi non recintabili, non richiudibili in un recinto proprietario (ossigeno del bosco), sono prestazioni e servizi col carattere della vulnerabilità (il dispositivo biochimico è vulnerabile), un elemento disarmonico può alterare il tutto; sono matrici fragili e vulnerabili e, poiché molto spesso questi beni sono o come le acque, demaniali, oppure sono lasciati in appartenenza privata microparticellare, il suolo è del proprietario delle particelle.
Dispositivo custodiale nei beni comuni
In entrambi questi casi è necessario un dispositivo custodiale ovvero regole che impongano anche col vincolo della coazione, esercizio di poteri, una funzione di armonizzazione del prelievo di utilità con il tasso di rinnovo della risorsa. Responsabilità intergenerazionale è un concetto filosofico, l’obiettivo è la trasmissione alla generazione futura di uno stock di risorse ambientali, culturali per garantire gli stessi servizi di cui beneficia la nostra generazione, schema introdotto da Hans Jonas.
Servizi essenziali e beni comuni
Perché applichiamo lo schema ad alcuni beni e non ad altri? Perché questi generano servizi essenziali. Il privato, col bene privato a funzione privata può fare qualsiasi uso anche idiosincratico, invece non può prelevare, assorbire senza un limite di utilità il bene comune, non può anteporre l’agenda di breve periodo a quella di lungo periodo, finalizzazione di assicurazione di servizi anche a vantaggio delle generazioni future per quanto riguarda i beni comuni.
Evoluzione storica delle risorse idriche
Le acque sono un bene comune perché garantiscono la biodiversità; vi è un’evoluzione storico-assiologica dell’acqua e dell’idrosfera: un tempo le consideravamo alla stregua di un bene economico e riservavamo la proprietà pubblica solo alle acque soggette a sfruttamento pubblico, le altre erano private. Con la legge Galli si è anteposta la concezione dei servizi produttivi a una più attenta considerazione della valenza essenziale dei servizi ecologici, allora tutte le acque hanno questa funzione, si è fatta una scelta pan-pubblicistica, è tutto pubblico.
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