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Fuori dal perimetro dei centri abitati l'edificazione a scopo residenziale non può superare l'indice di

• 3 2

0,03m x m di area edificabile.

Nell'ambito dei centri abitati sono consentite soltanto opere di restauro e risanamento conservativo,

• manutenzione ordinaria o straordinaria, di consolidamento statico e di risanamento igienico. Era quindi

vietata la nuova edificazione.

Nel 2001 viene emanato il Testo Unico dell'Edilizia (con il decreto n.380 del 2001), dove l'art.9 elenca

tutti gli interventi autorizzati per i comuni sprovvisti di piano.

L'art.9 inizia con "salvo norme più restrittive" e prevede che:

All'interno dei centri abitati siano consentiti interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria e

• restauro degli edifici esistenti (a, b, c dell'art.3).

All'esterno invece sono consentiti a, b, c e gli interventi di nuova edificazione non possono superare

• 3 2

l'indice di 0,03m x m , indice applicato a tute le costruzioni; solo per l'edilizia produttiva si poteva

ottenere la possibilità di coprire 1/10 dell'area di proprietà senza limite di cubatura.

.LIMITI EDILIZI: NORMATIVA TRANSITORIA IN CAMPANIA

Con la legge n.17 del 1982 la Regione Campania specificò ed integrò i limiti all'edificazione nei Comuni

sprovvisti di piano urbanistico. Le modifiche sono:

all'interno dei centri abitati sono consentiti oltre ad A, B, C anche interventi di ristrutturazione edilizia,

• rispettando il divieto di aumento della volumetria e delle superfici utili preesistenti.

all'esterno dei centri abitati , per le opere accessorie all'attività agricola, è consentito un indice di

• 3 2 3

fabbricabilità aggiuntivo (rispetto allo 0,03 m x m previsto per l'edilizia residenziale) pari a 0,07 m x

2

m .

per le opere di interesse pubblico è consentita la realizzazione nel sottosuolo di opere accessorie

• purché completamente interrate, e di attrezzature complementari che non comportino aggiunta di nuovi

volumi.

le superfici coperte degli edifici o dei complessi produttivi non possono superare 1/8 dell'area di

• proprietà (la legge n.10 del 1977 prevedeva 1/10).

Inoltre la legge n.17 del 1982 esonera dall'approvazione dei limiti edilizi transitori gli interventi volti alla

realizzazione di edifici e strutture pubbliche o opere di urbanizzazione primaria e secondaria, i programmi

per l'edilizia residenziale pubblica, nonché dei piani e degli interventi per le zone terremotate. La nuova

legge della Regione Campania n.16 ha modificato a sua volta la legge n.17:

nei centri abitati sono consentiti interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e

• ristrutturazione che non comportino aumento della volumetria e delle superfici utili preesistenti.

fuori dai centri abitati, per l'edilizia residenziale sono confermati i precedenti limiti volumetrici, mentre

• per i complessi produttivi è stabilito un limite di superficie coperta non superiore ad 1/16 dell'area di

proprietà.

fuori e dentro i centri abitati resta la possibilità di realizzare interventi pubblici ed opere di

• urbanizzazione primaria e secondaria.

N.B.: Non si applica con la legge n.16 il doppio parametro limitativo (superficie coperta e volumetria) perché non è

giusto, si è uniformato alla legge statale, si ha la facoltà di scegliere.

Se si utilizzasse il doppio parametro si avrebbero edifici con altezza massima di 60 cm. Per questo la magistratura ci

dice che non siamo obbligati, ma possiamo scegliere quale utilizzare e come.

Inoltre il regolamento n.5 ci dice che per quanto riguarda le opere di interesse pubblico la disposizione va applicata

solo nei comuni sprovvisti di piano, non nei comuni provvisti di piano dove sono presenti zone bianche.

. PIANI PARTICOLAREGGIATI DI ESECUZIONE - (PUA)

La legge n.1150 al 3° livello della pianificazione introdusse due strumenti attuativi:

PIANO PARTICOLAREGGIATO DI ESECUZIONE

• PIANO DI LOTTIZZAZIONE

• [13]

Questi sono stati poi affiancati dal PEEP con la legge n.167 del 1962; dal PIP con la legge n.865 del 1971

e dal PDR con la legge n.457 del 1978. Nel 2004 la Regione Campania ha unificato questi piani nel PUA

(Piani Urbanistici Attuativi: PP, PDL, PEEP, PIP, Pdr, Strumenti Complessi PII e PRU).

. PIANI PARTICOLAREGGIATO DI ESECUZIONE

Il Piano Particolareggiato è il principale strumento di attuazione del PRG. Tra i due piani sussiste un

rapporto di gerarchia, in virtù del quale il piano particolareggiato risulta in ogni caso subordinato al piano

generale. L'obiettivo è di precisare l'assetto definitivo e le sistemazioni delle singole zone, determinando:

I limiti che devono essere rispettati dai privati nelle nuove costruzioni o trasformazioni

• Delimitazione delle aree soggette ad esproprio e a vincoli per la realizzazione di opere pubbliche

Il progetto di un piano particolareggiato è composto essenzialmente di:

1. Una planimetria contenente la definitiva sistemazione della zona abitata e delle altre zone, anche in

espansione;

2. Una relazione che illustri i criteri adottati nella soluzione dei vari problemi e i motivi giustificativi delle

varie soluzioni;

3. Un elenco descrittivo dei beni e diritti relativi a immobili, per un eventuale esproprio

4. La relazione di previsione della spesa, dove vi sarà indicata l’entità delle spese necessarie per

l’acquisizione delle aree e per le sistemazioni generali necessarie per l’attuazione del piano.

5. Norme Tecniche di Attuazione e una Relazione che illustri lo stato attuale della zona e le modifiche

previste.

Gli elementi che devono comporre il piano particolareggiato, precisati dall’art. 13 della legge n°1150/1942,

consistono nell’indicazione:

a) Masse e altezze delle costruzioni lungo le principali strade e piazze;

b) Spazi riservati a opere e impianti di interesse pubblico;

c) Edifici destinati a demolizione o ricostruzione, ovvero soggetti a restauro o a bonifica edilizia;

d) Delle suddivisioni degli isolati in lotti fabbricabili in base alla tipologia indicata nel piano;

e) Elenchi Catastali;

f) Della profondità delle zone laterali a opere pubbliche per integrazioni future.

Inoltre la legge urbanistica vigente prevede che il piano regolatore generale e i piani particolareggiati siano

corredati da una relazione di previsione massima della spesa occorrente per l’acquisizione delle aree

necessarie per l’attuazione del piano. La suddetta relazione è sempre richiesta a corredo dei piani

particolareggiati, mentre deve accompagnare i piani regolatori generali soltanto nel caso in cui il Comune

intenda espropriare le aree inedificate e quelle su cui insistano delle costruzioni che siano in contrasto con

la destinazione di zona ovvero abbiano carattere provvisorio.

: l'approvazione del piano produce quale effetto immediato l'imposizione del vincolo

. CONCETTO DI EFFICACIA

di esproprio sui beni destinati a sede di impianti pubblici e di pubblica amministrazione. Può ottenere

l'acquisizione coattiva per l'attuazione del piano senza tutte le formalità prescritte dalla legge riguardo

l'esproprio. Relativamente agli altri immobili, dei quali non è prevista la trasformazione o l'utilizzazione per

impianti pubblici, valgono le disposizioni del piano, salvo le eventuali possibilità di esproprio connesse agli

strumenti di attuazione del PPE.

. PROCEDURA DI APPROVAZIONE

Secondo la legge n.1150 il piano era adottato dal Consiglio Comunale

• Esposto per 30 giorni nella Segreteria Comunale

• Ulteriori 30 giorni in cui chiunque può presentare osservazioni ed integrazioni al piano

• [14]

Approvazione della Regione

• Campania ed altre regioni)

. PROCEDURA DI APPROVAZIONE (

Secondo la legge n.16/2004 è approvato dalla Giunta Comunale

• Prima dell'approvazione la Giunta verifica la compatibilità con il PUC e i PSR

• Pubblicazione sul BURC, sul sito web e all'Albo Pretorio per 30 giorni

• Contemporaneamente trasmesso alla Provincia che in 30 giorni può inviare osservazioni

• Entro 60 giorni dalla pubblicazione chiunque può presentare osservazioni ed integrazioni al piano

• Stabiliti 30 giorni per eventuali osservazioni della Provincia

• La Giunta valuta le osservazioni e procede all'approvazione del piano entro 45 giorni

• Pubblicazione sul BURC e sul sito web

• Entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione

N.B.: L'art.27 della legge n.16 dice che la procedura statale e regionale coincidono. La regionale prevede però la

trasmissione alle Provincia. Inoltre la Giunta può apportare alcune modifiche.

. PIANO DI LOTTIZZAZIONE

Introdotto dalla legge n.1150; è l'unico piano di iniziativa privata previsto dalla legge, si redige per

urbanizzare nuove aree o completare l'urbanizzazione delle zone C. Esistono tre tipi di PdL:

: il PRG prevede che obbligatoriamente si deve realizzare un intervento con piano attuativo e detta un

OBBLIGATORIO

termine entro il quale si deve approvare il PdL

: viene previsto oltre al PRG anche il PdL

INCORPORATO : i privati intenzionati a costruire devono redigere preventivamente un PdL

FACOLTATIVO/CONVENZIONATO

(Facoltativo); è convenzionato perchè viene stipulata una convenzione tra privato e comune in cui entrambe le parti si

fanno carico dei proprio obblighi

Il contenuto è lo stesso sia sul piano della legislazione statale che regionale:

Inquadramento, individuare l'area su cui insiste il piano.

• Opere di Urbanizzazione Primaria, strade, rete idrica, rete elettrica e di adduzione ai singoli elementi,

• gas-metano, fognature.

Divisione in lotti, residenziali e per le opere di urbanizzazione secondaria (indica la tipologia edilizia).

• Norme tecniche + schema di convenzione tra il privato ed il comune.

Il piano deve essere accompagnato anche dal parere necessario ed obbligatorio della soprintendenza per i

vincoli paesaggistici, per il rischio sismico, parere dell'ASL, dell'autorità di Bacino.

Per quanto riguarda la Convenzione, questa deve essere provvista di due elementi necessari:

Durata, il PdL dura 10 anni entro i quali il privato stabilisce la convenzione.

• Garanzie Finanziarie.

La legge n.47 poneva il problema della Tipizzazione dell'Edilizia dovuta al fenomeno dell'abusivismo, per

individuare queste forme e punirle. La Lottizzazione abusiva può essere Negoziale (Frazionamento e

vendita dei terreni che per le loro caratteristiche denunciano in modo non equivoco la destinazione a scopo

edificatorio) e Materiale (vengono iniziate opere che comportano la trasformazione urbanistica o edilizia

dei terreni in violazione delle prescrizioni degli strumenti urbanistici).

Il PdL è il classico caso in cui si applica la Perequazione.

. PROCEDURA DI APPROVAZIONE

Secondo la legge n.47 del 1985 (che introduce il 1° Condono edilizio) viene adottato dalla Giunta

• Comunale

Pubblicazione sul BURC e sul sito web

• Esposto per 30 giorni nella Segreteria Comunale

• Ulteriori 30 giorni in cui chiunque può presentare osservazioni ed integrazioni al piano

• La Giunta valuta le osservazioni

• [15]

Trasmesso alla Regione

• Pubblicazione sul BURC

• Entra in vigore il giorno successivo

. PIANO PER L'EDILIZIA ECONOMICA E POPOLARE

Il PEEP fu introdotto dalla legge n.167 del 1962 per ovviare al problema, presentatosi nel dopoguerra,

della carenza di abitazioni di tipo popolare. Ciò accadde per il fenomeno della stasi edilizia nel periodo

bellico e per il fenomeno dell'inurbamento, cioè l'emigrazione dalle campagne verso le città.

Con il piano si voleva evitare che l'edilizia residenziale pubblica sistemasse in maniera frammentaria e non

regolamentata da un piano l'assetto dell'intero organismo urbano.

L'art.3 della legge prevedeva che l'estensione delle aree da includere nel piano doveva essere determinata

in relazione alle esigenze dell'edilizia economica e popolare e del suo sviluppo per un decennio.

La legge sulla casa del 1971 ha provveduto a chiarire i dubbi in questione. E' stato stabilito che per il

fabbisogno tipo di abitazioni a carattere economico e popolare deve essere presa in considerazione

un'estensione di aree che non ecceda quella necessaria a soddisfare il 70% nè sia inferiore del 40% del

fabbisogno complessivo di edilizia abitativa nel periodo considerato. Quindi, calcolato il fabbisogno di

nuove abitazioni per il decennio successivo, più la relazione della popolazione prevista e dei vani abitativi

già esistenti, si può redigere.

La redazione del piano è obbligatoria per i Comuni capoluoghi di Provincia o per quelli che hanno una

popolazione superiore a 50.000 abitanti, o che siano obbligati a formare i programmi pluriennali di

attuazione.

La fasi che seguono la stesura del PEEP sono due:

Acquisizione a basso costo di aree da espropriare.

• Edilizia tipizzata per fasce di abitazione.

Il PEEP deve contenere:

Inquadramento

• Opere di Urbanizzazione Primaria e Secondaria (rete stradale, rete elettrica ecc..)

• Lottizzazione (l'edilizia può essere o a totale carico dello stato o a parziale carico dello stato). Tutte le

• aree del piano di zona devono essere espropriate e assegnate allo stato (totalmente o parzialmente,

possono esserci associazioni di privati ecc..). Nei lotti vanno indicate le tipologie edilizie.

Particelle Catastali

• Computo Metrico Estimativo

. ATTUAZIONE DEL PIANO

Sulla scorta del piano elaborato i Comuni ed i relativi Consorzi procedono con le espropriazioni delle aree,

sia di quelle destinate ad infrastruttura, sia quelle da impiegare nella costruzione delle case.

Questa è una delle differenza tra PEEP e PPE. In altre parole, il PEEP ha un regime pubblicistico, cioè si

espropriano obbligatoriamente tutte le aree incluse nel piano e non soltanto quelle destinate alle

infrastrutture pubbliche.

La procedura di cessione del diritto di proprietà o del diritto di superficie ha luogo in base a convenzioni che

indicano le caratteristiche tipologiche e costruttive degli edifici da realizzare, i termini di inizio e ultimazione

dei lavori, i canoni di cessione ed i prezzi di vendita e le sanzioni per l'inosservanza degli obblighi

contrattuali. (Legislazione Statale)

. PROCEDURA DI APPROVAZIONE

Adottato dal Consiglio Comunale

• Entro 5 giorni depositato nella Segreteria Comunale per 10 giorni comunicandolo con avviso affino

• all'Albo Pretorio

Nei 20 giorni successivi chiunque può presentare osservazioni ed integrazioni al piano

• Trasmesso, dal Consiglio Comunale, con tutti gli elaborati ed osservazioni con rispettive risoluzioni alla

• Regione (Campania)

. PROCEDURA DI APPROVAZIONE [16]

La legge n.16, ha stabilito che i PUA possono avere valore e portata anche dei piani di zona della

• legge n.167. Per tutti i PUA è stabilita la stessa procedura di approvazione (vedi piano

particolareggiato).

N.B.: Soltanto PIP e PEEP hanno natura pubblicistica, la loro adozione ha natura di pubblica utilità. Le intere aree

sono assoggettate ad espropriazione, ecco perchè bisogna allegare a questi piani l'elenco delle particelle catastali da

espropriare. Per PPE e PdL va fatto l'elenco delle ditte catastali solo per le opere di urbanizzazione primaria e servizi

standard.

N.B.: Particella Catastale, porzione di territorio o fabbricato di proprietà dello stesso individuo o società.

. PIANO PER GLI INSEDIAMENTI PRODUTTIVI

Il PIP viene introdotto con la legge n.865 del 1971 allo scopo di realizzare impianti produttivi di carattere

industriale, artigianale, commerciale e turistico nelle aree destinate ad insediamenti produttivi dai PRG o

PUC.

Il contenuto del piano prevede:

Inquadramento territoriale

• Opere di urbanizzazione primaria

• Opere di urbanizzazione secondaria

• Lottizzazione con diverse destinazioni d'uso

• Tipologie edilizie

• Computo metrico estimativo

• Norme tecniche di attuazione

• Elenco delle ditte catastali

Il PIP può essere applicato nelle zone D (qui non può intervenire il privato ma deve intervenire il comune o

un suo delegato). (Legislazione Statale)

. PROCEDURA DI APPROVAZIONE

Adottato dal Consiglio Comunale

• Entro 5 giorni depositato nella Segreteria Comunale per 10 giorni comunicandolo con avviso affino

• all'Albo Pretorio

Nei 20 giorni successivi chiunque può presentare osservazioni ed integrazioni al piano

• Trasmesso, dal Consiglio Comunale, con tutti gli elaborati ed osservazioni con rispettive risoluzioni alla

• Regione (Regionale)

. PROCEDURA DI APPROVAZIONE

La procedura di approvazione Regionale è uguale per tutti i PUA (vedi piano particolareggiato).

• Ricordiamoci però che si conferisce l'incarico del progetto ai progettisti, si presenta il piano al comune

dove si valuta il rispetto dei vari vincoli (sismici, ASL, rischio incidente rilevante che riguarda le

industrie, soprintendenza) e, infine, la Giunta adotta il piano.

N.B.: Non confondere il PIP con il Piano ASI, si trovano ad un livello differente.

. PIANO DI RECUPERO

Il PdR è stato introdotto con la legge n.457 del 1978, per incentivare e disciplinare gli interventi sul

patrimonio edilizio esistente.

L'art.27 introduce una semplificazione sulle procedure d'intervento.

L'art.31 elenca le tipologie d'intervento che si possono effettuare sul patrimonio esistente:

Manutenzione ordinaria e straordinaria

• Restauro e risanamento conservativo

• [17]

Ristrutturazione edilizia

• Ristrutturazione urbana

Questi interventi li troviamo ripresi dall'art.3 del Testo Unico dell'edilizia che agli interventi a, b, c, d, e,

aggiunge l'intervento f (nuova edificazione).

Il contenuto del piano prevede:

Inquadramento (per indicare zone assoggettate al piano)

• Unità minime d'intervento

• Rilievo degli edifici di valore storico-artistico, rilievo planimetrico ed altimetrico (solo delle unità minime

• d'intervento)

Catalogazione degli interventi

• Progetto

• Elenco delle ditte catastali

• Computo metrico estimativo (sia del pubblico che del privato)

I PdR possono essere sia di iniziativa privata (i proprietari degli immobili e delle aree comprese nelle zone

di recupero possono presentare una proposta di piano) che pubblica (i comuni possono presentare la

proposta di piano); hanno natura di piano particolareggiato con contenuto tipico di strumento riguardante il

recupero dell'esistente (potrebbero avere come oggetto anche un singolo edificio).

Il rapporto tra PdR e PRG/PUC è di conformità, cioè un'eventuale modifica la si riporta come variante al

PRG/PUC.

Il PdR può contenere disposizioni integrative della normativa dello strumento urbanistico generale e quindi

può avere valore di variante integrativa del piano.

(Legislazione Statale)

. PROCEDURA DI APPROVAZIONE

Adottato dal Consiglio Comunale

• Entro 5 giorni depositato nella Segreteria Comunale per 10 giorni comunicandolo con avviso affino

• all'Albo Pretorio

Nei 20 giorni successivi chiunque può presentare osservazioni ed integrazioni al piano

• Trasmesso, dal Consiglio Comunale, con tutti gli elaborati ed osservazioni con rispettive risoluzioni alla

• Regione (Campania)

. PROCEDURA DI APPROVAZIONE

La procedura di approvazione del piano è la stessa degli altri PUA (vedi piano particolareggiato).

• Il degrado dei centri urbani e la necessità di evitare l'urbanizzazione dei territori hanno determinato

• negli anni una forte spinta ad incentivare il recupero del patrimonio edilizio ed urbanistico esistente. Al

PdR si affiancano, perciò, dei programmi complessi (Programmi Integrati d'Intervento) concepiti

come piani di dettaglio con diverse funzioni ed unico fine: "Riqualificazione complessiva di parti del

tessuto urbano, del territorio di uno o più comuni, riuniti in consorzi, o infine, di parti di città

metropolitane". (legge n.179 del 1992)

N.B.: Nelle zone non assoggettate a PdR sono consentiti gli interventi edilizi ammessi dalle previsioni degli strumenti

urbanistici generali.

. CONFERENZA DI SERVIZI

E' un organismo istituito dal 1988 ed introdotto nel nostro ordinamento allo scopo di semplificare e

snellire le procedure amministrative di approvazione di opere e servizi pubblici da insediare sul territorio

soggetto a vincolo.

Può avere due funzioni:

, quando non è necessaria ai fini dell'adozione del provvedimento finale, ma può essere

ISTRUTTORIA

• utile per un confronto tra le amministrazioni portatrici di diversi interessi pubblici.

[18]

, quando il provvedimento finale non può essere adottato senza previo assenso di altre

DECISORIA

• amministrazioni. Se tale assenso non giunge entro 30 giorni dalla richiesta, l'amministrazione

procedente ha l'obbligo di convocare la conferenza di servizi.

Oggi viene indetta dall'amministrazione interessata o può essere richiesta da un privato. Lo scopo è quello

di acquisire in breve tempo i pareri che servono a rimuovere vincoli esistenti sulle aree interessate.

Durante la conferenza se uno dei membri che si occupa per esempio della tutela del territorio è in dissenso

la decisione va al consiglio dei ministri che deve effettuare la scelta.

La conferenza può chiudere ad unanimità o a maggioranza. I lavori vengono terminati con un verbale.

. ACCORDO DI PROGRAMMA

E' un accordo tra soggetti pubblici che ha lo scopo di semplificare le procedure e giungere all'approvazione

di un'opera pubblica. Disciplinato (dalla legge statale) dall'art.34 del Testo Unico degli Enti Locali (D.

lgs.265 del 2000) che definisce le modalità per la sottoscrizione dell'accordo.

La Regione Campania con l'art.12 della legge n.16 (modificato dall'art.5 del regolamento n.5) consente:

Richiesta di indizione da parte del comune (o dei privati)

• Promozione dell'accordo (pubblico o privato; se è privato l'accordo si rivolge all'ente che ha maggiore

• interesse nella realizzazione dell'opera)

Individuazione dei soggetti partecipanti all'accordo

• Svolgimento (discussione del progetto, tempi di attivazione, soggetti controllori, definizione dell'opera

• da realizzare)

Sottoscrizione, a volte anticipate da un Conferenza Istruttoria

• Attuazione

Se è invariante agli strumenti urbanistici vigenti deve essere confermato dal consiglio comunale entro 30

giorni dall'attuazione.

. VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA (VAS)

Il Testo Unico n.156 del 2006 introduce due strumenti: VIA e VAS.

La Valutazione Ambientale Strategica serve a valutare le conseguenze in campo ambientale delle

previsioni di un piano o un programma. Essa esclude alcuni tipi di interventi (edifici militari, edifici per la

protezione civile).

Fra gli altri, sono sottoposti a VAS, oltre ai piani di bacino, tutti i piani che riguardano i settori della

pianificazione territoriale o della destinazione dei suoli.

Possono essere sottoposti a VAS anche altri tipi di piani e programmi, ritenuti capaci di produrre effetti

significativi sull'ambiente e sul patrimonio culturale.

Inizialmente la provincia di Napoli ha cercato di aggirare la VAS, poi ha dovuto adattarsi. La Campania è

la prima ad adottare l'obbligo preventivo di redazione della VAS prima dei piani urbanistici e territoriali (art.

46, L.R. n.16 del 2004). Nel 2009 l'art.17 della legge 1791 ha escluso la VAS per i PUA approvati in

conformità al PUC, già dotato di tale valutazione. La VAS si ottiene preventivamente sulla base di un

rapporto ambientale elaborato, che consente di richiedere la VAS. Esso è parte integrante del piano o del

programma proposto.

In tale rapporto devono essere indicati e valutati gli effetti significativi che l'attuazione del detto piano o

programma potrebbe avere sull'ambiente e sul patrimonio culturale, nonché le eventuali ragionevoli

alternative.

. Approvazione

In sede statale l'autorità competente è il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, che

dovrà pronunciarsi di concreto con il Ministro per i beni e le attività culturali.

Invece in sede regionale l'autorità competente è la pubblica amministrazione con compiti di tutela,

protezione e valorizzazione ambientale, individuata dalla legge regionale.

Prima del rapporto ambientale bisogna redigere un preliminare di piano del quale chiunque possa prendere

visione per proporre proprie osservazioni.

Successivamente viene inviato agli SCA (soggetti con competenza ambientale) che valutano le

osservazioni e hanno un mese di tempo per farne eventualmente delle altre.

[19]

Il rapporto ambientale deve essere pubblicizzato; una volta approvato si procede con la VAS e con

l'approvazione del piano.

N.B.: I Comuni sprovvisti di PUC devono effettuare la VAS in sede di approvazione dei PUA, per l'intero

territorio comunale.

. VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE

La VIA è un processo preventivo di analisi degli effetti e degli impatti ambientali e sociali che l'attività

antropica ha a mezzo di una singola opera sull'intero territorio.

Sono assoggettate alla procedura di VIA una serie di opere finalizzate ad insediamenti e reti (stradali,

ferroviarie) e a nodi (raffinerie, stabilimenti industriali, centrali termiche, ecc..).

Essa si esamina sul progetto definitivo, che si può approvare (ai fini ambientali) anche con l'indizione della

conferenza dei servizi.

Per ciascun progetto devono essere valutati gli effetti diretti ed indiretti della realizzazione sull'uomo, sulla

fauna, sulla flora, sul suolo, sulle acque, sull'aria, sul paesaggio, sul patrimonio culturale, ecc..

Ci sono diversi livelli di VIA:

Per le opere regionali la competenza è della Regione.

• Per le opere a carattere non locale la competenza è statale.

. Approvazione

La VIA è preceduta da una verifica di assoggettabilità, per la quale il soggetto proponente trasmette

all'autorità statale o regionale competente il progetto preliminare e lo studio ambientale preliminare.

Dopo una fase di verifica degli effetti negativi del progetto sull'ambiente si procede alla pubblicazione del

progetto definitivo e nei successivi 60 giorni possono essere presentate osservazioni da parte di qualsiasi

interessato.

Successivamente l'autorità competente termina il procedimento di VIA con provvedimento espresso e

motivato nei 150 giorni dalla presentazione del progetto. Tale provvedimento va pubblicato sulla Gazzetta

Ufficiale per i progetti di competenza statale o sul BURC peri progetti di competenza regionale.

N.B.: Non è possibile che VIA e VAS si sovrappongano, però l'una non esclude l'altra.

. LA TUTELA DEL PAESAGGIO

Il tema della tutela del patrimonio storico-artistico e del paesaggio è molto sentito in Italia.

Anche l'art.9 della Costituzione della Repubblica italiana inserisce tra i principi fondamentali l'obbligo dello

Stato, delle Regioni e degli enti-locali di tutelare il paesaggio e il patrimonio storico ed artistico della

Nazione, cioè tutte le cose di particolare interesse culturale e ambientale.

Nel 1939 vengono promulgate (dall'allora ministro dell'educazione Bottai) due leggi che si occupano della

tutela del paesaggio e patrimonio: la legge n.1497 che si occupa della tutela del paesaggio; e la legge

n.1089 che si occupa invece della tutela dei beni culturali.

Nel 1999 il Testo Unico n.490 riprende la vecchia legge e la ingloba. Nel 2004 nasce con il D.lgs. n.42 il

codice dei Beni Culturali o Codici Urbani. [20]

La legge n.1089 dà la definizione di bene culturale, intendendo per questo tutti i beni, sia mobili che

immobili, che hanno interesse e valore storico-artistico. Tali beni venivano individuati dalla Soprintendenza

(nel 1939 c'era solo lo stato) che se ne occupava redigendo schede tecniche con le quali gli edifici

venivano sottoposti a vincolo.

Il godimento di essi diventa così di carattere pubblico anche se la proprietà è privata.

C'era l'obbligo di comunicazione di cambio di proprietà o di possesso alla soprintendenza.

La legge n.1497 si occupava invece della tutela del paesaggio individuando due tipi di bellezza: la bellezza

individuale, cioè quelle che hanno una particolare singolarità(ville, giardini, grotte); e la bellezza d'insieme,

cioè le aree o vaste località aventi valore estetico e tradizionale (maglia viaria, centro storico).

Il vincolo per le bellezze individuali nasce con la notifica al proprietario, per quelle d'insieme la notifica deve

essere pubblicizzata (web o BURC).

All'art.5 della legge si introduce il Piano Territoriale Paesistico che elenca tutte le cose sottoposte a

vincolo.

Queste sono state ampliate con la legge Galasso n.431 del 1985 che aggiunge altre 11 categorie di beni

da tutelare (la fascia costiera e le rive dei laghi per una profondità di 300m, i corsi d'acqua pubblici e le

sponde per una fascia di 150m, territori montani, parchi e riserve nazionali o regionali, vulcani, foreste,

boschi).

Se i vincoli non vengono rispettati sono previste delle sanzioni per violazione.

Con il D.lgs n.42 del 2004 nasce il Codice dei Beni Culturali, costituito da 180 articoli e diviso in 5 parti:

Principi generali.

• Beni culturali (120 articoli).

• Beni paesaggistici: si confermano le previsioni della legge del '39 con la divisione nelle due tipologie di

• bellezze, tuttavia nel '77 la tutela del paesaggio è passata dallo Stato alla Regione.

Sanzioni.

• Disposizioni transitorie, abrogazione ed entrata in vigore.

Il Piano Paesistico deve individuare i materiali da utilizzare, deve dare indicazioni sugli allineamenti,

limitare l'edificazione, tutelare la flora, indicare le zone di rispetto, il rapporto tra le aree libere e le aree

fabbricabili, le norme per i diversi tipi di costruzioni.

Il piano deve compiere quindi una ricognizione del territorio individuando gli ambiti di interesse

paesaggistico in riferimento alle cose e aree vincolate in modo da disciplinare gli interventi per tutelarli e

valorizzarli.

Esso deve anche individuare gli interventi di recupero e riqualificazione delle aree compromesse e

degradate.

A differenza del Piano Territoriale Paesistico il PUC dà indicazioni sulla destinazione di ogni zona, senza

imporre limitazioni edilizie.

Competenti per la redazione del piano sono le Regioni d'intesa con il Ministero. A valle dell'intesa per il

rilascio dei permessi di costruire, dei titoli abitativi, c'è bisogno del parere preventivo della soprintendenza.

Se l'intesa viene raggiunta allora il parere della sovrintendenza non è vincolante, viceversa se l'intesa non

è raggiunta il parere è vincolante.

. PROCEDURA DI APPROVAZIONE

La Regione, d'intesa con l'amministrazione statale, è competente ad approvare i piani paesaggistici. Si

prevede infatti che la Regione e i Ministeri per i beni culturali stipulino un'intesa per l'elaborazione

congiunta del piano. Quando questi formano un accordo, la Regione è tenuta ad approvare il piano entro

un termine concordato, decorso il quale il piano è approvato con decreto del Ministero dei beni culturali. in

mancanza di piano si prevede vincolante il parere obbligatorio della soprintendenza. il piano viene alla fine

approvato dal Consiglio Regionale e diventa efficace il giorno successivo a quello di pubblicazione nel

BURC.

. COORDINAMENTO CON ALTRI STRUMENTI

Le disposizioni del PTP prevalgono su quelle difformi contenute sia nei piani urbanistici che negli strumenti

settoriali. Per questo la Regione deve procede con l'adeguamento degli strumenti urbanistici alle previsioni

del piano paesaggistico assicurando un coordinamento della pianificazione paesaggistica con quella

urbanistico-territoriale.

. AUTORIZZAZIONE PAESAGGISTICA [21]

Le procedure per l’autorizzazione paesaggistica prevedono che la realizzazione di interventi nelle aree

sottoposte a tutela del paesaggio è subordinata alla preventiva acquisizione di specifica autorizzazione

paesaggistica da parte delle autorità competenti al suo rilascio.

Per il rilascio del permesso di costruire, lo sportello unico per l’edilizia acquisisce direttamente o mediante

conferenza di servizi, il parere dell’autorità competente in materia beni culturali e del paesaggio.

L’esecuzione di interventi sui beni soggetti a tutela è subordinata alla preventiva acquisizione di specifica

autorizzazione paesaggistica, rilasciata dall’autorità competente, nelle forme e procedure previste dal

Codice dei Beni Culturali.

L’amministrazione competente esamina la domanda di autorizzazione, verifica la conformità dell’intervento

alle prescrizioni contenute nei provvedimenti di dichiarazione di interesse pubblico e nei piani paesaggistici

e ne accerta:

la compatibilità con i valori paesaggistici riconosciuti dal vincolo

• la congruità con i criteri di gestione dell’immobile o dell’area indicati dalla dichiarazione e dal piano

• paesaggistico

Entro il termine di quaranta giorni dalla ricezione dell’istanza, l’amministrazione:

verifica la compatibilità paesaggistica dell’intervento;

• acquisisce il parere della commissione per il paesaggio;

• trasmette la proposta di autorizzazione, corredata dal progetto e dalla relativa documentazione, alla

• competente soprintendenza;

comunica agli interessati l’inizio del procedimento ai sensi delle vigenti disposizioni di legge in materia

• di procedimento amministrativo.

Decorsi inutilmente sessanta giorni dalla ricezione degli atti da parte del soprintendente senza che questi

abbia reso il prescritto parere, l’amministrazione competente provvede comunque sulla domanda di

autorizzazione.

L’autorizzazione paesaggistica costituisce atto autonomo e presupposto rispetto al permesso di costruire o

agli altri titoli legittimanti l’intervento urbanistico-edilizio. Fuori dai casi previsti, l’autorizzazione non può

essere rilasciata in sanatoria successivamente alla realizzazione, anche parziale, degli interventi.

L’autorizzazione paesaggistica è efficace per un periodo di cinque anni, scaduto il quale l’esecuzione dei

progettati lavori deve essere sottoposta a nuova autorizzazione.

I lavori iniziati nel corso del quinquennio di efficacia dell’autorizzazione paesaggistica possono essere

conclusi entro, e non oltre, l’anno successivo la scadenza del quinquennio medesimo.

. PERMESSO DI COSTRUIRE

Fino al 1935 per poter costruire non era necessaria l'autorizzazione comunale, con il decreto n.640 nel

1935 fu introdotto l'obbligo di chiedere tale autorizzazione a tutti coloro che intendevano realizzare nuove,

nonché modificare o ampliare quelle esistenti. Tale disposizione fu introdotta con maggiori dettagli

dall'art.31 della legge urbanistica del 1942 la quale prevedeva il rilascio di un permesso di costruire: la

Licenza Edilizia, che era gratuita e veniva rilasciata dal sindaco. Poi, la Legge Ponte del 1967, oltre ad

estendere l'obbligo della licenza edilizia all'interno del territorio comunale, ha previsto espressamente la

necessità della licenza anche per interventi di demolizione delle costruzioni esistenti e per opere di

urbanizzazione del terreno. [22]

La licenza edilizia rientrava nella categoria degli atti di autorizzazione, ovvero quelli diretti a rimuovere un

ostacolo all'esercizio di un diritto che appartiene al richiedente (autorizza ad esercitare un diritto). Si

trattava inoltre di un controllo preventivo da parte dell'autorità comunale sulla conformità, alla normativa

urbanistico - edilizia vigente, del progetto in questione. La legge n.10 del 1977 introdusse la concessione

edilizia. L'intenzione era quella di dimostrare che il diritto di edificare non spetta più al proprietario del suolo

ma alla collettività in quanto la concessione viene tradizionalmente considerata un atto transitivo e

costitutivo, in quanto la Pubblica Amministrazione si spoglia di un diritto già suo e lo trasferisce al privato.

Con la legge del 1977 si modificò quindi la gratuità in onerosità, con due tipi di oneri (contributi):

Opere di urbanizzazione, stabilito con delibera del Consiglio Comunale, sulla base di tabelle

• parametriche definite dalla Regione per classi di comuni. Si tratta delle opere di urbanizzazione

primaria e secondaria.

Costi di costruzione, determinati dalla Regione in funzione delle caratteristiche e delle tipologie delle

• costruzioni e della loro destinazione e ubicazione.

Nel 2003 (d.p.r. n.380 del 2001, modificato successivamente dal d.lgs. n.301 del 2002) entra in vigore il

Testo Unico dell'Edilizia con il quale si semplificarono i titoli abilitativi. Si soppresse la semplice

autorizzazione edilizia e si ridussero gli atti di assenso all'attività edilizia a 2 (non più 4):

Permesso di costruire (la concessione diventa permesso di costruire)

• Denuncia di inizio attività (o anche DIA, titolo abilitativo residenziale previsto per tutti gli interventi

• centrati tra le attività di edilizia libera)

Dal 2003 ad oggi i titoli abilitativi sono aumentati:

Attività edilizia libera, interventi per i quali non è richiesto alcun titolo abilitativo nè è prevista alcuna

• specifica comunicazione. Si distinguono inoltre: (gli interventi sono riportati nell'art.6 del T.U.)

Attività totalmente libera, che non prevede la comunicazione al comune e riguarda interventi di

• manutenzione ordinaria volti all'eliminazione delle barriere architettoniche; opere temporanee

per attività di ricerca nel sottosuolo; interventi su impianti idraulici agrari; serre mobili stagionali.

Attività edilizia libera previa comunicazione di inizio lavori; interventi di manutenzione

• straordinaria: opere dirette a soddisfare esigenze temporanee; opere di finitura e

pavimentazione di spazi esterni; pannelli solari, fotovoltaici e termici.

Attività edilizia soggetta a super-dia, riguarda gli interventi edilizi per i quali si può ricorrere alla DIA

• in via alternativa o sostitutiva rispetto al permesso di costruire. Tale disciplina è dettata dagli art.22 e 23

del T.U., che elenca gli interventi soggetti a DIA:

Interventi di ristrutturazione maggiore (apportano una modifica totale o parziale all'organismo

• edilizio originario); nuova costruzione o ristrutturazione urbanistica; interventi per i quali le varie

leggi prevedono la possibilità di ricorrere a DIA in alternativa o in sostituzione del permesso di

costruire. La DIA si realizza con una relazione per il progetto (sottoscritto dalla persona

competente).

Attività edilizia soggetta a segnalazione certificata di inizio attività (S.C.I.A.). Interessa tutti i

• restanti interventi edilizi non rientrati nelle precedenti categorie. La disciplina è dettata dagli art.22 e 23

del T.U.. sono quindi soggetti a SCIA: interventi di restauro e risanamento conservativo; mutamenti di

destinazione d'uso funzionale; interventi di manutenzione straordinaria; singoli interventi strutturali;

ampliamento o accorpamento di fabbricati; semplici modifiche prospettiche. Il ricorso alla SCIA è

previsto inoltre per le varianti a permessi di costruire che non incidono sui parametri urbanistici e sulle

volumetrie, che non modificano la destinazione d'uso e la categoria edilizia, non alterano la sagoma

dell'edificio e non violano le prescrizioni contenute nel permesso di costruire. Sono ancora soggetti a

SCIA gli interventi per la realizzazione di parcheggi al piano terra o nel sottosuolo di fabbricati o ad uso

esclusivo dei residenti.

Attività edilizia soggetta a permesso di costruire, è obbligatorio per tutti gli interventi edilizi indicati

• all'art.10 del T.U.. Interventi di nuova costruzione, ristrutturazione urbanistica, ristrutturazione edilizia

[23]

che porta ad un organismo edilizio in parte o totalmente differente da quello precedente o che comporti

aumento di unità immobiliari, modifiche del volume della sagoma, dei prospetti o delle superfici,

mutamenti della destinazione d'uso (per le zone A).

Il permesso di costruire è un atto TIPICO (deve essere rilasciato dal dirigente o responsabile competente

dell' Ufficio Comunale, nel rispetto delle leggi dei regolamenti e degli strumenti urbanistici, al proprietario o

a chi abbia titolo per richiederla) è TRASFERIBILE (è trasferibile insieme all'immobile, ai successori ed

aventi causa, con voltura).

Secondo l'art.11 il permesso di costruire è dato al proprietario dell'immobile o a chi ne abbia titolo per

richiederlo. Quindi, legittimato a richiederlo è principalmente chi ha un diritto reale sull'immobile oggetto

della richiesta.

. PROCEDURA DI APPROVAZIONE

Redigere progetto e presentarlo allo sportello unico per l'edilizia con tutta la documentazione

• Lo sportello nomina il responsabile che ha 30 giorni per avviare la pratica o richiedere integrazioni

• Entro 60 giorni (120 per comuni >100.000) il responsabile presenta l'istruttori

• Nei 30 giorni successivi il dirigente deve rilasciare il Titolo Abilitativo o negarlo con motivazioni

• Rilasciato il titolo il richiedente comunica l'inizio dei lavori (devono iniziare entro 1 anno e finire entro

• 3 anni)

Nel comunicare l'inizio dei lavori va indicato il direttore dei lavori, il nome dell'impresa di costruzione

• e la dichiarazione di regolarità contributiva

. CERTIFICATO DI AGIBILITA'

Entro 15 giorni dalla fine dei lavori va richiesto Certificato di Agibilità (rispetti le condizioni di

• sicurezza, igiene ecc.)

Va rilasciato solo in caso di nuove costruzioni, ricostruzioni o soprelevazione ma anche per

• interventi sull'esistente che possono influire sulle condizioni di agibilità

Il Certificato deve essere richiesto dal proprietario o dal richiedente che ha presentato la SCIA

• Bisogna allegare documentazione catastale, certificato di collaudo, dichiarazione del direttore dei

• lavori sulla salubrità delle opere e il parere dei vigili del fuoco

Dopo la presentazione della domanda entro 10 giorni viene nominato il responsabile

• Entro 30 l'ufficio comunale rilascia il certificato previa verifica della documentazione

• Ove è stato rilasciato il parere dell' ASL, trascorsi 30 giorni l'agibilità si intende attestata (silenzio

• assenso)

Il Parere dell'Asl può essere sostituito da un'autocertificazione ma in tal caso l'agibilità si attesta

• dopo 60 giorni

N.B.: La SCIA differisce dalla DIA per le opere realizzabili e per la procedura, poiché la SCIA consente l'inizio

immediato dei lavori (dopo aver ottenuto i pareri).

N.B.: Gli art.24 - 25 - 26 del T.U. riguardano il certificato di agibilità. Da giugno 2013 è previsto anche un certificato di

agibilità parziale (caso di multiproprietà). Anche in questo caso le opere di urbanizzazione devono essere completate.

N.B.: Per il rilascio di qualsiasi permesso di costruire occorre che la zona sia fornita di opere di urbanizzazione

primaria o che quantomeno sia già prevista l'attuazione delle opere da parte del Comune.

. PERMESSO DI COSTRUIRE II

Esistono diverse tipologie per il Permesso di Costruire:

(fare un'eccezione), si intende quello rilasciato dall'autorità comunale nell'esercizio di quei

DEROGA

• poteri che le consentono di derogare alle norme ordinarie del regolamento edilizio o del piano

regolatore.

L'art.14 prevede che ci siano 2 condizioni: [24]

deve trattarsi della costruzione di un'opera pubblica o di un'opera di interesse pubblico.

• il permesso di costruire in deroga deve essere previsto dalle Norme Tecniche del

regolamento edilizio. La procedura prevede una delibera dal consiglio comunale. Ricevuta la

delibera positiva, il permesso in deroga può essere rilasciato dal dirigente tecnico del comune. Gli

interventi devono prevedere solo modifiche di altezze, densità e distanza, non una modifica di

destinazione d'uso urbanistica.

la condizione è l'avvenimento futuro e/o incerto al verificarsi del quale il permesso

,

CONDIZIONATO

• diventa efficace, l'atto diventa perfetto. La condizione è legittimamente imposta solo quando i limiti ed i

vincoli da essa richiamati sono di lieve entità e non modificare sostanzialmente il progetto .

prima della legge del 1977 la sanatoria era un rimedio atto a sanare le situazioni di

,

SANATORIA

• costruzioni sorte o senza licenza edilizia o in difformità con questa. L'art.36 del T.U. oggi consente di

accedere a questo tipo di permesso. La sanatoria può essere rilasciata per le opere che presentano la

Doppia Conformità allo strumento urbanistico vigente sia al momento in cui l'abuso è stato eseguito, sia

al momento in cui viene richiesto il permesso.

il permesso di costruire può essere trasferito da un soggetto ad un altro, continuando ad

,

VOLTURA

• avere un carattere reale e non personale. Quindi i titoli abilitativi possono cambiare la titolarità, possono

cioè essere venduti (art.11 del T.U.). Per avvalersi della voltura, occorre che chi abbia acquistato il titolo

per ottenere il permesso ne faccia domanda al Comune che ha l'obbligo di pronunciarsi sulla domanda

di voltura, inoltre deve provvedere al rilascio dopo aver verificato l'idoneità del titolo presentato dal

richiedente. La voltura quindi non prevede un nuovo permesso, ma presuppone un permesso già

rilasciato di cui cambi solo l'intestatario.

N.B.: Secondo l'art.4 della legge 1977 il permesso di costruire è irrevocabile, nel senso che l'autorità comunale non

può ritirarlo se esso è rilasciato per motivi di merito. Se invece è rilasciato illegittimamente può essere annullato anche

dallo stesso ufficio che l'ha rilasciato.

N.B.: Tutti i documenti relativi alle attività edilizie dovrebbero essere competenza dello SPORTELLO UNICO

(previsto dall'art.5 del T.U.). I suoi compiti sono: ricevere la documentazione, esaminarla, nominare il

DELL'EDILIZIA

responsabile del procedimento.

N.B.: Nel rilasciare il permesso di costruire il Comune esonera il richiedente dal pagamento del contributo di

costruzione nei seguenti casi:

opere da realizzare nelle zone agricole

• interventi di ristrutturazione e di ampliamento, in misura non superiore al 20%, di edifici unifamiliari

• impianti, attrezzature, opere pubbliche realizzate dagli enti competenti

• opere da realizzare in attuazione di norme o di provvedimenti emanati a seguito di pubbliche calamità

• interventi relativi alle fonti rinnovabili di energia e al risparmio energetico

• costruzione di sale cinematografiche

. RAPPORTI DI VICINATO NELLE COSTRUZIONI

Le distanze tra le costruzioni rappresentano un limite all'esercizio del diritto di proprietà e vengono regolate

dalla legge, sia per eliminare le possibili liti che potrebbero sorgere tra i proprietari di fondi contigui, sia per

ragioni di igiene e di estetica. Dall'art.873 all'art.899 del codice civile si regolano le distanze tra le

costruzioni, per le piantagioni, per gli scavi, i fossi e per le siepi; dall'art.900 all'art.907 le distanze delle

luci e delle vedute.

Quando le costruzioni non sono aderenza (sono adiacenti quando i muri due fabbricati combaciano senza

che tra essi sussista nessuna intercapedine, neppure pochi cm) o in appoggio (uno dei due muri di

[25]


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in architettura - progettazione architettonica
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher kmln di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Legislazione urbanistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Coppola Alberto.

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