Le rivoluzioni del 1848
Una rivoluzione europea
Il 1848 fu un anno di crisi rivoluzionaria estesa e rapida in tutta Europa, con l'eccezione della Russia, dove l'arretratezza della società civile e un efficiente apparato repressivo impedirono la diffusione delle rivolte, e della Gran Bretagna, il cui sistema politico era adatto a respingere le spinte della società.
La crisi economica del 1846-1847 portò a una crisi agricola che si estese all'industria e al commercio, causando carestie, miseria, disoccupazione e malessere. L'azione dei democratici e degli intellettuali affondava le radici nella rivoluzione francese, dando nuovo slancio al moto di emancipazione politica, interrotto brevemente con la Restaurazione, e collegandosi ai moti del 1820-1821 e del 1830.
- Richiesta di libertà politiche e democrazia.
- In Italia, Germania e Impero asburgico si chiedeva emancipazione nazionale.
- Schema delle giornate rivoluzionarie: dimostrazioni popolari nelle capitali e scontri armati.
- Partecipazione delle masse popolari con obiettivi sociali, a volte in contrasto con le forze democratico-borghesi.
Il 1848 vide anche la pubblicazione del Manifesto dei comunisti di Engels e Marx, diventando un testo-base per la rivoluzione proletaria, segnando simbolicamente la divisione tra l'età moderna e quella contemporanea.
La rivoluzione di febbraio in Francia
Il centro della rivoluzione fu la Francia, dove il regime di Luigi Filippo d'Orleans era poco oppressivo ma limitato dagli oligarchi, insieme alla politica ultramoderata del re e del primo ministro Guizot. L'opposizione era composta da liberali progressisti, democratici, bonapartisti, socialisti, cattolici e legittimisti.
L'obiettivo dell'opposizione era il raggiungimento del suffragio universale maschile, senza distinzione di reddito o condizione sociale, sostenendo sovranità popolare e giustizia sociale. I democratici trasferirono la lotta nella "campagna dei banchetti", riunioni private che aggiravano i divieti del governo per organizzare l'opposizione e promuovere la riforma elettorale. La proibizione di un banchetto il 22 febbraio innescò la protesta, e il governo chiamò la Guardia nazionale, che si unì ai dimostranti.
Non essendo possibile un compromesso, seguirono due giorni di barricate e scontri violenti, con 350 morti. Il 24 febbraio, un vano tentativo di placare la rivolta destituendo Guizot portò alla fuga di Luigi Filippo da Parigi. All'Hotel de Ville fu formato un nuovo governo a favore della repubblica, con la convocazione di un'assemblea costituente eletta a suffragio universale.
Il governo comprendeva tutti i capi dell'opposizione, tra cui Alexandre Ledru-Rollin, Alphonse de Lamartine, Louis Blanc e Alexandre "Albert" Martin. La presenza di due rappresentanti dei lavoratori nel governo rappresentava una novità, conferendo un'impronta socialista alla neonata repubblica.
La seconda repubblica francese
La seconda repubblica francese iniziò con grande entusiasmo e le prime riforme includettero l'abrogazione delle limitazioni alle libertà di riunione, la creazione di nuovi giornali, club e associazioni, e l'abolizione della pena di morte per reati politici. Tuttavia, non fu sostituita la bandiera con quella rossa socialista, mantenendo il rispetto dell'equilibrio europeo e non esportando la rivoluzione, il che scontentò le correnti più accese.
Sul lavoro, fu stabilita una giornata lavorativa massima di 11 ore e il diritto al lavoro venne affermato attraverso gli ateliers nationaux (officine nazionali), simili agli ateliers sociaux teorizzati da Blanc nel 1839. Tuttavia, questi lavori di pubblica utilità causarono gravi problemi alle finanze statali e il contrasto dell'ala moderata per l'intervento diretto dello Stato nel mercato del lavoro.
Il 23 aprile 1848 si tennero le prime elezioni per l'assemblea costituente, in cui l'elettorato rurale risultò decisivo, e i veri vincitori furono i repubblicani moderati, escludendo Blanc e Albert. Il 15 maggio 1848, una dimostrazione con invasione dell'assemblea fu repressa dalla Guardia nazionale. A giugno, la chiusura di molti ateliers portò molti disoccupati ad arruolarsi, e il 23 giugno 1848 nuove manifestazioni e barricate coinvolsero molti ex dipendenti degli ateliers. Louis Eugène Cavaignac, generale e ministro della guerra, fu incaricato della repressione, rappresentando il primo vero scontro di classe tra proletariato e borghesia secondo Marx.
In novembre, venne approvata una costituzione democratica su modello americano, prevedendo un presidente eletto ogni quattro anni dal popolo e un'assemblea legislativa eletta a suffragio universale. Alle elezioni presidenziali del 10 dicembre 1848, con i repubblicani divisi, fu eletto Luigi Napoleone Bonaparte, segnando la fine della fase democratica e della Francia come centro di irradiazione della rivoluzione.
La rivoluzione nell'Europa centrale
La rivoluzione si propagò nell'Impero asburgico, negli stati italiani e nella Confederazione germanica, alimentata dal malcontento per la crisi economica, la gestione autoritaria del potere e le questioni nazionali irrisolte dal Congresso di Vienna del 1815. Tuttavia, mancava una forte componente sociale, con la borghesia che si opponeva all'assolutismo.
Nell'Impero asburgico, il 13 marzo 1848 a Vienna, studenti e lavoratori furono repressi dall'esercito durante il regno di Ferdinando I, portando all'abbandono del potere da parte di Metternich, simbolo della Restaurazione. Il 15 marzo 1848, ci furono tumulti a Budapest e il 17-18 marzo 1848, tumulti a ...
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