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Le rivoluzioni industriali

Prima rivoluzione industriale: la rivoluzione inglese (1750 – 1815)

A metà del ‘700, in Inghilterra (seguita qualche decennio più tardi da Francia, Stati Uniti e Svizzera) ebbe inizio una profonda trasformazione sociale ed economica che prende il nome di “rivoluzione industriale” e che ha dato inizio a un processo evolutivo che, seppur in modo diverso di volta in volta, è giunto fino ai nostri giorni e prosegue tutt’oggi.

Fu in Inghilterra dove questo processo si mise in moto poiché era l’unico Paese, all’epoca, in cui si sarebbe potuta imporre un’economia capitalistica e liberista. Infatti, il Regno Unito aveva raggiunto prima di molte altre nazioni l’unità nazionale e presentava un avanzato sistema parlamentare, propenso ad accettare un mercato liberista.

Ma la rivoluzione industriale non si sarebbe potuta verificare se non fosse stata accompagnata da profonde trasformazioni in altri campi, come quello demografico, agricolo, commerciale e dei trasporti, che costituiscono le “premesse” della rivoluzione industriale.

Caratteristiche dell'economia preindustriale

  • Stagnante: i mezzi d’innovazione non riuscivano a far aumentare definitivamente la popolazione, ma questa variabile macroeconomica rimaneva fissa (ogni volta che aumentava, malattie, carestie, siccità ecc. la riportavano al volume iniziale).
  • Agricola: il settore agricolo rappresentava circa il 70-80% dell’economia a causa della sua scarsa produttività, conseguenza di fattori come la scarsa fertilità del terreno, metodi di coltivazioni arretrati, regime della proprietà fondiaria.
  • Con bassa e lenta connessione.

La prima rivoluzione industriale mise in moto il sistema capitalistico, decretando la proprietà privata dei mezzi di produzione, la diffusione della meccanizzazione e del lavoro salariato e permise l’inizio del processo di massificazione dei beni, grazie a un ampliamento del mercato scaturito da un incremento generale della popolazione.

La transizione dalla proto-fabbrica alla fabbrica modernamente intesa era compiuta; l’esigenza della manodopera disponibile a basso costo scardinò definitivamente, inoltre, il sistema corporativo, e s’instaurò la divisione del lavoro come metodo organizzativo interno della fabbrica.

Le sotto-rivoluzioni della prima rivoluzione industriale

  • Demografica: fu in questo periodo che il regime naturale della popolazione viene sostituito da un regime demografico moderno, cioè caratterizzato sempre da una tendenza positiva, superando la trappola malthusiana. La fase di transizione iniziò dappertutto con una riduzione del tasso di mortalità (grazie a un miglioramento nell’alimentazione, nelle condizioni igieniche e ai primi progressi della medicina). Più tardi seguì la riduzione del tasso di natalità. Il nuovo regime demografico è caratterizzato da tassi di mortalità e natalità bassi: è quasi stazionario; anzi, in molti Paesi ricchi il tasso di mortalità supera -anche se di poco- quello di natalità.
  • Agricola: forte incremento della produzione e della produttività del settore agricolo, grazie al miglioramento delle tecniche di coltivazione e al mutamento nel regime della proprietà fondiaria. Il problema principale era ripristinare la fertilità del terreno dopo le coltivazioni. Ciò avveniva lasciando a riposo la terra per un periodo detto “maggese”, durante il quale bisognava comunque rivoltare il terreno e tenerlo libero dalle infestazioni. Questo sistema faceva sprecare le terre lasciate a maggese, e non era più possibile in un periodo in cui la popolazione stava aumentando e insieme ad essa la domanda. Soluzione: eliminazione del maggese e inserimento nelle rotazioni continue di leguminose e foraggi, che rendevano più fertile il terreno e fornivano cibo. Inoltre, le piante foraggere permisero di produrre il mangime per gli animali d’allevamento, che da questo momento furono tenuti nelle stalle anziché a pascolo, lasciando liberi nuovi campi coltivabili. Per ridurre i costi delle spese delle recinzioni, nel 1801 venne emanato l’atto sulle “enclosures”: venne imposto l’obbligo di recintare i propri campi a tutti i proprietari terrieri, ma ciò era dispendioso e solo i grandi e ricchi proprietari potevano permetterselo; perciò i piccoli proprietari spesso vendevano i loro appezzamenti e si trasformavano in fittavoli o in braccianti agricoli, contribuendo alla crescita della grande proprietà. Fittavolo: i grandi proprietari affidavano le loro terre a fittavoli capaci, i quali investivano capitale e si servivano dei braccianti salariati per i lavori agricoli.
  • Dei trasporti: migliora la capacità di circolazione, grazie al miglioramento delle strade inglesi, la cui manutenzione venne affidata a società private che percepivano un pedaggio dagli utenti e, soprattutto, dalla ripresa del sistema di ricostruzione Romano delle strade all’inizio dell’XIX sec.

Dal punto di vista tecnologico, fu possibile grazie all’invenzione della macchina a vapore – utilizzata nel settore tessile e poi in quello meccanico – e dalle nuove tecniche di fusione nel settore siderurgico. La comparsa della fabbrica e l’affermazione del lavoro salariato costituirono il più importante mutamento sociale dell’epoca.

Finanziamento nella prima rivoluzione

La prima rivoluzione industriale fu relativamente...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

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