La nascita delle letterature romanze
Il volgare si sviluppa a partire dal latino parlato, il cosiddetto sermo vulgaris, inizialmente contraddistinto dalla sola oralità. Al 960 si può datare il primo documento scritto in volgare, il Placito Capuano, di carattere giuridico, contenente quattro sentenze. Solo successivamente i volgari vengono ritenuti degni di contenuti più elevati.
Lo sviluppo in Francia
La letteratura in volgare si sviluppa con un largo anticipo in Francia, già a partire dall’XI secolo: i Giuramenti di Strasburgo sono tra i primi esempi di volgare tedesco, per quanto riguarda il discorso all’esercito di Carlo Magno, e di francese, per quanto riguarda la controparte. La letteratura francese si differenzia tra quella in lingua d’oil, parlata nella Francia centro settentrionale, e quella in lingua d’oc, caratterizzante della Provenza e quindi del meridione. Rispettivamente si sviluppano la canzone delle gesta, ad esempio la Canzone d’Orlando, risalente al 1070, e l’opera dei trovatori, il più antico dei quali si può identificare in Guglielmo IX Duca d’Aquitania.
Il ritardo italiano
Rispetto al modello francese è possibile registrare un ritardo italiano, che può essere attribuito a un motivo sociale politico. In Francia si sviluppa prima un’aristocrazia laica, mentre in Italia la presenza della Chiesa potrebbe aver causato una maggiore resistenza del latino. La cultura era infatti appannaggio del clericus, che nella divisione medioevale tra bellatores, laboratores e oratores si colloca in quest’ultima categoria.
Diffusione del modello francese
Il modello francese si diffonde in tutta Europa come garanzia di unità culturale, assumendo il ruolo prima proprio del latino. In Europa era precedentemente diffusa in maniera uniforme la cultura latina, con la comune idea di una scuola dove un ruolo preminente è giocato dalle arti liberali (grammatica, retorica, dialettica). Analogamente la letteratura epica e romanzesca e la poesia lirica si diffondono in tutta Europa e il francese viene utilizzato da tutti coloro che si rifanno a questi generi. Nel canto VI del Purgatorio della Commedia viene fatto accenno al fatto che Sordello di Goito usi il francese, così come il Milione viene redatto in lingua d’oil e Brunetto Latini, maestro di Dante, scrive in francese il Tresor.
Il Medioevo
Il contesto culturale della nascita del volgare è il Medioevo. Dopo le “Prose della volgar lingua” di Bembo, che stabilisce Petrarca per la poesia e Boccaccio per la prosa come modelli, non c’è una forte evoluzione della lingua scritta, che si cristallizza rispetto a quella parlata che continua a svilupparsi. Nel Cinquecento si ritorna alla lingua del Trecento, che è una lingua elitaria e poco adatta al teatro e che quindi avrebbe potuto essere alla base di un ritardo nello sviluppo di questo genere in Italia. Mentre la lingua non si evolve molto a partire dal Medioevo, non si può dire lo stesso per la cultura.
La percezione del Medioevo
Il concetto di Medioevo nasce con gli umanisti del Quattrocento, il cui precursore è sicuramente già Petrarca. Essi percepiscono i dieci secoli di distanza che li separano dai classici, cui loro ambiscono. Per questo motivo subentra una visione negativa del Medioevo che fu poi abbracciata anche dagli Illuministi.
Caratteristiche del Medioevo
Tra i caratteri generali di questa epoca c’è in primo luogo la tendenza a porre il senso della vita in un mondo ultraterreno, dunque una visione trascendentale, teologico-metafisica. Il rapporto con il mondo terreno è invece ambivalente: da un lato c’è un forte disprezzo, ma dall’altro esso è caratterizzato dalle postille, le tracce del divino. Ciò porta quindi a un forte simbolismo: sono noti i lapidari e i bestiari, che attribuiscono alle pietre e agli animali significati morali e religiosi. Il linguaggio si fa, dunque, allegorico (dal greco allo agoreuo: dire altro): Dante addirittura parlerà di quattro livelli di interpretazione di un’opera.
Trasmissione della cultura
La Chiesa cristiana trasmette la cultura latina. Solo nel 1453, con la caduta dell’impero bizantino, arriverà la diffusione anche della cultura greca. Rispetto ai classici c’è però un forte antagonismo dal punto di vista dei valori: mentre la cultura classica esalta la vita immanente, l’amore, la bellezza, la virtù, per la cultura medioevale la letteratura deve essere sempre al servizio della religione, ha valore solo il contenuto didattico, mai la forma. La cultura medioevale, dunque, si appropria di quella classica e la strumentalizza. È celebre l’esempio di Virgilio, che nell’ottica medioevale diventa un profeta inconsapevole della venuta di Cristo con il riferimento al puer nella IV ecloga. Solo con l’umanesimo subentra l’approfondimento filologico, che cerca di comprendere il reale significato di un’opera, confrontando le lezioni per individuare la forma originaria che il testo assume in un certo punto.
Sensibilità storica
All’approfondimento filologico è collegata la sensibilità storica, che non esiste nel Medioevo, il quale riconosce il valore delle opere soltanto dal punto di vista linguistico. Anche negli eventi storici, infatti, gli uomini del Medioevo tendono a vedere le tracce del divino. Non si individuava un rapporto tra le diverse epoche storiche, ma la storia era vista solo nell’ottica del rapporto dell’uomo con Dio: per questo una guerra e un’epidemia potevano essere considerate in maniera analoga, ci si riferiva a Cesare o ad Alessandro con termini feudali come “barone” e si rappresentavano i classici vestiti con abiti medioevali.
Valore delle opere
Nell’ottica di quest’epoca, il valore di un’opera non è dato dall’originalità. Questo concetto subentra solo a partire dal Barocco e poi nel Romanticismo, in quanto anche per gli umanisti in seguito il valore sarà dato dall’imitazione dei classici e non dalla rottura con il passato. Nel medioevo l’universale è più importante del singolo, l’uomo è visto come parte di una collettività. C’è una svalutazione della condizione individuale, vista come peccaminosa. L’individuo può avere valore solo se si erge ad esempio ed è quello che fa Dante nella Commedia presentandosi nelle sue particolarità ma riferendosi sempre al cammino universale verso la salvezza. Celebre è l’incipit: “Nel mezzo del cammin di NOSTRA vita”. Se nella letteratura medioevale possiamo trovare autori o addirittura frasi molto simili tra di loro, non si tratta dunque di plagio, bensì di un inserimento nella tradizione.
La letteratura francese
La lingua d’oil
In lingua d’oil nasce la poesia epoca di carattere narrativo, sebbene anche qui esistano i trovieri, i poeti corrispondenti dei trovatori. I generi che maggiormente si sviluppano sono il poema epico e il romanzo cavalleresco.
Il poema epico
Il poema epico è caratterizzato dalla canzone delle gesta e quindi dalla narrazione delle imprese degli eroi. L’epica è caratterizzata dallo scontro tra due civiltà, ad esempio lo scontro tra cristiani e saraceni presente nella canzone di Orlando. L’epica rappresenta i valori di una civiltà e fonda l’identità di una cultura, come ad esempio il Cantar de mio cid fonda la cultura spagnola. L’individuo si conforma e si fa portatore di valori collettivi.
Il romanzo cavalleresco
Nel romanzo cavalleresco, al contrario, il tema centrale è la “queste”, la ricerca individuale di un oggetto nel senso più ampio, che può essere sia una donna e, quindi, l’amore sia un oggetto materiale come il santo Graal.
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