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questo troviamo dolci la malinconia e il sentimentale moderno, perché immergono l’anima in un abisso di pensieri INDETERMINATI,

dai contorni sfumati. Cosa che accade anche in amore, quando l’anima si spazia in un VAGO E INDEFINITO. È un tipo di bello che

non esiste nel reale ed è rappresentabile solo attraverso l’immaginazione e illusioni.

3) perché la nostra anima odia tutto ciò che confina le sue sensazioni. Vedendo la bella natura, ama che la sua vista possa spaziarsi

quanto possibile, ciò che Montesquieu attribuisce alla curiosità: errore! La curiosità è, infatti, una determinazione dell’anima a

provare quel tal piacere, ed è una cagione immediata del piacere ma non primaria.

Delle volte l’anima desidera una veduta ristretta e confinata, sempre per desiderio dell’infinito, perché allora al posto della vista

lavora l’immaginazione. L’anima, infatti, si immagina quello che non vede, quello che un albero, una siepe, una torre, gli nasconde, e

si immagina cose che non potrebbe se la sua vista si estendesse dappertutto.

La vastità e la molteplicità delle sensazioni diletta moltissimo l’anima, non perché ella sia nata per il grande, ma perché esse la

confondono, gli impediscono di vedere i confini, assomiglia in qualche modo ad un piacere infinito. La MERAVIGLIA, ad esempio,

rende l’anima attonita, la occupa interamente, così pure come la NOVITA’, sempre gradita all’anima.

Anche se una cosa non è piacevole per sé stessa ma è grande, essa diviene un piacere solo per la sua grandezza. Da questo si può

dedurre che il desiderio del piacere diventa una pena, un doloro abituale dell’anima, e quindi:

1) un assopimento dell’anima è piacevole all’uomo. I turchi, per esempio, se lo procurano con l’oppio, in modo tale che in quel

momento l’anima non è affannata dal desiderio, essendo un riposo dal desiderio tormentoso, così come fa il sonno se non è

tormentato dal sogno.

2) la vita più felice è quella più occupata, perché l’animo occupato è distratto dal desiderio innato essendo rivolto ai piccoli fini della

giornata, e il tempo del riposo è piacevole non troppo lungo perché sottentri la noia; il riposo dalla fatica è infatti un piacere per sé, e

questa era la vita dei primitivi, selvaggi, agricoltori, e degli animali, che infatti vivono felici.

3) il meraviglioso, lo straordinario, sono piacevoli. È piacevole così lo stupore causato dalla meraviglia, dalla novità, dalla singolarità.

La natura aveva voluto che la meraviglia:

a) fosse cosa ordinarissima all’uomo;

b) fosse intera, ovvero capace di riempire l’anima interamente, come accade nei fanciulli e negli ignoranti, perché infatti questo non

può proprio accadere senza ignoranza, la quale non è oggi come quella dell’uomo che non vive in società;

4) anche l’immagine del dolore e delle cose terribili è piacevole, purché non sia il proprio, perché lo distrae, cosa sempre piacevole.

L’immagine del dolore è infatti sufficiente a riempire l’animo e a distrarlo.

5) la grandezza di ogni genere è piacevole (tranne del proprio male). Il grande occupa sempre più del piccolo, tranne però se si tratta

di un piccolo straordinario, che in quel caso supera il grande ordinario.

La noia non è altro che mancanza di piacere, l’elemento chiave della nostra esistenza. Perché mai l’uomo dovrebbe sentirsi male, se

non ha nessun male? In realtà lo prova, perché si annoia. La natura ha allora provveduto col dare all’uomo molti bisogni e ponendo il

piacere nella soddisfazione del bisogno; con la grande varietà, l’immaginazione, e anche con il timore, con i pericoli, con i dolori e i

mali stessi, perché è più DOLCE GUARIRE DAI MALI CHE VIVERE SENZA MALI (piacere figlio d’affanno). Questi disastri si

considerano incidenti della natura, che forse lo sono singolarmente, ma che non lo sono più se li si considera tutti insieme: il sistema

della natura è quindi indirizzato ad allontanare dall’uomo il male della noia. I fanciulli, ad esempio, non si annoiano quasi mai, perché

trovano nella loro mente una fonte inesauribile di occupazioni e sempre varie, pur non avendo mai viaggiato, veduto e udito tante

cose. Parrebbe che chi invece ha molta esperienza debba quindi annoiarsi meno, in realtà non è così come ci dimostrano i bambini.

È questa una gran lezione per dimostrare come la SORGENTE QUASI UNICA DI FELICITA’ sia la NATURA.

La facoltà dell’immaginazione rende sia facile l’azione che l’inazione; ed è una cosa diversissima rispetto alla profondità della mente,

che invece, conduce all’infelicità. Questa è una cosa evidente nei popoli meridionali, in particolare degli italiani, rispetto ai

settentrionali (intesi come Nord­Europa). 1) Infatti, gli italiani per il loro entusiasmo figlio di un’immaginazione viva erano attivissimi, e

oggi uno dei motivi per cui non si accorgono e non si disperano di una vita sempre uniforme, di una inazione, è la stessa

immaginazione sempre ricca e varia, che li immerge in una specie di rêve, mentre i settentrionali non avendo questa sorgente di

occupazione interna sono attivissimi, ricorrendo a quella esterna.

2) la loro profondità della mente rende loro più facile il concepimento del vero, diventa l’occupazione e quindi l’infelicità dei

settentrionali colti, cosa che è dimostrata dall’alto tasso di suicidi in Inghilterra, perché non hanno niente che li distragga dal vero. E

anche se effettivamente la loro immaginazione appaia caldissima e originalissima, in realtà si tratta di filosofia e profondità, e la loro

poesia è più metafisica che poesia, venendo più dal pensiero che dalle illusioni. Dunque, sarà sempre vero che l’Italia è la patria

della poesia, e la loro quella del pensiero.

La natura, dopo aver posto nell’uomo l’inclinazione illimitata al piacere, ha deciso cosa dovesse essere considerato come piacere. Le

ragioni per cui le cose sono piacevoli dipendono allora dall’arbitrio della natura. I piaceri menzionati prima (oppio, ecc.), non sono

piaceri piaciuti alla natura, ma lo sono perché l’uomo desidera illimitatamente il piacere. La virtù, i piaceri corporali, la curiosità sono


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in mediazione linguistica e interculturale
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiara.de1996 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Bevilacqua Mirko.

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