La Scapigliatura
Il termine “scapigliatura” non rimanda ad una scuola letteraria organizzata come sarà ad esempio per il Futurismo. Inoltre, non si può parlare di avanguardia già intorno al 1860. Si tratta di una corrente che, da un punto di vista estetico, vede il rifiuto di ogni forma di romanticismo. Da un punto di vista ideologico, si vede invece il rifiuto dei tipici valori borghesi. Questo secondo aspetto è particolarmente importante. Si tratta di artisti che partono da un’istanza di rivolta anti borghese.
Si può parlare di scapigliatura circoscrivendo un periodo molto limitato: il decennio successivo all’Unità d’Italia, gli anni Sessanta. La borghesia è in questo periodo la spina dorsale della nuova Italia: la nazione unita ha un blocco sociale di riferimento che è il ceto medio. Quello sabaudo era un sistema monarchico moderato con potere politico molto forte che sollevò negli anni precedenti all’Unità un generale malcontento. Questi intellettuali si trovano a vivere in un contesto dove la continuità dei valori contro cui avevano combattuto produce un sentimento di delusione che porta conseguentemente ad un isolamento di queste figure.
Avere valori borghesi significa avere anche bisogno del denaro. Che valore ha allora l’arte? L’arte ha una funzione marginale. Questi artisti sentono di avere un ruolo sociale alquanto marginale. L’artista non è più un vate, l’esegeta delle gesta umane ma spesso è visto come una figura che non serve alla società. Questa situazione in Italia si complica poiché questo cambiamento avviene nel periodo in cui lo stato aveva lasciato sperare in qualcosa di diverso che poi non avviene. Questo genera una vera e propria delusione storica.
Testi significativi della scapigliatura
Uno dei testi più significativi che spiega cosa sia la scapigliatura è “La Scapigliatura e il 6 febbraio” di Cletto Arrighi. Si tratta di un insieme di generi diversi: inizia ad esempio come un romanzo nero, gotico. Viene citata anche la rivolta mazziniana del 6 febbraio a Milano. Gli Scapigliati sono giovani pieni d’ingegno che si dimostrano come indipendenti rispetto agli altri artisti dell’epoca, sono giovani irrequieti pronti al bene e al male. Importante è il ruolo del disordine: spesso facevano uso di sostanze stupefacenti per poter assumere punti di vista differenti.
Il romanzo di Tarchetti (uno dei tanti scrittori della scapigliatura) viene pubblicato a puntate e verrà concluso da un altro letterato: Farina. Lo scapigliato senza denaro vive nella soffitta pieno di disagi. Vivevano la cosiddetta vita alla Bohémienne, cioè uno stile di vita fuori dagli schemi, vivono e scrivono in modo sregolato (oltre gli schemi e la sensibilità borghese). Si tratta di letterati che sentono le cose più di altri (grande passionalità).
Romanzi e tematiche della scapigliatura
Nel romanzo “Fosca” Giorgio, un giovane militare, viene a conoscenza di Fosca, una donna brutta e orrenda, ma è una donna interessante, ha uno sguardo vivace ma ha in sé il volto della morte, della malattia. Ha un fascino intellettuale che intriga sempre di più Giorgio che si trova a confrontarsi con gli estremi: Clara (la fidanzata di Giorgio) e Fosca (la contrapposizione degli estremi è una tematica fondamentale per la scapigliatura). Quando Fosca muore Giorgio sente di aver ereditato la follia, il male della donna. Si tratta di una malattia psichica che permette di vedere il mondo fuori dagli schemi.
Sempre Tarchetti scrive un romanzo, “Paolina”, ambientato a Milano in un quartiere dove vivevano degli operai. Queste dimore erano poi state abbattute per fare un quartiere borghese. Gli scapigliati criticano la società del denaro.
Verga che vivrà anche a Milano ha tra l’altro contatti con il mondo della Scapigliatura (“Eva”). Il protagonista di questo romanzo, Enrico, è povero, vive in una soffitta, senza un soldo, senza un riconoscimento in ambito giornalistico nonostante la sua genialità, che si innamora di una giovane ballerina che balla il can can.