David Hume (1711-1766)
Si tratta di un autore molto chiaro ed esplicito, al limite del colloquiale, che riprende Locke e lo radicalizza creando un corrispondentismo tra impressioni e idee. Pubblica Ricerca sull'intelletto umano nel 1748, dopo aver precedentemente pubblicato Trattato sulla natura umana (che venne definito un "aborto di stampa"); Hume, infatti, sentiva l'esigenza di esportare il suo nuovo metodo filosofico in un'altra opera, più chiara e sintetica, che riprendesse in linea di massima i temi principali del Trattato.
La finalità del tutto è quella di approvare un modello del mentale confermato dal punto di vista scientifico; la domanda principale diventa quindi "È possibile fare una scienza del mentale?": Hume intende solo impostare il dibattito, senza la pretesa di fornire un modello. Come sostiene il filosofo, dato che siamo riusciti a descrivere il moto dei corpi in maniera eccelsa, possiamo fare lo stesso con il mentale (di natura appunto non corporea) e vedere quindi la psicologia nell'ottica di una scienza naturale.
Principali argomenti della filosofia humeiana
Distinzione tra impressioni e idee
Hume distingue le percezioni (= tutto ciò che può essere presente alla mente) in impressioni e idee: le prime costituiscono la parte passiva della mente, hanno la precedenza sulle idee e si differenziano da esse per una maggior vivacità (essendo a stretto contatto con l'esperienza, in the moment); le altre, invece, sono le pallide copie illanguidite delle impressioni e costituiscono la parte attiva della mente: attraverso un'operazione introspettiva di riflessione (immaginazione = attività produttiva nella mente umana che permette di comporre le idee in modo libero) vanno a riprendere il ricordo del momento.
Le idee si possono disporre in una sorta di gerarchia: vi sono le idee semplici e quelle complesse (molto simile alla disposizione lockiana). Dato che le idee derivano, in un secondo momento, dalle impressioni, possiamo dire che non esistono idee che non sono prodotto di un'impressione: il soggetto, quindi, entra in contatto con oggetti esterni e riflette su di essi, scomponendo del tutto l'esperienza.
Riduzionismo empirico
Nella filosofia di Hume, quindi, il riduzionismo empirico svolge il compito di criterio di demarcazione; le idee, infatti, sono giustificate e tradotte dall'esperienza. Quando dubitiamo di un certo termine (filosofico) e del suo significato, o di un'idea qualsiasi, ci basta ricondurlo all'impressione corrispondente che lo deve rendere chiaro e preciso: "se non si può indicare alcuna impressione, si conclude che il termine in questione è del tutto privo di significato".
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Riassunto esame Storia della filosofia: David Hume e la ricerca sull'intelletto umano, prof. Martinelli
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