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La professionalità dell’insegnante di sostegno e dell’educatore in Italia:

prassi di individualizzazione di percorsi per disabilità e disturbi

dell’apprendimento.

Organizzazione della lezione

Prima parte La professionalità dell’insegnante di sostegno e dell’educatore in

contesti scolastici: aree della professione, nodi critici, strategie possibili di risoluzione

dei problemi.

Seconda parte Individualizzazione degli interventi: principi, metodi, strategie;

osservazione e documentazione. PRIMA PARTE

ESERCITAZIONE IN AULA

“Luca ha 8 anni, ha un ritardo mentale lieve. È inserito in una classe terza. In classe è

previsto un insegnante di sostegno e, per alcune ore alla settimana, anche una

educatrice di appoggio. Ha imparato a leggere da poco, scrive in stampato periodi

brevi. È autonomo negli spostamenti all’interno della scuola. Spesso svolge attività

individualizzate al di fuori dell’aula. È un bambino molto timido e parla solo se

sollecitato. Ha cambiato scuola da poco e si è ritrovato in una classe nuova, è seduto

nel primo banco ed è affiancato dall’insegnante di sostegno o dall’educatore. Ha

buone capacità di memorizzazione di sequenze. I compagni di classe durante

l’intervallo non giocano con lui.”

IMMAGINATE CHE domani dobbiate entrare in aula e sostituire l’insegnante di

sostegno/educatore del bambino descritto nella slide successiva.

Quali sono le cose che vorreste sapere per poter svolgere al meglio il vostro lavoro?

Ovvero formulare domande precise da rivolgere alla collega.

IPOTIZZARE qualche risposta:

- quali sono le sue attività preferite, quali sono i suoi interessi per trovare un aggancio

a qualcosa che lui trova positivo? Per ex. quale storia ama ascoltare e che grado di

complessità riesce a comprendere; se è in grado di ricostruire una storia;

- visto che fa delle attività individualizzate, quanto tempo sta dentro e fuori la classe?

- visto che è timido, l’insegnante utilizza delle strategie con i compagni per riuscire per

agganciare il bambino (aspetto delle relazioni e strategie di sollecitazione)?

- quali sono le attività che fa dentro e fuori la classe?

- ha eventuali comportamenti -problema?

Le risposte ci riportano all’importanza dell’ICF, che ci consiglia di guardare al

funzionamento di ciascuna persona non solo puntando l’attenzione su quelle che sono

le sue mancanze, non solo puntando l’attenzione sulle funzioni corporee ma ponendo

l’attenzione alle attività e alla partecipazione del soggetto in un contesto di vita

sociale. Viene puntata l’attenzione alle abilità e alle performance del soggetto,

andando a guardare che cosa facilita o ostacola le attività dell’individuo, gli elementi

facilitatori e gli elementi che fungono da barriere.

Importante è anche la relazione tra l’insegnante di sostegno/educatore e gli insegnanti

curricolari perché, come dice Canevaro, l’integrazione (il contesto inclusivo) si

costruisce quando c’è integrazione di competenze tra le persone che operano

all’interno di un determinato contesto.

L’integrazione di competenze come si costruisce?

L’insegnante di sostegno…chi è?

La figura del docente specializzato viene introdotta con la Legge 517/1977 .

I docenti di sostegno assumono contitolarità delle sezioni e delle classi in cui operano

(L. 104/92).

Gelati (1996) si chiede chi sia l’insegnante di sostegno:

- è colui che tampona le situazioni di emergenza?

- è il responsabile dell’educazione dell’alunno handicappato, disponibile ad organizzare

per lui un insegnamento individualizzato?

- è un mediatore tra le esigenze, i bisogni educativi, le potenzialità e i valori dei

soggetti con disabilità e la scuola tutta, docenti, alunni, famiglie, programmi didattici?

L’INSEGNANTE DI SOSTEGNO (Ianes 2004) è un insegnante di serie B (oltre una

non

figura di assistenza o strumento di espulsione del disabile) MA è un insegnante "per" il

sostegno, o meglio per attivare le varie forme di sostegni che la comunità scolastica

deve offrire.

È un insegnante competente che permetta al contesto scolastico di essere

competente, e non limiti e chiuda, quindi, la competenza alla sua presenza, ma la

colleghi all'investimento strutturale dell'ambiente scolastico (Canevaro 2002 in Ianes

2004).

La società chiede, insieme alla scuola, una forte specializzazione per l’integrazione

scolastica (affiancata da specializzazioni per tutti i docenti).

LA PROFESSIONALITA’ DELL’INSEGNANTE DI SOSTEGNO (Ianes 2004)

Non si può prescindere da una formazione personale sulle dimensioni emotive,

esistenziali e culturali.

Vi sono 6 AREE DI PROFESSIONALITA’:

collaborazione-mediazione professionale

1. saper tessere reti significative dentro e

fuori dalla scuola, possedere capacità comunicative e capacità di mediazione,

conoscere le dinamiche di gruppo ruolo di diplomazia che l’insegnante di sostegno

deve possedere; norme, istituzioni, organizzazioni

2. conoscenza delle norme come garanzia di

le

tutela delle persone disabili, conoscere i meccanismi di funzionamento delle realtà in

cui si opera; sostenere la famiglia

3. essere in grado di delle dinamiche familiari;

conoscenza

avvicinarsi alla famiglia con umiltà, è la miglior alleata, avendo definito le regole

mantenendo i propri ruoli.

4. costruzione del Pei – Piano di vita (Piano educativo individualizzato) che è frutto di

una corresponsabilizzazione un buon piano dovrebbe includere diversi aspetti la

 

storia, la conoscenza dell’alunno, la progettualità a breve/medio e lungo termine,

attività e materiali, valutazione.

metodi per facilitare l’apprendimento:

5.

- attenzione al funzionamento attuale dell’individuo e non all’eziologia del deficit

(bisogni educativi speciali)

- globalità del funzionamento (ICF): difficoltà e risorse

- costruire la speciale normalità (Ianes punta molto sull’integrazione tra le dimensioni

della specialità e della normalità) “le aspettative, gli obiettivi, le prassi per tutti gli

alunni nessuno escluso, nelle normali e ordinarie attività che però si arricchiscono di

una specificità non comuni, fondate su dati scientifici e adeguate alla complessità dei

bisogni educativi speciali” (Ianes 2001).

L’idea di Ianes è quella di porre attenzione a metodologie non separanti/speciali, ma

ad arricchire la normalità con prassi tecniche attente alla specialità.

documentazione e ricerca

6. (in connessione con i centri di documentazione e ricerca)

intesa nell’ottica dell’aggiornamento professionale.

Inoltre, Ianes punta l’attenzione:

- ai gruppi di pari e le risorse del territorio come elementi su cui fare perno per gli

apprendimenti

- sulla gestione personalizzata dei testi, adattamenti (SEMPLIFICAZIONE, AGGIUNTIVI,

ALTERNATIVI)

- automonitoraggio e autoistruzione (come si apprende)

Albanese (2006) sostiene che la PROFESSIONALITA’ DELL’INSEGNANTE DI SOSTEGNO

non dovrebbe avere:

- dimensione vocazione/tecnologia: tecnico, iperspecialista, onniscente, apocalittico

integrato

- dimensione vocazione/affettiva: plasmatore, eroe, modello, sostituisce l’altro anche

nelle difficoltà

La professionalità dovrebbe essere intesa come:

- conoscenza dell’alunno e dei suoi compagni di classe sotto i diversi profili strumentali

e funzionali, bio-psicosociali e culturali

- capacità di redigere una documentazione che testimoni scelte e modifiche rispetto

ad ipotesi iniziali

- promuovere incontri per una progettazione condivisa ed integrazione di questa nella

più ampia proposta progettuale

- capacità di guidare e realizzare opportuni processi di insegnamento e apprendimento

nelle diverse situazioni (piccolo gruppo, individuale, grande gruppo etc)

Le conoscenze che l’insegnante di sostegno dovrebbe avere sono intese come:

- programmazione e progettazione degli interventi

- approcci teorici, orientamenti educativi e didattici, strategie, strumenti e ausili

- sviluppo, apprendimento, dinamiche relazionali e le atipicità indotte dalle diverse

condizioni di disabilità

- processi interattivi tra diverse aree

- modalità operative interdisciplinari e paradigmi di riferimento delle diverse

professionalità

Le competenze che l’insegnante di sostegno dovrebbe avere sono intese come:

- osservazione sistematica

- raccolta dati in funzione del progetto pedagogico

- ideazione di un percorso fondato sulle potenzialità dell’alunno (esame delle risorse e

opzioni a disposizione della classe)

- modalità di lavoro partecipante che permettano di costruire concrete esperienze di

integrazione a partire dalle variabili individuali e contestuali osservati.

Dal quadro della normativa si deduce che l’insegnante di sostegno:

- è garante dell’equilibro tra momento educativo e dell’istruzione

- deve possedere le abilità sul piano relazionale come facilitatore entro e fuori la

scuola

- saper costruire integrazioni relazionali e contestuali che sostengono l’integrazione

- non deve possedere una conoscenza specialistica di tecniche riabilitative, ma

disponibilità ad attivarsi in modo competente (strumenti di riflessione sulla pratica).

L’ASSISTENTE EDUCATORE NELLA SCUOLA (viene chiamato in modo diversificato

all’interno del territorio nazionale e nella normativa di riferimento viene chiamato

assistente all’autonomia e alla comunicazione).

La Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone

handicappate (104 del 1992) prevede “integrazione in tutti i settori, orientata a

favorire l’opportunità di vita autonoma e di partecipazione del disabile,

un’integrazione che non si può limitare a un periodo della vita dei soggetti con bisogni

speciali, ma che deve comprendere la scuola, il mondo del lavoro, il tempo libero”

(Gelati, 2004, p. 62).

La Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone

handicappate (104 del 1992) prevede:

Articolo 1

La Repubblica:

a) garantisce il pieno rispetto della dignità umana e i diritti di libertà e di autonomia

della persona handicappata e ne promuove la piena integrazione nella famiglia, nella

scuola, nel lavoro e nella società;

b) previene e rimuove le condizioni invalidanti che impediscono lo sviluppo della

persona umana, il raggiungimento della massima autonomia possibile e la

partecipazione della persona handicappata alla vita della collettività, nonché la

realizzazione dei diritti civili, politici e patrimoniali;

c) persegue il recupero funzionale e sociale della persona affetta da minorazioni

fisiche, psichiche e sensoriali e assicura i servizi e le prestazioni per la prevenzione, la

cura e la riabilitazione delle minorazioni, nonché la tutela giuridica ed economica della

persona handicappata;

d) predispone interventi volti a superare stati di emarginazione e di esclusione sociale

della persona handicappata.

L’art. 13 prevede che il processo d’integrazione scolastica venga realizzato attraverso:

- la programmazione coordinata dei servizi tra scuola, Unità Sanitarie Locali e

territorio;

- la dotazione alle scuole e alle università di attrezzature tecniche e di sussidi didattici

e di ogni altra forma di ausilio tecnico;

- la promozione di progetti sperimentali;

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/03 Didattica e pedagogia speciale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marilu1312 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia speciale e didattica per l'inclusione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof Antonietti Maja.
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