Lo scoppio della guerra
La prima guerra mondiale ha visto, per la prima volta, il coinvolgimento di un numero di paesi, fino ad allora inimmaginabile. È legittimo pensare che senza quel conflitto non ci sarebbero stati né il comunismo in Russia, né il fascismo in Italia e neppure il nazismo in Germania.
L'opinione pubblica europea si stava abituando all'idea che l'utilizzo della forza fosse fondamentale per regolamentare i rapporti internazionali. Il pensiero andava ancora alle esperienze del secolo precedente, in cui, dopo le guerre napoleoniche, tutti i conflitti combattuti in Europa, erano stati brevi e con obiettivi circoscritti.
Inoltre, le maggiori dimostrazioni delle potenzialità distruttive della tecnologia bellica moderna si erano avute fuori dal vecchio continente: nella guerra di secessione americana, in quella anglo-boera e in quella russo-giapponese.
Era questo il contesto in cui, il 28 giugno 1914, l'erede al trono degli Asburgo, Francesco Ferdinando, giunse, con la moglie Sofia, per una visita ufficiale, a Sarajevo, in Bosnia. Qui entrambi furono vittime di un attentato. L'assassino era uno studente irredentista serbo-bosniaco, Gavrilo Princip, però si sospettava che l'omicidio fosse stato organizzato dai servizi di sicurezza serbi, che controllavano la “Mano Nera”.
Il coinvolgimento di un paese sovrano rese l'attentato qualitativamente diverso rispetto alle altre uccisioni di capi di Stato e fece esplodere tutte le tensioni balcaniche. Il 23 luglio l'Austria inviò un ultimatum di 48 ore alla Serbia in cui si esigeva la partecipazione di ispettori asburgici alle indagini sull'attentato.
Il 28 luglio l'Austria-Ungheria, non vedendo soddisfatte tutte le sue richieste, dichiarò guerra alla Serbia. In rapida successione, entrarono in guerra, nei primi giorni di agosto, la Germania, la Russia e la Francia.
I tedeschi misero subito in atto il piano “Schlieffen”. Questo piano strategico dello Stato Maggiore tedesco, era stato concepito nel 1905, in previsione di una guerra su due fronti (a est contro la Russia e a ovest contro la Francia e la Gran Bretagna), guerra che la Germania temeva di dover, prima o poi, affrontare. Esso prevedeva il passaggio delle truppe tedesche attraverso gli stati neutrali del Belgio e del Lussemburgo, per aggirare le difese francesi, arrivare rapidamente a Parigi e sconfiggere l'esercito nemico, prima che la Russia riuscisse a mobilitare le sue forze. La Germania voleva assolutamente evitare di combattere contemporaneamente su due fronti.
Il Belgio rifiutò il permesso di attraversare il proprio territorio e, di conseguenza, la Germania invase il paese. Gli inglesi reagirono al mancato rispetto della neutralità belga.
Nel 1914 ci fu la nascita di governi di unità nazionale. L'Union Sacrée, sollecitata dal presidente francese Raymond Poincaré, divenne, in quel momento, il modello a cui ispirarsi. L’Union Sacrée (la sacra unione) fu una coalizione nazionale di governo, con cui la sinistra accettò, durante la guerra, di non opporsi al governo e di non organizzare scioperi.
Così, dai primi di agosto del 1914, le 5 maggiori potenze europee si trovarono in guerra. Il primo paese neutrale a prendere le armi fu l'impero Ottomano, che si unì all'alleanza tra tedeschi e austro-ungarici, detta degli imperi centrali.
L'Italia entrò in guerra a fianco dell'intesa nel maggio del 1915. La Bulgaria nell'ottobre dello stesso anno decise di schierarsi a fianco degli imperi centrali. Il suo ingresso permise agli aiuti tedeschi di arrivare direttamente, via treno, a Istanbul. A fianco dell'intesa si schierarono invece nel 1916 il Portogallo e la Romania, e anche la Grecia, dopo che un colpo di stato, sostenuto dall'Intesa, depose il suo re Costantino, cognato di Guglielmo II.
Rimasero neutrali invece la Svizzera, la Spagna, l'Olanda e i paesi scandinavi. Il fronte occidentale, sul confine tra Francia, Germania e Belgio, vide i tedeschi combattere contro i francesi affiancati dagli inglesi, mentre sul fronte orientale i tedeschi vennero affiancati dagli austriaci contro i russi. Gli italiani si scontrarono con gli austriaci sul confine nord orientale della penisola.
Bulgari, serbi e rumeni si affrontarono nei Balcani. I turchi combatterono contro i russi nell'Anatolia orientale, e contro gli inglesi nella penisola di Gallipoli a sud di Istanbul. La grande guerra non fu soltanto europea ma mondiale. Combattimenti molto significativi si ebbero tra ottomani e inglesi in Medio Oriente e in Iraq.
I soldati nell'esercito britannico furono sia bianchi che di colore, in quello francese centinaia di migliaia provenivano dall'Algeria, dalla Tunisia, dal Marocco, dall'Africa nera e dall'Indocina. A fianco dell'intesa si schierarono nel 1917 il Giappone e la Cina e subito dopo gli Stati Uniti seguiti da molti altri paesi dell'America Latina. Alla fine i paesi coinvolti furono ben 35.
L'Italia alle armi
Nel 1914 l'Italia non era obbligata a schierarsi con austriaci e tedeschi, perché il trattato della triplice alleanza era solo difensivo, ed era stata l'Austria a dichiarare guerra alla Serbia. Si forma così nell'opinione pubblica un fronte interventista vasto e composito, in cui possiamo individuare quattro orientamenti principali:
- Democratico.
- Rivoluzionario.
- Nazionalista.
- Destra.
Il primo comprendeva elementi di centro-sinistra che volevano il paese a fianco dell'intesa soprattutto, in una logica irredentista, per avere Trento e Trieste. Già nell'agosto del 1914 Battisti, irredentista trentino, aveva invocato l'intervento militare dell'Italia, per poi arrivare in Italia a partecipare all’agitazione interventista.
Il secondo gruppo formato da socialisti, repubblicani e sindacalisti rivoluzionari, oltre che da piccoli gruppi anarchici, pensava che solo con la violenza si sarebbe potuto provocare il corto circuito del sistema capitalistico. Qui il personaggio di maggior peso era Mussolini. Il socialista romagnolo, tra l'estate e l'autunno del 1914, passò alla corrente irredentista e fondò un nuovo quotidiano, "il Popolo d'Italia".
I membri del terzo gruppo, appartenenti all'associazione nazionalista, volevano intervenire dalla parte della Germania e dell'Austria Ungheria. Cambiarono però rapidamente avviso di fronte al salire della febbre irredentista.
La destra liberale, si riconosceva in Salandra, capo del governo dal marzo del 1914 e in colui che, dal novembre divenne il suo Ministro degli Esteri: Sonnino. Sappiamo che Sonnino era uno dei leader della corrente anti-Giolitti sostenuta dal più influente quotidiano nazionale, il “Corriere della Sera”, diretto da Albertini. Questa destra si orientò verso una formale uscita dall'alleanza degli imperi centrali per un accordo con gli intesa.
Per quanto riguarda il neutralismo possiamo distinguere tre componenti:
- Quella liberale giolittiana, stando alla quale il paese avrebbe potuto ottenere molto da trattative diplomatiche con l'Austria-Ungheria.
- Quella socialista maggioritaria, che insisteva sulla questione di principio: “Perché il proletariato doveva versare il proprio sangue per la borghesia?”
- La componente cattolica. Il pontefice Benedetto XV era nettamente contrario alla guerra; non accettava di vedere l'Italia alleata della Francia repubblicana, anticlericale e nemica dell'impero austro-ungarico. Nel complesso però in aria cattolica prevalevano orientamenti possibilisti.
Il punto è che nessuno minacciava l'Italia e la maggioranza del paese non voleva la guerra. Neanche la maggioranza dei deputati, che continuava a seguire Giolitti, lo voleva. Giolitti era convinto che il paese non fosse pronto dal punto di vista militare.
La piazza, però, era in mano agli interventisti, che promossero una serie di accese manifestazioni. Soprattutto erano interventisti gli uomini che guidavano il governo. Fallite le trattative con l'Austria, Salandra e Sonnino avviarono trattative con l'Intesa e in un breve spazio di tempo, il 26 aprile, conclusero il “Patto di Londra”.
Quest'ultimo prevedeva l'ingresso italiano in guerra a fianco dell'intesa entro un mese, in cambio di alcuni vantaggi territoriali: il Trentino e l'Alto Adige fino al Brennero, la Venezia Giulia con Trieste, l'Istria, una parte della Dalmazia, il porto di Valona in Albania e il protettorato su quel paese, il Dodecaneso e la zona mineraria di Adalia in Turchia.
Nessuno fu informato del Patto di Londra. In momenti come questi, lo statuto non riconosceva alcun ruolo alle istituzioni rappresentanti e dunque alla volontà popolare. Anche in seguito, il Patto di Londra restò segreto. Se ne venne a conoscenza solo nel 1917 quando i bolscevichi, arrivati al potere in Russia, resero pubblici tutti gli accordi dell'intesa.
Vittorio Emanuele III si rifiutò di accogliere le dimissioni di Salandra, anche se la maggioranza parlamentare era contraria all'ingresso in guerra. L’atto del sovrano costrinse di fatto la camera a piegarsi alle pressioni esterne e a votare la fiducia, per evitare una pericolosa crisi politica mentre l’Europa stava bruciando. Il 24 maggio 1915 l’Italia entrò in guerra contro l'Austria. I giolittiani aderirono, molti cattolici colsero l'occasione per dimostrarsi fedeli alla patria.
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La Prima Guerra Mondiale
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