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SITUAZIONE POLITICA ED ECONOMICA TRA LA PRIMA E LA SECONDA GUERRA MONDIALE

Uno degli aspetti di maggior interesse che ha caratterizzato il periodo che intercorre tra la prima e la seconda guerra mondiale è stato senz’altro quello della crisi del 1929 che ha interessato principalmente gli Stati Uniti. Gli USA, che parteciparono al primo conflitto, furono l’unico paese ad uscirne vincitore sotto tutti gli aspetti.

Gli "anni ruggenti"

In particolare, è da ricordare che per gli Stati Uniti gli anni '20 rappresentano i così detti “anni ruggenti”, anni in cui si pensava che il capitalismo potesse produrre solo ricchezza. In quel periodo di grande crescita e di facili guadagni, gli economisti identificano gli USA come il più grande paese in crescita ed espansione.

La “fabbrica fordista” si espande a tutto il sistema di produzione americano. L’automobile, insieme agli elettrodomestici, diventano i nuovi simboli della società americana. Vengono prodotte negli anni '20 le prime fibre sintetiche.

Il crollo del 1929

In pratica, il grande boom economico porta gli americani ad investire grossi capitali in quella borsa che nell’ottobre del 1929 crollerà insieme ai sogni ed ai risparmi di una società incredula dinanzi ai fatti. La crisi del ’29 partì dagli Stati Uniti ma investì tutto il mondo, sia i paesi industrializzati che non. In Europa, furono colpite maggiormente la Germania e l’Inghilterra, anche l’Australia, il Giappone e l’Africa risentirono in maniera incisiva dell’avvento della crisi.

Le cause della crisi

Nel 1929, è da sottolineare che le economie mondiali erano già fortemente globalizzate. Gli USA rappresentavano il centro dell’economia mondiale, mentre l’Europa aveva appena ultimato il proprio processo di nanizzazione. Il crollo della borsa americana è il segnale di una crisi complessiva del sistema. Le avvisaglie della stessa erano già da tempo nell’aria. Sedici milioni di azioni vennero vendute in poche ore, crollarono i prezzi. La crisi fu soprattutto dovuta alla sovrapproduzione. L’eccessiva offerta colpì il mondo impreparato. Nessuno si aspettava la crisi.

Conseguenze immediate della crisi

  • Declino della produzione agricola ed industriale;
  • Fallimento delle banche;
  • Fallimento delle industrie;
  • Aumento del numero dei disoccupati.

Nessuna classe sociale fu risparmiata dalla disoccupazione. Anche i “colletti bianchi” furono travolti in pieno dalla crisi. Diminuirono fortemente anche le entrate fiscali ed anche lo stato attraversò una forte depressione. La povertà non permetteva ai cittadini di poter pagare le tasse. L’esercito della salvezza organizzava mense di beneficenza nelle quali si trovavano spalla a spalla operai, impiegati e poveracci. Fondamentalmente la crisi del 1929 è stata anche la crisi della fiducia nel capitalismo.

L’aumento della mortalità dovuto al fatto che ci si ammalava molto di più, unito allo sconforto nel mettere al mondo nuove vite, sanciscono una significativa diminuzione demografica accompagnata da un fenomeno di spopolamento delle città a favore delle campagne dove la vita è meno cara. Aumentano, inoltre, in maniera esponenziale la criminalità ed i suicidi.

Reazioni dei governi

Nonostante le continue iniziative pubbliche, la crisi durò circa dieci anni, terminando con la seconda guerra mondiale. Innanzi alla crisi, i governi reagirono in maniera alquanto simile. Forti atteggiamenti di chiusura a difesa dell’economia interna portarono ad eccessivi nazionalismi economici. In America, il Presidente Hooker impose il proibizionismo ed una serie di restrizioni che portarono all’aumento dei costi dei prodotti interni. In Europa, le tattiche usate furono alquanto simili, in virtù dello scambio di valuta contro materie prime, venne introdotto il mero scambio di materie prime. Le politiche di difesa della moneta non portarono, però, che alla sua completa svalutazione. La sterlina inglese, il marco tedesco ed il franco francese svalutarono tantissimo. Si corse ai ripari operando forti tagli alle spese, ma soprattutto ai salari. Si ricorse alla scelta dell’assoluto nazionalismo economico.

Nessun paese vide nella reciproca collaborazione una prospettiva di risoluzione della crisi. Si dovette aspettare la fine della seconda guerra mondiale. Anche il sistema politico europeo risentì fortemente della crisi. I paesi nei quali si stavano instaurando governi democratici furono dirottati verso forme di politica di tipo nazionalista. In Germania si preparò la strada al Nazismo mentre in Italia il Fascismo era già al potere.

L'approccio di Keynes

Keynes nel 1936 pubblicò uno scritto che fece da base al modello economico che fu adottato in America e nell’Italia di Mussolini. Detto modello prevedeva una forte partecipazione dello Stato nell’economia. Lo Stato diventava imprenditore e capitalista. Detti interventi avevano anche il compito di tamponare la disoccupazione. Keynes propose delle politiche che erano l’esatto contrario di quelle adottate in quel periodo. Inizia così un graduale aumento della spesa pubblica che fu il perno, il volano della ripresa. A partire dal 1932 gli USA cominciarono a registrare una lenta ripresa.

L'amministrazione Roosvelt

Nello stesso anno fu eletto presidente democratico Frank Roosvelt e lo rimase per quattro elezioni consecutive. All’epoca non vigeva il limite di due presidenze come oggi. I punti forti della sua campagna elettorale furono la lotta alla criminalità e la miseria. Non riuscì, ad ogni modo, a concludere il suo quarto mandato perché morì pochi mesi dopo l’elezione.

L’America sotto la direzione di Roosvelt cambiò radicalmente la propria impostazione politica. Con due pacchetti di riforme (New Deal) che coprirono l’arco di un decennio, il presidente diede un’impostazione in termini politici più favorevolmente a sinistra. Riuscì a dare una concreta spinta alla ripresa economica. Le sue riforme interessarono tutti i livelli della società americana. Facendo intervenire lo Stato in maniera massiccia modificò totalmente le regole del gioco.

Inserì una serie di modifiche al sistema fiscale in modo che i cittadini fossero tenuti a pagare le tasse solo in base al proprio reddito. Furono inoltre erogati incentivi ai ceti meno abbienti, e al settore agricolo. Di fondamentale importanza fu l’adozione di una maggiore tutela del diritto dei lavoratori, l’aumento dei salari e l’istituzionalizzazione dei sindacati. Questi ultimi ebbero il potere di negoziare i salari degli operai all’interno delle fabbriche.

Le riforme del New Deal

Nel 1935 viene lanciato il secondo pacchetto di riforme che da ancora più potere ai sindacati inserendoli quale parte attiva nei processi di concertazione e nelle politiche dei redditi. Grazie a queste ulteriori riforme si ha sempre più una maggiore redistribuzione della ricchezza. Tale forma di politica fu però ostacolata dalle grandi corporation che si sentirono limitate e controllate. Roosvelt sarà poi costretto ad abbandonare il suo ambizioso progetto di ristrutturazione dell’economia americana.

Importante fu il suo progetto riguardante la realizzazione di grandi opere pubbliche (dighe ecc.). Roosvelt introduce a tutti gli effetti in maniera articolata e capillare il Welfare State, ricorrendo a politiche assistenziali in senso stretto (es.: contributi per gli affitti) come anche ad un sistema embrionale di assicurazione obbligatoria che costituì il pilastro attorno a cui andò formandosi il Welfare State. Infatti, secondo il nuovo sistema, lo Stato poteva erogare prestazioni nella misura in cui il cittadino poteva pagare. Degenerò, pertanto, in un sistema discriminatorio e selettivo.

Altro problema fu costituito dal fatto che il sistema federale americano non permise alle riforme di Roosvelt di raggiungere nella stessa misura tutti gli angoli del paese, ma che le stesse furono filtrate dalle varie amministrazioni dei vari stati. Inoltre, è da ricordare che il mondo dell’economia e della finanza si oppose fortemente alle riforme del presidente Roosvelt sentendosi minacciato.

I New Deal cambiarono fortemente la società americana anche se molteplici rimasero i problemi da risolvere. La disoccupazione e l’integrazione della società americana dovettero fare i conti con le politiche discriminatorie adottate. Fondamentale, però, fu l’apporto che Roosvelt fornì per uscire dalla crisi. Nel 1940 l’America era pronta ad entrare in guerra al fianco degli Alleati.

Entità della crisi negli USA

Anno PIL Tasso di disoccupazione Numero azioni Prezzi
1929 100 3,5 290 361
1930 97,4 8,9 308 351
1931 88,5 16,3 316 345
1932 79,4 24,1 324 342
1933 77,7 25,2 333 341

Crisi nel mondo - 1929=100 dati del 1932

Paese PIL Produzione industriale
Austria 80 62
Francia 86 74
Germania 72 61
Italia 98 86
Inghilterra 95 89

Disoccupazione

Anno Germania Inghilterra Italia
1929 5,9 7,2 1,7
1930 9,5 11,1 2,5
1931 13,9 14,8 4,3
1932 17,2 15,3 5,8
1933 14,8 13,9 5,9
1934 8,5 11,7 5,6
1935 6,5 10,8 ---

La seconda guerra mondiale

Nel corso delle precedenti lezioni sono stati esaminati gli aspetti ed i problemi che caratterizzano le società europea ed americana negli anni ’20 e ’30. Sono da esaminare, ora, i motivi che porteranno al conflitto nel settembre del 1939.

Esaminando i casi della Gran Bretagna, della Francia, della Germania e dell’Italia, si è rilevata una combinazione tra gli apparati statali e gli apparati economici dei vari paesi. Sono stati esaminati i vari aspetti delle crisi economiche del primo dopoguerra, nonché la crisi del 1929, in conseguenza delle quali sono ricominciati i protezionismi ed i nazionalismi economici e l’affermarsi, un poco dappertutto, delle politiche caratterizzate dal forte intervento dello stato nelle politiche economiche.

Lo stesso periodo è caratterizzato dallo sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa che vengono molto usati soprattutto nei regimi totalitari, in cui l’uso della radio, del cinema, dei giornali sono usati dappertutto per veicolare le ideologie per alimentare ed aumentare il consenso presso le masse intorno a questi regimi.

La radicalizzazione del conflitto ideologico

Altro fattore caratterizzante di questo periodo è la radicalizzazione del conflitto ideologico: la rivoluzione bolscevica del 1917 introduce un nuovo elemento in quanto un po’ tutti i sistemi politici nell’immediato primo dopoguerra, nel periodo degli anni 20/30, si articolano sul conflitto. I sistemi politici in Europa portano all’effettuazione di elezioni democratiche nella maggior parte dei paesi e ciò porterà all’affermazione del fascismo ed all’affermazione del nazionalsocialismo in Germania. Questo provoca una radicalizzazione del conflitto, per cui la seconda guerra mondiale diventerà uno scontro ideologico tra la democrazia ed il fascismo.

Crisi del sistema liberale

Un altro elemento che caratterizza, quindi, quella fase, è la radicalizzazione del conflitto che avviene in un vuoto politico che è quello della crisi del sistema liberale, nel senso che tutti i sistemi liberali vanno a pezzi come conseguenza della prima guerra mondiale ed abbiamo visto gli sbocchi della crisi del sistema liberale. Tali sbocchi portano al fascismo in Italia, in Ungheria, in Austria, in Polonia, poi vedremo il caso della Spagna, abbiamo visto lo scivolamento del sistema democratico della Jugoslavia e del nazionalsocialismo in Germania.

Fattori di destabilizzazione

Questi anni, come ha ampiamente dimostrato la crisi del 1929, sono anni caratterizzati da una forte crisi del sistema capitalistico, il quale, proprio in virtù della crisi, si dimostra di non essere un sistema in espansione permanente, ma che porta al suo interno dei meccanismi che facilmente bloccano questo sistema, facendo crollare un’economia che, per quei tempi, è un’economia abbastanza organizzata, tanto da determinare il tracollo di una serie di paesi più o meno legati agli Stati Uniti.

Questa fase compresa tra le due guerre è caratterizzata da una serie di fattori di destabilizzazione che portano allo scoppio della seconda guerra mondiale. Il principale fattore di destabilizzazione è l’ascesa di Hitler e l’affermazione del nazismo in Germania e la conseguente ripresa della voglia espansionistica della Germania che caratterizza la vita della Germania, di quell’area dell’Europa dal 1848, anche se con connotazioni diverse, perché il sogno di Grande Tedesco del parlamento di Francoforte del 1848 è diverso dal nazionalismo egemonico pan-tedesco di Hitler.

Un altro fattore di destabilizzazione è rappresentato dall’Unione Sovietica, e dalla minaccia che l’affermazione del comunismo dallo Stalinismo per il resto dell’Europa, mentre altri fattori di instabilità sono rappresentati dalla guerra civile in Spagna, che si protrae dal 1936 al 1939 e che può essere considerata la prova generale della seconda guerra mondiale perché in essa non si fronteggiano soltanto due eserciti, vale a dire l’esercito repubblicano spagnolo e le falangi “franchiste”, ma quella guerra sarà un forte elemento di instabilità per tutta l’Europa e sarà il primo conflitto tra il modello democratico ed il fascismo.

Fuori dall’Europa, l’elemento di instabilità, di maggiore destabilizzazione del sistema è costituito dal Giappone che, già nella seconda metà degli anni ’30, pone in essere una politica di espansione e di conquiste e, sotto un certo punto di vista, possiamo dire che la seconda guerra mondiale non è scoppiata nel 1939, ma già nel 1935/36, cioè negli anni in cui il Giappone inizia la sua aggressione alla Cina, per cui già in quegli anni lo scenario asiatico è uno scenario di guerra.

Altri elementi di instabilità

Prima di parlare della guerra vera e propria, vi sono da rimarcare due elementi, quali:

  • La politica di espansione del fascismo;
  • La guerra civile in Spagna.

Il primo elemento ha effetti significativi sull’equilibrio internazionale in quanto, nei primi anni del cancellierato di Hitler, si verifica il ritiro della Germania dalla Società delle Nazioni, cioè il ritiro della Germania da quell’organismo che era stato creato subito dopo la fine della prima guerra mondiale. La Germania era entrata nella seconda metà degli anni '20, organismo al quale era affidato il compito, dopo il trattato di Versailles, di regolare l’equilibrio internazionale, nel senso che doveva essere una specie di camera di compensazione dei conflitti, il luogo in cui si negoziavano i conflitti. Il primo atto di Hitler è quello di uscire dalla Società delle Nazioni.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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