Fondamenti di intercultura – Spagnolo
La Malinche e Garcilaso come mediatori interculturali
La lezione riguarda la conquista militare, la dominazione politica e la sottomissione dei popoli autoctoni. Al centro di quest’impresa ci sono coloro che verranno definiti i conquistadores. Di fronte a loro si trovano un continente abitato da milioni di persone che erano organizzate in società complesse. Di fronte a questi mondi, gli europei si trovano nella necessità di adottare sistemi di comunicazione. C’è bisogno di mediatori e interpreti, e ne trovano una.
Al momento dell’arrivo degli spagnoli e del loro stabilirsi come colonie, essi si trovano di fronte ad un’immensa varietà di lingue autoctone. Tra queste lingue, i rapporti e le relazioni di tipo interlinguistico erano minimi. Gli spagnoli sceglieranno alcune di queste lingue che loro notano essere le più diffuse come una sorta di lingua franca, che verranno usate in tutti i territori da loro governati. Queste lingue verranno usate durante tutta l’epoca coloniale e alcune di queste verranno poi traslitterate nell’alfabeto latino.
Nelle colonie, gli spagnoli continuavano a parlare la loro lingua, lo spagnolo, e lo usavano nella forma ufficiale e nelle sue varianti dialettali. Nelle colonie, poi, si inizia ad usare il latino. Questa situazione di plurilinguismo non cambia durante tutta l’epoca coloniale, anzi, si complica, perché lo spagnolo che si trasferisce in America comincia a modificarsi. Anche le lingue autoctone cominciano a modificarsi, ad adottare parole spagnole e modi di espressione provenienti dall’Europa. Una parte della cultura coloniale si esprimerà in queste lingue diverse e questo rimarrà come eredità culturale.
In questa situazione, c’è bisogno di interpreti e gli spagnoli ne useranno moltissimi. La gran parte di questi interpreti è rimasta anonima, ma sappiamo il nome e la storia della prima tra di essi. La prima, infatti, la trova sulla sua strada Hernand Cortez; è una giovane ragazza che gli viene regalata quando arriva nella regione di Tabasco. Nel gruppo delle 10 che il re di Tabasco offre a Cortez e i suoi compagni, ce n’è una che si differenzia dalle altre e infatti sa parlare diverse lingue. Parlava e capiva la lingua dei dominatori di quella regione e una delle varianti del maya. Nel viaggio, Cortez aveva recuperato un naufrago spagnolo che, negli anni in cui era rimasto nelle terre americane, aveva imparato il maya.
Quindi Cortez costruisce una catena di interpretatori. La ragazza rapidamente impara lo spagnolo e l’altro interprete viene allontanato. Lei stabilisce una relazione diretta tra Cortez e i popoli autoctoni.
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