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Introduzione

La Cina nell'ultimo decennio è entrata nella "banalità" mondiale: non è più un paese misterioso, tradizionalista e, per certi versi, incomprensibile. L'apertura al commercio internazionale ha sicuramente influito sull'“internazionalizzazione” di questo grande e vario paese. La forte presenza dello stato ci preclude ancora la conoscenza di molti episodi che sono avvenuti, ma oggi la nostra conoscenza della Cina è sicuramente più approfondita, anche grazie all'interesse mostrato dalle più importanti testate giornalistiche internazionali e alla facilità con cui oggi è possibile visitare un paese sempre più simile al resto del mondo.

Parte prima - Una transizione enigmatica

La Cina è l'unico paese che è sopravvissuto alla crisi mondiale del comunismo, mantenendo i dogmi leninisti pur seguendo una linea originale. Negli anni '70 il regime di Mao Zedong continuava a seguire, meno rigidamente, i principi totalitari instaurati con la nascita della Cina popolare nel '49: monopolio dell'ideologia, del potere, della propaganda e dell'organizzazione economica (forte centralizzazione). Deng Xiaoping arriva al potere nel '78, mantenendo il PCC in posizione monopolistica ma prefiggendosi l'obiettivo dello sviluppo economico e militare. Riuscì nell'intento di non indebolire il PCC nonostante l'apertura economica, anche grazie a violente repressioni verso i movimenti democratici (come nell'89). Xiaoping, molto vecchio, cedette il potere a Zemin. Per molti esperti l'odierna Cina aperta al mercato non è compatibile con il sistema politico cinese, ma fino ad ora il Partito Comunista mantiene la padronanza totale.

Il decennio di gloria

Dalla strage di Tienanmen, è iniziato un periodo di grande crescita, caratterizzato dalla modernizzazione: il decennio di gloria.

Il rilancio

È in questi anni, paradossalmente, che si conferma l'impegno di Xiaoping in favore alle riforme e all'apertura. La presenza straniera e capitalista nel paese è sempre maggiore (soprattutto nel dinamico sud). A 88 anni, nel '92, Xiaoping dichiara che il socialismo è possibile anche senza passare dal capitalismo, assegna al Congresso del PCC lo sviluppo di un "economia di mercato socialista" e si occupa della sua successione, che affiderà a Jiang Zemin e a un gruppo di fedeli. Riforme bancarie e fiscali vennero subito attuate per rallentare una crescita economica esplosiva e destabilizzante.

La successione

La presa del potere da parte di Zemin (facilitata dal lento declino della salute di Deng e dalla sparizione di molti "immortali") in una situazione così fragile e nuova spaventa molti. Egli approfittò della riacquisizione di Hong Kong per presentarla come un successo personale, si mosse subito per conquistarsi simpatie ed appoggi e per mettere in ombra i rivali (i militari, più conservatori). Quest'uomo si pone all'incrocio tra la Cina passata (comunista e confuciana) e futura (modernizzazione economica), creando un paese moralista e nazionalista finalizzato però allo sviluppo. Tre problemi si presenteranno però a Jiang Zemin: la crisi finanziaria asiatica, la guerra del Kosovo e la setta Falungong.

Le prove

Nel 1998 la crisi asiatica inizia a ripercuotersi sulle esportazioni cinesi, la setta Falungong organizza manifestazioni e i rapporti con gli USA si complicano (il primo ministro Zhu non ottiene l'ammissione all'OMC perché Clinton subisce pressioni dalle lobby anticinesi). Il momento di crisi rallenta fortemente le riforme di Zemin. Gli USA bombardano anche l'ambasciata cinese in Kosovo (per "errore") e si diffonde un nazionalismo antiamericano, soprattutto nell'esercito. Nel '99 parte la repressione verso la setta Falungong, che contava 6 milioni di seguaci ed era di carattere buddista, a seguito di manifestazioni in piazza, anche se la setta non fu mai un vero pericolo politico.

L'era del successo

Dall'inizio del 2000 il clima è più disteso: i dirigenti sono d'accordo sulle scelte politiche più importanti e Pechino si candida per le Olimpiadi del 2008. Il potere continua però a farsi sentire con attacchi repressivi ricorrenti. La Cina viene ammessa nel 2001 all'OMC e i rapporti con gli USA migliorano dopo la solidarietà mostrata a seguito dell'11/9. Jiang Zemin decise di allargare il PCC anche ad imprenditori privati (capitalisti) per incentivare l'economia, ma fu molto criticato.

Il cammino verso il XVI Congresso

Nel 2002 è previsto il nuovo Congresso che dovrà sostituire, per limiti di età, molti dirigenti, tra cui Jiang Zemin e Zhu Rongji. Hu Jintao sembra il favorito alla successione. Jiang Zemin, come Deng, non perderà però tutto il potere: rimarrà anzi a capo della potente Commissione difesa del Comitato. Zemin non è riuscito, alla fine, a rinnovare il sistema politico ma ha reso la Cina molto più evoluta economicamente.

Da Deng Xiaoping a Jiang Zemin

Il fallimento del maoismo comunista ha reso i vertici del PCC abili nell'adattamento, riuscendo ad essere meno rigidi (soprattutto economicamente) e avendo ben chiara l'impossibilità della realizzazione del comunismo puro. Deng Xiaoping (nazionalista e comunista ma partecipe della rivoluzione culturale), anche a causa dei successi dei paesi asiatici e occidentali di tipo capitalista, si è ovviamente orientato in quella direzione, riuscendo a convincere la popolazione (aumentando il tenore di vita) e i vertici del partito (dando loro maggiori privilegi e corrompendoli) nel 1978. Jiang Zemin, invece, era più giovane, meno carismatico, e deve molto della sua ascesa alle circostanze fortunate e all'appoggio di Deng. Il suo governo fu caratterizzato dalla tecnocrazia (anch'egli fu ingegnere prima che politico) e da un'attenuazione dei...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

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