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La civiltà giapponese

Le origini

Isolato dal continente, l’arcipelago giapponese rimase a lungo immerso nella preistoria, che durò fino al 300 d.C. circa. Attraverso i dati archeologici, in particolare i ritrovamenti ceramici, è possibile suddividere la lunghissima fase preistorica nei periodi cosiddetti Jomon (11000-300 a.C. ca), Yayoi (300 a.C.-300 d.C.) e Kofun (300 d.C.-710 d.C.). Il primo periodo fu caratterizzato da un insediamento ancora semi-stanziale di popoli cacciatori, pescatori e raccoglitori, mentre l’età Yayoi conobbe lo sviluppo di una più evoluta cultura materiale, forse mediata dalla superiore civiltà cinese del continente e caratterizzata dalla sedentarietà delle pratiche agricole, dalla lavorazione dei metalli e dalla fabbricazione di tessuti.

Questo periodo vide anche la nascita delle prime forme di organizzazione dei villaggi e di una maggiore articolazione politica, fondata su aristocrazie locali, le quali lasciarono testimonianza del loro potere nelle grandiose tombe a tumulo (kofun), in cui le sepolture erano accompagnate da ricchi corredi funerari. Durante il periodo cosiddetto Kofun, invece, sono presenti tombe più grandi, costruite fra il IV secolo e il VII secolo e furono erette nella regione di Yamato, all’estremità orientale dell’isola di Honshu, dove una dinastia locale acquisì progressivamente in questi secoli il controllo sugli altri stati tribali (uji) e creò un’estesa formazione politica unitaria su base federativa.

Nella più settentrionale isola di Hokkaido, il gruppo etnico degli Ainu, probabilmente di origine indigena, manteneva cultura e tradizioni autonome. I sovrani di Yamato sostenevano di discendere dalla dea Amaterasu (colei che illumina il cielo), la principale divinità dello shintoismo, la religione indigena su base naturalistica, fondata sul culto dei kami, cioè degli spiriti e delle forze divine insite nella natura. Secondo le leggende tradizionali, l’Impero giapponese sarebbe stato fondato nel 660 a.C. dall’imperatore Jimmu Tenno (guerriero divino), discendente dalla dea Amaterasu.

La società era organizzata in tre gruppi sociali:

  • Uji, cioè i gruppi o clan gentilizi
  • Be, i lavoratori semiliberi
  • Yatsuko, gli schiavi

Con il tempo la struttura di governo si fece molto progredita e si organizzò intorno a un’assemblea dei capi uji, controllata dal sovrano mentre il Paese fu suddiviso in distretti chiamati kuni, retti da governatori. Nel frattempo alcune colonie giapponesi si affermarono sulle vicine coste della Corea meridionale (Mimana); attraverso di esse, il Giappone fu raggiunto da nuove ondate migratorie coreane, ma soprattutto da nuove tecnologie e idee dal continente.

Secondo il Nihongi (annali del Giappone), l’aristocrazia Yamato conobbe i libri di Confucio all’inizio del V secolo, mentre la diffusione del buddhismo, che si era profondamente radicato in Cina e in Corea nei secoli precedenti, cominciò a delinearsi verso la metà del VI secolo. Ciò ebbe notevoli ripercussioni nello sviluppo della storia interna del Paese, che conobbe la lotta fra gli uji favorevoli al buddhismo e all’influenza culturale cinese (i Soga) e quelli che difendevano i culti tradizionali (i Mononobe e i Nakatomi).

Acquistata la supremazia verso la fine del VI secolo, i Soga controllarono la vita del Paese, organizzandola sul modello cinese; vennero costruiti grandiosi templi buddhisti, specie ad Asuka, che divenne il centro dell’attività politica e culturale Yamato al tempo del principe Umayado (o anche Shotoku) e furono introdotte leggi ed editti di chiara ispirazione cinese.

Il periodo Nara

Alla morte di Shotoku, il riesplodere delle rivalità fra i vari clan, portò nel 645 a un colpo di stato da parte di Fujiwara no Kamatari appartenente al clan Fujiwara, contro il clan rivale.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/17 Filosofie, religioni e storia dell'india e dell'asia centrale

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