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Luca Ferrante

Sommario

INTRODUZIONE ............................................................................................................................................ 1

LE ORIGINI DELLA CENSURA…………………………………………………………………………………………3

LA CENSURA NELLA PRIMA META’ DEL CINQUECENTO…………………………………………………7

LA CENSURA DOPO I COLLOQUI DI RATISBONA…………………………………………………………….9

GLI INDICI DEI LIBRI PROIBITI……………………………………………………………………………………13

LE VITTIME DELLA CENSURA……………………………………………………………………………………….19

LE RESISTENZE ALLA CENSURA……………………………………………………………………………………22

LA CENSURA DI STATO…………………………………………………………………………………………………23

CONCLUSIONE……………………………………………………………………………………………………………27

LA CENSURA DALLA RIFORMA AI LUMI

INTRODUZIONE

Quando si parla di censura, ci viene subito in mente l’immagine del rogo dei libri.

In effetti, il rogo fu una pratica molto ricorrente nella storia; già in epoca

romana, si riscontrarono alcuni roghi, soprattutto a difesa delle politiche

imperiali; molti secoli dopo fu la Chiesa, unitamente ai nascenti stati, a farne uso

e abuso. Dal primo momento in cui le idee hanno iniziato a circolare in forma

scritta, c'è stato chi ha sentito la necessità di controllarne la diffusione; nel

rapporto conflittuale tra poteri organizzati e voci dissidenti la censura ha

sempre avuto un ruolo di rilievo.

Per quanto questo profilo della censura possa essere fedele alla realtà, bisogna

sottolineare che tale fenomeno , non consistette solamente in questo. La censura

è un fenomeno complesso, che non può essere ricondotto ad un semplice evento

come quello del rogo. Infatti, si tratta di qualcosa di dinamico, che fin dai suoi

albori, seppe mutare le proprie caratteristiche ( da evento sporadico e simbolico

a mezzo politico ed ideologico, coinvolto nell’esercizio di un potere), ma anche i

propri obiettivi, adattandosi al contesto storico e sociale in cui doveva operare.

La censura di cui si tratterà di seguito, non è quella dell’imperatore Tiberio, ne

tanto meno quella, più vicina a noi, dell’epoca dei totalitarismi. La nostra

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attenzione si rivolgerà ad un periodo compreso tra gli inizi del XVI secolo e la

fine del XVIII secolo, dove nacque e si sviluppò in Europa, un sistema di controllo

sulla produzione, sulla circolazione e sull’uso del libro . Possiamo far risalire, i

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primi accenni di questo sistema di controllo tra la fine del XV e gli inizi del XVI

secolo. Un periodo storico cruciale, in quanto a distanza di pochi decenni, si

susseguirono due eventi storici di portata mondiale: lo sviluppo della stampa e

la diffusione della Riforma luterana. La stampa a caratteri mobili(avviata tra il

1452-56 da Johannes Gutenberg) , nel giro di pochi anni, si diffuse in tutta

Europa, ponendo le basi di un nuovo settore economico e stravolgendo le

condizioni degli scambi intellettuali. Il settore tipografico si espanse

rapidamente, soprattutto in quelle zone d’Europa dove esistevano già centri

commerciali di rilievo. Se, inizialmente questo settore rappresentava una realtà

solo per coloro che potevano permettersi investimenti ingenti di capitali,

successivamente la tipografia fece un balzo in avanti, permettendo la formazione

di importanti centri di stampa( Venezia, Lione, Parigi, Basilea, Anversa, Colonia).

La Riforma luterana, inizialmente si presentò, come una forma di protesta

circoscritta all’ambito clericale tedesco. Ma dopo il 1517, anno in cui Lutero

affisse alla porta della cattedrale di Wittenberg le 95 tesi, la protesta o meglio

l’istanza riformista, dilagò rapidamente in tutta Europa. Le cause di questa

diffusione cosi rapida, all’apparenza inarrestabile, sono senz’altro di natura

politica e sociale. Ma in tutto questo il ruolo della stampa fu di fondamentale

importanza. Lo stesso Lutero si meravigliò di quanto stava accadendo. Egli aveva

dichiarato che la ”stampa era l’ultimo e il più grande dono di Dio, poiché grazie

ad essa il Signore aveva voluto far conoscere la causa della vera religione,

ovunque sino alle ultime estremità del mondo e diffonderla in tutte le lingue” . Il

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monaco agostiniano capi subito che la Riforma da lui promossa aveva un veicolo

di diffusione dalle potenzialità enormi.

È dunque chiara la relazione esistente tra, lo sviluppo della stampa a caratteri

mobili e il dilagare della Riforma. Cosa meno chiara è invece la relazione tra

sviluppo della riforma e sviluppo della censura. Al riguardo, possiamo affermare

che un controllo preventivo sulla stampa, nacque prima della Riforma tedesca,

soprattutto in quei luoghi dove la produzione e circolazione dei libri era più

intensa. Già sul finire del quattrocento, furono introdotte nelle città di

Magonza(1475) e Esslingen (1485) delle prime bozze di un sistema di revisione

salubre quantum ad exercicium artis impressoria

preventiva. L’Avisamentum

literarum, diffuso in Germania in quegli stessi anni, sosteneva l’uso cauto della

tipografia, temendo che i testi religiosi venissero stampati da laici impreparati.

Presto, si formarono due scuole di pensiero: coloro che vedevano nella stampa

M. Infelise. I libri proibiti. Da Gutenberg all’Encyclopedie, Bari, 2003, pag. 4

1 Mario Infelise, I libri proibiti. Da Gutenberg all’Encyclopédie, Bari,2003, pag. 4

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un utilità, anche ai fini del potere politico e coloro che vedevano nella stampa e

nel libro stampato un pericolo, un fenomeno minaccioso che andava regolato se

non ostacolato del tutto. In tale direzione si orientò, in primis, la Chiesa di Roma,

che già nei primi anni del 500, elaborò un apparato di controllo della produzione

tipografica, con lo scopo di regolare l’attività nel continente europeo. La strada

intrapresa dalla Chiesa, ebbe delle ripercussioni profonde sulla società, sulla

scienza, sulla vita stessa degli individui e successivamente servi da modello, per

gli apparati statali, incaricati, in nome del sovrano, di vigilare sulla produzione

libraria.

In Europa la censura fu essenzialmente una prerogativa della sovranità( si

analizzeranno il caso della Spagna e della Francia) e fu esercitata attraverso

magistrature da essa delegate. In Italia, il fenomeno censorio fu caratterizzato da

un dualismo istituzionale; venne cioè formalizzata, normata e governata da

disposizioni della Chiesa e degli Stati . Questo dualismo scatenò delle vere e

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proprie guerre, combattute a suon di scomuniche e interdetti, dove entrambe le

parti cercarono di approfittare delle debolezze altrui per ampliare, nel caso della

Chiesa, la propria influenza, mentre nel caso degli stati italiani, le proprie

autonomie politiche e giurisdizionali. Tutto ciò è segno di come lo Stato

pontificio, in Italia, non era titolare solo di un potere religioso ma anche di un

potere politico, in quanto esercitava una funzione diretta nel campo della

censura e aspirava ad applicare la propria normativa in tutta la penisola italiana,

attraverso leggi e magistrature.

Tuttavia, nei primi anni del cinquecento non vi furono conflitti tra le autorità

religiose e quelle civili . Questa assenza di attriti era giustificata dal fatto che le

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autorità civili, soprattutto di quelle città in cui la stampa era fiorente, non

provavano alcun interesse verso un sistema di controllo sulla produzione

libraria ed intellettuale, che senz’altro, avrebbe danneggiato un settore

economico molto redditizio. Solo in seguito, i governi statali si dotarono di

apparati di controllo, grazie soprattutto alla continua pressione esercitata dallo

Stato pontificio, tramite i suoi organi più competenti in materia( inquisizione in

primis). L’influenza della Chiesa romana, soprattutto in Italia, si fece sentire fino

alla metà del seicento, quando le autorità civili, approfittarono di continui

conflitti giurisdizionali interni alle istituzioni ecclesiastiche, per affermare

gradualmente le proprie competenze in materia censoria ed affermare

definitivamente nel 700 lo sviluppo di una censura politica.

Prima di focalizzarci sulle tematiche sopracitate, introdurrò un discorso relativo

all’origine della censura, soprattutto di stampo ecclesiastico: vedremo in che

modo la chiesa ha utilizzato questo strumento per difendere le proprie

Vittorio Frajese, La censura in Italia. Dall’Inquisizione alla Polizia, Roma-Bari, 2014, pag. 7

3 M. Infelise, I libri proibiti, Bari, 2013, pag. 7

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fondamenta dogmatiche e in che modo si è giunti a quel tipo di censura che

caratterizzò l’epoca moderna.

LE ORIGINI DELLA CENSURA

La Chiesa, fin dalle sue origini, seppe utilizzare la censura per la difesa dei propri

interessi sia spirituali sia giurisdizionali. Un contributo notevole, per la

formazione dei primi fenomeni censori, è arrivato dalla formazione della

dogmatica conciliare. Questa fase inaugurata dal concilio di Nicea del 325 d.C.

aveva lo scopo di affermare i dogmi della Chiesa. L’affermazione di un dogma,

implica necessariamente la sua difesa, attraverso la condanna di tesi ad essa

opposta. Cosi in quell’occasione furono la Thalia di Ario e il suo arianesimo a

essere condannate, poiché minacciavano le basi dei dogmi cristiani. La Thalia fu

oggetto di una mastodontica azione di censura, che provocò nel giro di poco

tempo la scomparsa totale del testo . In seguito, il concilio di Efeso del 431 d.C.

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pose le basi per lo sviluppo, nel secolo successivo, di un catalogo in cui erano

riportate le letture da rifiutare e quelle da poter accettare.

In questi primi secoli la Chiesa, si trovò a operare all’interno di un sistema

statale complesso e in decadenza come quello dell’Impero romano. Il

cristianesimo e la Chiesa, furono riconosciute ufficialmente dall’imperatore

Costantino, che aspirava a una politica imperiale di unità, utilizzando come

collante proprio la religione cristiana. La Chiesa dunque, s'inserì nella vita

dell’impero; fu elaborato il concetto di una società cristiana ed ebbe inizio la

collaborazione tra i due poteri che avrebbero dovuto dirigerla. Gli imperatori

divennero una sorta di vescovi laici e le decisioni della chiesa, di derivazione

conciliare, erano attuate e messe in pratica dal potere imperiale. Infatti, la chiesa

non agiva come un corpo indipendente, ma viveva sotto l’ala protettrice

dell’impero. In seguito le cose cambiarono; le invasioni barbariche distrussero

l’unità statale, creando un vuoto di potere. La Chiesa si trovò davanti ad

un'occasione unica; infatti, essa non fu scalfita dagli stravolgimenti politici di

quei tempi e agì come erede naturale di un potere imperiale ormai scomparso.

La chiesa si assunse il compito di assimilare, educare e civilizzare le orde

barbariche. Inoltre i successivi concili, videro nuovamente l’affermazione di altri

dogmi e principi, bollando chiunque li criticasse come eretici e nemici della

chiesa. I concili, non operando più in un ambito imperiale, cominciarono ad agire

iure ecclesie.

Alle condanne e le proibizioni emanate dai concili dogmatici, si affiancarono

presto le dee circolanti negli ordini monastici. Questi ordini, considerando la

cultura filosofica antica e la letteratura classica come fonte di dispersione

mondana, si rivelarono da subito favorevoli alla pratica della proibizione dei

V. Frajese, La censura in Italia, 2014, pag. 9

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libri. In poco tempo, l’immagine del libro fu affiancata a quella dell’eresia e

dell’ateismo, come fece Raffaello. L'artista rappresentò l’ateismo come un

giovane con un fascio di libri sotto il braccio . Altri esempi di come il libro fosse

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visto come un elemento pericoloso ai fini della pratica religiosa, c'è dato dallo

stesso Francesco d’Assisi. La sua idea di povertà prevedeva un rifiuto della

cultura scritta, perché era considerata fonte di tentazione e di superbia. L’ordine

francescano non accettò il divieto di possesso dei libri e cosi facendo divenne un

ordine dotto e proprietario di vastissime biblioteche.

Più tardi, nel corso del XIII secolo, le autorità ecclesiastiche, sempre in difesa dei

dogmi, dichiararono eretiche numerose correnti filosofiche, colpevoli di aver

elaborato delle visioni e dei concetti in antitesi ai principi cristiani. Le prime liste

pubblicate in funzione anti-filosofica sono risalenti al 300. Precisamente nel

Directorium inquisitorium,

1376, la pubblicazione del diffondeva una lista di

filosofi responsabili di aver pronunciato numerose eresie. Ogni filosofo era

condannato, insieme ai suoi scritti, per vari motivi, principalmente, per la

presenza nei propri scritti di elementi contrastanti con i dogmi cristiani.

Pensatori come Aristotele e Averroè mettevano in discussione delle verità, che la

Chiesa considerava assolute e inamovibili. Durante il medioevo, soprattutto

lungo i duecento, scritti di ogni genere, con particolare attenzione per quelli

filosofici e teologici, furono posti al vaglio di tre autorità, che maggiormente

rappresentano la censura in questo periodo: gli ordini religiosi, attraverso

l’imposizione di una disciplina interna, la Facoltà di Teologia di Parigi, attraverso

atti e provvedimenti erga omese e il papato .

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La chiesa aveva ormai raggiunto l’apice del suo potere spirituale, unitamente ad

un pieno sviluppo di un potere politico. Si trattava di un'istituzione che

abbracciava ancora l’intero continente europeo, ad eccezione dei Balcani e delle

zone est europee dove la chiesa ortodossa esercitava a pieno la propria

influenza. Ovunque erano sparsi monasteri, chiese, centri di studi teologici,

vescovati e ognuno di queste istituzioni aveva un ruolo attivo, nella diffusione

delle politiche del Papa. Una figura, che acquistò solo in seguito una posizione

preminente, fu l’inquisizione medievale, una sorta di organo di polizia interna

alla chiesa, il cui unico scopo era di stanare l‘eresia da ogni angolo del

continente. L’epoca medievale, conobbe un grande impegno contro il libro,

seppur si trattasse ancora del manoscritto. A quel tempo, il manoscritto non

possedeva le immense capacità di espansione che conobbe invece il libro

stampato, ma era già quasi impossibile controllare il flusso di questi testi,

nonostante la consistenza di tali flussi fosse molto limitata. I limiti del

manoscritto fecero si che le proibizioni che furono attuate, ebbero più una

Ibidem.

6 V. Frajese, La censura in Italia, pag. 11

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valenza simbolica che pratica. In sintesi il manoscritto, per quanto potesse

contenere degli elementi eretici e pericolosi per l’ortodossia cristiana, e per

quanto potesse essere il mezzo di veicolazione di dure critiche al sistema del

Papa o anche elementi ritenuti troppo terreni, non costituiva un fenomeno del

tutto incontrollato né una minaccia incombente. L'introduzione della stampa

invece cambiò questo scenario. Le stamperie, gestite da privati, furono in grado

di produrre tirature elevate in pochissimo tempo. Questo incise notevolmente

sul prezzo a copia, che abbassandosi permise anche ai meno abbienti di accedere

al libro. Inoltre, affinché la cultura fosse veramente alla portata di tutti, si

diffusero le pubblicazioni in volgare. Grazie al diffondersi della stampa e

all'introduzione sul mercato di una quantità elevatissima di libri a prezzi

contenuti, per la prima volta nella storia il popolo ebbe facile accesso alla

cultura.

Può sembrare, che la Chiesa fosse, tra la fine del XIV e il XV secolo, un'istituzione

universale che abbracciasse la totalità della popolazione europea e che il suo

potere fosse ben consolidato, cosi come il suo consenso. Da un'analisi più

ravvicinata, si coglie che questo ritratto della Chiesa non sia del tutto fedele alla

realtà. Certamente, la chiesa del medioevo fu la figura più importante e potente

d’Europa; l’intera cristianità era riunita sotto il suo stendardo (eccezion fatta per

la chiesa greco-ortodossa), riconosceva i suoi principi e dogmi e la funzione

sociale e educatrice che essa svolgeva era indubbia. Tuttavia un sistema di

governo cosi complesso e articolato non era privo di falle. Con la cattività

avignonese, la curia romana fu investita da un'ondata di corruzione sia

finanziaria sia spirituale. Lo stile di vit

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lucaferrante90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'Europa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Caravale Giorgio.
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