Introduzione
Le principali missioni della scuola sono oggi le stesse del passato:
• Consegna: riguarda il patrimonio culturale, ha a che fare con il
passato, esigenza di garantire la memoria, la continuità culturale;
• Innovazione: introdurre i giovani nella vita adulta fornendo abilità,
conoscenze, competenze. Ha a che fare con il futuro;
• Accompagnamento: si riferisce al percorso di formazione personale
mentre frequenta la scuola, al processo di costruzione della personalità.
Ha a che fare con il presente.
Nuovo è il contesto entro il quale si colloca la scuola. Essa deve misurarsi
con le nuove sfide che il nuovo contesto fa emergere.
Esistono due modelli capaci di rispondere alle sfide del cambiamento: quello
funzionalista e quello antropocentrico.
Modello funzionalista: scuola al servizio del progresso economico. Il mercato
detta gli indirizzi che il curricolo deve adottare, fissa le competenze
indispensabili. Le competenze riguardano i saperi ritenuti funzionali alla
domanda del mercato.
Modello antropocentrico: costruisce il curricolo a partire dalle esigenze
profonde di sviluppo della persona. Prevale una attenzione all’integralità,
all’unitarietà della persona. Imparare ad apprendere è uno dei valori guida,
anche imparare a vivere e imparare a convivere. Non è disposto a sostituire la
logica pedagogica con quella economicistica. Non mette in discussione la
necessità di abilitare i giovani ai saperi professionali, ma rifiuta di lasciarsi
definire in termini di utilità. I saperi funzionali sono importanti, ma lo sono
anche quelli sociali, etici, estetici, della cittadinanza …. E lo sono per tutti gli
alunni.
La riforma del sistema scolastico non si sottrae al problema della scelta tra i
due orientamenti. C’è una forte pressione verso il funzionalismo, si riconosce
una enorme importanza alla razionalità. La ricerca dell’ efficienza-efficacia è
sentita come indispensabile anche nella scuola dove questi principi vengono
visti come indicatori di “qualitè”. La metafora è quella della scuola come
impresa. Esiste un’altra metafore capace di integrare efficienza efficacia con
altre esigenze irrinunciabili in una prospettiva pedagogica. E’ la metafora della
scuola come comunità. Nelle comunità creiamo le nostre vite sociali insieme
con gli altri, nelle organizzazioni (imprese) le relazioni sono costruite per noi
dagli altri in un sistema gerarchico.
La buona scuola sa offre ire agli studenti una prospettiva non solo in termini di
preparazione alle professioni, ma di sviluppo della propria personale identità e
che è impegnata ad offrire un contributo per cambiare in meglio la realtà.
La scuola non si definisce come organizzazione burocratica ma come
organizzazione che apprende dall’esperienza, che riflette, che si misura con le
nuove sfide, con una identità pedagogica in una continua ricerca di
miglioramento.
La buona scuola non dimentica che il suo primo servizio è allo studente, nei
confronti del quale ha un compito di orientamento e di proposta.
Capitolo secondo
Il curricolo nella scuola dell’autonomia.
Con il riconoscimento dell’autonomia alle scuole giunge a compimento
l’itinerario di decentramento dei poteri, passo decisivo di conferimento di
potere alle scuole in ordine alla progettualità e alla gestione organizzativa e
didattica. Passo formalmente compiuto a metà degli anni Novanta.
Orientamenti curricolari
Cosa si intende quando si parla di “curricolo”? Esistono diverse concezioni del
curricolo e anche una varietà di accezioni che vengono utilizzate.
Per fare un po’ di chiarezza è utile partire dall’etimologia del termine. Il
significato etimologico ci propone l’idea di percorso, includendo la meta ma
anche l’insieme delle operazioni che servono per raggiungerla.
Secono Stenhouse lo scopo del curricolo è di rendere comunicabili i principi
essenziali di una proposta educativa.
Secondo Tyler si deve fare i conti con quattro domante fondamentali:
• Quali sono le finalità
• Quali esperienze posso utilizzare
• In che modo posso realizzare tali esperienze
• In che modo, alla fine, posso sapere se ho raggiunto le finalità
prefissate.
Mentre Tyler ci mette di fronte al problema della modalità (obiettivi, contenuti,
metodi, valutazione), Stanhouse fa emergere la caratteristica sociale del
curricolo (deve essere comunicabile, da venir sottoposto ad analisi critica e
ridefinizione continua).
Entrambi sono convinti che il curricolo nasca dal basso, progettato a partire
dalla realtà nella quale si opera, sia significativo in un dato contesto.
Per Scurati la logica del curricolo poggia su quattro cardini fondamentali: la
realtà (vestito su misura della scuola) la razionalità (risultato della competenza
nella definizione di obiettivi precisi che traducono in termini concreti le
generiche finalità del sistema formativo) la socialità (frutto della negoziazione
interna alla scuola ed esterna. Impone che quanto viene predisposto sia
comprensibile, comunicato socialmente e verificabile) e la trasparenza
(possibilità continua di ridefinizione e miglioramento).
Si può dire che il curricolo rappresenta un nuovo paradigma rispetto a quello
costituito dal Programma e che una volta adottato si apre a un ventaglio di
interpretazioni.
Nel tempo si sono evidenziate proposte curricolari diverse tra loro, anche se
presentano una progettualità molto più focalizzata sulla realtà sociale.
L’analisi delle diverse proposte curricolari consente di mettere in evidenza tre
principali componenti:
1. Le teorie nella quali viene comunicata la visione del compito della
scuola;
2. I modelli didattici
3. I percorsi, cioè la traduzione in pratiche didattiche degli orientamenti
teorici
1) Le teorie. Prima di tutto il curricolo esprime una visione pedagogica
supportata da un impianto concettuale scientificamente fondato. Le
teorie del curricolo si sviluppano tra la fine deglia anni 50 e gli inizi degli
anni 60 e si snodano lungo tre principali sentieri: il miglioramento degli
insegnamenti disciplinari (rinnovamento dei programmi, del modo di
impostare la scelta, la progressione dei contenuti, i metodi di
insegnamento), la razionalizzazione dell’azione didattica (maggior
razionalità nel modo di programmare, di organizzare, di valutare. Molta
importanza alla definizione degli obiettivi), la partecipazione sociale (ci si
interroga sul rapporto che la scuola dovrebbe avere con il territorio di
appartenenza. Avvicinare il curricolo alla realtà comporta avvicinare la
comunità sociale alla scuola). L’istruzione può generare diversi punti di
vista (teorie) con cui interpretare e attribuire significato al suo processo,
da cui discendono i percorsi da realizzare (curricolo) nella pratica
didattica.
2) I modelli didattici. Ogni visione teorica ha bisogno di modelli didattici
coerenti con i valori proposti. La numerosità dei modelli mette in luce la
complessità del problema di fondo: di quale curricolo abbiamo bisogno?
Non è tanto il modello curricolare a poter dare la risposta, ma la scelta
del modello risponde ad una preliminare opzione di fondo: decidere a che
cosa serve la scuola oggi, come deve essere interpretato il suo compito.
L’elemento valoriale è quello fondativo. All’interno dei diversi modelli
curricolari si possono collocare le diverse visioni: a)
Razionale-funzionalista (raggiungere gli obiettivi in termini di efficienza
ed efficacia. Tyler, Bloom; b) Sociale-partecipativa ( attenta alla
penalizzazione socio-economica, sensibile al valore della partecipazione,
della cittadinanza attiva. Dewey, Freire, Don Milani, UNESCO); c)
Scientifici-tecnologica (grande responsabilità nella promozione delle
conoscenze scientifiche e tecnologiche. Abilitare i giovani a fronteggiare
le sfide del cambiamento; d) Psico-socio-culurale attenta alle modalità di
apprendimento e sensibile alla interazione tra persona, gruppo, cultura di
appartenenza. Vygotskij, Bruner, Gardner). La sifa attuale è quella di
procedere secondo un principio di integrazione delle varie teorie
curricolari.
3) I percorsi. I modelli didattici orientano la progettazione dei percorsi di
apprendimento, garantendone la coerenza con le finalità generali che
fondano il curricolo. La realizzazione dei percorsi didattici costituisce la
prova di realtà, il momento della verifica delle linee guida. Siamo sul
terreno delle esperienze che si realizzano in classe. E’ su questo terreno
che bisogna dare risposte concrete: che cosa è rilevante insegnare?
Dai Programmi al curricolo
Le teorie del curricolo, presenti negli Stati Uniti e in molti Paesi europei, iniziano
a diffon
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