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La bottega del caffè

Introduzione alla commedia di Goldoni

Il titolo dell’introduzione già permette di focalizzare quelli che sono i concetti principali della commedia di Goldoni: il caffè, il gioco, la maschera. Il caffè, che nel Settecento diventa luogo d’incontro degli intellettuali e luogo in cui avveniva la veicolazione di informazioni di carattere scientifico ed intellettuale; il gioco, che era uno dei vizi della nuova classe nascente della borghesia; la maschera perché attraverso l’analisi di quest’opera si ha la possibilità di rintracciare quella che si definisce riforma del teatro ad opera di Goldoni.

Rapporto tra lettore e rappresentazione teatrale

Secondo Cesare Segre, nel rapporto tra il lettore e il romanzo si instaura un rapporto dialogico diretto, cioè un’interlocuzione tra il lettore e lo scrittore, mentre nel caso della rappresentazione teatrale vi è un rapporto dialogico indiretto, perché il testo teatrale non è destinato alla lettura ma alla rappresentazione, quindi richiede quella che è definita l’intermediazione dell’attore. La finzione alla quale si riferisce Segre è la finzione che lo stesso lettore crea nella sua immaginazione. Attraverso il meccanismo della finzione artistica si vive un mondo che non è reale, ma il mondo vero che attribuiamo alla realtà che si sta leggendo.

Contrapposizione degli opposti

Bachtin pone la contrapposizione degli opposti: caso eclatante si ha quando il maschio si veste da donna. Se si applica questo principio alle classi sociali, quando il povero si traveste da ricco si crea una contrapposizione comica. La classe borghese non era una classe aristocratica, ma se si analizza il costume tipico del carnevale veneziano si può notare che esso rappresenta un costume nobiliare e che attraverso quel costume diventava un’aspirazione.

La commedia e la riforma del teatro

La bottega del caffè è una commedia di tre atti in prosa, rappresentata per la prima volta a Mantova nel 1750, che per Goldoni è l’anno della grande sfida: Goldoni, sfidato da un capocomico, con il quale aveva accordato di otto commedie in un anno, decise di scriverne sedici. Goldoni stesso, nei Mémoires, definisce questa commedia come dall’esito “assai brillante”.

Goldoni nel 1736 scrisse un intermezzo musicale che intitolò Bottega da caffè e che, messo a confronto con La bottega del caffè del 1750, permette di rintracciare gli elementi della riforma del teatro di Goldoni. La Bottega da caffè era ancora molto vicina alla commedia dell’arte, infatti, si parla di scherzo carnevalesco in lingua veneziana e le maschere e i personaggi narrati nell’intermezzo sono di fatto le maschere della commedia dell’arte.

Lingua e struttura nel teatro di Goldoni

Nell’intermezzo del '36, anche la lingua è un elemento emblematico: egli utilizza ancora il linguaggio popolare, tipico della commedia dell’arte. Questa fu una delle profonde rivoluzioni di Goldoni: quando a Firenze conobbe la potenza espressiva dell’italiano, riconobbe che attraverso di essa avrebbe potuto divulgare in maniera considerevole le sue commedie.

Inoltre, nella Bottega da caffè è presente ancora una struttura metrica ricorrente nel mondo popolare e che faceva ricorso alla canzone secondo l’uso delle arie ben definite anche nel melodramma, dove c’è la composizione tra parte recitata e parte cantata. Goldoni, dal 1740-45 in poi, raggiunge il momento massimo della maturazione, fino al 1750 con la scrittura delle sedici commedie nuove. Solo dal 1750 in poi si ha un Goldoni perfettamente maturo: le improvvisazioni non sono più ammesse e si nobilita la parte letteraria e il contenuto del testo.

Goldoni e la rappresentazione teatrale

La lingua lascia il veneziano per approdare all’italiano, lascia le maschere della commedia dell’arte per cominciare a definire i personaggi veri e propri della drammaturgia: Brighella si trasforma in Ridolfo e Arlecchino in Trappola. Così la commedia rinnovata fu stampata quasi contemporaneamente nel 1753 dal Bettinelli di Venezia e dal Paperini di Firenze, con una dedica al conte Ludovico Widiman, patrizio veneto.

Goldoni, nella prefazione all’edizione del Bettinelli, afferma che i libri essenziali sui quali si è formato sono “il mondo e il teatro”: il primo gli ha mostrato i caratteri naturali degli uomini (atteggiamenti, passioni); il secondo, con cui si riferisce alla teatralità dei comici dell’arte, gli ha insegnato la tecnica della scena e del comico.

La rappresentazione della società

Secondo Goldoni vi era un profondo rapporto tra mondo e teatro ed intende rappresentare una realtà precisa, per cui nelle sue rappresentazioni è possibile rintracciare elementi e aspetti di carattere storico e realistico che si riscontrano nella società: la rappresentazione di Goldoni è di fatto la rappresentazione di un micro-mondo e questo è uno dei motivi per cui, la gran parte delle commedie di Goldoni, hanno come scenari luoghi aperti e il più delle volte una piazzetta che nella tradizione veneziana prende il nome di campiello.

Il campiello è un luogo di incontro tra culture e personalità diverse, che lì trovano un momento di incontro/scontro, e Goldoni mette su quella piazza gli elementi che servono per esprimere la sua riflessione sulla società: fin dalle prime sequenze della Bottega del caffè circola un’aria reale, la presentazione è felice e sulla scena si osservano il caffettiere con i suoi garzoni, mentre sullo sfondo vi è un andirivieni di avventori che si alzano di “buon ora.”

Spazi teatrali e regia

Con la commedia dell’arte si aveva un teatro itinerante e gli attori utilizzavano il loro carro come luogo delle rappresentazioni, il quale non era sufficiente per rappresentare un intero mondo, mentre con la riforma di Goldoni si ha di nuovo un palcoscenico, una scena stabile. Durante il Settecento si recupera il concetto dell’edificio teatrale, non solo come fatto rappresentativo della signoria, ma perché era necessario per i nuovi intellettuali organizzare gli spazi.

Goldoni diede avvio alla cosiddetta regia teatrale, una componente specifica del teatro del Novecento. Inoltre, egli fu uno dei primi autori a soffermarsi anche sulle didascalie, che sono delle indicazioni non indirizzate allo spettatore, ma a colui che si occupa di allestire e mettere in scena il testo teatrale. L’autore drammatico, fino a quel punto, si era limitato a descrivere i grandi spostamenti dei personaggi (compare da destra), mentre Goldoni si sofferma anche su ulteriori aspetti che diventano indicazioni per la regia.

Questo è un aspetto che si consoliderà solo nel Novecento, quando importanti drammaturghi e teorici del teatro rifletteranno sull’allestimento più che sulla parte letteraria del testo. Goldoni seguiva attentamente la fase di allestimento della commedia, perché riteneva che le posizioni degli attori e degli oggetti di scena dovevano rientrare in un disegno complessivo in cui ogni elemento aveva una funzione specifica.

Significato del caffè nella scena

Nella Bottega del caffè è importante sottolineare un aspetto, ovvero che il caffè aveva un significato ben preciso nel panorama settecentesco, ossia era luogo di incontro degli intellettuali. Non a caso sulla piazzetta si affacciano la caffetteria di Ridolfo in primo piano, sulla destra, dietro al caffè va a nascondere la bisca clandestina (la sala da gioco) e sulla sinistra colloca la casa di Placida, dove si consumano incontri di discutibile moralità.

Goldoni ha un’idea di circolarità dello scenario e non un fondo schiacciato come nella rappresentazione classica: non si trattava di scene fisse.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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