Lo storytelling
Lo storytelling è un fenomeno cardinale della nostra esistenza privata e pubblica: consiste nel fatto che destini individuali, desideri, pianificazione politica ed economica, così come valori sociali indossino una veste narrativa. Si comincia a capire che la lettura e l’immedesimazione narrativa è importante dal momento che producono effetti positivi sull’umore degli individui migliorando la capacità di comprendere le intenzioni degli altri, questa viene definita 'la teoria della mente'.
Grazie alla narrazione cambiano addirittura livelli ormonali: con un aumento di ossitocina (cioè una molecola che ci aiuta a provare ciò che provano gli altri), un aumento della dopamina (che viene rilasciata quando qualcosa rispetta le nostre aspettative) e un aumento delle endorfine (che vengono rilasciate quando ci risolleviamo da un dolore). La lettura, dicono i narratologi, gli psicologi e neuro cognitivisti, spinge fuori l’identità del lettore ed estroflette i desideri nel momento stesso in cui egli si identifica in un personaggio finzionale, il character.
In Gran Bretagna è nato addirittura un organo di governo dedicato alla lettura: la Reading Agency (2005) con lo scopo di promuovere la lettura come attività cognitiva per bambini, giovani e adulti. Insomma, la narrazione nelle sue diverse manifestazioni si imposta culturalmente come forma espressiva dominante del '900.
Distanza narrativa
Un fattore molto importante della narrazione è la distanza, intesa come la distanza tra gli avvenimenti dal momento in cui vengono narrati e quando si collocano sulla linea temporale, indicata dall'uso dei diversi tempi verbali. Si possono individuare cinque categorie di distanza:
- Il narratore può essere più o meno distante dall’autore implicito, e la presenza di una distanza più o meno considerevole tra queste due istanze determina la narrazione inattendibile.
- Il narratore può essere più o meno distante dai personaggi.
- Il narratore può essere più o meno distante dai criteri del lettore.
- L’autore implicito può essere più o meno distante dal lettore.
- L’autore implicito può essere più o meno distante dagli altri personaggi.
Commento
Tra i modi narrativi si colloca anche il commento, il quale designa quegli atti di discorso formulati da un narratore che vanno oltre il resoconto dei fatti e degli eventi del racconto. Il commento può avere una valenza semplicemente ornamentale, o rispondere a uno scopo retorico o ideologico e funzionare come parte essenziale della struttura del racconto. Si possono individuare due tipi fondamentali di commento:
- Commento sulla storia: un narratore può spiegare un evento, giustificare l’azione di un personaggio o il significato di un elemento narrativo, esprimere i valori personali e le proprie opinioni morali oppure enunciare giudizi.
- Commento sul discorso (commento metanarrativo): include riferimenti autocoscienti al processo della narrazione. Il commento metanarrativo contiene riferimenti autoriflessivi allo storytelling e a quegli elementi di cui è costituita una narrazione. Il commento metafinzionale svela la finzionalità di una narrazione.
Personaggio
Con il termine personaggio si intende un partecipante al mondo narrativo, ogni individuo che si presenta in una fiction narrativa. Nella poetica di Aristotele, era già presente una teoria del personaggio che gli assegna due fondamentali elementi:
- L’agente, elemento autonomo e necessario alla finzione narrativa (che comprende altri due elementi principali: il pensiero e la capacità di esprimere un’idea attraverso il linguaggio).
- Il carattere, elemento accessorio e dipendente dal primo.
Vi sono diverse teorie sul personaggio. Forster ritiene che l’interesse dei lettori non deriva dall'imitazione di un’azione, come riteneva Aristotele, ma dal fatto che il narratore ci riveli alle origini la vita segreta dei personaggi. Roland Barthes e Todorov, considerano invece il personaggio come un paradigma di tratti psicologici. Per tratto s’intende una qualità del personaggio costante che può rivelarsi prima o dopo nella storia. I più importanti paradigmi per la costruzione del personaggio sono:
- Modello semantico: secondo cui il personaggio è un’entità finzionale, collocata nello story world, dotata di proprietà umane o antropomorfiche.
- Modello cognitivo: ossia come il lettore forma dei modelli mentali del personaggio che entra in scena. Forster distingue tra flat character, ossia i personaggi piatti, poco approfonditi dal punto di vista morale e psicologico, che il lettore riconosce appena entrano in scena perché sono largamente prevedibili e i round character, ossia personaggi a tutto tondo, individui più articolati e complessi dal punto di vista morale e psicologico.
- Modello comunicativo: ogni affermazione che tratta del carattere di un personaggio fatta da un narratore, deve sempre essere valutata dal lettore, che colloca il personaggio in un ampio spettro che va dalla totale accettazione al totale rifiuto. Per convenzione narrativa le affermazioni di caratterizzazione sono fatte da una voce narrante impersonale e onnisciente. Il lettore costruisce il suo personaggio durante la comprensione del testo sulla base di dati specifici forniti dal narratore. La costruzione del modello mentale inizia nel momento in cui il lettore identifica un’espressione nel testo e la inserisce in una determinata categoria, strutture generali che sono conservate nella memoria del lettore. Su questo modello formula delle aspettative a riguardo ma può accadere che le informazioni nuove siano in contrasto con le caratteristiche della categoria selezionata in base agli indizi precedenti, si crea pertanto una rottura nello schema quindi una decategorizzazione del personaggio.
Ryan ha distinto:
- Avvenimenti, capitano accidentalmente.
- Azioni, si orientano volontariamente verso un obiettivo.
- Movimenti, azioni finalizzate alla soluzione di un conflitto, progettate per conseguire uno scopo.
Il termine plot
Nella storia vi sono state diverse accezioni del termine plot, dapprima indicava le azioni più importanti di un racconto poi è finito per indicare la disposizione degli eventi narrativi così come sono presentati al lettore. Il plot viene considerato la trama degli eventi, per questo è uno degli elementi più importanti della narrazione in quanto senza di questo l’opera nel complesso non avrebbe alcun senso. Forster afferma che il plot sarebbe un racconto degli eventi che ne privilegia la causalità, in contrapposizione alla story, ovvero un racconto basato sulla cronologia. Brooks addirittura preferisce parlare di Plotting più che di plot, in quanto il verbo suggerisce una dinamicità del racconto.
Lo studioso notò che la parola inglese plot può avere il significato di ‘intrigo’ e sottolinea come i romanzi dell’ottocento intendano il plot proprio come ‘complotto’ poiché a metterlo in movimento è spesso una macchinazione del desiderio. Gli intrecci possono essere euforici (quando le cose mutano per il meglio) o disforici (quando le cose mutano in peggio), semplici (se privi di peripezie) o complessi. Aristotele aveva distinto tra intrecci fortunati e intrecci fatali, a seconda del fatto che la situazione del protagonista migliori o declini. Secondo Aristotele l’intreccio più interessante è quello che da una situazione tragica o fatale va verso una situazione conica o fortunata. Possiamo distinguere tra:
- Contro plot: ovvero un insieme di azioni dirette a un risultato opposto a quello che guida le azioni del plot principale. Sostanzialmente ci si riferisce alle azioni e agli scopi dell’antagonista queste difatti sono un contro plot.
- Il doppio plot: ossia un intreccio che comporta due azioni simultanee di uguale importanza.
- Il subplot: un insieme di azioni coincidente con il plot principale ma che si subordinano ad esso.
- La multiplot narrative: ossia una narrazione che segue i destini paralleli di più personaggi, è stato teorizzato per la prima volta da Andre Gide.
Booker e le sette macrotrame
Booker, autore e giornalista inglese, sostiene che esistono sette macro intrecci che ha verbalizzato in un corposo volume sullo storytelling al quale ha lavorato per ben 34 anni con la consapevolezza che in ogni storia vi siano degli elementi ricorrenti di cui siamo a conoscenza prim’ancora che la storia inizi. Il finale per Booker tende verso due esiti:
- L’happy ending, il quale ci trasmette un senso di liberazione e completezza.
- L’unhappy ending, il quale trasmette frustrazione, malinconia e senso di morte.
Le 7 macrotrame per Booker
- Affrontare il mostro: in questa trama il/la protagonista si propone di sconfiggere una forza antagonista (spesso malvagia) che minaccia la sua patria, che può essere un predatore, il guardiano di un tesoro o di una principessa che tiene prigioniera o un vendicatore.
- Dalle stalle alle stelle: in questa trama il protagonista povero, sfortunato, che vive una vita difficile, a volte è orfano o trascurato dalle persone che lo circondano. Questo personaggio acquisisce potere, ricchezza e/o un compagna, perde tutto e poi lo riacquisisce. Il risultato è la sua crescita personale (es. Cenerentola).
- La ricerca / la missione: in questa trama il/la protagonista vive una vita noiosa e ripetitiva, ad un certo punto accade qualcosa per cui lui e i suoi compagni si mettono in viaggio per acquisire un oggetto importante o per raggiungere un luogo. Lungo la strada affrontano tentazioni e altri ostacoli (es. L'Odissea, Il Signore degli Anelli).
- Il viaggio (andata e ritorno): in questa trama il/la protagonista si reca in una terra sconosciuta e, dopo aver superato le minacce presenti, ritorna avendo acquisito esperienza. (Es. Alice nel paese delle meraviglie).
- La commedia degli equivoci: in questa trama è presente uno stile leggero e umoristico con un finale felice o allegro; nel testo il motivo centrale è il trionfo sulle circostanze avverse, con una conclusione felice o di successo. Nella commedia classica tutto si basava su unico plot e quindi su un unico equivoco, nella modernità la trama si arricchisce di temi secondari. Booker si riferisce a un modello in cui a causa degli equivoci la situazione diventa sempre più confusa, ma alla fine trionfa l’ordine. (es. Lo scambio di gemelli identici).
- Tragedia: in questa trama un difetto caratteriale del(la) protagonista o un suo grande errore diventa la sua rovina. La sua sfortunata fine evoca pietà per la caduta in basso di un personaggio fondamentalmente buono (es. Macbeth, Il ritratto di Dorian Gray, Anna Karenina, Madame Bovary, Romeo e Giulietta).
- Rinascita: in questa trama un evento obbliga il protagonista a cambiare i propri modi e spesso diventa una persona migliore (es. Il principe ranocchio, La bella e la bestia, la bella addormentata).
Incipit ed explicit
L’incipit o inizio del racconto può avvenire in 3 modalità:
- Ab ovo, quando la storia viene raccontata dall’inizio.
- In medias res, ossia a storia già cominciata.
- Dalla fine, quando si parte da un punto finale e si ricostruisce la storia attraverso flashback.
Explicit o fine della storia, anche se bisogna tener conto che una storia possa non avere una fine (perché ci sarà un sequel) oppure possiamo avere finali multipli, che raccontano la stessa cosa in modi differenti o finali illusori.
Effetti speciali
- La suspense: anticipazione parziale di informazioni che lasciano con il fiato sospeso il lettore.
- Cliffhanger: la conclusione di una narrazione (capitolo di romanzo o episodio di serie tv) attraverso un colpo di scena che resta inconcluso.
- La metalessi: cortocircuito tra realtà e finzione.
- Il tilt shift: (utilizzato in tv e al cinema) la manipolazione degli assi prospettici in modo da dare l’impressione che la realtà sia una finzione.
Cap. 1 - Il romanzo
Il romanzo a differenza di altre forme narrative non segue obblighi o standard. Ogni storia infatti può essere raccontata in modi differenti e ogni scrittore sceglie la propria strada adattandola al proprio stile. Fanno eccezione a questo ragionamento i romanzi di genere, che richiedono una struttura precisa, ma anche in questo caso non si è tenuti a rispettare rigorosamente le regole. I romanzi si suddividono in due grandi categorie:
- I romanzi di trama, sono quei romanzi in cui la storia è l’elemento più importante e quindi la lingua e le strutture sono al servizio della storia stessa.
- I romanzi di stile, romanzi in cui la storia è meno importante del modo in cui viene raccontata e si dà quindi più rilevanza allo stile.
Dazieri in questo primo capitolo tratterà il romanzo dei Promessi Sposi come un romanzo di trama. Cosa immaginare in una situazione iniziale? Innanzitutto bisogna stabilire quella che è la fabula, ossia l’ordine cronologico e naturale degli eventi. Se vogliamo essere realistici, non dobbiamo solo documentarci bene sull’epoca ma dobbiamo anche aderire a quella che era la realtà del tempo e adattarci al contesto storico, alla psicologia dei personaggi e alle loro scelte.
Dai fatti narrati da Manzoni, Don Rodrigo ha una quarantina di anni e Lucia ne ha meno di venti. Il padre di Don Rodrigo era una brava persona, ma il figlio è cresciuto come una carogna. Del padre di Lucia invece non sappiamo nulla, Manzoni non lo nomina mai e definisce Agnese solo alla fine del romanzo come una povera vedova. Sappiamo che Agnese però possiede della terra, che venderà per trasferirsi a Bergamo con la figlia e il genero. Ma con quali soldi Agnese ha comprato le terre? Potremmo immaginare che il padre di Lucia non sia quello che tutti pensano. La fabula può essere pensata così: Manzoni ha frainteso quelle che sono le fonti a sua disposizione. Il legame che si instaura tra Don Rodrigo e Lucia è un legame segreto, tra padre e figlia. Infatti quando aveva vent’anni Don Rodrigo ha avuto una piccola storia fugace d’amore con Agnese, che è rimasta incinta. Per mettere a tacere Agnese, il padre di Don Rodrigo, ha regalato alla donna delle terre a patto che mantenesse il segreto. Ma una persona, il marito di Agnese, scoprirà il loro segreto e così Agnese e Don Rodrigo insieme uccideranno il marito di lei. Don Rodrigo infatti non voleva possedere carnalmente Lucia ma proteggerla da Renzo che considerava un uomo non molto intelligente, di basso rango sociale e di facile ubriachezza.
I personaggi
Ogni personaggio nel corso di una storia presenta un ‘arco narrativo’, un insieme di cambiamenti che lo caratterizzano, questo perché i personaggi in una storia devono necessariamente mutare in risposta agli avvenimenti che si verificano; altrimenti la storia perde di senso. Possiamo sostenere che il motore di un romanzo è il conflitto tra i personaggi, anche perché senza conflitto i personaggi non mutano.
Il narratore
La questione del narratore è solitamente una decisione da prendere con molta attenzione in base all’effetto che vogliamo produrre:
- La prima persona è più semplice da utilizzare, perché è la più diretta ed è anche il modo con cui normalmente noi raccontiamo dei fatti alle persone che ci circondano. In questo caso il narratore può essere uno dei personaggi oppure un testimone esterno.
- La seconda persona invece è poco utilizzata, perché quando viene utilizzata produce un effetto straniante. Infatti prevede che il lettore sia anche il protagonista.
- La terza persona viene utilizzata quando si vuole raccontare dall’esterno la vicenda e questa non si presenta mai, è simile quindi all’occhio di una telecamera.
- Il narratore onnisciente è quello utilizzato da Manzoni ed è tutt’oggi molto ricorrente, perché può essere uno dei personaggi della vicenda ma spesso si presenta come una voce esterna. A differenza della terza persona, il narratore onnisciente sa tutto quello che accade e quello che accadrà.
La durata
La durata temporale del romanzo dipende da dove l’autore vuole mettere il focus, concentrandosi su determinati eventi. Nel romanzo avventuroso ci interessa mostrare un quadro storico ampio e movimentato.
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