Saler no Er ika - S264017
Bottega d'Er asmo Politecnico di Tor ino
Cor so: Stor ia dell'architettur a contempor anea
Bottega d’Erasmo Salerno Erika S264017
Indice
Inquadramento……………………………………………………………………………..p. 2
Storia dell’edificio…………………………………………………………………………p. 2
Analisi dell’edificio………………………………………………………………………..p. 3
Critica……………………………………………………………………………………...p. 5
Conclusione personale…………………………………………………………………….p. 6
Bibliografia e sitografia …………………………………………………………………..p. 7
Allegati………...…………………………………………………………………………..p. 8
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Bottega d’Erasmo Salerno Erika S264017
Inquadramento
Il lotto su cui sorge la famosa libreria antiquaria fu uno dei tanti terreni edificati distrutti dai
bombardamenti dovuti alla Seconda Guerra Mondiale. Il librario Angelo Barrera, proprietario
del lotto, commissionò a Roberto Gabetti e Aimaro Isola un nuovo edificio che doveva
includere, oltre ai locali commerciali, anche la sua residenza. Il terreno ha inoltre il confine
nord-ovest fortemente inclinato verso la Mole Antonelliana e forma, di conseguenza, angoli
acuti con la via. È infatti uno degli edifici che contornano i lati dell’opera di Antonelli.
Si colloca nella Circoscrizione 7 della città metropolitana di Torino e nello specifico nella
zona Vanchiglia. La posizione strategica del lotto, nonostante la difformità, e la vicinanza di
molti luoghi d’interesse gli attribuiscono un ulteriore prestigio utile alla destinazione d’uso
per cui verrà impiegato negli anni successivi.
2. Inquadramento territoriale con vista zenitale 1. Inquadramento territoriale con vista tridimensionale
Storia dell’edificio
La Bottega d’Erasmo è un’opera sita in via Gaudenzio Ferrari, al numero civico 9 e 11,
realizzata da Roberto Gobetti e Aimaro Isola, soci di uno studio di architettura aperto nel
1950. Nati entrambi a Torino ed entrambi professori di Composizione Architettonica alla
facoltà di Architettura del Politecnico di Torino sono oggi conosciuti come i principali
esponenti del Neoliberty sul territorio della città di Torino.
Con la Bottega d’Erasmo, costruita tra il 1953 e il 1956, i due architetti trovano la perfetta
unione tra materiali antichi, come mattone piemontese e pietra di Luserna, e nuovi, frutto dei
progressi tecnologici, come alluminio e perspex, già sperimentata nel progetto precedente del
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