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Occitano

Caratteristiche linguistiche

Nessuna dittongazione spontanea (come il portoghese) però le vocali aperte possono eventualmente dittongare quando seguite da suono palatale. Questi dittonghi non si trovano registrati nei documenti antichi prima della fine del XII secolo. Si trovano soprattutto nei manoscritti trecenteschi.

Lenizione più o meno nel grado dello spagnolo e portoghese (mentre il francese va sempre un po’ più avanti).

Maggiore conservazione della –s finale.

  • Si nota in area galloromanza e ibero romanza per fare il plurale
  • In francese non si pronuncia più ma è presente
  • S finale dà il caso in occitano

L’area galloromanza mantiene un sistema di declinazione a due casi, effetto tipico di tutte le lingue romanze occidentali.

I testi più antichi occitani

"Boecis"

  • Si ipotizza che sia il gesto più antico tra tutti quelli che abbiamo (mancano delle testimonianze esterne in appoggio a questa ipotesi).
  • Indizi paleografici dicono che il manoscritto appartiene all’XI secolo (non molto dopo il 1000).
  • Le prime informazioni del frammento risalgono al XVIII secolo, per poi essere riscoperto nel 1813 nella biblioteca municipale di Orleans.
  • Poema di 257 decasillabi, forma poetica simile all’epica francese in cui però l’assonanza è già sostituita dalla rima.
  • Trama: vita di Boezio che il medioevo aveva trasformato in martire cristiano.

Caratteristiche:

  • Conservazione di a tonica
  • AU si mantiene in causa
  • Assente la dittongazione spontanea
  • Manca un tratto tipico del provenzale cioè il dittongo condizionato da suono palatale (/j/ e /w/), dovremo aspettare la tradizione lirica
  • Perdita di n divenuta finale e davanti alla -s finale
  • Mancata rappresentazione della l ed n palatalizzata a causa della incapacità della pratica scrittoria (più tardi sarà il, gn, lh, nh)
  • /k/ + a a volte palatalizzato e a volte no (esitazioni varie; punto di incontro tra nord e sud?)
  • Quindi si pensa che il testo sia dell’area del Limosino (-en per la 3^ persona plurale; soluzione dello iato per v; conservazione di p in forme come IPSE)
  • Presenza della declinazione bicasuale
  • Perfetti con le forme forti in c e g e forme deboli della prima coniugazione

"Chanson de Sainte Foi"

  • Difficile da collocare cronologicamente e si pensa che sia della metà dell’XI secolo.
  • Ne parla lo studioso Fauchet nel 1581 e poi del manoscritto non se ne ha più traccia (vengono trascritte nel 1817 da Raynourd le rime del primo).
  • Nel 1901: riscoperta del manoscritto nella biblioteca di Leyden (catalogato nel 1716 col nome di Ausias March, la firma ha permesso il riconoscimento).
  • Le caratteristiche indicano che l’opera fu scritta nella parte meridionale dell’area provenzale, molto probabilmente nell’area di Narbona.
  • La canzone è la seconda parte di 4.
  • Consta di 593 ottosillabi, raggruppata in lasse di lunghezza diseguale.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/09 Filologia e linguistica romanza

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