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Dalle origini della letteratura greca

I Greci chiamavano sé stessi "Elleni", e la Grecia "Ellade", mentre i termini moderni "Greci" e "Grecia" si diffusero solo in un periodo successivo e in ambito romano; si pensa, infatti, che il termine sia derivato dal nome degli abitanti di una piccola zona dell'Epiro, i Grakoi appunto, che furono i primi con cui i Romani entrarono in contatto. Tutti gli Elleni, sia quelli della Grecia continentale che quelli delle colonie della Magna Grecia e dell'Asia Minore, si sentivano parte di una patria comune e questo non tanto dal punto di vista territoriale-geografico, ma soprattutto da quello culturale-linguistico; essi chiamavano gli stranieri dal suono onomatopeico "ba ba ba", da cui "balbuziente", in quanto incapaci di parlare barbaroi, la lingua greca poiché incomprensibile alle loro orecchie.

Lingua, dialetti e generi letterari

La fase più arcaica della lingua greca risale alla civiltà minoica (2500-1400 a.C.): in quest'epoca, infatti, si affermò la Lineare A, una scrittura geroglifica del 1700 a.C. non ancora decifrata, in cui a un segno corrispondeva un concetto. Attorno al 1450 a.C., durante la civiltà micenea (1600-1100 a.C.), si rinvennero delle tavolette di argilla incisa di uso comune e a destinazione interna, la cui decifrazione avvenne nel 1952 a opera di due studiosi esperti di codici segreti, gli inglesi Ventris e Chadwick, e si scoprì che la scrittura utilizzata era la Lineare B, nonché una via di mezzo tra gli ideogrammi dei secoli precedenti, tipici di Sumeri, Egizi e Minoici, e la scrittura alfabetica dei secoli VIII a.C. e seguenti, in cui a ogni segno corrispondeva una sillaba.

Poi, attorno al 1050 a.C. circa, durante la civiltà fenicia (1200-330 a.C.), venne elaborato un nuovo sistema di scrittura alfabetica, più pratica di quelle precedenti, costituita da 22 segni consonantici, in cui a ogni segno corrispondeva appunto un suono consonantico; a essi, poi, i Greci aggiunsero attorno all'VIII secolo a.C. anche i suoni vocalici, diffondendoli successivamente ai posteri.

Lineare A Lineare B Scrittura alfabetica fenicia Scrittura alfabetica greca
1700 a.C. 1450 a.C. 1050 a.C. VIII secolo a.C.
scrittura sillabica: a ogni simbolo coincideva un unico concetto scrittura sillabica: a ogni simbolo coincideva un'unica sillaba scrittura alfabetica: a ogni simbolo coincideva un unico suono consonantico scrittura alfabetica: a ogni simbolo coincideva un unico suono consonantico o vocalico
esprime una lingua non greca ancora da decifrare è un adattamento della Lineare A a un dialetto greco è il dialetto fenicio noto è il greco convenzionalmente noto

Ceppi linguistici e dialetti

I principali ceppi linguistici che si possono distinguere si dividono in tre tipologie e risalgono alle tre stirpi stanziatesi in Grecia in seguito alle ondate migratorie; la scelta del dialetto da utilizzare era comunque maggiormente legata al genere letterario che alla terra d'origine del poeta. Si hanno:

  • Il dialetto ionico: è il dialetto tipico della zona più orientale della Grecia, della Ionia (costa dell'Asia Minore), dell'isola dell'Eubea e della maggior parte delle isole del Mar Egeo, dal quale deriverà poi il dialetto attico, parlato e scritto ad Atene nel V e IV secolo a.C. Lo ionico è il dialetto:
    • Dell'epica di Omero e di Esiodo;
    • Della poesia elegiaca di Tirteo, Solone, Mimnermo e Teognide, dal carattere amoroso, bellico o politico;
    • Della poesia giambica di Archiloco, Ipponatte e Simonide, dal carattere offensivo;
    • Della storiografia di Erodoto.
  • Il dialetto eolico: è il dialetto proprio dell'isola di Lesbo e delle coste settentrionali dell'Asia Minore a essa antistanti, della Tessaglia e della Beozia. L'eolico è il dialetto:
    • Della lirica monodica di Saffo e Alceo, presentata al pubblico da un solo poeta con l'accompagnamento della lira. Molto simile all'eolico è il dialetto arcadico-cipriota o acheo, parlato nell'Arcadia e nell'isola di Cipro;
  • Il dialetto dorico: si distingue in quello occidentale tipico della Grecia centro-settentrionale e in quello meridionale tipico del Peloponneso, delle isole Cicladi, delle coste dell'Asia Minore meridionali, delle isole di Rodi e Creta e di numerose colonie. Il dorico è il dialetto:
    • Della lirica corale di Alcmane, Stesicoro, Simonide, Bacchilide e Pindaro, presentata al pubblico da un coro con l'accompagnamento della lira;
    • Dai cori della tragedia.

La lingua comune e l'atticismo

In pieno periodo ellenistico, Alessandro Magno, unificando la cultura greca con quella orientale, diede vita a una nuova realtà linguistica nota come "lingua comune", nata sulla koinè dialektos, base dell'attico e dello ionico e parlata da greci e non greci (per esempio, Persiani, Egizi, Siri, Ebrei e Asiatici). Essa verrà utilizzata da gran parte della prosa del periodo ellenistico, come per esempio i filosofi Aristotele ed Epicuro, lo storico Polibio, i Vangeli, ecc.

Contro la considerata lingua volgare e imbarbarita, nel I secolo d.C. si volle koinè dialektos, ripristinare la freschezza e la purezza della lingua attica: fu così che nacque l'atticismo, una lingua letteraria ormai non più parlata, tramandata nel periodo ellenistico, imperiale e bizantino, nonché fino al VI secolo d.C. Contemporaneamente la lingua continuò a evolversi, dando vita a una lingua popolare, la "lingua neogreca" o "greco moderno", che ricalcava il greco antico ma in maniera demotike, certamente semplificata (per esempio, mancavano gli accenti e gli spiriti, vi erano suoni diversi e i dittonghi venivano unificati).

L'età arcaica

VIII-V secolo a.C.

La poesia epica: cultura orale e aurale

Esistente già in età micenea, la poesia epica raggiunse il suo culmine tra il IX e il VI secolo a.C.: nella sua fase più arcaica essa fu affidata esclusivamente alla recitazione orale a opera di anonimi esecutori chiamati "aedi" (dal verbo "cantare"), o "rapsodi" (dal verbo aoidein, hudein, hapsodein, "cucire i canti", secondo l'interpretazione del glottologo siciliano Pagliaro); haptein aoide, generalmente con il termine "aedo" si intendeva il compositore e con la parola "rapsodo" l'esecutore di canti preesistenti e da lui riorganizzati e cuciti in una nuova sequenza narrativa. Entrambi si esibivano presso le corti aristocratiche oppure davanti a un uditorio convenuto per una festa pubblica (per esempio, le Panatenee ad Atene), il quale rivestiva un ruolo attivo: esso, infatti, aveva delle preferenze, interrompeva il cantore e si commuoveva fino a identificarsi con lo stesso poeta e con l'oggetto del canto.

Dal punto di vista sociologico, il poeta era un personaggio laico immerso nel flusso della collettività: quando cantava, infatti, egli non esprimeva una sua individuale visione del mondo o i suoi personali sentimenti, ma l'identità culturale e il patrimonio letterario e mitico di una civiltà, funzionando come un tramite tra la tradizione orale e la comunità.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/02 Lingua e letteratura greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Tonnina di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Avezzù Guido.
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