Storia greca
È preferibile dire i Greci più che la Grecia, in quanto la nazione greca non esisteva, come la nazione italica o gallica; la questione di Stato, come territorio con unità amministrativa, non esisteva. Esistono tante polis, tante città, definite città-stato, con una loro autonomia statale e governativa, indipendenti gli uni dagli altri. Queste città confinanti sono in lotta fra di loro proprio perché la vicinanza costituisce un motivo di lotta; questo succede dal VII secolo a.C.
Le città-stato e il sinecismo
Prima di questo stadio, la città-stato si trovava davanti a unità abitative frammentate, sparse sul territorio, insediamenti che consistevano in famiglie e piccoli gruppi di famiglie, di tipo patriarcale, non mononucleare, cioè dei clan legati da vincoli di parentela. Condividevano le attività agricole o di pastorizia in campagna, e non avevano elementi abitativi o architettonici caratteristici di una città. Quando pensiamo alle città, le immaginiamo con edifici rappresentativi come il municipio, dove l'autorità politica esercita il proprio potere, le piazze, i giardini, ecc. Nei primi insediamenti tutto ciò non esisteva. Nemmeno il mercato esisteva, dove si potevano scambiare merci e riunirsi i cittadini, come ad esempio nei templi.
Si passa da uno stadio arcaico a uno più avanzato, di vivere insieme e formare la città. Questo passaggio della nascita della città prende il nome di sinecismo. Il termine sinecismo deriva da due parole greche che definiscono il concetto: dalla preposizione "syn" cioè insieme e "oikia" che vuol dire casa, cioè riunire le case. Le polis nascono da una riunione di case. In queste case aggregate si sente subito la necessità di creare luoghi comuni: nascono la piazza, un mondo di vita e incontro fondamentale, i templi cioè le chiese, luoghi di riunione di culto, e degli edifici paragonabili ai nostri comuni dove si svolge la vita politica.
La trasformazione politica
Per arrivare a questa trasformazione si compie un viaggio che passa attraverso una trasformazione politica prima di tutto, della mentalità. Fino a quando si viveva nei villaggi si parlava di capo, l’anziano, che grazie alla sua esperienza poteva "governare". Si passa a forme più strutturate: il primo passaggio è la nascita di un monarca, la monarchia. Il termine monarca significa colui che esercita il potere da solo. Il passaggio dall’uomo saggio del capo al monarca è un passaggio diretto; ma anche questo monarca viene messo in discussione all’interno del villaggio. Capita che non ci sia solo un saggio, ma ce ne siano di più che sono espressione di più famiglie che vivono all’interno di un villaggio. Molte volte le loro idee sono in contrasto e nascono delle lotte tra le famiglie. Questo è il quadro di una società aristocratica, significa che il "kratos", cioè il potere, è nelle mani degli "aristoy", letteralmente i migliori.
Si passa a individui che esercitano compiti sempre più diversificati e l’evoluzione porterà a una democrazia. Per determinare questi passaggi da questo status iniziale, ci sono degli eventi esterni che intervengono, come guerre, catastrofi naturali e invasioni straniere; questi eventi provocano difficoltà poiché, senza mura e in quantità piccole di uomini, facevano fatica a fare fronte comune. Il pericolo dall’esterno aiuta il sinecismo, spingendo a trovare forme di vita sempre più complesse; insieme ci si difende meglio.
Le fasi storiche della Grecia
Ciò va dal 1500 a.C. al 700 a.C. In questa fase molto ampia, la Grecia conosce due fasi importanti: l’incontro con due civiltà molto più evolute che si erano create nel Mar Mediterraneo. La civiltà cretese, nell’isola di Creta, a sud della Grecia, dà vita nel 1500 a una civiltà molto evoluta, dovuta al fatto che si trova in una posizione molto strategica. Essendo al centro del mare, può svolgere commerci con tutta l’area circostante: a nord la Grecia, a est la Mesopotamia, a ovest il mondo occidentale, ciò li rende molto ricchi e di conseguenza l’evoluzione va avanti molto più rapidamente rispetto al mondo greco.
La civiltà cretese
I cretesi sono principalmente marinai e in particolare commercianti. Guadagnano moltissimo e quindi si dotano di una civiltà palaziale, fondata sui palazzi. A differenza dei greci, in palazzi complessi viveva innanzitutto il signore del palazzo, conservati i suoi averi nei magazzini, le merci, i suoi beni alimentari, ed erano il nucleo centrale delle singole località. Da questi palazzi sono venute delle tavolette, cioè delle piccole tavole di pietra, recanti delle iscrizioni, quindi conoscevano l’uso della scrittura, molto più avanti rispetto ai Greci che vivevano nelle campagne. Del resto l’uso della scrittura era indispensabile per praticare il commercio, per comprare o vendere una merce.
La realizzazione di una scrittura diventa fondamentale poiché, nelle transazioni economiche, la parola genera conflitti. Attraverso lo scontrino si può certificare la vendita e il pagamento. I cretesi usano una scrittura che non siamo in grado di leggere, in quanto la parte scritta ogni tanto è accompagnata da disegni che possiamo in parte decifrare. La lingua è definita "Lineare A", più avanzata della scrittura egiziana, fortemente simbolica. Invece la scrittura cretese prescinde dalle immagini, ma la scrittura è una scrittura che, indipendentemente dai disegni, riproduce dei suoni.
Questi cretesi fioriscono fino al 1400 a.C. In quest’epoca succedono eventi che non siamo in grado di ricostruire con precisione, i quali mettono in crisi i cretesi. Questi eventi possono essere un grande terremoto e uno tsunami, forse partito dall’isola di Santorini, da cui si sentirono gli effetti fino a Creta. La popolazione fu decimata e un periodo di grandissima crisi, con periodi di epidemie e carestie, terra devastata dal maremoto, impossibile l’agricoltura, scarso il commercio a causa della popolazione malata. Tutti questi eventi fanno sì che l’isola di Creta subì invasioni straniere, infatti il popolo dei micenei compirono delle incursioni, dalla Grecia, e finirono di devastare ciò che rimaneva.
La civiltà micenea
La civiltà cretese decadde in maniera e ad essa si sostituì la civiltà micenea. Questi vivevano nella Grecia centrale, a differenza dei cretesi che erano dei commercianti e vivevano pacificamente, i micenei erano un popolo bellico militare. Ma i cretesi erano sprovvisti di mura, pensando di essere protetti dal mare, i micenei al contrario che vivevano nella penisola creta erano bellicosi. Costruiscono nei luoghi nei quali abitano, anche essi caratterizzati da palazzi, ma circondati da sistemi di difesa e cinte murarie definite addirittura ciclopiche, così grandi e solidi che si riteneva che non fossero state costruite da uomini, ma trasportate e lavorate da Ciclopi, che avevano una forza sovrumana e solo loro potevano creare delle mura così solide. Ancora oggi parti di queste mura sono visibili a Micene.
Per un certo periodo i micenei esercitano il loro potere su tutta la Grecia, comandano dai loro palazzi, dislocati in vari punti della penisola Greca, e da questi palazzi un signore dei micenei governava, dal 1400 a.C. fino all’anno 1000 a.C., quando entrerà in grave crisi la civiltà micenea.
Testimonianze della civiltà micenea
Questa civiltà micenea è quella di cui ci offre testimonianza il poeta Omero, attraverso due opere, Iliade e l’Odissea, testimonianza della civiltà bellicosa. Infatti, questi poemi parlano di guerra, ad esempio l’Iliade una guerra ovviamente romanzata tra Troia e Sparta, ma con sicuramente un fondamento storico. Sulla data della guerra di Troia regna un’incertezza reale, già gli antichi non sapevano attribuire una data e le date variano dal circa 1280 a.C. a due secoli dopo, fino al 1000 a.C. circa, a seconda degli autori antichi può essere collocata in secoli diversi.
La guerra di Troia
I motivi di questa guerra sono diversi. I micenei sono molto forti, hanno raggiunto il controllo in Grecia e anche delle mire espansioniste, non gli basta più la Grecia, le cercano espandendosi per mare, anche se non erano in origine un popolo di marinai. Venuti a contatto con la civiltà cretese, ne ereditano in parte la vocazione marinara, quindi oltre a essere un popolo guerriero diventano anche un popolo esperto in mare. Ciò li mette a contatto con aree sempre più estese del Mediterraneo, ad esempio la Grecia sta di fronte al mondo turco, con l’Asia Minore. Le due terre, Asia e Europa, sono separate da un corridoio piccolissimo di mare, lì ci sono due stretti molto famosi, quello dei Dardanelli verso il Mar Egeo, e quello del Bosforo che sorge verso Istanbul. Al di là dello stretto del Bosforo, si apre un altro mare, il Mar Nero, dove ci sono località molto ricche, in quanto producono in grande quantità cereali, ma anche molto legname e cavalli. I micenei vorrebbero entrare in contatto con il Mar Nero e comprare questi prodotti, ma per fare ciò bisogna attraversare i due stretti. Lo stretto dei Dardanelli era amministrato da Troia, il controllo di questo stretto aveva perso a loro di essere molto ricco perché esigeva il pagamento di dazi per entrare o uscire dal Mar Nero. Non solo, pare che questi troiani non ricevevano i pagamenti richiesti, facevano immediatamente un assalto alle navi, le depredavano di tutti i beni ed esercitavano la pirateria. Ma i micenei non sopportano dopo ripetute aggressioni questa situazione e ritengono che i troiani debbano finirla, da qui nasce la guerra di Troia, combattono con questa località i micenei per eliminarne i soprusi. Omero racconta in maniera romanzesca le cose e dice che un principe troiano, Achille, si reca a Sparta e qui rapisce la moglie Elena del capo del palazzo Menelao. Questa moglie era bellissima, addirittura con origini divine. Una metafora: lo scambio commerciale finisce male, scatena la guerra contro Paride che aveva rapito la moglie di Menelao. La guerra durò 10 anni e grazie al famoso cavallo di Troia, vincono e uccidono quasi tutta la popolazione. Troia cadde.
Archeologia e mito della guerra di Troia
Nel 1800 d.C. un tedesco, di nome Schliman, così attratto dai racconti dell’Iliade, vuole cercare la città di Sparta, di Micene e di Troia, dando vita a delle campagne di ricerche archeologiche. Trova il sito di Troia, si trovano degli strati della civiltà di Troia; poiché fu molte volte incendiata e ricostruita, a causa delle guerre, suscitando l’astio dai vicini per la sua posizione strategica. La distruzione di Troia sembrerebbe portare la fortuna dei micenei. In realtà se noi andiamo a leggere Omero, nell’Odissea, molti greci si mettono in mare per ritornare nelle loro case in Grecia, ma molti di loro incontrano dei guai, il più importante è Ulisse, cioè il protagonista dell’Odissea.
L'Odissea e i viaggi di Ulisse
Ancora oggi usiamo il termine Odissea per definire un’operazione molto complicata, piena di difficoltà. Dietro a questo racconto la storia di Micene, che pur avendo vinto Troia non hanno un dopoguerra facile. Come ci racconta l’Iliade, infatti, molti soldati durante il ritorno incontrano numerosi problemi, come Ulisse che torna ad Itaca. Dietro questo racconto c’è l’ombra di un dopoguerra non molto facile né felice, infatti, come era implosa la civiltà cretese, a breve declinerà anche la civiltà micenea. Ulisse si perde in molti viaggi e molte avventure che comprendono circa 10 anni. L’eroe è con alcuni compagni su delle navi le quali, anche a causa degli dei, incorrono continuamente in tempeste e guai vari che lo portano in terre sconosciute e spesso inospitali. La realtà storica di questo racconto si trova nel compimento dei viaggi dei micenei che, dopo aver preso esempio dai cretesi, si imbattono in viaggi verso luoghi sconosciuti utilizzando strumenti di navigazione inadeguati e senza potersi orientare se non attraverso il cielo. Ciò provocava la necessità di navigare solo durante la bella stagione e sempre vicino alla costa, “a cabotaggio”. Il problema di questa tecnica era che correvano il rischio di invadere le coste altrui che potevano essere abitate da popoli inospitali (i mostri dell’Iliade ne sono metafora), in qualunque caso diversi e misteriosi.
Colonizzazione micenea
I luoghi in cui Ulisse naviga sono certamente le coste del Mediterraneo (Maga Circe, Circeo; Polifemo, Sicilia; Calipso, Cartagine), infatti siamo certi che i micenei si siano spostati per tutte queste coste a causa dei ritrovamenti delle ceramiche micenee. Essi partivano carichi di prodotti dentro alle anfore di ceramica. Questi viaggi vengono definiti dagli storici moderni, colonizzazione micenea. I micenei si sono quindi espansi da oriente ad occidente, non solo nelle coste spartane, ma anche ad ovest.
La civiltà dei Dori
Dopo i micenei, troviamo i Dori, una popolazione stanziata nell’Europa balcanica, là dove oggi c’è la Romania e la Bulgaria, popolazioni interne. Ma i Dori sono in cerca di uno sbocco sul mare e anche di nuove terre promettenti dove stanziarsi. Essi sono molto agguerriti e sono dal punto di vista tecnologico molto più avanti dei micenei, che combattevano con armi di bronzo, mentre i Dori che avevano appreso dagli Ittiti a fabbricare armi in ferro. Il ferro è un metallo molto più solido del bronzo, il bronzo è un metallo morbido che facilmente si rompe. Questa novità tecnologica adottata permette loro di avere più potenza rispetto ai micenei. Scendendo verso la penisola, iniziano una marcia inarrestabile per arrivare fino al punto più meridionale della Grecia, attraversandola tutta e ovunque riescono ad avere la meglio sul popolo dei micenei. Il fatto che i Dori abbiano vinto ha un impatto notevole sui micenei, si impossessano di tutti i luoghi abitati da loro e li riducono in schiavi sottomessi, e i Dori esercitano il loro potere.
Conseguenze delle guerre doriche
Le guerre dei Dori sono avvenute intorno all’anno 1000 a.C. e sono andate avanti per altri 100 anni. Hanno determinato nel mondo greco gravissimi problemi, le campagne per molto tempo dovettero rimanere incolte, e se venivano coltivate venivano velocemente razziate. Si manifesta uno stato di carestia e la fame insieme alla guerra determinò molte malattie. Ci fu un calo nettissimo dal punto di vista demografico. Ma non diminuì solo il numero degli abitanti, peggiorarono anche le condizioni dei sopravvissuti, per circa 100 anni nel mondo greco si perse l’uso della parola scritta. Tutte queste notizie le abbiamo attraverso delle fonti non letterarie, le desumiamo dall’archeologia, una scienza che è basata sui dei fatti materiali, una scienza concreta che offre dei dati certi. L’archeologia ci dice che il numero dei villaggi occupati prima dai micenei diminuisce nettamente, di conseguenza ci fu il calo demografico. L’esame di quello che è stato trovato denuncia che le condizioni di vita sono peggiorate, a seconda del vasellame, meno prezioso, molto più povero. Lo studio delle campagne può anche mettere in evidenza, con un esame stratigrafico, quanta era l’area coltivata. Si notò che c’era una netta diminuzione, e quindi l’agricoltura entra in crisi, tutto questo porta a una vita peggiore. Per quanto riguarda la scrittura, le fonti avvengono dalla scrittura, perché abbiamo delle pietre sulle quali sono scolpiti graffiti, dei testi con caratteri micenei, a un certo punto questi scritti spariscono completamente, ma non vengono rimpiazzate da nuove tavolette con una nuova scrittura. Abbiamo una fase di 100/150 anni dove non c’è nulla, la popolazione regredisce al punto tale da diventare analfabeta. E siccome la scrittura è fondamentale per gli scambi commerciali, essa deduce che anche le transazioni commerciali, sono molto calate, o sono transazioni molto primitive che vengono condotte in uno spazio molto limitato e non determinano l’uso della scrittura. Un decadimento della civiltà micenea, che aveva raggiunto un’evoluzione notevole, ora c’è una vita molto più semplice e povera.
La lingua micenea e la lingua cretese
Dal mondo cretese ci sono rivenute delle tavolette in lingua lineare A. Anche per la scrittura micenea, ci sono giunte analoghe tavolette, che recano disegni diversi dal Lineare A. Quest’altro tipo di scrittura è stato definito lineare B. Anche qua il nostro grado di decifrazione non è completo, riusciamo a intuire di più. Gli studiosi si sono agguerriti per un centinaio di anni per cercare di decifrare queste tavolette, sia la lineare A che B, e sono giunti a delle conclusioni, che nel corso del tempo sono state modificate. Inizialmente credevano che fossero due lingue completamente diverse. Si diceva anche che il lineare B potesse essere l’antenato della lingua greca, usato nei secoli successivi e che è quella che continua a essere utilizzata oggi, con un po’ di varianti. Mano a mano che gli studi sono stati approfonditi queste teorie si sono dovute modificare. Oggi gli studiosi sono convinti che lineare A e B siano fra loro imparentate e non siano del tutto distinte l’una dall’altra, ritengono ci sia una continuità. Sia lineare A, sia lineare B possono essere ritenute degli avi della lingua greca, maggiore per la Lineare B.
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