Politecnico di Milano
Facoltà di Architettura e Società
Architettura Ambientale
Corso di Storia dell'Architettura
Moderna
AA. 2013-2014 L'ETÀ DELLA MACCHINA: EFFETTI DELLA
RIVOLUZIONE INDUSTRIALE
SULL'ARCHITETTURA DEI PRIMI DEL
NOVECENTO
In copertina:
Fabbrica Fagus - Walter Gropius
Alfeld, Germania - 1911
INDICE
• Introduzione
• Capitolo 1: Materiali e tecniche prima e dopo la rivoluzione industriale
• Capitolo 2: L’importanza della fabbrica
• Capitolo 3: L’età della macchina nei primi anni del 900 in Germania - Deutscher
Werkbund, Behrens, Gropius, Bauhaus
• Capitolo 4: L’età della macchina nei primi anni del 900 in Italia - il Futurismo
• Capitolo 5: Conclusioni personali
• Raccolta delle immagini
• Bibliografia e sitografia
INTRODUZIONE:
Gli storici ritengono che la Rivoluzione Industriale propriamente detta sia da inquadrare negli anni
compresi tra il 1750 e il 1850, mentre definiscono Età dell’Acciaio (o Età dell’Industria) l’epoca
compresa tra il 1850 e il 1920.
La Rivoluzione Industriale ha avuto un ruolo fondamentale e abbastanza traumatico nella
trasformazione della società. Si può affermare che il XVII secolo sia stato contraddistinto da
quattro caratteristiche principali, quattro fatti innegabili. Il primo fu un’esponenziale crescita
demografica dovuta più all’allungamento della vita media che al maggior numero di nascite, un
fattore che verso la metà del 700 giocò un ruolo fondamentale nella messa a coltura di molte terre
vergini, nella riconversione del capitale nell’industria e soprattutto nel fornire molta mano d’opera a
buon mercato. Il secondo riguarda la scoperta di nuovi sistemi di produzione dei materiali ferrosi i
quali poi vengono applicati in diversi campi dove prima erano inusuali, ad esempio quello delle
costruzioni. Il terzo è invece connesso al fatto che la Rivoluzione Industriale impose delle esigenze
cui le società occidentali si trovano a dover rispondere, di conseguenza esse si diedero un nuovo
assetto politico e amministrativo. Inoltre emerge una classe sociale, la borghesia, che vuole
assumere e gestire il potere. Infine venne introdotta una nuova forma di energia, il vapore,
utilizzata nelle ferrovie, nelle pompe destinate a liberare dall’acqua e nelle miniere di carbon
fossile, elemento chiave per la produzione di materiali ferrosi.
I mutamenti della rivoluzione industriale si delineano soprattutto in Inghilterra, dalla metà del ‘700
in poi, e si ripetono con ritardo più o meno forte negli altri Stati europei. Una delle conseguenze
maggiori dovute all’industrializzazione in Inghilterra fu la diminuzione del tasso di mortalità che
portò le città inglesi a riempirsi in pochissimi anni.
L’aumento della popolazione è accompagnato da uno sviluppo produttivo ma visto prima: la
produzione di ferro, di carbone e di cotone cresce esponenzialmente. L’incremento è quantitativo e
qualitativo insieme: infatti si moltiplicano i tipi d’industria, si differenziano i prodotti e i procedimenti
per fabbricarli. Alcuni dei miglioramenti igienici dipendono dall’industria, ad esempio la migliore
alimentazione è dovuta ai progressi nelle coltivazioni e nei trasporti, la pulizia personale è favorita
dalla maggiore quantità di sapone e biancheria di cotone disponibile, la abitazioni diventano più
igieniche, fognature e acquedotti più efficienti, ecc. Le cause decisive sono molto probabilmente da
attribuire ai progressi della scienza nel campo della medicina. Per far si che tutto ciò accadesse
bisogna mettere in luce le circostanze favorevoli all’ espansione economica. In Inghilterra infatti era
aumentato il reddito agricolo, il tasso d’interesse era molto basso, la richiesta di manodopera era
sempre maggiore e si susseguirono numerose invenzioni tecniche.
La smania di novità dei contemporanei nella seconda metà del ‘700 era incontrollabile.
I protagonisti della rivoluzione industriale sono spinti a prendere decisioni azzardate, incomplete e
contraddittorie e tutto ciò fa commettere errori che pesano sulla società. I mali derivano soprattutto
dalla mancanza di coordinamento fra il progresso scientifico e tecnico nei singoli settori, ma anche
nell’organizzazione generale della società; in particolare dalla mancanza di provvedimenti
amministrativi adatti a controllare le conseguenze dei mutamenti economici. In Francia, questo
disagio politico, renderà inevitabile la Grande Rivoluzione.
La parola “costruzioni” indica, alla fine del ‘700, un numero di applicazioni tecniche come ponti,
strade, edifici pubblici e privati, acquedotti e fognature. Dopo la rivoluzione industriale, quando il
progresso tecnico ha trasformato radicalmente le costruzioni meccaniche, l’arte dell’edificare è
caduta sempre di più nelle mani degli specialisti. Appena qualcuna di queste attività si sviluppa per
conto proprio si distacca dalle altre e diventa una specializzazione indipendente.
La rivoluzione industriale infatti modifica i metodi di costruzione. I materiali tradizionali, come
pietra, legno, laterizi sono lavorati in maniera più razionale e sono distribuiti più facilmente.
Vengono aggiunti nuovi materiali come ghisa, vetro e più tardi il cemento. Si diffonde l’uso di
macchine edilizie, vengono aperte scuole specializzate che forniscono alla società un gran numero
di professionisti preparati. Inoltre aumentano le quantità poste in gioco: si costruiscono strade più
ampie, canali più profondi, nuove case più grandi, impianti più estesi e capaci, edifici pubblici più
ampi, la costruzione di nuovi edifici come fabbriche, magazzini, depositi ecc. Inoltre una nuova
caratteristica psicologica della rivoluzione industriale fu il nuovo senso del tempo, infatti grazie ai
nuovi tipi di costruzione l’edificio veniva visto come qualcosa di perfettamente modificabile nel
corso degli anni.
Un altro punto importante da ricordare l’introduzione di numerosi nuovi materiali precedentemente
citati. Il ferro, per esempio, era usato solo per compiti accessori come catene e tiranti. La ghisa si
diffonde largamente nell’edilizia: questo materiale viene usato per colonne e travi che formano
l’ossatura di molti edifici industriali e consentono di coprire grandi spazi con strutture relativamente
esili e non attaccabili dal fuoco. Un altro materiale fondamentale fu il vetro che iniziò ad essere
usato in modi differenti. Grazie al progresso scientifico infatti è possibile realizzare lastre molto più
grandi e uniformi. L’uso di questo materiale per i serramenti è ormai universale, viene iniziato ad
associare al ferro per ottenere superfici che lascino passare molta più luce (uno dei primi esempio
fu proprio il Crystal Palace di Paxton) (fig. 1). Come già accennato precedentemente vennero
introdotte numerose nuove tipologie edilizie. Prime tra queste sono sale teatrali, nuovi musei
pubblici, ampliamenti di ospedali e prigioni, vengono inoltre costruite nuove banche e nuovi
mercati. Gli spazi pubblici vengono nettamente distinti da quelli privati, le vie ricevono un nome
ufficiale, le porte delle case ricevono un numero civico. Anche le trasformazioni complessive delle
città sono istituzionalizzate dai piani regolatori. In questa scala, inoltre, si definisce il sistema degli
spazi pubblici che comprendono le zone verdi destinate al pubblico godimento.
I parchi, infatti, sono l’innovazione più importante di questo periodo. Tutti questi cambiamenti
hanno modificato lo scenario delle città ma allo stesso tempo questi provvedimenti non sono stati
in grado di controllare i cambiamenti innescati dalla rivoluzione industriale che si accumulano in
scala sproporzionata.
Nella prima metà dell’800 vengono riorganizzate le principali città europee, prima tra tutte fu
Parigi. Vengono sistemate numerose fognature soprattutto sotto strade e marciapiedi, acquedotti,
strade che vengono divise in principali e secondarie, ferrovie, numerosi lavori edilizi condotti
direttamente da enti pubblici. Infine vengono creati anche i primi assetti amministrativi nella
capitale definendo i confini dei vari comuni.
I progressi dell’ingegneria nella seconda metà dell’800 possono essere seguiti attraverso le
Esposizioni Universali dal 1851 a Londra in poi. L’importanza del Palazzo di Cristallo sta nella
risoluzione di problemi statici, nelle novità dei procedimenti di prefabbricazione e negli
accorgimenti tecnici ma soprattutto nel nuovo rapporto che si stabilisce tra i mezzi tecnici ed i fini
rappresentativi ed espressivi dell’edificio; tutti caratteri che diventeranno poi fondamentali nelle
costruzioni degli anni immediatamente successivi.
CAPITOLO 1: MATERIALI E TECNICHE PRIMA E DOPO LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE
"Non appena impareremo ad usare i materiali che l'industria
ci fornisce saremo in grado di creare una nostra architettura"
Théophile Gautier, 1850
PRIMA DELLA RIVOLUZIONE
Le modalità costruttive, dal primo impiego dell’arco ad oggi, si sono continuamente evolute e la
Rivoluzione Industriale rappresenta un momento di fondamentale importanza in questo processo
evolutivo. È necessario dunque comprendere i fatti più significativi che hanno caratterizzato il
costruire a metà del XVIII secolo, prima dunque che questo campo fosse influenzato dai prodotti
dell’industria.
In questo periodo gli edifici delle città sono per lo più costruiti in pietra, mattoni o in alcuni casi
anche in legno, a seconda sempre delle disponibilità locali: ad esempi Rondelet ci offre una
descrizione dei materiali utilizzati in Francia con un trattato in cui illustrò come fosse utilizzato nelle
case parigine il gesso, sia nelle murature che per gli intonaci, e delinea in modo specifico l’uso del
pisè (terra argillosa costipata entro forme di legno), tecnica già nota ai Romani, adottata in Francia
1
nell’Ain, nel Rodano, nell’Isère e nel basso Piemonte .
Per la muratura portante un materiale molto utilizzato è la pietra a spacco lavorata con pochissima
malta, mentre per gli intonaci è preferita la calce pura. Per quanto riguarda invece i solai soggetti a
carichi notevoli negli edifici a muratura portante, questi sono solitamente realizzati con volte quasi
1 Gianni V. Galliani, “Effetti della rivoluzione industriale sul costruire – episodi del costruire prima e dolo la rivoluzione
industriale”, Università degli Studi di Genova – Facoltà di architettura, Genova, 1981, capitolo 2, pp. 21-22
sempre in mattoni. A differenza di queste ultime, le volte dei soffitti non sono portanti ma hanno
solo funzione formale e sono realizzate anch’esse in mattoni, oppure il soffitto può essere costruito
mediante l’uso di listelli di legno o canne intonacate, sospendendolo alla struttura in legname
sovrastante.
Per quanto riguarda il ferro saldato, esso è usato con parsimonia, a casa delle sue caratteristiche
non conformi con le esigenze e le conoscenze tecniche dell’epoca e a causa anche dell’elevato
costo. Dal tardo Medioevo in poi però, vengono realizzate legature in ferro per rinforzare elementi
traforati in pietra, giunti di grosse armature in legno e catene per capriate in legno e archi in
muratura, nonché cerchiature alla base di cupole in muratura.
L’influenza dell’Illuminismo sul costruire non consiste nell’utilizzo di nuovi materiali e tecniche, ma
si esplica con la razionalizzazione e la divulgazione dell’uso di materiali e tecniche consolidati nel
tempo, attraverso dei manuali pratici che pubblicano quelle conoscenze fino a quel momento
2
gelosamente custodite da studiosi relativamente isolati .
La razionalizzazione illuministica fece in modo di normalizzare, nel campo delle costruzioni civili,
l’uso di solai in legno portati da strutture verticali in muratura.
Le pareti in mattoni invece diventano frequenti anche in località alquanto eccentriche rispetto ai siti
di produzione del materiale: dove normalmente si realizza una parete portante in pietra a spacco,
diventa abitudine inserire a intervalli regolari filari di mattoni per poter realizzare dei piani di posa.
Un obiettivo raggiunto con notevoli sforzi è stato quello di realizzare una casa incombustibile
proteggendo i solai con lamiere di ferro. I risultati più significativi si ottennero in Francia da Saint
Fart che realizzò voltine in laterizio portate da travi in ghisa, sistema poi ripreso da Sir John Soane
per la Banca d’Inghilterra (fig. 2) e da William Strutt, l’inventore della fabbrica antincendio. Si
possono apprezzare anche i miglioramenti introdotti nelle strutture dei tetti: già Palladio aveva dato
indicazioni precise riguardanti capriate in legno, ma è solo nell’epoca illuministica che viene
introdotta un’ossatura principale costituita da travature reticolari. Il sistema delle capriate non
subirà alcun miglioramento fino all’introduzione di capriate leggere in tavole e chiodi nel XIX
secolo.
Nel campo delle costruzioni civili sono sicuramente degni di notevole interesse i ponti, strutture con
cui si riescono ad ottenere delle grandi luci. Dal ponte sospeso, che non ebbe molto successo in
Europa Occidentale fino a quando non si useranno robuste catene in ferro saldato, si passa
all’utilizzo dell’arco in pietra o in legno, che per molto tempo rimase la più comune struttura per i
ponti. Un’ulteriore soluzione possibile è quella che utilizza una trave nella quale le fibre superiori,
compresse, e quelle inferiori, tese, sono costituite da elementi sollecitati assialmente in modo da
ottenere una travatura reticolare che va a costituire una struttura di gran lunga alleggerita. Sin
dall’epoca Romana, il materiale che per primo fu utilizzato per la realizzazione di ponti fu il legno,
sia per gli archi che per i sostegni. Furono successivamente realizzati pilastri in muratura e un
secondo tempo anche archi composti da pietre molto grosse connesse in modo tale da poter
evitare l’impiego di malta. Non possono non essere citati il ponte di Pont Saint-Martin, il ponte della
Marecchia a Rimini e il ponte acquedotto di Gard. In epoca medievale si continuano a costruire
ponti ad arco secondo le tecniche codificate dai Romani. Per i materiali invece, spesso la parte
portante dell’arco è in mattoni e solo la faccia dei pilastri è in pietra tagliata, mentre l’interno è in
calcestruzzo.
Tra il XVI e il XVII secolo non vi furono cambiamenti particolari per quanto riguarda le tecniche e i
materiali utilizzati nel campo della costruzione dei ponti, nonostante vi siano stati dei miglioramenti
nelle attrezzature e nei dispositivi meccanici utilizzati. Il problema maggiore nella realizzazione di
ponti è sicuramente la realizzazione di spalle e di fondazioni in presenza di acqua. Il problema
delle fondazioni è risolvibile, in caso di un livello d’acqua non troppo alto, con la creazione di isole
artificiali, ovvero dei basamenti sopra cui gettare le pile in muratura. Il lato negativo di questa
soluzione è che la velocità dell’acqua aumenta aumentando di conseguenza il suo potere erosivo,
cosa che portò a gettare le pile al di sotto del letto del fiume. Tutto ciò è possibile se si conficcano
nel fondo due file di pali delimitanti lo spazio di circa un metro che, una volta svuotato di fan go,
viene riempito di calcestruzzo. Per conficcare i pali fin dal XVI secolo si è usato un maglio montato
su un’imbarcazione,mentre per lo svuotamento e per mantenere i cassoni vuoti d’acqua nel XVII
2 ”L’art de Bâtir” di Jean Rondelet e “L’Enciclopédie” di D. Diderot e J.L. d’Alembert danno un’immagine attendibile del
costruire alla vigilia della Rivoluzione Industriale.
secolo si passò ad usufruire di una catena senza fine a cui sono legati recipienti che scorrono in un
3
condotto inclinato o verticale .
Gli ingegneri francesi prediligono l’esecuzione di ponti in pietra tagliata che li costringe ad adottare
archi policentrici in cui il raggio di curvatura varia discontinuamente. Un’altra caratteristica
dell’ingegneria francese sono le svasature a campana degli archi introdotte nella costruzione della
faccia a monte del Ponte Nuovo a Tolosa nel 1542 e in entrambe le facce del ponte Enrico IV a
Châtellerault sul Vienne nel 1564. ne consegue un particolare interesse degli ingegneri francesi
per la stereotomia.
Le massime luci raggiunte da ponti in muratura sono quella del ponte della Veille Brioude del 1454,
che conserverà il primato fino al 1882, quella del ponte Ceret (1321-59) in Francia e quella del
ponte sul Serchio della Contessa Matilde. Si possono citare ancora il ponte degli Alidosi a Castel
Rio (XV secolo) e il ponte Pont-y-Ty-Pridd nel Galles sul Taff di William Edward (1719-89).
I MATERIALI DELLA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE
Effetto della rivoluzione industriale non è tanto la produzione di materiali radicalmente nuovi, ma la
produzione in quantità abbondanti, con procedimenti nuovi e sempre meno costosi, di materiali
tradizionalmente utilizzati e soprattutto un miglioramento eccezionale delle possibilità di
distribuzione del materiale. Tutto questo porterà a nuovi metodi di costruzione che si opporrà a
quello precedente con grande forza.
È in questo periodo che gli architetti, spinti dall’utilizzo dei nuovi materiali, si inoltrarono in una
ricerca formale che sfociò nello storicismo eclettico.
Analizziamo ora la vicenda del cemento artificiale (o Cemento Portland) uno dei componenti del
cemento armato. Il brevetto per il Cemento Portland lo ottiene Joseph Aspdin nel 1824. grazie alla
moltiplicazione delle fabbriche in Inghilterra intorno al 1850, la produzione e la diffusione di questo
materiale fu repentina e molto estesa
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