Scapigliatura
1860-70 nome da Cletto Arrighi. Italia post-unitaria.
A Milano un gruppo di giovani intellettuali anticonformisti che provavano insofferenza per la letteratura
contemporanea vivevano il disagio storico- sociale.
Dualismo: repulsione\accettazione
Temi:
-gelosia portata all’estremo
-temi cupi: morte malattia e miseria
-eros e thanatos
“Fosca” di Tarchetti
Giorgio e Clara(donna salvifica) inizialmente fidanzati. Lui si trasferisce e conosce Fosca.
Donna fatale, vampiro, immagine della morte anche per fattezze fisiche.
Storia di un amore malato,diagnosi di una malattia.
Prenaturalisti
Flaubert con “Madame Bovary” Emma e Charles
Insofferenza per monotonia della vita di provincia e mediocrità borghese che portano al sogno di un mitico
altrove: esotismo
Discorso indiretto libero ed impersonalità- Analisi scientifica e psicologica della società.
La storia di una giovane donna insoddisfatta, proveniente dalla borghesia di campagna, diciamo, che sposa
un medico (appunto il dottor Bovary), un uomo mite molto diverso da lei. lei infatti è ambiziosa, desidera
elevarsi, ma allo stesso tempo è incostante: passa da un interesse null'altro (musica, romanzi, vestiti, una quasi
maniacale cure per la bambina avuta da Bovary intervallata da momenti di odio nei suoi
confronti).fondamentalmente, è una donna che ha tanto sognato, fin da ragazza quando è stata istruita in
convento, leggendo romanzi che le hanno ispirato un'idea celestiale dell'amore e della felicità e studiando
musica.in realtà non è ben sicura di quello che desidera, tanto che sprofonda sempre di più nella
disperazione, nell'insoddisfazione,nel disprezzo per il marito,cercando degli amanti, degli svaghi, fino ad
avvelenarsi perchè disperata dalla rovina in cui ha gettato la propria famiglia per inseguire i suoi assurdi
desideri( intendo rovina economica). in sintesi quel che maggiormente emerge dal romanzo è la "stonatura"
tra quel che lei vuole e quel che lei è realmente: in pratica si percepisce benissimo come tutto ciò che lei
desidera "non sia per lei" e questo in effetti è un concetto profondo, anche se terribile e molto amaro.
alla fine emma va in farmacia e scende nello scantinato dove sa che tengono l'arsenico prende manciate di
arsenico e se le mette in bocca davanti agli occhi increduli del garzone, poi torna a casa e si corica,
immaginando la sua morte come quelle delle sue eroine, cioè una morte candida che però si rivela
dolorosissima. il romanzo comunque non si conclude con la morte di emma.
Naturalismo francese
1870 contesto del positivismo da Hippolito Taine,
-fiducia nella scienza, studio scientifico degli avvenimenti, fatti veri
-no religione
-Darwin
-Romanzo come documento scientifico
Fratelli Goncourt
“Il manifesto del naturalismo” da “Le due vite di Germanie Laucertaux”
Si rivolgono ad un pubblico ipotetico: un romanzo vero fatto di
-verità cruda
-classi sociali umili
-documento umano
-critica ai romanzi precedenti
- parigi contemporanea
La Prefazione, datata ottobre 1864, è uno dei primi e più significativi”manifesti”del Naturalismo francese.
Il romanzo, uscito nel 1865, è la storia di una serva, malata di isteria, che si degrada progressivamente, fino
alla morte, per una passione amorosa. Fu ispirato ad un caso vero, quello di una domestica dei due fratelli.
Nel ricostruire la vicenda, essi si fondano su una rigorosa documentazione: si tratta dunque di un
”documento umano”, una formula che avrà poi molta fortuna nel Naturalismo.
Zolà
Fondatore del naturalismo
positivismo darwinismo e romanzo sociologico
“Romanzo sperimentale” dove delinea i principi della sua poetica
-osservatore e sperimentatore
-oggettività e impersonalità
-istruzione della società
“L’assomoir” da “Ciclo dei Rougon-Macquart”
L’ammazzatoio.
“L’alcol inonda Parigi”
-insegnamento alla società
-Parigi operaia, alcolismo miseria e degrado
-gergo dell’ambiente
-morte come fine al degrado
-alambicco qualcosa di apocalittico
-romanzo sociologico che da insegnamenti
-regressione perché fa descrivere ai personaggi
-discorso indiretto libero
-lingua locale: argot
Verismo fine 800
Basi:
-scoperte scientifiche e sviluppo economico (positivismo)
-questione sociale (naturalismo)
-pessimismo come destino dell’uomo
-impersonalità oggettiva
Zola
Naturalista (caposcuola) francese, preverista perchè usa la regressione ma ancora con temi romantici.
Scrive il romanzo sperimentale, saggio in cui espone la fiducia nella scienza e nel progresso e le sue teorie
secondo le quali grazie alle nuove tecniche d'indagine tutto può essere sperimentato.
Zola crede nel darwinismo sociale, analizza la società dalle classi più basse alle più alte.
Il suo romanzo è sociologico perchè ha funzione d’insegnamento per la società. ( funzione salfica in cui verga
non crede)
L'atteggiamento del romanziere di fronte alla società è lo stesso dello scienziato di fronte ai fenomeni naturali,
studia i rapporti tra causa ed effetto.
Il naturalismo è molto apprezzato nell'ambito milanese ma nessuno ha le basi culturali e intellettuali per dare
origine ad un nuovo omogeneo coerente movimento letterario. Ci riusciranno invece due meriodionali che
lavorano in ambito milanese: capuana e verga.
Capuana
amico di verga, legge le opere naturaliste, soprattutto quelle di zolà e le apprezza, condivide la forma
dell'impersonalità(eclissi dell'autore) ma non condivide l'intento sociologico come farà anche verga. Diventa
teorico del verismo e scrive degli articoli sul corriere della sera, spingendo così verga a scrivere della realtà.
Verga
1840- 1922 nasce a Catania da due ricchi proprietari quasi nobili. Compie i primi studi privatamente presso
un letterato : Antonio Abate, che è poco colto ed influirà sul modo di scrivere di verga (italiano con
dialettismi).
Nel 1865 è a Firenze, nel 1872 a Milano e negli anni seguenti viaggia tra le due poichè erano i centri letterari
del tempo. In questi anni scrive i tre romanzi preveristi( da cui poi prenderà le distanze) e sono eva, eros e
tigre reale, c'è già l'intento di analizzare la realtà ma in questi romanzi non c'è l'impersonalità.
La fase preverista termina con il suo ritorno a Catania 1875. In questo periodo comincia a leggere i fratelli
Goncourt e Zolà in più la questione meridionale era forte e nel 1876 venne fatta l'inchiesta Franchetti-
Sonnino contro il lavoro minorile questo insieme di cose gli da l'ispirazione la prima novella verista : "Rosso
Malpelo" 1878.
Scrive poi il "ciclo dei vinti"( quelli che devono lottare per sopravvivere) comprende : "malavoglia", (pescatori,
famiglia toscano, che vivono e soffrono), “Mastro don Gesualdo"(scalata sociale)," la duchessa"(solo iniziato,
nobiltà), "l'onorevole scipioni"(politica), "l'uomo di lusso" (altà nobiltà). il ciclo analizza l'evoluzione della
società dal basso alla nobiltà.
Tecnica narrativa e linguaggio
Verga usa l'impersonalità(eclissi): è una tecnica narrativa in base alla quale il narratore non deve partecipare
emotivamente agli avvenimenti, commentando, condannando, approvando o giudicando, fornisce in questo
modo una rappresentazione fotografica della realtà. il lettore deve essere posto faccia a faccia con il fatto
nudo e schietto senza filtri da parte dell'autore. Lo scrittore deve completamente eclissarsi , nessuna
spiegazione riflessione. L'autore deve vedere le cose con gli occhi dei personaggi ed esprimerle con le loro
parole. L'opera sembrerà essersi fatta da se. Il lettore avrà l'impressione di assistere ai fatti, è quindi
introdotto negli avvenimenti senza che sappia nulla sugli antefatti e sui profili ed i caratteri dei personaggi,
questi si spiegheranno attraverso le azioni e le parole che diranno all'interno dell’ opera. Illusione completa
della realtà. Zolà usa l'impersonalità ma come distacco scientifico della materia analizzata.
Usa il discorso indiretto libero, passando dalla narrazione di un fatto al riportare le parole o i pensieri di un
personaggio.
Usa la regressione: I pensieri sembrano espressi da chiunque del popolo. Il narratore non è infatti
onnisciente. Il narratore si sposta dall'esterno all'interno della vicenda e si pone sullo stesso piano dei
personaggi, pensa come loro ed usa il loro modo di esprimersi. Usa il linguaggio dei personaggi, quindi non
un linguaggio colto ma con proverbi , modi di dire, dialettismo e imprecazioni come intercalari.
Verga non crede nell'aspetto sociologico del romanzo poichè la vita è quella che è e non può ne cambiare ne
migliorare mentre Zolà crede che la società possa apprendere dalla letteratura e migliorare . Verga crede che
la società umana sia dominata dal meccanismo per la lotta della vita, dove il più forte vince, chi perde la lotta
con la vita ogni giorno è un vinto. (Darwinismo sociale) mentre Zolà crede che la società sia spiegata da
regole spiegabili scientificamente.
L'ideale dell'ostrica
Come l'ostrica vive solo attaccata allo scoglio anche l'uomo deve vivere attaccato alla propria patria e
famiglia, altrimenti viene travolto dal progresso visto in modo negativo come una fiumana.
Chi se ne va è già vinto.
La raccolta Vita dei Campi esce a Milano nel 1880, contiene otto novelle: Fantasticheria, Rosso Malpelo, La
lupa, L’amante di Gramigna. Tutte le novelle sono ambientate nel mondo pre moderno della campagna
siciliana.I protagonisti delle novelle sono pastori, minatori, contadini, prostitute, carrettieri e briganti. Le
vicende intraprese da questi personaggi vanno a compararsi con la teoria dell’evoluzionismo di Darwin, dove
tutto è regolato dall’egoismo e dalla violenza.
Il tema dominante della raccolta è l’amore presentato come una forza primitiva e selvaggia. La passione
erotica che può essere degradata a mero istinto sessuale (La lupa)
In queste novelle, Verga riesce ad applicare la tecnica dell’eclissi dell’autore, infatti, lui dice che l’opera d’arte
sembra essersi fatta da sé. Per arrivare a tale risultato, l’autore regredisce al livello dei suoi personaggi in
modo da narrare la storia dal loro punto di vista come se fosse uno di loro. Il metodo cui ricorre più spesso è
il discorso libero indiretto mediante il quale riporta i pensieri di un personaggio presentandoli come
“oggettivi”.
Prefazione all' "amante di Gramigna” da “Vita dei campi” 1880
Manifesto del verismo: un breve testo che si presenta come una lettera indirizzata all’amico Salvatore Farina
che era contrario alle tendenze veriste e per questo Verga gli scrive argomentando i suoi convincimenti
letterari. Il primo manifesto teorico del suo Verismo.
Temi:
-lo sforzo della letteratura di aderire alla realtà,
-l’opportunità che la scrittura letteraria sia impersonale,
-l’attenzione costante alle dinamiche psicologiche.
“Fantasticheria” da “ Vita dei campi”
è un manifesto del verismo ma non del tutto, vi è un atteggiamento critico nei confronti della borghesia.
condivide quello che provano i più umili, non c'è la regressione ma verga fa parlare i personaggi, la voce
narrante rappresenta la voce dell'autore stesso e ci sono atteggiamenti polemici e moralistici , idealizzazione
rurale.
Non c'è il progresso ma il fatalismo siciliano, è così che devono essere le cose.
Un' amica nobile gli chiede di entrare in un romanzo, lui la inserisce in una novella.
L'autore scrive una novella in cui parla della dama dell'alta società, che dopo aver sostato nel villaggio di Aci
Trezza, affascinata da quel mondo primitivo di pescatori, dopo soli due giorni ne fugge annoiata,
proclamando: Non capisco come possa viver qui tutta la vita. La risposta di Verga anticipa il nuovo romanzo
i Malavoglia.
Verga immagina di recarsi ad Aci Trezza, il paese dei Malavoglia, in compagnia di una signora del gran
mondo che, appena arrivata, mostra un fatuo entusiasmo per quella vita semplice. Ben presto non ne potrà
più e, anzi, dichiarerà di non capire come altri possano condurvi l'intera esistenza.
La risposta di Verga è polemica con la frivola superficialità della dama: lo scrittore afferma infatti la propria
adesione morale alla rassegnazione coraggiosa che quei pescatori manifestano e con cui affrontano una vita
di stenti. (pietà)
L'obiettività verista fa cogliere però a Verga come neppure Aci Trezza sia un paradiso terrestre: persino lì,
malgrado gli apprezzabili valori condivisi (questa religione della famiglia, che si riverbera sul mestiere, sulla
casa...), giungono le inquietudini, la febbre del progresso e dell'arricchimento. Il travaglio della brama di
meglio non risparmia quella società arcaica, sede anch'essa di quella lotta per la vita che costituiva un tema
caro alla cultura positivistica dell'epoca. Questo è il nodo del dramma di cui parla Verga rivolgendosi alla sua
interlocutrice: chi, tra i paesani di Aci Trezza, vuole staccarsi dai suoi e mutare stato (così farà il giovane
'Ntoni nel romanzo successivo), mettendo in radicale discussione l'assetto tradizionale dei valori, si espone
all'inevitabile sconfitta.
Il romanzo I Malavoglia viene pubblicato a Milano nel 1881, il suo nucleo narrativo era stato anticipato da
Verga nella novella Fantasticheria. I Malavoglia, il cui titolo originario è Padron‘Ntoni, doveva rappresentare
il primo stadio della lotta per la vita, “dove la lotta è limitata al pane quotidiano”.
Il romanzo è ambientato nella Sicilia del 19 secolo.
“Rosso Malpelo” da Vita dei campi
Prima opera verista, rivela una visione primitiva e superstiziosa della realtà che vede nell'individuo diverso un
essere malvagio da temere e e disprezzare.
Verga usa la regressione per diventare portavoce di un pregiudizio comune del popolo. capelli rossi:
cattiveria.
Lui ha preso il posto del padre nella cava e sa che non potrà fare altri lavori perchè non è amato da nessuno
anzi tutti lo insultano e lo picchiano, questo è il suo destino: è cattivo e sa di esserlo e si comporta come tale.
Malpelo è un vinto ma anche un eroe intellettuale perchè consapevole del suo essere.
Verga spesso paragona le persone agli animali.
C’è lo straniamento: anche verga sembra credere a quello che pensa malpelo (scava dopo una settimana per
trovare suo padre). C'è un dentro e un fuori, nella cava nessuno gli da fastidio anzi i suoi capelli si
confondono con il rosso della pietra al di fuori di essa tutti lo odiano compresa la sua famiglia. La fune con
cui si calavano i minatori fa da tramite come se fosse un cordone ombellicale e la cava rappresenta l'utero
materno protetto e sicuro . descrive tutto senza emozioni.
Riferimento a “Ciaula scopre la luna” Pirandello
“La lupa” da “vita nei campi”
Figlia è Maricchia e lui è Nanni.
Descrizione della donna vampiro. eros e thanatos amore che porta alla morte. un amore malato.
Non giudica ma ritrae la realtà, i pregiudizi comuni.
Lui alla fine la uccide.
“La roba” da Novelle rusticane 1983
Il tema della bramosia di possesso (Mastro don Gesualdo) La roba è simbolo di benessere economico di una
ricchezza che non si misura in denaro, ma in pascoli, terre, fattorie, magazzini ricolmi, animali; e Mazzarò,
che con tenacia, sacrificio, è riuscito ad accumularne tanta, assume una statura a suo modo eroica, anzi
tragicamente eroica.
Verga fa capire che spesso nella realtà quotidiana che ci circonda ci proponiamo delle mete, ci battiamo per
vincerle e dopo che ci sembra di averle vinte ci accorgiamo che il tempo passa e che abbiamo trascurato la
vita tralasciando le cose essenziali come la felicità, la salute, ecc.; perché la vita è molto preziosa e bisogna
viverla al meglio. Questa novella narra di un ragazzo che voleva possedere tanta roba, cioè tanto terreno e
per fare ciò lavorava giorno e notte senza sosta nutrendosi di poco per guadagnare e comprare costantemente
della terra che poi faceva coltivare e con il nuovo guadagno ne comprava altra. Questo ragazzo
comportandosi così passò la sua vita e da avaro che era quando si accorse di essere troppo vecchio non stava
all'idea di dover morire e lasciare tutta la sua roba per sempre.
“Mastro don Gesualdo” dal Ciclo dei vinti
Sul piano sociale il romanzo rappresenta la borghesia in ascesa di nuova formazione, avida e ambiziosa
simboleggiata da Mastro-don Gesualdo, e le vecchie aristocrazie in declino, simboleggiate dai Trao.
Mastro-don Gesualdo è un uomo senza riposo, sempre attento a custodire i suoi beni e i suoi affari, morso dal
cruccio interno della coscienza che ha del proprio fallimento familiare e sociale.
Il mito del progresso e dell’innalzamento delle nuove classi, tanto spesso sbandierato dalla cultura del
positivismo, è sottoposto ad una critica assai più radicale che nei Malavoglia, e tutto ciò mentre anche i
privilegi e le tradizioni dell’ordine antico sono osservati con occhio lucido, senza alcuna indulgenza.
Nel Mastro lo scrittore, pur mantenendo la sua fedeltà al metodo impersonale e obiettivo, è indotto dalla
maggiore complessità dei temi e dal maggiore approfondimento psicologici dei personaggi a usare soluzioni
di linguagg
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