Catastrofi
Eventi storici e conseguenze
1755 terremoto/maremoto Lisbona - scuote la fede nella giustizia divina e nel progresso della civiltà.
1929 crisi finanziaria investe Wall Street - crollo quotazioni fu l’innesco della depressione (distrusse per decenni il liberismo economico).
1986 scoppia centrale nucleare Cernobyl - autorità sovietiche minimizzano l’accaduto a differenza dei paesi eredi dell’URSS.
Boeing 767 si abbatte sul World Trade Center, perdono la vita 2752 persone - traffici e commerci vengono ripresi con rapidità.
Impatto delle catastrofi
La portata della catastrofe non si misura soltanto con il numero delle vittime; gli effetti hanno spesso poco a che fare con il suo valore d’allarme, o dalla devastazione ma anche dalla forza d’immaginazione degli uomini. Epidemie, guerre civili, crisi economiche danno il tempo alle persone di adattarsi alle circostanze, mentre la catastrofe repentina non offre questa opportunità, ma diffonde il panico. Le catastrofi danno in coloro che vi assistono un senso di turbamento di breve periodo; essi sanno di essere al riparo, la loro voglia di normalità è incrollabile. Chi non vuol far niente banalizza la minaccia anche quando è acuta; i disastri di portata storica finiscono con le dispute intorno ai problemi della colpa.
Pericoli e azzardi
Rischio e responsabilità
La catastrofe è una realtà sconvolgente, il pericolo una possibilità futura. Ai pericoli ci si è esposti, al rischio ci si espone; ai pericoli ci si oppone con l’azione preventiva, contro i rischi basta non agire, sono causati dall’iniziativa umana. Eppure molti vantaggi si ottengono solo se si è disposti a rischiare qualcosa; solo il non sapere consente scelte, dal momento che il futuro non è prevedibile le scelte sono necessarie e i rischi diventano quindi inevitabili. La sicurezza assoluta è un’illusione, non esiste alcun comportamento esente dal rischio.
Pericoli normali
Nella vita quotidiana sono in agguato innumerevoli pericoli, se ne fossimo costantemente consapevoli cesseremmo ogni attività. Molti oggetti e regole servono a difendersi dai pericoli (semafori, limiti di velocità per la sicurezza del traffico); più di uno crede di poter aggirare tutti i pericoli e ridurre il rischio a zero, ma chi volesse farlo dovrebbe essere in grado di predeterminare il corso delle cose e del mondo.
Calcolo e negazione
Fortuna o sfortuna
Gli incidenti e i pericoli inducono da sempre gli uomini a cercare spiegazioni e informazioni tranquillizzanti; le disgrazie inducono a cercare di individuare i colpevoli. Le disgrazie precipitano la gente nello sgomento, ci si chiede qual è l’origine del male? Il modo in cui si affrontano le incertezze è tutt’altro che razionale, si tende a banalizzare i rischi ai quali ci si espone di propria scelta mentre si enfatizzano i pericoli di cui altri sono responsabili. Se un’impresa spericolata ha avuto successo ci si convince che è stato per proprio merito; quando un proposito non si realizza si addebita il fallimento a circostanze sfortunate.
Disdetta inverosimile
La propria disgrazia non è altro che una probabilità; le campagne avviate dalle autorità statali a favore della salute trovano il loro limite nell’illusione dell’immortalità, ognuno pensa che non tocchi a lui ma al vicino; fino a quando si è guardato alla miseria e alla morte come flagelli degli dei non c’era speranza di sicurezza.
Paura, coraggio e piacere del rischio
Allarmismo
La paura accentua l’insicurezza e l’insicurezza genera paura; le insicurezze non sono soltanto una questione di sapere o meno certe cose. L’attività motoria tenta di spezzare il blocco della paura; il movimento frenetico innescato dal panico, per insensato che possa sembrare, mira a scardinare la paralisi che inchioda l’inorridito alla situazione. Il timoroso vede ovunque segnali d’allarme, frena le sue azioni, il pericolo potrebbe essere in agguato ovunque. Il numero dei pericoli immaginari è infinito; con il benessere è salita anche la sensibilità per i rischi. La proprietà eleva il bisogno di sicurezza; alla natura si è aggiunta, come fonte di pericoli, la tecnica; alle epidemie prodotte dalla miseria si sono aggiunte le malattie figlie del progresso; il voler bandire tutti i pericoli è solo l’altra faccia dell’allarmismo; non ci si attarda a verificare le opportunità offerte da un’innovazione o le cause di un rischio, ma si attribuisce a priori una minaccia a ogni novità fino a quando la sua innocuità non sia stata definitivamente dimostrata. Nulla appare più minaccioso dell’incertezza.
Lode del coraggio
Senza intraprendenza, audacia, non è praticabile alcuna autentica azione; essere coraggiosi e valorosi significa guardare il pericolo in faccia e continuare ugualmente l’attività da cui il pericolo scaturisce; senza coraggio non c’è credibilità; il coraggio è innanzitutto il coraggio di agire.
Cultura dell’apprensione
La politica ha nel tempo coltivato l’ideale dello scansare le decisioni; le scelte sono rinviate, affidate ad anonimi consensi oppure annacquate fino all’inefficacia; si dà alla sicurezza la precedenza sulla libertà, sulla giustizia e sulla solidarietà; in economia l’apprensione porta alla stagnazione, lo spirito imprenditoriale si inaridisce; la maggioranza desidera una società fatta solo di sicurezza, in cui la vita e il pensiero siano prevedibili; comodi; chi non fa niente va sul sicuro; l’azione rafforza il contatto con la realtà, l’omissione accentua la debolezza e l’inibizione, specialmente in tempi di crisi si agisce spesso troppo poco.
Nicchie di intraprendenza
In mezzo alla cultura dell’apprensione prosperano ugualmente alcune nicchie di intraprendenza; scommettendo i risparmi, giocando d’azzardo, esercitando discipline sportive in cui mettono a repentaglio la vita, cercano così di sottrarsi alla piattezza per conservarsi la sensazione di essere ancora vivi; il piacere del rischio non è affatto esente da una certa quota di consapevole paura; il piacere del rischio consiste non tanto nell’esperienza del pericolo ma in quella dell’essere riusciti a superarlo; poiché le persone temono il rischio cui esse stesse si espongono devono assicurarsi.
La società delle assicurazioni
Le assicurazioni non mirano a impedire i danni ma a risarcirli; vivono del pessimismo collettivo; la polizza &
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