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Il diritto e la forza

Di Foucault ritengo fondamentale, nell’ambito della teoria politica, l’intuizione relativa al potere inteso come pratica connessa a relazioni interindividuali. Nel pensiero di Foucault il potere non è identificabile con l’istituzione, ma è un processo sociale che circola tra individui. Il potere non si incarna dunque in una legge, in un diritto, in un divieto, non è in una parola solo repressivo e pertanto visibile, ma si gioca entro un rapporto di forze, produce sapere. Il potere produce sapere per convincerci che è dalla parte di una ragione oggettivata, della verità; il potere produce sapere per seppellire sotto un cumulo di “verità” l’unica verità certa e incontrovertibile: la forza. Sotto la maschera della certezza del diritto, della legge, della sovranità, del Soggetto, vi è stata una battaglia per la verità, un’origine niente affatto razionale.

Scrive Foucault: “Per portare avanti l’analisi concreta dei rapporti di potere, bisogna abbandonare il modello giuridico della sovranità. Quest’ultima presuppone, infatti, l’individuo come soggetto dei diritti naturali [...] Piuttosto che domandare a soggetti ideali che cosa hanno potuto cedere di se stessi e dei loro poteri per lasciarsi assoggettare, bisogna cercare come le relazioni di assoggettamento possono fabbricare soggetti”.

Il soggetto non è un essere autonomo, assolutamente libero di scegliere, capace di negoziare con gli altri, di stipulare un contratto, ma è un essere in divenire, plasmabile e condizionabile dagli avvenimenti storici e dai vari poteri che si intersecano. Ecco perché Foucault si serve della storia, un tipo particolare di storia archeologica e genealogica: occorre risalire il percorso della nostra storia presente per comprendere come dietro tutte le norme condivise, considerate certe e universali in fondo si nasconda il sangue e la lotta. Foucault smonta quei “giochi di verità” per mostrare appunto che non sono che giochi, giochi crudeli, in cui la verità si prepara ad essere inventata.

Il biopotere e le scienze sociali

Le scienze sociali, sorte durante il periodo illuministico, si sono prestate a servire certe forme di potere per razionalizzare e controllare con maggiore efficacia la vita della popolazione e dei cittadini. È cominciata la grande epoca della normalizzazione: ogni individuo deve trovare una sua posizione nella società per risultare il più funzionale possibile a chi domina; deve produrre e lavorare in modo da essere facilmente inserito entro un sistema di controllo, per essere riconosciuto attraverso un’identità. Siamo in una società normalizzatrice e omologante, controllati da scienze che si occupano di noi fin dalla nascita: la psichiatria, l’economia, la medicina, la criminologia, la sessuologia. È quello che Foucault chiama il biopotere. In numerosi ambiti epistemologici egli ha svolto una ricerca per analizzare storicamente come il sapere scientifico si sia costituito sotto le istanze del controllo sociale.

Così i principali lavori foucaultiani hanno ripercorso storicamente la formazione delle varie scienze sopraindicate: La storia della follia, Le parole e le cose, La nascita della clinica, Sorvegliare e punire, La storia della sessualità.

La verità e le forme giuridiche

Per comprendere adeguatamente il pensiero foucaultiano sul diritto, in relazione al potere e alle convergenze nietzscheane, risulta rilevante l’intervento di Foucault su La verità e le forme giuridiche. Questo testo – una conferenza tenuta all’università di Rio de Janeiro nel 1973, che tiene conto della svolta avvenuta nel 1971 relativa alla ‘scoperta’ del metodo genealogico nietzscheano, con l’articolo, Nietzsche, la genealogia, la storia – prepara e anticipa certi temi che produrranno l’importante lavoro sulle prigioni e sul sistema penale, Sorvegliare e punire, che sarà pubblicato due anni più tardi. Ne La verità e le forme giuridiche Foucault tematizza “le pratiche giudiziarie, la maniera in cui tra gli uomini si giudicano i torti e le responsabilità, [...] le forme giuridiche, e di conseguenza la loro evoluzione nel diritto penale”.

Prima di analizzare tali forme di sapere, Foucault ricorda che questo suo metodo d’indagine trova un esplicito riconoscimento nella filosofia di Nietzsche. Grazie alla filosofia nietzscheana “si può parlare del carattere prospettico (polemico e strategico) della conoscenza perché c’è battaglia e perché la conoscenza è l’effetto di questa battaglia”.

Foucault indica brevemente quali siano le forme giudiziarie che possiamo riscontrare nella storia. La prima forma si trova in Omero: la sfida tra due guerrieri di fronte agli dei. Qui, sostiene Foucault, non c’è un giudice, un terzo, ma tutto è stabilito all’interno della contesa. In un secondo momento nella civiltà greca si sviluppa la figura di un testimone, di una persona che può dire la verità sul potere.

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Scienze politiche e sociali SPS/12 Sociologia giuridica, della devianza e mutamento sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Rod75 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni e mutamento sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof D'Alessandro Lucio.
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