Il diritto possibile
Introduzione
Le dinamiche del mondo globale rendono necessaria una rivisitazione dei passaggi del mondo delle norme e della regolazione in generale rispetto alle quali la triade classica di individuo, Stato e società ha trovato oggi una nuova contestualizzazione e una nuova dimensione. Il mondo moderno è nato come ricerca del limite, inteso sia come confine geografico sia come ambito comportamentale, inscrivibile, nell’ordine normativo. La società sempre più regolata porta alla soluzione degli eventi rischiosi insiti nelle dinamiche relazionali, il bisogno naturale (sopravvivenza) è stato sostituito dal bisogno normativo collocandovi l’identità dell’uomo moderno.
La nascita del diritto moderno coincide con l’affermazione della Ragione capace di proiettare in una nuova dimensione spazio-temporale tutto il reale secondo i principi della razionalità, della volontà e della normalità. La globalizzazione porta a compimento l’organizzazione delle dinamiche spazio-temporali che avevano accompagnato i processi costruttivi della realtà ma incombe il rischio di non poter governare il cambiamento. Con lo spazio normativo si passa da una necessità naturale ad una necessità prima normativa e poi sociale. Il diritto perde la capacità regolativa in quanto impossibilitato a ricondurre in spazi definiti l’agire sociale sempre più frazionato. L’allarme sociale (attentato alle Torri Gemelle) modula i modelli di vita di tutte le società avanzate e aumenta la preoccupazione rispetto all’incremento del rischio inteso come rischio indefinibile, ci si chiede quindi quale sia il ruolo del diritto oggi.
Capitolo primo: Il diritto delle garanzie
L’idea di convivenza nasce dal superamento della necessità naturale e dall’accettazione della necessità normativa, per rendere efficace il progetto di convivenza sociale i consociati (gli esseri umani tutti) sono stati esposti a pressione regolativa. Bisogna effettuare una ridefinizione spazio/temporale perché in termini di dimensione globale non si può parlare di una costruzione progressiva di tempi e spazi finalizzati alla realizzazione di un progetto istituzionale individuale o sociale. L’universo glocal ripropone una discussione e una ridefinizione di tutti i termini giuridici dati come acquisiti e definitivi. Il sistema giuridico non riesce più a trovare in uno schema o modello adeguato una sufficiente pressione regolativa, fondamento prioritario del contenuto semantico normativo del progetto di convivenza sociale.
La globalizzazione ha rimesso in gioco quelle regole che avevano assicurato un ordine pensato in funzione della convivenza sociale e che oggi, al contrario, contribuiscono a mutare il significato stesso di convivenza. L’ordine giuridico ha assorbito il cambiamento della realtà e ha adeguato allo stesso anche la sua struttura formale, lo stesso ordine normativo ha imposto la sua verità (quella del legislatore), una verità che si trasforma in una necessità. Gli ordinamenti perfetti quali quelli hegeliano o kelseniano sono preordinati dal legislatore che non fa intravedere in esso dubbi o spazi interpretativi. Infatti lo Stato classico non ha la ragione ma ha ragione di definire la realtà, di dare un ordine alla realtà mettendo sempre in primo piano gli individui chiamati direttamente in causa.
Oggi invece le problematiche normative globali impongono una ridefinizione dei meccanismi di interazione, un ripensamento delle necessità per le quali, in passato, erano stati costruiti e descritti diritti, libertà, identità. Questo sistema era cresciuto sia quantitativamente tanto da occupare tutti gli spazi sociali disponibili, che qualitativamente affinando le sue capacità di gestione e controllo, ma questo sistema iperfettizzato non avrebbe potuto più assolvere al compito originario della conciliazione tra le parti in quanto troppa perfezione porta ad una mancanza di contrapposizione reale tra le parti.
Il diritto tradizionale predisponeva garanzie sociali in quanto lo spazio di applicazione era limitato e questo circuito di garanzie era il risultato del patto tra lo Stato e i cittadini. Nel sistema giuridico internazionale lo Stato non riesce più a tener conto della particolarità della soggettività per cui l’allontanamento dello Stato e del diritto dalle periferie sociali evidenzia un progressivo insorgere di disuguaglianze diffuse, un restringimento della Carta costituzionale e il depotenziamento dei meccanismi di gestione democratica e responsabile della vita associata.
Non bisogna dimenticare l’Habeas Corpus (formula giuridica in uso in Inghilterra e negli Stati Uniti per indicare una serie di provvedimenti per disporre di condurre tempestivamente una persona davanti al giudice quando sia stata arrestata. L’Habeas Corpus “che tu abbia a disposizione del tuo corpo della tua persona” viene invocata per impedire la detenzione illegale e per affermare il diritto all’inviolabilità, il diritto della libertà personale) e il Welfare State che è un sistema di norme con il quale lo stato cerca di eliminare le disuguaglianze sociali ed economiche fra i cittadini, aiutando i ceti meno abbienti.
La globalizzazione tende a ribaltare sia il progetto istituzionale assistenziale e garantista nel suo complesso, sia la definizione dell’identità dei suoi destinatari. Ognuno di noi è indotto a comportarsi in un certo modo per effetto del ricordo di un comportamento ipoteticamente già adottato da altri o rispetto a cui ha in passato assunto un atteggiamento di accettazione o di rifiuto. Il codice costituisce la nostra memoria loci. Oggi la relazione tra la nostra esperienza come cittadini e la memoria dei percorsi di normalizzazione è cambiata profondamente per cui i meccanismi e le dinamiche di adattamento vanno ripensati secondo modalità trasversali di cui il diritto non può più appropriarsi.
Un sistema relazionale trasversale ha sostituito le dinamiche di appartenenza verticali e ordinate secondo criteri di scelta a struttura allargata, modificando, in questo modo i sistemi di identificazione e di relazione. Si pensi al sistema di outsourcing, approvvigionamento esterno per alcune fasi del processo produttivo, all’interpenetrazione tra le imprese, e all’interpenetrazione dei sistemi istituzionali. Il limite di individuazione inclusivo ed esclusivo si frantuma così di fronte alla multidimensionalità del mondo globale minando il sistema stesso delle garanzie socio-istituzionali.
Capitolo secondo: Il diritto intermedio
Realizzando il progetto di convivenza civile gli atteggiamenti dello Stato nella gestione dell’ordine sociale cambiano (si invertono). Da strumento il Diritto diviene oggetto ed obiettivo del cambiamento. Il diritto non può più gestire l’ordine, la comunicazione non è più lineare ma trasversale: sono i diritti a cui i soggetti fanno riferimento e non più al diritto. L’autopoiesi (sistema di processi di creazione, trasformazione e distruzione di componenti che interagendo fra loro sostengono e rigenerano in continuazione lo stesso sistema) a cui oggi assistiamo porta all’estremizzazione della spinta entropica (disordinata) del cambiamento.
Fino ad oggi il meccanismo di cambiamento strutturato ed ordinato ha caratterizzato e fondato le dicotomie e le differenze tra Stati diversi e tra popoli e culture lontani tra loro, dialettizzandone costruttivamente la relazione. Grazie a questa relazione dialettica la diversità era inclusa nel discorso giuridico ed era essa stessa costitutiva dello stesso discorso normativo.
Oggi il diritto deve organizzarsi per la costruzione di una realtà indistinta. Identità e diversità non si trovano più in dialettica opposizione e non svolgono più il compito di strumenti significativi del vivere sociale. Il discorso normativo assicurava un percorso conoscitivo e interpretativo della realtà che si trasformava automaticamente in certezza, in una visione chiara e definitiva della “mappatura sociale”: prevedibilità dei comportamenti. Nello scenario globale il cambiamento radicale ha portato all’inadeguatezza delle definizioni tradizionali e infatti si è andato sgretolando l’apparato formale, razionale e istituzionale, su cui erano fondati il diritto classico.
Il controllo sociale esercitato dagli apparati istituzionali, che consentiva di stabilire con certezza i limiti del normale e del diverso, rischia di dimostrarsi definitivamente inadeguato di fronte al frantumarsi dell’ambiente sociale. La disarmonia globale tende a scardinare i presupposti stessi del sistema organizzativo. Il sistema statale e normativo è costretto a ridisegnare continuamente i suoi confini e a rimodellarsi. Le nuove culture di appartenenza del mondo globale hanno costituito una spinta determinante alla ridefinizione delle identità ed un ripensamento più che sostanziale dei processi di regolazione socio-istituzionale. L’ecosistema sociale è caratterizzato da ibridi, miscele, intrecci e chimere, il diritto imbrigliato nelle regole della comunicazione globale è stato costretto a rinunciare al ruolo esclusivo riservatogli in origine, grazie alla sua capacità di previsione, di gestione e di regolazione degli eventi, che gli assicurava l’amministrazione ed il controllo del cambiamento.
Il discorso giuridico appare vischioso e cieco. Si potrebbe parlare di un passaggio da un diritto simmetrico, capace di influenzare e dirigere i suoi interlocutori, ad un diritto asimmetrico, incapace di interagire e di comunicare sistematicamente attraverso la riconduzione ad un sistema normativo unitario. Le regole della comunicazione globale invadono l’esistenza ed impongono un ripensamento di tutti gli ambiti di vita, proiettandoli in dimensioni sino a ieri impensabili. Il diritto sembra sovrastato dalle regole del mercato e degli interessi globali, ma anche dall’impellenza delle aspettative che provengono da un privato sempre meno decodificabile e sempre più dilagante. È nato una sorta di gioco dinamico in continua evoluzione in cui si determinano le regole. I sistemi istituzionali trovano difficoltà tra queste dimensioni conflittuali a salvaguardare l’ordine. La realtà sociale non può essere più organizzata e disciplinata, il conflitto imprevedibile richiede meccanismi risolutivi estremamente dinamici, che sembrano convergere sempre più frequentemente nei processi mediativi, sia a livello istituzionale -si pensi al ruolo assegnato recentemente all’ONU ed ad altri organismi internazionali- sia a livello sociale.
Esempio eclatante è quello dell’attentato alle Torri Gemelle, infatti la macchina da guerra degli aerei kamikaze ha ribaltato completamente lo scenario che il mondo conosceva: dal binomio dialettico pace/guerra