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punto di riferimento prioritario e totale per definire quegli ambiti di normalità e di diversità

rispetto ai quali il modello di vita individuale e sociale va organizzandosi. Con la

comunicazione globale c’è diretta comunicazione tra cittadini ed istituzioni contribuendo a

definire un nuovo modello di cultura giuridica e di relazionalità sociale: la terza rivoluzione

industriale da cui è nata la Società dell’informazione ha investito il sociale in tutti i suoi

aspetti.

Lo spazio giuridico inteso in termini di comunicazione e stabilizzazione si assottiglia e

cede il posto al “non spazio” dell’informazione totalizzante. Per comunicazione in termini

globali si intende un particolare sistema di interrelazione del tutto diversi dai sistemi

comunicativi tradizionali. La differenza sostanziale tra il comunicare per via normativa e il

sistema di comunicazione globale, è nella differenza della struttura stessa delle sue forme

comunicative. La comunicazione normativa si fondava su un sistema di regolazione

stratificata, ma ordinata, in grado di ridefinire progressivamente i confini dell’azione sociale

attraverso le verticalizzazione della prassi e i processi di normalizzazione: la realtà veniva

ordinata secondo un ordine razionale e ascendente. La comunicazione globale rompe gli

argini, nuovi meccanismi di relazione interindividuale di tipo orizzontale. Il controllo non

avviene più nella fase della definizione originaria dei comportamenti ma posteriormente

rispetto al fatto. Assistiamo al superamento di alcuni sistemi di identificazione

tradizionali(ci) e contemporaneamente al rischio del pericolo dell’accertamento e la

definizione dell’identità, apparentemente salvaguardato dalla legge sulla privacy.

Approdiamo al mondo del virtuale in cui l’individuo non può occupare alcuno spazio

giacché esso non esiste realmente.

CAPITOLO QUARTO: IL DIRITTO SILENTE

L’UNIVERSO GLOCAL impone una riflessione sull’idea di cultura normativa, sugli ordini e

i dati che a quella cultura appartenevano e su quelli che oggi le escludono o emarginano.

GLOCALISMO: termine introdotto dal sociologo Zygmunt Bauman per adeguare il

panorama della globalizzazione alle realtà locali così da studiarne meglio le loro

relazioni con gli ambienti internazionali.

La statistica è stata uno strumento privilegiato di sintesi degli eventi, le tecniche di

normalizzazione avevano portato alla definizione della stessa società, fondavano la loro

possibilità di riuscita sui processi di acquisizione del dato. La pluralizzazione delle forme di

vita sociale, determinata dall’accelerazione del mutamento sia istituzionale che relazionale

e dall’erosione della cultura delle identità e delle appartenenze, impone una

multidimensionalità dell’analisi che ha posto in evidenza un meccanismo normativo e

regolativo di intervento straordinario rispetto ai bisogni dell’individuo e al senso della

coesione sociale. Il senso della qualità della vita nasce da relazioni nodali che a loro volta

generano comunità multidimensionali dove predomina l’alleanza per gruppi trasversali

rispetto all’obbedienza di tipo verticale ad un ordine predefinito.

Il mondo globale ci appare come un secolo assolutamente rivoluzionario, spesso ci

troviamo di fronte ad una ri-proiezione di vecchi conflitti e a risposte istituzionali

complessivamente disordinate e non si riesce a trovare una mediazione giuridica allo

scontro.Il diritto ha esaurito la sua funzione di regolatore del cambiamento, ad un aumento

della percezione del rischio sociale corrisponde una diminuzione della risposta regolativa

del diritto: oggi diventa necessario rafforzare lo “zoccolo duro” del diritto stesso secondo il

principio pacta sunt servanda, un principio del diritto internazionale sul quale si basano le

relazioni internazionali degli Stati. Si parla di rapporto discorsuale, un intreccio di relazioni

non più istituzionalizzabili, non più categorizzabili, dal principio di benessere individuale o

di gruppo si passa a quello dell’interesse che rappresenta un progetto dinamico di incontro

e di coesione sociale. Nel villaggio globale la sinergia raggiunta dal Welfare –State non

riesce più a dare cittadinanza a modelli organizzativi e sociali allargati. La policentricità

degli interessi va scontrarsi con percorsi identitari che non trovano cittadinanza nel

sistema sociale classico, ma nelle nuove prassi economiche, che vanno a definire l’idea

stessa di autorità e potere.

CAPITOLO QUINTO: MEDIARE LA DIVERSITA’

Il sistema socio-normativo fino al secolo scorso riusciva a far fronte ai problemi di disagio

grazie al Welfare. Con la globalizzazione si è giunti a un ripensamento totale del ruolo del

diritto, della società e dello Stato, ma anche delle due principali tecniche regolative:

l’organizzazione ed il controllo. Il sapere era il principale strumento di controllo utilizzato

dal diritto, il sapere inteso come strumento di visibilità di tutti gli ambiti di vita e di interesse

degli individui e della società, il sociale si è reso disponibile al controllo totale da parte del

diritto e dello Stato.

L’universo glocal, perciò, impone un’attenzione particolare per ciò che Foucault ha definito

l’uso del sapere: da un sapere attivo, totalizzante, ad un sapere necessariamente parziale

e relativo.

La globalizzazione del sapere è il superamento del sapere stesso inteso come strumento

di dominio e di controllo della realtà sociale. Chi governa la globalizzazione non è tenuto a

sapere o a informarsi realmente sugli effetti che le decisioni prese determineranno: lo

Stato e le istituzioni cosiddette globali possono essere considerati “organizzazioni che non

apprendono”, quindi che non creano sapere. Le istituzioni globali sono invece autorizzate

ad ignorare i cambiamenti che esse stesse determinano nell’ambiente esterno, questo è

uno dei motivi della crisi dei principi democratici. I saperi utilizzati in modo orizzontale

creano difficoltà nell’ordinazione della Società.

E’ un sapere che impone nuove tecniche comunicative capaci di rispondere alle richieste

di riconoscimento di nuove solidarietà e di nuovi processi di socializzazione, di nuove

libertà e di nuovi spazi relazionali, la globalizzazione ha messo sul piano della discussione

una nuova dimensione della partecipazione, nuovi strumenti di intervento, come quello

mediativo. La nascita e la diffusione dei sistemi di mediazione sono la diretta conseguenza

della necessità di comunicare diversamente; i settori prioritari sono le relazioni

internazionali, il mondo produttivo, dfamiglia, lavoro e relazioni interpersonali. Le

trasformazioni attraversate dal diritto, dallo Stato e dalla società si intrecciano con i

mutamenti della coscienza degli individui.

Una nuova società fatta di etnie o di gruppi sta sostituendo la società degli Stati fatta di

organizzazioni stratificate, una nuova Società fatta di identità diverse che si

sovrappongono e si escludono continuamente, si riglobalizzano. Il diritto cede il passo a

diversificate forme di contratto sociale, attraverso cui è possibile veicolare la transizione da

una società che considerava egualmente i diversi ad una che considera diversamente i

diversi.

E’ la comunicazione il punto nodale di tutto il discorso sulle attuali potenzialità del diritto; è

a partire dalla comunicazione che si può spiegare il perché dell’attualità e dell’efficacia del

processo mediativo, come sistema privilegiato di decodifica dell’identità e della differenza.

La comunicazione occupa oggi nel mondo uno spazio abnorme per via della diffusione dei

mass media. I media, tutti i media, l’informazione, tutta l’informazione, giocano nelle due

direzioni:producono più sociale, ma in profondità neutralizzano i rapporti sociali e lo stesso

sociale, l’informazione di tipo lineare è superata dai processi di riglobalizzazione. La

precarietà dei meccanismi di controllo non manifesta solo una forte delegittimazione delle

istituzioni tradizionali, ma rende evidente le difficoltà di definire regole di garanzia e di

protezione degli individui. La mancanza di vincoli spazio-temporali è la caratteristica della

circolazione della comunicazione globale. Il benessere e la sicurezza non coincidono più

con il bene comune in quanto la società essendo frammentata è invasa da diversità

eccessive per cui un bene non può essere comune a tutti. Se il secolo scorso vedeva nella

comunicazione il modello per il raggiungimento dell’autonomia sociale oggi invece essa è

il segno dell’innaturalità e dell’inautenticità dell’ordine del mondo globale. La

comunicazione, quella virtuale espone sempre più spesso il rischio di deriva, il sistema del

mondo globale sembra una torre di Babele comunicativa. La comunicazione globale

globalizza il nostro tempo, la nostra relazione con il passato e il futuro. Con le

trasformazioni dell’identità individuale e di gruppo si delineano nuove normalità e nuove

forme di devianza, la creazione di nuove tipologie concettuali del normale, del deviante e

dei conflitti possibili.

Il sociale è passato da una gestione normativa ad una gestione comunicativa, da un

sistema di garanzie ad una situazione di rischio diffuso.

CAPITOLO SESTO: LIBERTA’ POSSIBILI

Con la globalizzazione ci troveremmo dallo Stato senza individui agli individui senza Stato.

Il primato del diritto nella società moderna consisteva nella connessione tra gli individui e

lo Stato portando alla definizione della struttura di base della democrazia e del modello di

vita adottato organizzati secondo il principio di razionalità e di normalità. La necessità

regolativa ha trasformato il paradigma politico in paradigma giuridico, il diritto ha via via

perfezionato le sue capacità di gestione e di controllo delle dinamiche sociali e individuali,

politiche ed economiche, sino a far emergere la certezza della sua irrinunciabilità ed

inevitabilità. Al paradigma giuridico si è aggiunto il paradigma sociale welfarista (un

paradigma partecipativo).

La regola di diritto ha svolto la funzione di sintesi delle prospettive di vita che il Sistema

Stato offriva ai cittadini, ma anche la funzione di bilanciamento del rapporto tra gli individui

ed il potere decisionale. Il “fatto sociale” è stato, in questo senso, il dato che il diritto ha

elaborato al fine di proporre l’ottimizzazione dei diversi livelli di socialità offerti dallo Stato e

di garantire il massimo equilibrio nella gestione del potere da parte delle istituzioni statali.

Nel villaggio globale non solo è difficile individuare i meccanismi di controllo ma anche

ipotizzare un ordine razionale o delimitare spazi definibili come luoghi di libertà e di

socializzazione. Il sistema normativo aveva reso interdipendenti Stato ed individui in vista

della salvaguardia di un fine comune che si intendeva per definizione giusto. Il diritto ha

sempre più svolto la funzione fondamentale di garantire la libertà, la sicurezza e di

soddisfare le aspettative. La segmentazione crescente del mondo globale porta a fare a

meno dello Stato con tutto il suo apparato normativo: il sistema era stabile e duraturo. Nel

mondo globale è la variabilità a costruire il dato essenziale e con la variabilità il rischio di

disuguaglianze e la precarietà sono sempre più evidenti della solidarietà sociale. Il diritto

macro-modello svolgeva la funzione di stabilizzazione delle possibilità, il rischio di uno

squilibrio veniva compensato traducendo le aspettative in aspettative normative

comparate riducendo così al minimo la possibilità di errore e di rischio. Ora il problema è

su chi o cosa possa ancora svolgere il compito di stabilizzatore ma soprattutto su chi o

cosa sia il destinatario del cambiamento ovvero di fronte al vuoto di garanzie che si

prospetta nella società globale. Tra Stato, diritto e società vi è ormai un meccanismo

circolare e non lineare di connessione. C’è bisogno di nuovi interpreti e nuovi

comunicatori, di dimensioni diverse del sapere. I sistemi comunicativi organizzati e

normalizzati secondo il principio di razionalità si frantumano nella rete dell’informazione

globale e perdono la loro capacità di dire, perdono la loro possibilità di definire un sapere

in grado di regolare la realtà. Saperi che non espongono la verità e non sostengono

ragioni, che non indagano territori comuni sono saperi esclusivi ed escludenti. L’esempio

più lampante è la ricombinazione dei codici DNA, rispetto a questa struttura

continuamente ricombinata e ricombinabile dell’esistenza umana non sono ipotizzabili

interventi e programmi assistenziali e garantisti di tipo tradizionale.

Le trasversalità razziali e culturali creano nuovi spazi per l’azione di forze e pressioni che

potrebbero sopraffare le opportunità di libertà offerte dalla globalizzazione. L’assenza di

regole comuni può portare all’adozione di sistemi discriminatori non controllabili, in

assenza di un ordine valido per tutti o di un sistema regolativo in grado di prevedere il

comportamento di tutti. La globalizzazione siamo noi, con la globalizzazione non vi è stata

un attribuzione di definizione a posteriori, essa ci appartiene nel suo essere assolutamente

presente. La globalizzazione si potrebbe pensare come segnata dalla cultura americana e

legittimata da un evento cronologico altamente simbolico, come l’attacco alle Torri

Gemelle, la globalizzazione è la massimizzazione della libertà e l’assenza reale di libertà.

IL dilemma hobbesiano sulla possibilità di contemperare libertà e sicurezza:

LIBERTA’ DALLE NICCHIE ESISTENZIALI, LIBERTA’ DALLA PAURA.

SAGGIO DI GUNTHER TEUBNER: le molteplici alienazioni del diritto, sul plusvalore

sociale del dodicesimo cammello.

( Tre fratelli, figli di uno sceicco sono in controversia circa la spartizione di 11 cammelli, si

rivolgono ad un KHADI, che rappresenta un saggio, quest’ultimo affida loro un altro

cammello, il dodicesimo, chiede loro di averne cura e di restituirglielo dopo aver effettuato

la divisione: la controversia è stata mediata!!!)

L’esempio del cammello è quello più frequente per spiegare che nelle controversie

personali il diritto giuridico non è sufficiente, c’è bisogno di una mediazione ed infatti il

dodicesimo cammello rappresenta questa mediazione.

Si pongono pertanto, questioni delicate concernenti l’adeguamento del diritto ai conflitti

sociali da esso regolati. Infatti la formula di Christie: il diritto come “spossessamento”dei

conflitti; il diritto in sé non è inizialmente capace di comprendere sufficientemente i conflitti

sociali, né di risolverli in modo appropriato. In principio il diritto non può sviluppare empatia

per comprendere i conflitti sociali “dal di fuori”, esso non può che trasformarli in questioni

giuridiche tecniche. Quindi non essendo il diritto particolarmente adatto a risolvere i

conflitti interpersonali in modo soddisfacente per gli individui coinvolti, le negoziazioni, le

mediazioni, i compromessi, conciliazioni e procedure d’arbitrato rendono meglio giustizia

alla natura dei conflitti, alle loro cause, ai bisogni delle parti. Il diritto risolve i conflitti sociali

e li aliena facendoli riposare sulle finzioni che esso stesso produce.

Bisogna suddividere nel processo giudiziario la chiusura operativa, ossia la validità degli

atti giuridici da una norma all’altra all’interno delle organizzazioni grazie alla

concatenazione tra sentenze, atti legislativi, atti privati. La chiusura operativa del diritto è

stata compensata non da una forte integrazione sociale delle strutture giuridiche, ma da

una “ duplicazione” della chiusura, ossia dalla chiusura delle auto-osservazioni del diritto.

Questa auto-osservazione si realizza nel momento in cui, nei tribunali, gli argomenti ad

hoc e ad nomine sono stati esclusi dalle procedure giuridiche e si è cominciato a riferirsi

ai precedenti,alle opinioni erudite, alle norme e ai principi generali del diritto. Il diritto ha un

autonomia rispetto ad argomenti morali, si può avere una compensazione della chiusura

operativa solo grazie al re-entry, ossia introdurre nel processo elementi esterni al diritto.

La doppia chiusura del sistema giuridico avviene nel momento in cui con il re-entry e cioè

la distinzione tra diritto/non diritto si introducono nelle operazioni giuridiche avvenimenti

sociali esterni. Il risultato del re-entry è la creazione di uno spazio immaginario all’interno

del quale il diritto deve sembrare reale. Il diritto interviene con il ricorso alle finzioni, nel

momento in cui si rivelano insolubili i conflitti sociali. Il diritto crea un mondo

complementare che pur essendo irreale, artificiale ed inventato, risolve il blocco. L’utilizzo

della finzione consente,che i conflitti, che sono moralmente e socialmente insolubili,

diventino suscettibili di decisione, anche se ciò avviene soltanto nel mondo immaginario

del diritto.

Nel momento in cui le operazioni giuridiche distinguono il giuridico dal non giuridico si crea

un indeterminazione all’interno del diritto (non risolvibile con le argomentazioni di cui si

dispone)


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Sara F

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Istituzioni e mutamento socialeDiritto possibile. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Le dinamiche del mondo globale, Il diritto delle garanzie, Il diritto intermedio, Il diritto insicuro, Il diritto silente, Mediare la diversità, ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni e mutamento sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof D'Alessandro Lucio.

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