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Dispensa Personale di Matteo Ferrario – A.A. 2016/2017

Istituzioni di storia del cinema

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Professoressa Maria Francesca Piredda

PROGRAMMA DEL CORSO

Il corso è articolato in due moduli.

Il primo modulo affronterà le principali fasi dello sviluppo del cinema dalle sue origini fino alla seconda guerra

mondiale (30 ore).

Il secondo modulo ricostruirà la storia del cinema dal secondo dopoguerra ai nostri giorni, con un focus monografico

sul tema della rappresentazione cinematografica del colonialismo italiano e della migrazione trasmediterranea (30 ore).

BIBLIOGRAFIA

K. Thompson – “Storia del Cinema. Una Introduzione” (capitoli 1­16 e 19­20 + Appendice).

E. Mosconi – “La rappresentazione dello spazio nel cinema internazionale”

Piredda – “Casa Africa”

De Franceschi – “L’Africa in Italia”

Visione integrale di 20 film indicati sulla pagina web del docente, disponibili presso la Mediateca dell’Ateneo.

Studio di 10 brevi saggi disponibili sulla pagina web del docente.

Lezioni frontali, lavoro a distanza, seminario di proiezioni cinematografiche. 1

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IL LINGUAGGIO CINEMATOGRAFICO, INTRODUZIONE

L’INQUADRATURA

L’unità di base del linguaggio cinematografico è rappresentato dall’inquadratura, che può essere intesa sia in termini

temporali, sia in termini spaziali.

Nel primo caso l’inquadratura è lo spazio ritagliato dalla macchina da presa nell’atto di riprendere, ovvero quella

porzione che sta davanti alla macchina da presa e che viene ritagliata dal mascherino posto di fronte all’obiettivo. Nel

secondo caso, invece, è la porzione di pellicola impressionata in continuità, senza stacchi, o meglio, compresa tra due

stacchi di montaggio. Il film può segnalare il passaggio da un’inquadratura all’altra attraverso alcuni espedienti più

grandi dello stacco netto: la dissolvenza e la dissolvenza incrociata (la prima con l’attenuarsi dell’immagine e la

comparsa di un fotogramma nero, la seconda con la comparsa di una nuova scena), l’iris (simulazione di un obbiettivo

circolare che si allarga o si rimpicciolisce) o la tendina (lo scorrimento di una barra orizzontale o verticale che chiude

l’immagine e ne apre un’altra). scena,

La successione di più inquadrature è detta che si svolge in un unico tempo e in un unico luogo. Più scene legate

sequenza,

tra loro danno luogo ad una dove in questo caso, ci sono dei salti sul piano del tempo e dello spazio. C’è un

caso particolare dove un’unica inquadratura può occupare un’intera sequenza: si sta parlando di paino sequenza. Un

altro caso particolare è quando l’inquadratura è di una durata notevole, ma tuttavia non esaurisce un’intera sequenza:

viene detta long take.

Nell’ambito del filmico si parla anche di organizzazione dello spazio. Qui entrano in gioco i diversi elementi che

concorrono alla composizione dell’inquadratura, ovvero la quantità di spazio ripreso e la distanza della macchina da

campi

presa. Si parla di di ripresa quando l’attenzione è focalizzata sull’ambiente, sul paesaggio, quando la quantità di

piani,

spazio è circoscritta dai bordi dell’inquadratura. Si parla invece di in base al rapporto tra lo spazio e il corpo

umano.

Quando si parla di campi, bisogna tener conto della scala che corrisponde alla quantità di spazio o di porzione di corpo

umano ripresa

• Campo lunghissimo (CLL): porzione di spazio molto ampia, in cui la figura umano non è presente, oppure è

talmente piccola che quasi impossibile riconoscerla nel dettaglio

• Campo lungo (CL): il paesaggio fa ancora da padrone, ma la figura umana, se presente, inizia a farsi

riconoscere

• Campo medio (CM): comporta un maggior equilibrio tra ambiente e personaggio

• Totale (T): ripresa dell’ambiente, nella sua interezza.

Lo stesso discorso delle scale, vale anche per i piani:

• Figura intera (FI): ripresa del corpo dai piedi alla testa.

• Piano americano (PA): dalle ginocchia in su.

• Mezza figura (MF): dal busto in su.

• Primo piano (PP): dalle spalle in su.

• Primissimo piano (PPP): ritaglio della sola testa, senza le spalle.

• Dettaglio (D): inquadratura ravvicinata di un singolo oggetto.

• Particolare (P): riguarda solo un elemento del corpo.

L’inquadratura, come già detto, può avere una lunghezza temporale variabile. Nel cinema classico si tende a fare

inquadrature abbastanza brevi, invece nel cinema moderno, si adotta una temporalità dell’inquadratura maggiore.

I MOVIEMNTI DI MACCHINA 2

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Il cinema nasce sostanzialmente immobile, infatti la macchina da presa resta fissa mentre è il profilmico a muoversi di

fronte all’obiettivo. Successivamente si tentò di simulare un movimento di macchina “passivo”, ovvero si fissava

l’apparecchio ad un supporto che era in movimento.

Esistono, invece, spostamenti “fisici” della macchina da presa:

• Panoramica: rotazione della cinepresa sul proprio asse verticale o orizzontale, anche fino al raggiungimento di

360°.

• Carrellata: la macchina da ripresa è montata su un mezzo mobile che va avanti, indietro e lateralmente,

seguendo un percorso lineare.

• Dolly: piattaforma all’estremità di un braccio, collegata a terra a un carrello mobile. Permette quindi

all’apparecchio di innalzarsi dal suolo, fino ad un massimo di 4 metri.

• Gru: stesso principio della Dolly, ma con una portata di 15 metri.

• Louma e skycam: entrambe molto simili, permettono riprese fluide e spettacolari. La macchina è

telecomandata ed è collegata ad un ad un braccio snodato.

• Macchina a mano: la ripresa è frutto degli spostamenti dell’operatore.

• Steadicam: tramite apposite imbragature, la macchina da presa è direttamente attaccata al corpo dell’operatore

(o dell’attore) per dara la sensazione allo spettatore di vivere in prima persona la scena.

• Zoom: finto movimento in profondità o in ampiezza.

IL MONTAGGIO montaggio,

La messa in serie delle inquadrature è detta ovvero, l’unione di esse per produrre delle unità più complesse.

In parole povere, il montaggio, consiste nel selezionare le inquadrature girate desiderate, che vengono tagliate e

aggiunte tra loro per creare un nuovo tutto organico.

Il passaggio da un’inquadratura all’altra è realizzato attraverso i raccordi, che obbediscono a criteri di contiguità

spaziale e/o di logica.

Della prima categoria fanno parte:

• raccordo di sguardo:

Il un personaggio guarda fuori campo e nell’inquadratura successiva viene mostrato ciò

che egli stava guardando.

• doppio raccordo di sguardo: campo/controcampo,

Il detto anche consiste nel far coincidere lo sguardo di

due personaggi, dove il primo guarda fuori campo verso destra, il secondo, quando viene inquadrato, girerà lo

sguardo, fuori campo, verso sinistra.

• raccordo sull’asse:

Il all’invariare dell’asse di ripresa, corrisponde un avanzamento o un avvicinamento della

scala dei piani o dei campi.

Della seconda categoria fanno parte:

• raccordo di posizione:

Il pur variando l’angolo di ripresa, nel passaggio tra un’inquadratura e l’altra, chi è a

destra deve rimanere a destre, chi è a sinistra deve rimanere a sinistra.

• raccordo di direzione:

Il il personaggio che in un’inquadratura esce da destra, in quella successiva deve

rientrare da sinistra.

• raccordo di movimento:

Il un gesto iniziato in un’inquadratura, continua a rimanere tale, con le stesse

caratteristiche, anche in quella successiva.

raccordo sonoro,

Esiste anche il ossia la possibilità di unire due inquadrature attraverso un suono che si prolunga anche

in quella successiva.

Il procedimento di segmentazione in fase di ripresa e ricomposizione delle inquadrature in post­produzione, è noto

découpage.

come Di norma, dopo questo processo, segue una prima visione del montaggio, susseguita da una definitiva

cut). director’s cut:

(final Esiste in oltre, che un film venga rieditato per le sale in versione si tratta della copia il cui

montaggio è stato approvato dal regista, ma non da produttore, dato che quest’ultimo tende a chiedere dei tagli che

rendano il film più “commerciabile”. Quindi il director’s cut, di norma, è la versione estesa.

regola dei 180°.

Oltre ai raccordi e al découpage, esiste un’altra regola fondamentale: la Tra i movimenti, le posizioni e

gli sguardi dei personaggi si stabilisce per convenzione una “linea” immaginaria, che delimita il semicerchio (180°)

entro il quale la macchina da presa deve muoversi. Se, quindi, la cinepresa dovesse scavalcare questa line, avrebbe uno

scavalcamento di campo: ciò può causare disorientamento negli spettatori.

I CONFINI 3

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L’inquadratura è come la cornice di un quadro, è in grado di isolare e racchiudere ciò che sta al suo interno, separandolo

da ciò che sta fuori, ciò che non si vede. Questo, però, non significa che l’esterno non esista e che non passa entrare a far

parte del film.

diegetico extradiegetico,

È tutto ciò che concerne la storia, l’universo narrato dal film; si parla invece di per indicare

tutto ciò che esula da questo universo. Ne fanno parte i titoli di coda, i titoli di testa, la musica di accompagnamento

della quale non si conosce la fonte, alcune immagini inserite nel film, ma che non hanno un legame diretto con la storia.

Ad ogni spazio racchiuso nell’inquadratura facente parte dell’universo narrato, corrisponde uno spazio che sta aldi fuori

di questa cornice, ma pur sempre diegetico. Solamente che l’occhio dello spettatore, momentaneamente o per tutta la

campo, fuoricampo.

durata del film, non lo percepisce. Al dunque, si contrappone il

LA COLONNA SONORA

Un film si compone, oltre che di immagini, anche di una colonna sonora. Essa è formata da musica, dialoghi, rumori e

anche dal silenzio totale. Come accade per la componente visiva, anche quella sonora si distingue per elementi diegetici

ed extradiegetici. Nei primi rientrano tutti quei suoni la cui origine trova giustificazione all’interno dell’universo

in),

narrativo. Talvolta la fonte del suono può essere inquadrata (suono talvolta può essere momentaneamente fuori

off).

campo (suono In quest’ultimo caso, il suono può anche completare l’immagine, aiutando nella progressione della

narrazione. voice over,

Sempre riguardante il sonoro, esiste anche il ruolo del una voce di commento che può appartenere ad un

personaggio del racconto (quindi si parlerà di voce­soggetto, in tal caso), che comunica da un altro tempo, ad esempio

durante la visione dii un flashback. Può anche essere una voce neutra, esterna alla diegesi.

GLI SGUARDI

narrazione

Con il termine si intende l’insieme di operazioni che permette di trasformare la storia in un racconto. Nel

procedere della narrazione, possiamo individuare alcune tipologie di sguardi dati dal rapporto tra enunciatore, spettatore

e personaggio dentro al film. Un dialogo per semplificare, tra un io, un tu e un lui, che si articola in quattro tipologie di

sguardi.

• Oggettività shot):

(nobody’s è un’inquadratura che non rimanda ad alcun personaggio, ma che serve a dare

conto della situazione rappresentata.

• Oggettività irreale: forti marche stilistiche alle quali non si associa, tuttavia, lo sguardo di alcun personaggio

se non la macchina da presa stessa. È un tipo di inquadratura che si avvale di angolazioni inverosimili,

deformazioni, movimenti estranei allo sguardo umano.

• Interpellazione: il personaggio guarda in macchina e parla allo spettatore in modo diretto.

• Soggettiva: esistono diverse tipologie, quella più evidente è quando lo spettatore vive la situazione con gli

occhi del personaggio. 4

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L’INVENZIONE E I PRIMI ANNI DEL CINEMA, 1880­1904

LA NASCITA DELLA CINEMATOGRAFIA

Presupposti per la nascita del cinema

Non si parla ancora di cinema vero e proprio, quello dei fratelli Lumiere, per intenderci, che proiettarono per la prima

volta a pagamento e pubblicamente un cinematografo. Era il 28 dicembre 1895, presso il Grand Café di Parigi. Quindi

anche questo evento non corrisponde cronologicamente alla nascita del cinema. Facciamo alcuni passi indietro…

Per prima cosa gli scienziati dovettero comprendere che l’occhio umano riesce a percepire il movimento quando gli

viene messa davanti una serie di immagini leggermente diverse, ad una velocità di almeno sedici al secondo. Lo

zootropio (1833­1834) fu in sostanza, una serie di disegni su una sottile striscia di carta posta dentro ad un cilindro

rotante. Lo spettatore osserva i disegni e ne ottiene l’illusione di movimento. Un secondo requisito tecnologico

fondamentale per la nascita del cinematografo era la possibilità di proiettare questa rapida serie di immagini su una

lanterna magica

superficie. La (XVII secolo) fu un apparecchio che consentiva la proiezione di un’immagine disegnata

su lastre di vetro, ma non in rapida successione.

Un terzo requisito fu la possibilità di usare la fotografia per riprendere le immagini, una dopo l’altra, su una superficie

chiara. Il tempo di esposizione doveva essere ridotto al minimo, per avere la possibilità di scattare sedici fotogrammi al

secondo, come già detto in precedenza. Tuttavia la prima fotografia fu eseguita da Joseph Nièpce su una lastra di vetro,

ma l’esposizione richiese di otto ore! Per anni la fotografia fu impressa, per l’appunto, su lastre di vetro o metallo, senza

l’uso del negativo. Solo nel 1839, William Talbot introdusse i negativi su carta, così facendo, fu possibile ottenere più di

una copia di ogni singolo fotogramma. Fino al 1878, tuttavia, non fu possibile ridurre i tempi di esposizione alla

frazione di secondo (dalle 8 ore iniziali)

In quarto luogo il cinematografo richiedeva un materiale flessibile su cui proiettare le immagini fotografiche, in modo

da poterle scorrerle rapidamente attraverso una macchina da presa. A tal proposito, nel 1888, George Eastman, ideò un

apparecchio chiamato Kodak, che impressionava rulli di carta sensibili. Un anno dopo, sempre Eastman introdusse il

rullo di celluloide trasparente per le macchine fotografiche, ma venne usato anche per le cineprese di allora.

Come ultimo presupposto, gli sperimentatori del campo, dovettero escogitare un meccanismo a intermittenza per la

ripresa e per la proiezione delle immagini. Una striscia di pellicola che scorreva ininterrottamente avrebbe creato delle

immagini confuse. Bisognava invece arrestare ripetutamente il rullo per consentire un’esposizione di una frazione di

secondo e quindi coprirlo con un otturatore, finché il fotogramma successivo non fosse in posizione. Fortunatamente già

all’epoca, nel 1846, esistevano già apparecchi in grado di fare ciò, o comunque che presentavano un meccanismo che

funzionava alla stessa maniera. Ad esempio, la macchina da cucire utilizzava un meccanismo che ferma il tessuto

permettendo all’ago di perforarlo. 5

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I precursori del cinema

Importanti contributi alla nascita del cinema vennero da alcuni inventori che, tuttavia, non riuscirono ad ottenere

immagini fotografiche in movimento. Nel 1878, l’ex governatore della California, chiese a Eadweard Muybridge di

fotografare dei cavalli durante la loro corsa per poterne poi studiare i movimenti in modo più accurato. Muybridge

posizionò dodici macchine fotografiche in fila, ciascuna con un tempo di esposizione di un millesimo di secondo. Le

foto registrarono intervalli di un secondo e mezzo di movimento. Se pur egli non arrivò comunque ad inventare il

cinema, siede un grande contributo alla scienza anatomica, grazie a migliaia di studi che si sono potuti fare con il suo

macchine fotografiche multiple.

sistema di

Il filosofo francese Marey, nel 1882, iniziò a studiare il volo degli uccelli e i movimenti di altri animali grazie alla sua

fucile fotografico.

invenzione del Questo “fucile” impressionava in un secondo dodici fotogrammi posti intorno al

bordo di un disco di vetro. Nel 1888 Marey mise a punto una macchina fotografica che usava un meccanismo ad

intermittenza per impressionare una serie di fotogrammi su una pellicola di carta, alla velocità di venti fotogrammi al

secondo.

Una figura isolata nella storia della nascita del cinema fu Emile Raynaund, che mise a punto uno strumento ottico

formato da un tamburo girevole (simile allo zootropio) dove le immagini si vedono grazie ad un sistema di specchi,

prassinoscopio

invece che attraverso delle fessure. Prese il nome di nel 1877.

Un’invenzione internazionale

Nel 1888, Thomas Edison, inventore del fonografo e della lampadina elettrica, decise di costruire una macchina per

riprendere e mostrare immagini in movimento. Una grande parte del lavoro fu svolta dal suo assistente Dickson. Questo

kinetoscopio

riuscì ad ottenere del materiale Kodak e iniziò a lavorarci sopra. Nel 1891 il kinetografo e i

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher teo.21maggio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di storia del cinema e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Piredda Maria Francesca.
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