Appunti di istituzioni di storia contemporanea
Lezione 1
Qual è il senso dello studio della storia? Il senso ciclico della storia (Nietzsche) oppure senso lineare verso il progresso o un obiettivo? Nella storia ci sono elementi “di lunga durata”, ma ci sono anche fattori imprevedibili (non è vero che “la storia si ripete”). Il senso della storia è importante per vivere il presente e per elaborare visioni del futuro. La storia ci permette di capire la profondità del presente. Il presente è stratificazione del passato. La storia è scuola di comprensione della complessità del presente. Bisogna comprendere la complessità per renderla intelligibile, non per semplificarla (si finirebbe per l’incorrere in “cortocircuiti cognitivi”). La storia è sempre studio dell’alterità perché si studiano eventi di un mondo “altro”, di un tempo “altro”, di donne e uomini “altri”.
Lezione 2
Benedetto Croce sostiene che la storia è sempre storia contemporanea (anche se si studiano i Sumeri, per esempio), perché lo studioso della storia interroga il passato a partire dagli interrogativi del tempo a lui contemporaneo, dal proprio bagaglio culturale.
Global History: studi che cercano di rintracciare nel passato i fenomeni di interdipendenza tra “mondi” diversi. Partendo da domande del presente si cerca di comprendere eventi, donne e uomini del passato. Ovviamente, non bisogna leggere eventi del passato esclusivamente nell’ottica del presente. Bisogna partire dal presente, ma non usando i criteri a noi contemporanei (esempio: Giovanna d’Arco è una “proto-femminista”? Sì e no…). La conoscenza della storia ha bisogno di finezza.
La memoria è sempre stata fondamentale sin dall’antichità. La funzione pubblica della Memoria è diventata cruciale per la trasformazione della società in società di massa. La memoria è uno dei supporti per il consolidamento delle identità nazionali. La memoria nel Novecento è stata una memoria del dolore. La storia contemporanea ha conosciuto un aumento vertiginoso della scala della morte procurata dalla violenza. Il Novecento è considerato il secolo in cui il genocidio diventa un tema fondamentale della storia. Si sviluppa nel Novecento un filone letterario incentrato sul tema della memoria. La memoria di eventi catastrofici è importante per costruire il futuro dell’umanità. Secondo Primo Levi ricordare è funzionale a non ripetere gli errori. Alcuni però parlano di “patologia della memoria”, quando qualcuno sfrutta la memoria per scopi politici. Alcuni hanno usato la memoria di torti e violenze subite per fare della propaganda per ulteriori conflitti.
La memoria potrebbe in questo senso sfociare in manipolazione (questione delle Foibe). Ridurre la conoscenza della storia alla memoria potrebbe condurre al rischio distorsivo di far diventare la conoscenza della storia come un “tribunale” (chi è il colpevole e chi è l’innocente, chi è il buono e chi è il cattivo…). La storia delle donne e degli uomini è poco logica, è poco sintetica, molto antinomica, in cui non prevale “il bianco e il nero” ma in cui prevalgono le molteplici sfumature. La conoscenza della storia, quindi, non è un tribunale, ma un processo conoscitivo. Chi studia della storia non è giudice di un tribunale. Chi studia la storia deve comprendere. Non basta quindi il mero ricordo “etico”, ma bisogna anche capire.
Lo studio della storia secondo il metodo storico-critico è fondato da sempre sull’uso di documenti che riportano testimonianze delle donne e degli uomini del tempo e dello spazio che stiamo cercando di conoscere. Ma dove trova lo storico questi documenti? Sicuramente negli archivi, luoghi ad hoc in cui vengono conservati i documenti. Ci sono archivi pubblici e privati. Qui sono contenute fonti primarie (inedite ed edite) e secondarie. Tipi di fonti: libri, romanzi, giornali, diari, memorie, cartellonistica della propaganda politica...
Le fonti e le testimonianze hanno bisogno di un accurato lavoro di esegesi, di comprensione critica, di analisi… perché non esiste una fonte obiettiva. Il documento è sempre una testimonianza da un punto di vista ben definito (quello che si è visto è un pezzo di quello che è avvenuto). La fonte è quindi un angolo di visuale. Le fonti possono anche essere falsificate. Bisogna quindi contestualizzare e attestare la veridicità di un documento. Tuttavia, il processo storico è sempre in chiave revisionistica perché si continua a mettere in discussione (in base a fondamenti scientifici, però! Infatti, il negazionismo della Shoah è inaccettabile perché ci sono delle fonti che provano inconfutabilmente tale accadimento storico).
Lo studioso di storia non è un documentarista, ma è colui che dà la sua narrazione di ciò che è avvenuto in un quadro interpretativo. Lo studioso di storia dà una interpretazione personale, mettendo insieme le testimonianze raccolte e analizzate.
Lezione 3
Alcuni segnano l’inizio dell’età contemporanea con la Rivoluzione francese (1789), altri segnano l’inizio dell’età contemporanea nel 1814-1815, con il congresso di Vienna.
- Economia industriale e tecnologica: passaggio tra la prima rivoluzione industriale (fine Settecento in Inghilterra con l’introduzione delle macchine e dell’energia prodotta dal vapore) e la seconda rivoluzione industriale (inizio Ottocento in Europa e negli USA).
- Mondializzazione, passaggio a un mondo interconnesso a livello mondiale, a maglie spaziali e temporali molto strette.
- Formazione di un nuovo tipo di società: la società di massa.
- Affermazione di un nuovo paradigma che fonda gli Stati, la politica e la cultura: concetto di Nazione.
Lezione 4
La modernità si afferma con le rivoluzioni, cambiamenti radicali. Rivoluzione americana: dà vita a un nuovo Stato, con l’indipendenza delle colonie, ovvero gli Stati Uniti d’America. Con la nascita degli USA nasce una nuova polarità. La mondializzazione non avviene con la sottomissione dei territori al dominio europeo, ma avviene con la nascita e l’affermazione di nuove potenze e nuovi poteri.
Rivoluzione francese (1789): Realizzazione del pensiero illuminista. Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino; principi di uguaglianza, fraternità, libertà; abbattimento della monarchia; istituzione della Repubblica. Vuole abbattere lo Stato assoluto monarchico dell’Ancien Régime, che si basava su un patrimonio, con sovranità/dominio diretto su un patrimonio. La fonte della sovranità dello Stato era data dal sovrano, che possedeva ogni potere per diritto divino (simbolicamente e liturgicamente assegnato con riti di intronizzazione - di solito attraverso l’unzione del sovrano). Si aveva una società composta da sovrano e da sudditi (tutti sono sudditi di un sovrano, secondo una “piramide”: nobiltà, clero e terzo stato). Non tutti i sudditi dello Stato erano sottoposti alle stesse leggi: ogni “classe sudditaria” aveva le proprie leggi, i propri doveri e i propri diritti. Importante era la dimensione identitaria, soprattutto per l’occupazione e per l’orientamento religioso.
Primo principio portato avanti dalla Rivoluzione francese: nuova idea di sovranità, con il sovrano che non è più il depositario della sovranità sul territorio, ma la sovranità appartiene al popolo. Parallelamente all’idea di sovranità popolare si afferma l’idea di Costituzione come evoluzione del concetto di contratto sociale. La sovranità del popolo viene affidata a organi di gestione del potere. La Costituzione è un atto che distrugge la concezione assolutistica e autocratica del potere. La Costituzione stabilisce l’architettura dello Stato e del potere, in cui si afferma l’idea di uno Stato di diritto, che funziona non per l’arbitrio di un sovrano, ma che funziona sulla base dell’applicazione di norme giuridiche stabilite secondo procedure legittime e norme giuridiche prescrittive. La Costituzione applica il principio della separazione dei poteri: legislativo (Parlamento - quello di emanare leggi), esecutivo (Governo - quello di governare nel quadro dell’ordinamento giuridico), giudiziario (Magistratura - quello di amministrare la giustizia, garantendo che la legge venga applicata e rispettata da tutti). Questi poteri sono attribuiti a organi diversi indipendenti gli uni dagli altri.
La principale opera dell’Impero napoleonico è quella di aver dato vita a uno strumento efficace per la gestione del territorio e dei cittadini: i Codici. Il monarca diventa sovrano ed esercita il potere non per diritto divino, ma esercita il potere nel quadro di quelle che sono le regole, le funzioni, i limiti stabiliti dalla carta costituzionale, la quale legittima il suo potere. Allora, i sudditi diventano cittadini, perché detengono la sovranità, e sono depositari di diritti e di doveri. Si diventa tutti uguali davanti alla legge, quindi non hanno più senso di esistere statuti particolari per zone particolari o gruppi di popolazione. I codici si applicano a tutti. Ne vengono fuori degli Stati più coesi e meno frammentati. Con la Rivoluzione francese cambia il calendario: si aboliscono feste religiose e si istituiscono feste rivoluzionarie (lo stesso fanno i bolscevichi con la rivoluzione del 1917). La gestione del sacro resta però fondamentale per qualsiasi tipo di potere (religioso e politico), perché la sacralizzazione (esempio: culto dei caduti nelle guerre…) è un elemento essenziale per la “giustificazione” del potere.
Tipi di Stato: stato costituzionale, stato parlamentare, stato di diritto.
I sistemi elettorali nell’Ottocento sono rigidamente elitari: il diritto di voto è dato al 2-6% della popolazione. Soltanto pochi possono esercitare quindi la sovranità elettorale, perché solo pochi ne hanno la capacità: il popolo incolto e senza proprietà non può esercitare la sovranità.
Prima rivoluzione industriale (Inghilterra): segna l’inizio della produzione industriale moderna, con l’uso di nuove tipologie di macchine con uso di forza motrice a vapore e nuovo sistema di organizzazione del lavoro e dell’economia creando due gruppi sociali: i proprietari dei mezzi di produzione e di capitali (capitalisti) e proletariato. Nasce l’economia capitalista: il capitale deve generare costantemente profitto (prima doveva garantire lo stile di vita dei proprietari e basta), altrimenti crolla il sistema.
Lezione 5
Dagli anni Ottanta si assiste a una lotta interna all’universo religioso islamico, legata a motivazioni geopolitiche. Il mondo religioso islamico (come altri mondi religiosi) è attraversato da varie divisioni: i musulmani sunniti (il califfo è l’autorità suprema del mondo sunnita) contro i musulmani sciiti (che hanno un clero, che hanno riferimento nel sud dell’Iraq; adesso l’Iran è a maggioranza sciita). Il Libano è un paese religiosamente composito, e gli sciiti si trovano soprattutto nel Libano del sud (Beirut). Gli alauiti sono una setta islamica (sciita) di cui fa parte la famiglia Assad.
Lezione 6
La Turchia di Erdogan modifica il quadro politico turco che era fondato su maggioranza di partiti nazionalisti-laici. Il partito di Erdogan è un partito islamico e rivendica con forza la sua matrice e la sua identità islamica, inserita in progetti politici.
Questione palestinese: molti palestinesi sono stati uccisi da regimi arabi.
Questione energetica (petrolio e gas): nel Medioriente ci sono grandi giacimenti di idrocarburi. Ovviamente il petrolio riveste un ruolo importante nel conflitto mediorientale, ma c’è da tenere in conto anche la posizione strategica di alcuni stati e di alcuni territori (canale di Suez…).
Dalla guerra del Quippur del 1973 il mondo arabo comincia a usare la questione petrolifera come arma geopolitica. Le questioni della decisione dell’Arabia Saudita del petrolio da immettere sul mercato fanno salire o scendere il prezzo del petrolio al barile. Si usa il petrolio come arma geopolitica. In più, i paesi ricchi di petrolio diventano di conseguenza ricchi anche di soldi.
Alla fine del 1979 c’è la rivoluzione iraniana, con l’arrivo al potere l’ayatollah Khomeini che segna l’affermazione di un protagonismo geopolitico islamico. Si rafforza militarmente e politicamente il “fronte” sciita. Dagli anni Ottanta si riacutizza la conflittualità tra mondo sciita (Iran) e mondo sunnita (Iraq - Arabia Saudita).
Nell’ultimo secolo l’Afghanistan è al centro di contenzioni tra due o più fronti. Durante gli anni Ottanta, in piena guerra fredda, l’URSS (ateo e antireligioso) attacca l’Afghanistan per prendere possesso dei territori. Gli USA si alleano con la resistenza afghana. Il Pakistan, vicino agli USA, è formato da musulmani, e anche questo sostiene la resistenza afghana.
Saddam Hussein (Iraq), sostenuto dagli USA e dei paesi arabi sunniti durante la guerra agli sciiti iraniani, decide di invadere per annettere il Kuwait, piccolo stato del Golfo, ricchissimo di petrolio, violando il diritto internazionale. L’Arabia Saudita è preoccupata dal progetto egemonico verso sud del quadro arabo di Saddam Hussein. Paesi arabi e occidentali si alleano per cacciare le truppe di Saddam dal Kuwait per farle rientrare in Iraq. L’Arabia Saudita, comunque spaventata da Saddam, chiede di installare in Arabia basi per missili militari permanenti, e il mondo islamico dell’Arabia si arrabbia perché considera l’Arabia terra sacra, in questo modo profanata.
Gli USA diventano i sostenitori principali di regimi dittatoriali che combattono l’islam politico. Gli USA sono i sostenitori principali anche di Mubarak in Egitto.
Il Fronte islamico di inizio anni Novanta è una affermazione algerina vicina al mondo della Fratellanza musulmana e vuole andare al potere, portando avanti l’idea di un governo islamico, di una società islamica. Il regime arresta i dirigenti del Fronte islamico, dichiarato illegale. La Moschea degli Afghani appoggia il Fronte islamico. La guerra in questi paesi ha sempre avuto una funzione ancora più destabilizzatrice, perché viene combattuta senza piani per il futuro. L’Iraq viene destabilizzato e demilitarizzato. I militari iracheni sunniti che erano stati de-militarizzati sono poi diventati la base dell’IS, per motivi di soldi e per motivi ideologici di rivalsa e di islamizzazione della società.
Le rivolte per la Primavera araba (2011-2012) cominciano in Tunisia come protesta contro un regime corrotto e dittatoriale. Queste rivoluzioni portano all’abbattimento dei regimi in Tunisia e in Egitto. In Siria e in Libia le rivolte sono sfociate in una deriva sanguinosa. Al Qaeda è il gruppo terroristico fuoriuscito da Fratelli musulmani (come BR - PCI). L’ISIS vuole restaurare il califfato (Al Baghdadi si fa chiamare califfo). ISIS (sunniti salafiti) e Al Qaeda (sunniti di Fratellanza islamica) sono antagonisti, non alleati. Entrambi hanno come nemico gli sciiti.
Lezione 7
L’economia industriale diventa il tratto caratterizzante alla fine dell’Ottocento. L’economia-mondo diventa modo di organizzazione della produzione economica e di manufatti, che si afferma come la modalità egemone del mondo economico, anche se molte aree del mondo sono ancora basate su un’economia di tipo agrario. Questo ha portato alla rivoluzione dei trasporti e anche alle novità nel settore farmacologico e medico-sanitario.
Cercare di capire la storia significa “entrare nella testa” di uomini e donne che vivevano in tempi diversi dal nostro, quando ancora non esistevano invenzioni come luce elettrica, mezzi a locomozione… L’innovazione tecnologica non è più l’applicazione di un ingegno a pratiche industriali (i tessuti, con i telai meccanici, vengono fatti in meno tempo…); l’innovazione tecnologica è frutto della ricerca scientifica e le scoperte scientifiche sono permesse dalle innovazioni tecnologiche.
L’organizzazione della grande impresa capitalistica: la proprietà cambia di profilo; le grandi imprese industriali sono sempre meno connesse a singole famiglie capitaliste, ma diventano proprietà a “uso multiplo”. Si ricorre a nuovi elementi giuridici, come il tipo della società per azioni. Il capitalismo diventa quindi sempre più finanziario. I “capitalisti” acquistano pacchetti di azioni di una società e immettono soldi nella proprietà industriale, oppure aprono linee di finanziamento a proprietà industriali. Si assiste al fenomeno di separazione tra la proprietà e il management, quella dirigenza industriale che ha come funzione la gestione del governo delle imprese.
La rivoluzione dei trasporti porta a una mondializzazione dei traffici e a un aumento esponenziale del commercio internazionale. La rivoluzione dei trasporti facilita anche le migrazioni, adesso fatte su tratte più ampie, in tempi minori.
Questa è l’epoca della simultaneità, possibile grazie a una “sincronizzazione” del mondo (si siglano accordi sulla misurazione della giornata solare in 24h, e con meridiano zero quello di Greenwich). Si evolvono gli strumenti e le possibilità di telecomunicazione: telegrafo, telefono, radio… La simultaneità a distanza è condividere lo stesso tempo in luoghi diversi. Cambia il rapporto che abbiamo con lo spazio-tempo. Si sviluppano i settori dell’acciaio e della chimica. Comincia una nuova ondata di espansione.