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portato avanti con la RF e l'idea che l'elettorato sia un diritto è l'idea su cui si fonda l'idea di democrazia per tutta

Europa.

Nuovo orizzonte di mobilità politica e la libertà verrà rivendicata nella sua interezza: anche il principio di libertà

deve essere esteso a tutti.

Il tema che unisce sotto una stessa visione la questione del diritto di voto, quella della libertà, la rivendicazione

dell'eguaglianza è la riforma politica e il mutamento sociale.

La società si articola sempre di più in gruppi sociali diversi rispetto al passato; nella seconda metà dell'800 e in

maniera sempre più accentuata nel passaggio al '900, si formerà uno strato intermedio sociale tra la medio-alta

borghesia e i lavoratori manuali: la classe medio-alta che non è strato borghese fino in fondo, ma neppure componenti

popolari di classe operaia. Esistono gruppi sociali che hanno un loro determinato profilo. Per alcuni saranno una certa

di aristocrazia operaia. Esistono figure sociali nuove legate alle trasformazioni che saranno in corso nella società che

impediscono di guardare alla società con un'idea netta di separazione.

Il ceto imprenditoriale è una figura sociale legata al reddito che si è in grado di realizzare attraverso il fare.

La società ottocentesca dalla metà in avanti del secolo dappertutto si fa più complessa, si differenzia

Sempre di più il secondo '800 si caratterizza per il fatto che è sempre più marcata la coesistenza tra tendenze che

vengono dal passato e le nuove tendenze della società moderna che si stanno affermando e stanno cambiando la

vecchia società. L'aristocrazia continua ad avere un peso importante e mantiene delle prerogative che vengono dalla

tradizione. Il problema è cogliere il cambiamento di questi gruppi. Sempre di più all'interno delle stratificazioni

borghesi si vanno moltiplicando le nuove funzioni, diffusione del sistema bancario che rende più articolato il sistema

sociale.

Come il governo democratico possa essere la soluzione a governare quella società che pone problemi nuovi che non

possono più essere utilizzati con gli strumenti che venivano dalla tradizione che sono anche i sistemi costituzionali

che i liberali hanno costruito dopo la RF. La democrazia si confronterà con il liberalismo per estendere la libertà dei

regimi liberali, per ampliare l'ambito di riferimento delle istituzioni. Richieste diverse: anche i democratici

chiederanno costituzioni più avanzate che vedranno la realizzazione delle camere e dei parlamenti; richieste che erano

già nell'impianto liberale e che i democratici riprendono con l'obiettivo di rendere universali. La base del

ragionamento democratico è l'idea che occorra allargare il principio rappresentativo che sta a fondamento della

società: le istituzioni, i governi devono essere rappresentativi di tutti i cittadini.

La Germania applica il suffragio universale nel 1871, 1919 suffragio universale maschile; in Italia l'unità nazionale

tra il '60 e il '61 è guidata dai principi del liberalismo: il primo allargamento del suffragio è nell'82, nel 1919 suffragio

universale maschile: la prima guerra mondiale rappresenta la sua dimensione di massa, le donne hanno avuto il primo

inserimento nel campo del lavoro industriale. Il meccanismo dell'estensione al suffragio funziona anche in altri Paesi,

progressivamente viene allargato. Le donne in Italia voteranno nel 1946. L'elemento formale del suffragio universale

avviene con questo meccanismo di successione progressiva del diritto di voto con abbattimento del censo e

discriminazione di genere.

Problema di come vengono definite le camere parlamentari.

Nei parlamenti esistono dei seggi inamovibili: parlamentari nominati che possono a seconda della quantità dei seggi

ridurre o ampliare gli spazi di democrazia. Le legislature avevano delle durate lunghe, la riduzione della durata delle

legislature è una cosa a cui si arriverà progressivamente.

I principi quando devono andare a confermarsi nella pratica il tasso di democraticità cambia ed è variabile in funzione

anche delle formazioni democratiche dei governi.

Accanto a questo ragionamento e al fatto che dalla metà dell'800 il tema della democrazia diventerà importante per il

confronto politico c'è a partire dal '48 la questione sociale: il '48 è per la prima volta la rappresentazione di classi

popolari, nella doppia prospettiva del diritto all'assistenza (intervento mediato dagli strumenti dello stato e sottratto a

tutte le forme di carità) e il tema del diritto al lavoro. Lo Stato deve rendere effettivi questi diritti e fare in modo che

le discriminazioni sociali possano essere superate e risolte.

Le costituzioni che sostengono queste idee vengono cancellate dalle repressioni che seguono il '48. Quasi tutte le

costituzioni che restano fanno sì che i diritti all'assistenza e al lavoro scompaiano, che quindi il risultato concreto

delle piazze che si sono movimentate finisca per essere un risultato modesto.

I movimenti delle piazze del '48 hanno posto quelle esigenze e mobilitato figure sociali che non erano state mobilitate

fino a quel momento. Una volta che sono stati formulati, entrano in circolazione. Il '48 per la prima volta ha posto dei

nuovi elementi di discussione e nuovi fattori costitutivi di un quadro di contestazioni rilevanti nella società.

Introdurre il diritto al lavoro significa che si tende a una società più giusta oppure si introduce sotto la

rappresentazione del diritto un elemento che spacca la società opponendo i borghesi agli operai. Tema che spacca il

fronte delle opinioni nel corso dell'800 ed è destinato a riemergere nei secoli successivi.

La posizione che tenderà a prevalere è che il diritto al lavoro non è un diritto da aggiungere alla lista dei diritti della

RF, perchè è il diritto che impone una profonda e radicale revisione del ruolo dello Stato che deve intervenire a

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garantire il diritto e tende a ridefinire il rapporto tra i cittadini e la Repubblica. Sembra imporre una nuova visione sul

complesso dei diritti. La preoccupazione è l'elemento che viene visto come un elemento di minaccia all'ordine

esistenze è che l'idea in quella specifica società la questione del diritto al lavoro generi un sovvertimento nell'ordine

sociale, la messa in discussione di come è organizzata la società può mettere in discussione l'ordine sociale. Come si

può depotenziarlo alla sua ventata sovversiva: mettendo in discussione la complementarietà tra diritti e doveri

spezzandola. Si porta la funzione dello Stato sotto forma di obbligazione morale: uno Stato è moralmente obbligato a

garantire lavoro, ha il dovere morale di intervenire, ma non è vincolato ad intervenire. Il secondo elemento che

depotenzia l'autenticazione del diritto al lavoro è il fatto che la questione venga condizionata e collegata alla

questione della disponibilità delle risorse. Il diritto al lavoro entra nell'ambito dei diritti imperfetti: diritti che non

prevedono un dovere da parte delle istituzioni, ma che lo legano a condizioni secondo le quali il diritto possa essere

realizzato: il diritto al lavoro deve essere secondo la prospettiva liberale un elemento che non scardini l'equilibrio

sociale. E' uno degli ambiti d'espressione del diritto alla vita. Al massimo il compromesso dopo il '48 è quello di

portare il diritto al lavoro nell'ambito del diritto all'assistenza.

Tema dello questione sociale come una continuità della RF: questione dell'uguaglianza posta dalla questione sociale è

il completamento di un percorso aperto nel 1789, per cui la Repubblica deve essere politica e sociale allo stesso

tempo. L'intervento dello Stato deve essere saldato alle libertà dei cittadini.

Si propone una lettura anche all'opposto di questa: la questione del diritto al lavoro (emerge come sviluppo della

questione sociale) sia la porta d'accesso al socialismo, quindi molti suggeriscono che il diritto al lavoro sia in rotta di

collisione con i principi della RF, perchè si pone in linea di scontro con uno dei diritti chiave della dichiarazione dei

diritti: con il principio alla proprietà.

Nel confronto molto aspro ciò che emerge è che democrazia politica e democrazia sociale sembrano non essere

compatibili tra loro: la sfera dei diritti civili sarebbe alternativa alla rivendicazione della realizzazione dei diritti

sociali.

Fase in cui si pone il tema nuovo del diritto al lavoro e quella di una politica che si deve porre il problema di risolvere

la questione sociale. Da una parte l'intervento dello Stato non deve essere più la scelta di intervenire, ma il diritto al

lavoro diventa una rivendicazione, un altro diritto da rivendicare.

Dall'altra parte si apre una distinzione che distingue in maniera molto netta tra quello che è il diritto al lavoro e il

diritto all'assistenza: il lavoro non è riassumibile nella sfera dell'assistenza, l'assistenza è un piano proprio e il diritto

al lavoro diventa qualcosa che si distingue e diventa fondamentale come elemento di emancipazione. La sfera della

carità si comincia a leggere nelle forme di assistenza dello Stato come qualcosa che compromette la dignità umana. Il

lavoro esalta la dignità umana: in questo senso il diritto al lavoro diventa un elemento chiave della discussione,

perchè ci si spinge molto oltre quella che era una semplice estensione della sfera dei diritti, perchè nel discorso che

inizia a svilupparsi il tema del diritto al lavoro si distingue dai diritti politici, perchè questi diritti tendevano a mettere

tra parentesi le differenze tra gli individui, mentre il diritto al lavoro prende atto della diseguaglianza sostanziale della

società e tende a privilegiare i bisogni di tutti, rovescia la logica.

Il filtro della discussione sui diritti che ora viene rappresentato dalla questione del diritto al lavoro cambia le

prospettive per un diverso progetto di cittadinanza. Se l'89 apre l'epoca dei diritti, questi diritti si vanno complicando,

si vive trovando un ambito di applicazione del ragionamento su come si è a pieno titolo cittadini, come si è parte di

una società che prende forme diverse. Si arriva dentro la discussione su come è concretamente ordinata una società e

come quell'ordine può essere modificato.

Si farà sempre più forte il ragionamento su come deve essere orientato l'intervento pubblico per riequilibrare le

differenze. Se lo Stato deve intervenire che tipo di Stato deve essere: democratizzato, la democrazia deve intervenire

a permeare di sè quelli che sono gli obiettivi dello Stato.

Aprire questo orizzonte significa dire che il tema classico del liberalismo, dell'eredità della RF che era la tutela, la

centralità dell'individuo, l'idea che la società sia una somma di individui, ora la società inizia ad assumere una

concezione più complicata del termine. Questo legame dell'uomo con la società è un legame insolubile: l'uomo on è

percepibile al di fuori del suo legame con la società. Si comincia a guardare al mondo con occhi diversi e a chiedere

cose diverse a quell'Europa che sta mutando molto profondamente. Il ventennio che segue il '48 sono anni di intensa

trasformazione economica dell'Europa, di grande crescita economica, anni in cui l'industrializzazione diventa un fatto

di tutta l'Europa che diventa un tratto tipico della situazione europea. Trasformazione e crescita delle città, la crescita

e lo sviluppo dei sistemi delle comunicazioni: dopo gli anni '50 procedono in maniera sempre più intensa.

I problemi sono condivisi da grandi gruppi di persone che non possono essere affrontati individualmente. I rapporti di

produzione sono sempre più estesi, radicati e permeano sempre di più la situazione europea. L'industrializzazione

ottocentesca è trainata dalla necessità di poter disporre di fonti di energie che permettono un impiego e

un'applicazione al lavoro molto maggiore di energie; il carbone è allora una fonte principale di energia, i grandi

giacimenti diventano uno degli elementi del paesaggio industriale. Le prime grandi aggregazioni industriali che

servono per produrre tutti gli elementi di natura strutturale che in quel momento servono a far avanzare la

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trasformazione del paesaggio.

Le ferrovie nell'800 rappresentano la trasformazione della società e dei tempi di vita. Nella seconda metà dell'800

tutta Europa sta producendo un processo di appropriazione, di colonizzazione del proprio territorio: diversa

organizzazione dei territori degli Stati, diventano una sorta di sistema sanguigno degli Stati.

Nella guerra Franco-prussiana uno degli elementi che viene ricordato come chiave del successo tedesco sulla Francia

è il fatto che i prussiani usino le ferrovie per spostare l'esercito, gli armamenti e concentrarli dove ce n'è bisogno.

Emerge lo spostamento delle popolazioni: epoca in cui chi cerca lavoro non resta legato a un ambito territoriale

ristretto, ma si muove. Grandi processi migratori all'interno dell'Europa, ma anche spostamenti di popolazioni verso

gli Stati Uniti e il fenomeno si manterrà intatto fino all'inizio del Novecento. Soprattutto dei settori sociali che sono in

difficoltà nella società europea, che più hanno necessità di trovare lavoro e per questa ragione si spostano.

In un contesto di natura politico-istituzionale che da una parte tenta di adattarsi a un ritmo intenso di trasformazione,

dall'altra fatica a tenere il passo; le trasformazioni sono tumultuose, ma alcuni interventi si realizzano. L'allargamento

del suffragio è un modo per rispondere alla questione sociale. Si tenta di associare questa maggiore rappresentatività

del sistema politico a delle forme di questione sociale. In GB si introducono norme che vanno in contro al

riconoscimento di alcuni fattori di riorganizzazione della vita sociale: intervento sulla legislazione sulle fabbriche

(quantità di ore, sfruttamento infantile, diversità salariali). Si legalizzano le leghe sindacali: associazioni di lavoratori

che rappresentano gli interessi dei lavoratori. Il caso inglese è diverso rispetto al resto d'Europa, perchè se quel

fenomeno associazionistico che riguarderà i lavoratori all'interno dei sistemi politici, ovunque trova realizzazione nei

partiti politici: in tutta Europa i partiti politici nascono prima dei sindacati, in GB accade il contrario. L'obiettivo dei

liberali britannici era quello di governare il conflitto sociale: non si considera più che le organizzazioni tra lavoratori

siano fuori legge, ma le consentono ed introducono degli elementi che possano permettere di governare il conflitto: i

gruppi sociali non si sentono più discriminati all'interno dell'organizzazione sociale. Questo mette in luce la spinta

associazionistica a farsi sempre più forte e che si esprime prima attraverso la nascita di associazioni e poi vengono

portate a piena realizzazione dalla nascita dei partiti e dei sindacati. Fenomeno percepito come disgregatore dai

liberali europei.

Vi è progressivamente la consapevolezza della presenza delle associazioni, si cerca di darsi degli strumenti cercando

di trattenere la conflittualità: cercando di governare la spinta della società in tutte le sue forme e facendo in modo che

non diventi un elemento disgregatore.

I sindacati cercano di migliorare le condizioni del diritto al lavoro e fare in modo che la dimensione collettiva

intervenga in un ambito in cui lo Stato non interviene. I partiti politici rivendicheranno il diritto al lavoro, la

rappresentanza all'interno dei parlamenti dei gruppi sociali che fino a quel momento sono rimasti esclusi.

SPD primo partito politico in Germania.

Nella seconda metà dell'800 la questione sociale sta cambiando in profondità e il tema è la questione dei diritti. La

questione sociale cambia i modi di declinare la questione del diritto e la questione della cittadinanza. Società in cui

interessi contrapposti conducono a una conflittualità. Attraverso la questione sociale non si può più esaurire il

discorso intorno alla cittadinanza intrecciando il ragionamento sul singolo individuo, la cittadinanza deve prendere

atto dell'esistenza della dimensione sociale. E' sempre più difficile dare per scontata la dimensione dell'ordine sociale:

può essere cambiato: il conflitto diventa un momento strutturale della vita sociale, deve essere percepito come

qualcosa che è parte stessa della società. Il conflitto diventa espressione di una dinamica caratteristica della società.

Come arrivare una volta che il conflitto si è espresso a una mediazione tra le parti in conflitto. Il problema verrà posto

in una prospettiva diversa solo nel Novecento.

Con il trascorrere del tempo nella seconda metà dell'800 il problema e la percezione della questione sociale tende a

reprimere sempre meno il conflitto e sempre di più a studiare delle strategie di integrazione. La questione sociale

tende a diventare un modo di guardare la questione dei diritti. Si cerca di conciliare quelli che sono i diritti politici e

civili che tutelano gli individui con quelli che sono i diritti sociali per ridurre le differenze sociali. Le soluzioni

saranno molto diverse, la linea di tendenza dice che se il conflitto sociale mette in discussione l'ordine della società,

allora bisogna fare quanto è possibile per ridurre le differenze sociali e tutti gli elementi che alimentano la spinta del

conflitto. Nella seconda metà dell'800 il tema della cittadinanza si associa alle strategia di integrazione.

Il tema della democrazia cerca di trovare una via tra il liberalismo più radicale (dimensione individualistica) e le varie

declinazioni nazionali della dimensione socialista, trovar una terza dimensione politica che cerca di assumere una

natura intrensicamente conflittuale della società, l'ordine sociale è qualcosa che può essere continuamente cambiato

attraverso l'intervento del governo, cercherà di impedire che il conflitto diventi qualche cosa che miri a stravolgere

l'ordine sociale. Il socialismo diventa il termine negativo a cui ci si riferisce: da una parte stanno nascendo partiti

politici che si richiamano alla natura socialista, dall'altra parte è visto come un'ordine sovversivo della società. Di

fronte a un liberalismo che non fa che riproporre la soluzione individualistica, la soluzione sembra essere un

intervento che integri parzialmente le grandi masse che rappresentano l'orizzonte sociale dell'Europa di quel frangente

per le politiche dello Stato. Riconoscimento della questione sociale e concessione di piccole novità politiche che

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consentano l'individuazione di strumenti di intervento dello Stato per cercare di contenere le ragioni del conflitto

sociale.

In GB ci sarà l'idea di un liberalismo che mantiene e tutela l'autonomia degli individui e che consente la realizzazione

di politiche di integrazione.

In Francia viene elaborato il termine di solidarietà che cerca di essere l'elemento di conciliazione tra l'autonomia

dell'individuo e la dimensione sociale: trovare le forme di organizzazione di una libertà mediata socialmente; si mette

in discussione l'idea che l'individuo sia totalmente artefice del proprio destino; valorizzazione dei legami sociali:

intervento dello Stato che con la solidarietà dà delle risposte alle questioni sociali; si è di fronte a una prefigurazione

di quello che sarà il discorso dello Stato sociale. Lo Stato produce un proprio intervento assistenziale che consenta

l'integrazione dei soggetti nella società.

In Germania lo Stato è la più alta realizzazione della libertà del singolo, è un grande valore: è interpretato come una

realizzazione storica del popolo, è considerato uno strumento sostanziale della società. Si assiste a una diversa

propsettiva, uno sguardo che tiene insieme un rapporto indissolubile tra lo Stato e l'individuo. Quando nascerà la

Germania unita nel '71 lo Stato tedesco diventa il perno dello sviluppo della società. Sarà lo Stato a farsi carico di una

serie di interventi che riguardano la questione sociale: si vede imporre per la sua storia una sorta di intervento

riformatore. E' lo Stato che deve intervenire con strumenti di riforma sociale. Lo Stato diventa uno Stato-

amministrazione: interviene a cercare di sbloccare quel conflitto che è nato dalla questione sociale. Deve favorire la

mobilità sociale e deve cercare di promuovere la composizione di interessi. Lo Stato deve agire dentro la società:

garantire l'istruzione, favorire la mobilità sociale, cercare di sostenere una diffusione della proprietà, fare in modo che

i gruppi sociali collaborino tra di loro. Se l'industrializzazione che è una parte base della potenza dello Stato tende a

portare a una disgregazione sociale, quindi occorre raccogliere la sfida del socialismo: non reprimere, ma fare dello

Stato il luogo in cui si assume il problema sociale e quindi si depotenzia l'attività dei partiti politici che si richiamano

al socialismo. La Germania assume una posizione particolare che deriva dalla sua storia. E' uno degli ultimi Paesi

europei ad arrivare ad un'unificazione nazionale, è un Paese del forte sviluppo economico e che quindi sta vivendo

tutte le contraddizioni proprie dello sviluppo industriale, non a caso è il primo paese in cui nasce un partito social-

democratico (SPD): favoriscono una prospettiva che portano a una valorizzazione dell'intervento statale nell'ambito

dei conflitti.

Questo della questione sociale è un tema che sviluppa in tutta Europa la ridefinizione degli assetti interni e che pone

le basi di un processo che si sta avviando non ancora percepibile ai protagonisti dell'epoca. La vita degli Stati-nazione

nel passaggio tra Otto e Novecento diventerà di massa, i partiti diventeranno partiti di massa, strumento di

organizzazione delle masse. I primi saranno i socialisti europei che più di altri si troveranno a contatto con la

dimensione di massa. Il partito diventerà lo strumento organizzativo di tutta la vita politica.

KARL MARX

Posizioni e analisi proposte da Marx, quanto di ciò che si viene accumulando nelle centinaia dei suoi interventi

diventa un termine di paragone per le discussioni che porteranno alla nascita dei partiti socialisti.

Il punto di partenza è la considerazione che viene proposta come elemento chiave della riflessione di Marx: la presa

di coscienza del forte legame che lega l'uomo alle sue condizioni naturali di vita; bisogna portare il tema e la

riflessione dei diritti e su come si deve governare il mutamento della società nella realtà degli uomini, cioè bisogna

studiare gli uomini nella concretezza dei loro rapporti sociali. Nella prospettiva che elabora M: la prima azione

storica che gli uomini compiono è quella d soddisfare i loro bisogni vitali, tutto ciò che riguarda la propria

riproduzione. Questo meccanismo porta a una continua produzione di nuovi bisogni, che si accumulano, man mano

che la società si trasforma e che l'uomo è in condizioni di andare oltre la soglia di bisogni vitali, inevitabilmente si

creano nuovi bisogni. Continuo processo di produzione e riproduzione. Costruzione di un rapporto sociale tra

individui, agiscono nella loro dimensione familiare, ma poi tutto questo cresce fino alla fine a costruire un percorso

che conduce alla società organizzata. Nel rapporto tra individui si forma la coscienza (consapevolezza della propria

condizione sociale, i bisogni non sono del singolo individuo, ma di un gruppo sociale più ampio): la propria

collocazione rientra in una consapevolezza che riguarda un gruppo di persone; è data dal rapporto economico sociale

tra gli individui e sta dentro il processo storico, i bisogni mutano nel tempo, processo sociale storico. E' una coscienza

che non è statica, è destinata a mutare a seconda dei rapporti economico-sociali che legano gli uomini tra di loro, che

costituiscono il vincolo tra le relazioni sociali. L'evoluzione dei rapporti sociali conduce a una prospettiva di divisione

del lavoro: delle funzioni e delle attribuzioni che ogni individuo ha nel lavoro per soddisfare i bisogni. La divisione

del lavoro diventa tra famiglie che si sono avvicinate, messe in relazione tra di loro, poi diventerà una divisione

all'interno della società. All'interno della società esiste una specializzazione di funzioni che sono socialmente

riconosciute. Niente nell'organizzazione della società ha a che fare con la natura, non funziona con delle leggi

naturali, ma con leggi che stanno all'interno del processo storico.

A un certo punto della sua evoluzione storica la società arriverà a una divisione del lavoro in cui vi sono delle

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funzioni lavorative che sono socialmente riconosciute, sono delle specializzazioni nei gruppi sociali. Esiste una

ripartizione uguale del lavoro e dei suoi prodotti. Si introduce il tema della proprietà. Storicamente si producono

differenze, perchè la divisione della società conduce a una forte differenziazione tra le persone. L'uomo è consegnato

alla società con una precisa funzione: l'uomo è inchiodato a questa funzione sociale per avere di che vivere. Questa

specializzazione di funzioni ha condotto alla trasformazione di tutto ciò che viene dal mondo naturale, quindi è in

grado di garantire il lavoro delle forze produttive; ma tutto questo ha prodotto il fatto che l'uomo sia soggiogato al

potere sociale.

Tutto questo si ha dentro la cornice della società civile: intreccio di relazione tra gli uomini. La società è l'habitat di

ogni ragionamento che viene prodotto in questa chiave di lettura. Gli uomini esistono in quanto società civile, che

diventa il teatro della storia: tutto ha luogo all'interno della società.

La società è il contesto chiave di questo ragionamento, è il risultato di un processo storico. La società è il luogo del

conflitto che è apparso sulla scena nel '48: se il mondo è così organizzato andandosi a radicalizzare man mano che la

società diventa più complessa, allora è inevitabile che si produca uno scontro radicale all'interno della società. La

società ha una dimensione conflittuale per una diversa distribuzione dei gruppi sociali all'interno di essa.

Marx nasce come critico dello Stato borghese: in questo quadro di conflitti, lo Stato non può mediare il conflitto, è

un'illusione pensare che lo Stato abbia degli strumenti, non può elaborare un compromesso perchè in fondo lo Stato è

una forma di organizzazione sociale in cui si è approdati perchè quello è utilizzato come strumento con cui la classe

dominante difende i propri interessi. Lo Stato in un'elaborazione legata al mutamento storico, quegli Stati che stanno

governando la scena ottocentesca: Marx pensa proprio perchè si è in un processo storico che lo Stato venga a

dissolversi. La critica allo Stato si riferisce ai modelli di Stato che lui aveva, portando alle estreme conseguenze la sua

riflessione, laddove si dice che lo Stato sia una forma storica per tutelare gli interessi della classe dominante al

momento del superamento lo Stato si dissolverà perchè non ha più ragion d'essere.

Si affaccia il tema della rivoluzione: anche la rivoluzione è figlia del processo storico, è il punto di approdo all'esito

del processo di divisione del lavoro, è l'esito del rapporto tra le classi. Società organizzata in una divisione di classi

contrapposte, inevitabilmente porta verso la rivoluzione perchè la storia è storia di lotte tra le classi. E' un susseguirsi

di conflitti in cui l'approdo sarà la rivoluzione.

C'è un soggetto specifico: il proletariato che è la classe sociale più svantaggiata, che possiede solo le proprie braccia,

ha solo se stessa e il proprio lavoro e la propria capacità di trasformazione. E' una classe a cui si è arrivati

storicamente, è del tutto spossessata di se stessa, sopporta tutto il peso della società, riunisce in se stessa il maggior

numero di individui.

Marx guarda la trasformazione di uno dei pezzi di Europa che sta vivendo in maniera esponenziale il processo di

trasformazione: la Germania. Il riferimento prioritario è ciò che in prima istanza analizza. Quei settori avanzati sono

la prefigurazione di un processo storico che sta andando in quella direzione e che riguarderà tutto il mondo

contemporaneo. Processo che tenderà ad omogenizzare l'Europa. Le sue riflessioni sono influenzate da questo

sguardo, da quel mondo che sta guardando. Se nella società si è creata quest'enorme massa di proletari si sta dicendo

che vi è una necessità storica della rivoluzione e avrà ora un nuovo soggetto sociale che la porterà avanti che è

appunto il proletariato.

Nel '48 esce il pamphlet firmato da Marx e Hengels: il manifesto del partito comunista: “uno spettro si aggira per

l'Europa, lo spettro del proletariato”. Soggetto sociale che sta prendendo coscienza di se stesso e della propria forza e

che arriverà a produrre una rivoluzione. Emerge la parola comunismo: non è un punto di approdo definitivo, ma è un

movimento reale che abolisce lo stato di cose presenti, è una spinta storica che tende a mutare profondamente la

realtà che si è andata ad accumulare nel tempo. Non è un progetto politico, ma è un movimento, qualcosa che viene

generato in quel presente che travolge un ordine illegittimo: disumano, fatto di alienazione, ha creato e prodotto nel

tempo una massa di persone che sono condannate alla loro posizione subordinata completamente spossessata di

qualsiasi strumento di vita, di realizzazione. E' un passaggio che serve a fondare una nuova società. Società che

tenderà e si spingerà verso il superamento di queste ingiustizie ed alienazioni che sono state prodotte dal processo

storico.

La RF: una classe borghese che espropriata di sé aveva prodotto un processo rivoluzionario. Aveva ottenuto un

riconoscimento del proprio interesse ed aveva migliorato la propria posizione. Quella era stata una rivoluzione

necessaria allora, ora i processi storici avevano prodotto una nuova classe che era rivoluzionaria come lo era stata la

borghesia.

La storia è sempre storia di lotte di classe, ma la società tra gli anni '40 e gli anni '70 è arrivata a una radicalizzazione

del conflitto che non ha precedenti: punto di tensione interna alla società civile come non si è mai realizzato. La

società si sta polarizzando: le grandi trasformazioni (la RF; la crescita delle masse operaie) stanno facendo sì che la

società si polarizzi: borghesia contro proletariato. La borghesia ha scatenato una trasformazione sovversiva del

presente, ma quel processo non è più sotto il controllo della borghesia. Abolizione della proprietà privata come

dimostrazione del bisogno di una rivoluzione proletaria, avendo la fine della classe borghese sul resto della società.

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Gli obiettivi che secondo M devono essere conseguiti con la rivoluzione sono: la conquista della vera democrazia: la

maggioranza della società (lavoratori) deve impadronirsi del potere e deve accentrare nello Stato gli strumenti della

produzione, proprio perchè lo Stato non è neutrale (abolizione della proprietà privata, estinzione delle classi e dello

Stato), il proletariato viene a coincidere con lo Stato. Il secondo stadio di questo processo: lo Stato imporrà una serie

di provvedimenti che devono incidere sui rapporti sociali (abolizione del diritto di eredità) che muteranno in

profondità i rapporti sociali che condurranno nel tempo alla fine delle differenze di classe. A quel punto il terzo

obiettivo: il dominio di classe del proletariato cesserà di esistere, mutamento sociale tale da aver cancellato la

divisione del lavoro e quindi dell'organizzazione della società per classi, quindi il proletariato avrà finito la propria

utilità storica. A quel punto accadrà che a quelli che sono gli antagonismi che misurano i rapporti tra le classi si

sostituirà un'associazione tra tutte le componenti della società in cui il libero sviluppo di ognuno diventa la

condizione del libero sviluppo per tutti: si approderà alla società senza classi in cui le ineguaglianze sono abbattute e

si vivrà in una condizione di liberazione da qualsiasi forma di alienazione.

Marx per molti aspetti va oltre la questione, perchè il singolo individuo esiste come perno dei rapporti produttivi e

quindi perde il ruolo di protagonista. L'idea di società è il soggetto collettivo quello che ha la priorità di interesse.

Nell'Ottocento si pone il problema della dimensione sociale, di diritti che guardano alla somma degli individui. Per M

la società non ha bisogno dell'individuo per essere compresa, le dinamiche sociali hanno un altro contesto. La società

assume un profilo proprio rispetto alla dimensione individuale. Il ragionamento di M con il suo riferimento conduce

all'idea che il discorso è incentrato sul conflitto, la dimensione conflittuale è intrinseca alla società e diventa

l'elemento chiave; concentra la sua attenzione sulle diseguaglianze e sulla necessità che quell'organizzazione della

divisione del lavoro venga superata.

Nel discorso di M questo elemento di novità salta un nesso chiave nel tema dei diritti: il nesso tra individui e diritti. I

diritti sono utilizzati per illudere un'emancipazione politica. Lotta politica che ha come obiettivo la conquista del

potere e la distruzione dell'ordine esistente.

Il tema dell'individuo è completamente rovesciato, perchè l'individuo appartiene oggettivamente alla classe.

Se si tiene presente ciò che accade tra il '48 e il '71 (in cui le componenti proletarie di Parigi si sollevano a dare vita a

una comune che rivendica i diritti, che afferma il superamento dell'ordine sociale) nel passaggio alla seconda metà

dell'800 si ha chiaro che si introducono nuovi elementi che operano sul piano dell'azione: ciò che si sta manifestando

in Europa in questa fase storica: una nuova messa a fuoco del problema del potere che riguarda anche coloro che sono

esclusi dalla gestione del potere, dall'organizzazione della società, quindi le grandi masse lavoratrici. Marx: l'idea che

la rivoluzione è il prodotto del processo storico, ma non è spontanea, quindi di costruzione della nova società. Serve il

partito politico: diventa la chiave, perchè ha come obiettivo quello di fare la rivoluzione.

Proletariato: non è diviso nelle sue appartenenze nazionali, ma è un prodotto internazionale della storia. I socialisti si

riuniscono nell'internazionale: si forma nel 1872, poco dopo del fallimento della comune di Parigi, la sconfitta doveva

insegnare che non si può lasciare isolato un movimento che tenta di dare vita a un processo rivoluzionario; si riunisce

e il congresso internazionale socialista dichiara la conquista del potere per abolire le classi. Ora l'organizzazione di

quello che si chiamerà movimento operaio determina un'azione classe politica. Nella storia Europea il socialismo è

all'origine del partito politico di massa.

La Germania rispecchia la maggiore intensità del movimento sociale dovuto al sistema capitalistico. Grande Stato

nazionale che investe masse per diventare una grande potenza che metta in discussione gli individui per diventare la

potenza egemone. Vive l'intensità delle trasformazioni sociali.

Poco dopo nasce la SPD in Germania nel 1875; il Socialismo diventa il simbolo di un partito politico di massa, sulla

base di adesione di migliaia di persone che in esso si riconoscono, lo supportano e lo organizzano, in genere e sul

territorio.

La grande concentrazione del mutamento provoca azioni ancora più intense: da quel momento in poi l'orizzonte

politico europeo è caratterizzato sostanzialmente dalla presenza organizzata del socialismo.

1889 Seconda Internazionale: struttura più solida alla prima.

1892 nasce al Congresso di Genova il PSI (Partito Socialista Italiano).

1895 nasce il partito socialista francese e progressivamente tutta Europa si da strumenti organizzativi del grande

partito politico di massa che deve organizzare gli strumenti istituzionali esistenti, e si da come obiettivo politico la

conquisa del potere.

In tutti i parlamenti europei i deputati socialisti diventeranno i portavoce.

Naturalmente il proletariato si vuole soggetto internazionale, e l’internazionale socialista si pensa come

un’organizzazione sovrannazionale, ma i confini esistono e sono il prodotto della storia europea, anche dovuto alle

diverse storie nazionali.

Nel Regno Unito la prospettiva di organizzazione delle classi operaie sarà molto diversa, non è il partito politico che

nasce, ma sono delle piccole organizzazioni del mestiere che hanno un’idea corporativa di interesse dei propri

associati (Trade Unions, sindacati inglesi all’interno del partito liberale). Ma non è presente qui una lotta per il

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socialismo, non c’è l’obbiettivo di una società senza classi, ma l’ottenimento della dignità umana e di tutte delle

condizioni che garantiscano questa dignità.

Il partito laburista nasce nel 1906, e contrariamente ai partiti socialisti europei che aderiscono individualmente, si

aderisce collettivamente e automaticamente perché si fa parte di un sindacato.

Questo è un modello organizzativo parzialmente diverso, i labouristi hanno diversa connotazione, sostanzialmente il

sindacato e il partito in UK rappresentano gli interessi di categoria.

Qui non si progetta il futuro, non lottano per la conquista del potere e l’abolizione delle classi, ma è interessante far

pesare politicamente gli interessi dei lavoratori a confronto degli interessi delle altre parti della società.

Ciò che conta è il presente e non un progetto politico sul futuro, mirano a costruire delle condizioni sociali per

migliorare i lavoratori: nel modello inglese c’è una forte centralità del modello sindacale, e si condivide l’orizzonte

dell’abolizione delle classi, ma in UK non si aderisce alla prospettiva rivoluzionaria, si attende che il capitalismo

finisca perché sia la storia da sola che porta ad una società senza classi.

Questo tipo di prospettiva socialista che passa attraverso l’azione sindacale prenderà il nome della Fabian Society,

che proviene da un famoso console romano “il temporeggiatore”, con l’idea che si stia temporeggiando e attendendo

che la classe borghese e il sistema capitalistico si esauriscano storicamente.

Il mondo europeo tra '800 e '900 si fa “di massa” la condizione operaia, e spesso si parla di seconda rivoluzione

industriale; il processo di industrializzazione si estende a tutta Europa e le grande masse diventano un soggetto che si

estende ed è visibile, insieme a masse di lavoratori che non sono più i vecchi artigiani del mestiere che lavoravano

nelle prime fabbriche, ma di figure operaie che fanno parte del sistema di produzione del processo lavorativo, perché

la grande applicazione della macchine elettriche e a vapore ha cambiato radicalmente il modo di lavorare.

La critica Marxiana è radicale rispetto al tema della cittadinanza perchè l'individuo è assorbito nella dimensione dei

rapporti sociali, perchè secondo Marx i diritti sono un falso diretto e celano una sostanziale subordinazione, quasi una

sorta di schiavitù di un gruppo sociale sottoposto a un altro; lo Stato non è uno strumento neutrale, ma è uno

strumento della repressione sociale. Questo tipo di critica è ripresa da movimenti e partiti che cominciano a popolare

l'orizzonte del dibattito politico europeo. Ne risulta il fatto che questo produce la nascita di un'ortodossia marxista:

alcuni dei presupposti della lettura di Marx vengono fatti propri da alcuni settori che si richiamano al socialismo

(Germania diventa uno dei grandi centri propulsori della storia europea, nasce il primo partito sistematicamente

organizzato, la SPD) che applicano con una sorta di schematismo l'interpretazione marxiana e la portano all'estremo

politicamente parlando. Progressione che diversificherà il dibattito fino a creare un altro filone del ragionamento che

porta a una forte diversificazione interna del socialismo europeo. Si aprirà un confronto che definirà due famiglie di

partiti politici nel corso del Novecento: la via rivoluzionaria e la via riformista.

Si sviluppa in Germania una prospettiva marxista ortodossa (Kautzky uno dei principali rappresentanti): la società

borghese liberale nata dalla RF aveva esaurito la sua carica civilizzatrice e si era trasformata in uno strumento di

oppressione della maggior parte della società subordinata da un gruppo più ristretto di potere. Se il socialismo avesse

fallito nel tentativo di superare le ragioni di ineguaglianza si sarebbe caduti nella barbarie. Lo sfondo di questa

discussione è lo sfondo di un'Europa che si va a sviluppando con ritmi sempre più intense, che si va diffondendo in

tutta Europa e sembra essere la rappresentazione di ciò che Marx aveva inteso come proletariato; la classe operaia

aumenta la sua quantità nelle aggregazioni operaie, nei grandi poli industriali che rappresentano l'orizzonte di molte

città europee, incremento dello sfruttamento operaio e la manifestazione di una crisi economica. L'SPD pensava che

fosse un'oggettiva insostenibilità di un'economia sui modi di produzione tipici del capitalismo e che il socialismo

fosse necessario: l'unica via che poteva contrastare questa disintegrazione della società. La strategia che l'SPD si

propone è: spetta ad un partito della classe operaia arrivare a governare e gestire lo Stato e a utilizzare gli strumenti

resi possibili dallo Stato per consentire di abolire le classi sociali. Si pone in maniera prioritaria la questione della

presa del potere. La vittoria finale è una necessità naturale. In quella fase (ultimo ventennio dell'800) non si pone

ancora il problema della conquista del potere, ma si pone il problema di come si opera dentro al contesto delle

istituzioni; la linea che i partiti socialisti tendono ad assumere è quella della democrazia. Bisognava farsi portatori

della richiesta del suffragio universale perchè consentire di andare a votare a quelle masse che sono in minorità degli

spazi civili, ma sono la maggioranza all'interno della società, avrebbe comportato la vittoria dei partiti socialisti e

quindi il suffragio diventava uno strumento per arrivare al potere. In quel mondo la democrazia è una forma

necessaria della politica. Da una parte si immagina la democrazia come via di accesso al potere e dall'altra la

democrazia come ambiente della lotta politica.

La democrazia è lo spazio dentro cui si muovono i partiti socialisti. Da una parte la democrazia è uno strumento,

dall'altra parte la pratica politica deve confrontarsi con la questione dei diritti della cittadinanza. Questa polarità tra

un'idea più strumentale e il fatto che la democrazia sia il luogo dove il conflitto prende corpo diventa in qualche

modo una polarizzazione che produrrà prese di posizione. In questa fase ancora la lotta per i diritti non ha una propria

autonomia all'interno del discorso socialista, si è ancora ancorati ai processi storici. Il socialismo tende a interpretare

l'idea che il tema dei diritti sia uno stadio di un processo storico, è lo strumento della lotta di classe. Però se si assume

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il terreno dei diritti ciò che accade è che il discorso dei diritti finisce per attenuare quella strumentalità che

inizialmente una parte dei socialisti europei aveva attribuito al tema dei diritti. Assumono una loro specifica

autonomia nel discorso politico anche da parte dei socialisti. Si arriva alla situazione in cui la lotta per i diritti e per

un nuovo Stato finisce per convivere con la lotto contro i diritti e contro lo Stato: le due prospettive interne ai partiti

socialisti convivono dentro i partiti e si fanno definendo in maniera sistematica: una via strumentale e una via che

crede fortemente nei diritti; finisce con il dare un discorso peculiare socialista sul tema dei diritti.

Il risultato è che nel 1891 la SPD si riunisce per definire il programma di attività del partito. Questa elaborazione

diventerà famosa e definita il programma di Erfurt. Molto rapidamente il programma della SPD diventerà il

programma politico assunto all'interno di tutti i partiti socialisti europei.

Si chiede il suffragio universale maschile e femminile. Si chiede il sistema elettorale proporzionale: far pesare l'idea

che la grande massa che avrebbe votato si sarebbe espressa a favore dei socialisti. La rappresentanza democratica

all'interno del partito sarebbe dovuta passare attraverso i funzionari. La libertà di associazione. L'insistenza sul

raggiungimento dell'eguaglianza tra i sessi. L'istruzione obbligatoria. La richiesta di assistenza medica. La richiesta di

una legislazione sociale: lo Stato si facesse carico di tutelare chi avesse meno risorse per poter far fronte alla tutela

della famiglia.

Il programma diventa un programma chiave perchè prefigura tutti i temi tipici della storia del Novecento, saranno il

centro del dibattito politico di tutti i partiti, ma che qui sono esposti dall'SPD. Nel 1891 questo programma disegna un

progetto di democrazia politica e sociale. Il tema guida non è la conquista del potere, ma ci si concentra su ciò che

andava fatto all'interno della società. Serve per definire i contorni di una società che prevedeva la massima estensione

possibile. Dentro l'orizzonte socialista si apre una prospettiva che disegna una società che pone le basi dei disegni

delle democrazie di massa del Novecento.

Questo apre un conflitto all'interno dell'SPD.

Si definiscono altri personaggi come Bernstein che si opporrà alla prospettiva di Kautzsky che apre un dibattito

intenso nel mondo socialista: si sottopone a verifica una posizione ortodossa ritenuta troppo rigida: vengono messi in

discussione alcuni presupposti dell'ortodossia che erano considerati troppo rigidi. Ciò che resta come maggiore

scandalo tra alcune componenti del socialismo: il socialismo non è qualcosa di inevitabile, ma deve essere

interpretato e deve avere una propria strategia; il processo storico non è il frutto di necessità deterministiche, ma è

qualche cosa che si definisce nel momento stesso in cui accade il processo storico. Aggiungerà un ragionamento che

mette in discussione l'idea che era stata profilata nell'analisi di Marx a cavallo degli anni '50-'80 in cui M immaginava

una società polarizzata tra borghesia e proletariato: Bernstein dice che in realtà il proletariato esiste, ma non ha un

profilo omogeneo, è molto articolato al proprio interno. Nascono i ceti medi: ceto sociale che aspira a crescere e

aspira alla borghesia. Bisogna adattare la strategia politica se si vogliono conseguire quei risultati di miglioramento, il

problema della democrazia non può essere vissuto in termini di espediente strategico, non può essere un rapporto

strumentale. Bernstein era un marxista: l'obiettivo era l'estinzione delle classe sociali e dello Stato, ma negava

l'astrattezza del socialismo. La democrazia è un mezzo, ma è anche uno scopo. Bisogna concentrarsi per conquistare e

definire uno spazio democratico. Bisogna conquistare realmente un sistema democratico. La democrazia è il luogo

del compromesso, che rallenta la trasformazione sociale e l'organizzazione socialista, ma è una forma superiore di

civiltà rispetto a quella in cui stavano vivendo. Il sistema democratico avrà maggiori garanzie di equilibrio di quello

che ha il regime liberale.

Il tema dei diritti torna ad essere centrale. I diritti servono a fissare dei limiti. Sono dei confini e delle tutele. Il

socialismo non si pone come una rottura netta con il liberalismo, ma il socialismo ha una linea di continuità: se ci si

pone sul terreno del processo storico, i borghesi sono stati la classe rivoluzionaria, hanno rotto con il regime

privilegiato, hanno contribuito ad estendere alcuni condizioni di libertà all'interno della società, hanno esaurito quella

funzione storica; il socialismo porta avanti e diventa liberalismo l'idea che porta a un'estensione della cittadinanza,

che costituisce la democrazia. La libertà, la responsabilità dell'individuo devono essere assunti dai socialisti, diventare

il nucleo essenziale di un movimento universale.

Il profilo del partito deve cambiare: un partito che ha come obiettivo la definizione delle riforme socialiste e

democratiche. Che arrivi a imporre nei parlamenti delle riforme che progressivamente trasformano la società.

Problema dell'autogoverno: Stati sempre meno centralizzati e che le comunità locali si possano autogovernare.

Realizzazione di una politica sociale: interventi degli Stati a tutela della vita dei cittadini. Bisogna fondare un diritto

democratico del lavoro: il rapporto tra il produttore (il borghese, l'imprenditore che regola la produzione acquistando

il lavoro di coloro che vengono inseriti in questo programma) sia emancipato da un rapporto di forza inevitabile tra

chi gestisce il capitale e i lavoratori: riequilibro di quel rapporto che esiste tra imprenditore e i lavoratori. Dentro i

segmenti del socialismo si sviluppa l'idea che i partiti socialisti debbano essere dei partiti riformatori per poter

dilatare in maniera più estesa possibile l'idea di cittadinanza.

Un partito riformatore è dentro l'orizzonte della cittadinanza da cui sembrava che i socialisti si stessero allontanando:

il partito riprende l'elaborazione liberale del rapporto tra l'individuo e la libertà con l'idea di portarla ad essere

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realmente universale. Sviluppa un'idea di democrazia fondata sulla partecipazione: i cittadini non solo hanno una

cittadinanza passiva, ma godono del governo.

La prospettiva elaborata da Bernstein azzera quello che sembrava essere un dualismo dell'ortodossia marxista che

vedeva una netta separazione del livello struttura economico-sociale e il livello politico; per Bernstein i due livelli

sono condotti a legarsi tra di loro e non più ad essere distinti; la democrazia come terreno di confronto significa

trasformazione in profondità della società stessa.

Il dibattito è durissimo all'interno del partito socialista.

K rifiuta l'ipotesi che sia possibile una maturazione pacifica del socialismo: è utopistico pensare che si possa arrivare

pacificamente al socialismo, qualcuno si opporrà perchè si andranno ad erodere i bisogni di qualcuno. La centralità

della contraddizione tra capitale e lavoro rimane: le riforme sociali devono essere funzionali ai conflitti.

In questo dibattito che si sviluppa in Germania si viene definendo quella dualità all'interno del socialismo che

diventerà una dualità di tutta Europa: da una parte la lotta per le riforme sociali e dall'altra parte dal processo

rivoluzionario alimentato dalle stesse condizioni proprie del capitalismo. Polarizzazione all'interno del socialismo che

si va a delineare e che pone una questione di carattere sociale: nesso tra la riforma sociale e la rivoluzione (passaggio

fondamentale per arrivare all'abolizione delle classi).

Il tema riformismo è collegata a una trasformazione socialista.

La Germania è il Paese che si sta trasformando a ritmi più intensi a livello Europeo.

La rivoluzione si realizzerà nel Paese più arretrato d'Europa, un Paese contadino che è il paradosso del discorso

marxista della rivoluzione. Si pensa e si immagina una rivoluzione là dove la differenza tra borghesia e proletariato

non è netto perchè la borghesia ha basi fragili e il proletariato è principalmente contadino: la Russia.

Il socialismo vuole un profondo mutamento sociale, che rielabori il discorso liberal-democratico sui diritti e che lo

colleghi alla trasformazione della struttura economico-sociale. Si ragiona su quelli che devono essere gli obiettivi

intermedi: strumenti ed obiettivi della lotta politica immediata: diritti e riforme sociali. Discorso socialista sulla

democrazia e sulla cittadinanza.

La rivoluzione è il futuro, ma le riforme sono il presente, però deve esser la rivoluzione che costituisce il senso delle

riforme.

Il rapporto tra riforma e rivoluzione resta indeterminato nella strategia socialista, resta generico dal punto di vista

concreto. Le strategia dei partiti socialisti finiranno per polarizzarsi tra chi intenderà le riforme in vista della

rivoluzione e chi farà della lotta per i diritti un elemento sostanziale.

Divaricazione tra quelle che verranno definiti socialisti in senso stretto e sostenitori del socialismo: da un parte l'idea

che le riforme prendono senso solo nel presente, sono degli strumenti per il superamento del conflitto sociale, la

riforma governa i conflitti sociali e favorisce l'integrazione dei soggetti nello Stato, i soggetti collettivi producono le

riforme; dall'altra le riforme devono essere immaginate con un occhio al futuro, hanno senso solo se preparano a un

mondo nuovo, perchè l'ordine esistente deve essere superato e quindi il conflitto sociale è la via maestra per il

mutamento, le riforme sono il risultato del conflitto, solo il partito può realizzare un progetto di questo genere.

LA GERMANIA DI BISMARCK

Quello che succede nel 1871, nel momento in cui nasce la Germania, avviene un mutamento degli assetti

internazionali. L'unificazione tedesca avviene al di fuori del concerto europeo, non è discusso, né sancito, né

affrontato tra le grandi cancellerie. Bismarck, che è cancellerie prussiano, sostiene che l'Europa è solo una nozione

geografica e che esistono solo il potere e i loro obiettivi: riassume il senso della politica estera che la Germania ha:

porsi come grande potenza al cuore dell'Europa continentale e diventare il Paese-perno. Bismarck vuole affermare la

potenza tedesca. Il disegno di Bismarck sarà quello di sostituire all'idea di negoziazione tra gli Stati, un'idea di

negoziazione che fa perno sulla Germania. I rapporti non sarebbero più in un sistema complesso tra gli Stati, ma

avverrebbero intorno alla Germania. Le relazioni internazionali non sono più stabilite attorno a un tavolo, ma passano

tutte per le relazioni che ogni stato europeo ha con la Germania.

La Germania rappresenta il simbolo di un processo di concentrazione territoriale del potere: un territorio, una

Nazione, uno Stato. Questo è il modello che si afferma in Europa e che diventerà il modello dominante nell'età

contemporanea. Lo Stato ha il compito essenziale di organizzare la vita su un territorio, di costruire tutto lo scheletro

della vita della Nazione in tutti i suoi aspetti, un vero e proprio processo di colonizzazione del territorio nazionale. Lo

Stato si assume il compito di garante della sicurezza nazionale. Protezionismo: tasse stabilite dallo Stato a protezione

della propria produzione, per privilegiare i produttori nei settori decisivi in termini militari, strategici al rafforzamento

della Nazione: siderurgia e l'industria pesante e il settore alimentare, puntano su un'autosufficienza alimentare. Da

quel momento i governi entrano nelle strategie commerciali: i governi intervengono nelle trattative economiche degli

Stati che diventano uno dei settori della diplomazia. L'economia e il commercio sono diventati due settori costitutivi,

attraverso la produzione di ricchezza un Paese afferma la propria potenza sugli altri Paesi. Il concerto europeo è eroso

attraverso il concetto di superiorità, perchè la rivalità di potenza tra gli Stati non può non scalzare le basi del concerto

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europeo. La sovranità statale diventa il perno delle dinamiche internazionali. Si assiste a un quadro di relazioni

europee dove ci sono quattro potenze nazionali forti: Italia, Germania, Inghilterra e Francia; e i due imperi.

La Germania concentra in se stessa forza economica, militare e demografica. E' il Paese più popoloso d'Europa. A

quel punto l'obiettivo tedesco è quello di realizzare un quadro di relazioni internazionali che si stabilizzino. Bismarck

è un uomo che sostiene la politica di potenza, ma non è un guerrafondaio, non punta a una politica conflittuale, non

porta con sé il disegno di un'unificazione di tutte le popolazioni d lingua e cultura tedesca nel cuore dell'Europa;

vuole stabilizzare le relazioni europee sulla base di un disegno conservatore: Bismarck guarda con sospetto tutte le

organizzazioni che rivendicano l'integrazione delle masse e dà vita in Germania a un disegno di stabilizzazione della

Germania sulla base della concessione di una maglia di intervento all'interno dello Stato tedesco garantendo interventi

statali, paternalistici, che contribuiscono a raffreddare le tensioni sociali. Bismarck cerca di stabilizzare la situazione

interna e di costruire il sistema di relazioni bilaterale e di evitare che i Paesi preoccupati della crescita della Germania

possano realizzare alleanze militari che danneggino gli obiettivi della politica tedesca. Nel 1878 chiama a Berlino i

governanti delle cancellerie tedesche: centralità e crucialità tedesca; viene concessa autonomia alla Romania e

Bulgaria, l'Austria afferma la propria presenza in Bosnia, l'Inghilterra conquista Cipro: la Germania si fa regista di un

tentativo di una stabilizzazione dell'Europa con capitale Berlino.

Alle soglie delle scoppio della WWI le decisioni prese a Berlino rimangono stabili: la capacità da parte di B di

realizzare una stabilizzazione momentanea delle relazioni continentali e la ratifica della potenza della Germania sul

continente.

Viene sancita un'alleanza segreta tra Austria e Germania: prefigurazione delle alleanze in Europa. Si apre nel 1879

un'epoca delle alleanze militari sancite in tempo di pace: vengono immaginate in una fase priva di conflitti, per

disegnare gli orizzonti dei conflitti europei che stabiliscono quale potrà essere il sistema di alleanze durante la guerra.

Questa alleanza austro-tedesca diventa il perno dell'alleanza che lega intorno alla Germania gli eventi della WWI.

1882 Si stringono i rapporti con l'Italia: entra nella triplice alleanza: Germania-Austria-Italia: ha degli elementi

problematici, in Italia spinta irridentista che significava tensione con l'Impero Austro-ungarico che governava una

parte dell'Italia. La potenza egemone trainante è la Germania, l'Italia guarda all'aggancio con il Paese che aveva

l'ambizione di ridefinire gli equilibri all'interno dell'Europa. Ha un obiettivo conservatore di mettere insieme un

sistema antisovversivo contro i movimenti che mettevano in discussione gli assetti interni degli Stati.

La Germania rivendica e guadagna il suo spazio coloniale in Africa.

Il sistema bismarckiano si basa su una serie di accordi che sono in un equilibrio delicato: tutto fa perno sulla

Germania, ma gli obiettivi di potenza dei singoli Stati che firmano accordi con lei sono divergenti tra loro.

E' un sistema che stabilizza l'Europa, ma lo stabilizza con dei forti margini di instabilità ed ambiguità.

In quel momento gli europei sono in una corsa espansiva tra Stati per l'occupazione del mondo. Aumenta

l'antagonismo economico-politico tra i Paesi europei. Questa situazione arriva a un livello di saturazione quando il

mondo è spartito tra i Paesi europei e si rischia che queste tensioni internazionali tornino come una tempesta: la

WWI, che diventa l'elemento definitivo per stabilire chi ha la supremazia in Europa.

La tensione si va sempre di più accentuando negli ultimi anni dell'Ottocento. La logica di Bismarck funziona, poi

però muore Guglielmo I, Guglielmo II licenzia Bismarck. Questo è il simbolo del fatto che le difficoltà di mantenere

un equilibrio sono sempre più crescenti. Nel mondo tedesco vanno crescendo delle ambizioni di stabilire con ogni

mezzo l'egemonia tedesca. Fine di una tradizione politica aristocratica: uomini che controllano il potere e definiscono

gli assetti mondiali.

Tra Otto e Novecento la politica internazionale ha assunto una dimensione mondiale: quello che accade in Europa

significa mutare gli assetti del mondo; gli USA si stanno mantenendo neutrali rispetto alle vicende europee. Nel 1919

entreranno in guerra. Vivono in una scelta di isolamento per poter costruire una potenza economica. In questa fase

prima della grande guerra l'Europa definisce gli assetti mondiali.

Con gli anni Novanta dell'Ottocento finisce il periodo di Bismarck e questo libera dalle volontà di competizione degli

Stati che erano rimaste inibite sulla potenza tedesca. La fine di Bismarck è la fine di un disegno di Europa controllata

dalla Germania, in un sistema di stabilità europea. La nuova politica è disinteressata per gli aspetti sistemici di

organizzazione delle relazioni internazionali, ma sono concentrati sull'affermazione della potenza tedesca. Si svolge

su scala mondiale ed è volta ad affermare la potenza: si fa largo un'idea che ad origine della geopolitica ci sia il fatto

che le grandi potenze mondiali abbiano bisogno dello spazio vitale. I grandi Stati rispondo a una legge universale:

l'espansione. Spazio fisico che significa l'allargamento dei propri confini e dell'aera di influenza. La Germania è

fortemente dinamica. Tra l'80 e il '13 l'esportazione tedesca aumenta di cinque volte; produce quanto la GB; nel '14 ci

sono in Europa 70milioni di tedeschi; questo viene considerato un elemento della potenza che la Germania riunisce in

se stessa. Nel '94 viene elaborato il “grande segreto”: il piano Schliffeln: ufficiale dello Stato tedesco che disegna la

prospettiva della futura guerra europea che avrà due fronti: prima l'attacco a Ovest della Francia; poi ad Est della

Russia. La Germania è schiacciata dalla Francia e dalla Russia: non possono che essere queste le due direttrici

dell'attacco. Già era contenuto un disegno che prefigurava sia la prima che la seconda guerra mondiale. Una politica

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dagli anni '90 espansionistica, aggressiva, antibritannica: è tutta rivolta al servizio degli interessi economici che sono

in espansione. Incremento della marina militare che deve diventare la grande marina imperiale tedesca. Avviano la

costruzione di una flotta da guerra a ritmi impressionanti per poter arrivare a uno scontro sui mari con la GB.

All'inizio del Novecento la Germania rappresenta un elemento di disequilibrio e minaccia per l'Europa. Machtpolitik:

politica di potenza: ha l'obiettivo di stringere il fronte interno, tutti i tedeschi vengono chiamati a svolgere il loro

compito nel quadro generale di questa politica di potenza.

A questa centralità tedesca corrisponde il fatto che gli altri Paesi europei iniziano ad essere preoccupati e al fatto che

la Germania vada contrastata: si va configurando la divisione dell'Europa in due alleanze divisive: la triplice alleanza

e un'alleanza tra Francia, Russia e GB.

Tutta una serie di prove di forza, una politica muscolare che cerca di capire fino a che punto i governi siano disposti a

spingersi; stanno accumulando le ragioni per uno scontro che sia decisivo per capire chi debba essere il soggetto

egemone.

Prima della WWI vi sono una serie di tensioni continentali: i Balcani sono il centro. Vi sarà un laboratorio tra la crisi

bosniaca del 1908 (ammissione della Bosnia per bloccare l'espansione serba) e le guerre del '12 e del '13 che citano i

nazionalismi dell'aerea.

La WWI viene definita la Grande Guerra: investe 36 Stati, 14 dei quali ha subito la guerra sul territorio nazionale.

Milioni di morti in tutta Europa. Il quadro di rapporti nazionali che non sembra nel '19-'20 avere risolto niente: le

tensioni restano intatte tra gli europei. La pace è punitiva nei confronti della Germania, vengono imposte dagli alleati

delle sanzioni. Tutto questo in una condizione in cui i tedeschi non avevano avuto una vera e propria guerra sul loro

territorio nazionale e il fatto che la guerra fosse finita per l'implosione dell'Impero austro-ungarico.

Ora in Europa manca una potenza egemone, gli USA sono una grande potenza industriale. I trattati di pace sono

fragili; le insoddisfazioni dei Paesi sono enormi.

TERRITORIALISMO E RIVOLUZIONE BOLSCEVICA

Il lungo '800 va oltre il calendario delle date. Termina quel periodo aperto con la Rivoluzione Francese. Alle soglie dello

scoppio della Prima Guerra Mondiale, il lungo periodo 1789-1914 e dal 1917 fino alla Rivoluzione Russa restiamo in un

periodo considerato abbastanza omogeneo. Scenario grandi fabbriche, degli operai resta. L’800 era stato sostanzialmente

un secolo di pace (in relazione anche alle guerre napoleoniche che avevano scomposto tutto). Arriviamo nell’ingresso del

20esimo secolo in un momento di scompostezza dovuto a ciò che ha cambiato da metà '800 e cioè la nascita della

Germania, sotto Guglielmo I che vuole affermare la propria egemonia nel contesto europeo che si mette contro il dominio

inglese e che scombussola l’ordine europeo, riuscendo nel suo intento. Si pone come nuovo soggetto centrale che si basava

sui rapporti bilaterali, si mette sul perno, lega gli stati a lei con alleanze o trattati economici. Imperialismo significa che alla

tradizionale attitudine colonialismo che gli europei si sostituisce la presenza della madrepatria. Tutti gli stati europei si

spingeranno oltremare. Il controllo si farà sempre più marcato. Nel corso dell’800 gli staterelli vengono fatti sparire e

integrati sotto il dominio di paesi europei (India con Inghilterra) considerati pezzi veri e propri della madrepatria. Anche

gli ultimi entrati in scena, Germania ed Italia cercano colonie per ricavare vantaggi e ricchezze ma anche sull’idea del

disegno territorialista dei vari paesi che mirano ad avere rapporti di forza sugli altri. Più sai controllare gli altri paesi

(integrato al potere e al controllo e alla gestione economica) più puoi avere potenza con le proprie caratteristiche imperiali

che comprendono anche l’uso della forza e quindi dei militari. Tutti gli europei si sono lanciati in una gara di potenza tra

loro il cui perno al momento era ancora l’Inghilterra e ciò crea antagonismo. La gara fuori dai confini europei si esaurisce

per finire all’interno stesso dei confini europei. Le piccole guerre territoriali si vanno intensificando. Dove non si vince con

le armi si cercano soluzioni (gli inglesi sui boeri attuarono una guerriglia in cui rinchiudevano in campi di concentramento

donne, bambini etc e vincevano così mentalmente). Uno dei primi genocidi sarà in Africa per opera dell’esercito coloniale

tedesco. Approdare allo stato nazionale era una tappa di liberazione. La nazione afferma sempre più la propria superiorità,

la propria potenza ed enfatizza i difetti delle nazioni vicine. Nel 1918 l’impero austro-ungarico, ottomano, quello tedesco

si risolvono, ed erano stati importanti ed esce definitivamente di scena l’Impero zarista, uscendone (inizialmente vincendo

contro la Germania) aggravata per lo sforzo militare e lo zar casca ma era diverso dagli imperi occidentali, era quasi una

divinità, l’ultimo paese a eliminare la schiavitù della gleba e nel 1917 la Russia viene anche sconvolta dalla Rivoluzione

che segnerà il continuo del ciclo della Rivoluzione Francese ma combinato nella prima guerra mondiale che mette una

crepa, che dura tutt’ora, per la crisi europea, portata fino alle colonie. Prima guerra mondiale, rivoluzione bolscevica e nel

1917 ingresso degli Stati Uniti in Europa fa si che finisca il lungo '800 e si apra il ventesimo secolo. Nel '900 la Guerra e la

Rivoluzione si aprono su un altro periodo che fa prevalere elementi di rottura. Presa potente del potere che si realizza con

un nuovo soggetto: chi guida la rivoluzione bolscevica è un partito. La rivoluzione del 1917 è la prima rivoluzione che

torna a creare caos tra gli ordini sociali, istituisce una nuova forma di organizzazione del potere e rappresenterà l’idea di

uno stato che organizza il governo su una nuova società, diventerà un esempio, un modello per gli altri paesi del mondo

ma per altri diventa un vero e proprio incubo. Nel febbraio del 1917 nasce uno scontro rivoluzionario a San Pietroburgo

con la mobilitazione delle piazze per i danni causati dalla guerra (carenza di cibo, morti etc) , nascono i Soviet (consigli

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degli insorti, riuniscono i gruppi che contestano il potere dello Zar). Chiedono riforme per ampliare e includere

progressivamente parte del mondo popolare e ci sono poi i bolscevichi portatori di idee che bisogna prendere a qualsiasi

costo il potere. Anche il socialismo russo era diviso in due gruppi al suo interno. Aprile 1917 rientra dalla Svizzera Lenin

(uno dei protagonisti della Rivoluzione) e insieme ad altri dirigenti bolscevichi daranno luogo alle ‘Tesi di Aprile’ che

fissano i punti di riferimento dei bolscevichi, il potere deve andare ai Soviet. Tra il 6 e il 7 novembre a Pietrogrado viene

preso Palazzo d’Inverno, sede del governo in cui si insedia Lenin che effettuerà subito leggi, tra le prime quella di uscire

dalla guerra, patto con la Germania pace di Brestixot, con conseguenze molto punitive di cui la Germania si approfitta e

perde la Polonia, Finlandia, parte dell’Ucraina. E’ una pace punitiva ma porta fuori la Russia dalla guerra; la capitale

diventa Mosca, si nazionalizzano tutti i beni, il partito bolscevico nel 1918 diventa il partito comunista. Le armate bianche

(armate esercito rimaste fedeli allo zar) tentarono di ribaltare il governo socialista senza riuscirvisi. Scontri sanguinosi che

portano al comunismo di guerra.

BIENNIO ROSSO EUROPEO

1917 Sovietico insieme alla WWI rappresenta un'altra di quelle faglie determinanti della storia, quel momento di

rottura che inserisce sulla scena protagonisti e quindi guerra da una parte e rivoluzione dall'altra a marcare gli anni

successivi: la guerra segna l'inizio del declino della centralità europea del mondo; gli europei erano arrivati a

controllare oltre il 90% del globo prima della WWI, gli Stati Uniti emergeranno come i primi soggetti più importanti

nella storia del Novecento. Da una parte guerra, distruzione e nascita degli Stati-Nazione. Dall'altra la rivoluzione

bolscevica che pone sulla scena il movimento comunista e l'idea che la rivoluzione socialista realizzata in Russia

possa diventare un modello per altri partiti che si ispirano a quel movimento rivoluzionario. Minaccia comunista

come una delle grandi immagini della politica novecentesca, la paura dei rossi come uno degli elementi che

impronterà il controllo delle masse in movimento.

Alla fine della guerra si ha quello che viene definito il biennio rosso europeo: 1919-1921 grande turbolenza in Europa

di grande conflittualità sociale e mobilitazione di masse che chiedono di vedere riconosciuti i sacrifici e i ruoli che

hanno ricoperto durante la guerra. Dietro gli eserciti sta un'intera nazione per sostenere lo sforzo bellico. Una guerra

che non si pone più dei limiti, non è più una guerra di coloro degli eserciti, ma sono gli eserciti dello Stato-nazione

che vengono chiamati attraverso la leva obbligatoria e che richiede mobilitazione totale: per mantenere un esercito

occorre che vi sia dietro tutta una macchina organizzativa che divora ogni giorno risorse su risorse; apparato

industriale che lavora continuamente per sostenere gli eserciti in guerra; sarà anche la prima fase di un ingresso nel

mondo del lavoro le donne che vanno a sostituire gli uomini nelle fabbriche. Mobilitazione totale significa anche che

una guerra fatta da Stati-nazione che si combattono con l'obiettivo di annichilire completamente l'avversario significa

che dietro agli eserciti e ai governi stanno delle macchine propagandistiche complicate che diffondono in tutti i Paesi

lo spirito dell'impresa nazionale: nemici della civiltà. La società nella sua integralità viene mobilitata per sostenere la

guerra.

Il risultato di questa mobilitazione è una società europea fortemente danneggiata: danni umani, costi alti, Stati in

ginocchio, coloro che più hanno sostenuto il carico della guerra (le classi popolari) a cui era stato promesso che lo

sforzo sarebbe stato ricompensato vedono che lo Stato non è in grado di mantenere le promesse, tutto questo

favorisce una mobilitazione delle masse popolari che nel 1914 hanno l'idea che i Russi hanno dimostrato che sia

possibile una presa di potere dal basso.

Biennio di grandissima turbolenza europea che vede gran parte dei paesi europei attraversati da numerosi conflitti. La

Germania si sente tradita dagli alleati, dal crollo dell'Impero e tradita dalla propria classe dirigente, consiglia

assemblee di operai che chiedono di essere riconosciute per il ruolo e i sacrifici che hanno garantito durante i quattro

anni di guerra. Il Keiser scappa dalla Germania e nasce la Repubblica tedesca sotto la guida di un governo socialista e

dà l'idea il fatto che la guerra si traduca in sconvolgimento dell'ordine nazionale; nel 1919 la lega di Spartaco (il

partito comunista tedesco) promuove un'insurrezione a Berlino che viene duramente repressa dalle componenti più

radicali dell'esercito tedesco, dai corpi franchi costituiti dai reduci di guerra più bellicisti e nazionalisti, ci sono le

elezioni per dare vita a un'assemblea costituente, l'SPD vince le elezioni (38% dei voti), costruisce un governo

insieme ai partiti moderati di centro e dà vita a una Repubblica parlamentare e costituzionale (Repubblica di Weimar,

capitale); il governo è garantito da un'alleanza fragile e mobile tra i democratici e il vecchio potere tedesco dello Stato

che aveva promosso l'intervento nella guerra: le componenti che fanno capo all'esercito (fortemente colpito). Questo

spiega uno degli elementi che condurrà nel '33 all'ascesa del nazismo in Germania, una forte fragilità politica-sociale

che però ha ribaltato l'Impero.

L'Ungheria: dissoluzione dell'Impero, spinte nazionaliste che riemergono con forza; tra il '18-19 si assiste a una

collaborazione tra social-democratici e comunisti che sostengono il governo dando vita a una nuova repubblica

sovietica. Ha un rovesciamento radicale dell'ordine costituito. Repubblica incarnata dei principi del socialismo. Nel

'19 viene assalita militarmente dai rumeni e dai cechi che sono preoccupati che la minaccia del comunismo possa

superare le barriere e coinvolgerli. Questo porta all'affermazione della prima vera dittatura controrivoluzionaria in

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Europa. Primo governo fortemente reazionario che per primo elaborerà una legislazione anti-ebraica.

Nel 1919 il modello socialista sta diventando un punto di riferimento chiaro ai sovietici, nasce un'organizzazione

nazionale dei partiti comunisti: Comintern diventa un'organizzazione nazionale di tutti i movimenti comunisti. Nel

'20 si deciderà la separazione definitiva dai socialisti riformisti: si discute il rapporto con il segmento dei movimenti

dei partiti socialisti che accettano la via parlamentare alla trasformazione dei partiti politici e decidono una frattura tra

due famiglie nate dal socialismo europeo: la frattura durerà e si manterrà fino a quando si mantiene viva l'Unione

Sovietica. Da questo momento in poi la politica dei partiti comunisti ha come punto di riferimento il modello e le

prese di posizione politiche che prenderanno corpo in US.

L'Italia nel '19-'20 è uno dei Paesi maggiormente attraversati dalle conseguenze del conflitto: è un Paese che ha subito

danni inferiori ad altri Paesi e tuttavia è un Paese in cui gli effetti della guerra sono risultati devastanti, perchè parte

da situazioni economiche e politiche più fragili. E' un Paese vincitore, ma con profonde fratture alimentate nel corso

della guerra. Si assiste a scioperi operai, agitazioni nelle campagne. Nell'Internazionale Comunista si ritiene che

l'Italia sia uno dei Paesi sull'orlo della rivoluzione. I moti sono molto intensi. Le spese dell'alimentazione sono molto

intense. I soldati che già hanno pagato a caro prezzo i sacrifici solidarizzano e anche in Italia c'è un incontro tra masse

popolari che protestano e soldati. Alle elezioni del '19 il partito socialista italiano nella componente del socialismo

che si può definire rivoluzionaria raggiunge il 32% di voti, rappresenta una grande massa di manovra che preoccupa.

Nel '20 a settembre c'è un'occupazione delle fabbriche che dà vita ad assemblee permanenti che sembra delineare un

orizzonte di un Paese che è alla vigilia di uno sbocco rivoluzionario. Parte di questa spinta va esaurendo. Spaccatura

tra i massimalisti (radicalità delle posizioni del partito comunista e un rovesciamento del potere. Controllano

l'organizzazione del partito sul territorio) e la componente riformista (disponibile ad utilizzare gli strumenti dello

Stato per prendere provvedimenti che favoriscano le masse popolari), ha un peso importante perchè la gran parte dei

parlamentari sono riformisti, la gran parte dei socialisti sono riformisti e coloro che sono alla guida delle

organizzazioni comunali sono componenti che vengono dal riformismo, mostrano la possibilità che il partito

socialista ha di occupare determinate posizioni.

Scenario di spinte confuse, paure intense (repressioni, rivoluzioni), un momento di grande dialettica, incertezza e

tensione.

Affermazione dell'altro partito di massa: il partito popolare italiano, dei cattolici che nelle elezioni del '19 ottiene più

del 20% dei voti. Un partito che si organizza secondo lo stesso partito socialista. Ha strutture di natura associativa,

sindacali (leghe bianche), trovano grande adesione nelle campagne, organizzano scioperi e condividono delle

richieste di un miglioramento delle condizioni di vita delle masse popolari e che si trovano spesso in condizione di

disoccupazione.

Lo scontro tra il vecchio partito liberale di notabili (non ha una struttura organizzativa solida, non ha sedi sul

territorio, non ha le strutture tipiche del movimento, i liberali sono le figure del notabilato che attirano a sé voti e

consensi che riassumono diversi aspetti del potere politico-economico della società italiana) e i grandi partiti di massa

porta al fatto che i liberali perdono il controllo della società politica; fino al '14 hanno controllato il parlamento,

hanno costruito il parlamento e controllato le leve di potere; nel '19 con l'affermazione dei due partiti di massa i

liberali non controllano più il parlamento, non hanno il totale monopolio del potere, però nello stesso momento non ci

sono degli spazi reali di democratizzazione e di riforma: il sistema politico si è chiuso in difesa, si è ritrovato

spiazzato dagli effetti della guerra, non è disponibile ad andare in contro alle esigenze che vengono dalle piazze

italiane. Sistema che resta permeato da un anti-socialismo ed anti-democrazia che viene vista come una minaccia

all'ordine, questo fa sì che le classi dirigenti economiche siano preoccupate dagli scioperi e dalle manifestazioni e

dimostrino delle esigenze forti del ristabilimento dell'ordine del Paese ed aspirazioni a uno Stato forte che affermi la

sua autorità sulla società italiana.

In questo quadro succede che in Italia il movimento nazionalista che era stato il motore dell'interventismo italiano alla

fine della guerra produce il mito della vittoria mutilata: non si sia ottenuto fino in fondo l'obiettivo del

perfezionamento dei confini per il quale aveva pagato un prezzo elevato. In questo clima nasce l'impresa di Fiume:

D'Annunzio decide di occupare Fiume e di rivendicare tutta l'area come italiana e quindi di mettere i governi che

stanno trattando in Francia ai trattati di pace di fronte al fatto compiuto e i legionari occupano Fiume e chiedono il

controllo italiano. Il nazionalismo è un grande veicolo di mobilitazione sopratutto per i ceti medi: aumentata

complessità della società italiana, con la crescita degli apparati statali, si sentono diversi dalle masse popolari, non

hanno rappresentanza politica. I nazionalisti italiani (la questione nazionale riassume l'idea di una Nazione ordinata e

stabile) attira i ceti medi che sono in una condizione di grande fragilità.

Dall'altra parte il 23 marzo 1919 nasce il movimento fascista italiano che ha un programma eclettico: non ha una

chiara e immediata connotazione politica, prende da più parti visioni politiche, ha delle richieste che sembrano venire

dal movimento socialista italiano, molti elementi vengono ripresi dai programmi dei nazionalisti; ciò che più conta è

il fatto che in una fase di duro conflitto sociale il fascismo annuncia il ricorso sistematico alla violenza come

strumento di lotta politica: costruzione di squadre paramilitari che rappresentano lo squadrismo fascista (camicie

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nere) composte da ex-combattenti, arditismo: uomini disposti al rischio, utilizzano il pugnale come dotazione

personale, pistole e bombe a mano e utilizzano il ricorso alle bastonature. Dal '20 i fascisti utilizzeranno queste

squadre per attaccare militarmente i luoghi che rappresentano un'organizzazione di massa e quindi rappresentano la

presenza fisica. Attaccano le amministrazioni comunali, le sedi dei giornali, le sedi dei sindacati e i singoli dirigenti

che vengono assaliti e bastonati. Un'idea militare della lotta politica che colpisce tutti i luoghi in cui i partiti di massa

hanno la rappresentazione fisica della loro presenza.

L'idea che si fa strada tra le classi dirigenti che finanzieranno il partito fascista (proprietari terrieri del sud e

imprenditori del nord), divulgheranno l'idea che il fascismo sia utile per porre fine agli scioperi, controllare e

contrastare i nuovi partiti di massa con l'idea che una volta utilizzata questa funzione di ristabilimento dell'ordine i

fascisti vengano legittimati politicamente una volta esaurita la loro funzione. Di fronte a questo tipo di attacco

militare sia i popolari sia i socialisti si trovano impreparati, non c'è una tradizione alla violenza, non c'è una risposta

sul terreno militare e anzi si producono delle fratture interne. Il '21 è l'anno del congresso di Livorno del PS: l'ala di

sinistra esce e nasce il PCI. E' il momento in cui il movimento fascista di Mussolini diventa un partito: PNF (Partito

Nazionale Fascista).

Ottobre '22 marcia su Roma: tutte le squadre fasciste vengono fatte convergere su Roma con l'idea che i fascisti

calavano sulla capitale per conquistare il potere. Il Re rifiuta la dichiarazione di stato di emergenza e avrebbe potuto

far intervenire l'esercito e invece decide di affidare il Parlamento a Mussolini. Diventa uno dei protagonisti chiave

della politica nazionale. Assume un volto più legalitario diventando un partito che viene posto al capo del governo. Il

governo nasce attraverso un movimento che è a metà tra il colpo di Stato con una legittimità data dal Re ed è il

risultato di una somma di fattori diversi: la violenza organizzata, il disprezzo della legalità, questa è stata una prova di

forza della Corona, l'Esercito e l'élites economiche e finanziarie. Il fascismo si afferma in Italia e si assiste a un

doppio fenomeno: il PNF è la forma di governo della società italiana ('22-'42), ma la Corona ha una propria

autonomia. La legittimazione del potere in Italia ha delle doppie figure. Il PNF ha spartito il proprio potere con la

monarchia. Quella italiana non è stata fino in fondo una forma di totalitarismo. Regime dittatoriale, totalitario,

autoritario: controlla la società italiana e subordina l'individuo e lo Stato. In Italia ci sono dei vincoli che il fascismo

non riuscirà a superare: monarchia e Chiesa.

La caratteristica del fascismo è: un periodo storico che parte dal '22 e arriva al '42, ma è anche una novità politica

nella storia dell'età contemporanea, perchè il tipo di organizzazione, governo e pratiche fa sì che il fascismo diventi

una categoria politica di natura generale. Il nazismo in Germania nascerà sul modello del fascismo, perchè il fascismo

diventerà un punto di riferimento per i movimenti di estrema destra e continuerà anche dopo il'45 ad essere un

riferimento, perchè sarà evocato anche in altre realtà (Sud America). Il fascismo è un fenomeno storico, ma diventa

anche una parola della politica, un modello di organizzazione politica, un modello di riferimento dei movimenti di

destra radicale da allora in poi. Storia italiana e qualcosa che definisce visioni che vanno oltre i confini italiani e che

diventano uno dei tratti delle culture politiche di massa che si affermeranno nel corso del Novecento.

IL NAZIONALISMO

Georges Sorel: ingegnere che sviluppa da autodidatta una passione per la filosofia. Aveva avuto un'iniziale simpatia

per il marxismo anche se aveva assunto dal marxismo l'idea che il popolo fosse invitato ad agire in maniera eroica, ad

attivarsi, parla di impegno del popolo come una poesia sociale; nell'attivazione del popolo quello che conta è lotta,

perchè è dalla lotta che nasce la virtù, è la lotta per la sopravvivenza quotidiana. Un proletariato che lotta con chi gli

dà lavoro, lotta con i materiali che lavora. Sorel prende alcuni elementi ed interpretazioni del marxismo, gli interessa

perchè la sua interpretazione si incentra sul tema della grandezza della lotta per l'emancipazione. A lui non interessa

l'obiettivo finale, ma la lotta in se stessa: è una celebrazione dell'agire in se stesso che dà senso. E quindi su questa

base Sorel arriva a una radicalizzazione del suo pensiero, perchè se il cuore è la lotta in se stessa allora è impossibile

qualunque dialogo con le altre classi sociali, è impossibile la possibilità del governo di maneggiare le tensioni.

All'interno di questa riflessione c'è l'attenzione per lo sciopero: sciopero politico e sciopero proletario generale. Il

primo ottiene dei risultati concreti, deve arrivare a delle specifiche conquiste. Il secondo è lo scontro frontale con

l'ordine costituito, ha una natura eversiva. E' il momento in cui si esprime al massimo l'attivazione delle masse.

L'azione, la lotta, la scelta di tendere al momento dello scontro porta il pensiero di Soler alla distinzione tra amico e

nemico, una violenza che è al servizio della civiltà, perchè salva il mondo dalla barbarie, una violenza necessaria per

spazzare via i residui dell'Ottocento. Tutto quello che ha rappresentano i valori della vita borghese era in realtà centro

di decadenza della società contemporanea che si era affacciata all'alba del XX secolo. La lotta serviva a depurare la

società da tutti i germi della decadenza che si era andata insediando al centro delle società europee nel XX secolo.

Da questo punto di vista Sorel è un pensatore precedente al fascismo, muore all'alba dell'affermazione del fascismo in

Italia; è un autore che dal nazionalismo e dal fascismo italiano verrà ripreso, Mussolini riprenderà le posizioni di

Sorel. Nel fascismo novecentesco resta la fede nella violenza come motore della storia, perchè è la violenza che

spinge in avanti la storia, quella violenza di cui Sorel era stato un cantore, quell'elemento su cui aveva insistito. Il

29

mito dell'appartenenza nazionale diventa fondativo nelle culture di destra e l'azione, l'attivismo diventa una chiave

che sostituisce il mito della lotta di classe.

Sorel ha un grande successo in Italia, uno tra i primi è Enrico Corradini: la nazione viene assunto come valore

supremo. Il suo pensiero viene rivisto e riproposto sulla base di alcune delle sue parole chiave e il nazionalismo

diventa la via verso cui si rifiuta l'abilità del mondo borghese, una celebrazione di tutto ciò che è nuovo contro il

vecchio, ciò che è riattivazione dei valori originali, in cui attraverso una militanza a favore della nazione si supera il

sentimentalismo umanitario dei borghesi. Sono temi che si trasformeranno nella grande festa che porta alla WWI. I

giovani hanno un'idea cavalleresca di guerra, miti che vengono dalla tradizione del duello, dello scontro come

impresa eroica, stanno andando al fronte in quella che sarà la guerra che celebra la distruzione di massa e la forza

industriale. Si è in un continuo contrapporsi tra le immagini della modernità che avanza e una continua vocazione di

miti ed astrazioni.

Nella logica del nazionalismo questo superamento della società borghese prende le forme di una politica aggressiva,

bellicistica e imperialistica; se la lotta è il principio alla base della società, questa affermazione si sposta sul terreno

del principio fondatore delle nazioni: le nazioni sono in costante conflitto tra loro per affermare la forza. Il

nazionalismo in Europa diventa un movimento che si afferma con grande forza. Gli Europei arrivano a controllare

l'85% delle Terre del Globo. L'imperialismo rappresenta un modo di dare forza e potenza alla Nazione a cui si

appartiene; il rafforzamento della Nazione passa anche attraverso l'affermazione della superiorità politica e razziale

rispetto ad altri mondi. Vi è una spinta che arriva all'estremo a ridosso della WWI. Natura bellicista da una parte e

natura coloniale dall'altra. Si è arrivati a saturare il mondo intero, a occuparlo, a metterlo sotto controllo da parte dei

Paesi europei. Tensioni accumulate dalla forza nazionale tornano in Europa e ricadono nella WWI.

Il nazionalismo in questo caso è il motore chiave di questo fenomeno. In Italia questo si declina nella associazione

nazionalistica italiana di cui a capo c'è Corradini: esiste nell'arena dei rapporti internazionali, che sono incentrati

intorno a una lotta per l'affermazione, un conflitto tra nazioni ricche e nazioni povere. L'Italia è una Nazione giovane,

di recente costruzione dello Stato nazionale, è una Nazione che ha una spinta rappresentata dalla forza data dal suo

affacciarsi alla gioventù, non ha particolare risorse, sgomita per avere il proprio posto nell'arena delle Nazioni.

L'Italia con le Nazioni più giovani è la grande proletaria. L'Italia si troverà alleata con Nazioni che limitano la sua

espansione. Sarà una vittoria parziale, perchè proprio le vecchie grandi Nazioni limitano lo spazio di affermazione e

di sublimazione di quello che era stato il sacrificio bellico e la grande proletaria si dovrà rimettere in movimento. Il

tema della lotta delle Nazioni, il conflitto di classe viene spostato dall'interno delle singole Nazioni a una lotta tra

nazioni, è anche una maniera di opporsi all'ideologia socialista: in un Europa che è la rappresentazione di un grande

caos interno ad ogni singola nazione, che rischia di frantumare la nazione stessa in una serie di conflitti interni che

finiscono con l'indebolirla, il tema della coesione nazionale intorno a un'unità che deve celebrarsi per rendere forte la

Nazione, sostituisce la lotta di classe. Il conflitto tra le classi viene sublimato. L'interesse di tutti gli italiani è quello di

rafforzare la Nazione di appartenenza. Ogni elemento di conflitto interno è un elemento ostile. Il nazionalismo

diventa il principio organizzatore e si manifesta in maniera contraria alla logica conflittuale del socialismo. Il

nazionalismo che sta incubando il fascismo è un'ideologia aggressiva, imperialistica, bellicista, espansionistica,

militista, antidemocratica e antisocialista.

Nel caso italiano due personaggi sono significativi a dare degli elementi di natura generale ideologica e culturale al

fascismo: Corradini è il rappresentate di questo nazionalismo che contrappone l'imperialismo dei poveri e

l'imperialismo dei ricchi; Rocco, giurista nazionalista, che sarà l'architetto dell'organizzazione giuridica e statale del

fascismo, che a sua volta è impregnato di questi elementi culturali addensatisi fino all'inizio del Novecento. La

contrapposizione con il socialismo è la chiave. Alla solidarietà di classe vogliono sostituire la solidarietà nazionale.

Si assiste a un'elaborazione di un nazionalismo spiritualista che è contro ogni forma di materialismo, di impronta

socialista e ciò che viene celebrato è la grandezza della Nazione. Questi elementi vengono tutti ripresi dal fascismo e

riattivati.

Si può considerare il fascismo con gli occhi dei nazionalisti degli anni '10 e '20 come la realizzazione del

nazionalismo.

Nel 1926 c'è un discorso che viene tenuto a Bari in cui Mussolini dirà che nella storia agisce il principio

dell'individualismo (delle società primitive) e il principio di organizzazione (delle società progredite):

l'organizzazione è l'Impero romano, la storia della Chiesa del cattolicesimo, la storia delle grande monarchie.

L'individualismo è tutto ciò che sta nei paesi orientali, nel protestantesimo, nel socialismo. Il fascismo si presenta

come un principio organizzatore della società italiana e la guerra '14-'18 ha avuto il grande vantaggio di aver spazzato

via le contraddizioni della democrazia, la guerra è fattrice di cose che è la missione dell'Italia nel mondo. E' una

rivoluzione che promuove una nuova concezione dello Stato. Il principio di autorità è fondamentale. Mussolini viene

definito Capo del governo, anche nelle parole c'è il tentativo di restaurazione della società. Il fascismo si basa su un

principio quantitativo.

L'affermazione del fascismo in Italia si può leggere l'agire in diversi fattori.

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Nel 1919 quando vengono fondati i fasci di combattimento il programma del primo fascismo riprende questi elementi

e il fascismo si definisce in negativo. Il suo programma è di tutto ciò verso il quale ci si contrappone: un movimento

antisistema, un movimento antipartito, un movimento antidemocratico antisocialista, si definisce per

contrapposizioni; militarizzazione della lotta politica nei termini di uno scontro che è un vero e proprio

combattimento. Il nemico è assoluto.

Nella fase dell'origine il fascismo associa la pratica della violenza all'ideologia della Nazione e sono fuse nel partito:

nasce nel '21 ed è un partito milizia, è un'organizzazione paramilitare. Arrivati alla conquista del potere dopo anni di

governo di impianto, in cui ancora gli istituti del liberalismo in parte resistono, vi sarà una profonda crisi del

fascismo legata all'uccisione di Matteotti nel '23. Mussolini rivendica in parlamento la responsabilità politica

dell'uccisione di Matteotti dando prova di una grande forza al Paese.

Il 1925 segna un discrimine: tra il '25 e il '26 si parte con una serie di leggi e normative: leggi fascistissime: una serie

di provvedimenti che sono il fondamento fascista della società italiana. Una fascistizzazione profonda della società

italiana che ha come obiettivo di sottrarre il governo a qualsiasi controllo. Per tutti gli anni '20 si costruisce il regime

da una parte e fascistizza la società. Prevede di organizzare il tempo libero delle famiglie italiane. E'

un'organizzazione capillare.

GLI ANNI '20 E '30

Periodizzazione interna al periodo fascista: separazione tra gli anni '20 e gli anni '30: il fascismo conquista il potere

con la marcia su Roma nel '22, Mussolini è chiamato a guidare il governo, i primi quattro anni del governo sono

dedicati a misurarsi con le opposizioni e ad organizzare il partito interno (Toscana, Emilia Romagna e Lombardia

sono i territori dove il fascismo passa come uno scontro militare). Il fascismo organizza una lotta politica basata sulla

violenza, con delle parti contrapposte (socialisti e partito popolare) e ha un forte radicamento nelle campagne. Questo

passaggio aveva portato ad emergere nelle province personaggi in cui il fascismo si era rappresentato; le grandi

province hanno tutte degli uomini che si sono messi in mostra tra gli squadristi, uomini che riuniscono intorno a loro

un partito (inizialmente minoritario). In Toscana c'è un grande recupero dell'aristocrazia. Queste caratteristiche

iniziali del fascismo si traducono nella necessità da parte di Mussolini di mettere sotto controllo questo partito, di

farlo diventare un partito in cui il capo del partito (e del governo) riassuma in se stesso il fascismo (si parla anche di

mussolinismo). Mussolini ricorrerà ai sistemi del partito liberale (come la struttura dei prefetti) per riportare il suo

partito sotto il suo totale controllo.

L'altro indirizzo tipico degli anni '20 è il tentativo di fascistizzare lo Stato: le leggi fascistissime che rafforzino la

struttura dello Stato, uno Stato forte che è la rappresentazione della dittatura che si sta costruendo, una struttura

poliziesca e giudiziaria che serva a controllare qualsiasi opposizione allo Stato.

Nel 1926 la legge istitutiva dei Podestà: elimina l'impianto che portava alla costruzione delle amministrazioni locali e

che le vedeva organizzate come dei mini-parlamenti; in cui la minoranza aveva la funzione di controllo sugli atti del

governo municipale/provinciale. Con questa legge succede che nella figura del podestà vengono riassunte tutte e tre

le funzioni: sindaco, giunta e consiglio comunale. E' nominato dal re su proposta del partito. Figura fascista di spicco.

Il re non si opporrà mai alle nomine che gli vengono proposte dal partito.

Eliminazione di qualunque rappresentanza democratica e la concentrazione su un'unica figura fascista. Svuotamento

di qualsiasi forma autonomistica. Il podestà risponde direttamente al Ministero degli Interni. Una sempre più marcata

dipendenza dell'amministrazione locale dallo Stato. Statizzazione dei segretari statali: sottratti a qualsiasi controllo

locale e rispondono al perfetto. Tentativo di ulteriore fascistizzazione.

Sono i passaggi molecolari che rappresentano il disegno progressivo della costruzione di uno Stato fascista e della

fascistizzazione della società.

L'economia locale era stata importante, perchè le autonomie territoriali dell'Ottocento rappresentavano una società in

cui la conquista dello Stato muoveva attraverso la conquista del primo livello dell'istituzione: chi governa il territorio.

Per la prima volta gli esponenti di massa con la conquista delle amministrazioni locali avevano avuto le prime

esperienze istituzionali. Avevano dimostrato che era possibile un diverso uso politico delle istituzioni.

Tentativo di organizzazione e mobilitazione delle masse in tutti i suoi livelli. Una delle grandi novità è che il

fascismo è consapevole e si propone di mobilitare le masse in tutti i suoi livelli: vengono assunte una serie di

provvedimenti in cui gli italiani e le italiane vengono organizzate dagli apparati fascisti. Indottrinamento ed

organizzazione paramilitare che si muove fin da bambini. Le donne che erano rimaste ai margini, a loro volta

vengono mobilitate e vengono organizzate per le loro funzioni all'interno della famiglia e le funzioni riproduttive

(tutela della maternità e della prima infanzia: una delle cose su cui il fascismo insisteva era che uno Stato come l'Italia

povero di ricchezze naturali, ha la ricchezza del numero degli italiani). C'è una moltiplicazione di organizzazioni

guidate dal partito che hanno lo scopo di mobilitare non attivamente, ma all'interno dello Stato.

Altri due provvedimenti che spiegano come il fascismo tenda ad affermarsi sono da una parte l'istituzione delle

corporazioni: anche nell'ambito del lavoro i sindacati vengono aboliti, solo sindacati fascisti organizzati all'interno

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Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature straniere
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher _Let di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Baldissara Luca.

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