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Istituzioni di diritto romano - nozioni e Appunti Appunti scolastici Premium

Appunti di Istituzioni di Diritto romano per l'esame del professor Santucci sui seguenti argomenti: istituzioni di diritto romano: materia fondamentale studiata in quasi tutto il mondo.Istituzioni, istitutiones = primi elementi su cui fondare qualcosa. Diritto= kant prendeva in giro i giuristi dell'epoca perché non sapevano ancora definire che cosa studiavano. Potrebbe essere definito come uno... Vedi di più

Esame di istituzioni di diritto romano docente Prof. G. Santucci

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compie nei confronti del figlio che libera il figlio dalla patria potestà. Il pater manifesta la propria

volontà in un atto giuridico. E' un istituto di ius civile, viene usato il meccanismo della mancipazione,

si da molto spazio all'aspetto simbolico dell'atto. C'è un dato normativo di fondo che si trova nella

legge delle 12 tavole, una norma che se il padre vende 3 volte il figlio quest'ultimo diventa libero. E'

strano che il padre possa vendere il figlio e sopratutto che lo venda TRE volte. Questa norma in realtà

voleva punire un abuso che padre poteva commettere nei confronti del figlio. Per vendere s'intende

consegnare come forza lavoro, ad. Esempio il genitore che non può sostenere il figlio. Se ciò succede

tre volte significa che tu pater familias non sei riuscito a mantenerlo dignitosamente, norma di igiene

sociale. I pontefici che costruiscono diritto si trovano di fronte ad un problema socialmente avvertito:

c'è la possibilità che mio figlio diventi giuridicamente autonomo ( sui iuris) prima della mia morte? I

pontefici rispondono in una via tradizionale e conservativa: prende la norma della legge delle 12 tavole

stravolgendo la sostanza e lo scopo della norma, tenendo però uguale la forma. IL giurista era

fortemente conservatore, preferiva usare già gli elementi a disposizione ( in questo caso la

mancipazione), il giurista adatta un negozio ad altri scopi, preferisce inventare/creare il meno possibile.

Adattando la norma si pensa che sia meno traumatico per la società. La mancipazione funziona quindi

per liberare il figlio dalla patria potestas.

Come si crea la patria potestas? Dalla nascita attraverso però un matrimonio legittimo. C'è anche il

caso dell'adozione: scopi e funzioni diversi dall'adozione recente. Ora è un istituto fortemente solidale

costruito sulla tutela del figlio adottato. L'adozione romana invece svolge un'altra funzione prettamente

di tipo economico-sociale: può avvenire come passaggio da genitori a genitori, avviene da un pater

familias ad un altro. 1) ad rogatio: abbiamo un sui iuris che adotta un altro sui iuris, ad un certo punto

vengo adottato ed entro in potestà del pater familias come fossi un figlio ( attenzione: tutti coloro che

sono sotto la potestà del pater familias che viene adottato automaticamente andranno sotto la potestà de

pater familias adottante). Sostanzialmente è lo spostamento della potestà da famiglia a famiglia. Per

fare ciò ci deve essere un controllo sociale e politico ed avviene nel foro del municipio: si chiama ad

rogatio con 3 richieste, se l'adottante è d'accordo, se l'adottato è d'accordo, se l'assemblea è d'accordo.

Questo spostamento può provocare squilibri sociali, economici o militari di non poca importanza e per

questo l'assemblea deve autorizzare.

2) adotio: adozione in senso stretto, avviene con il passaggio di un figlio di famiglia ad un pater

familias ad un altro. Per eseguire questa adozione bisogna prima fare l'emancipazione però al posto di

rende libero il figlio, l'altro pater familias rivendica il figlio e cambia pertanto potestà. ( 3

emancipazioni + dichiarazione dell'altro pater familias: questo figlio è mio per diritto dei Quiriti + il

pater familias originario tacce e il figlio cambia potestà).

L'adozione imita la natura: principio che emerge già dal diritto classico, si pone come requisito per la

natura che il padre adottivo sia più vecchio di una generazione del padre che viene adottato.

Capacità d'agire: attitudine che ha soggetto a compiere validamente atti giuridicamente rilevanti.

Requisiti: 1) essere vivo, 2) l'età: 12 anni per il sesso femminile, 14 anni per il sesso maschile, età in

cui secondo i romani femmine o maschi hanno raggiunto la maturità sessuale. 3) assenza di difetti

pisco-fisici che impediscono di accedere ai negozi ( atti giuridici, scambi ecc..) ad es. il muto perchè

non sa pronunciare determinati riti che si devono compiere.

Già le 12 tavole prevedevano l'istituto della tutela: istituto di protezione per l' incapace di agire. Servio

diceva che la tutela è vis ac potestas ( forza e potestà che il tutore esercita ne confronti del tutelato

chiamato pupillo). Istituto di ius civile. Come si crea la tutela? Abbiamo la tutela legittima: perchè

deriva dalla legge ( 12 tavole). Prevede che l'incapace di agire sia affidato agli agnati prossimi ( fratelli

e sorelle, eredi del patrimonio pupillare). Obbligo della tutela in quanto erede del pupillo.

Il padre nel testamento può designare un tutore per il proprio pupillo. In assenza di disposizione

testamentaria si applica la legge delle 12 tavole.(tutela testamentaria).

In caso non ci siano agnati, interviene il pretore e nomina una persona idonea ad esercitare la tutela

sull'incapace di agire. ( tutela dativa)

Il tutore esercita una serie di poteri a difesa del pupillo: non deve fare da genitore ( che lo faceva un

parente di sangue), ma il tutor è il referente giuridico del pupillo. In tutta la sfera giuridica in cui il

pupillo è incapace di agire provvede il tutore. Ci sono vari tipi di pupilli: infanti ( colui che non può

parlare ragionevolmente, infante da 1 a 7 anni), il tutor agisce per conto dell'infante ma in nome proprio

cioè il tutore può acquistare determinati bene con il patrimonio del pupillo ma a suo nome; *******

colui che ha tra i 7 e 12 anni per il sesso femminile e tra 7 e 14 per il sesso maschile, il tutore deve

autorizzare il pupillo ad effettuare azioni giuridiche: il tutore convalida l'intenzione che il pupillo pone

in essere nel negozio, il negozio sarà valido solo se c'è l'auctoritas del tutore. Strumento di assistenza

verso il pupillo, il patrimonio deve essere mantenuto dal tutore. Problema: preservare il patrimonio

del pupillo da eventuali abusi del tutore che ha una posizione di comando e potere che può essere

oggetto di lucro illecito. Già nella legge delle 12 tavole prevedeva strumenti repressivi nei confronte

del tutore che abusava del suo potere: 1) in dolo: tutore volontariamente volesse sottrarre ( rubare) in

tutto o in parte il patrimonio del pupillo, e prevedeva quindi un'azione chiamata “azione con cui

sottrae i conti”. Il giudice deve accertare la volontà del tutore a sottrarre il patrimonio, deve accertare

l'azione fraudolenta del tutore. Ha però un limite forte: chi poteva esperire quest'azione? Solo il pupillo,

ma solamente nel momento in cui diventerà capace di agire e quindi potrà agire in giudizio. E' un

rimedio tardivo ed è anche difficile provare che la persona abbia commesso volontariamente

determinate azioni. 2) actio suspecti tutoris: “azione di tutore sospetto”, l'ordinamento dice che vi

possono essere dei casi dove appare chiaramente che il tutore non sta gestendo la tutela o che nel futuro

non l'amministrerà. es. tutore che parte o si disinteressa della tutela che costituisce anche un onore. Qui

invece l'ordinamento pone una soluzione ottimale: concede che l'azione venga esperita da chiunque ne

abbia interesse, è un'azione cd popolare, chiunque del popolo abbia interesse che quella tutela venga

amministrata correttamente può esperire quest'azione. E' un rimedio molto efficace.

Oltre a queste azioni che fanno parte dello ius civile, anche il pretore interviene con rapidità e solerzia

con un'azione che si chiama cautio ( o garanzia) : è una promessa resa valida dalla stipulatio. E' la

promessa che deve giurare il tutore nella quale dichiara che il patrimonio del pupillo rimarrà invariato.

Il tutore promette con il proprio patrimonio, ma anche con quello di altri garanti ( scelti dal tutore) che i

patrimonio del pupillo rimarrà invariato ( il patrimonio del pupillo non subirà variazioni). E' simile

all'odierno meccanismo della fideiussione. Il pretore non chiede quest'azione al tutore testamentario

perchè altrimenti violerebbe la fides e l'amicizia del testamentario, lo chiede invece al tutore agnatizio.

Per i romani la fides e l'amicizia era fondamentale, chi la violava veniva espulso dal gruppo. La cautio

la troviamo anche nell'editto del pretore che viene affisso nel foro, è un rimedio extra giudiziale.

Il pretore si rende conto che bisogna superare i rimedi arcaici delle 12 tavole e quindi propone

un'azione fondata sullo ius civile chiamata azione di tutela: azione generale di rendiconto. Il pupillo

attraverso questa azione chiederà il rendiconto al tutore di tutti i movimenti del proprio patrimonio.

Nell' intentio (pretesa giuridica) verrà scritto tutto ciò che il tutore doveva dare/fare con una formula:

secondo buona fede, ex fide bona. L'idea della buona fede è un'invenzione del pretore che recupera dal

diritto civile, per buona fede s'intende non solo essere leali e quindi non in dolo, ma anche comportarsi

correttamente: comportarsi in modo congruo e idoneo a quello che i consociati si aspettano. Se non si

rispetta la buona fede e quindi non si ha un comportamento leale e corretto, allora si entra in un altro

campo che è quello della colpa: non si fa per dolo ( volontariamente), ma per negligenza, imperizia o

imprudenza. Si può quindi promuovere un'azione contro il tutore per colpa, non sei stato capace a fare

determinate cose perchè non le sai fare, o hai usato imprudenza o imperizia. Magari ha fatto scelte

sbagliate. Il tutore è quindi responsabile per colpa: ha violato il principio della buona fede.

L'ordinamento romano protegge molto la figura del pupillo.

Altra tutela è quella mulieri (LIBRO): tutela legata alle donne, inizialmente importante e poi decade.

Il ruolo del tutore era quello di autorizzare la donna ad esperire negozi giuridici. Nasce in una società in

cui il sesso maschile era superiore rispetto a quello femminile.

Le 12 tavole prevedevano l'idea che certi soggetti che avevano già raggiunto la pubertà ( 12 anni per le

femmine e 14 per i maschi) fossero comunque incapaci di agire. Ad. Esempio il prodigo: colui che

dissipa i propri beni ( es. l'odierno shopping compulsivo). Colui che non è in grado di conservare il

proprio patrimonio. Le 12 tavole prevedevano che fosse affidato al prodigo un curatore: deve

amministrare il patrimonio in funzione di chi non può provvedere ( come un tutore). Il curatore è

l'agnato ( parente in linea maschile) ed interviene a proteggere unicamente i beni che il prodigo ha

ricevuto per successione senza testamento. Questo perchè l'agnato stesso è un potenziale erede di quei

beni e quindi c'è sempre l'idea di tutelare il patrimonio. Altro caso può essere quello del mentecatto:

colui che è un alienato mentale. In alcuni casi ci possono essere anche persone che hanno alienazioni

mentali temporanee. Per tutti questi soggetti viene definito dal pretore un curatore con il compito di

curare il patrimonio.

Fasi dei minori:

MASCHI FEMMINE

Fino a 14 anni Fino a 12 anni

IMPUBERTA' IMPUBERTA'

Dopo i 14 anni Dopo i 12 anni

PUBERI ( con PUBERI

capacità di ( con capacità di

agire) agire)

Dai 14 ai 25 Dai 12 ai 25

MINORI DI MINORI DI

ETA' (capaci di ETA' (capaci di

agire, ma minori agire, ma minori

di età) di età)

Altra figura di curatela è quella di cura minorum: la cura dei minori. Curatela che nasce dall'esigenza

di proteggere i puberi capaci di agire da eventuali frodi o raggiri visto comunque la giovane età del

minore. Il minore di età deve essere affiancato da un curatore nominato dal pretore, questo funziona sia

a tutela/difesa del minore contro eventuali atteggiamenti che tendono ad approfittare della giovane età

sia a tutela dei terzi che potevano venire anche ingiustamente sanzionati ad una legge dello ius civile

chiamata lex laetoria: essa prevedeva un meccanismo che tendeva a colpire tutti coloro che avessero

tratto un vantaggio da un negozio compiuto con un minore. L'idea di affiancare un curatore consente di

ritenere valido il negozio.

Concetto di persona: Non solo colui che appartiene al genere umano, ma si riconosce anche una

personalità all'ente cioè colui (neutro) che esiste. Persona non è solamente una persona fisica. Potrebbe

essere considerato come ente anche un patrimonio, si auto-mantiene e finanzia. O una corporazione

( ora associazione) ha personalità giuridica. O l'eredità giacente: patrimonio senza eredi ( o anche

l'erede ha rifiutato o non è pervenuto), è una persona giuridica.

Processo formulare: fonte di produzione del diritto, nel libro cap. 3, negli appunti sparsi. Dimensione

processuale necessaria perchè il diritto romano si crea anche attraverso il processo. Tre grandi tipi di

processi: 1) processo per azioni di legge 2) processo formulare 3) processo per cognitio extra ordinem

(da omettere).

1) - Azione di rivendica tra due parti su un bene, esempio di formalismo e ritualismo del diritto

romano arcaico, da questo processo i giuristi useranno schemi già presenti nell'ordinamento e li

adattano ad altre materie = principio dell'economia processuale. Processo orale, formale,

esclusivo del cittadino romano: prodotto tipico dello ius civile ( 12 tavole). Questo antico

processo romano è entrato in crisi a partire dal 3 sec a.c. su due filoni: - eccessivo formalismo,

pignoleria. - grande limite dell'esclusività per i cittadini romani, visto anche il numero

importante di stranieri presenti a Roma.

- azione che riguarda tipi di credito; ( diff. Processo cognizione = accertamento della verità

processuale, processo di esecuzione = dare esecuzione alla sentenza, nel diritto romano è molto blanda

questa parte del processo, l'esecuzione è affidata alla volontà dei singoli privati). - per manus

iniectionem: con questo gesto ( mettere la mano sulla spalla) si vuole simboleggiare il passaggio di un

soggetto da una gens ad un'altra.

2) Il pretore è il magistrato a cui compete la iurisdictio. Le parti si presentavano liberamente dal

pretore, ma non è detto che entrambe le parti si presentavano. Per il diritto romano l'assente è

l'indefensus ed è in un posizione di inferiorità rispetto a colui il quale afferma la propria azione.

L'amministrazione della giustizia ora come oggi tollera un numero limitato di cause, quindi non

tutti possono proporre azioni e citare chiunque. Per lite temeraria s'intende quando un

soggetto propone azione contro un soggetto senza che ci sia il fumus boni iuris ( parvenza di

buon diritto). Il pretore ascoltate le parti o concede un'azione fondata sullo ius civile o sullo ius

pretorium, può in maniera innovativa produrre una nuova tutela che inizialmente non era

prevista nel suo editto ( azione decretale, avviene per decretum del pretore), può denegare

l'azione ( non la considera meritevole). Il convenuto solitamente accetta la formula e cerca di

difendersi tramite uno strumento giuridico che si chiama eccezione: presentazione al pretore ed

al giudice privato da parte del convenuto di un elemento che nella sede processuale, secondo il

convenuto, potrebbe portare alla sua assoluzione e quindi cerca di paralizzare la richiesta

dell'attore. In altre parole è un modo per portare a conoscenza del pretore e del giudice nuovi

elementi da parte del convenuto con l'intento che essi portino alla sua assoluzione. Il pretore,

quindi, inserirà questo nuovo elemento nella formula se sarà un elemento giuridico valido.

L'eccezione fa parte della cd fase in iura: si condensano le pretese dell'attore e del convenuto.

Altro strumento giuridico che si può avvalere il convenuto è la confessio in iure: confessione

del convenuto che porta all'immediata condanna senza passare per il giudice privato. Altra fase

è la litis contestatio ( è un accordo tra le parti per la formula ed ha 2 effetti: 1) effetto estintivo

( tamquam non essent): porta alla fine del rapporto posto in essere, l'attore non può rivendicare

nulla. 2) effetto preclusivo: ne bis in idem = principio di economia processuale, l'Autorità

giudiziale giudica una sola volta per le stessa causa; dopo la litis contestatio né l'attore né il

convenuto possono produrre nuovi elementi davanti al giudice ) per poi passare all'apud

iudicem. Le parti, dopo aver accettato la formule, e dopo che il pretore da il suo iussum

iudicandi al giudice privato che poi valuterà gli elementi e deciderà. Strumento giuridico

dell'attore è praescritio pro attore: limitazione del contenzioso ad un determinato periodo o

argomento. es. pagamento a rate, non si pagano due rate, la questione si limita alle 2 rate non

pagate e non all'intero contratto a rate. Dopo questi strumenti giuridici esperibili davanti al

pretore, con lo iussum del pretore si passa davanti al giudice privato scelto tra le parti: il giudice

è strettamente vincolato a ciò che è scritto nella formula. Il giudice deve unicamente valutare gli

elementi di fatto della controversia, cioè gli elementi probatori, se le affermazioni dell'attore o

del convenuto corrispondono a verità. Non è un giudicare in senso stretto, ma una verifica

attenta dei fatti. Il giudice privato, o arbiter, non deve essere per forza un giurista, ma magari

un tecnico di una materia, deve essere un vir bonum. Alcune volte però il pretore da delle

competenze di giudizio al giudice, specie nella compravendita o nel deposito, dove compre una

pretesa incerta poiché il pretore non è in grado di valutare determinate azioni/documenti ( es.

tutto ciò che apparirà..., formula in bianco): in questi casi il giudice deve dare un riempimento

ad un'intentio incerta.

TEORIA DEL NEGOZIO GIURIDICO

Fatto naturale: accade indipendentemente dalla volontà umana. ( es. alluvione)

Fatto giuridico: può essere conseguenza di un fatto naturale es. alluvione sposta materiali da una

proprietà ad un'altra.

Atti giuridici: comportamenti volontari che nascono su iniziativa dell'uomo. Ha delle conseguenze

giuridiche. es. apertura testamento.

Negozio giuridico: è una sottospecie rispetto agli atti giuridici, è uno specifico atto che corrisponde ad

una manifestazione di volontà da parte di un privato/ente pubblico diretta al conseguimento di effetti

giuridici. es. mancipazione, voglio l'effetto giuridico della mancipazione. Effetti in termini di acquisto,

perdita o modifica dell'effetto giuridico.

L'idea del negozio giuridico era del tutto estraneo all'ordinamento romano, c'era l'espressione negotium

ma si intendeva gli affari, le incombenze che si potevano avere ma non a livello giuridico. Il diritto

romano è stato applicato anche nella Germania dell'800, i giuristi tedeschi studiando le fonti romano

avevo individuato che vi erano atti giuridici che avevano le stesse caratteristiche: manifestazione di

volontà a conseguire effetti giuridici di acquisto, perdita o modifica. es. contratto, modi trasf proprietà,

negozi di rinuncia, matrimonio. Le scuole giuridiche europee rinvenendo elementi comuni nel diritto

romano hanno elaborato una teoria del negozio giuridico. Per poter compiere un negozio giuridico è

necessaria la capacità d'agire. Chi è legittimato a negoziare? E' legittima colui che ha la proprietà della

cosa. Le parti negoziali sono due: 1) il donante, colui che ricevono, non ci deve essere per forza

l'identificazione con un soggetto. Negozio unilaterale: manifestazione di volontà di uno dei due che

intraprendono il negozio ( es. testamento = solo colui che fa testamento manifesta la volontà). Negozio

bilaterale: due parti manifestano la loro volontà ( es. compravendita): è l'accordo di due volontà.

Gli elementi essenziali di un contratto nel diritto romano sono: 1) volontà 2) forma 3) causa. Non serve

che compaiano tutti e 3 contemporaneamente. La volontà deve essere manifestata SEMPRE, ma come?

Potrebbe anche essere tacita? Es. mancipazione: manifestazione di volontà tacita. Però la tua presenza

silente e non ti ribelli è una forma di silenzio assenso. La volontà può essere anche espressa da un

delegato del titolare del negozio, si chiama rappresentanza indiretta: il rappresentante agisce in nome

proprio ma per conto altrui. Ci sono casi di rappresentanza diretta: si agisce per conto e per nome

altrui ( il soggetto diventa uno strumento).

Gli elementi di forma e causa non sono sempre essenziali: - inizialmente nei negozi giuridici era

fondamentale la forma, cioè il contenitore del negozio ( es. spondeo). L'elemento qualificante è

unicamente la forma. La forma serve per dare certezza al rapporto e per informare i consociati che le

parti hanno voluto fare quell'atto. Causa: funzione economico/sociale tipica di quel negozio. Negozio

tipico dello ius gentium. L'elemento fondamentale di un negozio giuridico non è più la forma, ma la

causa. Quello che conta è il fatto che si evidenzia la causa tipica della compravendita, lo scambio di

cosa contro prezzo. Il contratto è valido perchè si è realizzata la causa negoziale: funzione tipica del

negozio. Se non si realizza la causa il negozio non è valido.

Altri elementi, ma di tipo accidentale ( può esserci, come no) : 1) condizione 2) termine ( dies) 3)

modo ( modus) 1) la condizione è detto condicio ( ≠ condictio), nasce nella giuri cautelare

repubblicana, l'attività del cavere. Bisogna distinguere la validità dall'efficacia, es. testamento, è valido

oggi, ma prenderà efficacia quando morirà il testamentario.

1.1 )Condizione sospensiva: condizione che sospende gli effetti di un atto. Es. se domani compare il

sole entro le 6 ti do 100. Se compare ti do 100. Se non compare il negozio è sospeso.

1.2) Condizione risolutiva: condizione che rende immediatamente efficace l'atto e a un certo punto

sottopone ad un evento futuro ed incerto il venire meno dell'atto medesimo. L'atto è subito valido, ma

l'efficacia potrà venire meno in futuro quando si verifica la condizione. Es. Ti affitto casa mia finchè

mio figlio si sposerà. ( potrebbe durare 1 anno, 2 anni, 5 anni, 10 anni, sempre).

I romani non concepiscono la condizione risolutiva, ma solo quella sospensiva perchè probabilmente

nella mentalità romana una volta che un atto prende vita/efficacia non è corretto che si risolva in base

ad un evento futuro incerto. ** vedremo però delle condizioni sospensive anche nell'ordinamento

romano anche se quest'idea non viene teorizzata dai romani ( patti in tema di compravendita)

Negozio sottoposto a condizione: la condizione sospensiva ha un termine temporale preciso. Ci

possono essere però anche condizioni incerte ( tipo risolutiva), ma all'ordinamento romano da fastidio

una situazione di incertezza. Nelle situazioni di incertezza può accadere che ad una persona venga

lasciata per testamento una macchina ma solamente quando si sposerà, in questo frangente può esserci

il problema che chi attualmente ha l'auto ( eredi) la possa deteriorare o usare, quindi si chiederà al

pretore che la macchina venga affidata ad un custode che preservi il suo stato ( cautio).

Quando siamo nella condizione che il negozio è valido, ma non si è ancora realizzato siamo nella fase

della pendenza della condizione ( condicio pendet): se colui che ha predisposto la condizione, h

predisposto un termine temporale allora è più semplice. Quando invece non è specificato un termine

temporale, siamo nella spes: speranza, aspettativa che si avveri la condizione. Avverandosi la

condizione, prende efficacia il negozio. Esempio di muzio scevola: “ Se non salirai mai sul

campidoglio, ti darò cento”. Ma quando?? Lo sapremo nel momento in cui tu morirai. E' una

condizione potestativa ( in capo solo a te) negativa ( che tu non devi fare qualcosa). Questa

condizione è malcostruita in modo poco efficace. Che rimedio potremmo risolvere questa condizione?

Potremmo usare il favor testamentis quando si tratta di lascito in un testamento: nei limiti del

ragionevole dare un'interpretazione benigna e favorevole dell'atto di volontà.

Se invece non ce il testamento Quinto Mucio propone di dare per assodato che tu non ci andrai mai sul

campidoglio, però possiamo fare una cautio mediante stipulatio in cui tu affermi che appena ci andrò,

tu Mucio mi darai i 100: si chiama Cautio Muciana. Con la cautio quindi riusciamo a risolvere questa

controversia.

Da che momento il negozio prende efficacia? Prende efficacia da quando si è concluso il negozio o da

quando si realizza la condizione? Es. Oggi 30 giugno ti vendo la mia vigna se entro il 30 novembre si è

verificato un determinato evento. Il 30 giugno è la data in cui si perfeziona il contratto di

compravendita. A novembre si realizza la cosa e quindi la vendita prende efficacia. Ad agosto ho

raccolto l'uva, ma questa è mia o tua? Dipende dagli effetti del negozio. Se il negozio prende efficacia

nel momento in cui è stato stipulato cioè il 30 giugno allora c'è un effetto, se il negozio prende efficacia

nel momento in cui è stata inserita la condizione cioè il 30 novembre gli effetti sono altri. Se il negozio

prende efficacia nel momento in cui è stato stipulato si dice che il negozio prende effetto ex tunc cioè

da allora. Se invece il negozio prende efficacia nel momento in cui si realizza la condizione si dice che

il negozio prende effetto ex nunc cioè da ora, da oggi. Quindi se il negozio prende efficacia ex tunc ti

vendo tutto ciò che era sul fondo della vigna al 30 giugno, se invece il negozio è ex nunc allora ti vendo

tutto quello che è venuto anche dalla vigna fino al 30 novembre. I giuristi romani classici sono molto

incerti sul punto, Giustiniano invece privilegia la regola del negozio ex tunc ( come avviene ora).

2) Termine: evento certo ma futuro. Mentre la condizione ha l'elemento dell'incertezza, il termine non

ha elemento di incertezza. es. “ domani ti do 100”. Quasi tutti i contratti sono sottoposti a termine, basti

pensare i contratti di locazione.

3) modus ( o onere): è un elemento accidentale del negozio che concerne unicamente gli atti di

liberalità cioè quelli gratuiti. Possono essere ad esempio: testamento o donazione. Si tratta di un

comportamento che il donante/testatore richiede al legato della donazione o del testamento. “ Ti dono

100 con l'onere di costruirmi una statua”. NON ho detto “ ti darò 100 se ….” = al realizzarsi della

condizione è subordinato il negozio. Invece nel modus ( o onere) non ci sono elementi che rendano

inefficaci il negozio che è immediatamente valido: i 100 li hai subito però a tuo carico c'è un onere. In

altri termini il modus è sicuramente più debole della condizione: ciò perchè in caso di condizione il

negozio è subordinato al verificarsi della medesima condizione = quando costruirai la statua, ti darò

100. Nel caso del modus invece i 100 ce li hai subito e poi dovrai costruire questa statua. ( es. modus =

persona fidata). E se poi il beneficiario del modus non realizza l'onere? Il negozio è valido ed efficace e

l'ordinamento non ha strumenti ad hoc per casi del genere. La censura, una delle magistrature romane,

controlla il costume a roma quindi ad esempio se colui che ha in carico l'onere l'ha realizzato.

Altrimenti è un comportamento censurabile.

Il negozio può essere o meno sottoposto a questi tre elementi: condizione, termine, modus. Non tutti i

negozi però sono sotto ponibili ad elementi accidentali del negozio, alcuni atti chiamati atti legittimi (

actus legittimi) non sono passibili di elementi accidentali, ad esempio alla mancipazione o

all'emancipazione. La mancipatio era l'atto in cui io sto zitto con una certa cerimonia e tu dici questa

cosa è mia per diritto dei quiriti: non è tollerabile che venga sottoposta a condizione. O rendere sui iuris

un figlio a condizione, non è tollerabile: l'atto o è efficace o no. Questo per come era la società romana

che non può concepire ad esempio un matrimonio sotto condizione, non è serio.

Teoria dei vizi della volontà: la volontà può essere manifestata espressamente, tacitamente o desunta

da comportamenti, ma è sempre una manifestazione di volontà. La manifestazione di volontà è diretta a

determinati effetti precisi e conosciuti. Per vizio si intende un difetto e i vizi sono i difetti della

manifestazione della volontà che sono poi tra le cause di annullabilità del contratto (ora) o del negozio (

nel diritto romano). Sono 3 i vizi : dolo, violenza, errore.

Per diritto romano questi 3 elementi possono portare all'annullamento del negozio. Sia per il dolo che

per la violenza è fondamentale l'intervento del pretore.

DOLO: dolo deriva da dolus ( i romani chiamano dolus malus) e deriva a sua volta dal greco esca per i

pesci. E' una metafora di un insidia con un inganno. Dolo esprime il concetto di frode, elemento

fraudolento, ed è la stessa concezione che per porre l'insidia è necessaria la volontà. Infatti per dolo si

può anche intendere la volontarietà di compiere un atto illecito. Es. omicidio doloso: chi compie

volontariamente un atto … ** Testo fot. = macchinazione per ingannare qualcuno per trarne beneficio,

pone in essere una struttura che simuli un determinato evento. (Servio). Viene superata da un altro

giurista Labeone: il dolo può essere anche senza macchinazione e senza simulazione. Es. dolo

omissivo: taccio di cose su cui avevo l'obbligo di informarti. Vi può essere anche il caso di simulazioni

che non costituiscano dolo: voglio dare ad un amico povero un po' di soldi. Però non voglio che si

sappia, quindi potrei fare una compravendita che simula una donazione, compro un astuccio per 10000

euro. La maggior parte dei negozi simulati costituiscono atti illeciti, ma non è sempre detto. Altro

esempio: scopro di avere un figlio illegittimo, ma non voglio che gli altri miei figli sappiano.

Predisporrò quindi una serie di negozi simulati affinchè possa dare denaro a questo mio figlio ma non

costituisce atto illecito. Il dolo quindi non necessariamente consiste in una simulazione o

macchinazione. Il dolo quindi viene definito come ogni astuzia, inganno o anche macchinazione

usata per raggirare, condurre in errore o ingannare un altro. Pone l'attenzione sull'elemento

soggettivo fraudolento: ogni astuzia. Il dolo può essere una patologia dei negozi giuridici. es. “ dammi

100 entro domani perchè tuo padre non me li ha mai restituiti ”. ( è una stipulatio, per ius civile ). Il

padre nega e mi accusa di aver tratto il figlio in inganno. Per ius civile questa stipulatio è viziata da

dolo ma siamo comunque obbligati a dare esecuzione alla stipulatio ( dare i 100).

Per ius pretorium ciò è iniquo: vengono quindi escogitate le formule de dolo ( formule attorno al

dolo) che sono due : 1) l'eccezione di dolo 2) l'azione di dolo. ( hanno funzioni completamente

diverse). 1) L'eccezione è lo strumento di difesa del convenuto nel processo. Io non pago i 100, il

creditore ricorre al pretore per ius civile e lì nel processo il pretore mi da un'eccezione di dolo. Nella

formula il pretore dirà: l'intentio è come nella stipulatio “se apparirà che ...” ma aggiunge “ se apparirà

che c'è stato dolo da parte di ….”. Il giudice quindi dopo aver accertato che ci sia stata effettivamente la

stipulatio, verificherà se c'è stato o meno dolo e nel caso in cui ci fosse stato assolverebbe il convenuto.

Perchè l'eccezione funzioni è necessario che tu non abbia adempiuto alla stipulatio, l'eccezione è lo

strumento che difende il convenuto e non si può usare se non nel processo.

Ci può essere un altro caso: dopo aver pagato per stipulatio ci rendiamo conto di essere stati raggirati. A

questo punto noi andiamo dal pretore e possiamo chiedere un'azione di dolo (2) : agisco quindi come

attore per richiedere un risarcimento dei danni. Adesso che ho accertato il dolo voglio un risarcimento

da te convenuto. Agisco quindi successivamente nei confronti dell'autore del dolo.

Mai confondere l'eccezione di dolo ( strumento a difesa del convenuto, con l'eccezione paralizzi

l'azione dell'attore che chiede l'adempimento di un negozi di ius civile) con l'azione di dolo ( agisci in

un momento posteriore al negozio, solo dopo ti rendi conto di essere stato ingannato e in quel momento

agisci contro il dolo per ottenere il risarcimento del danno).

Nella formula in cui il pretore sintetizza la questione giuridica aggiunge “ ex fide bona” “ in buona

fede ” : la buona fede non è una formuletta vuota, ma per buona fede s'intende secondo norme di

correttezza e di lealtà. A questo punto il giudice deve valutare la controversia secondo quanto il pretore

gli dice ma anche secondo buona fede cioè se le parti si sono comportate secondo correttezza e lealtà. Il

dolo non può essere un comportamento leale e corretto. Tutte le volte che il pretore aggiunge ex fide

bona nella formula, allora il giudice deve valutare tale circostanza. Nei giudizi di buona fede quindi

non è più necessario che il convenuto proponga azione o eccezione perchè già il giudice valuterà tale

aspetto. “ La buona fede è contraria al dolo ” quindi va da se che se una parte è in buona fede allora non

si è comportata con dolo. Il richiamo alla buona fede da già il richiamo al giudice di valutare se ce o no

buona fede, se non c'è buona fede c'è dolo. Il giudice quindi non esamina solamente una questione di

fatto, ma entra anche nella capacità di giudizio perchè deve giudicare in che cosa consiste la buona fede

o deve accertare il dolo.

** Fot. Eccezione di dolo testo 4. Questa formula è declinata nel processo, il pretore la scrive davanti

alle parti. Dolo come vizio della volontà del negozio. Dolo visto non solo come passato, ma anche

come presente: il pretore specifica che ci potrebbe essere un dolo anche presente, nella sede

processuale, e questa si chiama eccezione di dolo presente ( o generale). Ha una funzione

completamente diversa rispetto al dolo passato inteso come vizio della volontà. L'eccezione di dolo

presente viene utilizzata dal pretore per bloccare qualsiasi richiesta iniqua delle parti. E' una sorta di

passepartout che viene tirata fuori dal pretore ogni qual volta ha il sospetto di iniquità. es. ho perso la

proprietà di un cavallo perchè tu l'hai trovato e non c'erano segni di riconoscimenti quindi te lo sei

tenuto. Io lo rivendico e quindi te lo ridò. Però tu hai sostenuto delle spese in questo mese in cui l'ho

perso e sono delle spese necessarie alla conservazione del bene (cibo, cure). Si chiamano spese

necessarie perchè chiunque avesse la proprietà avrebbe dovuto farle. Chiedi il rifuso delle spese e io

dico NO secco. Il pretore quindi valuta negativamente la mia situazione perchè comunque avrei dovuto

sostenere queste spese quindi il pretore da l'eccezione di dolo generale e paralizza il mio NO.

Il dolo per i romani non era solo un vizio della volontà, ma anche uno strumento per paralizzare

un'azione di una parte da parte del pretore. L'eccezione di dolo generale non è inserita nel nostro

ordinamento giuridico, tuttavia la Cassazione l'ha ripresa dal punto di vista giurisprudenziale.

Oltre al dolo esiste un altro vizio della volontà che si chiama VIOLENZA ( VIS) : la prima cosa che si

pensa è la violenza fisica : es. asta pubblica in cui io alzo a forza un tuo braccio per farti ottenere

quell'asta a quel prezzo. Esempio di scuola banale senza manifestazione di volontà (attuale) ma

nell'ordinamento romano era più che altro una violenza morale: violenza che agisce sul tuo aspetto

volitivo e ti costringe ad aderire o formulare un negozio che altrimenti non avresti fatto. La violenza

consiste in una minaccia di un male ingiusto e notevole. Per essere un male ingiusto deve essere un

contra ius cioè contro l'ordinamento oppure essere contro i buoni costumi che non tollerano questo

male. Deve anche essere notevole cioè deve impressionare l'uomo costante e ragionevole ( equilibrato).

( se viene uno che ti dice dammi il quadro o ti faccio bu non è notevole!!). Il male deve impressionare

una persona ragionevole = es. minaccia della tua incolumità personale. La violenza è più grave del

dolo.** fot. Eccezione metus causa ( violenza). Come formula è molto simile all'eccezione di dolo, ma

vi sono 2 differenze: 1) non ce il fiat ( violenza presente), ipotesi irrealistica che davanti al pretore una

parte minacci l'altra apertamente 2) manca il nome dell'attore. Non l'ha scritto apposta perchè

contempla anche la possibile violenza di terzi. Se avesse scritto il nome allora il giudice doveva

valutare solamente se l'attore abbia o meno commesso violenza e non magari se Caio incaricato

dall'attore abbia commesso violenza contro il convenuto. Nella prassi infatti la violenza non viene

esercitata dalla parte negoziale, ma un terzo che sicuramente è in contatto con una parte.

L'eccezione di violenza ( quod metus causa) viene data dal pretore quando una parte prima di

ottemperare ad un istituto di ius civile ( es. stipulatio o mancipatio ecc.. ) si accorge di aver subito

violenza. Nel caso in cui hai già adempiuto all'istituto di ius civile e solamente dopo ti accorgi di aver

subito violenza allora dovrai agire con l'azione di violenza ( actio quod metus causa): tu come attore

agirai in processo chiamando la parte negoziale che ha compiuto violenza.

Il meccanismo della violenza è pressochè identico a livello di operatività a quello di dolo. Mentre

quello di dolo mira integralmente ad una pena che corrisponde un risarcimento del danno,

l'ordinamento romano punisce molto più pesantemente con una pena penale ( NON in senso moderno,

è sempre un illecito civile) che mira ad ottenere al quadruplo dell'oggetto negoziale. Es. ho emancipato

un fondo che valeva cento, attraverso l'azione penale quo metus causa posso ottenere fino a 400.

Quindi c'è l'idea di una sanzione di tipo pecuniario. Attenzione però il negozio resta valido. Il pretore al

posto di a concedere l'azione di violenza può concede anche un'altro istituto “restitutio in integrum”

solo in caso di violenza: il pretore una volta che ha accertato la violenza, annulla ( come se non fosse

mai esistito ) l'atto che è stato fonte di violenza. Questa restitutio in integrum può essere concessa

quando il negozio è già stato consumato e fa si che tutto ciò che è avvenuto tramite questo negozio non

fosse mai esistito. Es. schiavo mancipato da santucci in favore di tizio. Santucci si rende conto dopo

che tizio ha usato violenza nei suoi confronti. A questo punto se il pretore concede l'actio quod metus

causa tizio può essere condannato fino a 4 volte l'oggetto del negozio, ma lo schiavo resta a tizio e non

ritorna a santucci. Quindi il negozio resta valido. Se invece il pretore concede la restitutio in integrum,

il negozio è come se non ci fosse mai stato e quindi lo schiavo ritorna nella proprietà di santucci, viene

annullato il negozio e si torna alla situazione precedente al negozio stesso.

Ma quando il pretore concede l'actio quod metus causa e quando la restitutio in integrum?

Su questo punto le fonti sono discordi, le interpretazioni sono state molto diverse e quindi non

possiamo dedurre in modo certo la ragione.

Anche in caso di violenza se il pretore inserisce all'interno della formula “ex fide bona” non è

necessario proporre eccezione o azione perchè già il giudice privato dovrà valutare se c'è stata buona

fede e non c'è stata significa che c'è stato dolo o violenza.

3 vizio della volontà : ERRORE = trova la sua invenzione non attraverso il pretore, ma attraverso i

giuristi e le costituzioni imperiali. L'errore è una falsa rappresentazione della realtà che può avere delle

conseguenze in termini di accertamento della volontà di chi compie il negozio. Nel diritto romano non

è chiaro esattamente come l'errore si possa realizzare; nel diritto privato italiano l'errore può essere

motivo o ostativo. Errore motivo: è l'errore che cade nel momento in cui si forma la volontà. Cioè c'è

una falsa rappresentazione della realtà nel momento in cui formo la mia volontà. es. ti vendo la

bicicletta rossa che è sempre stata in giardino. La mia visione della bicicletta potrebbe essere falsata.

Errore ostativo: la volontà di è formata correttamente, ma viene comunicata in modo erroneo. es. ti

vendo la bicicletta rossa ma nell'sms che ti ho mandato ti offro 1000, in realtà volevo offrirti 100, ma

ho aggiunto uno 0 in più.

Ci sono errori che vertono su elementi giuridici ed altri che vertono su questioni di fatto. Es. ti do una

bici in deposito ma tu non pensavi che non potessi usarla e la usi, ma non puoi invocare il fatto che non

conoscevi la figura giuridica del deposito, l'ignorantia iuris non excusat: non potrai mai far valere

che eri ignorante ( non conoscere) del diritto. L'ordinamento non tollera che si ignori il diritto. ( errori

su elementi giuridici). Ci possono però essere anche errori su questioni di fatto: es. errore ostativo, hai

scritto 1000 e non 100. Viene preso in considerazione quando è un errore notevole ed è un errore

scusabile. E' un errore di cui le parti ragionevolmente evidenziano che tutti potevamo caderci. es.

mando sms con scritto 110 al posto di 100, è un errore notevole e scusabile ? NO. Se scrivo 1000 o

10000 è chiaro che il prezzo è falsato e quindi è riconoscibile che il compratore in buona fede compri

una bici che vale 100 a 1000. Di volta in volta va applicato al caso concreto. Gli errori rilevanti per i

romani sono quelli essenziali: gli errori che vertono su un elemento essenziale di quel negozio tipico.

es. negozio di compravendita, un errore essenziale può essere ad esempio un errore sulla quantità di

merce venduta o sul prezzo. Oppure se sbaglio il nome in una mancipazione; questo è un errore

essenziale del negozio della mancipazione.

Quali sono i rimedi all'errore? I giuristi suggeriscono al pretore un'eccezione, ma ci sono anche

provvedimenti di costituzione imperiale che prevedono rimedi per l'errore essenziale e scusabile.

Mentre nel dolo e nella violenza c'è un comportamento che l'ordinamento tende a reprimere, l'errore

invece è commesso in “buona fede”.

Una volta accertato il dolo o la violenza, in entrambi i casi, c'è un meccanismo sanzionatorio nei

confronti del responsabile a livello penale ( sanzione civile). Nell'errore invece non c'è un meccanismo

sanzionatorio.

Interpretazione del negozio giuridico: quando discutiamo su un negozio giuridico o anche su un atto,

questo ha un contenuto che è oggetto di interpretazione. Il negozio va interpretato cioè va riconosciuto

e identificato nei suoi elementi giuridicamente rilevanti e per questo vi sono delle regole interpretative

che si pongono nei negozi giuridici: ad es nei negozi di fine vita es. testamento, l'idea è quella del favor

testamentis : idea di favoreggiare la volontà del testatore = sia concessa la libertà al mio cuoco caio,

ma il cuoco si chiama tizio e caio invece è il giardiniere. Chi libero? Il giurista suggerisce che

comunque il cuoco c'è e quindi va liberato. L'idea del favor testamenti è un'interpretazione benigna ed a

favore della volontà del testatore. Oltre al favor testamenti c'è anche il favor libertatis: favoreggiare la

libertà a coloro che non c'è l'hanno. In tutti i casi si deve ricercare la volontà effettiva delle parti.

2 PERIODO

Diritto delle cose (res)

Dopo il diritto delle persone Gaio inizia a parlare del diritto delle cose cioè sia nei diritti reali/materiali

( res que tangi possunt: le cose che si possono toccare) sia dei diritti irreali/immateriali ( res que tangi

non possunt). E' una distinzione giusta, ma non ci interessa. Ad. Diritto su eredità è immateriale, diritto

su questo codice invece è materiale. Per res si intendono beni che possono formare oggetti di diritto

( ex. art. 810 c.c.). I romani classificano le cose: 1) cose che possono essere nel nostro patrimonio o

cose in commercio ( non sono i nostri denari o oggetti, ma le cose possono essere oggetto di diritto

privato es. casa, bene, servo, bici) 2) cose che sono extra patrimonium / commercium : cose su cui non

si può avere un diritto di proprietà o di usufrutto, cose che hanno un vincolo sacrale ( es. res divini

iuris). Una cosa sacra non può essere oggetto di commercio.

Le cose pubbliche ( cioè le cose del popolo = stato ) non possono essere oggetto di commercio: es.

strade, ponti, piazze. L'odierno demanio pubblico. Le cose di tutti ( res communes omnium) sono le

cose comuni a tutti cioè acqua, aria ecc..

Distinzioni tra cose mancipi e cose non mancipi ( res mancipi et res nec mancipi) tipica dello ius

civile: mancipi deriva da mancipio = stato di soggezione.

Le cose mancipi sono poche e sono innanzitutto 1) i servi, 2) gli animali che possono essere utili al

traino o cavalcati ( animali da traino o da soma) es. cammelli sono cose mancipi o no? NO! Il

cammello era molto utile ai romani, in alcune regioni svolge anche le funzioni di traino ma non a Roma

e lo ius civile è molto pignolo sotto questo questo punto di vista. 3) fondi agricoli o urbani purchè su

suolo italico. 4) alcune servitù prediali, diritti reali, servitù con cui un soggetto può accedere al proprio

fondo tramite un fondo altrui oppure accedere ad una fonte d'acqua altrui chiamate rispettivamente

servitù di passaggio e servitù di acquedotto. Caso classico: fondo che non ha accesso diretto sulla via

pubblica e quindi per potervi accedere ha una servitù di passaggio su un fondo altrui, ragioni di utilità

pubblica. Stessa cosa per quanto riguarda il diritto di acquedotto: sono le vie di acquedotto che passano

su un fondo di un altro per raggiungere il mio fondo, sono sempre ragioni di utilità pubbliche. L'odierne

linee elettriche, anche queste sono servitù.

Tutto ciò che non è compreso nelle cose mancipi sono cose non mancipi. E' una distinzione già

presente dall'antichità che viene consolidata nella legge delle 12 tavole. Prima distinzione tra beni come

l'odierna distinzione tra beni mobili e beni immobili ( più importanti). Per Gaio le cose mancipi sono

quelle più preziose nel periodo agricolo-pastorale romano, quindi i servi, gli animali, i fondi, le servitù:

è una visione principalmente agricola.

Distinzione tra beni consumabili ed inconsumabili: i consumabili sono i beni che per esercitare la loro

utilità di bene ( cioè di utile) devono essere consumati. Es. la pecunia ( il denaro) svolge la sua utilità

esclusivamente quando viene consumato. Un bene inconsumabile si può solo deteriorare, ma svolgono

la loro funzione apposta per non essere consumati.

CATEGORIA DEI DIRITTI REALI

Il diritto romano non concepisce una categoria dei diritti reali perchè la conosce solo a livello

processuale e vengono chiamate actiones in rem : azioni sulla cosa. Si distinguono le azioni in rem

dalle azioni in personam che è l'azione invece che corrisponde a livello sostanziale al diritto di credito.

I romani contrappongono i diritti reali ai diritti di credito a livello processuale. ** fot diriti reali

Quando pretendo qualche cosa o affermo che mi compete qualche cosa è un'azione in rem perchè è

un'azione che afferma un principio giuridico. Quando invece c'è un'azione personale cioè che tutela un

diritto di credito, è personale l'azione con cui agiamo contro qualcuno che ci è obbligato per contratto o

per delitto ossia quando pretendiamo doversi dare o fare o garantire. Quando agiamo con un'azione

personale agiamo sempre nei confronti di qualcuno ovvero abbiamo necessità della cooperazione di

qualcuno che è nostro debitore e che ci deve dare o fare qualche cosa. Nell' azione in rem (reale) posso

quindi citare tutti coloro che hanno il mio bene e quindi cito erga omnes cioè rivolta verso chiunque.

Mentre nel caso di un'azione personale il diritto si realizza unicamente con la cooperazione del debitore

ed quindi solo verso Tizio, e non verso tutti. Se tizio non paga non puoi far rivalere il tuo diritto erga

omnes. E' certamente più efficace la tutela di un diritto reale perchè la puoi esercitare verso tutti.

I diritti reali vengono suddivisi in: diritti reali principali che è il dominium ( proprietà), signore dei

diritti reali e diritti reali minori ( iura in re aliena) cioè diritti sulla cosa altrui: es sulla proprietà di un

altro, percepisco i frutti. I diritti reali minori si suddividono in diritti di godimento ( permettono un

godimento di una porzione altri e possono essere più o meno esteso) e diritti di garanzia.

Il dominium cioè la proprietà era un istituto che non veniva definito dal diritto romano, ma lo davano

per scontato ed prassi per costume e tradizione. Si identifica pienamente con l'art 832 del c.c. odierno.

Per dominium s'intende signoria sulla cosa, cioè colui che può fare tutto ciò che vuole sulla cosa, con i

limiti posti dall' utilitas pubblica cioè esigenze di carattere generale.

Il proprietario ha tre diritti principalmente :

1) ius utendi: diritto di utilizzare la cosa, diritto di usare( termini fisici e materiali) della cosa

2) ius fruendi: percepire i frutti della cosa, godere dei frutti

3) ius abutendi: da abutor cioè usare/abusare ==> idea della disponibilità giuridica del bene. Ad

es. posso distruggere il bene

Ci sono anche dei limiti all'esercizio di proprietà:

− limiti pubblici: hanno a tutela l'utilitas pubblica ==> conservazione del territorio, ad esempio

viene imposto un ambitus alle case in modo che ci sia un determinato colore per le pareti

esterne o per il tetto ovvero una distanza da un edificio all'altro.

Uccidere uno schiavo arreca danno all'intera società perchè lo schiavo era un bene di tutta la società.

Es. art 42 cost. ==> proprietà privata è tutelata e garantita dallo stato per garantirne la funzionalità

sociale: idea della funzione sociale ( devi esercitare il tuo diritto di proprietà anche verso la collettività,

non c'è egoismo giuridico) che è diversa dalla concezione borghese ( proprietà diritto inviolabile e

sacro, puro egoismo giuridico).

E nel diritto romano la proprietà aveva una funzione sociale oppure una funzione egoistica?

In diritto romano, come tradizione, la proprietà era un diritto sacro e inviolabile, di tipo egoistico.

In realtà però c'è sempre stata una forte connessione tra interesse pubblico e proprietà privata,

certamente i limiti pubblici e sociali erano evidenti e forti.

Modi di acquisto della proprietà ==> il diritto romano distingue i modi di acquisto della proprietà per

ius civile ( solo del diritto romano) e per ius gentium (non solo nell'ordimento giuridico romano ma

anche in altri ordinamenti).

Altra divisione fondamentale riguarda gli acquisiti a titolo originario e gli acquisti a titolo derivativo.

A titolo originario significa che per la prima volta in capo a quel soggetto rispetto a quella cosa si

forma un diritto di proprietà ==> es. un mio albero fa un frutto, quel frutto diventa mio. Oppure trovo

una res nullius ...

A titolo derivativo significa che si trasmette un diritto di proprietà già esistente ( mancipazione).

Esempio: tizio è proprietario di un edificio con terreno e caio di un altro vicino, sull'edificio di tizio

grava una servitù di passaggio di caio per accedere alla strada, quindi tizio tollera che caio passi

attraverso la mia proprietà per accedere alla strada. Quindi il diritto di proprietà di tizio è gravato di una

servitù di passaggio a favore di caio. Quando Tizio mancipa il suo fondo a sempronio, egli lo acquista

con tutti i diritti e gli oneri, quindi anche con la servitù di passaggio di caio. I romani dicevano “

nessuno può trasferire un diritto di proprietà maggiore rispetto a quello che egli ha” ==> Acquisto a

titolo DERIVATIVO.

Se invece tizio costruisce un edificio da un fondo per la prima volta, e quindi per la prima volta si è

formato il diritto ad un bene, non condizionata da eventi precedenti si ha un acquisto a titolo

ORIGINARIO.

1) A titolo derivativo: mancipazione e in iure cessio. Per ius civile la mancipazione trasferisce

esclusivamente res mancipi. E la res non mancipi come si trasferisce? Con un atto semplice che si

chiama traditio: cioè consegna ( da tradere). Acquisto a titolo derivativo di res non mancipi. Di se e

per se la traditio è un negozio astratto a causa multipla ==> affinchè io trasferisca la proprietà di una

res non mancipi attraverso traditio, non solo devo essere proprietario del bene ma ci deve essere anche

una iusta causa traditionis (giusta causa di consegna), cioè una causa negoziale idonea a un passaggio

di proprietà dall'uno all'atro.

Requisito: “iusta causa” e legittimazione a monte del proprietario. Affinchè avvenga la traditio bisogna

che ci sia una iusta causa cioè una causa idonea al trasferimento di proprietà. Ad esempio se ti do una

cosa in comodato, NON te la voglio vendere e quindi non può avvenire la traditio. Se invece la voglio

vendere o dare in dote allore c'è la iusta causa.

Traditio:

ipotesi particolari: 1) la traditio diventa spiritualizzata e quindi non necessita di atto materiale. Es.

trasferimento di proprietà di una macchina, non è necessario tutti i beni di un bene complesso ( es.

autoradio, ruota di scorta ecc..), ma si consegna il bene complesso intero. 2) traditio brevi manu: si

finge che la traditio sia avvenuta, ma in realtà non è avvenuta. 3) cose non mancipi in corporali: es.

diritto di usufrutto, non è una cosa mancipi, è una cosa incorporale perchè poter usare e fruire di un

bene altrui potrei trasferirla mediante la traditio ma come faccio a consegnare una res che non c'è ( tipo

libro, penna) ? A questo punto non si può fare una traditio e come faccio? In questo caso

inevitabilmente dobbiamo pensare ad altri atti: in iure cessio ( cessione in tribunale). Perchè in iure

cessio e non la mancipatio? Questo discorso va inteso in base al rito prescelto. La mancipatio è un atto

formale rigido e fortemente tipizzato ( può solo trasferire la proprietà), la cessione in tribunale invece

avviene in sede di tribunale e il formulario è più elastico. Per la sua elasticità è lo strumento idoneo a

trasferire cose non mancipi in corporali.

Riassunto: Mancipatio: trasferire cose mancipi

Traditio: cose mancipi non corporali

In iure cessio: cose non mancipi in corporali.

Come si acquista la proprietà a titolo originario ( modo d'acquisto in cui per la prima volta una res

soggiace ad un proprietario).

Secondo lo ius gentium è sicuramente l'occupazione: modo d'acquisto del possesso e della proprietà

insieme. Si può occupare la res nullius cioè la cosa di nessuno. Si può occupare anche la res derelicta

cioè una cosa abbandonata volontariamente.

Accessioni: una cosa accede ad un'altra. Cioè una cosa che si unisce ad un'altra, il problema è che le

cose appartengono a proprietari diversi. Spostamento di un bene da un fondo ad un altro ( per il

principio di vis attractiva tutto ciò che è nel fondo di tizio appartiene a tizio).

Edificazione: es. io sono proprietario di un fondo e costruisco un edificio nel mio terreno con il tuo

materiale. 1) “Superficiae solo cedet” ==> tutto ciò che sta sulla parte visibile del fondo è di chi ha la

proprietà del fondo, quindi anche l'edificio anche se costruito con materiale altrui, c'è una vis

attractiva. Il diritto di proprietà del materiale entra in quiescenza: riposa, rimane proprietario dei

materiali perchè quei materiali potranno essere di nuovo di sua proprietà ( es. l'edificio va in rovina).

2) il proprietario dei materiale costruisce su un fondo di non sua proprietà ==> entra in azione la “ ex

fide bona” . Se agisco in mala fede sapendo che il fondo non è di mia proprietà allora vale la

“superficiae solo cedet” e perdo la proprietà del materiale. Se invece agisco in buona fede non sapendo

che il fondo è di proprietà altrui, ma penso che sia mia allora vale sempre “superficiea solo cedet” ma

rimane la proprietà in quiescenza dei materiali.

Specificazione: se da un materiale altrui realizzo un nuovo oggetto di chi è la proprietà? Di chi ha

compiuto il manufatto o del proprietario del materiale? Bisogna attribuire la proprietà poiché la

comproprietà non è mai accettata. La soluzione è controversa e vede opporsi i Sabiniani e i Proculiani.

Secondo i Sabiniani la proprietà era in capo a chi è proprietario del materiale. Visione legata al diritto

di proprietà. I Proculiani invece attribuivano la proprietà dell'oggetto all'artefice. Davano valore

maggiore all'artefice. Il giurista Paolo trova una soluzione intermedia poi adattata da Giustinano: se il

bene ultimo può tornare allo stato originario, il proprietario è colui che aveva la proprietà del materiale;

se non può tornare allo stato originario la proprietà è dell'artefice.

Confusione: determinata da unione volontaria o no di materiale di diversi proprietari ==> in un'unità

c'è il bene dei diversi proprietari quindi c'è comproprietà per quote, in base a quanto del tuo materiale

c'è nell'unità.

USUCAPIONE

Modo di acquistare un bene attraverso il suo uso, è un istituto di ius civile già presente nelle 12 tavole.

Bene che non è necessariamente una res nullius o relicta, ma può anche essere in proprietà di un altro

che se ne disinteressa. Trascorso un determinato tempo e con certi requisiti chi usa il bene altrui ne

diventa proprietario. E' necessario per dare certezza al rapporto giuridico.

Requisiti:

• ci vuole disponibilità materiale del bene da parte del soggetto uti dominus: comportarsi sul bene

come se si fosse proprietari.

• Stato di buona fede: la buona fede deve essere iniziale, non importa se poi viene meno durante

l'usufrutto.

• Tempo necessario che deve intercorrere perchè si realizzi l'usucapione: - cose mobili 1 anno, -

cose immobili 2 anni. Il tempo deve essere continuativo.

• Non tutte le cose possono essere usucapibili, solole res habilis

• iusta causa usucapionis ==> se sto utilizzando un bene a titolo di dote, donazione o res

derelicta.

Per i giuristi romani quando si trattava di una cosa mancipi, la semplice occupazione non era titolo

idonea per acquistare direttamente la proprietà, ma necessita anche dell'occupazione.

Nel diritto romano la compravendita non trasferisce direttamente la proprietà, ma necessitiamo di un

atto formale come la traditio o la mancipatio o in iure cessio. L'usucapione serve per dare certezza o

anche in caso di traditio. Altro tipo è l'usucapio pro erede: usucapione in malafede che un soggetto

attua di uno o più bene ereditari stante l'inerzia dell'erede ad accettare.

Come si difende la proprietà?

In antichità si difendeva con la rem in actio sacramentum, ora nel processo formulare si chiama azione

di rivendita ( vindicatio rei). Nella formula (* vedi fot diritti reali) del pretore oltre all'intentio

troviamo anche una clausola arbitrale: giudizio arbitrale della restituzione. La condanna può essere solo

in termini pecuniari ( somma di denaro), NON avviene al restituzione della cosa. Se però il convenuto

decide di resistere non consegnando la cosa, il valore del bene viene definito dall'attore con

giuramento. E in questo valore l'attore può stimarlo come meglio desidera ( litis estimatio) e il

convenuto deve pagare. Quindi, colui che si esponeva a non restituire l'oggetto, era conscio che doveva

pagare molto. Il pagamento della litis contestatio diventa un modo di acquisto a titolo derivativo.

Legittimato attivo: colui che è proprietario di una cosa e deve dimostrare che l'ha acquistata con titolo

e modo legittimo, e che quando me l'ha ceduta era realmente proprietario. Probatio diabolica: si

risolve con usucapione ( ti dico che io quel bene lo posseggo a titolo continuativo da un anno), e serve

per ovviare all'onere della prova dell'attore.

Legittima passivo: colui che sta esercitando il possesso del bene cioè ha relazione con la cosa con

l'animo di esserne proprietario.

L'azione di rivendica segue la proprietà del bene. ES. In buona fede e poi in mala fede ho una cosa tua,

non te la voglio ridare, ma non voglio fare il legittimato passivo; un mio amico può fare lui da

legittimato passivo nella rivendica passivaa in mala fede. Quando c'è la restituzione, io non la do

perchè non la posseggo e nel frattempo può essere passato il tempo necessario per l'usucapione, se non

è passato chi ha il finto possesso paga il valore della cosa.

Restituire la cosa (restituere): si deve rimettere il proprietario nella condizione economica in cui era

prima che fossi entrato in possesso del bene e lui l'avesse perso.

Le spese ( il convenuto può eccepire alcune spese che ha compiuto per la conservazione della cosa)

possono essere : - necessarie: essenziali alla restituzione del beneficiario

− utili: mirano ad un aumento del valore della cosa, non sono necessarie.

− Voluttuarie: sono determinate dal capriccio soggettivo di chi in quel momento ha erogato la

spesa.

Al possessore in buona fede vengono riconosciute le spese necessarie e utili. E se non mi sono

riconosciute chiedo un'eccezione di dolo generale.

Al possessore in mala fede non vengono riconosciute spese: c'è iniquità, le spese necessarie le devo

fare comunque perciò Giustiniano le riconosce.

I frutti che il bene ha prodotto durante il possesso in buona fede o in mala fede del convenuto, vanno

restituiti nel processo di rivendica? Mala fede: sempre restituire i frutti. Buona fede: non sapeva di

possedere cosa altrui, lo sa in giudizio; i frutti percepiti fino alla litis contestatio sono del possessore in

buona fede, dopo se il convenuto soccombe vanno restituiti.

Rivendica: la uso quando ho perso il possesso del bene.

Azione negatoria: il proprietario di un bene nega un diritto reale minore altrui sulla propria cosa.

Scheda 4: nell'intentio N. che è titolare del diritto di usufrutto cosa che non facevo nella rivendica che è

erga omnes non è necessario nominare il convenuto. Io non ho perso il possesso del bene.

Proprietà pretoria: nel diritto romano ci sono più forme di proprietà. Se dopo una compravendita,

passato un mese, rivendico la cosa oggetto della compravendita, anche se l'avevo venduta, posso

riprenderne la proprietà in buona fede. Il pretore, però, vista la palese ingiustizia, offre un'eccezione di

dolo generale o eccezione di cosa venduta e consegnata. Colui che ha acquistato il bene può quindi

paralizzare l'azione dell'attore. Quindi usucapendo il bene ne diventi proprietario. Questa situazione

viene chiamata proprietà pretoria.

Altro caso riguarda la res mancipi che scappa o viene rapita da un terzo. L'acquirente cosa può fare?

Deve muoversi in fretta perchè un terzo potrebbe usucapirlo. Quindi il pretore concede un'azione

pubbliciana: creata dal pretore Publicio. Il pretore fa una fictio iuris cioè fa un falso: finge che lo

schiavo sia stato usucapito e quindi l'acquirente lo può rivendicare. Il pretore quindi, falsando il tempo,

concede al proprietario in bonis di esercitare un'azione per rivendicare un bene.

Ultimo caso: tizio consegna un bene mancipi tramite un istituto di diritto civile, ma tizio non è

proprietario del bene. Si tratta quindi di un acquisto non domi : l'acquirente presume che il venditore sia

proprietario, ma invece non lo è. L'atto quindi non è valido. L'acquirente però l'ha acquistato in buona

fede pagando un prezzo. Abbiamo il rimedio dell'usucapione, ma ci vuole tempo. Anche in questo caso

il pretore ci concede l'actio publiciana: verrà concessa tutte le volte che viene esperita nei confronti di

un terzo qualunque estraneo dai rapporti (NO il vero proprietario che può esperire un'azione di giusto

dominio).

COMPROPRIETA'

Su una res più soggetti esercitano lo stesso diritto di proprietà. Tutti erano proprietari del tutto.

1) La consortium erctum non cito è un istituzione riportata da gaio.

Si forma soprattutto a livello ereditario: il de cuius muore senza aver fatto testamento e quindi si apre

una successione ereditaria che vede coinvolti più soggetti. Comunione di proprietà non divisa. Alla

morte del pater familias i figli ricevono in comunione l'eredità e devono gestire il patrimonio comune:

proprietà plurima. E' una comunione dove tutti era proprietari di tutto, non c'è l'idea delle quote

poiché ciascun consor ha proprietà sull'intero asse ereditario. Es. : se io alieno o manometto uno

schiavo, questo atto è valido perchè tutti possono fare tutto su tutto; è l'idea di consortium.

2) Proprietà plurima integrale: Questo poteva anche essere un consortium volontarium ==> i

cittadini volontariamente erano tra di loro un consortium tramite un actio legis pretorum. Questo

officio muore da solo perchè non adatto ai bisogni dei romani.

3) Communium con dominum: proprietà plurima parziale, ciascuno è propritario di quel bene per una

quota. Es: io sono proprietario di un appartamento di 1/6 della situazione comune di un condominio,

quindi ho la disponibilità di tutte le parti comuni, ma la disponibilità giuridica è di 1/6.

Problema: se noi siamo comproprietari di un fondo agricolo e ne rinuncio al mio diritto di proprietà e

questa mia quota diventa res nullius: ciò non è accettato dal diritto e si crea uno ius adcrescendi ==> si

accresce la quota proporzionalmente degli altri.

Come si forma la comproprietà?

• a titolo ereditario in assenza di testamento

• incidentale o forzosa: es. condominio ==> sono proprietario del mio appartamento, ma condomino

delle parti in comune.

• volontaria: es. contratto di società

Tuttavia, l'ordinamento vede con sfavore la comunione poiché essa tende a limitare la circolazione del

bene e spesso si creano problemi nella comunione.

L'ordinamento ha concepito delle azioni processuali per sciogliere la comunione:

• actio communi dividundo: azioni per comunione volontaria e incidentale

• actio familiae erciscunde: comunione ereditaria. Scopo: dare proprietà condivisa, passa a individuale

==> non c'è un attore e un convenuto in senso stretto, sono entrambi attori e c'è assenza di condemnatio

ma c'è adiudicatio. La condemnatio ci può essere se entrambi gli eredi vogliono ad esempio un cavallo,

un erede lo tiene e da all'altro il valore della metà del cavallo.

Con intentio si intende il volere la divisione del bene. Con abudicatio si intende che ti do il cavallo.

Mentre con condemnatio si intende che chi ha il cavallo è condannato a pagare la somma entro una

certa taxatio (metà del cavallo) all'altro.

IL POSSESSO

La proprietà e il possesso sono due cose diverse, la proprietà è un diritto mentre il possesso è una

situazione di fatto.

Il possesso è una situazione materiale in cui un soggetto ha un rapporto materiale con la cosa ed ha

l'animus possidendi cioè ritenere che quella cosa che stiamo possedendo sia nostra.

Se io possiedo una cosa, non è detto che sia di mia proprietà, mentre ci ha la proprietà, possiede.

Difesa del possesso: gli antichi romani difendevano il possesso perchè “ne cives ad arma ruant” ==>

fino a prova contraria colui il quale possiede un bene, ne è anche proprietario; garanzia di pace sociale.

Il pretore concede provvedimenti d'urgenza, fuori dal processo con cui il difende il possesso: chi lo

perde, può recuperarlo. Es. tu possiedi un bene che io ho perso e ne sono proprietario. Se non faccio

un'azione di rivendica, riprendo il bene in modo occulto e violento; il pretore protegge te possessore,

non proprietario. E' protetto unicamente il possesso, non la proprietà. Poi si andrà a processo.

Processo mediato: io vengo in possesso di una cosa che ho trovato, poi la do a un terzo. La cosa

rimana a me, perdo il corpus possessionis ( detenzione materiale), ma mantengo l'animus possidendi.

La detenzione materiale è verso un terzo, ma il possesso è mio: il terzo riconosce che il possesso è tuo,

sa che la titolarietà del bene è tua, il terzo ha solo il corpus possessionis.

Quindi possesso ≠ proprietà ≠ naturalis possessio

DIRITTI REALI MINORI DI GODIMENTO

Si dicono minori rispetto al diritto di proprietà.

Usufrutto: diritto di usare e percepire i frutti di una cosa di altrui proprietà, senza modificarne la

destinazione economica. Tu hai la cosa in proprietà, io ho il diritto di usarla e percepirne i frutti, tu che

hai la proprietà sei nudo proprietario, non puoi farne niente. Istituto nato dal cavere dei giuristi

romani, nell'mabito del diritto formulare ed ereditario. Nel caso di un matrimonio sine manu non c'

rapporto giuridico tra il marito e la moglie, quindi se il pater familias (marito) muore, questa non è

erede perchè non c'è rapporto giuridico. Se fa testamento c'è il pericolo di mettere a rischio il legame

agnatizio futuro dei figli, perciò eredi saranno i figli, ma il diritto di uso e di percepire i frutti

spetteranno alla moglie. L'usufrutto nasce come un diritto personale ed in trasmissibile: quando la

madre muore non trasmette uti et frui ( diritto d'uso e di percepirne i frutti), ma ora i figli diventano

proprietari completi, non sono più nudi proprietari ma pieni. Il diritto di usufrutto è quindi legato alla

persona usufruttuaria del bene, una volta morta l'usufrutto torna al nudo proprietario.

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Il diritto di usufrutto è personale perché è legato alla persona fisica dell'usufruttuario, nel momento

della sua morte l'usufrutto cessa. Nel momento in cui l'usufrutto cessa, l'usufrutto ritorna al nudo

proprietario. Ci possono essere anche degli accordi tra usufruttuario e proprietario per una diversa

scelta temporale. L'usufrutto è concesso alle persone giuridiche? Se l'usufrutto è concesso ad una

persona giuridica, questa non muore e quindi l'usufrutto tende ad essere perpetuo ==> ciò non viene

accettato dall'ordinamento che stabilisce come periodo massimo di usufrutto 100 anni..

Il problema dell'usufrutto è che il nudo proprietario si trova privato dell'uso del bene e dei frutti,

sapendo però che ad un certo punto gli ritornerà ma non sa come l'usufruttuario usa il bene e cosa ne fa

dei frutti. Problema che il pretore scorge subito e tenta di trovare una soluzione stragiudiziale con una

sponsio: il pretore chiede all'usufruttuario quando riceve l'usufrutto di promettere mediante sponsio (

cautio fruttuaria) che impone all' usufruttuario di restituire al termine dell'usufrutto ciò che ha e

impone all' usufruttuario di percepire i frutti arbitratu boni viri ( secondo correttezza).

Come si può creare il diritto di usufrutto?

1) per via testamentaria attraverso un legato che è in grado di trasferire diritti reali.

2) Atti tra vivi : NO traditio o mancipatio ( perchè in mancipi), SI in iure cessio.

Come si estingue?

1) morte dell' usufruttuario = responsabile della cautio sarà l'erede

2) consolidazione: quando una stessa persona diventa nudo proprietario e usufruttuario insieme.

3) scadenza del termine dell'usufrutto

Quasi usufrutto: istituto simile all'usufrutto creato dal Senato che riguarda beni consumabili ( es.

denaro). Con l'usufrutto il denaro non potrebbe essere speso/consumato perchè dovresti restituire gli

stessi. Il quasi usufrutto sana questa situazione imponendo che alla fine del termine pattuito venga

ridato il bene consumabile della stessa qualità e specie.

Diritto d'uso: diritto che permette al titolare di esso (usuario) di utilizzare il bene ricevuto per i suoi

bisogni personali o per la sua famiglia. Es ho dei pomodori e li posso usare come mio cibo o della mia

famiglia, non per commerciali. Oppure una casa che ha il nudo proprietario e un soggetto con diritto

d'uso cioè egli può viverci anche con familiari, ma non può affittarla. ( abitatio)

Diritto delle servitù prediali( servitù legate ai fondi): la servitù è tecnicamente un diritto dei fondi

( iura prediorum) ed è indipendente dal proprietario. La servitù è un peso imposto da un fondo ( fondo

dominante) nei confronti di un altro fondo ( fondo servente). Un fondo che non accede alla via pubblica

si dice fondo intercluso e per poter accedervi deve attraversare un altro fondo. Il fondo dominante

chiede al fondo servente un passaggio e il fondo servente deve sopportare il passaggio. Possono però

nascere delle tensioni, per questo vengono perfezionate delle regole:

1) una servitù non consiste mai in una azione attiva, non si può mai imporre al fondo servente

un'attività fisica attiva ma deve solo sopportare (pati) o non facere (non fare) [tollerare]

2) fondo servente e fondo dominante devono appartenere a proprietari diversi

3) nell'uso della servitù deve essere civiliter: il titolare del fondo dominante deve usare la servitù

nel modo meno gravoso possibile per il fondo servente ( Celso).

Le servitù vengono divise in servitù rustiche( acquedotto, servitù di passaggio: iter (passaggio a

piedi), actus(passaggio con qualunque mezzo), via(passare come si vuole in qualunque parte del fondo)

e servitù urbane.

Le servitù si possono traferire con la cessione in tribunale o anche per via testamentaria.

Prima della lex scribonia le servitù si potevano usucapire: l'uso costante e prolungato faceva si che si

realizzasse l'usucapione.

Diritto di enfiteusi: manuale

Diritto di superficie: inizialmente inconcepibile, diritto di poter insistere su una superficie del fondo

altrui. Avvengono concessioni a privati di poter edificare su un solo pubblico ==> se avviene una

molestia su questo suolo pubblico, non ho una tutela. Il pretore interviene con un interdetto: azione

reale con cui il pretore mi riconosce un diritto reale che ho sulla superficie indipendentemente dal

proprietario del fondo, è un'azione erga omnes.

OBBLIGAZIONI

Per Gaio sono res incorporali. Vengono tratte a partire dal 4 libro dell'odierno codice civile ( ex. 1173

c.c.). L'obbligazione è nel campo del diritto di credito: è un rapporto tra almeno 2 soggetti, uno

chiamato creditore ed uno chiamato debitore. Consiste in un vincolo giuridico che lega il debitore a

dare/fare/garantire qualcosa nei confronti di un altro soggetto chiamato creditore.

Le fonti delle obbligazioni secondo Gaio sono il contratto o il delitto. Per contratto s'intende un

negozio giuridico bilaterale dove è espressa una doppia manifestazione di volontà, è un accordo di

natura patrimoniale ed è sempre fonte di obbligazione. Il delitto è un illecito che il diritto romano

regola in sede civilistica, sebbene siano azioni penali. Da azione illecita nasce un'obbligazione cioè un

pagamento in denaro a titolo di pena.

Gaio opera una tripartizione delle fonti delle obbligazioni e aggiunge come fonte “ da cause di diversa

struttura” ( es. tutela è nata da causa di diversa struttura).

Giustiniano fa invece una quadripartizione delle fonti delle obbligazioni:

1) contratto 2) delitto 3) quasi contratto 4) quasi delitto

3) quasi contratto: atto lecito ma con struttura non del contratto cioè non c'è l'accordo. Es. è il

pagamento dell'indebito: ti pago 5 anche se ti devo 10, pago un'altra persona, pago più di quello che

devo pagare. Colui al quale ho versato il di più, diventa debitore, ma ciò non è nato da contratto, ma da

nunziale pagamento dell'indebito.

4) quasi delitto: delitto è comportamento illecito volontario. Illecito che non presuppone la

volontarietà, ma è comunque a carico di colui che ha compiuto il delitto. C'è anche un'obbligazione che

è il pagamento pecuniario della pena. Il nostro codice civile adatta la tripartizione di Gaio.

Obbligazione: vincolo giuridico che lega il debitore al creditore. Ci sono due aspetti: - debito: l'idea

che io ti devo qualcosa; - responsabilità: se io non adempio a ciò che ti devo, la mia posizione di

debitore non cessa e quindi permane uno stato di responsabilità nei confronti del creditore.

Prestazione: dare o fare qualcosa che il debitore ha nei confronti del creditore. Per dare si intende non

solo consegnare, ma trasferire la proprietà. Per fare si intende svolgere un'attività in favore del creditore

che può anche essere un non fare ( tu mi dai 100 e io non ti faccio concorrenza in un'attività

commerciale). Quando ci troviamo di fronte ad una formula con dare, l'intentio è certo. Se c'è fare

allora è incerta.

Oltre a dare o fare, c'è anche un terzo tipo di prestazione che è il praestare cioè il garantire ==> tu

garantisci il creditore per qualche cosa; la prestazione da dare o fare non può mai essere autonoma, ma

accessoria ==> es. ti do un bene garantendoti che il bene non ha vincoli.

La prestazione deve essere possibile : venederti o darti in obbligazione una cosa che esiste e non deve

esserci impossibilità giuridica ( vendere una res extra-commercium).

Es. lascio un bene da un terzo a legatario, si può? In se l'obbligazione è possibile, perchè io non

trasferisco la cosa, ma chiedo di tenermi il bene.

Invece nel caso in cui impegni cose di altri verso un terzo ci vuole un carattere di leicità cioè non deve

essere contro la legge ==> è quindi possibile, ma senza violare la legge.

L'obbligazione deve poi essere determinata o determinabile: determinata cioè a proori, determinabile

cioè quando si ricorre ad una valutazione di una terza persona che sia vir bonus ( per situazioni

complesse e di difficile determinazione).

La prestazione poi deve essere suscettibile di una valutazione economica cioè deve avere un contenuto

patrimoniale.

Nascita obbligazione: • riconosco una vincolabilità a sponsio

• contratto è fonte di obbligazione e il suo contenuto sono una o più obbligazioni.

• Obbligazione non nasce solo nel momento dell'accordo, ma anche da un

illecito. Contratto e obbligazioni sono fenomeni distinti!

Tipologie di obbligazioni

1) solidale: idea di un'obbligazione che ha più debitori e più creditori, non ha una sola persona fisica di

debitore e creditore

2) elettivo: riguarda il debito che un soggetto ha nei confronti di più debitori, visti come totalità.

Quando il debitore salda anche ad un solo debitore il suo importo, l'obbligazione è estinta. Debitore

paga l'intero ad uno solo dei creditori che estingue l'obbligazione e poi ripartisce.

3) Comulativo: è conosciuta in termine di delitti, dal lato passivo: es. io e mio fratello rubiamo 100 e

dobbiamo pagare un pena ( 4 volte il valore) al derubato che è creditore. E' solidale passiva nel senso

che vi sono più debitori, ma è anche comulativa: il creditore chiede 400 a me e 400 a mio fratello; il

creditore chiede l'intero della prestazione a cui sono debitore.

4)alternativa: es. io ho la tessera dell'Agip e raggiunti 1000 punti mi danno un premio o un buono

carburante. L'obbligazione è una, ma la prestazione è doppia, ma alternativa, perchè non posso

accumulare entrambe. Se sono finiti i premi allora l'obbligazione si concentra solo sui buoni

carburante. E' un'obbligazione diversa rispetto a quando il debitore ha privato della facoltà di scelta il

creditore es. io ti avevo detto di scegliere tra 100 e lo schiavo Stico, ma vendo la schiavo stico, quindi il

creditore sceglie se prendere 100 oppure il valore di Stico.

Scioglimento dell'obbligazione

− adempimento: pago la prestazione ==> il creditore è soddisfatto e il vincolo si scioglie, cessa

quindi la responsabilità

− confusione: debitore e il creditore sono al stessa persona

− compensazione: se compare la clausola ex fide bona, da molta libertà al giudice che può vedere

debiti e crediti che le parti hanno tra di loro e compensarli, anche a seguito di rapporti

precedenti tra loro. E' concepita solo per rapporti che nascono da buona fede.

Se non adempio o adempio male, il mio stato di responsabilità permane e il creditore ha un'azione nei

confronti del debitore inadempiente e si distingue in base agli elementi che lo costituiscono:

- nesso di casualità: elemento soggettivo ==> l'indagine deve dimostrare/toccare che effettivamente il

debitore sia stato colui che ha causato l'adempimento. Attribuire l'effetto danno materialmente.

L'elemento della attribuzione della condotta è semplice, invece è più difficile trovare l'imputabilità di

un dato soggetto ritenuto responsabile e quindi la colpa. Se io chiarisco che il danno deriva da te, ora

devo stabilire se deriva da una tua condotta riprovevole o tu sei solo l'autore materiale del danno, ma

che non porti colpa. C'è anche una responsabilità che nasce da indadempimento contrattuale, cioè se

non adempi diventi responsabile. Il contratto produce l'obbligazione che ti da il debito, se poi non

adempi all'obbligazione allora diventi responsabile. Nell'obbligazione extra contrattuale cioè

sostanzialmente nel delitto o illecito, la responsabilità nasce subito e non segue un eventuale

inadempimento.

Responsabilità contrattuale ( non ho adempiuto ad un mio obbligo o ha adempiuto male) vs

responsabilità extra contrattuale.

Responsabilità extra contrattuale in base alle lex aquilia = nasce da un delitto e nasce subito

nell'ambito della responsabilità.

Responsabilità da fatto illecito:

Colpevolezza: si divide in dolo e in colpa. Il dolo è quando un soggetto agisce senza seguire i dettami

dello “ius” ovvero viene inteso come la volontarietà di compiere un illecito o di non adempiere ad un

obbligo contrattuale. Accanto al dolo vediamo l'elemento della colpa: si differenzia dal dolo perchè

non si vuole l'illecito, non c'è l'elemento della volontarietà. L'ordinamento però sanziona il fatto che tu

non abbia agito secondo correttezza ovvero che tu abbia agito con negligenza, imprudenza o imperizia.

Per negligenza ( trascuratezza generica) si intende ad esempio il fatto che non avendo un orologio

arrivi sempre in ritardo oppure che dovendo fare fotocopie per 500 ne faccio per 100. Per imperizia

( contrario di perizia: conoscenza tecnica di una determinata arte, mestiere o professione) si intende ad

esempio quando un detentore di una tecnica da informazioni sbagliate. Es. medico assume un

protocollo sbagliato, chirurgo che non sterilizza i guanti prima di operare. Per imprudenza cioè

mancanza di prudenza ( prevedere ragionevolmente gli eventi che nasceranno da una tua condotta,

ragionevole prevedibilità delle conseguenze che nasceranno dalle tue condotte) si intende ad esempio

santucci dice venite a fare l'esame nel mi studio e arrivano 200 persone che danneggiano la struttura,

santucci è imprudente perchè poteva prevederlo ragionevolmente che arrivavano 200 persone visti gli

iscritti all'esame!

* fot 1 caso di imprudenza, ma come facciamo a sapere che grado di imprudenza ha un certo

comportamento? Si valuta in base al modello del buon padre di famiglia: confronto tra i consociati e

secondo il buon senso della società ciò che ci aspettiamo ragionevolmente. Riguarda ciò che è un

comune sentire. Es. santucci beve 2 litri di vino e va in macchina gialla, è un buon padre di famiglia?

NO! Questo avviene perchè la società condanna questo comportamento, se tutti lo facessimo allora

santucci sarebbe un buon padre di famiglia. Ovviamente il pater familias non è il padre di un figlio

sposato ecc.. ma significa solo cittadino romano soggetto di diritto.

Il modello del buon padre di famiglia è un modello astratto che poi va calato nel caso concreto in

giudizio.

Diligentia quam in suis rebus (colpa in concreto) : diligenza che un soggetto è solito avere nelle

proprie cose. Per valutare la tua colpevolezza, valuto se hai rispettato la tua diligenza solita.

Responsabilità che un soggetto ha in base alla diligenza che ha di solito.

Responsabilità del debitore esclusivamente in base al rapporto di casualità ( responsabilità oggettiva) :

il solo fatto che il debitore non abbia adempiuto ad un'obbligazione porta alla sua condanna. Non

importa l'elemento dell'imputabilità ( dolo o colpa). L'unica scriminante è la forza maggiore o causa

fortuita, per questo non c'è responsabilità.

Colpa in astratto: diligenza ordinaria

Colpa in concreto: diligenza quam in suis rebus

Ci sono casi in cui i romani attribuiscono una responsabilità al debitore solo per il fatto che non abbia

adempiuto: si prescinde dalla valutazione dell'imputabilità. Unico caso in cui non è imputabile è se il

comodatario non restituisce il bene per causa di forza maggiore o causa fortuita.

Indipendentemente dal tuo dolo, tu sei responsabile perchè non hai adempiuto: questo caso si chiama

custodia tecnica ==> un soggetto è responsabile per dolo-colpa-custodia tecnica.

Tutto ciò che è colpa, è anche dolo; la colpa contiene sempre l'elemento del dolo. Il dolo è rilevante in

quei contratti in cui la responsabilità è limitata al solo dolo: es. furto

Per verificare che sia colpa abbiamo due modalità:

1) buon padre di famiglia

2) diligentia quam in suis rebus ==> se configura solo in determinate figure contrattuali, non

extracontrattuali.

3) Custodia tecnica: ( vedi libro **)

CONTRATTO

Il contratto è un negozio giuridico in cui l'elemento principale è l'incontro di 2 volontà, cioè conventio,

che è produttivo di obbligazione. L'accordo vuol dire anche manifestazione degli effetti perchè è un

negozio giuridico. Il contratto può essere unilaterale, bilaterale, plurilaterale, non in base alle

manifestazioni di volontà che sono due ma in base a se produce obbligazioni a carico di una parte, due

parti o più parti.

Contratto unilaterale: stipulazione (sponsio), produce obbligazioni solo per quello che promette, c'è un

solo soggetto che si obbliga, chiamato promittente.

Contratto bilaterale: compravendita, obbligazione che sorge a carico del compratore ( il prezzo) e del

venditore ( consegnare la merce venduta)

Contratto bilaterale imperfetto: obbligazione a carico di una parte e in via eventuale può sorgere a capo

dell'altro. es. comodato ==> obbligazione a carico del comodatario ( restituire l'oggetto), ma possono

sorgere obblighi anche a carico del comodante ad esempio nel caso in cui vi sia un difetto strutturale

del bene che non dipende dall'uso del comodatario: questo lo ripara e il comodante dovrà pagare il

prezzo della riparazione che avrebbe dovuto pagare se non avesse dato in comodato.

Effetti negozio giuridico

• Reali ==> quando si trasferise proprietà

• diritti reali minori ==> traditio, in iure cessio

• obbligatori ==> far sorgere un'obbligazione

Gli effetti di un contratto possono essere solo obbligatori, MAI reali

Le obbligazioni che nascono da un contratto si costituiscono mediante:

COSA-PAROLE-SCRITTI-CONSENSO

Cosa ==> il contratto si perfezione ( cioè dal momento in cui nascono le obbligazioni) al momento

della consegna della cosa

Parole==> si perfezionano mediante pronuncia di parole solenni, è necessaria una forma precisa

(sponsio)

scritti ==> si perfezionano con la forma scritta, presuppongono un atto scritto

consenso ==> si contraggono obbligazioni mediante il consenso; si contraggono con mero consenso

==> ciò che interessa è la manifestazione del tuo consenso, NON come la manifesti. Interessa il nudo

consenso. Es. compravendita. Appoggio il denaro sul banco e indico cosa comprare. E' una

manifestazione di consenso.

26/11

Il contratto ha sempre l'elemento del consenso, questo in particolar modo nel contratto consensuale.

Negli altri tipi di contratti è fondamentale anche la forma ( datio) cioè la consegna della cosa. Il

contratto più antico che conosciamo è il MUTUO: contratto di ius civile, già preveduto dalla legge

delle 12 tavole, e consiste in un contratto molto semplice. Abbiamo un soggetto detto mutuante e un

altro soggetto chiamato mutuatario, al momento in cui il mutuatario riceve una certa quantità di beni

consumabili sorge in capo a se l'obbligo di ridare lo stesso numero di beni dello stesso genere e qualità.

Normalmente pensiamo al mutuo di denaro, ma la prassi economica legata al mondo romano

conosceva il mutuo legati anche ad altri beni consumabili come l'olio, il vino ecc.. L'obbligazione sorge

nel momento in cui il mutuante consegna il bene al mutuatario. Il mutuatario è in una posizione di

proprietario rispetto ai beni che ha ricevuto; è proprietario perchè può consumare i beni a sua

disposizione. E solamente il proprietario ha lo ius abutendi. Come ha fatto ad acquisire la proprietà?

Fino adesso dicevamo che il contratto obbligava qualcuno a fare/dare qualcosa e non era un atto idoneo

a trasferire la proprietà, quindi? Il mutuatario diventa proprietario non in virtù del contratto, ma della

traditio cioè della consegna che il mutuante ha fatto nei confronti del mutuatario. Ti rende proprietario

perchè il denaro non è res manicipi, io ne sono proprietario e il denaro lo acquisti secondo una giusta

causa che è quella del titolo di mutuo ==> la traditio è valida. Contestualmente al momento in cui tu sei

proprietario del denaro, sorge in tuo capo l'obbligo di restituire il denaro secondo gli accordi presi.

Il mutuo è un contratto unilaterale che fa sorgere solamente obblighi in capo al mutuatario.

La prima fase è la traditio cioè la consegna del denaro, lo ricevi ne diventi proprietario.

Contestualmente si svolge il contratto di mutuo che ti obbliga a trasferire la stessa somma ricevuta di

denaro dello stesso genere e qualità entro un tot di tempo. E' un contratto gratuito: ti ho prestato 100

euro dieci anni fa, scade oggi, sempre 100 euro mi devi dare. Questo perchè l'intentio è certa e quindi la

fissità del processo formulare fa si che devi richiedere la medesima somma di denaro prestata. Allora si

potrebbe obiettare che nessuno presterà mai denaro visto che non ha guadagno! Prestare denaro è

un'operazione commerciale allora come adesso. In realtà i romani avevano ben chiaro il problema,

infatti ci sono gli interessi chiamati usura (non come adesso che è reato). Gli interessi devono essere

definiti con un altro contratto, una stipulatio che deve dipendere dal mutuo ==> tizio chiede 100 euro,

con un interesse del 10%, fissiamo a parte un contratto sotto forma di stipulatio in cui il mutuatario

promette di dare il 10% di 100, alla scadenza il mutuante chiede 110 euro. Poi possono sorgere varie

problemi tipi i 100 euro erano falsi oppure in realtà te ne ho dati 80 di euro, la stipulatio che è una

promessa indipendente dal mutuo rimane valida? In teoria si, in realtà interviene il pretore concedendo

un'eccezione di dolo generale.

Mutuo simile al quasi-usufrutto, differenza che il mutuo nasce da un contratto mentre il quasi usufrutto

nasce dai diritti reali minori.

Comodato c.d. Prestito d'uso

Contratto essenzialmente gratuito cioè se non è gratuito non è comodato. Il comodato deve essere

gratuito, se no non è comodato. ( Quando dicono comodato gratuito, è fuorviante perchè il comodato

deve essere gratuito!). Se “il falso comodante” invece dovesse corrispondere un bene o un servizio non

è più un comodato, ma una locazione con il suo locatario!

Il comodato viene costituito nella prassi e non viene riconosciuto dalla ius civile, ma dal diritto

pretorio. Quindi la prima formulazione del comodato in senso processuale la troviamo nelle formule

del pretore in cui non applica lo ius civile ( che non lo contemplava), ma darà un'azione in factum cioè

nel fatto, per la prima volta vedrà che c'è un fatto con cui un soggetto da qualche cosa a qualcuno e

sorge un obbligo di restituzione della cosa che è inconsumabile ==> evidenza il profilo della

responsabilità del comodatario al limite della custodia tecnica, tu sei sempre responsabile a meno che

mi dimostri che la cosa non è stata riconsegnata o è stata oggetto di caso fortuito o di forza maggiore

==> modernamente è una responsabilità di tipo oggettivo ( principio dell'utilità dei contraenti). Il

comodato è un contratto bilaterale imperfetto perchè normalmente nasce con un'obbligazione a carico

del comodatario che è quello della restituzione della cosa nell'integrità di come l'ha ricevuta, però ci

possono essere anche degli obblighi a carico del comodante che di solito si tratta di rimborsare le spese

che il comodatario può avere sopportato in ragione di spese necessarie per mantenere l'integrità della

cosa. es. cavallo è in ottime condizioni, si ammala per un vizio interno che non riguarda la mia

condotta, a questo punto la spesa deve essere rimborsata.

La giurisprudenza classica sul modello pretorio costituisce un'azione civile di buona fede, detta actio in

ius concepta ==> compare la clausola della ex fide bona, il giudice quindi valuta secondo le regole di

correttezza e lealtà delle parti. Quindi con questa azione, rispetto a quella in factum, il giudice può

valutare più attentamente.

Il comodatario in che posizione si trova rispetto alla cosa che riceve? NON può essere proprietario,

NON può essere possessore perchè non ha l'animus possidendi poiché sa che non è il proprietario,


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Istituzioni di Diritto romano per l'esame del professor Santucci sui seguenti argomenti: istituzioni di diritto romano: materia fondamentale studiata in quasi tutto il mondo.Istituzioni, istitutiones = primi elementi su cui fondare qualcosa. Diritto= kant prendeva in giro i giuristi dell'epoca perché non sapevano ancora definire che cosa studiavano. Potrebbe essere definito come uno strumento creato dall'uomo per regolare gli interessi degli uomini. Etimologia: in latino si dice ius,iuris che deriva da jaus, valenza di tipo religioso.
In italiano deriva da directum che significa andare diritti, la via maestra, la via moralmente ed eticamente da seguire. Compenetrazione forte tra la dimensione religiosa e quella della via maestra. Diritto come prodotto dell'uomo per dirimere la vita organizzata.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marcofarsura di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di istituzioni di diritto romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Santucci Gianni.

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