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Istituzioni di diritto romano - Appunti Appunti scolastici Premium

Appunti di Istituzioni di diritto romano per l'esame del professor Sitzia: le periodizzazioni, la norma etica/organizzazione religiosa, l'ordinamento giuridico, le fonti del Diritto romano, il Senatus consulta, le Constitutiones, i sistemi giuridici, il diritto soggettivo, le cause della schiavitu’.

Esame di Istituzioni di diritto romano docente Prof. F. Sitzia

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esso attaccasse il potere imperiale. Nel tardo – antico il cristianesimo influenza il potere imperiale

(cesaropapismo).

Ordinamento giuridico: insieme delle norme vigenti per una società. L’ordinamento giuridico per

eccellenza è quello dello Stato. Santi Romano: teoria della pluralità degli ordinamenti giuridici:

quello statuale non è l’unico. La fonte principale del diritto ora è la Costituzione.

Le fonti del Diritto Romano (o fonti di produzione normativa) sonoin elenchi che arrivano da

giuristi e elenchi retorici degli avvocati.

Retorica Auctor ad Herennium: Opera del I secolo a.C. (un tempo attribuita a Cicerone) nel 2.19 vi

è un elenco di fonti: natura (bonum et aequum), lex, iudicatum, pactum (in accordo fra le parti),

consuetudo. Partizione più che altro rivolta agli avvocati.

Topica 28: leges, senatus consulta, res iudicatae, auctoritas iuris peritorum, edita magistratuum,

mos, aequitas. Anche questi sono ad uso dei retori perché vi sono delle fonti che non sarebbero

propriamente fonti di diritto. Elencazioni finora per i retori. Le elencazioni fatte da giuristi (più

attendibili e soddisfacenti) sono le Istituzioni di Gaio, dove veniva esposto in maniera elementare

il diritto privato: iura populi romani, ovvero delle leggi. 1)Leges 2)Plebiscita (poi equiparati alle

leggi: sono atti normativi simili alle leggi ma sia l’organo proponente, sia l’organo assembleale

sono diversi. Proposti da magistrati detti Tribuni della Plebe e esaminati in assemblea dai Concilia

Plebis, è la Lex Ortensia del I secolo a.C. ad equiparare i plebisciti a leggi valide anche per i

patrizi). 3) Senatus Consulta 4) Edita magistratuum 5) Constitutiones 6) Auctoritas

prudentium. Certi profili più inconsueti non sono menzionati da Gaio, queste sono fonti di norme

giuridiche elencate in maniera tecnica. L’introduzinoe delle fonti avviene da parte di chi deteiene il

potere. Epoca monarchica: influenza buona parte dell’epoca arcaica. I mores sono più che una fonte

un modo attraverso cui certe norme si manifestano, norme che non erano sempre state tali:

fenomeni consuetudinari la cui ripetizione è doverosa. Opinio iuris vel necessitatis. Ripetizione

dovuta. La natura dei mores è connessa alla sfera divina. Ordalia: giudizio degli dei mediante delle

prove di sopravvivenza (quello che sopravviveva aveva ragione), non presente però a Roma.

Auspicium (presente a Roma): si interroga la volontà degli dei per sapere la condotta da tenere nei

confronti delle parti. L’auspicium riguarda un caso singolo e concreto. Ad esempio il volo degli

uccelli e la visione delle interiora degli animali. Per i Romani certe norme erano immanenti nella

struttura socio – economica dell’epoca: diritto divino immanente nelle cose da rispettare sempre (un

po’ come il fato Greco) (Es. Patria potestas). Il diritto consuetudinario è l’unico dell’epoca

monarchica. In seguito anche il re interviene a porre norme di autorità (Sesto Papirio), ma queste

norme potrebbero essere anch’esse frutto del diritto consuetudinario successivamente attribuito al

re.

Dopo la metà del V secolo a.C. (451 – 450) prima grande codificazione: legge delle XII tavole

(Dopo epoca monarchica, ma epoca arcaica), lotta fra patrizi e plebei: primo fenomeno certo che

attesti tramite emanazione di leggi l’introduzione di norme giuridiche. La legge delle XII tavole non

era innovativa rispetto ai mores, ma dava ad essi un testo scritto. La legge è un atto di emanazione

secondo procedure prefissate che porta alla produzione di norme giuridiche. Comizi centuriati ed

emanazione di un testo contenente norme: impatto però non consistente: le leggi vanno ad incidere

solo su alcuni dettagli. Es. leggi delle garanzie che fissano un istituto e ne regolamentano i singoli

aspetti. Solo nel danneggiamento a cose interviene la Lex Aquilia. La legge Petelia Papiria invece è

abrogativa di un mos (un istituto di diritto privato, il nexum). Si distingue fra leges rogatae, dictae e

datae. Dictae: fatte da un magistrato oralmente senza l’approvazione di un comizio. Datae: su

proposta dei magistrati, approvate nei comizi e imposte a minoranze subordinate. Rogatae: fatte da

un magistrato per iscritto. Per legge si intendeva anche l’assetto di interessi steso dalle parti in un

contratto. La lex supera la sua operatività all’ombra dell’instaurazione del principato. La legge

continua ad essere utilizzata fino alla prima parte del principato.

Edicta magistratuum: atti emanati da magistrati legittimati a farlo (pretori ed edili curuli). I

magistrati lasciavano mezzi giudiziari ai cittadini che ne avessero bisogno. I pretori poi

modificarono gli editti precedenti (edictum tralaticium, che era la parte immutata degli editti

modificati). La giurisprudenza era formata dalle opinioni e prese di posizione dei giuristi (Es.

Pontefici). I privati si rivolgevano ai collegi pontificali che decidevano al loro interno il principio di

diritto applicabile. La giurisprudenza successiva non si svolse più nell’ambito di collegi pontificali,

ma nell’ambito di decisioni di giuristi privati. Nella contemporaneità si potevano costituire opinioni

diverse tutte costituenti diritto.

Senatus consulta: deliberazioni del Senato (che permane anche nell’epoca imperiale). In origine le

deliberazioni del Senato non avevano l’effetto di porre delle leggi, ma di deliberare nei confronti dei

consoli. Deliberazioni che sfociano in attività del pretore (vincolato a tener conto delle delibere

senatorie). Modalità che continua fino alla fine del I secolo d.C. Consulta che impediva alle donne

di chiedere obbligazioni o che non fossero validi i mutui ai figli sotto patria potestà. Gli atti emanati

dal Senato poi furono equiparati a legge. Ad un certo punto l’imperatore fu ritenuto princeps

senatus, e quindi si ammise che siccome in presenza dell’imperatore le emanazioni come leggi.

Dalla II metà del II secolo d.C. viene introdotta la fonte dell’Oratio in senatu papita (dell’imperatore

o di un suo questore). Dapprima secondo votazione, poi direttamente ritenuta norma giuridica.

Orazione che dichiara la nullità delle donazioni fra coniugi.

Constitutiones: con forma e portate differenti: di 5 tipi. Edicta e mandata: forme di costituzione

poco usate; gli edicta nell’ambito del diritto pubblico e solo in seguito leges generales. I mandata

erano istruzioni dell’imperatore ai propri funzionari soprattutto nelle province (o di contenuto

concreto o principi astratti), regolavano anche i testamenti dei militari. Rescripta, epistulae e

decreae le altre 3 forme. Rescriptae erano risposte della cancelleria imperiale a soggetti che avevano

compiuto interrogazioni (o privati o magistrati o giudici). La cancelleria sanciva il principio

secondo di diritto applicabile. Le lettere differiscono dai riscritti perché la lettera viene scritta da un

magistrato in maniera ufficiale: il rescritto viene dato tramite affissione nel palazzo dove è

l’imperatore nel momento della pubblicazione, la lettera viene inviata. Il decretum: riguarda una

concreta controversia concerne un procedimento instaurato davanti al tribunale imperiale. Queste

ultime 3 fonti riguardavano casi concreti però venivano presi come punto di riferimento.

Risoluzione di un certo caso in base a un principio generalizzabile. La consuetudine torna ad essere

esaminata prima della fine dell’epoca classica. Il popolo la accetta perché tutti vi si uniformano. I

fenomeni ricondotti alla consuetudine riguardavano più che altro i cosiddetti mos regionis, ovvero

regole che vigevano ai confini dell’impero, soprattutto nella parte orientale.

Iura Populi Romani: iuris prudentia è il momento caratterizzante l’esperienza romana. Una serie di

persone che si occupano direttamente del diritto (dottrina dei giuristi). Giuristi che danno i loro

pareri anche come singoli, in quanto dotti o appartenenti ad una classe sociale. Ius controversum

metodo topico o casistica. Ius controversum: fenomeno che si ambienta nel quadro della

giurisprudenza laica: poiché un giurista interrogato su un caso preciso poteva decidere

diversamente. Però tutte le decisioni erano diritto. E un giudice può decidere riguardo un parere più

persuasivo. Ius controverso viene regolato dal rescriptum divi Adriani: se su un determinato caso

concreto i pareri di tutti i giuristi sono uguali, quella sentenza ha valore di legge. In seguito il parere

dei giuristi fu regolato da uno ius respondendi, conferito dall’imperatore in modo discrezionale.

Sabiniani e Procuriani (Masurio Sabino, Procuro). In molte materie hanno giudizi completamente

diversi fra loro. I risultati in molti casi sono diversi, distinzione amministrativa. Metodo casistico o

topico: quello casistico consiste nel fatto che i giuristi romani hanno come punto di riferimento il

caso singolo: dai principi ai corollari all’applicazione al caso pratico. Per i Romani il diritto si

ricavava dall’analisi di un caso pratico. Metodo induttivo e non deduttivo. Maggiore attenzione per

la casistica del caso pratico.

Sistemi giuridici si distinguono fra chiusi e aperti. Dipende da soggetti e modalità del diritto. In un

sistema aperto valori fatti con il giurista che concorre a porre i valori per disciplinare la vita sociale.

Nel sistema chiuso non vi è la partecipazione del giurista per porre i valori dell’ordine. Il giurista

nel sistema chiuso opera in un contesto in cui i valori non sono posti da lui. Nel diritto Romano

(sistema aperto) il giurista pone i valori e li adegua alla società. I giuristi inseriscono criteri di

valutazione. A Roma nella medesima situazione potevano essere evidenziati dai giuristi profili

differenti. Il giurista viene ispirato dal caso concreto. Profilo del sistema aperto legato al metodo

casistica. Prima delle codificazioni non vi era testo scritto e i giuristi pontefici elaboravano

soluzioni a fatti concreti secondo consuetudine. Con le XII tavole viene compreso tutto

l’ordinamento e il giurista si trova di fronte ad esse con una certa dipendenza anche se formale.

Istituto dell’emancipazione: il padre può sottrarre il figlio alla patria potestà (legge dei pontefici)

vendendolo 3 volte (all’inizio era una norma sanzionatoria). Il pontefice di fatto aveva una certa

indipendenza. Altro esempio è il testamento che tramite vendita fittizia si realizzava in modo

concreto. Giurisprudenza operante in maniera creativa subito dopo l’emanazione delle XII tavole.

Successivamente i giuristi si sentirono sempre più liberi nei confronti di esse (Sesto Pomponio: Ius

quod sine scripto in sola prudentium interpretatione consisti) anche per problema di tempo

intercorso. Il termine interpretatio è polisemico: per noi oggi è un’operazione che si pone riguardo

ad un testo (musicista e spartito), nell’epoca Romana Interpretatio può avere questo senso ma anche

essere l’interpretazione di un giurista determinata da esigenza di risolvere un determinato caso

quindi elaborare soluzioni a prescindere dal dato legislativo. L’interpretatio è di fatto tutta l’opera

del giurista romano. Il giurista elabora dei valori ed era cosciente di essere un elaboratore di principi

applicabili alla società romana. Giurista Ulpiano (di Tiro) in un passo afferma: ius est ars boni et

aequi: ars nel senso di tecnica. Boni è giusto. L’aequum impone di applicare regolamentazioni

analoghe a casi analoghi. Il giurista odierno svolge la sua attività sulla base di testi legislativi che

vengono già considerati interpreti del giusto e dell’equo. Appiano sostiene che ius (diritto) deriva da

iustitia (in realtà è il contrario). Affermazione posta a determinare che è il giurista a porre precisi

valori. 3 precetti del diritto elaborati nell’ambito dello stesso ambiente culturale: “honeste

vivere”,”alterum non ledere”,”suum cuique tribuere”. Valori presi dalla società aristocratica a cui

appartenevano. Aristocrazia imponeva principi alle altre classi. Fonti del diritto nell’epoca post

classica. Epoca in cui la giurisprudenza è venuta meno. Scomparsa di costituzioni dell’epoca

classica (soprattutto dopo Diocleziano). Con Costantino i rescritti valgono solo per i casi per i quali

sono stati emanati, salvo eccezioni. Il potere imperiale pone norme attraverso lo strumento della

legge generale. Maggiore strumento attraverso il quale l’imperatore sancisce norme di diritto.

Rescritti di nessun valore se scritti contra ius. In epoca tardo antica la consuetudine non è valida se

contraria alla ratio e alla lex. Nel 240 d.C. ultimi giuristi di buon livello. Volgarismo e classicismo.

Il volgarismo promana in un contesto in cui non c’è più nessuno che lo elabori scientificamente. Il

classicismo non è classico: da parte dei giuristi tardo antichi i giuristi classici con un rispetto e una

sensazione di inarrivabilità, senza legame con la prassi e senza desiderio di applicazione. Sfiducia

del potere imperiale nei confronti dei giudici che devono applicare le norme di diritto, poiché non vi

è più mediazione della giurisprudenza. Si tende a restringere la quantità di opere di giuristi da tenere

in considerazione. Il giudice non è un giurista. Restringere l’ambito del materiale utilizzabile.

Importanti ricadute pratiche: legge delle citazioni: (Valentiniano III legge del 426 d.C.): il giudice

nel decidere la singola controversia può utilizzare l’opinione di Ulpiano, Paolo, Papiniano

soprattutto e anche di Gaio e Modestino. Il giudice poteva utilizzare solo opinioni di questi

giuristi.se le opinioni erano pari si dovevano utilizzare solo quelle di Papiniano. Opinione di giuristi

morti da tanti anni: tribunale dei morti. Costituzioni imperiali in quantità enorme, quindi Teodosio

II (d’Oriente) fece redigere un codice inteso come raccolta di costituzioni imperiali. (429 –439

d.C.). Esso comprende molte costituzioni di diritto pubblico ma dà valore di legge a 2 raccolte

private (codice Ermogeniano e Gregoriano). Il codice Teodosiano comprende anche quello

Valentiniano. Bisogna fare riferimento alla letteratura post-classica: opere giuridiche ispirate alle

costituzioni e alle opere classiche. (Vaticana fragmenta e Collatio Leguum mosaicarum et

Romanorum). Opere diverse che erano opere rappresentanti rielaborazioni di giuristi classici (tituli

ex corpore Ulpiani e Pauli sententiae. Opere pervenute al di fuori della compilazione Giustinianea.

Opere non passate attraverso il vaglio dei compilatori giustinianei. Consultatio cuiusdem veteris

iuris consulti. Pubblica la funzione delle opere suddette. In oriente più diffuso il classicismo in

Occidente prevale il volgarismo.

Compilazione giustinianea (528 – 534 d.C.): Giustiniano elabora le sue raccolte di diritto.

Sull’esempio del codice Teodosiano. Haec quae necessario. Novus codex Iustinianus. Diviso in 12

libri divisi in titoli ognuno dei quali riguardava una materia specifica. Poi pensò a fare una raccolta

di passi di opere dei giuristi classici. Tra il 429 e il 430 Giustiniano emana quinquaginta decisiones

e prende decisioni su problemi controversi posti dai giuristi classici. Raccolta di Iura. Opera

commissionata nel 530 d.C. (Deo auctore). Nel dicembre 533 viene promulgata con la costituzione

Tanta (dedoken). Digestio o pandette, opera di 50 libri divisi in titoli. Nel novembre 533

Giustiniano aveva fatto pubblicare le istituzioni. Prevalentemente attinte dal giurista Gaio, e ne

ricopia passi. Giustiniano poi emana delle “novelle constitutiones”. Costituzione Cordi. Le

istituzioni servono per l’insegnamento e per fissare il diritto vigente. Sistema chiuso perché i valori

normativi sono prefissati. Il ruolo di Giustiniano è tramandare nella versione che hanno dato i suoi

compilatori. Le opere classiche non contenute nelle compilazioni sono da ritenersi inutilizzate.

Quale il modo di guardare al corpus iuris civilis. Alterato o meno? Problema dell’800.

Interpolazionismo: teorizzava che quando nella compilazione Giustinianea ci fossero state parti

inconciliabili queste erano degli errori dei compilatori. Una delle parti prese in considerazione era

classica, l’altra riscritta. Interpolazionismo fino alla metà del ‘900. Studio della filologia.

Linguaggio o classico o tardo antico. Criterio non molto affidabile, conoscenze giuridiche dei

filologhi poche e conoscenze filologiche dei giuristi altrettanto.

Ius civile e ius gentium: senso descrittivo: lo ius civile è il diritto proprio di una determinata città (o

città Stato). Ius gentium: norme comuni a tutte le città. Divisione tracciata da Gaio. Anche Ulpiano

che però considera anche il diritto naturale: quod natura omnia animalia docuit. Lo ius gentium

racchiude gli istituti comuni a tutti gli uomini e quello civile della città. La divisione di Ulpiano non

ha risvolto pratico. Nell’ordine giuridico Romano ci sono 2 tipi di norme: applicabili solo ai cives

Romani e applicabili anche ai non Romani. Se uno straniero e un romano fanno una stipulatio

(contratto verbale) è ius gentium in senso normativo. Ius gentium a titolo normativo. Matrimonio

istituto di ius civile, regolato in forma molto precisa da norme di ius civile. A livello normativo è

ius civile a livello reale è o ius gentium o naturale. Ius gentium a Roma era anche il diritto

internazionale pubblico. Ius scriptum riguardava le forme scritte. Ius non scriptum riguarda la

consuetudine. Tutto ciò che da ultimo il popolo abbia stabilito è diritto: la legge posteriore deroga la

legge anteriore. Una sancito legis: per ottemperare alla legge successiva violava una precedente non

è sanzionato. Ma qualora nell’approvare una legge si fosse violata una norma precedente la nuova

norma non aveva valore. La legge Peteria Papiria sancisce che potevano essere eliminate norme

consuetudinarie. Ius civile e honorarium: honorarium è fondato sull’editto del pretore. Contempla

casi non esaminati in modo soddisfacente dal diritto civile. Rapporto fra 2 tipi di norme che varia a

seconda delle norme contenute nell’editto del pretore: funzione adiutoria consultoria o suppletiva.

Adiutoria: dare maggiore efficacia sul piano pratico a norme precedenti. Suppletiva: materie non

regolate dal diritto civile disciplinate dal pretore. Concede delle azioni non previste dal diritto civile

in factu concepite, azioni fittizie. Correttiva: conflitto netto e insanabile fra piano di diritto civile e

piano di diritto onorario. Norme uguali e contrarie rispetto a quelle del diritto civile. Denegatio

actionis. Soggetto che chiede un’azione e il pretore chiede di opporre una difesa perché venga

impedita l’azione. Il pretore fissa principi eccezionali e diversi da quelli previsti dalla legge.

Correzione del sistema del sistema del diritto civile può venire negata un’azione a chi la chiedesse.

Diritto civile e onorario sono antitetici. Il diritto onorario serve a temprare l’asprezza del diritto

civile. Viene tenuto conto del ruolo del pretore nell’ambito dell’evoluzione del diritto. Le norme del

diritto onorario consistono nel dare un’azione o una difesa. Imperium del pretore in materia

giurisdizionale. Nel 67 a.C. (lex Cornelia) vieta ai pretori di amministrare la giustizia in modo

diverso da quello scritto nei loro editti. Adriano nel III secolo d.C. fa scrivere un editto fisso. Se il

pretore vuole modificare l’editto lo deve fare con l’approvazione di una consulta del senato. Nel

tardo antico viene meno il processo formulare e non esiste più una distinzione fra diritto civile e

onorario. Il venir meno del diritto onorario è dovuto al venir meno del processo formulare. Ius

publicum e privatum: distinzione fondamentale basata su criterio funzionale. Quod ad statum

spectat e singulorum utilitas. Quaedam sum publice utiliam quaedam privati. Fenomeni di diritto

privato che riguardano anche lo stato. Publicum ius privatorum pactis mutari non potest. Norme

inderogabili o disponibili. Quelle inderogabili non possono essere derogate da privati. Gestione

rapporti individuali con metodi diversi da quelli stabiliti per legge. Es. testamento. Ius publicum ha

norme che non possono essere derogate da rapporti fra privati. Ius commune e ius singolare:

singolare contro il tenore della ragione e per qualche necessità è stato introdotto.

Diritto soggettivo. Il diritto oggettivo è il complesso di norme applicabili nell’Impero Romano. Il

diritto soggettivo è il potere di un soggetto a pretendere da altri una determinata condotta. Per

attuare la divisione fra interessi prevalente e soccombente viene attribuito un diritto soggettivo.

Viene posto un potere e di riflesso un dovere. Diritto soggettivo relativo e assoluto. Categorie

unificate dal fatto che vi è un soggetto che impone una condotta e un altro che la deve tenere.

Quindi un potere e un dovere. Contratto che stabilisce dall’inizio debitore e creditore. Un illecito fa

quindi sorgere un diritto soggettivo relativo. Il diritto relativo ha come paradigma il diritto di credito

e il titolare è individuato dall’inizio. Il diritto assoluto è più complesso e relazionato ad un bene: il

suo titolare ha il diritto di ottenere una condotta omissiva da parte di tutti i soggetti

dell’ordinamento. Ad esempio negli ordinamenti dove la proprietà privata è prevista ognuno è

tenuto a rispettarla. Si fa riferimento quindi al diritto dell’uomo su una cosa che determina da parte

degli altri un atteggiamento omissivo. Nei diritti assoluti il rapporto giuridico è potenziale e si

attualizza al momento in cui uno di tutti i soggetti tenuti all’atteggiamento omissivo viola

l’omissione commettendo quindi un illecito. Il diritto assoluto si basa sul diritto relativo. Il “potere”

è un termine che indica una facoltà attribuita ad un soggetto tutelata da un diritto. Potere da

esercitare tenendo conto di riferimenti esterni quindi potere-dovere: si deve esercitare un potere per

raggiungere gli scopi previsti dalla legge. Ad esempio un tutore deve esercitare il suo potere

sull’incapace. Il caso della tutela è un caso di ufficio di diritto privato. Il potere si può anche

collocare fuori dal diritto soggettivo, ad esempio il diritto di matrimonio, di vendere la cosa di

proprietà, di libera impresa: non sono soggettivi poiché non vi è un soggetto tenuto ad un

determinato comportamento. Diritti potestativi: potere di imporre ad altri una condotta alla quale

non vi si può opporre. Ad esempio le azioni di annullamento dei negozi giuridici. On si parlava a

Roma di diritto soggettivo (non era stato teorizzato), anche se di fatto era applicato. I Romani

parlano di ius in re aliena, quindi su cosa altrui (Es. usufrutto), accezione di ius molto vicina a

quella nostra di diritto soggettivo. I romani facevano una distinzione fra actiones in personam e

actionem in rem. Questa distinzione è corrispondente alla distinzione fra diritti soggettivi relativi e

assoluti, i Romani valorizzavano però il diritto processuale e le differenze in questi 2 casi. Diritto

delle successioni: ciò che il pater familias avesse disposto in merito alle proprie cose fosse diritto

(norma contenuta nelle XII tavole): la volontà privata dispiega degli effetti ritenuti vincolanti per il

diritto.

Il diritto è fatto dall’uomo per l’uomo. L’uomo si identifica col concetto di persona fisica. I

destinatari delle norme giuridiche non sono solo persone fisiche ma anche persone giuridiche. La

persona fisica è la tematica più importante ed essa viene ad essere con la nascita. Per alcuni

ordinamenti il soggetto deve essere dotato di vitalità, per altri devono non ancora essere nati ma

concepiti. Per il diritto Romano il soggetto deve essere nato e basta (non vitale). La nascita si ha

quando il feto viene distaccato dalla madre. La prova era data o con esame autoptico: per la scuola

Proculiana si chiedeva che il neonato avesse emesso un vagito. Per la scuola Sabiniana bastava

trovare con l’esame autoptico aria nei polmoni. Per i romani un soggetto che avesse avuto in

prevalenza tratti ferini non si riteneva persona giuridica. La questione era fondamentale per le

aspettative ereditarie. La nascita di un figlio in potestà faceva perdere d’efficacia un testamento già

fatto. La donna romana se partoriva almeno 3 figli raggiungeva una posizione superiore dal punto di

vista giuridico e quindi era anche importante per questo. Problema che si poneva se il nato era

molto differente dalla persona fisica. Problema della gestazione di una donna: feto tutelato dal

diritto che prevedeva punizioni per l’aborto. Caso dell’eventuale eredità del soggetto concepito e

non ancora nato: per la donna veniva nominato un curator ventris per 9 mesi che avrebbe dovuto

curare o amministrare il patrimonio del futuro erede. Coloro che sono nell’utero sono già soggetti di

diritto. Il concepito si intende per già nato. In realtà queste enunciazioni erano legate più che altro

alla soluzione di un determinato caso pratico. Il concepito è equiparato a già nato solo dal punto di

vista ereditario. (C’è chi antistoricamente dice che lo è non solo da quel punto di vista). La morte

poteva essere accertata in ogni modo: il momento in cui la persona fosse morta era rilevante dal

punto di vista ereditario. Il più delle volte non è possibile determinare l’ordine della morte di eredi

fra loro: commorienza. Ci si basò sulla statistica “id quod plerumque accidit” per evidenziare una

regola per la quale morivano prima i soggetti più deboli: prima muore il bambino, poi l’anziano e

poi la persona matura: questo fu accertato da un provvedimento imperiale. Nell’epoca giustinianea

questo integra una presunzione di premorienza. Regola che vale solo se non venga fornita una prova

in senso contrario. La capacità giuridica è l’idoneità di una persona ad essere titolare di diritti e

doveri. La capacità di agire è un concetto dinamico: idoneità a porre in essere atti giuridicamente

rilevanti (concetti moderni). I Romani non avevano elaborato tali concetti. Concetto ricondotto alla

teoria degli status che si basa sulla regola per la quale per avere la capacità giuridica il soggetto

doveva godere dello status libertatis, civitatis e familiae. Lo status libertatis implica che il soggetto

non sia schiavo (che non ha capacità giuridica ma ha lcuni diritti e doveri), lo status civitatis è di

cittadinanza all’inizio era richiesto essere cittadini romani epoca arcaica), lo status familiare voleva

dire essere di sui iuris, e cioè non essere assoggettato alla patria potestà. Questo sopportò delle

deroghe soprattutto per lo status civitatis: norme dell’ordinamento applicate tanto ai cittadini quanto

ai non (ius gentium) e norme dello ius honorarium. Quindi in seguito lo status civitatis non venne

più richiesto per godere di capacità giuridica. Il figlio sotto patria potestà si può assumere degli

obblighi e quindi anche lo status venne in parte meno. Problema degli status applicato alla capacità

giuridica solo nella modernità. Capitis deminutio: vicenda che attiene allo stato delle persone e si

evidenzia quando vengono meno determinati vincoli: maxima: perdita di libertà; media: di

cittadinanza; minima: rimozione dei vincoli parentali, mutamento in peggio.Concetto di

diminuzione considerato in modo particolare. Perdita di uno status. Il concetto di deminutio non

comporta necessariamente un cambio di status in peggio. Il concetto di deminutio individua una

diminuzione numerica del gruppo di appartenenza originale. Questo si evidenzia quando il legami

parentali vengono recisi. Dall’epoca classica al tardo antico il termine caput andò ad indicare

“persona titolare di diritti”. Paolo dice che servile caput nullus ius habet. Caput come idoneità ad

essere titolare di diritti. (capacità giuridica nella fase finale del tardo antico). Persona nell’epoca

classica individua la persona in carne e ossa, poi (Teodosio) si indicò come persona la personalità

giuridica. Status libertatis: le persone si dividono in liberi e schiavi. Distinzione di ius gentium: fra

l’epoca arcaica e l’epoca classica per la quantità di schiavi. Nell’epoca arcaica non hanno una

posizione molto deteriore: distinzione non molto marcata fra figlio e schiavo (dal punto di vista

pratico). Nell’epoca classica: l’intera economia era basata sulla manodopera servile (dal IV a.C. al

III d.C.) gli schiavi hanno condizioni notevolmente diverse: prevalentemente utilizzati nei latifondi

sorvegliati da una persona libera fidata o da uno schiavo con competenze superiori. Nelle grandi

estensioni fondiarie gli schiavi erano tenuti negli ergastula in catene. Potevano anche essere

utilizzati nell’ambito imprenditoriale. Situazioni migliori per schiavi con competenze superiori. Il

limite dell’esercizio dei poteri del proprietario dello schiavo è l’ammortamento: il padrone non

aveva interesse a danneggiare lo schiavo perché era vendibile e parte del suo patrimonio. Il valore

dipendente dalla propria qualificazione garantiva per gli schiavi migliori e peggiori trattamenti. La

posizione degli schiavi era notevolmente differenziata per situazione. Nel tardo antico il fenomeno

della schiavitù diminuisce ma alla schiavitù si sostituiscono forme di affittanza a soggetti liberi (poi

divenuti servi della gleba). Schiavitù in quest’epoca limitata alle famiglie potenti. Fenomeno che

resta fino a Giustiniano compreso. Dal punto di vista giuridico l’unico limite al potere del padrone

sullo schiavo (epoca arcaica) era il controllo sociale, poi intervenne la natura dei censori (magistrati

elevatissimi) che potevano fare una nota censoria che comprometteva il diritto pubblico del

padrone. Nell’epoca repubblicana il diritto vitae mortis poteva essere applicato solo qualora avesse

avuto un’utilità. In caso in cui uno schiavo venisse maltrattato senza motivo il padrone poteva

essere costretto ad alienarlo. Nel principato vennero introdotte per questo sanzioni penali.

L’uccisione giustificata dello schiavo non era punita. Il limite dunque era quello rappresentato dalla

giusta causa per uccisione o punizione dello schiavo stesso. Si temevano rivolte servili che

avrebbero potuto creare problemi alla nobilitas e alla pace sociale. Provvedimenti tutelativi ma

anche repressivi per gli schiavi. Senatus consulto Dilaniano: se il proprietario di uno schiavo veniva

ucciso da uno schiavo tutti gli schiavi venivano sottoposti a inquisitio (sotto tortura) e se ne

risultava che uno schiavo di quelli del padrone non aveva fatto il possibile per salvarlo, veniva

messo a morte. Schiavo non ha rapporti tutelati da diritto civile e penale. Matrimonio per lo schiavo

è contubernium che non ha nessuna conseguenza giuridica. Figli legati dalla cognatio naturalis che

può rilevare dal punto di vista civile in negativo. Si impedisce allo schiavo liberato di contrarre

matrimonio con parenti di sangue. Se lo schiavo ha rapporti sessuali con persona parente di sangue

commette il crimine di incesto. Poi in epoca giustinianea il contubernium ha risvolto sacrale: la

chiesa lo valuta come matrimonio. Se tutti gli schiavi di una stessa famiglia (di sangue) (in epoca

giustinianea) vengono liberati possono avere fra loro successione. Dal punto di vista del processo

civile so schiavo non ha alcuna capacità: solo nel processo di libertà in realtà si poteva porre il

problema, dove non poteva partecipare. In questo processo lo schiavo veniva sostituito dall’adsertor

in libertatem (che sostiene la libertà di un certo soggetto). Il processo di libertà si svolge in forme

diverse a seconda dell’epoca. Processo formulare con actio in rem: come se una persona

rivendicasse qualcosa. Agere per spontionem: promessa di pagare se un certo fatto venisse

accertato. Cognitio extra ordinem. Processo semplificato. Preiudicium an liber sit: azione di

accertamento. Quando si controverteva sullo stato servile di una persona si presupponeva che lo

schiavo fosse libero durante il processo. Ne bis in idem sit actio: non era attuato nel processo di

libertà dello schiavo: l’adsertor in libertatem poteva cambiare in ogni processo: cambiavano le parti

e vi era una maggiore tutela dello schiavo. Ciò per un primo periodo continua anche nel tardo

antico: Costantino detta delle regole per reperire più facilmente l’adsertor. Giustiniano lo abolisce e

quindi un processo (a cui sta volta partecipa lo schiavo stesso) non può essere ripetuto e vale la

regola del giudicato. Lo schiavo anche se avesse commesso reati penali non poteva essere portato in

giudizio: poteva anche essere sanzionato senza processo, questo non avveniva mai in modo drastico

perché lo schiavo era cosa del padrone sul quale potevano essere commesse violazioni. Solo nel

campo sacrale lo schiavo ha pieni diritti. Lo schiavo se faceva atti giuridici valevano solo se a

carattere favorevole per il suo padrone. Questo fa intervenire il pretore sulla base dello ius

honorarium: se nel complesso dell’atto la situazione fosse stata favorevole (ad esempio caso di

compravendita). Viene valutato che la situazione nel complesso sia giusta (funzione correttiva dello

ius honorarium). Actiones adiecticie qualitatis: queste azioni si basano su una qualità aggiuntiv e

aggiungono la responsabilità del padrone: necessitavano di presupposti. Azione suppletoria del

diritto onorario. Durante l’epoca repubblicana con espansione dei commerci quindi negozi non fatti

direttamente dal venditore. Problema di dare più rilevanza agli atti fatti dagli schiavi. Responsabilità

del proprietario per gli atti compiuti dagli schiavi. Azioni riferite al conferimento di autorizzazione

dello schiavo. Actio exercitoria: prende il nome dall’exercitor (armatore) che poteva nominare un

magister navis che poteva anche essere schiavo. Esso poteva compiere con terzi azioni inerenti la

sua pratica. Gli effetti sfavorevoli in base all’actio exercitoria venivano accollati al padrone e

potevano essere rivendicati dal contraente. Limitazioni di responsabilità per certi tipi di atti solo se

portati a conoscenza di terzi in modo effettivo. Actio institoria: per atti compiuti anche su terra. Il

terzo agiva come se l’obbligazione fosse stata presa dal padrone ma con formula diversa. Actio

quod iussu: l’autorizzazione vaniva data al terzo che trattava col proprio schiavo epr un atto

specifico (singolo affare). Actio de peculio: il peculio era una piccola quantità di beni a disposizione

dello schiavo. Attraverso esso lo schiavo poteva anche assumere obbligazioni delle quali rispondeva

il padrone, però era responsabilità limitata ad una somma equivalente al peculio. Il proprietario

dello schiavo se creditore nei suoi confronti ha la precedenza rispetto agli altri creditori. Nel caso

che il peculium sia passivo il pretore interviene per un’azione de peculio annuale e non generale.

Nella prima metà del V secolo se uno schiavo è libero si agisce direttamente contro lo schiavo

liberato senza il limite del peculio. Actio tributaria: criterio del peculio e dello iussu: 2 presupposti.

Il proprietario non partecipava con priorità sugli altri creditori. Procedura concorsuale: ognuno

partecipa in proporzione alla propria quota. Par condicio creditorum. Actio de in rem vertio: azione

relativa a ciò che è stato versato nel patrimonio del proprietario: se il proprietario viene arricchito da

un’azione dello schiavo. E’ nello stesso editto dell’actio de peculio ed è compatibile con essa.

Cause della schiavitu’: Atti illeciti compiuti dagli schiavi. Responsabilità exracontrattuale. Ricadute

degli atti illeciti. Noxae de ditio: partendo dal presupposto che gli atti illeciti abbiano ricaduta sul

padrone, il padrone può donarlo a chi è stato leso a fine di risarcimento. Obligationes propter rem.

Sarà responsabile il proprietario dello schiavo non al momento del compimento dell’atto ma al

compimento dell’azione mossa dal danneggiato. In epoca arcaica regime diverso: sanzioni di natura

corporale nei confronti di chi compiva l’illecito. Anticamente sanzione applicata allo schiavo

stesso. Cause della schiavitù: nascita da madre schiava e prigionia di guarra. (madre schiava al

momento della nascita). Questo avrebbe potuto confliggere con la regola che stabiliva che il figlio

seguiva lo stato del padre. (quando madre al momento del concepimento libera ma al momento

della nascita schiava, il figlio?). Nell’epoca classica basta che tra concepimento e nascita la madre,

anche per un solo momento sia stata libera perché il figlio sia libero. Favor libertatis. Prigionia di

guerra: sia per stranieri che per i cittadini romani. In un primo momento il militare romano

acquisiva schiavi di altri paesi per occupazione. In seguito gli schiavi presi dal generale e quindi

venduti a privati. Non sempre tutti i nemici sconfitti erano ridotti allo stato servile, tramite accordi

precedenti con il generale. I cittadini romani presi in schiavitù in guerra. Fictio legis cornelii O Ius

post Liminii: quando il romano cadeva in schiavitù da stranieri perdeva tutti i diritti. Qualora

tornasse in patria tendenzialmente riacquisiva tutti i diritti a meno che non prevalesse un profilo

fattuale. Ad esempio per il possesso (situazione di fatto)(non proprietà) e il matrimonio non

vengono ricostituiti. Le situazioni di fatto non si ricostituiscono. Qualora il cittadino romano

cadesse in schiavitù e morisse si fingeva che fosse morto un momento prima di essere schiavo. E il

soggetto si intende morto libero cittadino romano. Valeva il testamento fatto prima di cadere in

schiavitù o comunque si apriva una successione. Problema di come il diritto estinto possa risorgere.

Alcuni giuristi ritenevano che il diritto risorgesse dopo essere estinto, altri che fosse quiescente. Nel

caso in cui ad esempio il diritto di un romano in schiavitù fosse stato acquisito da altri. 2 teorie che

non hanno ricadute pratiche. Altre cause di schiavitù. Di natura sanzionatola: nel caso del debitore

insolvente esecuzione che era personale e il debitore veniva venduto oltre il Tevere (agli Etruschi

perché i romani non potevano essere schiavidi altri romani). Chi si sottragga al censimento

(incensus) dimostra di non essere cittadino romano e lo poneva fuori dal diritto dello Stato.

Soggetto renitente alla leva: infrequens: di chi non si presentava al servizio militare. Senato

consulto Claudiano del 54 d.C. che sanciva che qualora una donna libera abbia rapporti sessuali con

uno schiavo, dopo 3 moniti del padrone possa essere resa schiava dal padrone dello schiavo. Per

truffa: chi vendendosi come schiavo era libero poi lo dimostrava e divideva i soldi con un amico:

chi lo avesse fatto era reso schiavo e l’azione per la libertà era negata.

Schiavitù: condanna a pene nel processo criminale. Perde la libertà schiavo del popolo romano. Nel

caso in cui lo schiavo non sia grato al proprio patrono. Costantino poi ammise che il padre potesse

vendere i figli appena nati Vendita risolvibile con diritto di riscatto. Con eventuale pagamento del

danno. Modi di liberazione degli schiavi: manomissioni. 3 tipi di manomissione: manumissio

vindicta: mette un ramoscello in testa allo schiavo e pronuncia parole liberatorie. Quando passava il


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Cagliari - Unica
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cagliari - Unica o del prof Sitzia Francesco.

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