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giuridico. - sentenza: che doveva, almeno nei iudicia legitima, essere pronunciata entro 18 mesi, nei iudicia quae imperio continentur, doveva

o 2 Assoluzione. Non c’è appello. Si

essere pronunciata prima della cessazione della carica del magistrato, era: 1 Condanna (solo pecuniaria)

doveva pagare entro 30 giorni, se non avveniva si procedeva con la: PROCESSO DI ESECUZIONE (= actio iudicati al posto della manus

iniectionem) -- actio iudicati (che prende il posto della manus iniectio) il cui procedimento era uguale a quello della azione di cognizione (era

un’actio in personam con la quale si pretendeva l’adempimento dell’obligatio iudicati) e dava origine ad una II sentenza. Nella II condanna il

pretore adottava senz’altro provvedimenti perché si potesse procedere alla esecuzione: sulla persona o sul patrimonio (il doppio della I° sentenza,

o bonorum venditio: missio in bona + proscriptio - con cui si dava notizia della procedura in corso - >dopo 30\15 gg.: nota di infamia > elezione

> vendita all’asta > bonorum emptor

di un magister bonorum - successore universale del debitore -). MEZZI COMPLEMENTARI ( del

magistrato o pretore ) -INTERDICTA: proibire, vietare. Ordini del magistrato che vietano un determinato comportamento (Interdictum quod

viaut clam = rimozione della costruzione, molto usati nel possesso ove troviamo diversi interdicta, ne ricordiamo alcuni: 1) interdicta

adipiscendae possessionis (per l’acquisto del possesso) 2) interdicta retinendae possessionis (per la manutenzione e la conservazione del

possesso) 3) interdicta recuperandae possessionis ( per il recupero del possesso)). -RESTETUTIO IN INTEGRUM: attraverso Decretum il

magistrato toglie efficacia a negozi giuridici ex ius civile ritenuti iniqui. -STIPULATIONES PRAETORIAE: il pretore se riteneva in certi casi

equa una certa prestazione, obbligava l’individuo tramite stipulatio > iuris civili. N°3 : processo COGNITIO EXTRA ORDINEM Si fa risalire la

nascita della cognitio extra ordinem ai fedecommessi, visto che Augusto ne sancì l’obbligatorietà giuridica munendoli di azione esperibile

davanti ai consoli che procedevano al relativo giudizio extra ordinem. -- Chiamata in giudizio: non più atto privato venne fatto, davanti al

territorio in 12 diocesi la cognitio extra ordinem divenne l’unico processo civile

funzionario pubblico (sotto Diocleziano, con la suddivisione del

in tutto l’impero), in età classica: a) 3 EDICTA + EDICTUM PEREMPTORIUM; b) LITIS DENUNTIATIO con Costantino intorno al 320 d.C.

(ove risalgono gli effetti conservativi della lite); c) LIBELLUS CONVENTIONIS con Giustiniano dal 527 - al 565 d.C. (476 d.C. crollo

dell’impero d’Occidente). E’ l’inizio della gerarchia del potere giudiziale. Se il convenuto non venne al processo è detto contumax . -

Comparizione delle parti davanti al giudice: (1) confessare o (2) deferimento del iusiurandum, (EXCEPTIONE pregiudiziali se ritenute

necessarie dal convenuto, che mantengono gli effetti della formula e devono essere fatte prima della litis contestatio), si passa alla >

INTERLOCUTIO (sentenza interlocutoria che non tocca il merito della causa) e poi IUSIURANDUM CALUMNIAE (giuramento sui vangeli

sacri delle parti e dei loro avvocati). litis contestatio : NARRATIO ( con cui l’attore esponeva i termini della controversia ) e CONTRADICTIO

(del convenuto). In questo processo la litis contestatio non produce gli effetti degli altri processi visto che qui solo il passato in giudicato ha

effetti vincolanti e il giudice di Stato non ha bisogno di un accordo contrattuale tra le parti per attuare la sua funzione di giudicare . Gli effetti

conservativi vengono qui anticipati nella LITIS DENUNTIATIO, e la Litis Contestatio diviene momento dal quale decorrono i termini per la

pronuncia della sentenza. prove: sono qui così ordinate gerarchicamente: 1) documentali, 2) deposizione dei testimoni, 3) confessione, 4)

giuramento, 5) praesumptiones (deduzione, solo in età giustinianea). fine fase istruttoria - sentenza: interlocutoria (provvedimento autoritativo del

giudice e se è inimpugnabile, apre la fase esecutiva), redatta per iscritto e letta in pubblica udienza. --Impugnazione della sentenza. Doppio grado

di giudizio con Giustiniano, ma l’origine è con Augusto. L’appello si doveva fare entro 2 o 3 giorni (10 con Giustiniano) dal momento in cui

l’interessato era venuto a conoscenza della pronuncia della sentenza. Entro 30 giorni il giudice doveva consegnare all’appellante uno scritto con

le sue osservazioni che dovevano essere inoltrate dall’appellante entro 2-6 mesi al giudice di appello. Il giudice superiore veniva così investito

del potere di pronunciare una nuova sentenza. La sentenza di appello era di norma ancora appellabile, fino a Giustiniano. Il processo

contumaciale. Il giudice poteva esaminare la controversia indipendentemente dalla presenza delle parti. Se il convenuto non compariva nella litis

denuntiatio o nel libellus conventionis si poteva comunque procedere. La procedura ESECUTIVA: titolo era la sentenza non più appellabile e

divenuta quindi res iudicata. Anche qui si può avere la vendita all’asta (tutto il bene o parte dei beni) del bene per pagare il creditore rispetto al

capitale, interessi, spese giudiziarie. PROCEDIMENTI SPECIALI . A) procedura per rescriptum principis. Il principe nel II sec incomincia a

risolvere su richiesta dei magistrati, questioni giuridiche mediante epistula o rescriptum. B) summatim cognoscere. Nelle controversie su certe

materie come gli alimenti o ammissibilità di alcuni mezzi di prova, occorreva una rapida decisione, il magistrato emanava una sommaria

suscettibile di revisione. C) episcopalis audientia. E’ la giurisdizione civile del vescovo nel basso impero. Venne ampiamente

deliberazione

ripreso da Giustiniano nelle sue Novellae . §111 . I diritti reali. Diritti reali: diritti soggettivi su una cosa, hanno carattere assoluto (erga omnes) e

negativo (dal lato passivo), ma nei diritti di credito sono relativi e positiva. Diritto reale per eccellenza è la proprietà (rei vindicatio) che

garantisce un potere potenzialmente illimitato sulla cosa. Esistono però anche i diritti reali di godimento (usufrutto - vindicatio usus ususfructus -,

servitù -vindicationes servitutis -, etc. ) e di garanzia (pegno, ipoteca). §112 . La proprietà . La proprietà: diritto soggettivo reale che ha come

cosa. Dapprima vi fu l’appartenenza (questa cosa è mia) seguita subito dopo dal dominium ex iure

contenuto una signoria generale su una

Quiritium (nella tarda età repubblicana; secondo lo ius civile, poteva perciò spettare solo ai cittadini romani, e per quanto riguarda gli immobili

erano ad essa assoggettabili solo quelli in suolo italico o i fondi provinciali con ius italicum. Ai peregrini si dava la possibilità di acquistare con

occupatio e traditio o mancipatio qualcosa di simile alla proprietà), che per la proprietà pretoria , o bonaria, divenne semplicemente dominium.

Non era possibile includere la proprietà per le cose incorporali. Con l’editto di Caracalla nel 212 d.C. (estensione della cittadinanza romana) la

proprietà peregrina (ex iure gentium) venne praticamente meno, e in età postclassica le 3 proprietà si fondono. § 113 . Il dominium ex iure

Quiritium . Regime . Limitazioni legali . Anche se il dominium ex iure Quirintium non aveva quasi limiti (si estendeva in altezza e profondità,

“sino alle stelle e sino agli inferi“, ed era solo per cittadini romani) vi erano delle limitazioni legali di diritto privato ( Actio aquae pluviae

arcendae, Actio e/o cautio damni infecti) e pubblico (es. costruire oltre ad una certa altezza in città. Per necessità pubblica si poteva avere la

invito). § 114 . Il dominium ex iure Quiritium: rapporti di vicinanza e ulteriori limitazioni legali . All’assegnazione di porzioni

emptio ab di ager

publicus in proprietà privata (prima revocabili e poi a carattere definitivo) si procedette all’inizio con limitatio (che aveva connotazioni sacrali,

venne meno in età repubblicana ove si procedette con confini naturali). I confini, sempre attentamente delimitati (venivano disegnate sul suolo

delle parallele e perpendicolari da nord a sud e da est a ovest), se subivano variazioni, si procedeva alla actio finium regundorum che nel

processo legis actiones si agiva con la legis actio per iudicis arbitrive postulationem, mentre nel processo formulare era impiegata una formula

con adiudicatio (fu considerato un modo di acquisto della proprietà). Per quanto riguarda i rapporti ricordiamo: a) Actio aquae pluviae arcendae

(= tenere lontane) Era un’actio in personam, che trovava fondamento nelle Dodici Tavole e si dava al proprietario di un fondo rustico contro il

vicino nell’ipotesi in cui, fosse stato alterato lo scorrere naturale delle acque piovane. Nelle legis actiones si agiva per iudicis arbitrive

postulationem mentre nel processo formulare con clausola restitutoria o arbitraria. b) Actio e/o cautio damni infecti: quando vi era il timore che

un edificio fosse in cattive condizioni di stabilità. (N.B. Actio è ius civile, mentre cautio è un rimedio pretorio). Al rifiuto del pretore si

all’età arcaica, e si azionava quando nel fondo

sanzionava con missio in possessionem. c) Operis novi nuntiatio: Era una intimidazione risalente

del vicino vi erano opere lesive d’un proprio diritto. d) Interdictum quod vi aut clam: rimozione della costruzione che taluno avesse fatta sul

fondo dello stesso attore nonostante il suo divieto. § 115 . Il dominium ex iure Quiritium: modi di acquisto . I negozi di acquisto della proprietà

traditio . L’acquisto

furono iuris civilis: mancipatio, in iure cessio, usucapio, o iuris gentium (naturalis): occupazione, accessione, specificazione,

della proprietà può essere a titolo originario (occupazione della res nullius) o derivato (trasmissione del diritto di proprietà). Questa

classificazione è stata poi estesa dalla dottrina agli altri diritti soggettivi. Il dominium ex iure Quiritium si acquistava a titolo originario: per

occupazione, commistione di denaro, specificazione; mentre a titolo derivato: si acquistava per mancipatio, in iure cessio, traditio, per

vindicationem, adiudicatio, e litis aestimatio. Va poi ricordata la differenza dell’acquisto a titolo particolare (quelli visti sopra) e a titolo

universale (come quello ereditario, complessi di patrimonio dalle componenti di per sé non necessariamente definite). § 116 . Il dominium ex iure

Quiritium: modi di acquisto originari .1 A) L’occupazione era un modo di acquisto della proprietà a titolo originario e consisteva nella pretesa di

possesso di cose che non appartenevano a nessuno: res nullius (animali allo stato selvatico, le cose sottratte al nemico in tempo di guerra, etc.).

B) Frutti naturali sono acquisiti a titolo originario quando si separano dalla cosa madre. C) Accessione quando una cosa (detta principale) subisce

un incremento (accessorio) D) Confusione (mescolanza inscindibile di corpi liquidi o solidi) o commistione (mescolanza di per sé scindibile di

> dall’uva si ricava

corpi solidi) E) Specificazione (trasformazione di una cosa appartenente ad altri fino a frane altra cosa che possa dirsi nuova

il vino) F) Usucapione § 117 . Il dominium ex iure Quiritium: modi di acquisto derivati . 2 Il dominium ex iure Quiritium si trasferiva con: Res

mancipi : a) mancipatio (vendita apparente, vi troviamo un mancipio dans e un mancipio accipiens, fu detta prima mancipium, era un dei gesta

per aes et libram, uno degli atti che si compivano con il rame - o bronzo - e con la bilancia; una parte conseguiva un vantaggio dietro pronunzia

di parole determinate - certe verba - , dal peso del metallo, e dalla presenza di 5 cittadini romani puberi + un cittadino che teneva la bilancia - il

libripens - ), b) in iure cessio * (finto processo di rivendica, trasferiva res mancipi > cose indispensabili come i fondi, gli schiavi ... vi troviamo

un cedente e un cessionario); Res nec mancipi: a) traditio (che è materialmente una consegna e, dunque, corporale; fruibile anche dai non

cittadini), o, a volte, anche b) in iure cessio* (res nec mancipi > tutte le altre cose). ALTRI MODI PER L’ACQUISTO DEL DOMINIUM A

TITOLO DERIVATO . A) mancipatio e in iure cessio trasferivano sulle res mancipi il dominio quirintario, ma non sempre il possesso (che

passava solo per le cose mobili, per le altre era ancora necessaria la traditio). B) La traditio (era innanzitutto atto di trasferimento del possesso ed

era negozio con effetti reali, giuridicamente rilevante già dall’età arcaica) invece trasmetteva contemporaneamente possesso e proprietà sia di

l’unico modo in cui

cose mobili che di cose immobili, e consisteva nella semplice consegna di una cosa. Era fruibile anche da non cittadini. Era

si trasferisce il dominium ex iure Quirintium sulle res nec mancipi nel periodo classico. C) Legato per vendicationem era un atto mortis causa.

Era infatti una disposizione testamentaria con la quale il testatore attribuiva direttamente una cosa propria ad un terzo: il legatario. Questi

civile una volta che, morto il testatore, il legato fosse divenuto efficace. D) L’adiudicatio è la pronuncia del giudice

acquistava la proprietà

formulare nei negozi divisori sulla base del potere a lui attribuito in quella parte della formula detta pure essa adiudicatio, con cui si assegnavano

una o più res. E) Nella litis aestimatio del processo formulare, la condanna poteva essere espressa solo in denaro, e un eventuale convenuto

pagando per la causa che andava a perdere diveniva però proprietario della cosa sulla quale era stata sviluppata la lite. § 118 . Il dominium ex

iure Quiritium: l’usucapio. (res habilis, possessio, tempus, fides, titulus) Genesi: trova fondamento nelle Dodici Tavole che parlavano di usus e

di fundi o ceterae res. Fu un istituto dello ius civile e comportava l’acquisto del

stabilivano che fosse di 2 anni o 1 anno a seconda che si trattasse

dominium ex iure Quiritium (riservata ai cives Romani). E’ un modo di acquisto della proprietà a titolo originario per effetto del possesso e

significa “tenere in uso“. Necessitava di alcuni requisiti: res habilis, possessio, tempus, fides, titulus . a) Res habilis: la cosa doveva essere idonea

ovvero suscettibile di dominium ex iure Quirintium. b) Possessio: era preso in considerazione solo il possesso di chi teneva la cosa come propria.

c) Tempus: 2 anni per le cose immobili e 1 anno per le altre. d) Fides: sul finire della repubblica compare la buona fede, requisito soggettivo,

ovvero la convinzione da parte del possessore di non recare ad altri pregiudizio. e) Titulus: o iusta causa (non deve essere illecita) è la ragione

oggettiva che deve essere alla base dell’acquisto > conforme all’ordinamento giuridico. I titoli erano tanti ma definiti, indicati solitamente con la

particella pro (pro emptore, pro donato, pro solto). f) Per la usureceptio e la usucapio pro erede si prescindeva dal titolo e dalla buona fede. § 119

. Il dominium ex iure Quiritium: perdita. Si aveva la perdita con: perimento della cosa (libertà se servo), passaggio del dominio ad altri, con la

derelictio (abbandono), confisca (per effetto della emptio ab invito > espropriazione per pubblica utilità). § 120. Il dominium ex iure Quiritium:

la rei vindicatio e gli altri mezzi giudiziari a difesa della proprietà civile A) Lo strumento più antico fu la rei vindicatio: spettava al proprietario

non possessore, era rivolta contro il possessore non dominus e tendeva a far conseguire al dominus il possesso. Nella storia di Roma la rei

dell’azione. Per essa, nell’ ambito delle legis actiones era

vindicatio conosce 3 diverse forme in funzione delle quali variava anche il regime

impiegata la: 1 legis actio sacramenti in rem (sia l’attore che il convenuto pronunciano la stessa vindicatio. Dopo la pronuncia dei certa verba il

pretore attribuiva il possesso della cosa ad uno dei due che si obbligava alla restituzione della cosa e dei frutti. La sentenza decideva il reale

possesso della cosa e dei frutti), e poi dalla prima età postclassica si fece ricorso, in alternativa, nelle formule, alla: 2 agere in rem per

(è sempre una legis actio, ma solo il convenuto doveva pronunciare i certa verba; fino alla dimostrazione che l’actor era

sponsionem veramente il

proprietario, la persona che possedeva la cosa non doveva restituirla, non aveva luogo alcuna consegna provvisoria e il convenuto continuerà a

possedere la cosa durante la lite dovrà solo promettere con la cautio pro praede litis et vindiciarum che restituirà la cosa in caso di soccombenza.

e il diritto intermedio si trasmetteranno all’età moderna)

Questi principi si ritroveranno poi intatti nella rivendica formulare e tramite Giustiniano

infine prevalse poi: 3 agere per formulam petitoriam o rivendica formulare (del periodo classico, o giustinianeo, ove i processi non sono più 2,

> pronuntiatio, litis aestimatio. Accertata la verità dell’actor, il giudice ordinava il iussum da

ma si tratta di 2 parti dello stesso processo

restituendo che comprendeva anche la restituzione dei frutti). B) Al dominus ex iure Quiritium spettavano anche le azioni negatorie (Tizio non è

> negargli l’uso): actiones negatoriae servitutis e actio negatoria usus fructus. Erano azioni civili di natura reale e

proprietario spettavano, a

differenza della rivendica, al dominus possessore contro gli autori di turbative. C) Altri rimedi giudiziari spettanti al proprietario qurintario sono:

actio finium regundorum (regolazione dei confini del processo leges actiones o formulare), actio aquae pluviae arcendae, actio e cautio damni

infecti, interdictum quod vi aut clam (vedi sopra al paragrafo §114), condicio ex causa furtiva, actio legis Aquiliae e altre azioni penali di cui si

parlerà più avanti. § 121 . Actio Publiciana e proprietà pretoria .( pag 350 ) Ficticiae > rimedio pretorio L’alienazione di una res mancipi con la

all’acquirente il dominium ex iure Quiritium e, di conseguenza, prima che fosse trascorso il tempo

semplice traditio non faceva acquistare

necessario ad acquistare la proprietà per usucapionem, questi sarebbe inevitabilmente risultato soccombente. Il pretore, per tale ipotesi, concesse

all’acquirente un’exceptio idonea a paralizzare la reivindicatio e, successivamente, un’actio Publiciana esperibile per pretendere il possesso della

cosa contro qualunque terzo ivi compreso l’alienante. La rei vendicatio era azione riservata al proprietario quirintario. Visto ciò, per tutelare

anche chi possessore in buona fede e cum iusta causa d’una res usucapibile, avesse perduto la res usucapibile prima del compimento dei termini

per l’usucapione, il pretore provvedette, appunto, con l’actio Publiciana (metà I sec. a.C.). L’azione era di natura reale (actio in rem) e si dava

solo ai cittadini romani, i soli che potessero usucapire. A parte l’intentio la formula era uguale alla rivendica. L’intentio però era tale che il

decorso del termine, annuale o biennale, l’attore sarebbe divenuto per effetto dell’usucapione proprietario

giudice era invitato ad accertare se, col

della cosa già posseduta. L’azione era pertanto del tipo delle actiones ficticiae ove il pretore trattava l’attore, che proprietario non era, come se

fosse stato proprietario, la finzione vale solo per il decorso dei termini. La differenza con la rivendica sta’ nella legittimazione attiva. § 122 .

Proprietà peregrina e proprietà provinciale. a) L’espressione proprietà peregrina, (non ha riscontro nelle fonti) può avere ad oggetto sia cose

mobili che immobili, ed è stata cognata dai moderni per fare riferimento a quei casi in cui un cittadino acquistava una res in forza di un modo di

acquisto della proprietà qualificato iuris gentium e come tale accessibile ai non cives. La proprietà peregrina perdette significato nel 212 d.C. con

Caracalla. b) La proprietà provinciale poteva avere come oggetto solo cose immobili, in particolare ai fundi in provinciali solo. Erano fondi di

territori assoggettati a Roma ed organizzati in provincie che in gran parte vennero lasciati ai privati dietro pagamento di un tributo § 123 . La

proprietà nel diritto postclassico e giustinianeo. a) La proprietà peregrina perde significato e praticamente scompare con Caracalla 212 d.C. (vedi

i papiri nell’età del principato con la Costitutio Antoniniana). Il dominium non è più qualificato ex iure Quiritium e con Giustiniano viene abolita

la distinzione tra proprietà pretoria e quirintaria. b) Va poi ricordata la tendenza ad aumentare i limiti legali. c) Le novità per quanto riguarda gli

acquisti di proprietà sono quelli a titolo derivato, mentre scompare la in iure cessio e diminuisce la mancipatio. Abolita la differenza tra res

mancipi e nec mancipi. d) L’azione fondamentale della difesa del dominio rimane la rei vendicatio, con la formula petitoria. e) Tutte le azioni già

a difesa del dominium ex iure Quiritium si applicano alla proprietà. § 124 . La comproprietà. A) Età arcaica (Gaio) > consortium ovvero

“dominio non diviso“. Si costituiva automaticamente alla morte del paterfamilias tra più heredes sui, o anche tra estranei per altri motivi. Ogni

consorte poteva compiere atti di godimento o disporne per l’intero con la conseguenza di riversare sugli altri gli effetti da lui compiuti. B) Il

communio ebbe sviluppo durante il principato e rappresenta la matrice storica della comproprietà. La comunione di proprietà poteva essere

volontaria (ad es. in vista della costituzione di una società si compravano insieme certi beni) oppure incidentale (coeredità). A parte ciò la

communio era simile al consortium solo che ogni partecipante era proprietario solo di una parte. Certe decisioni vengono prese a maggioranza.

a)Def: “peso sopra un fondo per l’utilità di un altro fondo

Per la difesa ogni proprietario esercitava pro parte la rei vendicatio. §125. La servitù.

appartenente a diverso proprietario“, è un diritto reale su cosa altrui. Riguarda solo beni immobili ed è una qualità oggettiva del fondo

(dominante o servente). La servitù, dunque, non può essere alienata separatamente al fondo cui inerisce ed è indivisibile; è sempre un non fare

mai un fare, sono positive (di passaggio) o negative (il vicino non può sopraelevare), sempre indivisibili. b) Nelle origini si parlò prima di iter (a

piedi) e actus (per animali e carri) per passare in un fondo vicino, poi di servizi tra fondi e iura o iura praedorium (diritti dei fondi), infine di

servitutes (res incorporales). c) Tipicità: le servitù furono tipiche, come le azioni e i negozi giuridici, e mai una categoria unitaria. d) Servitù

rustiche e urbane: la suddivisione risale all’età della repubblica relativamente ai fondi rustici (res mancipi) ed urbani (res nec mancipi). e) Il

riconoscimento delle servitù avvenne nell’ambito dello ius civile e solo per i fondi italici, unici a poter essere oggetto di dominio quirintario. Il

limite del fondo italico venne meno in età postclassica. f) Nel diritto giustinianeo: servitutes personarum uso e usufrutto, erano servitù in cui una

res veniva assoggettata ad una persona; ( servitù irregolari: rapporti tipici delle servitù, ma a favore di persone determinate). g) Costituzione: (

vedi anche l’usufrutto ) 1) Potevano essere istituite in forza di negozi con effetti reali mediante mancipatio e in iure cessio. 2) Si costituivano

anche tramite exceptio servitutis > quando il proprietario di due fondi nell’alienarne uno mediante mancipatio, costituiva servitù tra di essi. 3)

Con adiudicatio il giudice nei giudizi divisori costituiva servitù tra due fondi che venivano assegnati a proprietari diversi. 4) Il legato per

vindicationem che aveva effetti reali, ove vi era un legato proprietario di un fondo e un testatore . (5) Non si può costituire con traditio perché è

una res incorporale). 6) Nel diritto giustinianeo la servitù è costituita con atto inter vivos ed è rappresentato da pactio et stipulatio tipico dei fondi

provinciali, tutelati dallo ius honorario ed azioni in rem. 7) La servitù si poté acquisire anche per usucapione ( longi temporis sotto Giustiniano,

che però si compiva in 10 anni; presupponeva il possesso la buona fede e la iusta causa). h) Estinzione: si estingue per confusione (il proprietario

di uno dei due fondi acquista l’altro), rinunzia (con la in iure cessio e poi, più tardi, mediante pactio), non usus (il mancato uso di una servitù). i)

Difesa giudiziale: vindicatio servitutis e legis actio sacramenti in rem (come la proprietà, ma con clausola restitutiva o arbitraria) sono le azioni a

difesa delle servitù. Nell’età classica vi fu un’actio confessoria* (vedi usufrutto) contrapposta all ‘actio negatoria servitutis (vedi pag.376\377). §

126 . L’usufrutto e i diritti affini. Def : l’usufrutto è un diritto reale limitato su cosa altrui (mobile

--A) - il gregge - o immobile, inconsumabile,

fruttifera, res corporales, seguiva la cosa presso qualsiasi proprietario che poteva alienare a sua volta solo la nuda proprietà) di usare una cosa

l’eredità o per

altrui, di percepirne i frutti, con il limite di non alterarne la destinazione. Aveva carattere personale e non era trasmissibile con

vendita. --Le origini è da ricollegarsi alla diffusione di matrimoni sine manu, e la preoccupazione che la donna, alla morte del marito, cadesse in

indigenza, contro la impossibilità della moglie di fare testamento, e dunque il pericolo che i beni potessero andare ad estranei (gli agnati).

L’usufruttuario doveva curare a sue spese la manutenzione ordinaria e non doveva farla deteriorare. Egli poteva cedere l’esercizio ad altri, ma

rimaneva egli stesso responsabile della cosa verso il proprietario. --Si costituiva mediante legato per vindicationem, in iure cessio, adiudicatio,

si aveva per morte (o capitis diminutio),

pactio et stipulatio, longi temporis prescriptio, similmente alla servitù (mai per traditio). --L’estinzione

scadenza del termine finale , perimento della cosa, mutatio rei, rinuncia, consolidazione (= confusione), non usus e longi temporis praescriptio. --

Per la tutela giudiziaria vi era per l’usufruttuario la vindicatio usus fructus (simile alla vindicatio servitutis) detta poi nel diritto classico actio

confessoria *. (vedi servitù). B) Il quasi usufrutto è l’usufrutto (di nome) di cose consumabili (per es. denaro). C) L’usus è successivo

all’usufrutto ed è un diritto reale su cosa altrui. L’usuraio avrebbe dovuto usare personalmente la cosa, era indivisibile. D) L’habitatio ricalca

l’usus ma non si estingueva per gli stessi motivi. E) Le operae servorum anch’esse simili all’uso giuridicamente, ma potevano essere date in

locazione dal legatario e per l’estinzione era simile all’habitatio; si trasmettevano però agli eredi non estinguendosi per morte del titolare. § 127 .

Era proprio dello ius civile, il principio “superficies solo cedit” (la superficie accede

Superficies, ius in agro vectigali, enfiteusi. A) Superficies -

al suolo) per qui il proprietario di un suolo era proprietario anche di ciò che vi era costruito sopra essendo esclusa la divisione della proprietà per

piani orizzontali. (....pag. 388\9-390). B) Agri vectigales erano state dette quelle porzioni di ager publicus che i censori sin dal IV-III secolo a.C.

andavano concedendo a privati dietro pagamento di un corrispettivo periodico detto vectigal. Di essa fu ammessa l’alienabilità inter vivos e la

successione. La tutela giudiziaria fu concessa dal pretore verso il primo secolo a.C. con azione in factum di natura reale, esperibile per il recupero

del possesso. C) Enfiteusi. In età postclassica si formarono altri tipi di concessione di terre pubbliche e non si parlò più di agri vectigales e si

sviluppano altri tipi di concessioni di terre pubbliche: ius perpetum e ius emphyteuticum, e fu esteso alle terre di proprietà privata. La legge di

Zenone è considerata l’atto di nascita dell’enfiteusi e venne poi regolato da Giustiniano ove l’enfiteuta doveva pagare un canone annuo, ma

godeva di ampi poteri, poteva alienare il fondo (ma doveva notificarlo al concedente che godeva di un diritto di prelazione) poteva costituire

servitù o affrancare il fondo. L’enfiteusi si estingueva per mancato pagamento del canone per tre anni, per confusione, ed aveva l’obbligo di

conservare in buono stato l’immobile. (Oggi non può essere inferiore a 20 anni e può essere perpetua). § 128 . Pegno e ipoteca. (Diritti reali di

Def: sono diritti reali su cosa altrui di garanzia (c’è una res

garanzia) -- che assicura il creditore). a) Pegno: una cosa veniva consegnata al

creditore affinché la tenesse fino a quando il suo credito non fosse stato soddisfatto. Dal II secolo a.C. si passò alla conventio pignoris per la

quale non aveva luogo consegna. La difesa giudiziale era data da uti possidenti, utrubi e unde vi, quelli, cioè, che erano a difesa del possesso. Il

primo intervento pretorio fu però dato dall ’interdictum Salvianum (1/2 del I° secolo a.C.) e riguardò la conventio pignoris (pegno) di invecta et

(nell’ipoteca sono le cose immesse nel fondo) immessi dal conduttore nel fondo rustico locato, concesso al locatore contro

illata il conduttore in

venne introdotta l’actio

caso di mancato pagamento del canone. Con esso il pegno si configura quale diritto reale su cosa altrui. Successivamente

Serviana, ben più importante delle precedenti, era in factum e in rem, esperibile da parte del creditore pignoratizio era diretta al conseguimento

del possesso. b) Ipoteca: il precedente romano della hypotheca (o pignus conventum) era dato dalla convenzione di garanzia che soleva

intervenire nella locazione dei fondi: tra il locatore ed il locatario interveniva un patto per cui le cose da questi immesse nel fondo, (cose immesse

in un fondo che servono come garanzia per il pagamento di un canone complessivamente chiamate invecta et illata), servivano come garanzia per

il pagamento del canone. Su questa scia nacque la figura di diritto reale di garanzia detta hypotheca. Se sulla stessa cosa gravano più ipoteche, si

applica il principio prior tempore potior iure: prevalevano cioè le ipoteche costituite per prime. Al creditore era concesso il ius offerendi: egli

poteva così subentrare nella posizione di un creditore che lo perdeva. Le ipoteche si estinguevano per: a) estinzione della obbligazione garantita,

b) perimento della cosa, c) confusione, d) rinuncia, e) per acquisto del dominium della cosa pignorata da parte di un terzo che, in buona fede,

ignorasse l’esistenza del diritto reale di garanzia, f) come conseguenza della lex commissoria, fino a che Costantino non vietò il patto

commissorio. -- I mezzi di tutela processuale sono: a) Interdictum Salvianum (di metà del I° secolo a.C.; restitutorio): tutela del locatore contro il

conduttore di un rustico che in caso di mancato pagamento avesse voluto la restituzione. b) Interdictum de migrando (proibitorio): tutela del

conduttore di un fondo contro il locatore che volesse impedirgli di portar via gli invecta et illata. c) Actio Serviana (51 a.C. dal console Rufo, in

factum e in rem esperibile da parte del creditore pignoratizio ed era diretta al conseguimento del possesso; si esercitava contro il possessore della

cosa pignorata fosse esso stesso il debitore o un terzo. E’ stata estesa a tutti i tipi di pegno, ed è con questa azione che il pegno si configura come

diritto reale) o pigneraticia: al locatore di un fondo rustico, contro chiunque si fosse impossessato della res pignori conventa d) Actio pigneraticia

in rem, o vindicatio pignoris, oppure actio quasi Serviana: a tutela di tutti i creditori pignoratizi contro chiunque si impossessasse della res

oggetto della garanzia. . § 129 . Il possesso. (i rimedi processuali sono gli INTERDICTA) Mai il diritto romano rappresentò in modo unitario la

Def: il possesso è inteso come un ”esercizio di fatto di un

dottrina del possesso, se ne occuparono seriamente solo gli interpreti medioevali. --

diritto soggettivo” possiamo dire che è composto da: corpus e animus. Corpus possesionis e animus dominus, ossia tenere la cosa come propria;

la detenzione) es.: il ladro può possedere anche se in mala fede, l’inquilino no perché non tiene la cosa locata come propria.

(non basta Al

possessore spettano: i frutti, l’acquisto della cosa con il passare del tempo, le azioni possessorie. A Roma il possesso era dominium per lo ius

civile ed era possessio per lo ius honorario. I tipi di possesso erano: possessio naturalis > detenzione; possessio > materiale disponibilità della

cosa; possessio civilis o ad usucapionem per iusta causa. a) GENESI : A) Agri publici: sono terre dello stato lasciate in godimento a privati,

prima tramite occupazione (agri occupatorii) poi tramite speciali concessioni dei censori dietro pagamento (agri vectigales). Quanti tenevano

e il loro potere sugli stessi, possessio. Alla fine dell’età arcaica il pretore incominciò a

legittimamente gli agri publici erano detti possessores, la fine dell’età

proteggere i possessores contro molestie e spossessamenti con gli interdicta. B) Interdicta: provvedimento dei pretori, verso

arcaica, per proteggere i possessori di agri publici da molestie e spossessamenti (interdictum uti possidentis riguarda gli immobili e lo ritroviamo

in età classica sotto gli interdicta retinendae possessionis, era necessario possedere senza vizi, in modo non violento). Successivamente il pretore

concesse ciò anche a coloro che avessero l’usus di una cosa immobile ai fini dell’usucapione: rendendo così anche loro possessori. C) Utrubi

(cose mobili), undevi, dictum de vi armata (cose immobili): sono altri 3 provvedimenti, così i possessori aumentano. b) TUTELA: Gli interdicta

in età classica vennero classificati (sono 3) in: 1) interdicta adipiscendae possessionis (per l’acquisto del possesso) 2) interdicta retinendae

possessionis (per la manutenzione e conservazione del possesso) 3) interdicta recuperandae possessionis ( per il recupero del possesso) 2) e 3)

Agli interdicta retinendae possessionis appartengono: A) l’interdictum uti possidentis (relativo agli

riguardano la difesa del possesso, 1) no. --(2)

immobili. Non basta possedere per vincere una lite, bisogna possedere senza vizi, ossia in modo non violento, non clandestino, non per

concessione precaria. Il possesso non viziato - possesso iusta - serviva a far cessare le molestie e cioè a mantenere il possesso ma aveva anche

una funzione recuperatoria. Es. nel caso in cui uno dei due litiganti fosse in possesso iniustas, l’altro poteva ricuperare il possesso mediante

autodifesa privata), e B) interdictum utrubi (relativo ai beni mobili. Tutelava il possessore. Es.: tutelava il ladro rispetto ai terzi, ma non rispetto

al derubato e agiva anch’esso per recupero, ma a differenza dell’interdictum uti possidetis esso non tutelava tanto il possessor attuale quanto

quello che aveva posseduto di più durante l’ultimo anno). Durante il diritto giustinianeo i due diritti vengono equiparati, e verrà tutelato

solamente il possessore attuale. -- (3) Agli interdicta recuperandae possessionis appartengono: A) interdictum unde vi (per chi avesse subito uno

spossessamento violento. Era un’azione recuperatoria riguardante i beni immobili che i classici definirono reciperandae possessionis. Era data

anch’essa al possessore giusto, non a quello ingiusto. Era unilaterale, ossia l’ordine di restituire era rivolto al convenuto soltanto; poteva essere

esercitata non oltre l’anno ed era intrasmissibile passivamente), e B) interdictum de vi armata (riguardava uno spossessamento avvenuto tramite

banda armata. Era dato anche al possessor iniustus. Con Giustiniano viene assimilato all’unde vi). Tutto questo venne fatto per la tutela

dell’ordine sociale. c) POSSESSORI E DETENTORI: i romani parlarono di naturalis possessio nel caso dei soggetti ai quali era negato il

possesso (e anche l’usucapione) anche se avevano una relazione materiale con la cosa, es.: i servi, i filiifamilias, coloni, inquilini, depositari,

comodatari, usufruttuari. d) POSSESSIO AD USUCAPIONEM: discendeva e trovava fondamento nelle XII Tavole. L’usucapione: 1)

soddisfaceva l’esigenza di troncare i dubbi circa la titolarità del dominum, 2) garantiva chi curava i propri affari rispetto a chi non lo faceva. Non

tutti i possessori interdittali potevano usucapire, e viceversa. Casi speciali > Pegno e precario >si giungeva a una sorte di compromesso: si dava il

possesso ad usucapione a un soggetto (debitore) e il possesso ad interdicta ad un altro (creditore) di una stessa cosa. Caso del sequestro > il

sequestratario aveva solo il possesso interdittale, non quello ad usucapione che era negato anche ai deponenti in sequestre . e)CORPUS e

ANIMUS. ACQUISTO E PERDITA DEL POSSESSO. Il possesso si acquista per: traditio (che è una consegna), occupatio, adprehensio. Il

possesso si perdeva per effetto di derelictio, oppure per es: il possessore di un fondo che, una volta uscito, lo perde perché un terzo si è insediato

clandestinamente o con violenza nel fondo stesso. Si acquistava o trasmetteva per mezzo di rappresentanti diretti. Il possesso può essere

esercitato attraverso un’altra persona, e il suo possesso era giustificato dal fatto che il possessore potesse tuttavia disporre della cosa

conservandone il controllo; es.: il paterfamilias controllava la res del figlio o dello schiavo che teneva la cosa materialmente. Differenza tra

animus possiendi e animus domini (tenere la cosa come propina): l’animus possiendi era l’intenzione di avere la cosa per sé nel proprio interesse,

in propio nomine; sempre coincide con l’animus dei sequestratori, dei precaristi, dei creditori pignoratizi, che avevano animus possiendi, ma non

mutare da sé il propino animus: si può mutare la causa possessionis solo per intervento di un’altra

tenevano il bene uti domini. Non si può

persona “chi ha iniziato a possedere una cosa in forza di un titolo, non può pretendere di possederla ad altro titolo per avere mutato da sé il

o si vende la cosa, oppure la cosa deve essere alienata da un terzo legittimato. g) L’OGGETTO: il principio che riguarda

propino animo“,

l’usucapione è: “si nega al possessore di una cosa composta il possesso delle singole partes“. La seconda regola più importante è che: il

“possessio di res incorporales non è configurabile“. Il possesso fu concepito dai romani materialisticamente, così che poteva riguardare solo res

corporales. Si possedeva la res, non il suo eventuale ius. Il diritto di proprietà non fu classificato fra le res incorporales viceversa usufrutto e

servitù erano in iura, res incorporales: chi le esercitava non venivano qualificati come possessori. QUASI POSSESSIO e POSSESSIO IURIS La

quasi possessio era l’esercizio di fatto di usufrutto e servitù, era un potere che si poteva accostare in qualche modo al possesso ed avente ad

oggetto direttamente la cosa: era una quasi possessio rei. Negare il possesso a coloro che esercitavano usufrutto e servitù, significava negare la

e l’acquisto per usucapione, inoltre tali diritti non si possono costituire tramite traditio. Così il pretore nella

difesa interdittale (delle formulae)

prima età classica concesse in via utile agli interdetti uti possidetis e unde vi e tutelò con speciali interdicta coloro che esercitassero certe servitù.

ES.: interdetti da itinere actuque privato, de rivis, de cloacis. Negli scritti degli stessi classici si accenna al possessio iuris con riferimento alle

servitù ma con la consapevolezza intrinseca che erano espressioni adoperate impropriamente, solo per comodità espositiva. Anche se era solo un

inizio si tracciò almeno la strada per ammettere insieme alla possessio anche usucapione, servitù e usufrutto che in sostanza avvenne per

intervento legislativo o di Giustiniano. h) Dapprima ai superficiari fu negata la qualifica di possessor, ma già il pretore concesse loro

l’interdictum de superficibus simile di uti possidetis. RIASSUNTO SCHEMATICO DELLE AZIONI A DIFESA DEI DIRITTI REALI

PROPRIETA’: a) actio finum regundorum: per la delimitazione dei confini. b) actio aquae pluviae arcendae: è una actio in personam data al

proprietario di un fondo rustico, contro il vicino, nel caso di alterazione dello scorrere naturale dell’acqua. c) actio e/o cautio (ius pretorio) damni

infecti: per il timore di un edificio in cattive condizioni. d) operis novi nuntiato: intimidazione per chi compie opere lesive nel fondo del vicino.

e) interdictum quod vi aut clam: rimozione della costruzione fatta nonostante il divieto dell’attore. USUCAPIONE : a) rei vendicatio : azione che

spettava al proprietario. Vi erano 3 forme: 1) Legis actio sacramentum in rem . 2) Agere in rem per sponsionem . 3) Agere per formulam

usus fructus : “ “ “ “ “ “ . d) actio finum

petitoriam . b) actio negatoriae servitutis : azione che spettava al dominus possessores . c) actio negatoria

regundorum e) actio aquae pluviae arcendae f) actio damni infecti ( tutte azioni che spettano al proprietario quiritario ) g) interdictum quod vi aut

clam h) condicio ex causa furtiva i) actio legis Aquiliae l) actio Publiciana: azione a favore di chi avesse perduto la res usucapibile prima del

compimento dei termini dell’usucapione. COMPROPRIETA’ a)rei vendicatio :azione che veniva esercitata pro parte da ogni proprietario .

SERVITU’ a) vindicatio servitutis :con clausola restitutiva arbitraria . b) legis actio sacramenti in rem :con clausola restitutiva arbitraria . c) actio

confessoria : in età classica d) actio negatoria servitutis :in età classica USUFRUTTO a) vindicatio usus fructus : questa azione, nel diritto

classico , diventa : actio confessoria , a tutela dell’usufruttuario. SUPERFICIE a) actio in factum : azione di natura reale, esperibile per il

recupero del possesso . PEGNO a) uti possidenti b) utrubi c) unde vi IPOTECA a) interdictum Salvianum :azione a tutela del locatore

b)interdictum de migrando : azione a tutela del conduttore c) actio Serviana : azione a tutela del locatore di un fondo rustico d) actio pigneraticia

in rem : azione a tutela di tutti i creditori pignoratizi e) vindicatio pignoris (opp. quasi Serviana ): azione a tutela di tutti i creditori pignoatizi

POSSESSO In età classica ci sono 3 interdicta : 1) interdicta adipiscendae possessionis ( per l’acquisto) 2) interdicta retinendae possessionis ( per

la manutenzione ) 3) interdicta recuperandae possessionis ( per il recupero ) Per la manutenzione si hanno la soluzione a) interdicta uti

possidientis (immobili) b) interdicta utrubi (mobili). Per il recupero si hanno la soluzione a) interdicta undevi (per chi subisce spossessamento

violento) b) interdicta de vi armata (per chi subisce uno spossessamento da banda armata). Con Giustiniano a) e b) vengono unite. Cap VII

OBBLIGAZIONI § 130 Il concetto . Def.: “L’obbligazione è un vincolo giuridico in forza del quale siamo astretti dalla necessità di adempiere

una qualche prestazione, secondo il diritto della nostra comunità“ (Istituzioni di Giustiniano 533). § 131 La genesi e la storia . a) Nexum un

gestum per aes et libram che si compiva con l’intervento di 5 testimoni cittadini romani puberi e di un libripens con la bilancia (abolito nel 326

a.C.); b) Praedes erano utilizzati nelle legis actiones in rem per garantire che la parte cui il pretore avesse assegnato provvisoriamente il possesso

della cosa controversa la restituisse all’avversario in caso di soccombenza; e vades si fece uso nelle legis actiones per garantire la ricomparsa in

giudizio della parte convenuta quando l’udienza era rinviata ad altro giorno; c) sponsio è il negozio più antico nel quale si può scorgere già la

struttura dell’obligatio, era già nota nelle XII Tavole che stabilirono che per la sponsio si dovesse procedere con la legis actio per iudicis arbitrive

postulationem, consisteva in interrogatio e responsio per cui una parte prometteva all’altra un determinato proprio comportamento (si dava così

dall’età

luogo ad un debito ed un credito). § 132 Obbligazioni civili e obbligazioni onorarie. Oportere era un termine ius civile, mentre

postclassica si incominciò a parlare di actiones in factum che esprimevano un’intentio. § 133 Le obbligazioni naturali (2034 c.c.). Rapporti non

sanzionati da actiones, come i debiti da atto lecito assunti dallo schiavo o filiae familias e donne in manu in favore di persona diversa dal

dominus. Effetto principale delle obbligazioni naturali era la solutio retentio, grazie alla quale il creditore poteva trattenere quanto (per esempio)

il servo gli aveva già corrisposto per l’adempimento dell’obbligazione medesima. § 134 La prestazione: contenuti. Oggetto della prestazione

possono essere il dare o il fare (o non fare). § 135 La prestazione: requisiti. Contenuti della prestazione sono: patrimoniale (suscettibile di

valutazione), comportamento del debitore (debito e responsabilità debbono fare capo alla stessa persona e dunque venne negata efficacia ai

contratti a favore di terzi), possibile (pena nullità), lecita (pena nullità), determinata o determinabile (diversamente il rapporto non si costituisce).

§ 136 La prestazione : obbligazioni indivisibili, alternative, generiche e specifiche. a) Obbligazioni divisibili sono quelle che possono essere

frazionate. b) Alternative sono quelle ove trovando due o più prestazioni possibili, se ne può scegliere una. c) Le obbligazioni di genere sono

quelle che hanno come prestazione una cosa generica come ad es. obbligazione di cose fungibili, con ovvia facoltà di scelta. § 137

Inadempimento e responsabilità. Impossibilità sopravvenuta della prestazione imputabile al debitore. La responsabilità per inadempimento

dell’obbligazione è detta CONTRATTUALE e se era imputabile al debitore dava luogo a sua responsabilità. Poteva essere iniziale (ne impediva

il costituirsi) o sopravvenuta (se non era imputabile al debitore estingueva di norma l’obbligazione). A Proposito di responsabilità per

inadempimento di obbligazioni si parla di periculum che è il rischio dipendente da un evento pregiudizievole per taluno e non imputabile né allo

stesso né ad altri. § 138 La mora. Viene ad esistere nell’epoca repubblicana e può essere solvendi o debitoris se imputabile al debitore, mentre era

accipiendi se del creditore (ove egli non avesse accettato l’adempimento del debitore). Il debitore cadeva in mora dal momento dell’interpellatio

(costituzione in mora), la sua posizione si aggravava, il periculum sarebbe stato a carico del debitore moroso essendo egli responsabile del

perimento o deterioramento della cosa dovuta. Con i classici questo viene affievolito perché se il debitore provava che la cosa sarebbe comunque

perita presso il creditore, anche se l’avesse consegnata in tempo, egli non ne sarebbe più stato ritenuto responsabile. § 139 Le fonti delle

obbligazioni . 1)Istituzioni di Gaio: ogni obbligazione nasce da contratto o da delitto.2) Nelle Res cottidiane (di Gaio) si arriva ad una

tripartizione con l’aggiunta delle variae causarum figurae (solutio indebiti, conventio, negotiorum gestium, tutela, legato).3) Con le Istituzioni

imperiali di Giustiniano si arriva ad una quadripartizione: contratto, delitto, quasi contratto (variae causarum figurae), quasi delitto. § 140 I

contratti . Prevalse il significato inteso come negozio giuridico bilaterale produttivo di obbligazione. I contratti tipici erano un numero definito,

e nell’età postclassica

ciascuno con proprio regime giuridico, ciascuno sanzionato da proprie actiones. Ma la tipicità si affievolisce con il tempo

appare ulteriormente affievolito. § 141 I contratti reali: il mutuo . Il mutuo è un contratto reale, unilaterale, e negozio causale. Si costituiva con la

datio del mutuante, con cui una parte (mutuante), consegna ad un’altra, (mutuatario), una somma di denaro o altre cose fungibili, (olio, frumento,

sementi, etc...) con l’impegno del mutuatario di restituire al mutuante altrettanto dello stesso genere. E’ un’obbligazione di genere, ed è tutelato

certae “pecuniae” (op. altro, con la stessa quantità della datio) b) actio in persona e in ius la formula era

dalla condicio formulare tramite: a) actio

astratta, ossia senza demostratio. Non si pagano interessi (usurae). § 142 I contratti reali: il deposito. (gratuito) Il deposito è un contratto reale,

bilaterale, imperfetto, gratuito. Il deponente consegna al depositario una o più cose mobili affinché quest’ultimo le custodisca gratuitamente e le

restituisca a semplice richiesta. Il depositario acquista solo la detenzione, non l’uso. Nell’ultima età repubblicana è tutelato da: a) actio depositi in

factum: contro il deposito infedele, ha caratteristiche penali, che poi perse. Era in simplum o in duplum. In età classica è tutelato da: a) actio

depositi in ius ex fide bona: ha natura reipersecutoria per la restituzione. b) actio contraria: a favore del depositario per danni provocati dalla cosa

o rimborso delle spese. c) actio directa: essa era infamante per il convenuto. § 143 I contratti reali : il comodato. (prestito ad uso gratuito). Il

è un contratto reale bilaterale, imperfetto. E’ il prestito ad uso gratuito a favore del comodatario, ovviamente sarebbe identico

comodato al

con l’impegno del

deposito se il comodatario non potesse far uso della cosa. Il comodante, consegna al comodatario una o più cose mobili,

comodatario di restituire poi le stesse cose. Il comodatario avrebbe fatto uso delle cose a lui comodate, e non doveva per l’uso alcun compenso. Il

comodatario poteva fare della cosa l’uso proprio, eventualmente solo quello diverso, più limitato che fosse stato convenuto . In età repubblicana è

tutelato da: a) actio comodati in factum E durante la prima età classica fu tutelato da: a) actio comodati in ius ex fide bona . Tutte e due le azioni

Vi fu poi una actio directa, che era un’actio comodati a cui era legittimato il comodante per

erano per garantire la restituzione al comodante.

spese e danni. § 144 I contratti reali: il pegno. Il pegno è un contratto reale, bilaterale, imperfetto. Per il diritto romano si intende una datio

pignoris o, conventio pignoris (sine datione). Il creditore pignoratizio acquista la possessio ad interdicta, e una volta estinto il debito, sarà tenuto

è un’actio directa. b) actio

alla restituzione. Si ha tutela tramite: a) actio pignoraticia in personam: azione in factum per la restituzione;

pigneraticia in rem, o Serviana: azione che si dava al creditore pignoratizio in caso di smarrimento. § 145 La fiducia . Si tratta di un negozio

fiduciario, adottato prima dell’età repubblicana, per il deposito e il pegno. Una parte trasferiva all’altra la proprietà di una cosa mediante

mancipatio o in iure cessio con il pactum fiduciae. La fiducia era cum creditore a garanzia di un credito del fiduciario, oppure, cum amico ove la

causa poteva essere la custodia o il comodato. La tutela si ha tramite: (per il diritto antico) a) pactum fiduciae: a cui ricorrevano solo i cives

romani. Con il processo formulare: a) actio fiduciae: azione in personam, reipersecutoria e infamante, per il riacquisto di proprietà e possesso.

Nella prima età classica: a) actio fiduciae contraria : non era infamante . b) actio fiduciae directa : che era contrapposta alla a). § 61. La

Mancipatio Trova certamente fondamento nei mores maiorum ed è confermata dalla legge delle XXII Tavole. Era un negozio dello ius Quiritium

e quindi dello ius civile. Era uno dei gesta per aes et libram uno degli atti cioè che si compivano con il rame o bronzo (aes) e con la bilancia

dall’impiego della bilancia e del metallo che

(libra); una parte conseguiva un vantaggio dietro pronunzia di parole determinate (certa verba);

veniva pesato; dalla presenza come testimoni di 5 cittadini romani puberi e da quella di un altro cittadino, il libripens, che reggeva la bilancia e

l’acquisto di un potere su persone o cose in favore del mancipio accipiens e la

provvedeva alla pesatura del metallo. La mancipatio comportava

perdita di un potere sulle stesse nel mancipio dans. Era utilizzato per l’acquisto di res mancipi, per costituire servitù rustiche, per l’acquisto sui

filii familias altrui di quella particolare potestà che fu detta mancipium, con i necessari adattamenti anche al testamento (mancipatio familiae e

testamentum per aes et libram). § 62 La in iure cessio (negozi giuridici formali. Era simile all’ legis actio sacramenti in rem) Aveva forma

rigorosamente imposta e apparteneva allo ius civile. Era caratterizzato da schemi e strutture processuali ricalcando essa il rito della legis actio

sacramenti in rem. Poteva essere impiegata per il trasferimento della proprietà su res mancipi e nec mancipi, per la costituzione e la rinunzia di

servitù prediali ed usufrutto; per l’acquisto della patria potestas nel procedimento di adoptio; per la cessione della tutela mulieris; a determinate

condizioni per la cessione di eredità. La in iure cessio si compiva in iure davanti ad un magistrato con iuris dictio (di solito il pretore). Le parti

erano il cedente e il cessionario. Se l’oggetto era uno schiavo il cessionario, tenendo lo schiavo, prounciava la formula vindicatoria; il pretore

cedente se volesse contravindicare e, di fronte al suo diniego o silenzio, pronunciava l’addictio del servo in favore del cessionario.

interrogava il

§ 146 I contratti verbali . La stipulatio. La stipulatio ha un ruolo importante nella dottrina del diritto romano privato . Ha caratteristiche astratte e

struttura agile composta da interrogazione e congrua risposta (prototipo della sponsio, che era un negozio iuris civilis perché sanzionata da

un’azione civile, ma iuris gentium perché estesa ai peregrini, è la più antica fonte di obbligazioni). La stipulatio è un negozio giuridico bilaterale,

il cui consenso poteva essere espresso verbis. Inoltre è un contratto la cui tipicità atteneva alla forma e non ai contenuti. Fu lo strumento per

realizzare la novazione. Era necessaria la contemporanea presenza delle parti, si esigeva una unitas actu, la risposta seguiva la domanda entro

breve tempo. La tutela si ha: a) legis actio per iudicia postulationem (legge delle dodici tavole). b) legis actio per condictionem : per la

stipulazione di certa pecunia e certa res . Nel processo formulare : c) actio ex stipulato: si dava al debitore inadempiente, ed agiva in 2 casi: 1) per

stipulazioni aventi ad oggetto un certum (stipulazione di dare), ove la formula era modellata su quella della condictio 2) per stipulazioni aventi ad

oggetto un incertum (stipulazione di fare), ove la formula era modellata sulla demostratio. Dotis dictio Si parla di dotis dictio a proposito della

dote (vedi dote), ma scompare. Promissio iurata liberti E’ il giuramento di prestare le operae al patrono rinnovato dal liberto dopo la

manomissione . Avevano luogo in uno eloquente, ossia: a pronunziare i verba era solo la parte che si obbligava . Era un negozio giuridico

bilaterale (perché il consenso dell’altra parte non poteva comunque mancare), ma contratto unilaterale (perché solo una parte si obbligava). La

promissio iurata liberti permarrà anche nel diritto giustinianeo. § 147 I contratti letterali . Nomen trasscripticium (una sorte di novazione)

Operazione che eseguiva il pater familias nel libro della contabilità domestica dove venivano registrate separatamente le entrate e le uscite. Gaio

distingue tra: trascriptio a re in personam e trascriptio a persona in personam; in entrambi i casi aveva luogo una sorta di novazione. Gaio li

classificò nei contratti, specificando, che in essi l’obbligatio nasce litteris: non bastava il consenso, occorreva la scriptura. Era un contratto

unilaterale. Nel terzo sec. non si usò più. Chirographa - Synographae Sono dichiarazioni scritte in cui un soggetto riconosceva un proprio debito

nei confronti di un altro, oppure, gli prometteva una prestazione . E’ un genere proprio dei peregrini, non ve ne è più traccia dopo l’età post

classica . § 148 I contratti consensuali: la compravendita. Compravendita Nel diritto romano più antico si parlò di vendere in relazione alla

mancipatio . Emptio venditio: contratto bilaterale e negozio ius gentium. DEF.E’ la compravendita consensuale in cui il venditor si obbligava a

fare conseguire all’emptor (compratore) il pacifico godimento di una cosa, in cambio di un corrispettivo in denaro: il pretium . Era sanzionata da

azioni in ius ex fide bona: a) actio empti: azione in favore del compratore . b) actio venditi: azione a favore del creditore ossia il venditore . Vi

erano anche altre azioni più specifiche, ricordiamo: a) actio ex stipulato: azione del venditore, per il pregiudizio patito dal compratore per

l’assenza delle qualità promesse, o presenza di vizi dei quali si era garantita la mancanza. Il venditore rispondeva in forza della stipulatio, non del

contratto in sé. b) actio de modo agri: analoga alla a), presupponeva che il venditore avesse fatto la mancipatio del fondo venduto, e che in essa ,

avesse precisato l’estensione del fondo . c) actio de pauperie d) actio redhibitoria op. entro l’anno l’actio quanti minoris: azioni contro il

venditore che tacesse o dichiarasse inesistenti vizi poi in effetti riscontrati. Analizziamo singolarmente: Il consenso: poteva essere tacito, per

poteva essere merx mancipi e nec mancipi, mobili e immobili. No alle res extra commercium. Si all’eredità. Il

nuntius, per litteras. L’oggetto:

prezzo: era espresso in pecunia numerata (denaro). Doveva essere un iustum pretium . Obbligazione del compratore: il compratore è tenuto alla

numeratio pecuniae, ossia il versamento del denaro in contante, più gli interessi stabiliti dal giudice se c’è ritardo! Obbligazione del venditore:

compito del venditore è quello di habere licere, ossia fare conseguire al compratore il pacifico godimento della merx. Evizione. Fu sancita la

responsabilità per dolo del venditore il quale avesse venduto scientemente al compratore ignaro cosa non propria.> actio auctoritatis (in duplum).

§ 149 i contratti consensuali : la locazione. Furono i classici a classificare la locatio conductio come contratto che si conclude con il semplice

consenso manifestato. La locazione è un contratto consensuale, bilaterale, per cui, con l’esplicita previsione di un corrispettivo. Una parte

(locator) si impegna a mettere a disposizione una cosa mobile o immobile per un determinato periodo e con uno scopo preciso, ad un altro

(conductor) che si impegna a prenderla in custodia e poi restituirla . Erano obbligazioni sanzionate da : a) actiones locati: azione in favore del

locatore . b) actiones conducti: azione in favore del conduttore (anche ai peregrini) . I classici diedero 3 classificazioni: 1) locatio rei: il

conduttore (inquilini) può usare e trarre frutti dalla cosa locata. 2) locatio operis (l’appalto): il locatore consegna al conduttore, il quale si obbliga

a compiere autonomamente ma nell’interesse del locatore un’attività: una volta raggiunto il risultato convenuto, si restituisce al locatore (es. il

rammendatore e oggi l’appalto). 3) locatio operarum (Lavoro subordinato): l’uomo libero che loca le proprie opere. Il locatore è il lavoratore, il

conduttore è il datore di lavoro. § 150 I contratti consensuali : la società . Il tipo più antico di società è stato “societas omnium bonorum “ .

Ricordiamo 4 tipi di società : 1) societas omnium bonorum: i soci pongono in comune tutti i beni di cui sono titolari e tutti gli acquisti futuri, sia a

titolo oneroso, sia a titolo gratuito, sia inter vivos che mortis causa. Sono esclusi gli acquisti da un’attività illecita. 2) societas omnium quae ex

l’oggetto, la

quaestu veniunt: riguarda tutti gli acquisti a titolo non gratuito fatti dai soci. Se si fosse fondata una società senza specificare

giurisprudenza romana riteneva che si fosse voluta compiere una società di questo tipo . 3) societas speciali: esse si prefiggono uno scopo

economico da raggiungere . 4) societas pubblicanorum: società che riguardano gli appalti pubblici . La società era un singolo contratto

consensuale, era necessario il consenso comune e continuato nel tempo , facendo nascere così le obbligazioni reciproche tra i soci . Le

obbligazioni ex societas erano sanzionate da: Actio pro socio: azione che viene esperita per il risarcimento dei danni che il recesso doloso o

intempestivo di un socio avesse provocato ad altri. Comportava infamia; e il convenuto avrebbe goduto di beneficium competentiae, ossia, una

condanna pecuniaria limitata alle possibilità economiche dello stesso. § 151 I contratti consensuali : il mandato . Il mandato è un contratto

cui un soggetto conferisce un incarico ad un altro soggetto, il quale si impegna a eseguirlo gratuitamente. E’ un negozio

bilaterale, imperfetto, per

iuris gentium . Le azioni di tutela sono: a) actio mandati directa: azione a favore del mandatario, comportava infamia. b) actio mandati contraria:

azione a favore del mandante, comportava infamia. § 152 I contratti innominati Partendo dal do ut des, do ut facias, facias ut des, facias ut facias,

contenuti nel Digesto si possono considerare alcuni contratti innominati, spesso sanzionati da actio praescriptis verbis: Permuta: > consensuale

bilaterale. L’effetto obbligatorio si produce con la datio e l’obbligazione nasce solo a carico di chi, avendo ricevuto una cosa, era tenuto a darne

un’altra. (do ut des). Aestimatum:>contratto estimatorio>in cui uno dava ad un’altro una cosa stabilendone il valore e l’altro assumeva l’impegno

perché un’altra parte

di restituire la cosa o il ricavato di essa (do ut des; actio praescriptis verbis). Datio ad inspiciendum: consegna di una cosa

ne determini il valore e poi la restituisca (do ut facias; actio praescriptis verbis). Donazione modale o donazione per una causa e ove questa

veniva a mancare, avrebbe legittimato il donante all’esercuzio della condicio per la restituzione del donato. Transazione . Precario: concessione

di un bene che il precario dans faceva ad altro soggetto perché ne godesse gratuitamente e lo restituisse a semplice richiesta. § 153 I patti Accordi

Tavole . Nell’ultima età della repubblica il pretore promise in

comunque manifestati e al pactum vennero attribuiti effetti giuridici già nelle XII

termini generali che avrebbe tutelato i patti, conclusi senza dolo, non contrari a legge, con exceptio pacti conventi . § 154 Obligationes quasi ex

contractu .Arricchimento ingiustificato . Altre obbligazioni non da atto illecito. a ) Negotiorum gestio . Assunzione spontanea della

rappresentanza o gestione senza mandato di un dominus negotii impedito di attendere ai propri affari; la tutela: Actio negotiorum gestiorum

directa (accordata dal pretore). Estremi della negotiorum gestio:- compimento di un atto che importasse gestione di affari altrui ;- assenza di un

utilità della gestione intrapresa. b) Solutio indebiti. “ Ricorreva

mandato, sia tacito che espresso;- volontà di gestire negozio altrui;- ogni

qualvolta taluno eseguiva una prestazione non dovuta “. Le parti dovevano essere incoscienti. Tutela della conditio: INDEBITI (è l’ipotesi

classica: quando il patrimonio di una persona fosse aumentato, in danno di altre persone, senza causa o per causa disapprovata dalla legge); SINE

CAUSA (accordata a chi avesse dato una cosa ad altri per uno scopo poi venuto meno) OB TURPEM CAUSAM (per ottenere la repetitio di una

cosa, trasferita in esecuzione di un atto contrario alla morale); EX CAUSAM FURTIVA (in favore del dominus derubato, tramite la quale era

possibile chiedere la restituzione di una res già di proprietà dell’attore). Azione di ripetizione. § 155 I DELITTI ( delicta ) I delicta sono atti

riprovati. Furono repressi nell’ambito dei iudicia pubblica. Nell’età del principato

illeciti direttamente lesivi alla comunità e più gravemente

saranno ormai pochi i delitti non perseguibili anche dalla giurisprudenza criminale. In età medioevale, nel diritto privato in ordine agli illeciti ci

sarà posto solo per il risarcimento danni, no alle azioni penali. I delitti sono: furto, rapina, damnum in iuria datum, iniuria. § 156 Il furto Furto

deriva da ferre = portare via. L’ultima giurisprudenza repubblicana escluse alcune fattispecie rientranti in altri delicta e si ritenne sufficiente la

contrectatio rei (contatto fisico con la cosa pur senza la sottrazione materiale di essa). Rufo distinse: a) Furtum manifestum, con conseguente:

actio furti manifesti. b) Furtum nec manifestum, con conseguente: actio furti nec manifesti. c) Condictio ex causa furtiva: fu mantenuta, essa è

un’azione reipersecutoria per la restituzione o aestimatio della cosa. § 157 La rapina Rapina è la sottrazione di cose altrui con violenza (bona vi

rapta). L’azione giudiziaria fu: a) actio vi bonorum raptorum: esperibile per il quadruplum entro l’anno, per simplum dopo. L’actio bonorum era,

per i classici, penale e infamante; Giustiniano la classifica “mista”: reipersecutoria e penale;-simplum: valore delle cose asportate;-triplum : a

titolo di pena. § 158 Damnum in iuria datum Ricordo a proposito la Lex Aquilia ( detta de damno ) , articolata in 3 capitoli: 1) uccisione in iuria

di schiavi e animali da gregge. 2) adstipulator : ossia colui che in frode allo stipulante estingue il credito mediante acceptilatio 3) ferimento di

schiavi e pecudes. L’azione di difesa era: a) actio legis Aquiliae: azione a favore del danneggiato, azione penale. b) actiones utiles. tramite le

e possessori in buona fede. § 159 L’iniuria Risalendo alle XII Tavole

quali, il pretore ha esteso la tutela aquiliana ad usufruttuari, comodatari

sappiamo che le lesioni , le violenze fisiche dolose ed ingiuste a persone (che non fossero sotto la potestà dell’offensore) erano iniuria . Per il

cui l’autore poteva sottrarsi pagando > poi la compensazione pecuniaria divenne regola > in età

membrum ruptum la pena era il taglione

preclassica con la svalutazione monetaria le pene pecuniarie apparvero irrisorie e si sostituì così con actio iniuriarum atta a perseguire una pena

che il giudice avrebbe stabilito di volta in volta sulla base dell’entità dell’offesa . Actio iniuria era di natura penale

pecuniaria ed infamante con

carattere personalissimo ed intrasmissibile . L’importo era quello dell’equità stabilita dal giudice in base all’equità dell’offesa . Riepilogando : 3

momenti 1) taglio , 2) compensazione volontaria , 3) compensazione legale . § 160 Altri illeciti extracontrattuali . L’actio de pauperie . Gaio

parlò nelle sue Institutiones di azioni civili, azioni pretorie, e soprattutto le Actio de pauperie; erano i danni prodotti da animali (quadrupedi e

dare a nossa l’animale,

soprattutto greggi e mandrie) e spettavano al danneggiato contro il proprietario delle bestie che poteva risarcire il danno o

trasferendone all’attore la proprietà. Era un’azione nossale, ma non penale, e non riguardava comportamento volontari . § 161 Obligationes quasi

ex delicto .(Tutte actio in factum) Sono 4 : iudex qui litem suam fecit (contro il giudice che ha giudicato male per imperizia e imprudenza pena

cadere dall’alto di

pecuniaria contro il giudice secondo equità; actio in factum); effusum vel deiectum (in favore dei colpiti da oggetti lasciati

edifici; actio in factum); positum et suspensum (contro l’habitator della casa sul cui tetto o cornicione fosse stata appoggiata o posata una cosa

che cadendo avrebbe - solo il pericolo - potuto provocare danni ai passanti; actio in factum); actiones adversus nautas, caupones, stabularius

(azione contro furti e danneggiamenti ai passeggeri o avventori che si verificano sulle navi, locande, stazioni per il cambio dei cavalli; actio in

factum). § 162 Estinzione delle obbligazioni. L’adempimento. Con l’adempimento della prestazione la vicenda si conclude. § 163 Estinzione

delle obbligazioni: remissione del debito. La transazione. Nel diritto romano: solutio per aes et libram, acceptilatio, pactum de non petendo. §

164 Altri fatti giuridici estintivi delle obbligazioni . Contrarius consensu e recesso unilaterale; capitis diminutio; morte; abrogatio e conventio in

manu; confusio; impossibilità sopravvenuta; decorso del tempo; concursus causarum; sentenza. § 165 Estinzione delle obbligazioni: la novazione

. Sostituzione di obbligazione con un’altra. Novazione e litis contestatio . § 166 Estinzione delle obbligazioni: la compensazione . Se devo 100 a

te e tu mi devi 60 , io ti do solo 40 : abbiamo compensato ! § 167 Trasmissione di crediti e debiti . A Roma, al di fuori di alcuni casi (capitis

diminutio minima, conventio in manu), non fu riconosciuta la possibilità giuridica che crediti e debiti mutassero titolare passando inalterati da un

soggetto ad un altro. § 168 Obbligazioni parziarie e solidali . Le parziarie sono quelle in cui troviamo una pluralità di debitori e creditori, e

parte dell’obbligazione. Nelle solidali ogni debitore o creditore è responsabile per l’intero. § 169 Gli atti

ognuno ha diritto di pretendere solo una

in frode dei creditori . Per tutelare i creditori da atti fraudolenti compiuti nei loro danni dai debitori, vennero introdotte alcune azioni: denegatio

actionis (contro il terzo creditore a cui il pretore negava l’azione contro il bonorum emptor); lex Aelia sentia (nullità della manomissione dei

servi che il debitore compisse in frode ai creditori); in integrum restitutio ob fraudem (revoca degli atti che hanno ridotto il patrimonio del

debitore) interdictum fraudatorium (riguardava gli atti della riduzione del patrimonio). § 170 Le garanzie personali delle obbligazioni. a)

Stipulazione di garanzia: sino tutta l’età classica. Sponsio, fidepromissio, fideiussio. b) Stipulazione di garanzia: diritto postclassico, beneficium

excussionis e il beneficium cadendarum actionum. c) Mandato di credito. d) Ricordiamo inoltre a constitutum debiti alieni e receptum argentarii

ed evoluzione. La lex Cincia. Sino dall’età classica la donazione non fu un negozio autonomo ma una

(§ 153). Le donazioni § 171 Concetto

possibile causa di negozi giuridici astratti bilaterali compiuti donandi causa. Così la donazione ebbe sempre effetti diversi a seconda del negozio.

Per ragioni di ordine sociale nel 204 a.C. fu approvata la Lex Cincia che proibiva le donazioni al di sopra di un certo limite, dal divieto furono

esclusi i parenti entro il 6° grado e taluni affini. La Lex Cincia fu una legge inperfecta (non aveva sanzione). Con Costantino la donazione (323 d

.C.) diviene un tipico negozio causale che viene qualificato contractus. Si esige forma scritta, la consegna della cosa in presenza di vicini, la

registrazione presso un pubblico ufficio. Una volta adempiute le formalità la donazione si dice perfecta e non è più revocabile. Giustiniano

riprende Costantino e tiene conto del materiale giurisprudenziale raccolto nel Digesto dando efficacia alle donazioni obbligatorie anche quando

La forma è scritta solo se l’importo e assai alto. La Lex Cincia non viene ripristinata. § 172

realizzate con semplice patto (e non con stipulatio).

Le donazioni tra coniugi. Venne vietata la donazione tra coniugi ed è da mettere in relazione alla diffusione dei matrimoni sine manu (mantenere

di potere). Il divieto comporta la nullità dell’atto. § 173 La donatio mortis causa . La donatio mortis causa è il trasferimento

gli equilibri della

proprietà mediante donazione vista la imminente possibilità di morte. Il donante, una volta guarito, avrebbe potuto pretendere, con la conditio, il

ritrasferimento di quanto donato. Le successioni TERMINOLOGIA IN MATERIA SUCCESSORIA HEREDES : colui che succedeva mortis

causa a titolo universale. HEREDES NECESSARI: erano i sui (famigliari soggetti a patria potestas o alla manus del de cuius al tempo della sua

morte) e gli schiavi liberati nel testamento e nello stesso istituiti eredi. Essi diventavano eredi automaticamente, senza bisogno di rinunciare.

Possono essere sia ab intestato sia eredi testamentari. Questi soggetti passano da uno stato alieni iuris a uno sui iuris. HEREDES VULUNTARII:

sono i non sui. Sono gli agnati dell’ereditando. Essi sono detti anche heredes extranei. Diventano eredi tramite l’accettazione o additio. Possono

DELAZIONE EREDITARIA: è la “chiamata” all’eredità che avviene al momento della morte

succedere sia ab intestatio che ex testamento.

dell’ereditando. La delazione è intrasmissibile agli eredi . Può essere testamentaria o ex testamento in forza di testamento valido e efficace;

legittima o ex lege (in forza di legge): i romani la chiamarono ab intestato . SUCCESSIONE CONTRO TESTAMENTO: fenomeno che rientra

nella successione legittima. Sono solitamente i congiunti del testatore esclusi dallo stesso dall’eredità, essi sono in ogni caso chiamati alla

successione in forza di legge. CAPACITA GIURIDICA: il principio generale è: ereditando ed erede devono essere: persone libere, cittadini

romani, sui iuris. Eccezione fu fatta per i postumi (nascituri) che potevano essere chiamati a succedere purché già concepiti alla morte

dell’ereditando. a) per la successione ab intestato la capacità giuridica dell’ereditando doveva sussistere al tempo della morte, quella dell’erede al

tempo della delazione e per gli eredi volontari al tempo dell’accettazione. b) per la successione testamentaria, dobbiamo parlare di testamenti

factio che indica sia la capacità di fare testamento (attiva), sia la capacità di acquistare in forza di testamento (passiva). TESTAMENTI FACTIO

ATTIVA: presuppone: la capacità giuridica al tempo del perfezionamento fino al momento della morte e la capacità di agire si esige solo al

tempo della perfezione del testamento . TESTAMENTI FACTIO PASSIVA: presuppone la capacità giuridica che deve sussistere sia al tempo

chiamata all’eredità. Ne sono esclusi i postumi. LEGISLAZIONE AUGUSTEA: lex Iulia e lex Pappea

della perfezione del testamento che alla

che fecero riferimento ai celibes (persone non coniugate ma in età da matrimonio) totalmente incapaci di acquistare testamento e agli orbi

(coniugati senza figli) che acquistavano solo la metà. Fu abolita da Giustiniano. CADUCUM: quanto non acquistato dai non capaces si

accresceva in favore dei coeredi; in difetto, esso diveniva caducum ed era devoluto ai coeredi e figli, legatari e figli, o, in ultima spiaggia

all’erarium populi romani. Vi era anche la caducorum vindicatio per la persecuzione dei caduca. Fu abolita da Giustiniano. INDIGNI: coloro che

erano sottoposti a “indegnità a succedere“. Essi potevano accettare l’eredità, ma poi il fisco avrebbe potuto rivendicare a sé quanto gli indegni

avessero acquistato. Il rito sarebbe stato quello delle classiche cognitio extra ordinem. Sono: l’uccisore dell’ereditando e gli eredi che non

impedito all’ereditando di testare. CRETIO: era un actus legittimo a

perseguono giudizialmente gli assassini, i rei di adulterio, colui che avesse

carattere formale: pronunzia di parole determinate che esprimevano la volontà di accettare. Cadde in desuetudine in età post classica. PRO

HEREDE GESTIO: era un’accettazione tacita, consisteva nei così detti “atti concludenti” nei quali fosse implicita l’accettazione. Es. esigere un

credito o compiere atti di gestione sul patrimonio del defunto. HEREDITAS: Si tratta dell’oggetto della successione. Venne nominata universitas.

Comprende: proprietà, debiti, crediti. I romani la videro come: ius successionis e ius hereditatis. HEREDITAS IACET: eredità giacente è

l’eredità dell’ereditando senza eredi che aspetta l’accettazione di eredi volontari . Durante la giacenza il procuratore avrebbe potuto nominare un

curatore. EREDITA’ DESERTA: con il ripudio degli eredi volontari l’eredità andava deserta. Potevano così subentrare i creditori. HEREDITAS

DAMNOSA: ove il passivo supera l’attivo. Per scongiurarla i classici adottarono un espediente: pactum ut minus salvator o l’additio mandato

creditorum. (p.616 marrone). NON ERANO EREDITA’: le potestà famigliari, tutela, curatela, sacra familia, ius sepolcri. HEREDITAS

PETITIO: azione a tutela dell’eredità che prende il nome di hereditatis petitio (formula petitoria). LE SUCCESSIONI IN PARTICOLARE Con il

termine successione ci riferiamo a quel fenomeno di trasmissione di posizioni giuridiche soggettive, sia attive che passive. La successione può

essere: a) a titolo universale (universum ius): è la successione per cui taluno subentra per intero o per quota in un complesso di posizioni

subentra, per l’intero o

giuridiche soggettive che facevano parte ad un altro soggetto. b) a titolo particolare (singulas res): è il caso in cui taluno

per quota, al posto di un’altra persona in singole e determinate posizioni giuridiche soggettive . La successione può avere luogo: A) inter vivos:

cioè in dipendenza di un negozio giuridico inter vivos; queste successioni erano riconosciute in età classica: iure civili (adrogatio e conventium in

manum di donne sui iuris), e iure praetorio (bonorum venditio). B) mortis causa: in dipendenza della morte del titolare dei diritti o dei doveri che

si trasmettono al successore. A) SUCCESSIONI INTER VIVOS Adrogatio: un soggetto sui iuris cessa di essere tale e cade sotto la patria

potestas dell’adragante così entrando a fare parte della sua famiglia quale filius familias. Era un negozio solenne del diritto arcaico a cui

partecipavano i comitia curiata in cui il popolo era raggruppato in 30 curie, presiedute da un pontifex, che interrogava i 2 soggetti. Con il

consenso del popolo l’atto si perfezionava. Si tratta di una legge comiziale; le donne erano escluse dai comizi. Conventium in manum: tramite la

quale, la donna, entrava a fare parte della famiglia del marito. Essa poteva riguardare, sia donne sui iuris, sia filiae familias. Il titolare della

salva, dall’ultima età

manus, o comunque della potestas, acquistava i diritti che facevano capo alla donna, mentre i debiti di lei si estinguevano,

un’actio utilis in favore dei creditori contro la donna, per i debiti da lei contratti quando era sui iuris. Essa

repubblicana, si compiva mediante:

conferratio (classi elevate), coemptio (modo più comune), usus (convivenza per un anno). La posizione della donna in manu nella famiglia era di

figlia rispetto al marito, nipote rispetto al suocero, sorella rispetto ai suoi stessi figli. Bonorum venditio: è un particolare tipo di esecuzione

patrimoniale in età preclassica. Si iniziava con la missio in bona, che aveva una funzione di custodia e conservazione. Si proseguiva con la


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Salerno - Unisa
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chiakka87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salerno - Unisa o del prof Solidoro Laura.

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