Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

• 2007-09, trattato di Lisbona da TUE a TFUE, vincolante carta di Nizza, possibile recedere, ha personalità giuridica

*1950  consiglio d’Europa  CEDU  tutela dei diritti umani  corte europea dei diritti dell’uomo

NORMA MORALE: assoluta/autonoma/imperativa solo quando l’individuo spontaneamente ne accetta il comando (non è

vincolante per tutti)

≠NORMA GIURIDICA: regola che assicura l’ordine di una società, rappresenta il diritto, fa parte dell’ordinamento

giuridico, è vincolante (ha autorità), è eteronoma ovvero imposta da altri, dall’ordinamento nel suo complesso.

Espressione di volontà di un organo (tranne consuetudini). Una norma non ha una sola interpretazione, ma può avere

vari significati, varie letture, differenti o contrastanti precetti (significati), quindi occorre scegliere. È importante come la

norma viene intesa ed applicata, non tanto come è scritta. Norma ≠ legge (=fonte giuridica).

DIRITTO POSITIVO: complesso delle norme giuridiche dell’ordinamento giuridico poste dallo Stato (=norme in vigore in

uno stato)

DIRITTO NATURALE: complesso di norme non scritte considerate universali e necessarie (non sempre coincidono col

diritto positivo) che fanno parte del patrimonio etico-religioso di una comunità. Norme anteriori al diritto positivo:

GIUSNATURALISMO (=principi naturali preesistenti al diritto positivo e all’uomo, validi per tutti i popoli, razionalità, es:

non uccidere).

Idea che esiste nel corso della storia, il fondamento del diritto positivo, è cambiato nel corso dei secoli, bisogni, ideali di

una società. NORME CHE HANNO IL FONSAMENTI DELLA STESSA NATURA UMANA E SE SONO IN CONTRASTO

CON LE NORME POSITIVE PERDONO.

La norma è un enunciato prescrittivo, ovvero si verifica anteriormente del fatto, è un’ipotesi di fatto che prevede un

effetto giuridico, una conseguenza se non viene rispettata (sanzione). Prevede un avvenimento che potrebbe verificarsi

in futuro con un eventuale conseguenza giuridica. Al precetto ne deriva la sanzione. Precetto (=significato del testo)

FATTISPECIE: la parte della norma che descrive l’evento che può verificarsi.

• Astratta: descritta ipoteticamente, che si può verificare in futuro, non ancora accaduta  effetti giuridici

• Concreta: un fatto realmente verificato

o Semplice: un unico fatto

o Complessa: una pluralità di fatti (contemporaneamente o condizione sospensiva: non si producono finché la

condizione non si verifica  a formazione progressiva)

! FORMANTE DOTTRINALE: studiosi del diritto

! FORMANTE GIURISPRUDENZIALE: sentenze emesse dai giudici

! FORMANTE LEGISLATIVA: principale in Italia

DISPOSIZIONE: enunciato contenuto in un testo

NORMA: disposizione interpretata

SANZIONE: le norme sono coercitive ovvero vengono applicate forzatamente, altrimenti verrà applicata una sanzione

se non sono rispettate. Questo crea una coazione psicologica in modo di dissuadere chi le volesse violare.

REPRESSIVE + RESTAURATIVE + INCENTIVANTI + PREVENTIVE + DISSUASIVE. Si dividono in:

- DIRETTA (ricostruire la situazione iniziale, risarcimento in forma specifica)

- INDIRETTA (non mira a ricostruire la sanzione iniziale, risarcimento equitativo). Ha funzione naturalizzatrice (far sì

che una persona non crei più pericolo alla società), rieducatrice, compensativa (pagare le conseguenze) e punitiva

(coazione psicologica). Apparato coercitivo.

Nel DIRITTO PRIVATO non si parla di sanzioni, ma di rimedi che sono:

1. Risarcimento danni

2. Ripristino situazione antecedente

3. Tutela inibitoria per una prevenzione futura

La norma ha i seguenti caratteri:

• GENERALE: vale per tutti e non per un singolo individuo

• ASTRATTA: non analizza fattispecie concrete, ma astratte (=situazioni che potrebbero verificarsi in futuro,

ipotetiche, una situazione-tipo). Comprendono tutti i conflitti che sono riconducibili ad una norma.

• Principio di eguaglianza (formale e sostanziale) di fronte alla legge, art. 3 cost.

• Principio di imparzialità: applicare le leggi in modo eguale senza differenziazioni di trattamento, art. 97 cost.

L’eguaglianza può essere:

• FORMALE: tutti hanno pari dignità sociale e sono uguali di fronte alla legge perciò non che tutte le norme si devono

indirizzare in modo identico a tutti, ma i cittadini hanno uguali possibilità e dipende da loro lo sfruttarle o meno.

(scritta)

= condizioni = trattamenti / ≠ condizioni ≠ trattamenti

*Controllo di eguaglianza della corte costituzionale.

• SOSTANZIALE: rimuovere gli ostacoli che limitano l’uguaglianza dei cittadini, uguaglianza fatta applicare. Attuare le

differenze di fatto.

EQUITA’: è la giustizia del caso singolo e viene applicata quando una norma giuridica dà luogo a conseguenze che

urtano il sentimento della giustizia perché si sono verificate circostanze non valutate dal legislatore. L’equità non è

sempre consentita. L’ordinamento utilizza la certezza del diritto in quanto ritiene pericoloso affidarsi all’equità perché

richiede la valutazione soggettiva del giudice. PRINCIPIO DELLA CERTEZZA DEL DIRITTO: si conoscono già le

conseguenze visto che le leggi sono scritte e comprensibili e le norme irretroattive. Il giudice deve seguire le norme del

diritto e far ricorso all’equità solo nei casi in cui la legge lo permette, casi di minor valenza (es: quando le parti lo

richiedono, generalmente a carattere patrimoniale: diritti disponibili, e non diritti indisponibili). Quando eccezionalmente è

ammessa l’equità del giudice, egli non può far prevalere le sue opinioni personali, ma si deve ispirare all’ordinamento

e vedere come si sarebbe comportato il legislatore.

EQUITA’ INTEGRATIVA: la legge prevede che il giudice provveda ad integrare o determinare con equità elementi di una

fattispecie o di un regolamento.

DIRITTO PUBBLICO: disciplina l’organizzazione dello stato e degli enti pubblici, regola la loro azione, interna e coi

privati su un piano di supremazia, nell’interesse della collettività. COSTITUZIONALE + AMMINISTRATIVO + PENALE +

TRIBUTARIO + ECCLESIASTICO…

DIRITTO PRIVATO: disciplina le relazione tra dei privati o i rapporti tra privati ed ente pubblico su un piano di parità. È un

complesso di norme che tiene presente l’interesse della società. FAMIGLIA + LAVORO + CONTRATTI + PROPRIETA’ +

TESTAMENTO... In Italia è un diritto laico. Le clausole sono generali (difficile ruolo della giurisprudenza, buonafede +

diligenza + correttezza).

Ultimamente tra pubblico e privato ci sono dei temi incerti, esempi:

→ Funzioni prima private passano ora allo stato (diritto pubblico)  scuole, ospedali

→ Temi prima pubblici diventano privati.

Enti pubblici possono svolgere compiti privati come enti privati possono avere servizi pubblici:

→ Gli enti pubblici possono operare in IURE PRIVATORUM (es: università stipula un contratto di locazione)

→ Sui beni pubblici si possono costruire rapporti di diritto privato (es: affitto sala comunale)

→ Gli enti pubblici possono svolgere servizi per tramite di spa private (es: trasporti).

→ Un medesimo fatto è disciplinato sia da norme sia di diritto privato sia pubblico (sanzioni

penali+amministrative+civili)

NORME DEROGABILI/DISPOSITIVE: applicazione può essere evitata mediante un accordo degli interessati, può

essere derogabile dalla volontà privata

 Funzione: il legislatore pone un criterio di disciplina nel caso in cui la volontà dei singoli non si manifesta, un modello di

operazione economica che le parti possono rendere inoperante con una manifestazione di volontà (mutuo a pagamento,

mutuo gratuito)

 Una norma è derogabile se presenta espressioni come salvo

NORME INDEROGABILI/COGENTI/IMPERATIVE: applicazione imposta dall’ordinamento indipendentemente dalla

volontà dei singoli, non può essere derogata dalla volontà privata, la loro violazione comporta la nullità dell’atto!

*Non sempre ci sono elementi letterari per stabilire se una norma è derogabile o inderogabile, ma è importante deciderlo

perché un contratto con una norma derogabile è valido, mentre nel contrario è nullo. Si deve indagare sulle volontà del

legislatore, si deve interpretare la norma giuridica.

Le norme di diritto pubblico sono quasi sempre inderogabili e quelle di privato spesso dispositive. Possono

esistere però norme di diritto pubblico derogabili, come di diritto privato inderogabili.

→ In caso di violazione di norme privatistiche inderogabili richiede l’iniziativa del singolo a cui è stato leso un diritto

soggettivo perché non sussiste un’autorità superiore che le faccia rispettare, come invece nel diritto pubblico (es:

faccio degli straordinari, se voglio essere retribuito starà a me richiederlo).

NORME SUPPLETIVE: si applicano quando i soggetti privati non hanno disciplinato un determinato aspetto della

fattispecie, c’è una lacuna, perciò la legge disciplina ciò che i privati hanno lasciato privo di regolamentazione

(imputazione del debito art. 1993)

FONTI DELLE NORME GIURIDICHE (=gerarchia delle fonti su vari livelli)  diritto oggettivo. Si dividono in fonti di:

1. Produzione :

- ATTI: attività di un determinato organo che può produrre norme (parlamento/governo). Individuare l’ORGANO

che l’ha emesso, il PROCEDIMENTO formativo dell’atto (es: come è promulgata una legge), il DOCUMENTO

normativo e i PRECETTI ricavabili dal documento (significati)

- FATTI (consuetudini) che producono diritto.

2. Cognizione : documenti e pubblicazioni ufficiali da cui si può prendere conoscenza di un atto normativo (es: Gazzetta

Ufficiale)

Ogni ordinamento deve stabilire ante omnia le autorità/procedure/organi/potere di emanare norme giuridiche e i valori

gerarchici nel caso in cui ci sono due norme contrastanti (ANTINOMIA) si deve regolare il rapporto gerarchico per

precisare quale prevale:

1. Principio della gerarchia: prevale la norma superiore rispetto a quella su un livello inferiore

2. Principio temporale: le fonti più recenti (posteriori) prevalgono su quelle più antiche (anteriori)

3. Criterio della competenza: prevale la norma posta dalla fonte competente

4. Criterio della specialità: si preferisce la norma speciale rispetto quella a carattere generale

Nel 1942 il codice civile ordinava le fonti ponendo al primo posto le leggi seguite dai regolamenti seguiti dalle norme

corporative (hanno perso efficacia dopo il fascismo) e usi. Si sono aggiunte poi altre fonti, la più importante è la

costituzione del 1948, nata con la fine della 2° guerra mondiale, approvata da un’assemblea costituente (575 membri)

eletta col referendum costituzionale di De Gasperi. Sappiamo che al vertice della piramide ci sono i principi fondamentali

che sono i diritti e i doveri dei cittadini, non revisionabili.

I. Costituzione + leggi costituzionali + leggi di revisione costituzionale + consuetudini comunitarie

II. Direttive e regolamenti europei (fonti comunitarie)

III. Leggi ordinarie (statali + regionali) + atti aventi forza di legge (decreto legge/legislativo) + codice civile

IV. Regolamenti + usi

V. Consuetudini

COSTITUZIONE

È la norma fondamentale. Stabilisce il procedimento di formazione delle leggi, disciplina gli atti normativi. La costituzione

italiana pone regole e principi che si atteggiano ai limiti dell’attività del legislatore (diritti e doveri del cittadino art 13-54:

rapporti civili, rapporti etico-sociali, rapporti economici, rapporti politici). I principi fondamentali (art 1-12) non sono inoltre

revisionabili (art. 139 cost.). Le leggi di revisione della costituzione e le leggi costituzionali che sono sullo stesso livello

devono essere approvate con un iter complesso, molto di più di quello di una legge ordinaria (art. 138)

CARATTERI: lunga, rigida, votata, scritta, compromissoria, programmatica, formale

• RIGIDA: non può essere modificata da una legge ordinaria (no flessibile com’era invece lo statuto albertino in vigore

prima). La corte costituzionale ha la funzione del controllo di legittimità costituzionale (art. 127) per verificare

se le leggi ordinarie sono contro leggi costituzionali. Se la norma appare di sospetta legittimità verrà mandata alla

decisione della corte, ma la richiesta avviene nel corso di un processo in modo diretto o indiretto. I singoli privati

non possono, infatti, andare direttamente dalla corte per discutere della legittimità. Se la corte ritiene una legge

illegittima emana una sentenza ritenendola incostituzionale e la legge non avrà efficacia dal giorno seguente della

pubblicazione della decisione (art. 136)

Troviamo anche le norme di diritto internazionale consuetudinario (art. 10 cost.). Esse non devono essere ratificate, ma

sono vincolanti come la costituzione perciò non possono essere modificate con una legge ordinaria.

FONTI COMUNITARIE

Adesione al trattato dell’UE (TUE), trattato di funzionamento dell’UE (TFUE), carta dei diritti fondamentali dell’UE.

Queste sono le fonti originarie del diritto comunitario.

Le fonti comunitarie sono:

• REGOLAMENTI: atti generali e obbligatori. Non devono quindi essere recepite. Prevale sulla legge interna!

• DIRETTIVE: rivolte agli organi legislativi con scopo di armonizzare la legislazione di un paese. Devono essere

attuate mediante apposite leggi (recepite). Uno stato che è inadempiente può ricorrere a una sanzione

dell’organo comunitario. Una direttiva non può fondare diritti tra privati e non può essere applicata da un giudice per

risolvere controversie prima del recepimento. Se le norme della direttiva sono però specifiche ed è scaduto il

termine di attuazione gli organi della PA si devono uniformare anche se non c’è l’apposita legge. I privati possono

pretendere che gli apparati pubblici orientano la loro condotta con le disposizioni della direttiva, perché vincolante

per lo stato. Se un cittadino subisce un danno per il tardivo/mancato ricevimento di una direttiva può chiedere il

risarcimento allo stato.

• DECISIONI: disciplinano situazioni ben definite, sono vincolanti solo per i destinatari individuati (es: persone

fisiche/giuridiche, stati). È adottato dalla commissione in ambito della concorrenza (es: Microsoft). Le decisioni (dal

trattato di Lisbona in poi) possono essere anche generali

• CORTE DI GIUSTIZIA: è l’organo giurisdizionale dell’UE che interpreta i trattati ovvero la validità e l’interpretazione

degli atti emanati dalle istituzioni. Le sentenze emesse sono vincolanti, prevalgono sulle leggi.

• LEGGE COMUNITARIA: per effettuare un’attuazione immediata delle direttive è stata elaborata la legge

comunitaria. È una legge generale approvata anno per anno con la quale il parlamento delega al governo

l’emanazione dei decreti legislativi di attuazione delle direttive. Le direttive così non devono passare sotto l’iter

parlamentare (Italia molto lungo, ritardi)

LEGGI STATALI E REGIONALI, ci sono materie che possono essere regolate solo con leggi (RISERVA DI LEGGE, art.

25 cost.)

Le leggi statali ordinarie sono approvate dal parlamento con una procedura disciplinata dalla carta costituzionale, il

testo deve essere approvato da entrambe le camere, promulgato da parte del PDR, pubblicato sul GURI ed entra in

vigore dopo 15 giorni. La legge ordinaria può modificare/abrogare le fonti di livello inferiore e può essere

modificata/abrogata da una fonte di livello superiore. La legge ordinaria può essere abrogata anche con referendum

popolare (art.75)

art 117 conferiva alle regioni un potere legislativo determinato e inferiore rispetto alle leggi statali. Con la legge

costituzionale del 2001 numero 3 si sono modificate le competenze tra stato e regioni infatti lo stato ha potestà

legislativa esclusiva in alcune materie (giurisdizione, processi, civile, penale, amministrativa) e la potestà legislativa

concorrente con le regioni per altre (lo stato emana la legge quadro coi principi fondamentali a cui si deve attenere la

regione che ha la potestà legislativa). Non vale per le regioni a statuto speciale.

Oggi tra le due leggi non c’è il principio della gerarchia, ma quello della COMPETENZA. La legge regionale non si

occupa di diritto privato, ma è subordinata dallo stato.

Allo stesso livello troviamo gli atti avente forza di legge che sono emanati dal potere esecutivo (governo):

• Decreto legislativo: emanato dal governo su delega del parlamento (deve rispettare le deroghe)

• Decreto legge: emanato dal governo in caso d’urgenza. Deve essere convertito in legge entro 60giorni altrimenti

perde efficacia fin dall’inizio (art. 77)

REGOLAMENTI

Sono fonti secondarie del diritto emanate dal potere esecutivo  governo, ministri e autorità indipendenti non statali.

Hanno contenuto normativo perché sono generali ed astratti, ma provengono dall’autorità amministrativa e non

legislativa. Possono disciplinare l’organizzazione/funzionamento dei pubblici uffici, degli organi costituzionali.

Qualora ci fosse un contrasto tra regolamento e legge, il regolamento viene disapplicato.

Il giudice amministrativo si occupa di annullare il regolamento.

*Annullamento: efficacia viene rimossa, non applicabile

*Disapplicazione: nell’ambito di un processo, rimane in vigore, può essere applicato

CONSUETUDINE, non disciplinate dalla costituzione

Apparentemente rivestono un ruolo secondario perché si prediligono le norme scritte a quelle orali. Hanno un’importanza

storica. In alcuni settori hanno un ruolo di rilievo. La consuetudine ha influenzato ed influenza il diritto privato. Hanno

efficacia se richiamate dalla legge (art. 8 preleggi). Caratteristiche:

• ELEMENTO OGGETTIVO: ripetizione costante nel tempo di un dato comportamento da parte di un gruppo sociale

ELEMENTO SOGGETTIVO: convinzione generalizzata della vincolabilità del comportamento

• Un atteggiamento di osservanza di quel comportamento in quanto ritenuto doveroso. C’è una concezione di

giuridicità nella consuetudine. L’uso viene recepito all’interno di una collettività. Il singolo che lamenta la lesione di

un diritto consuetudinario può ottenere provvedimenti di fronte ad un giudice. Opera nei limiti della legge.

1. CONTRA LEGEM: è in contrasto con la legge, non produce effetti giuridici

2. SECUNDUM LEGEM: opera in accordo con la legge, la legge fa rinvio alle consuetudini, integra la legge

3. PRATER LEGEM: disciplina un ambito non ancora disciplinato dalla legge, materie non regolate da fonti

scritte, copre materie lacunose. Alcuni ritengono che sia consentito ricorrere alla consuetudine per colmare le

lacune.

Art. 12 comma 2° disp (Se una controversia non può essere decisa con una precisa disposizione, si ha

riguardo alle disposizioni che regolano casi simili o materie analoghe; se il caso rimane ancora dubbio, si

decide secondo i princìpi generali dell'ordinamento giuridico dello Stato). Il ruolo della consuetudine PRATER

LEGEM è quindi ridotto. È consentito quando il caso non è risolvibile né con analogia né con principi generali.

Il diritto consuetudinario è orale perciò può provare problemi di accertamento. Vale il principio IURA NOVIT CURIA:

il giudice applica la consuetudine che conosce (anche se le parti la ignorano o non la richiedono). Vale anche il

contrario: una parte pretende l’uso di una consuetudine che il giudice non conosce, la parte deve però provarne

l’esistenza (esistono le raccolte delle camere di commercio, non hanno valore normativo, ma dimostrano l’esistenza

degli usi documentati, esistenti fino a prova contraria)  USO NORMATIVO

1. USI NEGOZIALI/CONTRATTUALI: integrano il contratto

2. USI INTERPRETATIVI: interpretano il contratto

CODICE CIVILE

Nel linguaggio giuridico s’intende una raccolta di materiali normativi realizzata coordinando e manipolando i testi

precedenti, che aggiungeva al rango di provvedimento del tutto nuovo, non più legato al valore originario dei materiali

normativi utilizzati. Non è una raccolta di leggi precedenti, ma una legge del tutto nuova.

• Organico perché disciplina un intero settore

• Sistematico perché il materiale ha un coordinamento logico

• Universalità ed eguaglianza perché si disciplina in egual modo ai consociati svolgendo una funzione unificatrice

Il codice implica l’abrogazione di tutto il diritto precedente vigente nella materia codificata. Qualificare una legge come

codice significa voler dare un assetto di lungo periodo, ma precario e modificabile con principi e regole costanti, chiare e

coerenti. Nel 1600-700 si è assunta un’importanza per la codificazione sia in campo costituzionale, in Francia nel

periodo della rivoluzione, nel periodo illuminista (codice, uguaglianza formale), sia nel campo del diritto privato. Il

medioevo aveva lasciato una complessità nell’ambito privatistico, con fonti normative intersecantisi con disordinati

organismi col potere di far applicare le leggi. C’era l’esigenza di sostituire tutti questi materiali con leggi organiche,

semplici, chiare, uniformi, razionali. L’idea di codice è un’idea che deriva dall’illuminismo che crea fiducia nell’uomo e per

questo si può pensare che un codice sia universale ed eterno. Il codice civile ha un ruolo di centralità in molti paesi

europei nell’ambito del diritto privato. Esso regola i soggetti, i beni, l’attività (contratti), la responsabilità civile ed è anche

un supporto per altre leggi. Il primo grande codice fu quello di Napoleone, il codice civile francese emanato nel 1804

scritto durante la rivoluzione. Favorisce i principi di eguaglianza tra i cittadini, il diritto di proprietà, libertà dei commerci e

delle attività economiche. il codice ebbe molto successo, infatti venne adottato da molti paesi e in Francia è ancora in

vigore, anche se adattato. In Italia inizialmente ci furono i codici pre unità, con l’unificazione del regno viene emanato il

codice civile del 1865 ispirato al codice francese. Viene sostituito nel 1882 da un nuovo codice di commercio. Nel 1938

vengono emanati singoli libri di un nuovo codice civile, promulgato interamente nel 1942 nel quale venne assorbito

anche il codice di commercio. Con la conclusione della guerra sono state emanate leggi che hanno modificato il testo

originario del codice. Il fascismo non ha lasciato tracce nel codice, maturato da giuristi liberali, quindi di ideologia

differente. Nel 1948 con la carta costituzionale vengono adottati altri principi di diritto privato. È sempre più importante la

legislazione speciale, il completamento del codice.

I codici sono fonti del diritto, leggi ordinarie, perciò modificabili e soggetti al controllo della corte costituzionale (ha

subito notevoli modifiche). È organizzato in 6 libri divisi in titoli, capi e sezioni. I libri sono preceduti dalle disposizioni

preliminari (es: gerarchia delle fonti) e seguiti da disposizioni transitorie. È composto da titoli, capi, articoli numerati che

si dividono in comma.

I. Delle persone e della famiglia (1-455)

II. Delle successioni (456-809)

III. Della proprietà (810-1172)

IV. Delle obbligazioni (1173-2059)

V. Del lavoro (2060-2642)

VI. Della tutela dei diritti (2643-2969)

ENTRATA IN VIGORE LEGGE: approvazione delle 2 camere, promulgazione del PDR, pubblicazione GURI, entra in

vigore dopo 15 giorni dalla pubblicazione (VACATIO LEGIS art. 10), salvo termine diverso. Con la pubblicazione la legge

si reputa conosciuta e diventa obbligatoria. Nessuno può invocare la scusa di aver ignorato la legge per evitare la

sanzione. La corte costituzionale l’ha consentito scusabile nei casi in cui è inevitabile.

ABROGAZIONE DELLA LEGGE (ex nunc, da quando è in vigore in avanti, senza effetti retroattivi): avviene quando un

atto fa in modo che una legge ne perda l’efficacia senza effetti retroattivi, da lì in avanti.

Una legge può essere abrogata:

1. Da una legge posteriore (antinomia) in modo:

• ESPRESSO: la legge posteriore dichiara abrogata quella anteriore.

• TACITO: non c’è dichiarazione, ma le norme posteriori sono incompatibili con quella anteriore.

• IMPLICITO: introduzione di una nuova regolazione della materia già regolata con la legge anteriore.

2. Mediante REFERENDUM popolare abrogativo quando 500000 elettori lo richiedono/5 consigli regionali. Quorum:

raggiungere il 50% dei votanti, maggioranza dei voti espressi.

∗ DEROGA: una nuova norma pone per specifici casi una disciplina diversa da ciò che era previsto nella norma

anteriore, che però è applicabile per gli altri casi.

∗ Quando una legge è dichiarata INCOSTITUZIONALE perde l’efficacia, ma è ANNULLATA (ex tunc) e non abrogata,

ha quindi effetto retroattivo. Restano salvi soltanto i rapporti definiti con sentenza passata in giudicato, nessuna

impugnazione possibile.

∗ Se viene abrogata una norma che ha abrogato a sua volta un’altra norma, la norma abrogata inizialmente non

rivive, a meno che non sia ripristinatoria.

IRRETROATTIVITA’ DELLA LEGGE, ex nunc: la norma generale ed astratta si applica ad un caso concreto che si

verifica dopo l’entrata in vigore della norma. Una norma è retroattiva quando attribuisce conseguenze giuridiche a

fattispecie concrete verificatesi in momenti anteriori dell’entrata in vigore, ex tunc. Una norma (art.11 preleggi comma1) è

irretroattiva quando vale da quando è in vigore in avanti, ex nunc. Solo la norma incriminatrice penale non può essere

retroattiva perché nessuno può essere punito per un fatto che per il tempo non era considerato un reato. Ogni altra

norma può anche essere retroattiva, ma non lo è a meno che il legislatore non la qualifichi come tale. L’efficacia

retroattiva di una norma privatistica è possibile solo se giustificata dall’esigenza di tutelare diritti e beni di rilievo

costituzionale o tutelati dalla convenzione europea dei diritti dell’uomo. Le leggi interpretative hanno efficacia retroattiva

ovvero leggi che chiariscono il significato di norme antecedenti. Se la norma è retroattiva si applica anche alle

controversie precedenti del momento dell’entrata in vigore (no per le sentenze già passate in giudicato).

LEGGE CESSA DI ESISTERE:

 Illegittima

 Abrogata/annullata

 Nata con un termine

SUCCESSIONE DI LEGGI: problemi del succedersi di leggi  fattispecie verificatesi anteriormente all’entrata in vigore

della modificazione normativa, i cui effetti perdurano nel tempo. In alcuni casi il legislatore regola il passaggio da una

legge all’altra con specifiche norme: le DISPOSIZIONI TRANSITORIE (es: comunione dei beni anche delle coppie

sposate prima dell’entrata in vigore della legge, ma ha anche fatto in modo che i coniugi potessero evitarlo rimanendo

nel regime della separazione dei beni). Può avvenire che il legislatore non preveda queste norme. Ne nascono le

questioni di DIRITTO TRANSITORIO o di successione di leggi nel tempo. Ci sono 2 teorie:

a) Teoria del diritto quesito

→ Diritti quesiti: vale la legge precedente

→ Aspettativa: vale la norma successiva

Es: si modifica la maggiore età a 18 anni, un soggetto ne ha 20 e per i diritti quesiti deve aspettare 21 anni per

diventare maggiorenne, per l’aspettativa si segue la legge successiva

b) Teoria del fatto compiuto, facta praeterita:

→ MOMENTO DELL’ATTO: regolato dalla legge precedente

→ DINAMICA DEGLI EFFETTI: effetti contrattuali sorti prima dell’entrata in vigore della legge regolati dalla legge

vigente nel momento in cui si verificano gli effetti

∗ ULTRATTIVITA’: atti, rapporti compiuti, svolti nel vigore di una nuova norma continuano ad essere regolati da quella

anteriore (principio tempus regit actum)

APPLICAZIONE DELLA LEGGE: è la concreta realizzazione di quanto è ordinato dalle regole.

• Norme di organizzazione o struttura l’applicazione consiste nella creazione degli organi e del loro funzionamento.

• Norme di condotta l’applicazione consiste di non fare ciò che è proibito e fare ciò che è doveroso.

È compito dello stato curare le applicazioni delle norme di diritto pubblico.

Per il diritto privato non è così, dipende dall’iniziativa del singolo privato. I privati applicano normalmente delle norme,

come il pagamento di un debito. Qualora la tutela del diritto individuale renda indispensabile il ricorso all’autorità

giudiziaria è il giudice che applica la legge pronunciando i provvedimenti previsti dal diritto processuale.

INTERPRETAZIONE DELLA LEGGE: è l’attività che svolge il giurista che deve confrontarsi col testo normativo per

comprenderne il valore, la regola enunciata nella norma. Non serve quindi solo comprendere la norma, ma soprattutto

conoscerne il reale significato che il legislatore voleva esprimere e come risolvere i conflitti. È quindi falso che una norma

ha una sola interpretazione, ma una norma può avere letture plurime in funzione del caso da risolvere e l’interprete

sceglie la soluzione più appropriata in base a valutazioni e criteri. L’interprete è un ingegnere sociale (=analizza il

contesto sociale che si evolve nel corso degli anni).

Ci sono due criteri d’interpretazione che vengono usati assieme:

→ LETTERALE: il significato delle parole usate dal legislatore, espressioni anfibologiche (art 1021)

→ FUNZIONALE: capire la ratio legis ovvero l’intenzione del legislatore (art 1190-91 serve il criterio funzionale per

capire se è incapacità naturale o d’agire, art 2043 danno ingiusto  interpretazione evolutiva)

1. Gli enunciati si riferiscono a situazioni ipotetiche quindi astratte e generali, mentre l’interprete decide di fronte a casi

particolari e concreti e dovrà impiegare tecniche di estensione e di integrazione.

2. Le formulazione delle leggi spesso in conflitto tra di loro che si risolvono col criterio di gerarchia tra le fonti (prevale

quella di livello superiore), criteri cronologici (prevale quella posteriore), criteri di specialità (prevale quella speciale a

quella generale), criterio di competenza. Spesso si deve però ricorrere ad elementi extra legislativi per risolvere i

conflitti.

3. Di fronte a un caso singolo difficilmente si applica un’unica norma, ma più combinazioni adattate al caso concreto,

un’operazione complessa, ha un ruolo importante l’ancoraggio ai principi e valori della costituzione preferita ad altre

norme.

Quindi ci sono molte operazioni: ricerca/individuazione norma per il caso concreto, integrazione della legge, analisi

comportamenti/situazioni da regolare.

 INTERPRETAZIONE DICHIARATIVA: attribuzione a un documento legislativo nel senso più immediato e intuitivo.

 INTERPRETAZIONE CORRETTIVA: interpretazione differente da quella letterale

 INTEGRAZIONE DELLA LEGGE: può essere un’interpretazione:

• Giudiziale: compiuta dai giudici durante le funzioni giurisdizionali. Vincolante solo per le parti del giudizio, le

destinatarie del provvedimento. Può essere precedente per altri casi analoghi futuri. Il precedente non ha però

forza vincolante per risolvere i casi successivi analoghi. Ogni giudice può quindi interpretare come preferisce.

Ha una notevole autorità. Non si può fare ricorso alla corte di cassazione se si assume un suo pregresso

orientamento, un precedente. Le sentenze della corte di giustizia dell’UE sono vincolanti. Mentre le sentenze

della CEDU sono vincolabili in modo ermeneutico, ovvero si deve far riferimento.

• Dottrinale: gli studiosi del diritto interpretano le disposizioni, ne illustrano i significati, ne verificano le

conseguenze.

• Autentica: interpretazione del legislatore che talvolta emana disposizioni per interpretare la norma emanando

una NORMA INTERPRETATIVA che ha efficacia retroattiva perché chiarisce anche per il passato.

Norma novativa: efficace per i fatti compiuti dopo l’entrata in vigore

L’interprete non può limitarsi all’interpretazione letterale, soprattutto quando usa le CLAUSOLE GENERALI (es: equità,

buona fede), espressioni che fanno prestare un’attenta interpretazione.

Anche i romani non valutavano solamente l’interpretazione letterale, ma anche l’intenzione del legislatore. Nelle società

moderne non c’è la figura in sé del legislatore (ovvero una singola persona che emana una legge), ma il riferimento sulla

norma è ricorso ad ogni elemento, anche extratestuale. Vengono considerate le assemblee legislative che votano i

disegni di legge, danno il via a i lavori preparatori che si collegano al significato di una norma. All’iter legislativo

partecipano vari portatori di diversi progetti/interessi/finalità.

Non si cerca quindi l’intenzione soggettiva del legislatore, che non è concreto, non esiste la persona fisica, ma è un

simbolo, ma l’obiettivo che la norma persegue è detta INTERPRETAZIONE TEOLOGICA, individuare quindi lo scopo

della legge, la ratio legis. Vi sono altri criteri:

1. LOGICO

 argumentum a contrario: esclude ciò che non è compreso dalla norma

 argumentum a simili: estende la norma per includere fenomeni simili, analoghi

 argumentum a fortiori: estende la norma per includere fenomeni che meritano il trattamento della disposizione

 argumentum ad absurdum: esclude quell’interpretazione che dà luogo ad una norma assurda

2. STORICO: analisi delle motivazioni con cui un istituto è stato introdotto in un sistema giuridico precedente (dal diritto

romano fino alla legislazione moderna), le modifiche che ha subito, come è stato interpretato/applicato

3. SISTEMATICO: come disse Celso per poter interpretare una norma è necessario collocarla nell’ordinamento in cui

va inserita

4. SOCIOLOGICO: conoscere gli aspetti economico-sociali del rapporto

5. EQUITARIO: evitare interpretazioni che contrastano col senso di giustizia della società, favorisce invece

interpretazioni equilibrate

Interprete/giudici prende posizioni delle situazioni di contrasto della società, vede il corso degli eventi, restando nel

contesto della fedeltà della legge.

∞ INTERPRETAZIONE ESTENSIVA/RESTRITTIVA

∞ DIRITTO EFFETTIVO/ PRINCIPIO DELL’EFFETTIVITA’: la corte costituzionale quando giudica la legittimità di una

legge lo fa sulla base del diritto vivente, ovvero l’applicazione/interpretazione costante della giurisprudenza.

∞ RATIO LEGIS: è l’interpretazione del legislatore. Deve essere individuato l’INTERESSE della legge che cambia/si

evolve nel diritto privato, soprattutto per le norme generali, questo perché si analizza un contesto sociale.

ANALOGIA: Il legislatore non può prevedere a tutti i casi che si verificheranno in futuro, perciò il giudice si occupa di

risolvere lacune che nessuna legge risolve. Art 12: quando il giudice non riesca a risolvere il caso deve procedere

applicando per analogia le disposizioni che regolano casi simili o materie analoghe, qualora il dubbio permane applica i

principi generali dell’ordinamento giuridico dello Stato. Non prevede quindi fattispecie concrete, ma una norma si può

applicare anche in casi analoghi (es: art 7 tutela del diritto del nome per persone fisiche, ci si chiede quindi se anche le

persone giuridiche come ad esempio enti privati e pubblici hanno anch’essi diritto al nome e per analogia è così.).

PROCEDIMENTO ANALOGICO: applicare ad un caso non regolato, senza norma che lo contemplino (nemmeno norme

con interpretazione estensiva), una norma non scritta desunta da una norma scritta che regola un caso diverso, ma

simile. Sono simili se hanno qualche elemento in comune, sono perciò analoghe. L’elemento di contatto è la

giustificazione. L’analogia si fonda su un’identità di ratio, ossia una finalità della norma che ne giustifica l’operare anche

del caso simile non disciplinato dalla legge.

• ANALOGIA LEGIS: applicazione in via analogica ad un caso non regolato da disposizioni

• ANALOGIA IURIS: i principi generali dell’ordinamento dello stato. Il caso viene deciso ricavando una norma non

scritta di disposizioni che possono essere applicate per il caso in esame (se il caso è ancora in dubbio).

L’analogia non è consentita (art. 17):

• leggi penali: principio di stretta legalità  nessun crimine può essere punito se non per una legge entrata in vigore

prima del fatto compiuto, art 25 cost

• leggi eccezionali: un eccezione/deroga delle norme generali, necessità di non ampliare le deroghe privilegiando la

normativa normale a quella eccezionale

Non vale però per l’interpretazione estensiva che adegua la portata letterale della norma alla volontà legislativa.

DIRITTO INTERNAZIONALE

Il diritto vigente in uno Stato si applica a tutti, cittadini e stranieri, coloro che si trovano in un territorio. Ogni persona è

quindi soggetta alle leggi locali  diritto pubblico, ma non privato

Per il diritto privato sarebbe semplice se esistesse un diritto uniforme, uguale dappertutto, ma non è così. In alcuni casi

ci sono convenzioni internazionali che stabiliscono regole uniformi, ma non sono sufficienti perché vincolano solo gli Stati

che aderiscono.

In ogni Paese ci sono norme di diritto internazionale privato che stabiliscono quali fra le leggi nazionali va applicata.

DIRITTO INTERNAZIONALE PRIVATO

a) non è davvero un diritto internazionale come lo è quello pubblico (=regola i rapporti tra stati e comunità

internazionali vedi ONU). Il diritto internazionale privato è un diritto interno a ogni ordinamento, ognuno ha il suo.

Questo significa che le disposizioni possono non coincidere con quelle adottate in altri ordinamenti

b) non troviamo solo norme di diritto privato, ma anche altri rapporti come quello processuale

c) non è costituito da norme materiali (=disciplinano la sostanza), ma da regole strumentali (=individuano a quale

ordinamento deve farsi capo per giungere a stabilire come il rapporto venga disciplinato). Si definiscono norme di

CONFLITTO perché risolvono il conflitto tra le leggi per una fattispecie transnazionale.

È quindi l’insieme delle norme di diritto interno che il giudice italiano deve applicare nel caso in cui debba

decidere una controversia relativa ad una fattispecie che presenti elementi di estraneità rispetto al nostro

ordinamento giuridico. Talvolta deve applicare un ordinamento giuridico straniero. Opera tramite una tecnica di

RINVIO ovvero individua la legge che il giudice deve applicare dello stato a cui appartiene il giudice o non.

L’importanza del diritto internazionale privato è cresciuta nel tempo.

Il diritto internazionale privato era dettato prevalentemente dalle disposizioni preliminari del codice civile art 17/31. Si è

approvato nel 1995 una legge di riforma della materia, di 17 articoli, con abrogazione degli articoli 17/31. Inoltre si sono

elaborate numerose convenzioni di diritto internazionale privato uniforme, che regolano conflitti agli stati aderenti alla

convenzione. Un ruolo importante appartiene alle fonti europee, soprattutto i regolamenti che disciplinano i rapporti degli

stati membri  diritto sostanziale, diritto processuale.

1. Innanzitutto si procede con la QUALIFICAZIONE del rapporto, evidenziandone la natura (coniugale/di successione

a causa di morte/obbligazione contrattuale). Alcuni ordinamenti non seguono criteri per classificare i rapporti

giuridici: in base a quale ordinamento si deve procedere alla qualificazione del rapporto? Solitamente la legge del

luogo in cui si disciplina il rapporto: LEX FORI

2. Si deve elevare a momento di collegamento, ovvero elemento della fattispecie decisivo per l’individuazione

dell’ordinamento competente a regolare il rapporto in oggetto

o CAPACITA’ GIURIDICA delle persone fisiche: si applica la LEX ORIGINIS, legge nazionale della persona. Se

ha più cittadinanze si applica la legge di quello tra gli stati di appartenenza con le quali ha il collegamento più

stretto. Se è presente la cittadinanza italiana prevale.

o CAPACITA’ DI AGIRE delle persone fisiche: legge nazionale, se si deve applicare un diverso ordinamento che

prescrive condizioni speciali della capacità di agire si deve applicare quest ultimo.

o ENTI: disciplinati dalla legge dello stato nel quale sono stati costituiti, si applica la legge italiana se la sede è

situata in Italia.

FUNZIONE DIRITTO INTERNAZIONALE PRIVATO: individuare l’ordinamento applicabile per regolare una certa

fattispecie tramite gli aspetti qualificanti e l’ordinamento che lo deve disciplinare.

QUID IURI: se l’ordinamento rinvia ad un altro ordinamento come ci si comporta? In precedenza non si doveva tenere

conto del rinvio ad un’altra legge. Ora si tiene invece conto del rinvio se:

∞ Il diritto dello Stato accetta il rinvio

∞ Se si rinvia alla legge italiana

Ulteriore problema: Incompabilità delle disposizioni sostanziali di un ordinamento estraneo con i principi fondamentali del

nostro

Art 31 preleggi: nessun caso leggi/atti di uno stato estero possono avere effetto nello stato quando siano contrari

all’ordine pubblico/buon costume (abrogata?)

Art 16 1° comma: legge straniera non può essere applicata se i suoi effetti sono contrari all’ordine pubblico

Art 16 2° comma: si deve applicare la legge richiamata mediante altri criteri, dove manca tale possibilità si applica la

legge italiana

L’ordine pubblico non è quello interno, ma quello INTERNAZIONALE (es: non ammette la schiavitù). Opera con funzione

negativa, preclude l’applicazione di norme incompatibili con il nostro ordinamento

Art 17 legge 218/1995: devono essere applicate le norme italiane nonostante il richiamo alla legge straniera. Si deve

conoscere la legge straniera se dovesse risultare applicabile. La nuova disciplina stabilisce che spetti al giudice

accertare il contenuto della legge straniera applicabile, anche interpellando il ministero della giustizia o istituzioni

specializzate ed eventualmente la collaborazione delle parti. Nel caso in cui non è possibile accertare la legge straniera

richiamata, si decide in base a quella italiana.

Cittadini comunitari: art 17 del trattato istitutivo della comunità europea: cittadinanza dell’UE  diritto di circolazione,

soggiorno, godimento dei diritti civili, limiti di diritti politici (voto, elezioni)

Cittadini extracomunitari: testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina immigrazione e norme sulla condizione

dello straniero del 1998.  applicabile il diritto di asilo, estradizione per reati politici, diritti fondamentali della persona

umana, godimento dei diritti in materia civile attribuiti al cittadino italiano.

CONDIZIONE DI RECIPROCITA’: un diritto è riconosciuto allo straniero a condizione che nella medesima fattispecie sia

riconosciuto all’italiano nel Paese in cui lo straniero è cittadino.  però tutela dei diritti della persona, è ridotta ad un

ambito di applicazione residuale, ma non è abrogata.

LAVORATORI STRANIERI: parità di trattamento, eguaglianza di diritti

RAPPORTO GIURIDICO: è regolato dal diritto (diritto oggettivo) che attribuisce il potere al soggetto di pretendere il

pagamento (diritto soggettivo). Il rapporto è la relazione tra due soggetti regolata e tutelata dall’ordinamento giuridico.

• Soggetto ATTIVO: ha un potere, un diritto soggettivo, vantaggio

• Soggetto PASSIVO: ha un dovere/obbligo, svantaggio

Le persone tra le quali intercorre un rapporto giuridico sono dette PARTI. Contrapposto c’è il TERZO che è estraneo ad

un determinato rapporto giuridico intercorrente tra altri soggetti, il rapporto giuridico non produce né effetti a favore né a

danno del terzo. Il rapporto giuridico è la figura della SITUAZIONE GIURIDICA a cui nascono conseguenze giuridiche,

quando la fattispecie si è realizzata c’è una nuova situazione giuridica.

Soggetto attivo del rapporto giuridico  diritto soggettivo. Con il diritto soggettivo si realizza la protezione giuridica

attraverso strumenti coercitivi dell’ordinamento riconoscendoli una situazione di libertà.

DIRITTO SOGGETTIVO: è il potere di agire per il soddisfacimento di un proprio interesse individuale, protetto

dall’ordinamento giuridico. La tutela consiste in un interesse personale come contenuto di un diritto del soggetto,

esistono interessi individuali irrilevanti per l’ordinamento giuridico (rispetto, regole di cortesia) come esistono diritti

soggettivi che l’ordinamento tutela mediante l’autorità e gli strumenti di coercizione di cui è dotato.

Il potere di agire non è attribuito al singolo nel proprio interesse, ma per realizzare un interesse altrui (diritto pubblico 

organi e non singoli), es diritto privato: genitori per i figli, potestà e uffici

Colui che ha il diritto soggettivo si chiama titolare.

• 

Esercizio del diritto soggettivo: esplicazione dei poteri di cui il diritto soggettivo costa (es: diritto di proprietà

usandola.

• Realizzazione del diritto soggettivo: soddisfazione dell’interesse protetto

1. SPONTANEA

2. COATTIVA: far ricorso ai mezzi di cui dispone l’ordinamento per tutelare il diritto soggettivo

I due concetti talvolta possono coincidere (es: creditore richiede la prestazione che li è dovuta, l’interesse è soddisfatto

quando il debitore adempie).

È vietato l’ABUSO del diritto soggettivo: esercizio anomalo delle prerogative concesse dalla legge al titolare del diritto.

 il titolare si avvale delle facoltà/poteri che li sono concessi non per perseguire l’interesse del diritto soggettivo, ma per

realizzare altre finalità, che eccedono l’interesse che tutela la legge.

(la legge ha stabilito per il diritto di credito che debitore/creditore si devono comportare secondo le regole della

correttezza)

PRINCIPIO DI SOLIDARIETA’ (art. 2 cost)

Alcune norme reprimono altre ipotesi di abuso (es: abuso da parte di un contraente, abuso di posizione dominante)

Carta dei diritti fondamentali dell’UE, art 54: divieto di abuso di diritto

I diritti soggettivi possono essere:

1. ASSOLUTI: far valere verso tutti (ERGA OMNES), ha vita propria, i terzi hanno il dovere di non fare qualcosa,

ovvero di non ledere il diritto soggettivo di un soggetto, non interferire con il godimento della cose che gli appartiene,

ma sono soggetti passivi.

Lo troviamo per i diritti REALI (di una cosa/res, es: garanzia, proprietà art. 832: il proprietario ha diritto di godere in

modo pieno ed esclusivo, godimento uso), della personalità (es: nome, integrità fisica)

2. RELATIVI: vive nel contesto di un RAPPORTO, ovvero una pretesa verso 1/+ soggetti individuati che devono

FARE/NON FARE/DARE qualcosa. È necessaria la cooperazione del debitore/i per soddisfare l’interesse del

soggetto, dipende da lui se l’obbligazione sarà adempiuta. È un rapporto obbligatorio.

• CREDITORE, diritto, soggetto attivo (ha bisogno della cooperazione altrui)

• DEBITORE, dovere, soggetto passivo (obbligo dare, fare, non fare qualcosa)

Lo troviamo per i diritti di CREDITO/personali. L’inadempimento dell’obbligo ha la conseguenza dei 3 rimedi

(risarcimento art 2740, ripristino situazione antecedente 2030-1-3, prevenzione per il futuro)

STUAZIONI SOGGETTIVE ATTIVE:

∗ DIRITTO SOGGETTIVO

∗ FACOLTA’/DIRITTI FACOLTATIVI: situazione giuridica soggettiva attiva del soggetto di diritto che può tenere un

comportamento consentito dalla norma, il comportamento che si ha facoltà di tenere è lecito. Si estinguono se viene

meno il diritto. Hanno carattere autonomo (es: escludere gli altri dal possesso di una cosa chiudere un fondo).

∗ ASPETTATIVA: acquisto del diritto successivamente, un diritto soggettivo che deve ancora maturare (eredità

quando si laurea, quando nasce), attesa tutelata dall’ordinamento. È un interesse individuale tutelato in via

provvisoria e strumentale (=assicurare la possibilità del sorgere del diritto). È una fattispecie a formazione

progressiva, si realizza per gradi, progressivamente (prima aspettativa, poi diritto)

∗ STATUS: qualità giuridica che si ricollega alla posizione dell’individuo in una collettività (PUBBLICO: cittadino /

PRIVATO: figlio, coniuge, socio).

∗ DIRITTI POTESTATIVI/POTESTA’: situazione giuridica soggettiva dove non c’è un dovere, ma una soggezione. Si

esercita con la dichiarazione del titolare del potere indirizzata al soggetto passivo allo scopo di tutelare un suo

interesse (dichiarazione recettizia). Il soggetto passivo è in una situazione di soggezione, basta l’iniziativa del

titolare per far si che si realizzi l’interesse tutelato, il comportamento del soggetto passivo è irrilevante (es: nel caso

della comunione dei beni ciascun comproprietario può richiedere la divisione, gli altri non possono fare nulla).

Potere di impugnazione, modificare a proprio vantaggio la situazione giuridica di un soggetto (es: recesso)

∗ DIRITTI PERSONALI DI GODIMENTO: situazione giuridica in cui un soggetto si è obbligato di far godere un proprio

bene ad un altro soggetto (es: locazione, comodato). Molti sostengono che hanno una duplice natura: relativa verso

chi ha concesso il godimento, assoluta verso tutti i consociati che non devono turbarne il godimento.

∗ INTERESSI LEGITTIMI, art. 103-113 cost.: lo si trova per il diritto amministrativo, è indiretto, rapporti tra privato e

PA, non prevedeva il risarcimento fino il 1999 con la decisione della corte di cassazione a sezione unite, non lede un

diritto soggettivo, la lesione è un danno ingiusto recato alla collettività, è ‘l’opposto’ del diritto soggettivo che è la

pretesa verso un soggetto, mentre l’interesse legittimo è la pretesa di un singolo di esercitare un controllo giudiziario

in ordine al provvedimento della PA (agisce su un piano di supremazia) che deve avere un’utilità sociale. L’interesse

legittimo è il generico interesse della società.

NORME DI RELAZIONE: disciplinano un rapporto tra privato e ente pubblico

NORME DI AZIONE: regolano il funzionamento della PA

I provvedimenti che hanno un vizio di legittimità, sono illegittimi, possono essere impugnati con ricorso

amministrativo ovvero opposizione allo stesso organo che l’ha emanato, ricorso gerarchico a un organo superiore

o ricorso straordinario al PDR, oppure si può impugnare con un ricorso giurisdizionale e presentarlo agli organi

giudiziari di una giurisdizione amministrativa che sono TAR al 1° grado e consiglio di stato al 2° grado. Quando

l’atto è annullabile possono esserci vizi di incompetenza relativa (un atto che non rientra nei suoi poteri), violazione

della legge o eccesso di potere, un atto può essere anche nullo. Se l’impugnazione del provvedimento è accolta

l’atto viene annullato.

Troviamo il giudice amministrativo (TAR, consiglio di stato). Può essere:

- Positivo: fatto valere nei confronti della PA al fine di vedere conservata la propria situazione giuridica. Ha

oggetto un’utilità/bene della vita che un soggetto mira a conservare. Se ledo un interesse legittimo positivo

cagiono un danno ad un bene preesistente nella sfera giuridica soggettiva del privato.  SEMPRE

RISARCIMENTO, se dimostrato

- Pretensivo: un privato fa valere nei confronti della PA al fine di veder accrescere la sua sfera giuridica. Ho

oggetto un’utilità/bene della vita che un soggetto mira ad ottenere. PROBLEMA: qualora l’attività

amministrativa sia vincolata alle norme di legge, posso arrivare con certezza a stabilire che se la PA avesse

rispettato le norme di legge quel bene mi sarebbe spettato  diritto al risarcimento del danno! Svolge un’attività

contra legem e il bene della vita non è stato attribuito.  SEMPRE RISARCIMENTO, se provato

PA che agisce con:

- Discrezionalità tecnica : la PA prima di emanare il provvedimento ricorre ad un concreto espletamento di attività

tecniche/scientifiche necessarie per giungere all’emanazione, es: concorso (esame per diventare avvocato)

- Discrezionalità amministrativa : si verifica in tutti i casi in cui la PA è tenuta a bilanciare gli interessi pubblici e gli

interessi privati al fine di emanare il provvedimento (espropriazione/rilascio del porto d’armi).

Per queste 2 discrezionalità non risarcibile perché il giudice non può sovrapporre le proprie personale

valutazioni rispetto a quelle già fatte dall’amministrazione, non può quindi sapere se al privato, anche qualora

l’amministrazione avesse adottato un provvedimento legittimo, sarebbe spettato quel determinato bene della vita

oggetto del provvedimento! Si può accordare il risarcimento del danno da perdita di chance (=concreta

possibilità di ottenere il bene della vita preteso se la PA si fosse legittimamente comportata, è in via equitativa).

Fino al 1999 non erano risarcibili perché era un giudizio meramente cassatorio (annullare l’atto) e che nessuna

norma giuridica prevedesse la risarcibilità dell’interesse legittimo!

L’evoluzione dottrinale porta a rendere risarcibile ogni interesse di tutela è stata fatta propria dalla Cassazione che

con una sentenza ha ritenuto risarcibile l’interesse legittimo.

CODICE DEL PROCESSO AMMINISTRATIVO (2010) dal giudice amministrativo. Posso quindi chiedere

l’annullamento del provvedimento amministrativo + risarcimento del danno!

Viene meno la pregiudizialità amministrativa (=il privato deve sempre congiuntamente alla domanda risarcitoria, la

domanda di annullamento)  il privato può richiedere il risarcimento del danno a prescindere dall’annullamento!

Non si prescrive in 5 anni (come risarcimento a titolo extracontrattuale), ma in 120 giorni dall’emanazione dell’atto!

C’è sempre una pregiudizialità logica  interesse leso da un interesse legittimo

E’ RESPONSABILITA’ EXTRACONTRATTUALE/AQUILIANA!!!!!!!

SITUAZIONI SOGGETTIVE PASSIVE

∗ DOVERE generico di astensione: tutti devono astenersi dal ledere il diritto assoluto di un’altra persona

∗ OBBLIGO: il soggetto passivo ha l’obbligo in un rapporto obbligatorio a fare un determinato comportamento che è

richiesto dalla situazione attiva dell’altro soggetto

∗ SOGGEZIONE: corrisponde al diritto potestativo, il suo comportamento è irrilevante, ma il soggetto con la potestà

con l’iniziativa realizza il suo interesse

∗ ONERE: un soggetto ha un potere che è condizionato ad un adempimento (non obbligatorio, se non si fa non ci

sono sanzioni). Es: un soggetto che vuole recedere da un contratto ha l’onere di comunicare la decisione e di

avvalersi di una clausola, il compratore che vuole la garanzia ha l’onere di denunciare i vizi entro 8 giorni.

ONERE DELLA PROVA: non è un vero onere, ma è un rischio per il soggetto che ne è gravato, il giudice per un

fatto incerto nel giudizio deve accogliere come vera la versione offerta dalla parte che non aveva l’onere di provare

quel fatto.

ONERE=MODO elementi accidentali del negozio

• INTERESSI COLLETTIVI: interessi legittimi di un gruppo/ente

• INTERESSI DIFFUSI: sono il diritto soggettivo attivo/positivo (art 2043) che appartiene alla generalità di soggetti di

una comunità nel suo complesso, non differenziata (non organizzata, non autonoma)

SOGGETTIVO: tutti i membri della comunità

OGGETTIVO: non c’è un bene specifico, ma un bene immateriale (es: interesse aria pulita)

RAPPORTO GIURIDICO:

Nasce quando il soggetto attivo acquista il diritto soggettivo. Il soggetto attivo diventa titolare del diritto soggettivo. Può

essere:

1. A TITOLO ORIGINARIO: nasce senza essere trasmesso (es: acquisto delle cose abbandonate, RES DERELICTAE)

2. A TITOLO DERIVATIVO: trasmesso da un altro soggetto (es: compro un immobile da un altro soggetto che mi

trasmette il diritto, prima era suo, derivato). Abbiamo due soggetti: colui che aliena il bene e colui che lo acquista.

Può essere:

• Acquisto derivativo-traslativo : trasmettere lo stesso diritto che aveva il precedente titolare

• Acquisto derivativo-costitutivo/successione a titolo derivativo-costitutivo : attribuire al titolare un nuovo diritto

diverso dal precedente, nasce un nuovo diritto da quello precedente perché ne assorbe il contenuto o lo limita

(es: godimento della cosa, non ne hai però la disposizione, ma solo il godimento)

In entrambi i titoli essendo trasferito lo stesso diritto del precedente titolare:

→ Il nuovo titolare non può vantare di un diritto di portata più ampia

→ L’acquisto del diritto del nuovo titolare è collegato all’esistenza del diritto del precedente titolare (es: se il

titolare precedente non era il reale proprietario il mio diritto cade)

TITOLO D’ACQUISTO: è l’atto/fatto giuridico che giustifica l’acquisto passaggio di un diritto (che può essere assoluto o

relativo) dal patrimonio giuridico di un soggetto ad un altro soggetto SUCCESSIONE (=mutamento del soggetto di un

rapporto giuridico). 2 soggetti:

o AUTORE/DANTE CAUSA: perde il diritto

o SUCCESSORE/AVENTE CAUSA: acquista il diritto

Il fenomeno di acquisto e successione coincidono per l’acquisto a titolo derivato (se fosse a titolo originario

mancherebbe un soggetto).

→ SUCCESSIONE NEL LATO ATTIVO: mutamento del soggetto attivo

→ SUCCESSIONE NEL LATO PASSIVO: mutamento del soggetto passivo (es: l’erede ha l’obbligo di pagare i debiti

del defunto)

La successione può essere:

1. A TITOLO UNIVERSALE: un soggetto subentra i tutti i rapporti di un altro soggetto (sia posizione attiva, sia passiva:

crediti e debiti)  nel caso di fusione di società, caso di morte, erede

2. A TITOLO PARTICOLARE: un soggetto subentra solo in un determinato diritto o rapporto/+ rapporti.  legatario

(=subentra solo in rapporti determinati)

Il rapporto si conclude con l’ESTINZIONE. Si estingue quando il titolare perde il diritto senza che venga trasmesso ad

altri (es: perdita di una cosa). Non di tutti i diritti soggettivi ci si può disfare trasferendoli o rinunciando (diritti disponibili,

ma anche diritti indisponibili)

C’è una limitazione di proprietà? Un cane può essere titolare di un bene?

CAPACITA’ GIURIDICA: idoneità ad essere titolari di situazioni giuridiche soggettive attive e passive. Appartiene alle

persone fisiche, agli enti (persone giuridiche: autonomia patrimoniale perfetta ed enti senza personalità giuridica:

autonomia patrimoniale imperfetta) e anche a strutture organizzate (es: rete, condominio). Non è riconosciuta agli

animali che per il diritto sono considerati come cose. Alcune limitazioni della capacità giuridica le troviamo nel fascismo,

oppure verso la donna, per lo schiavo nel diritto romano (è una conquista recente che oggi tutti acquistano la capacità

giuridica con la nascita).

PERSONE FISICHE/GIURIDICHE: soggetti con personalità giuridica, sono riconosciuti dalla legge.

Si acquista con la nascita (art. 22: nessuno può essere privato della capacità giuridica) e si perde con la morte. Compete

a tutti gli esseri umani. La nascita è un evento che produce conseguenze giuridiche (art. 1: la capacità giuridica si

acquista con la nascita e si perde con la morte). Si ha la nascita con l’indipendenza dal copro materno: inizio della

RESPIRAZIONE polmonare. Se c’è un dubbio se un soggetto è nato morto o vivo si deve verificare se ha respirato o no,

ove possibile. Non occorre la vitalità, se il feto nasce e poi muore ha comunque acquisito la capacità giuridica per

qualche istante. Entro 10 giorni uno dei genitore deve fare l’ATTO DI NASCITA.

UGUAGLIANZA FORMALE: gli uomini rimangono liberi e uguali coi diritti, idea nata con l’illuminismo francese. La

costituzione con l’art. 3 dichiara che tutti sono uguali di fronte alla legge senza distinzione di sesso, razza, lingua,

religione, opinioni politiche, condizioni sociali e personali. Si sono eliminate le limitazioni formali (es: razza, sesso,

condizioni personali).

UGUALGLIANZA SOSTANZIALE: idea che l’eliminazione delle limitazioni non sia sufficiente per raggiungere

l’uguaglianza. Sempre l’art. 3 prevede che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli economico-sociali che

limitano la libertà e l’eguaglianza dei cittadini e impediscono il pieno sviluppo della persona umana (2006: codice delle

pari opportunità tra uomo e donna)

∗ CAPACITA’ GIURIDICA DELLO STRANIERO: ha la capacità giuridica col rispetto del PRINCIPIO DI RECIPROCITA’

ovvero gode di diritti civili, se e nella stessa misura in cui il cittadino italiano è ammesso al godimento dei diritti nel

Paese in cui lo straniero ha cittadinanza. Ora però allo straniero sono riconosciuti in qualsiasi caso i DIRITTI

FONDAMENTALI della persona umana previsti dal diritto internazionale, diritti riconosciuti a chiunque cittadino

(straniero extracomunitario).

Per il diritto privato la morte è irrilevante, se non per la perdita delle capacità giuridiche di un soggetto, un defunto non ha

diritti. Un diritto non rimane MAI senza titolare. Si ha la morte con la cessazione di tutte le funzioni celebrali. Entro le 24

ore dal decesso si deve fare l’ATTO DI MORTE.

apertura del fenomeno SUCCESSORIO con trasferimento del patrimonio agli eredi (diritto patrimoniale), mai trasferibile

i diritti personali che appartengono solo al soggetto (es: matrimonio). La tutela dei diritti personali (nome, immagine)

aspetta al coniuge.

Con la nascita si acquisisce la capacità giuridica GENERALE: di essere tendenzialmente titolare a tutte le situazioni

giuridiche soggettive. Per alcuni rapporti non è sufficiente la nascita, ma altri presupposti (capacità matrimoniale 16 anni,

capacità di testare 18 anni, capacità delittuale 14 anni, capacità lavorativa 16 anni). Le incapacità possono essere:

1. ASSOLUTE: il soggetto non può compiere nessun atto negoziale (es: non può esserci un lavoratore con età

inferiore a 16 anni)  ISTITUTI: minore età, interdizione giudiziale

2. RELATIVE: il soggetto non può compiere l’atto/rapporto con determinate persone e in determinate circostanze, ha

una capacità negoziale più ampia  ISTITUTI: inabilitazione, emancipazione, amministrazione di sostegno

∗ INCAPACITA’ SPECIALI: limitazione della capacità giuridica, il rapporto non è possibile nemmeno con un

rappresentante e l’atto compiuto è nullo (non annullabile)  ipotesi a PENA accessoria ISTITUTO: interdizione

legale

CONCEPITO

La legge del 2004 numero 40 enuncia che al concepito sono assicurati tutti i diritti. Nella legge del 1978 numero 194 si

enuncia che lo stato tutela la vita umana dall’inizio, dal concepimento. La legge del 1975 numero 405 enuncia lo scopo

della tutela della salute del concepito. Al concepito è concesso:

1. Capacità di succedere per causa di morte (per legge o testamento)

2. Capacità di ricevere per donazione

Risarcibilità del danno al concepito anche se non era ancora nato:

→ Risarcibilità del danno alla salute/integrità fisica cagionata al nascituro prima e durante il parto (es: dall’ostetrica)

→ Risarcibilità del danno sofferto in seguito all’uccisione del padre a opera di un terzo quando ancora la gestazione era

in corso

→ Risarcibilità del danno per omessa diagnosi di malformazione del feto che ha impedito alla madre la possibilità di

abortire

La suprema corte ha affermato che in presenza di nascituri concepiti osta alla cessazione del fondo patrimoniale.

I diritti del concepito sono SUBORDINATI dalla nascita, potranno esser fatti valere SOLO se nasce, altrimenti sono

inesistenti.

? CAPACITA’ GIURIDICA PRENATALE: parziale e condizionata dalla nascita

? autonomia soggettiva giuridica o oggetto di tutela

la possibilità di succedere per testamento/ricevere per donazione è riconosciuta anche a chi non è stato ancora

concepito, ma sia figlio al momento dell’apertura della successione del testatore (art. 462) o al momento della donazione

(art. 784)

CAPACITA’ DI AGIRE: idoneità di un soggetto di diritto a compiere e ricevere atti giuridici personalmente e

autonomamente che incidono sulla propria sfera personale patrimoniale, ad autodeterminarsi, di auto negoziare

(matrimonio, contratto, figlio naturale, azione in giudizio, mora), capacità negoziale.

• La legge fissa un’età uguale per tutti  si acquista con la maggiore età: 18 anni (art. 2). Prima il soggetto è

legalmente incapace d’agire. Con la maggiore età il soggetto ha la capacità di agire per tutti gli atti al quale è

richiesta un’età diversa (es: capacità lavorativa 16 anni, capacità matrimoniale 16 anni).

• La capacità di agire presuppone la capacità giuridica (se un soggetto ha la capacità di agire avrà anche quella

giuridica)

• Non necessariamente permane fino alla morte, ci possono essere dei fatti che portano delle conseguenze giuridiche

che incidono sulla capacità di agire di un soggetto: possono diventare incapaci in modo parziale o totale. Non

sempre un soggetto è in grado di gestire in prima persona le situazioni giuridiche (es: giovane età, interdetto,

decadenza delle facoltà intellettive).

CAPACITA’ NEGOZIALE: idoneità di un soggetto a compiere personalmente atti di autonomia negoziale (es:

compravendita)

CAPACITA’ EXTRANEGOZIALE: idoneità di un soggetto a rispondere a conseguenze dannose degli atti posti in essere

dallo stesso.

Istituti nati per proteggere/salvaguardare il soggetto incapace (incapacità negoziale e non extranegoziale). Fanno si che

il soggetto non ponga in essere negozi che incidono negativamente il loro interesse.

1. ISTITUTO DELLA MINORE ETA’: si occupa della protezione del minore contro il rischio che lo stesso ponga

in essere atti pregiudizievoli alla propria persona/patrimonio.

MINORE: di regola non può stipulare direttamente gli atti negoziali destinati ad incidere sulla propria sfera giuridica,

ma neppure deciderne il loro compimento. Gli atti posti in essere dal minore sono ANNULLABILI. L’atto posto in

essere dal minore può essere impugnato entro 5 anni dal raggiungimento della maggiore età. Può essere proposta

solo dal rappresentante legale del minore, lui stesso quando diventa maggiorenne e non dalla controparte (negozi

CLAUDICANTI art. 1441). la legge vuole tutelare il minore con l’atto assunto e non la controparte maggiorenne e

quindi con capacità d’agire. La scelta di mantenere o meno in vita l’atto è per una ragione di convenienza fatta

inizialmente dal legale, e poi dal minore diventato maggiorenne.

 Se l’atto è annullato per l’incapacità legale il minore ha diritto alla restituzione di quanto prestato o è tenuto a

restituire la prestazione nei limiti in cui è stata rivolta a suo vantaggio (art. 1443).

Art. 1425  il contratto è annullabile se una delle 2 parti era legalmente incapace di contrattare (d’agire). I minori

però ogni giorno compiono dei contratti (compravendite quotidiane nei negozi), senza che nessuno

impugna gli atti  tutti gli atti che non pongono in essere atti pregiudizievoli alla persona/patrimonio, ovvero

atti NECESSARI a soddisfare le esigenze quotidiane sono leciti. Altrimenti l’istituto della minore età

diventerebbe un istituto che emargina i minori dal consorzio sociale.

Il patrimonio dei minori è gestito dai genitori:

a. Disgiuntamente : per gli atti di ordinaria amministrazione

b. Congiuntamente

: per gli atti di straordinaria amministrazione (che possono incidere sul patrimonio del minore 

si concedono o si acquistano diritti personali di godimento)

La legge richiede che per gli atti di straordinaria amministrazione ci sia l’autorizzazione del giudice tutelare (es:

accettazione eredità), gli atti posti in essere dagli amministrazione senza l’autorizzazione sono ANNULLABILI su

istanza dei genitori o del figlio maggiorenne. In assenza di un genitore compete solo l’altro in via esclusiva. Se

entrambi i genitori sono morti o non possono esercitare la responsabilità genitoriale la gestione del matrimonio

viene fatta da un tutore nominato dal giudice tutelare. Il tutore deve munirsi dell’autorizzazione del giudice tutelare

per gli atti indicati nell’art. 374 e l’autorizzazione del tribunale per gli atti dell’art. 375. Sempre maggiormente il

minore ha il diritto di essere ascoltato nell’ambito dei procedimenti nei quali vengono adottati provvedimenti che lo

riguardano  DIRITTO DI ASCOLTO

Il minore ha una capacità delittuale, risponde delle conseguenze di un fatto illecito, purché abbia la capacità

naturale: la capacità di intendere e di volere. È cosciente del fatto/atto che ha posto in essere.

2. ISTITUTO DELL’INTERDIZIONE GIUDIZIALE: Il tutore si SOSTITUISCE al soggetto.

L’interdizione è pronunciata con sentenza del tribunale quando ci sono CONGIUNTAMENTE i seguenti presupposti:

a. INFERMITA’ DI MENTE: malattia che colpisce il soggetto nella sfera intellettiva/volitiva che non gli consente di

esprimere una volontà liberamente e consapevolmente maturata

b. ABITUALITA’ (=infermità non transitoria), non sufficiente una malattia a breve tempo. Non è richiesto che la

malattia sia irreversibile e/o incurabile o che lasci il soggetto senza lucidi intervalli

c. INCAPACITA’ DI PROVVEDERE AI PROPRI INTERESSI: la malattia incide sull’attitudine del soggetto a

gestire in modo autonomo i propri affari

d. NECESSITA’ DI ASSICURARE AL SOGGETTO UN’ADEGUATA PROTEZIONE: si può procedere SOLO

quando non sono idonei/sufficienti gli altri strumenti di protezione dell’incapace (es: amministrazione di

sostegno).

L’interdizione può essere pronunciata solo al maggiorenne (il minorenne è già incapace, può essere interdetto

nell’ultimo anno della minore età  ha effetto da quando è maggiorenne). La condizione dell’interdetto è simile a

quella del minore. Non può compiere nessun atto altrimenti è annullabile dal tutore o dall’interdetto dopo la revoca

dell’interdizione entro 5 anni dalla cessazione dell’interdizione (ANNULLABILITA’ RELATIVA). Può compiere gli atti

necessari per la vita quotidiana.

Il procedimento può essere richiesto dallo stesso interdicendo/coniuge/convivente/parenti entro 4°/PM

Nel procedimento c’è l’ESAME DIRETTO DELL’INTERDICENDO da parte del giudice che può farsi assistere da un

consulente tecnico. Il giudice può nominare un tutore provvisorio che lo rappresenta e in caso d’interdizione gli atti

posti in essere dall’interdicendo dopo la nomina del tutore sono annullabili.

Gli effetti dell’interdizione decorrono dal momento della pubblicazione della sentenza di primo grado. La sentenza

viene annotata dal cancelliere nel registro delle TUTELE, comunicata entro 10 giorni ed annotata a margine

dell’atto di nascita.

La gestione del patrimonio è compiuta da un TUTORE nell’interesse e in vece dell’interdetto, nominato dal giudice

tutelare o dal tribunale. Il giudice può prevedere che l’interdetto possa compiere alcuni atti di ordinaria

amministrazione con l’assistenza del tutore (congiunta volontà dei 2). L’interdetto non può:

→ contrarre matrimonio, art. 85

→ amministrare dei cespiti oggetto di comunione legale dei coniugi, art. 183

→ riconoscere i figli naturali, art. 266

→ fare testamento, art. 591

→ diventare sindaco/amministratore/sindaco di spa, art. 2382

→ vengono separati i beni in comunione legale dei coniugi, art. 193

→ viene escluso dalla società di persone, art. 2286 e da quella cooperativa, art. 2533

→ le eredità non possono essere accettate, se non col beneficio d’inventario, art. 471

→ il contratto d’affitto si scoglie, art. 1626

→ il contratto di mandato si scoglie, art. 1722

se l’interdizione viene REVOCATA quando i presupposti vengono meno su richiesta del coniuge/parenti/tutore/PM

con sentenza del tribunale. Durante la sentenza si può dichiarare il soggetto INABILITATO.

∗ ISTITUTO DELL’INTERDIZIONE LEGALE : il codice penale prevede come PENA ACCESSORIA l’interdizione legale

per ergastolo/reclusione non inferiore ai 5 anni. Ha una funzione SANZIONATORIA (i soggetti sono in grado

d’intendere e di volere).

→ Per i rapporti patrimoniali l’interdetto legale è nella stessa condizione di quello giudiziale, se compie atti che

riguardano il patrimonio sono annullabili. L’amministrazione del patrimonio e la rappresentanza competono al

tutore. L’annullabilità può essere fatta valere ANCHE da un qualsiasi soggetto che ne ha interesse 

ANNULABILITA’ ASSOLUTA, a tutela generale e non dell’interdetto

→ Per gli atti personali (matrimonio, testamento, riconoscimento figlio naturale) è capace.

3. ISTITUTO DELL’INABILITAZIONE:

Il soggetto ha una ridotta capacità d’agire. L’inabilitazione è pronunciata con sentenza del tribunale per ricorso di

ALMENO 1 dei presupposti:

a. INFERMITA’ DI MENTE NON TALMENTE GRAVE COME L’INTERDETTO

b. PRODIGALITA’ (=impulso patologico che incide negativamente sulla capacità del soggetto di valutare la

rilevanza economica dei propri atti, lo spinge allo sperpero), se espone la famiglia a pregiudizi economici.

c. ABUSO ABITUALE DI BEVANDE ALCOLICHE/SOSTANZE STUPEFACENTI: se espone la famiglia a

pregiudizi economici.

d. SORDITA’ O CECITA’ dalla nascita/prima infanzia a meno che il soggetto non abbia un educazione sufficiente

da fargli acquisire la capacità necessaria per gestire i propri affari

Si nomina un CURATORE PROVVISORIO (procedimento e revoca come interdizione).

→ può autonomamente compiere gli atti di ordinaria amministrazione

→ gli atti di straordinaria amministrazione necessitano l’assistenza del curatore nominato dal giudice tutelare che

compie l’atto assieme al inabilitato, il curatore non si sostituisce quindi al soggetto, ma ne integra la volontà a

meno che non ci sia un’autorizzazione giudiziale. L’assistenza del curatore è sempre necessaria. Il giudice può

prevedere che alcuni atti di straordinaria amministrazione possano essere posti in essere dall’inabilitato

autonomamente.

4. ISTITUTO DELL’EMANCIPAZIONE: il minore che ha sopra i 16 anni ed è autorizzato dal tribunale a contrarre

matrimonio con le nozze acquista l’emancipazione automaticamente e non è più incapace come nella minore età.

Ora ha un ruolo marginale perché si concedono raramente le nozze a minori. La condizione dell’emancipato è

analoga a quella dell’inabilitato:

→ Può compiere autonomamente gli atti di ordinaria amministrazione

→ Gli atti di straordinaria amministrazione necessitano l’assistenza di un curatore con autorizzazione del giudice,

se vengono compiuti dall’emancipato sono ANNULLABILI.

Se l’emancipato è sposato con un maggiorenne ne diventa il curatore, se è sposato con minorenne il giudice

può nominare un unico curatore, scelto preferibilmente tra i genitori.

Lo stato cessa con la maggiore età.

5. ISTITUTO DELL’AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO: Decreto del giudice tutelare quando ricorrano

CONGIUNTAMENTE i presupposti:

a. INFERMITA’ O MENOMAZIONE FISICA O PSICHICA

b. IMPOSSIBILITA’ DI PROVVEDERE AI PROPRI INTERESSI (anche solo parziale o temporanea)

Differenze con interdizione:

→ Rileva la menomazione psichica  disagio (es: anziano con memoria e facoltà intellettive ridotte, non una vera

e propria malattia)

→ Rileva un’infermità o menomazione fisica (preclude al soggetto l’autonomia nella vita quotidiana es: portatore

di handicap psichicamente capace)

→ Rileva un’infermità o menomazione anche TEMPORANEA (amministratore di sostegno può essere nominato a

tempo determinato)

→ Rileva una menomazione che incida su taluni profili della personalità (es: soggetto sano, ma giocatore

d’azzardo)

→ Rileva (come interdizione) l’abituale infermità di mente quando l’amministrazione assicura adeguata

protezione: carattere residuale dell’interdizione

→ Sono interessi più semplici (es: gestione della pensione)

Aperta solo per i maggiorenni, il decreto può essere emesso l’ultimo anno della minore età e diventa esecutivo col

compimento di 18 anni. Può essere promosso dal beneficiario/coniuge/convivente/parenti entro il 4°/tutore o

curatore/PM.

AUDIZIONE PERSONALE: per l’interessato da parte del giudice che si reca dove si trova, il giudice deve tener

conto dei bisogni, ma anche delle richieste della persona. Ove necessario il giudice adotta anche i provvedimenti

urgenti nominando un amministratore di sostegno provvisorio con l’indicazione degli atti che può compiere.

Gli effetti dell’amministrazione di sostegno decorrono dal deposito del decreto di apertura emesso dal giudice che

deve essere annotato nel registro delle amministrazioni di sostegno e comunicato entro 10 giorni all’ufficiale di

stato civile per essere annotato in margine all’atto di nascita.

Il giudice nomina l’amministratore di sostegno mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata scegliendo il

coniuge non legalmente separato/convivente/padre/madre/figlio/fratello/sorella/parenti entro 4°. La scelta deve

venire con esclusivo riguardo alla cura degli interessi del beneficiario.

Il giudice indica:

a. Gli atti che l’amministratore può compiere in nome e per conto del beneficiario che posti in essere da lui sono

ANNULLABILI. Si salvaguarda la massima autodeterminazione del soggetto amministrato. Gli atti compiuti

dall’amministratore non autorizzati dal giudice sono ANNULLABILI.

b. Gli atti con cui l’amministratore assiste il beneficiario che li pone in essere da solo, con ANNULLABILITA’ se li

compie senza assistenza. Tutto ciò che il giudice non nomina può essere compiuto dal beneficiario con

l’assistenza dell’amministratore (il beneficiario ha la capacità d’agire)

c. Può anche disporre effetti dell’interdizione/inabilitazione

INTERDIZIONE/INABILITAZIONE: effetti predeterminati dalla legge, standardizzati, fissi, rigidi (art. 427)

AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO: effetti determinati volta per volta, flessibili/duttili, sempre più usata(art. 427)

6. ISTITUTO DELL’INCAPACITA’ DI INTENDERE E DI VOLERE

Gli atti posti in essere dall’incapace sono sempre annullabili ed è irrilevante verificare se nel momento in cui ha

compiuto l’atto era o meno in grado di comprenderne la portata (art. 428)

Può accadere che un soggetto LEGALMENTE CAPACE in concreto si trova nel momento in cui lo pone in essere in

una situazione d’incapacità d’intendere o di volere (INCAPACITA’ NATURALE) per cause:

a. PERMANENTI (es: malato non riconosciuto incapace)

b. TRANSITORIE (es: soggetto ubriaco)

Perché si abbia l’incapacità naturale non è sufficiente un’anomalia o alterazione delle facoltà psichiche/intellettive,

ma il soggetto deve essere privo in modo assoluto della capacità di autodeterminarsi al momento del

compimento del o quantomeno che non abbia una volontà cosciente.

La legge non può disinteressarsi dell’atto nonostante il soggetto sia legalmente capace, si deve verificare un

distacco tra situazione giuridica (capacità legale) e situazione di fatto (incapacità naturale). Il soggetto che fa

un atto può impugnarlo se dimostra che nel momento in cui l’ha compiuto era incapace naturale (incapacità

d’intendere e di volere). Questa prova è semplice se sia una causa permanente, mentre lo è meno se è transitoria

non essendo facile da dimostrare EX POST.

→ MATRIMONIO/TESTAMENTO/DONAZIONE: impugnabili solo dimostrando che il soggetto era incapace di

volere/intendere nel momento in cui ha compiuto l’atto.

→ ATTI UNILATERALI: sono annullabili se si dimostra che il soggetto era incapace d’intendere e di volere nel

momento in cui ha compiuto l’atto, ma anche che è derivato un GRAVE PREGIUDIZIO per l’incapace stesso

(es: cambiale con una somma esagerata).

→ CONTRATTI: sono annullabili se si dimostra che il soggetto era incapace d’intendere e di volere nel momento

in cui li ha posti in essere, e che il contraente era in MALAFEDE ovvero si sarebbe dovuto accorgere che stava

contraendo con un soggetto incapace, è difficile da dimostrare perché nel diritto privato si presume la

buonafede. Non è richiesto che rechi pregiudizio per l’incapace (es: può aver venduto la propria casa ad una

somma giusta)

L’annullamento di atti unilaterali e contratti può essere richiesto dal soggetto una volta riacquistata la capacità

naturale entro 5 anni.

BUONAFEDE SOGGETTIVA: ignoranza non colpevole di un soggetto che ignora di creare un pregiudizio ad un

altro soggetto, ignora di ledere un diritto altrui, deve però essere una buonafede incolpevole.

INCAPACITA’ D’AGIRE:

! Minore età, interdizione giudiziale, interdizione legale, inabilitazione, emancipazione, amministrazione di

sostegno  INCAPACITA’ LEGALE  rileva il fatto che il soggetto si trova in una situazione e NON che sia

concretamente incapace d’intendere e di volere

! Incapacità d’intendere e di volere  INCAPACITA’ NATURALE  rileva il fatto che il soggetto (nonostante sia

legalmente capace) si trova concretamente incapace nel momento in cui compie l’atto

LEGITTIMAZIONE: idoneità di un soggetto ad esercitare/disporre di un determinato diritto. Il soggetto deve essere nella

situazione giuridica richiesta dalla legge. Non sempre la legittimazione coincide con la titolarità del diritto soggettivo. Non

sempre il difetto di legittimazione produce l’invalidità dell’atto (apparenza  es: pago ad uno sportello, ma l’impiegato non

è legittimato a ricevere il pagamento per conto dell’ufficio; vale comunque: EFFICACIA SOLUTORIA).

La giurisprudenza applica il principio dell’apparenza per 3 presupposti:

1. Situazione di fatto non corrispondente alla situazione di diritto

2. Convincimento dei terzi che la situazione di fatto rispecchi quella di diritto

3. Comportamento colposo di chi ha consentito la creazione della situazione di apparenza

SEDE DELLA PERSONA: luogo in cui la persona vive e svolge la propria attività ha rilievo

→ In ambito processuale (competenza territoriale del giudice)

→ In ambito sostanziale (es: la successione si apre nell’ultimo domicilio del defunto)

La legge distingue 3 luoghi che talvolta possono coincidere:

1. DOMICILIO GENERALE: luogo in cui il soggetto ha la sede PRINCIPALE dei suoi affari e interessi. Coincide con la

RESIDENZA perché è proprio in quel luogo che intrattiene i rapporti economici e personali, talvolta può essere però

distinto (es: avvocato domicilio presso lo studio professionale). Non è necessaria la presenza fisica del soggetto nel

domicilio, ma che intrattenga li i suoi affari. Il domicilio generale è UNICO.

→ Legale: fissato dalla legge (es: minore ha domicilio assieme alla famiglia)

→ Volontario: concretamente scelto dall’interessato

∗ DOMICILIO SPECIALE: per determinati atti o affari, talvolta è previsto dalla legge. Deve essere fatta per iscritto e

con dichiarazione espressa (es: per procedimento giudiziale fisso il domicilio dall’avvocato).

2. DIMORA: luogo in cui la persona attualmente abita

3. RESIDENZA: luogo in cui la persona ha la sua volontaria e abituale dimora. Il soggetto deve dichiarare all’anagrafe

del comune in cui intende fissare la dimora abituale il trasferimento della residenza. Le risultanze anagrafiche hanno

valore di PRESUNZIONE SEMPLICE superabile con qualsiasi mezzo di prova che dimostri la volontaria/abituale

dimora del soggetto in un luogo diverso.

→ Elemento oggettivo: permanenza abituale del soggetto in un luogo

→ Elemento soggettivo: intenzione di abitare stabilmente, rivelata dalle abitudini di vita e dalle relazioni sociali

CITTADINANZA: appartenenza di una persona fisica ad un determinato Stato (> diritto pubblico), avere lo status di

cittadino. Si acquista:

1. IURE SANGUINIS/DIRITTO DI NASCITA: tutti i figli nati in Italia o all’estero da almeno un cittadino italiano.

∗ I figli adottati acquistano la cittadinanza quando almeno uno dei genitori è cittadino italiano.

2. IURE SOLI/DIRITTO DI SUOLO: coloro che nascono nel territorio italiano qualora i genitori siano apolidi o ignoti

(soggetto non acquista quindi la cittadinanza dei genitori)

3. IURIS COMUNICATIO: provvedimento dell’autorità amministrativa richiesto dall’interessato

∗ Coniuge straniero/apolide che si sposa con un cittadino italiano che risiede da almeno 2 anni in Italia e rimanga altri

3 anni dopo il matrimonio

4. NATURALIZZAZIONE: sulla base di discrezione opportunità se previse nell’art. 9 legge numero 91 del 1992 es:

∗ Comunitario che risiede da 4 anni in Italia

∗ Apolide che risiede da 5 anni in Italia

∗ Extracomunitario che risiede da 10 anni in Italia

È consentito avere la doppia cittadinanza. Art. 22  nessuno può essere privato dalla cittadinanza per motivi politici.

PERDITA: art. 12 legge numero 91 del 1992.

POSIZIONE DELLA PERSONA NELLA FAMIGLIA/STATUS FAMILIAE:

• Parentela: vincolo che unisce i soggetti che discendono dalla stessa persona/stipite (sia nati all’interno sia fuori dal

matrimonio  adottivi). Ci sono le linee e i gradi:

→ LINEA RETTA: una persona discende dall’altra (padre e figlio)

→ LINEA COLLATERALE: stipite in comune, ma non discendono l’una dall’altra (fratello e sorella)

→ GRADI: si contano contando le persone e togliendo lo stipite (la legge riconosce effetti fino al 6°)

• Affinità: vincolo che unisce i coniugi e i parenti dell’altro coniuge (marito e cognata). Gli affini di un coniuge non

sono affini dell’altro coniuge (marito della sorella di mia moglie non è mio affine). La morte di uno dei coniugi non

estingue l’affinità, cessa se il matrimonio è dichiarato nullo. DIVIETO di matrimonio tra affini in linea retta.

→ GRADO: grado di parentela con cui l’affine è legato al coniuge (suocera e nuora 1°)

• Coniugi: nessuna relazione di parentela

Perdere le tracce di una persona, c’è incertezza se una persona sia viva o morta.

1. SCOMPARSA (art. 48): situazione di fatto. Dichiarata col decreto del tribunale quando concorrono i presupposti:

a. Allontanamento della persona dall’ultimo domicilio/residenza

b. Mancanza di sue notizie per un lasso di tempo superiore al previsto

ISTITUTO FINALITA’ ESSENZIALMENTE CONSERVATIVE DEL PATRIMONIO DELLO SCOMPARSO: il tribunale

può nominare un curatore che rappresenti la persona in giudizio.

Se la persona ritorna gli effetti della dichiarazione della scomparsa cessano senza pronunzia giudiziale.

2. ASSENZA (art. 49): situazione di diritto. Dichiarata con la sentenza del tribunale quando concorrono i presupposti:

a. Allontanamento della persona dall’ultimo domicilio/residenza

b. Mancanza di sue notizie da 2 anni

Il tribunale, se richiesto, ordina l’apertura di eventuali testamenti dell’assente, se lo stesso fosse morto nel giorno in

cui risale la sua ultima notizia si può richiedere l’immissione temporanea nel possesso dei beni. Non può però

disporne (es: alienarli) se non per necessità evidente riconosciuta dal tribunale. Ne ha l’amministrazione ed il

godimento. L’assenza non scioglie il matrimonio, ma la comunione legale.

Se l’assente ritorna gli effetti cessano senza una pronunzia giudiziale. Ha diritto alla restituzione dei suoi beni.

3. MORTE PRESUNTA (art. 58): dichiarata con sentenza del tribunale quando concorrono i presupposti:

a. Allontanamento della persona dall’ultimo domicilio/residenza

b. Mancanza di sue notizie da 10 anni

EFFETTI: quelli che la legge ricollega alla morte. Se fosse morto nel giorno a cui risale l’ultima notizia gli eredi

testamentari o legittimi conseguono la piena titolarità e disponibilità dei suoi beni e diritti (come successione a

causa di morte), obbligatorio PERO’ l’inventario dei beni. La comunione legale si scoglie e il coniuge può quindi

risposarsi.

Se il morto presunto torna gli effetti cessano retroattivamente con sentenza di accertato ritorno o l’esistenza della

persona. Il soggetto recupera i propri beni, il nuovo matrimonio del coniuge è nullo.

ARCHIVI DELLO STATO CIVILE:

→ sono contenuti i documenti con le vicende più importanti della persona fisica, tenuti in Comune.

→ Riguardano: cittadinanza/nascita/matrimonio/morte.

→ Sono pubblici: chiunque può consultarli.

→ Ciò che viene dichiarato si presume verità, salvo prova contraria.

→ Sono trascritti anche provvedimenti delle autorità amministrative e giudiziarie.

ATTI DELLO STATO

→ Sono atti pubblici: possono essere consultati  funzione di pubblicità-notizia

→ Hanno funzione probatoria in ordine a cittadinanza/matrimonio/nascita/morte

→ Decreto motivato dal tribunale per: rettificazione di atto con errori/omissioni/irregolarità, ricostruzione di un atto

distrutto/smarito, formazione di un atto omesso, cancellazione di un atto

DIRITTI DELLA PERSONALITA’ (diritti assoluti, situazione giuridica soggettiva attiva di un soggetto)

Art. 2: diritti inviolabili e doveri inderogabili dell’uomo, non solo quelli tipizzati nella Costituzione, ma anche i diritti che in

un periodo storico sono riconosciuti dalla coscienza sociale. È un elenco “aperto” perché riconosce diritti atipici e

storicamente condizionati. Negli ultimi anni la giurisprudenza italiana ha mostrato la volontà di ampliare i diritti inviolabili

della persona (es: coppia omosessuale).

La persona umana (secondo il giusnaturalismo) è portatrice di diritti innati che l’ordinamento RICONOSCE, sono

inviolabili da parte dello stato e i suoi organi il cittadino ha libertà nei confronti dello stato. Il diritti inviolabili devono

essere riconosciuta anche dagli altri consociati, il codice penale sanziona i delitti contro la persona:

1. Delitti contro la vita e l’incolumità personale (es: omicidio)

2. Delitti contro l’onore (es: diffamazione).

Oltre le disposizioni del diritto interno troviamo norme di derivazione extratestuale:

1. Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, 1948

2. Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), 1950

3. Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali, culturali e il patto internazionale relativo ai diritti civili e

politici, 1966

4. Carta dei diritti fondamentali dell’UE, 2000, modificata 2009 (trattato di Lisbona)

5. CEDU: corte che tutela dei diritti umani, sede a l’Aja, ci si può fare ricorso solo dopo il ricorso nel proprio Paese.

Diritti della personalità hanno i seguenti caratteri:

1. NECESSARIETA’: competono a tutte le persone dalla nascita alla morte

2. IMPRESCRITTIBILITA’: non usare determinati diritti non ne determina l’estinzione

3. ASSOLUTEZZA: sono tutelabili erga omnes, nessuno deve ledere i diritti di un soggetto

4. NON PATRIMONIALITA’: non suscettibili a valore economico

5. INDISPONIBILITA’: non ci si può rinunciare, ma sempre più spesso ne è consentito l’uso ad altri a titolo gratuito o

oneroso (es: vendere la propria immagine a una campagna pubblicitaria)

∗ Si applicano in modo analogo anche agli enti

Si discute TEORIA MONISTICA (=un unico diritto alla personalità) o TEORIA PLURALISTICA (=tanti diritti distinti)

DIRITTI DELLA PERSONA  situazione giuridica soggettiva assoluta (erga omnes), nessun terzo deve ledere il diritto

soggettivo

→ DIRITTO ALLA VITA: Obbligo assoluto di astenersi all’attentare la vita altrui con conseguente sanzione penale in

caso di violazione. La corte suprema afferma che è un DANNO TANTATOLOGICO risarcibile nella sua effettività ad

interesse della persona offesa.

 Non c’è nella nostra costituzione, ma c’è nella dichiarazione universale dei diritti umani art. 3, nel patto

internazionale relativo ai diritti civili e politici art. 6, nella CEDU art. 2, nella carta dei diritti fondamentali dell’UE art.

2.

PROBLEMA: stabilire quando si acquista il diritto alla vita  lo stato tutela la vita umana dal suo inizio, dal

concepimento (art. 1: tutela anche il concepito). Il diritto di nascere trova tutela penale e immediata nei confronti dei

soggetti diversi dalla madre che cagionano l’interruzione della gravidanza, sono sanzionabili. Nei confronti della

madre:

1. L’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi 90 giorni: è di libera scelta della madre (per ragioni,

psichiche, fisiche, economiche, familiari, circostanze, anomalie) può interrompere la gravidanza se viene

 

riscontrata l’urgenza certificato che attesta l’urgenza documento che attesta la gravidanza con la richiesta

(7 giorni) può interrompere la gravidanza sulla base del documento

2. L’interruzione volontaria della gravidanza dopo i primi 90 giorni: praticata unicamente quando il

parto/gravidanza comporta grave pericolo alla vita della madre. Il diritto del nascituro può essere sacrificato

solo per l’interesse della vita della madre e l’integrità psico/fisica.

• SUICIDIO: nessuna sanzione consegue al suicidio, è reato condotte che rafforzano la volontà del suicidio

(istigazione/aiuto al suicidio).

• È reato l’OMICIDIO DEL CONSENZIENTE ovvero cagionare ad altri la morte, nonostante ci sia il consenso del

soggetto.

• È illecito l’EUTANASIA ATTIVA ovvero provocare la morte di un soggetto affetto da malattia incurabile

attraverso un intervento acceleratore per anticipare il decesso con scopo di evitare le sofferenze.

• RIFIUTO DEL TRATTAMENTO MEDICO: soggetto rifiuta/interrompe il trattamento che gli salva la vita. Il diritto

alla salute implica anche il diritto di non curarsi e il diritto di lasciarsi morire, lasciar correre un corso naturale

alla malattia. È quindi consentito. Il dovere del medico di curare il paziente viene meno su sua richiesta che

dev’essere rispettata. L’interessato deve essere in grado di manifestare consapevolmente e liberamente il

proprio volere. Quando non lo è (incapacità) il medico deve praticare i trattamenti terapeutici urgenti per curare

l’assistito (STATO DI NECESSITA’). Superata l’urgenza la decisione spetta al rappresentante legale (tutore o

amministratore di sostegno) che agisce nell’interesse del soggetto. Quando l’infermo si trova in condizione di

non avere possibilità di recupero di coscienza (es: stato vegetativo permanente) potrà richiedere

(tutore/amministratore) la disattivazione del trattamento medico anche quando porti alla morte.

• TESTAMENTO BIOLOGICO: sempre più comune, intervento legislativo per riconoscere efficacia alle

dichiarazioni di un soggetto quando è in pieno delle facoltà riguardanti le possibili future incapacità d’intendere

e di volere di fronte ad una malattia mortale, esprime la volontà di essere o meno assoggettato a trattamenti

sanitari per allungare la sopravvivenza. La giurisprudenza afferma che queste dichiarazioni devono essere

prese in considerazione sia dal medico sia dal tutore/amministratore di sostegno nel momento in cui si

potrebbe verificare la situazione, ma NON sono vincolanti. Sono un elemento importante di valutazione, ma

NON esclusivo.

• CURE PALLIATIVE: interventi terapeutici, diagnostici e assistenziali rivolti alla persona malata e al nucleo

familiare, con lo scopo di curare il paziente con una malattia in evoluzione. Il diritto sta perseguendo l’obiettivo

di assicurarle al malato.

• TERAPIA DEL DOLORE: interventi diagnostici e terapeutici con lo scopo di attenuare il dolore. Il diritto sta

perseguendo l’obiettivo di assicurarle al paziente.

→ DIRITTO ALLA SALUTE: la salute è un diritto fondamentale dell‘individuo. Tutti i consociati hanno l’obbligo di

astenersi da condotte che possano cagionare ad altri malattie/infermità/menomazioni con conseguenti sanzioni

penali e risarcitorie.

 Art. 32 1° comma costituzione, art. 3 1° comma della carta dei diritti fondamentali dell’UE, art. 25 dichiarazione

universale dei diritti dell’uomo.

L’interesse alla salute è tutelato anche al nascituro (si ammette la risarcibilità del danno conseguente a lesioni

subite dal feto nel periodo prenatale causa condotte del medico, da quando il soggetto nasce e acquista la capacità

giuridica potrà far valere questo diritto).

Il diritto alla salute è rimesso all’AUTODETERMINAZIONE del titolare (art. 32: nessuno può essere obbligato ad un

determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge).

• TRATTAMENTI SANITARI OBBLIGATORI: la legge può prevedere l’obbligo di un accertamento/trattamento

sanitario SOLO quando è giustificato dalla necessità di tutelare l’interesse superiore alla protezione pubblica

(es: determinate vaccinazioni, art. 32: accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori o possono essere disposti

solo nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici garantiti dalla Costituzione, compreso la

libera scelta del medico e il luogo di cura). È previsto un INDENNIZZO da parte dello Stato a favore di

chiunque riporti dopo le vaccinazioni obbligatorie lesioni/infermità/menomazioni.

• CONSENTE AVENTE DIRITTO: al di fuori di casi eccezionali gli accertamenti/trattamenti sono VOLONTARI

(principio di autodeterminazione). Richiedono il consenso espresso e specifico dell’avente diritto che se con

capacità naturale può rifiutare le cure (es: testimoni di Geova che rifiutano trasfusioni). Senza il consenso del

paziente il medico non può sottoporlo ad accertamenti/cure/interventi nemmeno quando risulta necessario per

salvargli la vita.

CONSENSO INFORMATO: il soggetto deve essere correttamente/chiaramente/esaustivamente informato dal

medico riguardo esiti e alternative. L’inadempimento dell’obbligo del medico lede il diritto

all’autodeterminazione con conseguente sanzione. Il consenso può essere revocato in qualsiasi momento

precedente all’intervento.

→ Quando il paziente è capace, ma in stato d’incoscienza il medico procede a fare il necessario per

salvargli la vita.

→ Quando il paziente è incapace il consenso viene dato dal rappresentante legale, il consenso sarà

DOVEROSO quando l’intervento sia utile (il diniego ingiustificato potrà essere sanzionato).

• Limiti dell’autodeterminazione  gli atti del proprio corpo sono di regola consentiti in 2 condizioni:

1. Non devono essere contrari alla legge/ordine pubblico/buon costume

2. Non devono cagionare una diminuzione permanente dell’integrità fisica del soggetto (es: vietato trapianto

di organi, art. 5: limiti di autodeterminazione FINCHE’ il soggetto è in vita)

• La legge consente (anche possibili eventi menomativi):

1. L’espianto da vivente del rene/parti di polmoni/pancreas/intestino seppure a titolo gratuito e con il

consenso dell’interessato

2. Interventi di modificazione dei caratteri sessuali per i soggetti che si sentono di un altro sesso  liceità

della STERILIZZAZIONE volontaria.

• PARTI STACCATE DAL CORPO: sono beni autonomi di proprietà del soggetto (es: denti). Possono essere atti

di disposizione (es: capelli  extensions).

• ATTI DISPOSITIVI DEL CADAVERE: il soggetto può disporre la collocazione della propria salma (es: essere

cremato e disperdere le ceneri), in ordine anche al prelievo di organi e tessuti a scopo di trapianto (no

gonadi/encefalo)  i cittadini sono tenuti a dichiarare la loro volontà in ordine alla donazione di organi/tessuti del

proprio corpo dopo la morte, se non c’è dichiarazione è considerata un ASSENSO alla donazione.

→ DIRITTO AL NOME: il nome è composto dal PRENOME che è l’appellativo individuale e il COGNOME, l’appellativo

familiare. Il nome ha lo scopo di identificare un soggetto e proteggere la sua identità.

 Art. 2/30 costituzione, art. 8 CEDU, art. 24 patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, art. 7 carta dei diritti

fondamentali dell’UE

• Il figlio nato nel matrimonio assume il cognome del padre e il prenome dichiarato all’ufficiale di stato civile (se

non si dà un prenome, lo farà l’ufficiale di stato civile).

Corte europea dei diritti dell’uomo, sentenza 2014: la regola che il figlio assume il cognome del padre senza la

possibilità di assumere quello della madre contrasta le previsioni dettate da articoli del CEDU.

• Il figlio nato fuori dal matrimonio assume il cognome del genitore che per primo lo riconosce (se effettuato da

entrambi i genitori assume il cognome del padre, se il riconoscimento del padre avviene dopo quello della

madre può assumere il cognome del padre aggiungendolo/anteponendolo/sostituendolo a quello della madre).

Nel caso di minore età del figlio è il giudice a scegliere avendo come criterio l’interesse del minore come

comportarsi col cognome del padre.

• I bambini non riconosciuti assumono il nome e cognome imposto dall’ufficiale di stato

• I figli adottivi assumono il cognome degli adottanti.

• A seguito del matrimonio la moglie aggiunge al proprio cognome quello del marito e lo conserva anche durante

la vedovanza finché non passi a nuove nozze.

• Con lo scioglimento del matrimonio la donna divorziata perde il cognome del marito, ma può chiedere al

giudice di conservarlo in aggiunta al proprio (es: se nel lavoro è conosciuta con quel cognome).

Il nome è tendenzialmente IMMODIFICABILE, il mutamento può essere concesso con decreto del prefetto della

provincia del luogo di residenza del richiedente (dove c’è l’atto di nascita).

Il nome viene tutelato contro:

1. CONTESTAZIONE (art. 7): quando un terzo compie atti per precludere/ostacolare al soggetto l’utilizzo del

nome

2. USURPAZIONE (art. 7): quando un terzo utilizza nome altrui per identificare la propria persona (vietato solo

quando crea pregiudizio al legittimo titolare)

3. UTILIZZAZIONE ABUSIVA (art. 7): quando un terzo utilizza il nome altrui per identificare un personaggio di

fantasia o un prodotto commerciale (vietato solo se arreca pregiudizio al titolare)

La vittima può chiedere:

 cessazione del fatto lesivo

risarcimento del danno

 pubblicazione su uno o più giornali della sentenza che accerta l’illecito (art. 7)

PSEUDONIMO art. 9: ha una tutela analoga. È il nome diverso da quello attribuito per legge con cui il soggetto è

conosciuto in alcuni ambienti (es: cantanti).

L’avente diritto può concedere a terzi il diritto di usare il proprio nome a fini commerciali (es: prodotto)

→ DIRITTO ALL’INTEGRITA’ MORALE: la dignità umana è inviolabile e deve essere rispettata/tutelata

 Art. 1 carta dei diritti fondamentali UE, art. 12 dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, art. 17 patto

internazionale relativo ai diritti civili e politici.

La legge nazionale tutela l’INGUIRIA (art. 594) e la DIFFAMAZIONE (art. 595). L’interesse di ciascuno all’onore

(valore sociale di un soggetto dato dalle doti morali), al decoro (valore sociale di un soggetto dato dalle doti

intellettuali e fisiche), alla reputazione (opinione che gli altri hanno dell’onore e del decoro di un soggetto).

Esiste un onore e un decoro minimi. Al di sopra onore e decoro sono valutati in relazione alla personalità,

l’ambiente sociale, il momento storico, le circostanze del caso concreto.

È ILLEGITTIMA qualsiasi espressione di mancato rispetto dell’integrità morale della persona manifestata

all’interessato o a terzi (mediante parole/scritti/disegni/caricature/gesti/suoni). L’illeceità non viene meno se il

giudizio espresso è vero (efficacia non scriminante dall’exceptio veritas).

∗ Il diritto all’onore e al decoro sono in conflitto sempre maggiormente col diritto di cronaca e di critica giornalistica. Il

diritto all’integrità del singolo cede di fronte al diritti dell’informazione e la notizia può essere legittimamente

pubblicata (anche quando è lesiva) qualora concorrano questi presupposti:

1. Verità della notizia

2. Utilità sociale dell’informazione

3. Continenza espositiva (=modalità espressive non eccedenti allo scopo informativo, senza insinuazioni).

4. Se vi è l’assenso dell’avente diritto possono essere pubblicate anche notizie lesive in assenza dei

presupposti

TUTELA: risarcimento del danno (art. 2043). Il giudice può anche ordinare la pubblicazione della sentenza su uno o

più giornali. Nel caso di diffamazione a mezzo di stampa il soggetto può anche richiedere una somma a titolo di

riparazione in base alla gravità dell’offesa e alla diffusione della stampa.

→ DIRITTO ALL’IMMAGINE: divieto per terzi di esporre/pubblicare/mettere in commercio il ritratto altrui

(=rappresentazione delle sue sembianze) senza il consenso dell’interessato (anche implicito). La giurisprudenza

inserisce nella tutela anche la maschera scenica/la figura del sosia/rappresentazione di oggetti usati da un

personaggio che richiamano la sua personalità.

Il consenso del effigiato vale solo a favore di colui che è stato prestato per i fini e con le modalità indicate dal

consenziente e per il tempo stabilito (se lo usa un giornale, non lo possono fare tutti)  il consenso è NEGOZIO

UNILATERALE ed è revocabile in ogni tempo. Non è necessario il consenso quando:

1. Notorietà della persona ritratta (es: PDR che riceve un capo straniero)  vietato però foto del PDR in intimità

familiare, ma solo mentre svolge un lavoro pubblico, vietata anche la pubblicazione senza il loro consenso di

due cittadini che svolgono un’attività al pubblico, ma non conosciuti

2. Necessità di giustizia/polizia

3. Scopi scientifici/didattici/culturali

4. Collegamento a fatti/avvenimenti/cerimonie di interesse pubblico svolte in pubblico.

La pubblicazione senza il consenso deve essere GIUSTIFICATA da esigenze di pubblica informazione, non deve

mai essere a fini di sfruttamento economico.

VIETATA SENZA CONSENSO: quando reca pregiudizio all’onore/reputazione/decoro della persona ritratta.

Il titolare può consentire l’uso della propria immagine anche a titolo oneroso e non solo gratuito.

TUTELA: risarcimento del danno, il giudice può anche disporre provvedimenti idonei ad impedire la

persecuzione/ripetizione dell’illecito. Non vale per la pubblicazione dell’atto in sé di ritrarre le sembianze di una

persona ( diritto alla riservatezza).

→ DIRITTO ALLA RISERVATEZZA E PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI: chiunque mediante l’uso di strumenti di

ripresa visiva o sonora si procura notizie o immagini attinenti alla vita privata che si svolge nella privata dimora è

sanzionabile (inoltre nell’art. 2  diritto alla riservatezza, anche vita personale svolta in luogo pubblico senza un

interesse sociale). È consentito solo per l’INTERESSE PUBBLICO ATTUALE.

Carta dei diritti fondamentali art. 8: ogni persona ha diritto alla protezione dei dati di carattere personale che la

riguardano  principio di lealtà, ogni persona ha inoltre il diritto di accadere ai dati raccolti che la riguardano.

Decreto legislativo 2003 n. 196: codice della privacy  per far si che il trattamento dei dati personali si svolga nel

rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali dell’interessato con riferimento alla riservatezza, all’identità personale e

alla protezione dei dati personali.

DATO PERSONALE: informazione relativa a persona fisica identificata/identificabile mediante riferimento a altre

informazioni

INTERESSATO: persona fisica i cui dati personali si riferiscono (non enti)

TRATTAMENTO: operazioni concernenti la raccolta/conservazione/elaborazione/utilizzo/comunicazione/diffusione di

dati

Il codice della privacy prevede:

1. L’interessato venga informato circa le finalità e modalità del trattamento cui dati sono destinati

(INFORMATIVA)

2. Il trattamento dei dati avvenga solo se c’è un CONSENSO espresso dell’interessato che si presta se:

 È espresso liberamente e specificamente in riferimento ad un trattamento individuato

 Se è documentato/iscritto

 Se è stata resa all’interessato il consenso di trattamento dati

3. L’interessato possa ottenere da chiunque conferma se lo stesso detiene dati che lo riguardano e in caso

positivo la comunicazione in forma intelligibile con indicazione dell’origine/finalità/modalità di trattamento

(DIRITTO DI ACCESSO)

4. L’interessato possa ottenere da chiunque li detenga l’aggiornamento/rettificazione/integrazione dei dati

personali che lo riguardano nonché la cancellazione/trasformazione in forma anonima/blocco dei dati trattati

(DIRITTO DI RETTIFICA)

5. I dati personali vengano trattati in modo lecito e secondo correttezza, raccolti e registrati per scopi

determinati/espliciti/legittimi, devono essere esatti/se necessario aggiornati/pertinenti/completi/non eccedenti

rispetto le finalità/conservati per un periodo di tempo non superiore a quello necessario  CODICI DI

DEONTOLOGIA E DI BUONA CONDOTTA: per una migliore definizione dei limiti di liceità del trattamento dei

dati personali

6. DATI SENSIBILI: idonei a rivelare l’origine razziale etnica/convinzioni religiose, filosofiche/opinioni

politiche/adesione a partiti, sindacati, associazioni o organizzazioni religiose, filosofiche, politiche,

sindacali/stato di salute/vita sessuale dell’interessato  oggetto di trattamento solo con il CONSENSO

SCRITTO dell’interessato e AUTORIZZAZIONE del Garante.

7. I dati personali vengano custoditi/controllati in modo di ridurre al minimo i rischi di distruzione o di perdita dei

dati stessi/accesso non autorizzato/trattamento non consentito  DIRITTO ALLA SICUREZZA DEI DATI

Il codice ha istituito un AUTORITA’ GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI con ampi poteri di

controllo/regolamentazione/denuncia/sanzione in ordine al trattamento dei dati personali.

Chi si ritiene vittima di un illecito di trattamento dei dati personali può rivolgersi o al GARANTE o all’AUTORITA’ alla

quale si può chiedere la condanna dell’autore dell’illecito al risarcimento del danno.  anche sanzioni PENALI e

AMMINISTRATIVE.

→ DIRITTO ALL’IDENTITA’ PERSONALE. Art. 2: diritto di ciascuno a vedersi rappresentato con i propri reali caratteri,

senza travisamenti della propria storia/idee/condotta/stile di vita/intelligenza/ideologie/etica/professione.

≠diritto delle riservatezza  scopo di non far rappresentare all’esterno profili della propria personalità e vita privata,

identità personale  scopo di far rappresentare all’esterno quei profili che si possono rappresentare secondo il

PRINCIPIO DELLA VERITA’.

≠diritto dell’integrità morale  scopo di non vedersi attribuire fatti e non essere oggetto di valutazioni suscettibili,

creare attorno ad un soggetto un profilo di disvalore, diritto all’identità personale diritto che i profili della propria

personalità vengano divulgati nel rispetto della verità (non viene meno neanche nell’ipotesi di travisamenti

migliorativi che conferiscono valori positivi all’individuo).

quando non sia possibile accertarlo diversamente).

ENTI:

I soggetti di diritto si dividono in persone fisiche e enti (un bene può far capo direttamente all’ente/la responsabilità per

un atto illecito è dell’ente  è l’ente che delinque/un contratto può intercorrere all’ente).

L’ente ha SOGGETTIVITA’ GIURIDICA + capacità giuridica + può essere titolare di situazioni giuridiche + capacità

d’agire.

In RERUM NATURA gli interessi possono far capo solo agli uomini (persone fisiche), però la legge tutela gli interessi non

agli individui, ma al gruppo. L’ente ha autonomia patrimoniale ovvero ha un proprio patrimonio.

ENTE: ha soggettività giuridica

 ENTE GIURIDICO: ha personalità giuridica (quindi hanno autonomia patrimoniale perfetta: l’ente ha un patrimonio e

rispondono delle obbligazioni solo con quello).

Gli enti agiscono attraverso persone fisiche che ne fanno parte e che formano gli ORGANI dell’ente che sono:

 ESTERNI: hanno il potere di rappresentanza (porre in essere IN NOME E PER CONTO dell’ente l’operazione

decisa)

 INTERNI: hanno il potere di gestione (decidere una determinata operazione)

Non sempre entrambi i poteri sono attribuiti allo stesso organo.

SCOPO: realizzare determinate finalità (lucrative e non).

ENTI  hanno i diritti della personalità sia se sono dotati o meno di personalità giuridica (anche diritto all’immagine)

Gli enti possono essere classificati secondo vari criteri:

Negli anni ’90 si sono moltiplicati gli enti pubblici, mentre ora c’è la PRIVATIZZAZIONE ovvero molti enti pubblici si sono

trasformati in spa (ANAS/poste italiane). INDICI DI RICONOSCIBILITA’ consentono di distinguere enti privati e pubblici.

→ ENTI PUBBLICI (Stato/enti territoriali  regioni, città metropolitane, provincie, comuni/INPS/camere di

commercio/ACI/comunità montane…). Operano attraverso poteri pubblicistici, ma possono avvalersi di strumenti

privatistici. Sono solo con personalità giuridica.

→ ENTI PRIVATI: applicazione anche degli enti pubblici, salvo non previsto ovvero incompatibilità con la natura

peculiare del soggetto pubblico. Gli enti privati si dividono in:

1. Enti registrati: iscritti nel registro delle persone giuridiche, registro pubblico accessibile a chiunque

(associazioni riconosciute, fondazioni)

2. Enti non registrati: (associazioni non riconosciute, società di persone)

1. Enti con personalità giuridica: (associazioni riconosciute, fondazioni, società di capitali)  autonomia

patrimoniale perfetta  i beni appartengono solo all’ente. Il creditore non può chiedere un credito ai soci

dell’ente perché risponde egli stesso del credito. I soci non rispondono nei limiti. Il rischio è limitato. SOCIETA’

DI CAPITALI, FONDAZIONE, ASSOCIAZIONI RICONOSCIUTE, COMITATI RICONOSCIUTI (difficile perché i

comitati hanno una scadenza)

2. Enti senza personalità giuridica: (associazioni non riconosciute, comitati non riconosciute, società di

persone)  autonomia patrimoniale imperfetta. Il patrimonio dell’ente è distinto senza sovrapposizione con

quello dei soci. I soci sono responsabili, ma solo coloro che hanno agito in nome/per conto dell’ente (art. 38 

rispondono i soci personalmente e solidalmente). Il rischio è più elevato.

a. Enti a struttura associativa: (associazioni, consorzi, corporazioni, società)  organizzazione stabile di più

soggetti che perseguono uno scopo comune (es: partito politico)  PREVALE L’ELEMENTO PERSONALE

b. Enti a struttura istituzionale: (fondazioni, comitati)  organizzazione stabile per la gestione di un patrimonio

per perseguire scopi altruistici  PREVALE L’ELEMENTO PATRIMONIALE

I. Enti con finalità economiche (lucrative, a scopo di lucro): scopo ripartizione tra i partecipanti degli utili

conseguiti attraverso l’attività dell’ente (es: società cooperative)  disciplinati dal libro 5° del codice civile

II. Enti senza finalità economiche (senza scopo di lucro, no profit): esclusa la ripartizione tra i partecipanti di

utili o altri vantaggi economici (es: associazioni, fondazioni)  libro 1° del codice civile

∗ Altre classificazioni: nazionali e stranieri/civili e ecclesiastici

Gli enti senza scopo di lucro per acquisire personalità giuridica hanno un procedimento più difficile: il PRINCIPIO

CONCESSORIO ovvero deve essere concesso dalla prefettura.

Gli enti a scopo di lucro hanno un PRINCIPIO AUTOMATICO iscrivendosi nel registro delle imprese e così acquisiscono

direttamente la personalità giuridica, sono più avvantaggiate.

ENTI SENZA SCOPO DI LUCRO: associazioni riconosciute e non/fondazioni/comitati/altre istituzioni di carattere

privato

ASSOCIAZIONI (riconosciuta e non, prevale l’elemento personale, a struttura associativa, senza scopo di lucro)

Nel 1800 gli enti senza finalità economiche erano guardati con diffidenza perché si ponevano come centri di

aggregazione d’interessi ideali/religiosi/politici/sindacali. Erano visti come ostacolo al rapporto diretto tra stato e cittadino.

Inoltre il patrimonio in mano a questi nuovi enti era differente da quello degli enti lucrativi, quindi si credeva portasse

conseguenze negative sul benessere e lo sviluppo  il clima in cui avvenne la codificazione fece permanere il controllo

delle associazioni.

∗ Art 18 cost: i cittadini hanno il diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione (associazioni religiose,

sindacati , partiti)

∗ Gli enti associativi sono lo strumento col quale il cittadino partecipa alla vita politica (art. 49), sindacale (art. 39) e

religioso (art. 19).

∗ Art. 2 cost: La repubblica garantisce i diritti inviolabili dell’uomo anche all’interno delle formazioni sociali

(organizzazioni collettive, es: famiglia)

Diventano quindi una realtà da promuovere perché consentono lo sviluppo del paese e dei cittadini.

ASSOCIAZIONE: organizzazione collettiva che ha lo scopo di perseguire finalità non economiche (ente no profit). Sono

precluse la ripartizione tra gli associati degli utili e l’attribuzione ai soci di vantaggi che soddisfano un loro interesse

economico. Possono però:

∗ Trarre indirettamente vantaggi economici dall’azione dell’associazione (es: conquiste dei sindacati sul salario).

∗ Fruire tramite l’associazione di servizi suscettibili di valutazione economica (es: campo da tennis).

Produzione e scambio di beni o servizi d’utilità sociale per realizzare interessi generali  impresa sociale senza scopo di

lucro

Scopo ≠ attività  le associazioni possono svolgere attività economiche di produzione o scambio di beni e servizi (attività

d’impresa) in via secondaria (es: gadget) e in via principale (es: eventi a pagamento). Deve però essere ESCLUSO il

lucro soggettivo.

≠società che ha uno scopo lucrativo (dividere gli utili conseguiti dell’attività tra i soci)  scopo mutualistico (vantaggi

economici)

Il codice distingue 2 modelli di associazioni:

1. ASSOCIAZIONE RICONOSCIUTA (artt. 14 e seguenti): ha una posizione giuridica più favorevole.

L’ordinamento interno e i rapporti tra associazioni e associati sono regolamentati dalla legge in modo inderogabile.

L’autorità governativa seleziona gli enti meritevoli di tutela e può concedere o meno il riconoscimento.

ATTO COSTITUTIVO  PRINCIPIO CONCESSORIO

È l’atto di autonomia che fa nascere un’associazione, è un contratto (≠fondazione) tra i fondatori, deve essere un atto

pubblico. Deve contenere gli elementi essenziali: denominazione dell’ente/scopo/patrimonio/sede/norme

sull’ordinamento e amministrazione/diritti ed obblighi degli associati/condizioni di ammissione all’associazione. Queste

previsioni possono essere contenute in un documento separato: lo STATUTO (contiene le norme relative

all’organizzazione/funzionamento dell’ente). I 2 documenti devono essere presentati alla prefettura della provincia della

sede dell’ente insieme alla richiesta di riconoscimento dell’associazione come persona giuridica. La prefettura verifica:

→ condizioni previste siano soddisfatte per la costituzione dell’ente (es: atto costitutivo redatto con forma di atto

pubblico)

→ scopo sia lecito

→ patrimonio sia adeguato per realizzare lo scopo

∗ solo un controllo di legittimità e non se lo scopo sia meritevole

Se tutto è corretto il prefetto iscrive l’associazione nel registro delle persone giuridiche presso la prefettura 

associazione ha personalità giuridica (nel mentre l’associazione opera come associazione non riconosciuta).

ORGANI

Organi obbligatori:

♥ ASSEMBLEA (organo collegiale deliberativo): può modificare l’atto costitutivo e lo statuto, approvare il bilancio,

esercitare l’azione di responsabilità verso gli amministratori, escludere l’associato per gravi motivi, sciogliere

l’associazione e devolvere il patrimonio.

Delibera a maggioranza di voti (1a convocazione almeno la metà degli associati, 2a qualunque sia il numero).

MAGGIORANZA QUALIFICATA: modifiche atto costitutivo e statuto, scioglimento dell’associazione.

♥ AMMINISTRATORI (organi esecutivi): possono gestire l’attività associativa, rappresentare l’associazione nei

confronti dei terzi.

Possono esserci altri organi come collegio dei probiviri, collegio dei revisori.

PATRIMONIO

L’associazione ha un patrimonio costituito da: cespiti dei fondatori/quote di ammissione/proventi dell’attività svolta/apporti

di privati/finanziamenti pubblici/acquisti effettuati dall’associazione (oggi l’associazione può fare LIBERAMENTE

qualsiasi tipo d’acquisto  immobili/a titolo gratuito/mortis causa, senza nessuna autorizzazione.

Il patrimonio dell’associazione è DISTINTO da quello personale degli associati.

Per le obbligazione dell’associato non risponde l’associazione col suo patrimonio, per le obbligazioni

dell’associazione non risponde l’associazione col suo patrimonio anche quando è insufficiente per far fronte

alle obbligazioni associative  delle obbligazioni dell’associazione risponde SOLO ed ESCLUSIVAMENTE

L’ASSOVIAZIONE COL SUO PATRIMONI: AUTONOMIA PATRIMONIALE PERFETTA!

L’accordo associativo è aperto all’adesione dei terzi: ha una STRUTTURA APERTA. L’accoglimento della domanda è

però subordinato alla valutazione degli organi competenti. Quando l’associato entra a far parte dell’associazione ha

diritto di rimanervi, se non per gravi motivi (es: inosservanza di obblighi). L’esclusione avviene con una delibera motivata

dell’assemblea. L’associato espulso può ricorrere all’autorità giudiziaria entro 6 mesi dal giorno che gli è notificata.

L’autorità procede con l’annullamento del provvedimento impugnato se non siano state rispettate le regole per

l’adozione:

♥ Se l’atto costitutivo contiene i gravi motivi viene annullato se non esiste la condotta contestata

♥ Se l’atto costitutivo contiene solo formule generiche e elastiche viene annullato quando la condotta non è così grave

da impedire la permanenza nell’associazione

L’associato ha il diritto di recedere dall’associazione in qualsiasi momento purché esercitato 3 mesi prima. Qualora

faccia parte dell’associazione per un tempo determinato può recedere prima solo con giusta causa.

ESTINZIONE

L’associazione si estingue:

1. Per le cause previste nello statuto

2. Per deliberazione dell’assemblea

3. Raggiungimento dello scopo

4. Impossibilità di realizzare lo scopo

5. Venir meno di tutti gli associati

Se l’assemblea non delibera lo scioglimento e si verifica una di queste cause è compito del prefetto accertarlo.

Quando è dichiarata l’estinzione si passa alla LIQUIDAZIONE del patrimonio dell’associazione con il pagamento dei

debiti. I beni residui sono devoluti come previsto nell’atto costitutivo, in mancanza da come stabilito nella delibera

dell’assemblea di scioglimento, in mancanza quanto stabilito dall’autorità governativa.

Si procede alla CANCELLAZIONE dell’ente nel registro delle persone giuridiche.

2. ASSOCIAZIONE NON RICONOSCIUTA (artt. 36 e seguenti) es: partiti politici

Nasce con un atto di autonomia, un contratto, tra i fondatori (non sono richiesti né requisiti di forma né di contenuto).

L’iter formativo si conclude con l’accordo tra i fondatori.

Non ha personalità giuridica, però gode di soggettività. Il titolare del fondo comune risponde in proprio delle obbligazioni

assunte in suo nome e per suo conto.

L’ordinamento interno e l’amministrazione (rapporti tra associati e associazione) sono rimessi agli accordi degli associati

(art. 2 diritti inviolabili dell’uomo nelle formazioni sociali).

 laddove non derogati all’atto costitutivo o allo statuto si applicano i principi del codice dettati in tema di associazione

riconosciuta (es: lo statuto non prevede nulla in tema di ordinamento interno)

 laddove si discostino dalle previsioni codicistiche atto costitutivo e statuto non possono adottare soluzioni che non si

risolvano in disconoscimento dei diritti dell’associato a partecipare alla vita associativa (es: se si delibera via posta

dovranno far si che tutti gli associati partecipino).

 Se si prevede che l’esclusione dell’associato non sia competenza dell’assemblea non possono escludere un associato

tramite un organo associativo. Una clausola di esclusione contro l’art. 2 è nulla.

L’associazione ha un fondo comune distinto dal patrimonio degli associati. Gli associati non possono chiedere la

divisione del fondo per tutta la durata dell’associazione, né pretendere una quota. Sono liberi di fare qualsiasi acquisto.

Per le obbligazioni dell’associato non risponde l’associazione con il suo fondo, per le obbligazioni

dell’associazione non risponde l’associato col suo patrimonio  l’associato non rischia MAI il suo patrimonio per

i debiti dell’associazione.

Per le obbligazioni contrattuali dell’associazione rispondono anche PERSONALMENTE e SOLIDALMENTE col

loro patrimonio coloro che hanno agito IN NOME e PER CONTO dell’associazione: AUTONOMIA PATRIMONIALE

IMPERFETTA. Il creditore può rivolgersi subito a chi ha agito in nome e per conto dell’associazione (garanzia ex

lege).

Per i debiti non negoziali dell’associazione ne risponde il fondo comune (es: debiti tributari).

FONDAZIONE (riconosciuta, prevale l’elemento patrimoniale, a struttura istituzionale, no scopo di lucro)

È un’organizzazione che ha un proprio patrimonio per realizzare uno scopo NON economico.

Nasce con un atto di autonomia (ATTO DI FONDAZIONE) che è un atto unilaterale o plurilaterale (no contratto come

associazioni riconosciute) e può essere:

1. Inter vivos: atto pubblico revocabile dal fondatore fino al riconoscimento o fino alla morte del fondatore

2. Testamento: atto di fondazione è subordinato all’apertura della successione, fino a quel momento è revocabile dal

testatore

Elementi essenziali dell’atto di fondazione: volontà del fondatore/denominazione dell’ente/scopo/patrimonio/sede/norme

sull’ordinamento e sull’amministrazione/criteri e modalità di erogazione delle rendite. Può esserci lo statuto.

È essenziale il PATRIMONIO che ha lo scopo di realizzare le finalità  il fondatore/terzi pongano in essere un ATTO DI

DOTAZIONE in forza del quale si spogliano gratuitamente in modo definitivo e irrevocabile della proprietà dei beni in

favore della fondazione con il vincolo della destinazione allo scopo indicato dal fondatore.

RICONOSCIMENTO E ACQUISTO DELLA PERSONALITA’ GIURIDICA, stesse regole dell’associazione riconosciuta:

→ Presentare l’atto di fondazione + statuto + atto di dotazione alla prefettura nella provincia in cui c’è la sede della

fondazione con la domanda di riconoscimento

→ Controllo da parte della prefettura del rispetto delle condizioni previste, possibilità e liceità dello scopo, adeguatezza

del patrimonio alla realizzazione

→ Iscrizione nel registro delle persone giuridiche  acquisizione della personalità giuridica

In mancanza del riconoscimento le fondazioni non possono operare come non riconosciute.

SCOPO: non economico + di pubblica utilità (però anche fondazioni di famiglia  vantaggio di 1/+ famiglie).

Una volta fatto il riconoscimento non può essere modificato. Se è definito con precisione può diventare obsoleto quindi

recentemente gli scopi sono ampi e generici e l’organo di gestione ha la competenza di scegliere nel tempo l’attività da

svolgere e gli interessi da perseguire.

Per raggiungere lo scopo l’associazione svolge un’ATTIVITA’ che inizialmente era gestire il patrimonio al fine di

devolvere le rendite (FONDAZIONI DI EROGAZIONE). Oggi la fondazione può compiere un’ATTIVITA’ D’IMPRESA

(produzione e scambio di beni e servizi/ricavare utili da destinare allo scopo non lucrativo della fondazione/realizzare

immediatamente il proprio scopo).

È gestita da un organo amministrativo, la fondazione non ha assemblea.

La fondazione ha un patrimonio costituito da: cespiti dell’atto di dotazione/donazioni/lasciti/contributi pubblici/utili

dell’attività/beni acquistati. Possono fare liberi acquisiti.

Delle obbligazioni della fondazione risponde solo la fondazione col proprio patrimonio: AUTONOMIA

PATRIMONIALE PERFETTA.

La fondazione è assoggettata ad un controllo dell’autorità amministrativa che può:

→ annullare le deliberazioni dell’organo contrarie a norme imperative/all’atto di fondazione/all’ordine pubblico/al buon

costume

→ sciogliere l’organo amministrativo e nominare un commissario straordinario qualora gli amministratori non agiscano

secondo lo statuto/scopo fondazione/legge

Quando si verifica una causa di scioglimento la fondazione non è detto che si estingua, può modificare il suo scopo

attraverso un provvedimento dell’autorità governativa che individua le nuove finalità dell’ente. Il fondatore può però

prevedere che si estingua e che i beni vengano devoluti a terze persone.

Fino a poco tempo fa aveva un ruolo marginale, ma oggi il suo ruolo è mutato:

1. la crisi del welfare state ha portato cittadini e imprese a destinare risorse finanziarie a fini di utilità sociale 

fondazione elemento duttile ed efficiente

2. il fenomeno della privatizzazione ha imposto la trasformazione in fondazioni di:

 singoli enti pubblici

 intere categorie di enti pubblici

3. la legge prevede che possano diventare fondazioni:

 fondi pensione

 casse di previdenza e assistenza di liberi professionisti

 ex istituzioni pubbliche di assistenza e beneficienza

4. fondazioni universitarie  realizzare acquisizioni di beni/servizi per migliorare le attività di supporto/didattica/ricerca

COMITATO (riconosciute e non, ma solitamente non vengono riconosciute perché sono a tempo determinato e

quando realizzano lo scopo cessano di esistere, a struttura associativa, prevale l’elemento personale, no

lucrative)

È un’organizzazione di più persone che attraverso la raccolta di fondi costituiscono un patrimonio col quale realizzare

finalità di natura altruistica.

Nasce con un accordo associativo in forza del quale i soggetti/promotori si vincolano all’esercizio in comune di un’attività

di raccolta per realizzare il programma enunciato.

L’attività del comitato si svolge in 2 fasi:

1. i promotori annunciano al pubblico tramite un programma la volontà da perseguire uno scopo invitando gli

interessati a contribuire con denaro o beni

2. i promotori gestiscono i fondi raccolta per realizzare lo scopo annunciato.

Il patrimonio è costituito da FONDI PUBBLICAMENTE RACCOLTI coi quali si possono acquistare beni mobili/immobili.

Sui fondi GRAVA un vincolo di destinazione allo scopo programmato. Solo l’autorità governativa è legittimata a dare una

diversa destinazione. I promotori e gli organizzatori sono responsabili nei confronti del comitato.

SCOPO: deve essere di pubblico interesse + altruistico.

Non è necessario che abbia una durata determinata  può vivere come ente non riconosciuto con soggettività o come

ente riconosciuto con autonomia patrimoniale perfetta.

Per le obbligazioni del comitato riconosciuto risponde solo il comitato col suo patrimonio (autonomia

patrimoniale perfetta), per le obbligazioni del comitato non riconosciuto rispondono personalmente e

solidalmente TUTTI i componenti del comitato.

ALTRE ISTITUZIONI DI CARATTERE PRIVATO

• Enti ecclesiastici della Chiesa cattolica che si devono iscrivere nel registro delle persone giuridiche (né enti privati

né pubblici)

• Enti delle altre confessioni religiose

• Altre istituzioni di carattere privato  fondazioni di partecipazione: soggetti che contribuiscono non saltuariamente

alla realizzazione degli scopi dell’ente mediante versamenti in denaro o prestazioni di servizi. ASSEMBLEA: nomina

un determinato numero di componenti

TERZO SETTORE

Dagli anni ’90 sono emersi enti che operano nel terzo settore (servizi, nuovi bisogni da soddisfare, welfare state, attività

di utilità sociale)  enti senza scopo di lucro, non profit (es: organizzazioni di volontariato/cooperative

sociali/ONLUS/associazioni di promozione sociale/impresa sociale). Devono essere costituiti in una delle forme

apprestate del codice (comitato, fondazione o associazione)

COSA: parte di materia (liquido/solido/gassoso), non ogni cosa è un bene. È la categoria generale dove il bene è la

sottospecie. Non sono beni:

→ Le cose da cui non si trae vantaggio (es: stelle)

→ RES COMMUNES OMNIUM: le cose di cui tutti possono fruire (es: luce del sole)

BENE: le cose che possono formare OGGETTO DI DIRITTI, suscettibili all’appropriazione e di utilizzo, possono avere un

valore (art. 810). I beni sono una SPECIES all’interno delle cose. Bene è una cosa che presenta un valore (uso e

scambio), il diritto sulla RES (su una res possono concorrere più diritti). Talvolta bene è sinonimo di diritto (es: risponde

con tutti i suoi beni).

MATERIALI E BENI MATERIALI/corporali: comprendono energie BENI IMMATERIALI: diritti che possono formare

IMMATERIALI naturali con valore economico (es: energia elettrica) oggetto di negoziazione (es: credito/quota). Fanno

parte anche gli strumenti finanziari destinati alla

negoziazione per i quali la legge impone la

dematerializzazione (=circolazione tramite scritture

Corporeità contabili e non cartacee, es: borsa/dati personali/opere

(essere d’ingegnocomposizioni

percepite con i musicali/ditta/insegna/marchio/know-

sensi) how:conscenza/informazioni/notizie)

MOBILI E MOBILI: tutti i beni non immobili + energie elettriche IMMOBILI: il suolo e tutto ciò che

IMMOBILI naturalmente/artificialmente è incorporato al suolo

stesso, forma un corpo unico col suolo. Troviamo

alcuni beni non incorporati al suolo 

mulini/bagni/edifici galleggianti

Art. 812

BENI REGISTRATI: sono oggetto d’iscrizione in registri pubblici consultabili da chiunque. Troviamo:

REGISTRIATI • Registro immobiliare (beni immobili)

• Pubblico registro automobilistico (autoveicoli)

• Registro con vicende relative a navi e galleggianti

Registro aeronautico nazionale (aeromobili)

PRODOTTI PRODOTTI FINANZIARI: dal 1998 sono una categoria di beni al fine di assoggettarli ad una specifica disciplina

FINANZIARI a tutela degli investitori. Sono tutte le forme di investimento di natura finanziaria: tutte le forme di impiego di

risparmio effettuate in vista di un ritorno economico. STRUMENTI FINANZIARI: azioni/obbligazioni/altri titoli di

credito emessi da società di capitali/titoli di stato/quote di fondi comuni di investimento  formano oggetto di

negoziazione sul mercato dei capitali

Chiunque vuole vendere al pubblico prodotti finanziari deve predisporre un prospetto informativo contente le

informazioni che sono necessarie affinché gli investitori possano prevenire ad un fondato giudizio sulla

situazione patrimoniale e finanziaria, sui risultati economici e sulle prospettive dell’emittente ed eventuali garanti,

sui prodotti finanziari e diritti.

La legge riserva l’esercizio professionale nei confronti del pubblico dei servizi e attività d’investimento a banche

ed imprese d’investimento (negoziazione e il collocamento degli strumenti finanziari/gestione di portafogli

d’investimento per conto di terzi/consulenza di investimenti).

FUNGIBILI E FUNGIBILI/generici: individuati con esclusivo INFUNGIBILI: individuati nella loro specifica identità

INFUNGIBILI riferimento alla loro appartenenza ad un determinato (es: beni immobili)

genere (es: denaro), possono essere sostituiti con altri Dipende dalla natura di un bene se è fungibile o

in quanto non interessa avere proprio quel bene, ma infungibile. Può derivare anche dalla volontà delle parti

una data quantità di beni di quel genere occorre la le quali possono attribuire ad un bene il carattere

separazione, numerazione, pesatura, misura (es: 1 kg infungibile. Sono sottoposte ad una disciplina

di mele). Possono scomparire le mele nel mio prato ad diversificata. Distinguono il mutuo dal comodato.

esempio per incendio, ma non possono scomparire tutte le

(

mele del mondo, quindi ci saranno sempre mele

conseguenze giuridiche, se ho un obbligazione di beni

fungibili anche se i miei per causa superiore non sono

più disponibili devo provvedere a trovare altri beni

anche se con maggiore sacrificio)

CONSUMABILI CONSUMABILI: non possono arrecare utilità all’uomo INCONSUMABILI: suscettibili di plurime utilizzazione

E senza perdere la loro individualità, senza che il senza essere distrutti nella loro consistenza (es:

INCONSUMABI soggetto se ne privi. Se il soggetto usa quel bene si edificio), sovente si deteriorano con l’uso (es: vestito).

LI consuma (es: cibo). Sono capaci di una sola Suscettibili ad una serie di utilizzazioni  beni ad utilità

utilizzazione  beni ad utilità semplice/fecondità permanente/fecondità ripetuta

semplice USUFRUTTO

QUASI USUFRUTTO

DIVISIBILI E DIVISIBILI: possono essere ridotti in parti omogenee INDIVISIBILI: non possono essere ridotti (es: quadro,

INDIVISIBILI senza che se ne alteri la destinazione economica (es: animale vivo). Lo scioglimento della comunione può

terreno, cibo). Si può sempre ottenere lo scioglimento aver luogo solo o con l’attribuzione dell’intero nella

della comunione. porzione di quello tra i condividenti che ne facciano

richiesta, con la vendita e la ripartizione del ricavo tra

gli aventi diritto.

PRESENTI E PRESENTI: già esistenti in natura (proprietà, diritti FUTURI: non ancora presenti in natura (solo rapporti

FUTURI reali) obbligatori). Può essere che chi acquista un bene

futuro non vuole correre nessun rischio perciò se il

bene non viene ad esistenza il contratto non produce

effetto e nessun corrispettivo è dovuto all’altra parte.

Mentre col contratto ALEATORIO le parti si affidano

alla sorte e comprano ciò che si ricaverà dal getto

della rete e quindi lo stesso prezzo è dovuto sia nel

caso la rete esca dal mare piena di pesci, sia vuota.

COMBINAZION BENE SEMPLICE: elementi così uniti tra loro che non BENE COMPOSTO: connessione di più cose che

E DI BENI: possono staccarsi senza distruggere/alterare la potrebbero essere staccate dal tutto ed avere

fisionomia del bene (es: animale) un’autonoma rilevanza giuridica ed economica (es:

SEMPLICI E auto, pezzi dell’auto). Se vendo un bene composto la

COMPOSTI vendita comprende tutti gli elementi di cui consta.

Qualora i singoli elementi appartengano a diverse

persone del proprietario si deve distinguere:

• Se è una cosa mobile (es: auto) il proprietario di

un singolo elemento può rivendicarlo, se ciò può

separarsi senza deterioramento, oppure la

proprietà diventa comune in proporzione del

valore delle cose spettanti a ciascuno

• Se è una cosa immobile c’è il principio

dell’accessione ovvero i singoli elementi

diventano di proprietà del titolare dell’immobile.

Si applica il principio del POSSESSO VALE TITOLO

FRUTTI:

→ NATURALI: prodotti direttamente da altro bene (con o senza l’opera dell’uomo). La produzione deve avere carattere

periodico e non incidere né sulla sostanza né sulla destinazione economia della cosa madre. Finché i frutti non

vengono separati dal bene che li produce si dicono PENDENTI (sono parte della cosa-madre e non sono ancora

autonomi  beni futuri  rapporto obbligatorio). Con la separazione dei frutti acquistano individualità (frutti SEPARATI

 beni presenti  diritto di proprietà)

→ CIVILI: quelli che si ritraggono dalla cosa come corrispettivo del godimento di chi ne abbia (art. 820, es: se concedo

l’appartamento in locazione e ricevo il pagamento, ricavo un QUID che non è prodotto dall’appartamento, ma

sostituisce l’utilità che avrei ricavato dalla cosa, anche interessi di capitali, dividendi azionari, rendite vitalizie)

Devono essere periodici, si acquistano giorno per giorno in ragione della durata del diritto.

PERTINENZE: una cosa posta a servizio/ornamento di un’altra, senza costituirne parte integrante e senza rappresentare

un elemento indispensabile per l’esistenza del bene, ma ne accresce l’utilità e il valore. Troviamo la cosa PRINCIPALE e

la cosa ACCESSORIA. Devono concorrere:

1. Elemento oggettivo: rapporto tra cosa accessoria e cosa principale  tra immobile e immobile (box, posto d’auto,

cantina), tra mobile e immobile (scorte vive, bestiame, e scorte morte, strumenti, di un fondo), tra mobile e mobile

(scialuppe e arredi di una nave).  VINCOLO DI ACCESSORIETA’: una cosa ha carattere accessorio rispetto all’altra

che ha la posizione principale. Il vincolo deve essere durevole.

2. Elemento soggettivo: volontà di effettuare la destinazione di una cosa ad ornamento di un’altra  il vincolo di

accessorietà deve essere posto in essere dal proprietario della cosa principale. Per poter esistere, un rapporto

penitenziale, la cosa accessoria deve appartenere al proprietario o ne deve avere la disponibilità in forza di un

rapporto obbligatorio. I terzi possono rivendicare il diritto sulla cosa destinata alla funzione pertinenziale, la possono

rivendicare.

I terzi possono pensare che la pertinenza spetti al proprietario della cosa principale  per questo la legge tutela la

buona fede dei terzi:

• Costituzione: i terzi proprietari delle pertinenze possono rivendicarle contro il proprietario della cosa principale,

se però ha alienato la cosa principale senza escludere la pertinenza si tutelano i terzi acquirenti che in buona

fede soggettiva ignoravano che la pertinenza non appartenesse al proprietario della cosa principale:

! Se la cosa principale è un bene immobile o mobile registrato ai terzi in buona fede non si può opporre

l’esistenza di diritti altrui sulle pertinenze se non risultano da scrittura avente data certa anteriore all’atto

di acquisto da parte del terzo

! Se la cosa principale è un bene mobile non registrato il terzo in buona fede è protetto dal possesso vale

titolo

• Cessazione: non è opponibile ai terzi che abbiano anteriormente acquistato diritti sulla cosa principale (es: se

la cosa principale è stata venduta dal proprietario a Tizio che la venda con le pertinenze a Caio, la seconda

vendita non può essere opposta a Tizio).

Le pertinenze seguono lo stesso destino della cosa principale, salvo disposto diversamente. Se io vendo/dono l’atto ha

ad oggetto anche le pertinenze anche se non se ne fa cenno, salvo diversa volontà delle parti. Sono ammissibili anche

contratti che riguardino solo 1 pertinenza.

UNIVERSALITA’ PATRIMONIALI: pluralità di cose mobili che:

→ Appartengono alla stessa persona

→ Hanno una destinazione unitaria (es: libri di una biblioteca)

È diversa dalla cosa composta perché non c’è coesione fisica tra le varie cose e dal complesso penitenziale perché le

cose non sono subordinate l’una all’altra, ma formano tutte assieme un’entità nuova.

I beni possono essere considerati separatamente o come un tutt’uno in base alla volontà delle parti (USUFRUTTO: se è

stabilito su una mandria, beni considerati come un tutt’uno, i frutti non appartengono all’usufruttario, se è

stabilito su ciascun animale, considerati separatamente, i frutti appartengono all’usufruttario).

Per l’universalità c’è un regime diverso rispetto ai singoli beni:

→ Non si applica il possesso vale titolo (se è acquistato in buona fede non ne diventa subito proprietario come i beni

mobili, ma deve possederlo per 10 anni  USUCAPIONE). POSSESSO VALE TITOLO: colui al quale sono alienati beni

mobili da parte di chi non ne è proprietario, ne acquista la proprietà mediante il possesso, purché sia in buona fede

→ Può essere tutelato con l’azione di manutenzione, non concessa per i singoli beni

1. UNIVERSALITA’ DI FATTO: più beni mobili considerati unitariamente

2. UNIVERSALITA’ DI DIRITTO: più beni/rapporti giuridici in cui la riduzione ad unità è operata dalla legge che regola

unitariamente l’insieme di beni/rapporti (es: eredità)

AZIENDA, art. 2555: è il complesso di beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa: produzione di beni

(es: azienda agricola) o di servizi (es: azienda di credito), per lo scambio di beni (es: azienda rivendita frutta e verdura) o

servizi (es: agenzia di assicurazioni).

È costituita da un insieme di beni collegati tra loro da un nesso di dipendenza reciproca per un fine produttivo comune.

TEORIE MATERIALISTICHE:

? 2003 la cassazione la considera come universitas facti, ma un’universalità di beni richiede che i beni siano solo

mobili, mentre l’azienda comprende anche beni immobili (es: leasing), inoltre richiede che il proprietario sia lo

stesso, ma per l’azienda può anche non essere così (es: affittuario)  diversa universalità

? Secondo altri è una cosa composta funzionale in cui le singole cose sono collegate non materialmente, la cosa

composta però richiede la coesione del materiale tra gli elementi che la compongono

TEORIE IMMATERIALISTICHE:

? Universalitas iuris o iurium

! CASSAZIONE è giunta a ritenere che è un bene unitario a composizione variabile nel tempo e qualitativamente

mista, l’elemento unificatore è ancorato ad un’attività in senso finalistica, l’esercizio dell’impresa  oggetto di

possesso e usucapione

AVVIAMENTO: elemento che forma l’azienda, è la capacità di profitto dell’azienda

? Alcuni lo identificano con la clientela, ma non è così

? Alcuni come un bene immateriali, un prodotto dell’ingegno visto che dipende dall’iniziativa/genialità dell’imprenditore

? Altri negano che sia un bene e lo considerano come una qualità dell’azienda

! CASSAZIONE 2013: è una qualità immateriale dell’azienda che può anche mancare

Un fattore importante dell’avviamento è la sede dove si svolge l’attività aziendale, è tutelato il diritto di conseguire una

indennità qualora venga a cessare la locazione dell’immobile in seguito ad inadempienza o recesso.

IMPRENDITORE, art. 2082: colui che esercita professionalmente (non in modo occasionale) un’attività economica

organizzata al fine di produrre/scambiare beni o servizi  è il soggetto della produzione, colui che assume l’iniziativa e il

rischio

AZIENDA  OGGETTO / IMPRENDITORE  SOGGETTO

L’impresa è l’attività economica svolta dall’imprenditore, mentre l’azienda il complesso di beni di cui

l’imprenditore si avvale per svolgere l’attività

PATRIMONIO

È il complesso di rapporti attivi/passivi suscettibile di valutazione economica in capo ad un soggetto (qualunque soggetto

ha un patrimonio, anche chi ha solo debiti perché è un soggetto passivo con rapporti giuridici).

Non è un bene unico, ma un’universalità.

Tradizionalmente ogni soggetto ha un patrimonio SOLO col quale risponde dei propri debiti. Non è concesso al singolo di

staccare beni/rapporti giuridici dal proprio patrimonio per riservarli ad alcuni creditori escludendo gli altri. Avviene nei casi

previsti dalla legge

1. PATRIMONI SEPARATI: La legge prevede la separazione di alcuni cespiti del restante matrimonio di un medesimo

soggetto, su questi cespiti possono agire solo alcuni creditori, e non tutti  distacco di una parte del patrimonio

che continua ad appartenere allo stesso soggetto (es: alle somme che i notai e gli altri pubblici ufficiali sono

tenuti a versare su appositi conti correnti dedicati, per le quali è previsto che le stesse siano escluse dalla

successione del notaio/pubblico ufficiale e sono impignorabili)

2. PATRIMONIO AUTONOMO: viene attribuito ad un nuovo soggetto mediante la creazione di una persona giuridica

(società di capitali), ma anche a un ente senza personalità giuridica, ma con autonomia patrimoniale imperfetta

(società di persone).

BENI PUBBLICI:

1. SENSO SOGGETTIVO: beni assoggettati ad un regime speciale, diverso dalla proprietà privata, per favorire il

raggiungimento di fini pubblici cui cespiti sono destinati.

2. SENSO OGGETTIVO: beni appartenenti ad un ente pubblico:

1. Beni demaniali: non possono formare oggetto di negozi di diritto privato, non sono assoggettabili a

esecuzione forzata, non possono essere espropriati, disciplinati dal diritto pubblico

→ Demanio necessario : appartenevano allo stato (demanio marittimo, demanio idrico, demanio militare)

→ Demanio accidentale : possono appartenere anche ai privati e sono demaniali solo se appartengono allo

stato/altro ente pubblico (demanio stradale, demanio aeronautico civile, demanio culturale)

2. Beni patrimoniali: beni non demaniali appartenenti ad un ente pubblico

→ Beni del patrimonio indisponibile (foreste, miniere, cave)  non possono essere sottratti alle rispettive

destinazioni se non con modalità del diritto pubblico, non sono oggetto di usucapione, possono formare

oggetto di negozi di diritto privato, ma sono gravati da un vincolo dell’uso pubblico.

→ Beni del patrimonio disponibile: direttamente/immediatamente al perseguimento di fini pubblici e soggetti

alle norme del codice civile  possono essere alienati, sono usucapibili, soggetto ad esecuzione forzata,

possono essere espropriati.

MODIFICA DEL FEDERALISMO DEMANIALE:

→ Contrazione del patrimonio pubblico dello stato: con attribuzione (a pagamento) di beni immobili statali del demanio

e del patrimonio indisponibile agli enti territoriali non statali (comuni, provincie)

→ Contrazione del numero complessivo dei beni pubblici: attribuire beni agli enti locali al loro patrimonio disponibile, i

beni possono essere alienati (NO: demanio marittimo, idrico, aeroportuale, miniere)

Anni ’90  processo di dismissione del patrimonio immobiliare pubblico. Lo stato è abilitato a costruire società a

responsabilità limitata a cui trasferire beni facente parte del patrimonio immobiliare pubblico, affinché vengano alienate

sul mercato operazioni di CARTOLARIZZAZIONE (con emissione di titoli o assumendo finanziamenti garantiti dai beni

pubblici), verranno rimborsati col ricavato dell’alienazione degli immobili.

BENI COMUNI: possono essere di proprietà privata o pubblica e sono funzionali al perseguimento/realizzazione di

interessi della collettività (strade private, ma soggette al pubblico transito).

BENI DEGLI ENTI ECCLESIASTICI: norme del codice civile. Il regime giuridico delle chiese è destinato all’esercizio

pubblico del culto cattolico (i beni possono essere anche privati  alienati, usucapiti, ma prima devono essere

sconsacrate secondo le regole del diritto canonico, perciò fin quando la destinazione rimane della Chiesa il titolare può

goderne nei limiti in cui non ostacoli il culto).

FATTI GIURIDICI: è un qualsiasi avvenimento che colleghi conseguenze giuridiche. Si divide in:

→ FATTI NATURALI/in senso stretto: mutamento in natura fisico o sensibile, percepibile coi sensi (es: allagamento). Le

conseguenze giuridiche sono collegate ad un evento e non è importante se si è verificato con un intervento

dell’uomo o meno (es: morte di un uomo)

→ ATTI GIURIDICI/fatti in senso ampio: omissioni sia i fatti interni sia psicologici, l’evento è causato dall’intervento

umano (contratti, matrimonio). Gli atti giuridici si dividono in:

1. ATTI ILLECITI: compiuti in violazione di doveri giuridici  producono la lesione del diritto soggettivo altrui

2. ATTI LECITI: conformi alle prescrizioni dell’ordinamento. Si dividono a loro volta in:

o OPERAZIONI: modificazioni del mondo esterno (es: costruzione di un edificio)  comportamenti

o DICHIARAZIONI: diretti a comunicare ad altri il proprio pensiero/opinione/stato d’animo/volontà  fatti di

linguaggio. Possono essere:

• Dichiarazioni di scienze: il soggetto comunica/dichiara ad altri di essere a conoscenza di un

atto/situazione del passato, del quale il dichiarante è a diretta conoscenza (es: confessione,

riconoscimenti, certificati)

• La più importante è il NEGOZIO GIURIDICO: dichiarazione con la quale i privati esprimono la

volontà di regolare in un determinato modo i propri interessi, nell’ambito dell’autonomia riconosciuta

nell’ordinamento (UN NEGOZIO GIURIDICO FA PARTE DEI FATTI GIURIDICI, IN PRECISO

DELL’ATTO GIURIDICO DELLE DICHIARAZIONI DI VOLONTA’ DEI PROPRI INTERESSI

RICONOSCIUTI DALL’ORDINAMENTO)

NEGOZIO GIURIDICO: è nato dalla dottrina tedesca del 1800, dalla pandettistica (fondata sulla rielaborazione della

tradizione romanistica attraverso le Pandette giustinianee). Si è rilevato che istituti come il

contratto/testamento/matrimonio presentano una caratteristica in comune: dei privati enunciano in una dichiarazione

(unilaterale/bilaterale/plurilaterale) gli effetti giuridici che intendono conseguire. La volontà manifestata produce degli

effetti giuridici creando/modificando/estinguendo situazioni giuridiche soggettive.

È una dichiarazione di volontà con la quale vengono enunciati gli effetti perseguiti ed alla quale l’ordinamento giuridico,

se la finalità è meritevole di tutela e se risponde ai requisiti fissati dalla legge, ricollega effetti giuridici conformi al risultato

voluto.

Corrisponde alla necessità di attribuire ai singoli una sfera di autonomia entro la quale i privati possono regolare i propri

interessi  gli atti che pone in essere sono vincolanti ed impegnativi. I privati hanno il potere di creare una regola giuridica

dei loro rapporti e di produrre modificazioni della situazione giuridica preesistente, sempre nei limiti della legge.

Nonostante sia un concetto importante non è disciplinato dal codice civile, anche se dedica un intero libro al contratto (le

norme dei contratti sono applicabili a tutti i negozi giuridici inter vivos, ma non a tutti)  paradigma dei fenomeni negoziali.

Non è disciplinato da norme, ma ha un RUOLO CENTRALE nella storia della cultura giuridica e tuttora è rilevante.

Esigenze dei soggetti:

1. la volontà effettiva di colui che ha emanato una dichiarazione

2. la serietà

AUTONOMIA NEGOZIALE: principio di volontà (tutela della volontà), principio di tutela dell’affidamento che il soggetto

ha fatto circa la serietà della dichiarazione della controparte

∗ Tipicità: il negozio giuridico è tipico (disciplinato dal sistema giuridico)

∗ Autonomia privata: il soggetto privato che esercita l’autonomia negoziale è libero di realizzare i propri interessi

∗ Causalità: i negozi giuridici sono causali (=l’atto di autonomia deve essere sempre funzionale a realizzare anche un

interesse sociale). Un negozio con causa illecita o senza causa è nullo.

Un soggetto si autodetermina, esercita l’autonomia contrattuale.

CLASSIFICAZIONE NEGOZI GIURIDICI

In relazione NEGOZIO UNILATERALE: dichiarazione di una sola parte (es: ATTO COMPLESSO: + volontà tendenti ad un fine

alla struttura testamento). Per parte s’intende centro d’interessi quindi ad comune che si fondono fino a formarne una sola

soggettiva una parte non è detto che corrisponde solo 1 soggetto, può 

(dichiarazione dell’inabilitato e del curatore)

corrispondere anche una pluralità di persone. FUSIONE: quando le dichiarazioni si fondono in un

sola il vizio di una di esse inficia senza rimedio la

• RECETTIZI: per produrre effetto deve pervenire a dichiarazione complessiva. La volontà è valida con

conoscenza di una persona alla quale deve essere l’assenso di tutti i soggetti!

comunicata (disdetta)

• NON RECETTIZI: producono effetto indipendentemente

dalla comunicazione ad uno specifico destinatario (es:

riconoscimento del figlio naturale) ATTO COLLEGIALE: + dichiarazioni di volontà dire

formare la volontà di un organo pluripersonale di u

persona giuridica/collettività d’individui. C’è il princi

NEGOZIO BILATERALE: se le parti sono 2, può essere 

di maggioranza DISTINZIONE: se la dichiarazion

plurisoggettivo (=ad una parte corrispondono più soggetti) voto di una partecipante è viziata non si travolge l’i

deliberazione collegiale (si guarda solo se il voto e

determinante per la maggioranza, se sussiste rima

valida).

NEGOZIO PLURILATERALE: se le parti sono almeno 3 Le espressioni di voto non danno luogo ad una plu

di voti, ma si fondono e danno origine alla volontà

dell’ente.

≠ATTO COLLETTIVO: si applica il principio

maggioritario, ma le singole manifestazioni rimang

separate e non si fondono in un’unica volontà (NO

imputate ad un’entità soggettivamente autonoma

rispetto ai singoli votanti, delibera condominiale).

In relazione Negozi MORTIS Negozi PATRIMONIALI/a contenuto patrimoniale (es: contratto): Negozi di ACCERTAME

alla CAUSA (es: negozi di attribuzione patrimoniale, spostamento di diritti eliminano controversie e

funzione/causa testamento): gli patrimoniali da un soggetto all’altro. Si dividono in: dubbi sulla situazione

effetti giuridica esistente. La s

presuppongono la ammissibilità è stata

Negozi di disposizione: diminuzione immediata del patrimonio

morte di una contestata in passato da

mediante alienazione/rinunzia

persona parte della dottrina (perc

 Negozi traslativi: attuano il trasferimento a favore di altri non è un potere che spe

 Negozi traslativo-costitutivi: costituiscono un diritto reale privati, ma agli organi

limitato su di un bene del disponente giudiziari). Ora è amme

 Negozi abdicativi (es: rinunzia)

Negozi INTER che le parti possano chi

→ Negozi di obbligazione: nascita di un’obbligazione

VIVOS (es: una situazione giuridica

• A TITOLO GRATUITO: un soggetto acquisisce un vantaggio

compravendita) incerta. Ha effetto retroa

senza un correlativo sacrificio (alcuni gratuiti   lo stato d’incertezza vi

donazione/comodato, alcuni onerosi). L’acquirente è protetto eliminato ab origine com

meno intensamente dell’acquirente a titolo oneroso. Se il

contratto è a titolo gratuito deve essere inteso nel senso non fosse mai esistito.

meno gravoso per l’obbligato (art. 1371). GRATUITO ≠

LIBERO. Gratuità comprende tutti i casi di attribuzioni

patrimoniali/prestazioni senza una specifica

controprestazione da parte del destinatario, che però possono

avere un intento non liberale del disponente.

• A TITOLO ONEROSO: un soggetto per acquistare un diritto

Negozi APATRIMONIALI (es: negozi di diritto familiare/personali)

RINUNZIA: è un negozio patrimoniale abdicativo, dichiarazione unilaterale del titolare di un diritto soggettivo per

trasmettere il diritto senza trasferirlo ad altri. Gli altri possono avvantaggiarsi della rinunzia. Non ricorre la figura della

rinunzia se è fatta verso un corrispettivo (a titolo gratuito). Es: usufrutto

≠rifiuto  il diritto non è ancora presente nella sfera del dichiarante e il soggetto impedisce che vi faccia ingresso

(RIFIUTO IMPEDITIVO) o non è ancora stabile, ovvero essere rimosso con effetto retroattivo (RIFIUTO ELIMINATIVO) 

es: erede che rinuncia all’eredità ELEMENTI DEL NEGOZIO GIURIDICO

Elementi essenziali/requisiti: senza di essi il GENERALI: si riferiscono ad ogni tipo di PRESUPPOSTI DEL NEGOZIO: circos

negozio è nullo  contratto (art. 1325) contratto estrinseche al negozio indispensabili p

(VOLONTA’/DICHIARAZIONE/CAUSA) sia valido (capacità del soggetto che lo

in essere)

PARTICOLARI: si riferiscono ad un contratto

particolare

Elementi accidentali: le parti GENERALI: condizione/termine/modo

sono libere di apporli o meno, ma

se vengono apposti incidono

sull’efficacia del negozio PARTICOLARI

Elementi naturali: effetti naturali del negozio (la legge gli considera connaturati al negozio posto in essere dalle parti stesse)  si produco

senza previsione delle parti (es: se vendi un bene deve essere di tua proprietà e non di un altro soggetto). Il venditore è sempre tenuto a

GARANZIA PER EVIZIONE (non è inderogabile, ma le parti sono libere di apporle a loro rischio e pericolo, si può escludere)

DICHIARAZIONE (elemento del negozio giuridico essenziale generale): la volontà del soggetto diretta a produrre

effetti giuridica deve essere dichiarata perché gli altri possano averne conoscenza. La dichiarazione può essere a

seconda dei modi:

• Espressa: fatta con parole o mezzi idonei a far recepire agli altri il nostro pensiero (segnali)

• Tacita: comportamento incompatibile con la volontà contraria  dichiarazione indiretta/comportamento concludente.

Senza parlare manifesto tacitamente la volontà.

In alcuni casi l’ordinamento richiede la dichiarazione espressa della volontà della parte.

SILENZIO: può essere dichiarazione tacita di volontà solo se concorrono determinate circostanze (se un libraio mi

manda da tempo pubblicazioni e il cliente ha l’abitudine di pagare e di acquistare le copie non restituite entro un termine,

la mancata restituzione ne importa l’acquisto/se un qualsiasi editore mi manda un periodico e aggiunge l’avvertenza di

chi non restituisce la copia è abbonato la mancata restituzione non significa accettazione dell’abbonamento)

*silenzio della PA: silenzio-rifiuto/silenzio-assenso/silenzio-inadempimento

FORMA: l’ordinamento non impone rigidi formalismi per riconoscere effetti giuridici degli atti dei privati: PRINCIPIO

DELLA LIBERTA’ DELLA FORMA. Talvolta il legislatore richiede le forme solenni.

La forma può essere prescritta in base al tipo di atto  matrimonio con modalità di celebrazione / testamento

Per il contratto non esiste un regime formale univoco, ma è in relazione al tipo di contratto (per atti relativi a diritti reali su

beni immobili è richiesta la forma scritta/donazione con atto pubblico e 2 testimoni).

FORMA VINCOLATA: sussiste un vincolo di adottare la forma richiesta affinché l’atto sia valido

In alcune ipotesi la forma è richiesta solo a fini processuali per provare in caso di divergenza mediante l’esibizione del

documento

FORMALISMO CONVEZIONALE: requisiti di forma non imposto dalla legge, ma dai singoli privati (clausola secondo cui

la disdetta/recesso devono essere comunicate per iscritto o in determinate modalità)

Non sono requisiti di forma né il bollo né la registrazione di un atto.

BOLLO: per molti negozi lo Stato impone la bollatura con le marche da bollo applicabili sulla carta. L’inosservanza di

questa prescrizione non dà luogo alla nullità del negozio, ma ha una sanzione pecuniaria (solo cambiale e assegno sono

inefficaci senza marca da bollo).

REGISTRAZIONE: deposito del documento presso l’ufficio del registro con scopi prettamente fiscali in quanto le parti

pagano un’imposta. Ha importanza nel diritto privato perché è uno strumento per render certa la data di una scrittura

privata di fronte a terzi.

PUBBLICITA’: le vicende giuridiche interessano le parti, ma anche i terzi (es: m’interessa sapere se un soggetto è il vero

proprietario dell’immobile per poi acquistarlo). In molti casi la legge impone l’iscrizione dell’atto in registri tenuti dalla PA

che chiunque può consultare. La pubblicità serve a dare ai terzi la possibilità di conoscere l’esistenza/contenuto di un

negozio giuridico, lo stato delle persone fisiche e le vicende delle persone giuridiche.

≠dichiarazione negoziale  mezzo perché il negozio possa essere conosciuto dai terzi

3 tipi di pubblicità:

1. Pubblicità-notizia: funzione di rendere conoscibile un atto, l’omissione da luogo ad una sanzione pecuniaria (l’atto è

efficace). È un obbligo, non un onere. (es: pubblicazione matrimoniale per eventuale opposizione  sanzione

amministrativa pecuniaria, ma il matrimonio è valido).

2. Pubblicità-dichiarativa: serve a rendere opponibile il negozio a terzi/alcuni terzi. L’omissione non determina

l’invalidità dell’atto che è efficace (=produce effetti). Gioca un ruolo importante rispetto ai terzi. (se un soggetto

vende a 2 soggetti lo stesso bene non ne ha la proprietà chi lo acquista prima, ma chi lo pubblicizza prima).

3. Pubblicità-costitutiva: è elemento costitutivo della fattispecie, senza il negozio non è opponibile ai terzi, ma è

invalido e inefficace (=non produce effetti). (es: pubblicità ipotecaria/acquisto personalità giuridica della spa)

COMPUTO NEL TEMPO: il tempo è preso in considerazione per il diritto sotto vari aspetti. Alcune attività giuridiche si

devono compiere entro periodi di tempo determinati. Si devono avere delle regole che stabiliscano come calcolare i

termini. Ci si affida al calendario comune (gregoriano).

Art. 2963: non si conta il giorno iniziale / si computa quello finale / se il termine scade un giorno festivo e prorogato al

giorno seguente non festivo / se il termine è a mese si segue il criterio ex nominatione ovvero il termine scade nel giorno

corrispondente a quello del mese iniziale / se nel mese manca il giorno corrispondente il termine è l’ultimo giorno del

mese.

INFLUENZA DEL TEMPO: può dar luogo all’acquisto/estinzione di un diritto soggettivo. Il tempo è il presupposto di

alcune fattispecie fondamentali nel diritto privato:

• Usucapione/prescrizione acquisitiva: il tempo fa acquisire un diritto soggettivo (diritti reali)

• Decadenza/prescrizione estintiva:

il tempo fa estinguere un diritto soggettivo (carattere generale). Produce l’estinzione del diritto soggettivo per l’inerzia del

titolare del diritto stesso che non lo esercita o non lo usa per un tempo determinato dalla legge (esigenza di certezza dei

rapporti giuridici il diritto soggettivo non viene esercitato e quindi le persone pensano che non esista più o sia stato

abbandonato). Per esempio, la legge stabilisce che il diritto del lavoratore al pagamento della retribuzione mensile si prescrive in cinque anni:

se entro tale termine il lavoratore, cui non sia stata corrisposta la retribuzione, non ne chiede il pagamento al datore di lavoro, egli perde il diritto

a ricevere la retribuzione non pagata.

2 presupposti devono concorrere: inerzia + trascorrere del tempo

 

OPERATIVITA’: È un istituto di ordine pubblico le norme sono inderogabili le parti non possono:

→ rinunciare preventivamente alla prescrizione (altrimenti contratti senza prescrizioni  lettera morta)

→ rinunciare mentre è in decorso il tempo

→ prolungare i termini

→ abbreviare i termini

La rinunzia successiva, quando la prescrizione è avvenuta, è consentita, è diritto del soggetto scegliere se farla valere o

meno.

La rinunzia può essere espressa o tacita. Il giudice non può rilevarla d’ufficio perché deve essere recepita dalla parte che

ne ha l’interesse. I creditori possono far valere la prescrizione anche se il debitore ha rinunciato in base al principio di

poter esercitare i diritti spettanti al proprio debitore.

Quindi la prescrizione non opera automaticamente  se quindi il soggetto paga spontaneamente non può farsi restituire

quanto versato  obbligazione NATURALE.

OGGETTO: tutti i diritti sono soggetti a prescrizione estintiva tranne:

DIRITTI IMPRESCRITTIBILI:

→ diritti indisponibili (status personali/responsabilità genitoriale)

→ diritto di proprietà non è soggetto a prescrizione estintiva: il non uso è espressione della libertà riconosciuta al

proprietario; la prescrizione ha come finalità il soddisfacimento di un interesse, quindi la prescrizione estintiva della

proprietà non avvantaggerebbe nessuno, ci sarebbe solo una res nullius! Il diritto di proprietà può essere oggetto di

usucapione.

→ Disconoscimento della paternità (se promossa dal figlio)

→ Contestazione dello stato di figlio

→ Azione di reclamo dello stato di figlio

→ Impugnare il riconoscimento del figlio nato al di fuori del matrimonio (se promossa dal figlio)

→ Dichiarazione giudiziale di maternità/paternità (se promossa dal figlio)

→ Petizione d’eredità

→ Azione per dichiarare la nullità di un negozio giuridico

→ Azioni di mero accertamento

• Diritti facoltativi  si estinguono quando/se si estingue il diritto soggettivo

La prescrizione estingue il diritto o l’azione? DIRITTO (art. 2934)

INIZIO: comincia a decorrere quando il diritto avrebbe potuto essere esercitato (es: contratto a condizione

sospensiva/termine iniziale  il giorno in cui la condizione si verifica/il giorno in cui scade il tempo). L’impossibilità di

esercitare il diritto (art. 2935) è solo per cause giuridiche e non gli impedimenti soggettivi e gli ostacoli di mero fatto.

*SOSPENSIONE: rapporti intercorrenti tra le parti (coniugi non legalmente separati) / condizione del titolare (minori non

emancipati). Le cause sono tassative dalla legge. Gli impedimenti di fatto non valgono a sospendere il decorso della

prescrizione.  l’inerzia del titolare continua a durare, ma giustificata. EFFETTI: per tutto il periodo per cui gioca la causa

giustificativa dell’inerzia, ma viene comunque calcolato il tempo precedente alla sospensione (prima del matrimonio)  si

sommerà col tempo che decorrerà dopo la sospensione. È una parentesi.

*INTERRUZIONE: perché il titolare compie un atto che importa l’esercizio del suo diritto / il soggetto passivo effettua il

riconoscimento dell’altrui diritto, anche riconoscimento tacito. Può essere rilevata d’ufficio dal giudice.  l’inerzia viene

meno. EFFETTI: toglie ogni valore al tempo anteriore a verificarsi del fatto, la prescrizione riinizia da 0.

DURATA:

• PRESCRIZIONE ORDINARIA: tutti i casi in cui la legge non dispone diversamente: 10 anni (20 anni per usucapione

 estinzione dei diritti reali su cose altrui)

• PRESCRIZIONE BREVE

 5 anni

 Diritto al risarcimento del danno conseguente ad un illecito extracontrattuale, salvo circolazione veicoli (2)

 Diritti a prestazioni periodiche  rapporti societari

 1 anno

 Diritti derivanti da rapporti commerciali

 Pagamento delle rate di premio dovute in forza di un contratto di assicurazione (altri diritti di assicurazione: 2)

PRESCRIZIONE PRESUNTIVA: presunzione che un determinato credito sia stato pagato o che sia estino per effetto di

qualche altra causa  la legge presume che si sia verificata una causa estintiva di esso.

Ci sono rapporti quotidiani in cui l’estinzione del debito avviene contemporaneamente all’esecuzione della prestazione,

senza richiedere una quietanza che garantisca la possibilità di provare in futuro di aver estinto il debito (es: pago una

cena)  quando sono trascorsi 6 mesi/1 anno/3 anni presume che il debito sia stato estinto (PRESUNZIONE: il debitore

se intende rifiutare l’adempimento una volta decorso il tempo è esonerato dall’onere di fornire in giudizio la prova

dell’avvenuta estinzione del credito azionato, è invece il creditore che deve fornire la prova che la prestazione non è

stata eseguita). 2 specie:

1. PRESUNZIONI IURIS TANTUM: ammettono la prova contraria (es: a favore del debitore). È difficile provarlo perché

il tempo è decorso, 2 modi:

• Ottenere dal debitore l’ammissione che l’obbligazione è ancora inesistente

• Con giuramento decisorio: far confermare secondo giuramento che l’obbligazione sia stata estinta dal debitore,

ma se il debitore non è una persona corretta può affermare il falso  reato di falso giuramento

2. PRESUNZIONI IURIS ET DE IURE: non ammettono la prova contraria

VANTAGGIO DEBITORE: è esonerato dall’onere di provare il fatto che avrebbe determinato l’estinzione del debito, non

deve dimostrare di aver già pagato in processo! Si presume che l’obbligazione sia estinta!

Non operano se il credito trae origine da un contratto scritto!

DECADENZA: fissazione di un termine perentorio entro il quale il titolare del diritto deve compiere una determinata

attività, in difetto alla quale l’esercizio del diritto è definitamente precluso, senza riguardo alle circostanze subiettive che

abbiano determinato l’inutile decorso del termine (es: potere di impugnare la sentenza entro breve termine altrimenti

decade il diritto).

La decadenza produce l’estinzione del diritto dopo il decorso del tempo esclusa la situazione soggettiva del titolare 

ONERE DI ESERCITARE IL DIRITTO ENTRO IL TERMINE PRESCRITTO DALLA LEGGE.

Non troviamo (come accade nella prescrizione) sospensione e interruzione della decadenza.

Può essere impedita SOLO con l’esercizio del diritto mediante il compimento dell’atto previsto  esercitando il diritto

viene meno la decadenza e l’onere è soddisfatto.

A differenza della prescrizione che è prevista dalle legge per l’interesse generale, la decadenza può essere prevista

anche nell’interesse di uno dei soggetti del rapporto (anche nel contratto  decadenza convenzionale).

DECADENZA LEGALE: è un istituto eccezionale perché deroga il principio generale secondo il quale l’esercizio dei diritti

soggettivi non è sottoposto a limiti e il titolare può esercitarli quando/come/dove vuole  decadenza non è suscettibile per

analogia. La decadenza legale può essere stabilita sia nell’interesse generale, sia individuale.

• Interesse generale: in relazione a diritti indisponibili  le parti non possono modificare il regime previsto dalla legge e

non possono rinunciare alla decadenza

• Interesse individuale: in relazione a diritti disponibili  le parti possono modificare il regime legale della decadenza e

possono anche rinunciare,

DECADENZA NEGOZIALE: stabilita dalle parti per diritti disponibili,

∗ Diritti indisponibili: diritti soggettivi che non possono essere trasmessi dal titolare a un altro soggetto e si possono estinguere

con la morte del titolare. Inoltre il titolare non può rinunciarci (es: diritti della persona)

∗ Diritti disponibili: diritti che possono essere alienati dal titolare o essere oggetto di rinuncia (es: diritti patrimoniali  diritto

di proprietà/obbligazione)

TUTELA GIURISDIZIONALE DEI DIRITTI: se il diritto non viene rispettato solo in casi eccezionali il suo titolare può

prevedere direttamente in prima persona alla tutela (AUTOTUTELA). Normalmente il soggetto si deve rivolgere al

giudice (art. 2907). Se il privato si fa ragione da sé con la violenza/minaccia incorre nel reato di esercizio arbitrario delle

proprie ragioni.

Eccezioni di autotutela:

→ Diritto di ritenzione (il creditore trattiene una cosa che dovrebbe restituire al proprietario, col fine di spingere

il debitore ad eseguire la prestazione pagare il proprio debito al creditore stesso)

→ Difesa del possesso finché la violenza dell’aggressore è in atto

→ Facoltà di recedere dal contratto

→ Facoltà di intimare la diffida ad adempiere

→ Facoltà di risolvere il contratto in forza di clausola risolutiva espressa

→ Facoltà di opporre eccezione di inadempimento

→ Facoltà di sospendere l’esecuzione della prestazione dovuta (pericolo controprestazione)

→ Potere di sospendere il pagamento del prezzo in caso di pericolo di rivendita

→ Legittima difesa

DIRITTO PROCESSUALE CIVILE: controversie tra privati/tra privati e ente pubblico su un piano di parità. L’orientamento

giurisprudenziale si desume dalle massime che esprimono diritto vivente e possono essere ufficiali ed ufficiose.

Lo stato ha il potere/dovere di rendere giustizia ai consociati che hanno il diritto di rivolgersi agli organi per ottenere

giustizia  DIRITTO DI AGIRE IN GIUDIZIO (AZIONE), art. 24 cost  diritto che non può essere soppresso/limitato,

possibilità di difendersi in giudizio, soggetti che non hanno mezzi idonei per difendersi sono assicurati adeguatamente

davanti al giudice (patrocinio gratuito).

2 soggetti per la giurisdizione civile:

1. Attore: colui che agisce, che esercita l’azione, la domanda giudiziale, colui che chiama in giudizio l’altra parte

2. Convenuto: soggetto al quale viene rivolta l’azione, è invitato per il suo interesse a convenire in giudizio per esporre

le proprie ragioni

Ci sono vari tipi d’azione:

PROCESSO DI COGNIZIONE: il giudice individua la regola applicabile nel caso concreto con 3 finalità:

1. Mero accertamento: esistenza/inesistenza di un rapporto giuridico controverso  sentenza di mero accertamento

2. Emanazione di un comando: il giudice rivolge alla parte soccombente di tenere la condotta riconosciuta dal

giudice come dovuta  sentenza di condanna

3. Costituzione/modificazione/estinzione di rapporti giuridici: non accerta soltanto la situazione e non esprime

solo un comando concreto, MA modifica anche la situazione fino a quel momento vigente (es: separazione

coniugale/annullamento di un contratto)  sentenza costitutiva

Se c’è una sentenza di condanna e il soggetto non tiene la condotta dovuta ci sarà un PROCESSO DI ESECUZIONE

con scopo di realizzare coattivamente il comando contenuto nella sentenza!

*PROCESSO CAUTELARE: durante il processo di cognizione per impedire alla controparte condotte che frustano gli

effetti di un’eventuale sentenza sfavorevole  finalità: conservare lo stato di fatto esistente, per rendere possibile

l’esecuzione dell’emananda sentenza

Cassazione

tribunale Corte d’appello

Giudice di pace Tribunale

 ruolo di garantire unità al diritto oggettivo, funzione nomofilattica.

COSA GIUDICATA: è possibile per le parti impugnare la decisione del giudice, ma non all’infinito, ci sono dei limiti. Dopo

certe condizioni il comando contenuto nella sentenza non può essere più modificato da alcun altro giudice, costituisce

una RES IUDICATA/cosa giudicata/sentenza passata in giudicato

FORMALE: la sentenza non può più essere impugnata

SOSTANZIALE: nella sentenza è riconosciuto il diritto di proprietà/credito di un soggetto che non può più formare

oggetto di discussione o di riesame tra lui e l’altra parte neppure in futuri processi perché la sentenza è passata in

giudicato. L’accertamento della sentenza è DEFINITIVO anche al di fuori del processo nel quale è stata pronunciata

quindi rispetto a qualunque futuro processo.

PROCESSO ESECUTIVO: s’inizia quando non viene adempiuto spontaneamente il comando della sentenza.

ESECUZIONE FORZATA IN FORMA SPECIFICA: solo però in alcuni casi si riesce ad assicurare coattivamente proprio

QUEL risultato voluto nel comando della sentenza, in alcuni casi:

→ Obbligo con la consegna di una cosa determinata (mobile/immobile)

→ Obbligo con oggetto un facere fungibile (verrà eseguito però da un altro soggetto) ≠ facere infungibile  somma di

denaro

→ Obbligo con oggetto quel particolare facere infungibile consistente nella conclusione di un contratto  sentenza

costitutiva che produca gli effetti di un contratto non concluso (es: vendere un appartamento)

→ Obbligo con oggetto un non facere (es: non costruire un muro  distruzione della cosa), dove però è possibile la

distruzione.

∗ Esecuzione mediante espropriazione forzata dei beni del debitore: i beni vengono venduti ai pubblici incanti e la

somma ricavata viene ripartita tra i creditori (codice di procedura civile).

Ha inizio col PIGNORAMENTO: indicare i beni assoggettati all’azione esecutiva

 effetti di diritto sostanziale del pignoramento: non hanno effetto gli atti di alienazione dei beni sottoposti a

pignoramento (inefficacia)  destinazione dei beni all’espropriazione. È però un’inefficacia relativa perché può essere

fatta solo dal creditore pignorante e dai creditori intervenuti nell’esecuzione. La legge tiene conto dei terzi che

acquistano in buonafede ignorando il pignoramento!

 beni mobili non iscritti nei pubblici registri  acquisto del possesso per salvaguardare il terzo

 beni mobili/immobili iscritti nei pubblici registri  trascrizione del terzo

PROVA DEI FATTI GIURIDICI: l’esito può dipendere dall’accoglimento di una delle contrapposte versioni che vengono

fornite dalle parti nel modo in cui si sono svolti i fatti rilevanti al fine di decidere.

Possono crearsi decisioni contrastanti dove il giudice sceglie tra le diverse versioni.

Nel processo civile sono le parti che si procurano i MEZZI DI PROVA: elementi

(documenti/testimonianze/dichiarazioni di controparte) in base ai quali la parte dichiara la propria versione dei fatti.

Al giudice spetta di verificare che i mezzi di prova siano:

• Ammissibili: conformi alla legge

• Rilevanti: possano influenzare la decisione della lite

Dopo aver ammesso (con un’ordinanza) e assunto le prove il giudice valuta la loro concludenza (=idoneità o meno a

dimostrare i fatti sui quali vertevano). Il giudice ritiene PROVATA una circostanza quando le prove raccolte lo abbiano

convinto che una delle due versione sia convincente e si concilia col materiale probatorio. Il giudice DEVE motivare la

propria decisione spiegando le ragioni del convincimento (non può trarre elementi di informazioni che non siano state

acquisite in giudizio).

PRINCIPIO DELL’ONERE DELLA PROVA, art 2697: prevede un obbligo a carico del soggetto per vedersi soddisfatto il

diritto, deve provare i fatti. Principio regolato dal codice del 1942. Qualora un soggetto non dia la prova dei fatti allegati in

giudizio rischia di non veder soddisfatta la propria pretesa, ma non è detto che il soggetto che ha l’onere della prova e

non lo fa sia soccombente (fatti ammessi  confessione/fatto pacifico: non oggetto d’implicita/esplicita contestazione da

parte della controparte/fatti notori: noti alla comunità).

1. Può essere che durante il processo i risultati delle prove siano non convincenti o contradditori. Se non si hanno

elementi sufficienti per decidere quale tra le versioni sia più convincente, il giudice applica la regola dell’ONERE

DELLA PROVA (art. 2697)  quando un fatto, rilevante per decidere, rimane senza una prova convincente, il giudice

deve accogliere la versione della parte su cui NON grava l’onere della prova. Il rischio della

mancanza/insufficienza/contraddittorietà della prova è addossato alla parte su cui GRAVA l’onere della prova che

avrà quindi interesse di fornire dimostrazioni altrimenti la sua domanda può essere respinta. Bisogna tener conto

che tutte le prove acquisite vengono prese in considerazioni indipendentemente dalla parte che la offre. Per questo

l’onere della prova ha carattere RESIDUALE ovvero si applica solo quando non ci siano prove sufficienti. Il

principale problema è accertare su chi grava l’onere della prova! Generalmente SU COLUI CHE INVOCA IL FATTO

A SOSTEGNO DELLA SUA TESI, COLUI CHE CHIAMA IN GIUDIZIO UN ALTRO SOGGETTO HA L’ONERE DI

PROVARE I FATTI. Talune circostanze sono più difficili da accertare.

2. Molte volte la legge in modo esplicito implicito lo consente di stabilire (es: art. 1147 la buonafede è presunta quindi

si deve dimostrare la malafede del soggetto).

3. Quando la norma è oscura l’interprete determina su quale parti grava l’onere. C’è il PRINCIPIO DELLA VICINANZA

DELLA PROVA ovvero la fornisce chi è più in grado di assolverlo.

L’onere della prova è quindi il rischio per la mancata prova di un fatto incerto nel giudizio, ove il legislatore non

riesca a stabilire su quale parte grava l’onere della prova il giudice la deve considerare come non avvenuta e

respingere quindi la domanda anche se non è sicuro.

*INVERSIONE CONVENZIONALE DELL’ONERE DELLA PROVA, art. 2697: le parti possono stabilire diversamente

tranne per diritti indisponibili e purché non rendono l’esercizio del diritto eccessivo per una delle parti.

MEZZI DI PROVA: qualsiasi elemento (documento/testimonianza/registrazione/fotografia) idoneo a stabilire quale

versione dei fatti delle parti sia più convincente.

Principio della LIBERA VALUTAZIONE da parte del giudice che deve valutare le prove secondo il suo prudente

apprezzamento (principio del libero apprezzamento della prova). Tale valutazione del giudice deve però avere una

motivazione sul perché alcune prove siano più convincenti di altri.

Esistono alcune PROVE LEGALI la cui rilevanza è già determinata dalla legge e quindi non si può usare il principio del

libero apprezzamento della prova (es: confessione/giuramento decisorio)  fanno PIENA PROVA ovvero il giudice è

vincolato e non potrebbe decidere in contrasto con i fatti che si considerano pienamente provati. Essi si dividono in:

1. Prova PRECOSTITUITA/documentale: esistente prima del giudizio (es: documento)

2. Prova COSTITUENDA: si forma nel corso del giudizio (es: testimonianza/giuramento)

PROVA DOCUMENTALE/PRECOSTITUITA: per documento s’intende ogni cosa idonea a rappresentare un fatto (es:

foto/fatture/lettere/certificati). Un’importanza fondamentale è data agli atti pubblici e le scritture private.

• Atto pubblico: documento redatto con formalità da un notaio/pubblico ufficiale autorizzato ad attribuire all’atto

quella particolare fiducia nella sua veridicità (pubblica fede). Es: rogiti notarili/verbali d’udienza redatti da un

cancelliere di un tribunale/verbali redatti dalla commissione di un concorso pubblico.

Può essere redatto anche con procedure informatiche e fanno piena prova:

→ Dalla provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato

→ Dalle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta essere avvenuti in sua presenza.

L’atto pubblico fa prova SOLO del fatto che siano rese come indicato in atto (non fa prova della veridicità del

contenuto delle dichiarazioni e della fondatezza dei giudizi espressi dal pubblico ufficiale).

Su determinate circostanze l’atto pubblico FA PIENA PROVA ovvero il giudice è vincolato a considerare vere le

circostanze. Se però una parte le vuole contrastare la forza probatoria fa ricorso a un procedimento  querela del

falso (art. 221, processo penale).

CONVERSIONE FORMALE, art. 2701: Se l’atto pubblico è nullo può avere la stessa efficacia della scrittura privata.

• Scrittura privata: qualsiasi documento sottoscritto da un privato, può essere anche stampato/scritto da terzi, ma

con la SOTTOSCRIZIONE AUTOGRAFA di colui che si assume la responsabilità di quanto dichiarato.

Non proviene da un pubblico ufficiale e quindi ha meno valenza di un atto pubblico  fa prova solo contro chi ha

sottoscritto il documento e non anche a suo favore. Colui che ne appare firmatario DEVE riconoscere la sua

sottoscrizione per far si che abbia valore, deve essere legalmente riconosciuta ovvero autenticata da un notaio/altro

pubblico ufficiale autorizzato  scrittura privata autenticata. Se non è autenticata la persona nega la propria

sottoscrizione e ci sarà il procedimento di verificazione. Se è autenticata FA PIENA PROVA fino a querela del falso

(SEMPRE CHE LA SCRITTURA PRIVATA SIA INVOCATA CONTRO IL SOTTOSCRITORE DI UN GIUDIZIO DI CUI

E’ PARTE!). Se è invocata in un giudizio in cui il sottoscrittore è estraneo ha valore indiziario.

La data (=indicazione del giorno in cui il documento è stato sottoscritto) è rilevante. RETRODATAZIONE: frode delle

parti verso un terzo apponendo una data falsa anteriore all’atto. Per evitarlo la data è:

→ Scrittura privata autenticata: data di autenticazione

→ Scrittura registrata: data di registrazione

→ Altri casi: data in cui si verifica il fatto che stabilisca in modo incontestabile che il documento è stato formato

anteriormente

• TELEGRAMMA: ha efficacia probatoria se l’originale è consegnato all’ufficio di partenza è sottoscritto dal mittente

• CARTE E REGISTRI DOMESTICI: prova contro chi li ha scritti

• LIBRI E ALTRE SCRITTURE CONTABILI DELLE IMPRESE: prova contro l’imprenditore

• RIPRODUZIONI MECCANICHE (=rappresentazione meccanica di fatti o cose, es: fotografia): piena prova se colui

contro le quali sono prodotte non ne disconosce la conformità ai fatti o alle cose medesime.

• FAX: fa piena prova rispetto all’originale, se colui contro il quale è prodotto non lo contesta

• DOCUMENTI INFORMATICI (=rappresentazione informatica di atti/fatti/dati giuridicamente rilevanti): distinti per:

1. Firma elettronica: liberamente valutabile in giudizio

2. Firma elettronica avanzata/firma elettronica qualificata/firma digitale: fanno piena prova se non disconosciute

dal titolare della firma elettronica

3. Firma elettronica/autenticata dal notaio/pubblico ufficiale: come una scrittura privata

PROVA TESTIMONIALE

TESTIMONIANZA: narrazione fatta al giudice da una persona estranea alla causa (sapendo che deve dire tutta la verità,

art. 251) in relazione ai fatti controversi, di cui sia conoscente. Normalmente rende la disposizione ORALMENTE davanti

al giudice, ma il giudice può disporre che venga assunta con dichiarazione scritta con firma autentificata.

Può avere ad oggetto solo FATTI OBIETTIVI e non valutazioni soggettive.

È considerata con diffidenza dal legislatore per rischio di deformazioni inconsapevoli date da vecchi ricordi passati  ha

per questo LIMITI LEGALI DI AMMISSIBILITA’:

1. Non è ammissibile quando sia invocata per provare il perfezionamento/contenuto di un contratto con valore

superiore a lire cinquemila (2,58€)  non è un divieto rigido, ma se il giudice lo ritiene opportuno può essere

consentito.

Il giudice DEVE ammettere la prova testimoniale per uno dei casi (art. 2724):

1. C’è un principio di prova scritta

2. La parte è impossibilitata moralmente/materialmente di procurarsi una prova scritta

3. La parte ha perduto senza colpa il documento che le forniva la prova

2. Non è ammissibile se tende a dimostrare anteriormente/contemporaneamente alla stipulazione di un accordo scritto

siano stipulati altri patti non risultanti dal documento. Ammette la prova per uno dei casi precedenti.

Se invoca che successivamente è stato stipulati un patto il giudice può ammetterla se la ritiene verosimile.

3. Non è ammissibile se prova un contratto che deve essere stipulato o solo provato per iscritto. Ammissibile solo se

ricorre la 3a ipotesi.

Ci sono 2 tipi di forma:

1. AD SUBSTANTIAM: la forma è un elemento essenziale del contratto, se il requisito non è seguito l’atto è nullo (atto

pubblico/scrittura privata/documento informatico con firma elettronica qualificata). La prova può essere data

producendo in giudizio il documento originale.

Cosa succede se servono mezzi di prova diversi dalla produzione del documento originale, ad esempio se esso viene bruciato in

un incendio?

Il legislatore non consente che sia provata per testimoni/confessione/giuramento, il documento è essenziale per la

validità dell’atto E per la prova dello stesso!

*ECCEZIONE: quando la parte ha perduto senza sua colpa (es: incendio) il documento nel quale l’atto era

consacrato. In questo caso può essere ammessa qualsiasi tipo di prova (testamento/confessione/giuramento) per

dimostrare:

1. Originaria esistenza del documento

2. Perdita incolpevole del documento

3. Contenuto del documento

La parte ha l’ONERE di custodire il documento in modo da poterlo esibire al giudice, altrimenti il giudice deve

concludere che non sia mai stato formulato.

2. AD PROBATIONEM: la forma non è un elemento essenziale, l’atto compiuto senza l’osservanza della forma non è

nullo. L’unica conseguenza è il divieto della prova testimoniale e di quella presuntiva (a meno che la parte non provi

di aver perduto senza sua colpa il documento che forniva la prova). Il divieto della prova testimoniale vale solo per la

parte del negozio e NON per i terzi (il divieto serve per far costituire alle parti un documento consacrato). Per la

forma ad probationem la mancanza del documento non pregiudica alle parti di valersi dell’atto.

Se la formazione del contratto costituisce un fatto non contestato il giudice DEVE considerarlo provato.

Quando la formazione dell’atto o il contenuto sono contestati in giudizio la parte per dimostrare che il negozio sia

stato perfezionato può chiedere l’interrogatorio formale della controparte sperando di ottenere una confessione.

PRESUNZIONI/prova indiretta: ogni argomento/congettura/illazione attraverso ci si giunge a considerare provata un’altra

circostanza sfornita di prova diretta.

• PRESUNZIONI LEGALI: quando la legge attribuisce in via generale ad un fatto valore di prova in ordine ad un altro

fatto che viene presunto (es: chi possiede una cosa altrui si presume sia in buonafede). Esse possono essere:

1. IURIS ET DE IURE/assolute: non ammettono prova contraria. C’è il fatto-base che produce l’effetto collegato al

fatto-presunto che non è importante visto che in presenza del fatto-base non è ammessa la prova che il fatto

non si è verificato.

2. IURIS TANTUM/relative: ammettono prova contraria che può essere fornita facendo ricorso a qualsiasi mezzo

di prova (salvo limitazioni)

• PRESUNZIONI SEMPLICI/hominis: non sono prestabilite dalla legge, ma sono date dall’apprezzamento del giudice

che può ritenere provato un fatto di cui mancano prove dirette (INDIZI). Il fatto da provare è desumibile dal fatto noto

come conseguenza ragionevolmente possibile. Il giudice può fondare la decisione anche SOLO su presunzioni

semplici valutando gli indizi nel loro complesso, oppure uno solo grave e preciso. Non si può far ricorso nei casi in

cui la legge esclude la prova per testimoni.

CONFESSIONE: dichiarazione che fa la parte della verità di fatti a sé sfavorevoli e favorevoli dell’altra parte. Non è un

negozio giuridico, ma una DICHIARAZIONE DI SCIENZA, non occorrendo che il dichiarante ne voglia gli effetti. Può

essere:

1. GIUDIZIALE: resa in giudizio ed è PIENA PROVA. Può essere fatta spontaneamente, ma spesso è provocata

mediante interrogatorio formale.

2. STRAGIUDIZIALE: è resa fuori dal giudizio. Se è fatta alla parte/rappresentante ha lo stesso effetto di quella

giudiziale. Se fatta a un terzo può essere apprezzata liberalmente dal giudice. Essa deve essere dimostrata (non

può essere provata da testimoni quando non sono ammessi)

La confessione può essere revocata SOLO se si dimostra che è stata determinata da errore di fatto/violenza.

Si dice qualificata quando la parte riconosce la verità di fatti a sé sfavorevoli, ma aggiunge altri fatti/circostanze tendenti

ad infirmare l’efficacia del fatto confessato, per modificare/estinguere gli effetti. Si distingue:

→ Se l’altra parte non contesta la verità dei fatti aggiunte la confessione fa PIENA PROVA nella sua integrità

→ Se l’altra parte contesta è rimesso al giudice apprezzare l’efficacia della dichiarazione confessoria.

DICHIARAZIONE RICOGNITIVA: ha come oggetto l’asseverazione di diritti o rapporti giuridici (es: dichiaro di essere il

tuo debitore). Ha una rilevanza diversa.

GIURAMENTO: mezzo di prova legale cui si può ricorrere in particolari presupposti al fine di dimostrare fatti. Può essere:

1. Decisorio: riguardano circostanze con valore decisorio. L’esito del giuramento +/- preclude un ulteriore

accertamento al riguardo. È una prova legale  FA PIENA PROVA. È l’efficacia più intensa che si possa immaginare.

Esso può essere deferito solo ad iniziativa di una delle parti in lite (MAI dal giudice). La parte che assume l’iniziativa

chiede al giudice di invitare la controparte a confermare sotto giuramento se il fatto si è davvero verificato

abbandonando la tesi finora affermata. Se giura il falso  SPERGIURO (rischio penale).

Il giuramento non è ammissibile se non quando sia relativo a un fatto proprio della parte cui è deferito. La parte alla

quale il giuramento sia stato deferito può a sua volta riferire il giuramento all’avversario, a condizione che il fatto sia

comune ad entrambi.

VALORE del giuramento: ora morale-individuale  non più etico-religioso (laicizzazione del giuramento decisorio). Se

si fa il giuramento il giudice deve considerare vera l’affermazione. Non si possono fornire prove contrarie. Si può

denunciar in sede penale chi giura il falso (risarcimento danni, ma non revocazione della sentenza civile col falso

giuramento). Il giuramento non è ammissibile:

→ Diritti indisponibili

→ Fatto illecito

→ Atto con richiesta di forma scritta, ab substantiam

→ Contestare l’attestazione contenuta in un atto pubblico

2. Suppletorio: iniziativa d’ufficio in base a un potere discrezionale del giudice di fronte ad un fatto incerto. Il giudice

può offrire alla parte su cui grava l’onere probatorio che ha fornito elementi rilevanti, ma non persuasivi, di

perfezionare la prova confermando con il giuramento che i fatti affermati sono veri (GIURAMENTO ESTIMATORIO:

per stabilire il valore di una cosa

RAPPORTO OBBLIGATORIO, diritti relativi:

OBBLIGAZIONE (IV libro del codice civile): rapporto tra 2 soggetti legato da un vincolo:

SOGGETTO PASSIVO, DEBITORE SOGGETTO ATTIVO, CREDITORE

È tenuto nei confronti del creditore in una determinata prestazione Il creditore ha bisogno della cooperazione del debitore per

(OGGETTO del rapporto obbligatorio: DARE/FARE/NON FARE) soddisfare il suo interesse

Posizione passiva  debito Posizione attiva credito

Al debitore fa capo una determinata obbligazione Al creditore fa capo il diritto di credito che è un diritto nei soli

confronti del debitore (DIRITTO RELATIVO/personale)

È una relazione economico-giuridica ovvero c’è un’obbligazione tra le parti, un dovere.

1. Generale e astratta (la storia dell’obbligazione si sviluppa con le codificazioni moderne)

2. Momento unificante del diritto privato

Diritto di credito ≠ diritto reale

Diritto di credito/diritto personale di godimento Diritto reale/diritto reale di godimento

Diritto nei confronti di un soggetto obbligato ad una determinata Diritto sulla cosa che ha i caratteri dell’immediatezza e assolutez

prestazione

Il debitore deve consentire al creditore di trarre da un bene le utilità Il godimento della cosa avviene mediante attribuzione di una dir

potestà sul bene medesimo (DIRITTO ASSOLUTO: erga omnes

che è in grado di offrire potere del creditore sul bene è MEDIATO

(il godimento del bene gli viene garantito attraverso la condotta del

debitore) DIRITTO RELATIVO: solo verso il debitore

Il debitore ha un VINCOLO che è sanzionato con una responsabilità patrimoniale (=il debitore risponde

all’inadempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri, art. 2740). Se la pretesa all’adempimento non è

soddisfatta il creditore può invocare misure coercitive solo sul patrimonio del debitore.

Se il creditore ha il diritto al pagamento di una somma di denaro, tramite l’esecuzione forzata potrà conseguire proprio

quanto avrebbe dovuto conseguire con l’adempimento spontaneo (se il patrimonio del debitore è capiente).

→ Esecuzione forzata in forma specifica: obbligo di consegnare una cosa DETERMINATA (un facere infungibile/un non

facere)

→ Esecuzione forzata per equivalente: risarcimento dei danni subiti con sostituzione della prestazione dovuta (diritto

pecuniario suscettibile di esecuzione coattiva)

L’obbligazione è un concetto unitario (=unico) per:

Gli effetti che produce

o È una disciplina che si applica a tutte le obbligazioni

o

Il legislatore parla di obbligazione, ma pensa principalmente al contratto.

Il termine OBBLIGAZIONE può essere inteso in 2 modi diversi:

1. Indica un RAPPORTO

2. Si parla anche di OBBLIGO, la situazione giuridica soggettiva passiva debitore

C’è una differente distinzione tra 2 termini:

! RAPPORTO OBBLIGATORIO: vincolo per cui un’obbligazione è dovuta tra debitore e creditore

! RAPPORTO CONTRATTUALE: complesso di posizioni giuridiche che nascono dal contratto (può essere anche un

rapporto obbligatorio, ma non è detto perché alcuni trasferiscono diritti, senza un rapporto obbligatorio). Può

produrre diversi effetti dal rapporto obbligatorio (es: novazione). Il contratto è però fonte di obbligazione.

FONTI DELLE OBBLIGAZIONI, art. 1173:

1. CONTRATTO, da art. 1321

2. FATTO ILLECITO, da art. 2043

3. OGNI ALTRO ATTO O FATTO (titoli di credito/gestione d’affari/pagamento dell’indebito/arricchimento senza

causa…)

Le fonti corrispondono a quelle adottate da Gaio, il legislatore del 1942 ha rifiutato la divisione in 4 fonti delle istituzioni di

Giustiniano (contratto, delitto, quasi contratto, quasi delitto) presenti nel 1865 moderna!

Il codice civile del 1865 aveva un valore accessorio:

→ Non c’era un libro che trattava di obbligazioni, ma venivano disciplinate nel III libro dedicato però ai modi di acquisto

della proprietà (riscontro SISTEMATICO)

→ Al centro del libro c’era quindi la proprietà (riscontro FUNZIONALE)

Il codice del 1942 abbandona il legame tra obbligazioni e proprietà e li disciplina in libri diversi, dedica quindi un unico

libro all’obbligazione (IV). MODERNO + MOMENTO UNIFICANTE + CATEGORIA TECNICA (soprattutto titolo I)

1. TITOLO PRIMO+SECONDO: il codice prevede la figura generale dell’obbligazione a prescindere dalla fonte (artt.

1173-1320)

e tratta poi separatamente le singole fonti. Trattano di persona/famiglia/successioni (testamento, matrimonio,

sentenza). I titoli successivi declinano l’art. 1173 e disciplinano i rapporti obbligatori

→ CAPO I: disposizioni preliminari (art. 1173: fonti delle obbligazioni, art. 1174: carattere patrimoniale della

prestazione, art. 1175: comportamento secondo correttezza di creditore e debitore buona fede oggettiva

 

abuso del diritto)

→ CAPO II: artt. 1176 e seguenti: adempimento in generale (es: luogo art. 1182/tempo 1183/termine

1184/decadenza del termine 1186/artt. 1201 e seguenti: pagamento con surrogazione/artt. 1206 e seguenti:

mora del creditore)

→ CAPO III: artt. 1218 e seguenti: inadempimento con le conseguenze (risarcimento danno)

→ CAPO IV: artt. 1230 e seguenti: modi di estinzione diversi (non con pagamento, ma alternative) novazione,

remissione, confusione

→ CAPO V: artt. 1260 e seguenti: cessione di crediti

→ CAPO VI: delegazione, espromissione, accollo

→ CAPO VII: alcune specie di obbligazioni

2. TITOLO TERZO: contratto (artt. 1321-1986),

Dal titolo quarto all’ottavo disciplina i diversi istituti da contratto e fatto illecito:

3. TITOLO QUARTO: promesse unilaterali (artt. 1987-1991),

4. TITOLO QUINTO: titoli di credito (artt. 1992-2027),

5. TITOLO SESTO: gestione d’affari (artt. 2028-2332),

6. TITOLO SETTIMO: pagamento dell’indebito (artt. 2033-2040),

7. TITOLO OTTAVO: arricchimento senza causa (artt. 2041-2042),

8. TITOLO NONO: fatti illeciti (artt. 2043-2059).

OBBLIGAZIONE NATURALE: prestazione dovuta non dalla forza di una delle fonti, ma è un dovere morale e sociale. Il

debitore non è quindi giuridicamente obbligato ad eseguire la prestazione, ma se la esegue non può richiedere la

sostituzione (art. 2034). Non è ammessa la ripetizione di quanto è stato spontaneamente prestato, salvo che la

prestazione sia stata eseguita da un incapace.

Presuppone i presupposti:

1. Spontaneità dell’esecuzione: prestazione eseguita senza coazione.

2. Capacità del soggetto che adempie

3. Proporzionalità tra la prestazione eseguita e i mezzi di cui l’adempiente dispone e l’interesse da soddisfare (non è

doveroso se l’adempiente fa di più).

DIRITTO DELL’ACCIPIENS: diritto di non restituire l’obbligazione ricevuta in un’obbligazione naturale che costituisce

l’unico EFFETTO dell’obbligazione (art. 2034). Non può essere oggetto di: novazione oggettiva/cessione/trasmissione

ereditaria/compensazione legale e giudiziale/garanzie reali o personali/vincolante mediante assunzione dell’impegno

giuridico di eseguirla.

Alcune ipotesi di obbligazioni naturali sono previste dalla legge che concede al creditore di rifiutare la prestazione, ma

non di chiedere l’adempimento (es: debito di gioco, obbligo di eseguire la prestazione fiduciaria, debito prescritto).

Le obbligazioni naturali comprendono tutte le ipotesi in cui l’adempimento è un dovere morale o sociale, l’inosservanza

di tale dovere comporta un giudizio di riprovazione da parte dei consociati e dall’etica sociale.

Sono perciò prestazioni gratuite le obbligazioni naturali effettuate a favore del more uxorio il pagamento spontaneo

degli interessi pattuiti oralmente in misura extralegale/adempimento spontaneo di una disposizione testamentaria

orale/prestazioni effettuate a favore di parenti senza obbligo alimentare/ADEMPIMENTO DEL DEBITO CHE RESIDUA

DOPO L’ESECUZIONE DEL CONCORDATO (NO donazione).

ELEMENTI COSTITUTIVI DEL RAPPORTO OBBLIGATORIO:

1. Soggetti (attivo+passivo) che sono determinati/determinabili

DEBITORE DEBITO: posizione giuridica soggettiva passiva. Ha l’obbligo (obbligazione, non intesa come

rapporto/debito). È un dovere giuridico che ha il debitore verso il creditore. Varia in base al tipo di obbligazione

(obbligazione di mezzo e risultato). L’inadempimento del debito porta alla sanzione. Avere un debito comporta avere una

responsabilità:

1. Personale (dolosa e colposa) ha un vincolo dal quale non può svincolarsi altrimenti c’è la sanzione

2. Patrimoniale risponde personalmente e solidalmente con tutti i suoi beni presenti e futuri (GARANZIA LEGALE,

art. 2740). Con l’inadempimento il creditore può aggredire i beni del creditore.

CREDITORE CREDITO:

1. Creditori chirografari: garanzia patrimoniale generica

2. Creditori privilegiati: sono privilegiati rispetto i chirografari (privilegio/ipoteca/pegno)

Il credito è il diritto all’adempimento, la posizione giuridica soggettiva attiva, è una pretesa giuridica, il potere del

creditore verso un soggetto (diritto soggettivo relativo), ma tutelato erga omnes (coloro che impediscono il

soddisfacimento dell’interesse).

Il credito ha natura patrimoniale (è soggetto a valutazione economica) + natura personale + potere su un soggetto (non

su una cosa come i diritti reali).

In relazione ai soggetti abbiamo le seguenti obbligazioni:

∗ obbligazione a soggetto determinabile: es: vendita nei negozi

∗ OBBLIGAZIONI REALI : il soggetto passivo si determina in base alla titolarità della proprietà o di altro diritto reale su

un determinato bene

∗ OBBLIGAZIONE AMBULATORIA : il creditore trasferisce il credito senza comunicarlo al debitore che ignora a chi

deve effettuare la prestazione al termine.

∗ OBBLIGAZIONI INDIVISIBILI: hanno ad oggetto una prestazione non suscettibile di adempimento parziale o per

natura (es: animale), o per volontà delle parti (indivisibilità soggettiva) l’obbligazione plurisoggettiva indivisibile è

solidale (obbligazione indivisibile i condebitori non possono adempiere una parte) / opera nei confronti degli eredi

del debitore e del creditore (obbligazione indivisibile l’erede non può dare solo una parte)

∗ OBBLIGAZIONI DIVISIBILI: obbligazioni diverse da quelle indivisibili (anche parziali).

OBBLIGAZIONI PLURISOGGETTIVE: pluralità di soggetti (concreditori/condebitori). Avviene nei seguenti casi:

Obbligazione I condebitori sono obbligati ad eseguire l’intera prestazione ad un solo creditore, è fatta da un solo debitore a favore di tutti

solidale gli altri (effetto liberatorio + estingue l’obbligazione). Ogni debitore è obbligato (personalmente + solidalmente) nei confronti

passiva (+ del danneggiato al risarcimento dell’intero danno il creditore si trova in una situazione più favorevole rispetto

importante) all’obbligazione parziaria passiva. Es: FIDEIUSSIONE, è sempre solidale salvo previsto diversamente dal titolo o dalla

legge!

La solidarietà del debito è una tutela per il creditore (favor creditoris)  può chiedere il pagamento ad entrambi i debitori!

Nei rapporti esterni tra creditore e debitore valgono i seguenti principi:

• Il creditore si può rivolgere ad uno a scelta dei coobbligati. Il coobbligato non può esimersi dall’adempimento integrale,

salvo il beneficio di escussione (=onere del creditore di procedere preventivamente nei confronti di un altro

condebitore).

• La prestazione deve essere effettuata dal debitore in modo integrale il debitore estingue l’obbligazione e libera gli

altri condebitori.

• Il condebitore può opporre al creditore le eccezioni comuni (es: inesigibilità), ma non quelle personali altrui (es: vizio di

uno dei condebitori)

• La costituzione in mora di un debitore non vale anche per gli altri condebitori

• Gli atti con cui il creditore interrompe la prescrizione contro uno dei debitori in solido hanno efficacia anche agli altri

condebitori

• La rinuncia da parte del creditore alla solidarietà a favore di un debitore non incide con gli altri

• La transizione che ha come oggetto l’intero debito non produce effetto nei confronti degli altri

Nei rapporti interni fa obbligati valgono i seguenti principi:

• Il carico della prestazione si divide fra i condebitori in parti eguali, salvo che l’obbligazione non sia sorta nell’interesse

esclusivo di un condebitore.

• Se uno dei condebitori ha estinto l’obbligazione ha diritto a richiedere agli altri condebitori la parte di rispettiva

competenza di ognuno (AZIONE DI REGRESSO), se l’obbligazione è sorta nell’interesse di un debitore, l’altro che l’ha

effettuata ha il diritto di richiedere al debitore il rimborso dell’intera prestazione.

• Se un obbligato è insolvente si ripartisce fra gli altri condebitori

NOVAZIONE: tra il creditore e un debitore in solido, libera gli altri debitori

REMISSIONE: a favore di uno dei debitori in solido libera anche gli altri debitori

COMPENSAZIONE: ciascun debitore in solido può opporre in compensazione il credito di un condebitore

CONFUSIONE: se avviene tra un creditore e un condebitore, l’obbligazione si estingue per la parte di quel debitore

INADEMPIMENTO: gli altri debitori non sono liberati se un debitore ha avuto un’impossibilità sopravvenuta per causa a lui

non imputabile.

Obbligazione I concreditori hanno il diritto nei confronti di un debitore all’intera prestazione, l’esecuzione fatta ad uno dei creditori

solidale attiva estingue l’obbligazione e libera il debitore (ciascuno può prelevare l’intera somma dal saldo attivo del conto e la prestazione

effettuata alla banca ad uno dei creditori libera la banca verso gli altri)  solidarietà non si presume mai, ma deve essere

espressamente prevista dalla legge!

Obbligazione 

I condebitori devono eseguire ognuno una parte della prestazione al creditore posizione del creditore più sfavorevole

2. PRESTAZIONE: deve essere suscettibile di valutazione economica (patrimonialità obbligatoria, art. 1174) +

rispondere ad un interesse (non sempre patrimoniale) del creditore. È l’oggetto del rapporto obbligatorio dovuto al

creditore. La prestazione deve essere POSSIBILE + LECITA + DETERMINATA/ABILE. Si dividono in:

→ DARE: trasferire il diritto su un bene (consegna di un bene). Se il bene è specifico è un’obbligazione specifica, se è

determinato nel genere è un’obbligazione generica.

→ NON FACERE: osservare una condotta omissiva quindi non dare/non facere (obbligazione negativa)  se non la

segui è inadempimento perché è un comportamento attivo quindi non può essere ritardo!

→ FACERE: compiere un’attività materiale (es: edificio) o giuridica (es: mandatario che stipula il contratto). Possono

essere:

! OBBLIGAZIONI DI MEZZI: il debitore svolge una determinata attività diligentemente senza garantire al

creditore il risultato sperato (es: avvocato/medico), la soddisfazione dell’interesse non consiste nel risultato, ma

in un buono svolgimento (condotta).

! OBBLIGAZIONI DI RISULTATO: il debitore è tenuto a realizzare un determinato risultato: l’obbligazione è

adempiuta se il risultato è compiuto (pretesa del risultato). Es: compravendita. Non conta l’impiego dei

mezzi/energie per la realizzazione, ma il risultato (esatta prestazione).

La recente giurisprudenza ritiene che questa divisione sia inutile perché in realtà ogni obbligazione richiede la

compresenza del comportamento del debitore (buonafede) che del risultato (ogni obbligazione deve avere un

risultato per estinguersi), seppure in misura variabile a seconda dei tipi di obbligazioni! i concetti ora si sono

avvicinati perché anche l’obbligazione di mezzo deve portare ad un risultato in base alla buonafede.

Art. 1175: debitore/creditore devono comportarsi secondo correttezza, art 1375: debitore/creditore devono comportarsi

secondo buonafede (le parti devono tenere dei comportamenti idonei a salvaguardare l’interesse dell’altra parte), è un

dovere inderogabile di solidarietà sociale (art. 2 cost). Impone alle parti del rapporto obbligatorio di comportarsi secondo

buonafede senza sacrificare in modo eccessivo gli interessi della controparte. Fa sorgere una serie di obblighi di

protezione accessori finalizzati a tutelare l’interesse dell’altra parte. Essa pone regole di condotta/comportamento e la

violazione avrà delle conseguenze risarcitorie/ripristinatorie.

La buonafede può avere 2 significati:

1. Buonafede oggettiva/correttezza: è il comportamento di una parte del rapporto nei confronti dell’altra (canone

oggettivo). Si valuta se le parti hanno agito con un comportamento che si poteva pretendere. Le regole di condotta

non sono codificate, ma si possono pretendere (~33000 sentenze usano il criterio di buonafede).

2. Buonafede soggettiva/in senso psicologico: ignoranza colpevole (es: contratto eseguito da un incapace naturale, il

contraente può non saperlo ed è in una posizione di buonafede soggettiva)

La buonafede la possiamo trovare nella fase precontrattuale, contrattuale e dopo la conclusione del contratto.

BUONAFEDE PRECONTRATTUALE es: attore ha un contratto con un operatore turistico che tace alcune informazioni

che la controparte dovrebbe conoscere rispetto al viaggio risarcimento / es: contratto di locazione dove 2 giorni prima

del contratto il locatore pur sapendo che il locatario non avrebbe pagato crea una clausola costosa per ogni giorno di

ritardo al pagamento il locatario non la deve pagare

Art. 1176: diligenza ≠ buonafede, ma è l’impiego delle energie e dei mezzi necessari per realizzare l’interesse del

debitore. La diligenza richiesta è quella del BUON PADRE DI FAMIGLIA che è un modello di riferimento medio. La

diligenza incide sulla qualità della prestazione. La diligenza media può essere derogata a massima (colpa più lieve) e

minima (colpa più grave).

PRESTAZIONE deve: avere carattere patrimoniale/corrispondere ad un interesse per il creditore (anche non

patrimoniale)/essere lecita/essere determinata, determinabile/essere possibile

MAZZOLA:

Il diritto romano ha diviso le obbligazioni in EX DELICTUM e EX CONTRACTO per questo noi le dividiamo in:

- responsabilità contrattuale non indica solo la responsabilità dovuta all’inadempimento di un’obbligazione della

fonte del contratto, ma la responsabilità a cui un soggetto risponde quando viola un’obbligazione di un rapporto

obbligatorio di qualsiasi fonte.

- responsabilità extracontrattuale è estranea ad un rapporto tra debitore e creditore, non c’è il vincolo, ma è la

soggezione che lede il terzo che non ha un precedente vincolo.

Quando il creditore non è soddisfatto rispetto al risultato può agire in giudizio per risarcimento del danno emergente

(spese sostenute) + lucro cessante (guadagno che avrebbe potuto ottenere con l’adempimento).

Art. 1225: il debitore deve rispondere all’inadempimento, salvo provando che derivi da causa estranea ad esso e non

valutabile. Ci sono 2 interpretazioni di questa estraneità:

1. Estraneità rispetto alla sfera economica del debitore (tutti quelli che fanno parte della sfera economica del debitore

gli sono imputabili, anche se ordinaria diligenza). Evento esteriore/inevitabile con tutte le misure

ragionevolmente/economicamente possibili NO

2. Inadempimento che non si può evitare con la media diligenza Sì

Questa tesi va nel codice attuale. È OGGETTIVA ovvero il debitore che produce il giudizio fatto che abbia avuto un

problema nell’adempiere, non è rilevante la sfera soggettiva.

L’oggettività può essere:

ASSOLUTA: tutti i debitori che adempiono a quell’obbligazione NO

o 

RELATIVA: al concreto rapporto obbligatorio anche criterio della buona fede TESI UTILIZZATA

o 

Unica norma art. 1218 (il debitore che non esegue la prestazione deve risarcire salvo dimostrazioni che è

avvenuto per una causa a lui non imputabile)

Art. 1176 (adempiere all’obbligazione con la diligenza del buon padre di famiglia)

PER QUESTO NASCONO LE OBBLIGAZIONI DI MEZZO E RISULTATO che tutt’oggi è una distinzione obsoleta,

sostenibile ma la maggioranza la ritiene sbagliata. Sono concetti relativi, perché soggettivi. In ogni rapporto è

NECESSARIO un risultato che è il vincolo tra le parti che soddisfa l’interesse del creditore. Si è diligenti per soddisfare il

risultato.

L’unica norma che disciplina l’inadempimento di un rapporto obbligatorio è l’art. 1218 (debitore non è responsabile solo

qualora provi che l’inadempimento non è ad esso imputabile). Il debitore si libera provando che l’inadempimento è

dovuto a un’impossibilità sopravvenuta.

Diligenza ≠ risultato

Impossibilità non imputabile (art. 1176 1° comma: impossibilità di eseguire la prestazione INEVITABILE usando l’utilizzo

della diligenza del buon padre di famiglia).

RESPONSABILITA’ CONTRATTUALE: obbligo del debitore è risarcire il danno, salvo dimostrazione di un’impossibilità

ad esso non imputabile.

SCOPO RISULTATO DELL’OBBLIGAZIONE

• Obbligazione di risultato: RISULTATO=INTERESSE del creditore (es: compravendita) INADEMPIMENTO:

incontestabile, salvo impossibilità ad esso non imputabile.

• Obbligazione di mezzo: RISULTATO ≠ INTERESSE, ma il risultato può condurre alla soddisfazione effettiva

dell’interesse (avvocato/medico). INADEMPIMENTO: impossibilità ad esso non imputabile O caso concreto che

con i mezzi disponibili del buon padre di famiglia, non si sarebbe potuto conseguire un risultato diverso, non è

inadempimento. Il creditore non può pretendere l’adempimento.

Art. 1176 2° comma: diligenza è in base all’attività esercitata

valutazione del giudice (SINDACATO) fa riferimento alla perizia che il professionista medio avrebbe dovuto tenere

 

imputabilità dell’impossibilità della prestazione

il debitore deve dimostrare che un professionista mediamente attento non avrebbe potuto impedire il verificarsi

dell’evento.

GIUDICE:

ipotesi generale

 nuova ipotesi: il debitore non è liberato quando prova che gli eventi sono INEVITABILI, ma solo in circostanze

straordinarie ESTRANEE al controllo dell’obbligato INEVITABILI sindacato più rigoroso

 

RESPONSABILITA’

tradizionale

 liberazione nel caso in cui fa valere l’autorità dell’evento rispetto al suo controllo

Obbligazioni fungibili: non è rilevante né l’identità né le qualità Obbligazioni infungibili: è rilevante l’identità e le qualità personali

personali di chi la esegue (es: somma di denaro irrilevanza del di chi la esegue (es: cantante)

debitore)

Obbligazioni generiche, art. 1178: la prestazione consiste in cose Obbligazioni specifiche: il debitore è tenuto a dare una cosa

 

determinate solo nel genere (es: grano/denaro) il debitore deve determinata (es: quest’auto) è individuata la RES

prestare cose di qualità NON INFERIORI alla media. dell’obbligazione generica (es: questo grano)

Obbligazio Obbligazioni alternative, art. 1258: 2/+ prestazioni (+ Obbligazioni facoltative: hanno ad oggetto 1 prestazione (è

ni semplici: semplice), ma il debitore ha facoltà di liberarsi eseguendone

prestazioni: obbligazioni ad alternativa multipla) il

1 un’altra. Fino al momento dell’adempimento della prestazione

debitore si libera eseguendone solo 1, ma non può

prestazione principale può effettuarne una diversa e predeterminata.

costringere il creditore a ricevere parte di una e parte

dell’altra (es: scegliere una prestazione 

concentrazione: ridurre le prestazioni ad 1). La scelta

spetta al debitore, se non esegue nessuna prestazione,

la scelta spetta al creditore

in caso d’impossibilità sopravvenuta per in caso d’impossibilità sopravvenuta per l’obbligazione facoltativa

 

l’obbligazione alternativa se una prestazione non è se l’unica prestazione dedotta diviene impossibile per causa non

– possibile per causa non imputabile al debitore imputabile al debitore, l’obbligazione si estingue. Se diviene

l’obbligazione si considera semplice ed il debitore deve impossibile l’altra l’obbligazione permane ed il debitore si libera

eseguire l’altra prestazione effettuando l’obbligazione dedotta dall’obbligazione

*datio solutum

Obbligazioni pecuniarie: è la più diffusa, il debitore deve dare al creditore una somma di denaro. Vanno estinti con moneta avente corso

legale nello stato al tempo del pagamento (€, per le obbligazioni ancora espresse in lire vale la regola secondo cui la somma era dovuta in

una moneta che non ha più corso legale al tempo del pagamento, deve farsi con moneta legale uguale al valore dell’altra). Se è espresso in

moneta estera il debitore può pagare in moneta nazionale al corso del cambio il giorno della scadenza. C’è però una clausola che impone di

pagare nella moneta pattuita e quindi in questo caso il debitore deve pagare con quella moneta.

La recente giurisprudenza afferma che le obbligazioni possono essere estinte dal debitore mediante qualsiasi altro mezzo di pagamento:

assegno circolare/assegno bancario che garantisca il medesimo effetto dei contanti.

se il debitore paga in moneta avente corso legale, il creditore non può rifiutare il pagamento se inferiore a 1000€ e l’effetto liberatorio si

verifica con la consegna del denaro

se paga con assegno circolare o bancario il creditore può rifiutare per giustificato motivo e l’effetto liberatorio si verifica con l’acquisire della

somma da parte del creditore

La moneta non risulta idonea a soddisfare direttamente i bisogni dell’uomo, ma essa può essere scambiata per ottenere beni o servizi

(funzione di pagamento della moneta). È quindi importante il valore REALE della moneta (=potere di acquisto) e non quello nominale

(=numerico). Il valore reale varia nel tempo e recentemente tende a diminuire (deprezzamento monetario) se l’obbligazione pecuniaria

deve essere eseguita dopo un intervallo di tempo il debitore deve prestare tanti pezzi monetari quanti erano originariamente previsti

(=necessari per garantire al creditore il medesimo potere di acquisto che avrebbe conseguito).

*PRINCIPIO NOMINALISTICO: il debitore si libera pagando la medesima quantità di pezzi monetari inizialmente fissati, nonostante il tempo

passato ed indipendentemente dal fatto che il potere di acquisto si sia alterato.

Clausola D’INDICIZZAZIONE: per proteggersi dal potere d’acquisto che varia nel tempo le prassi concordano di ancorare l’importo pecuniario

dovuto a parametri al cui variare si modificherà parallelamente l’entità della somma corrispondente.

Dottrina + giurisprudenza: ritengono che il principio nominalistico non si applichi a tutte le obbligazioni, ma alle obbligazioni di valuta

(=hanno fin dall’origine una somma di denaro), quindi non seguono il principio nominalistico e non alle obbligazioni di valore (=hanno

inizialmente un oggetto diverso dal denaro). La liquidazione delle obbligazioni di valore avviene con 3 fasi:

1. Quantificare in termini monetari il valore dell’oggetto all’epoca (aestimatio)

2. Rivalutare l’importo attraverso l’indici ISTAT di variazione del corso della vita (taxatio)

3. Liquidare l’ulteriore danno da ritardo (interessi compensativi)

* in alternativa si calcola il valore monetario attuale.

un’obbligazione pecuniaria è quella agli INTERESSI, ha carattere accessorio. Gli interessi si dividono in base alla fonte:

→ Legali: previsti dalla legge (art. 1282: crediti liquidi ed esigibili con oggetto somme di denaro)

→ Convenzionali: dovuti ad un accordo tra debitore e creditore

Gli interessi si dividono anche in base alla funzione:

→ Corrispettivi: dovuti al creditore su capitali concessi a mutuo (termine non esistente nel codice). Sono considerati come frutti civili.

Determinati al saggio legale individuato annualmente dal ministro del Tesoro

→ Compensativi: dovuti al creditore di obbligazioni di valore (compenso periodico per il vantaggio che deriva dall’avere la disponibilità di

una somma di denaro spettante al creditore). È nata per l’esigenza di non lasciare il creditore privo del diritto agli interessi in casi in cui

l’illiquidità del credito di valore non consente la decorrenza d’interessi corrispettivi.

→ Moratori: dovuti al creditore in mora e hanno come oggetto una somma di denaro (risarcimento per il ritardo del pagamento). Messa in

mora automatica (ex rae), altrimenti è necessaria la messa in mora (ex persona). Determinati al saggio legale individuato annualmente

3. INTERESSE DEL CREDITORE: la prestazione deve soddisfare l’interesse del creditore. L’interesse è lo strumento

che ci consente di comprendere se il creditore è soddisfatto e quindi se il rapporto si è concluso, ma soprattutto se il

debitore ha adempiuto al suo dovere. L’interesse può essere riferito al risultato e non al comportamento (obbligazioni di

mezzo/obbligazioni di risultato).

Talvolta c’è l’interesse che solo quel debitore può soddisfare la prestazione, il creditore può rifiutare l’obbligazione fatta

da terzi.

3. INTERESSE DEL DEBITORE: sciogliersi dal vincolo obbligatorio (es: MORA art. 1206 per ottenere lo scioglimento del

vincolo) e adempiere personalmente (art. 1180), infatti può opporsi al pagamento del suo dovere da parte di un terzo

TUTELA INTERESSE DEL DEBITORE.

SUCCESSIONE NEL DEBITO E NEL CREDITO

I soggetti di un rapporto obbligatorio possono essere sostituiti o aggiunti altri soggetti. Può verificarsi:

× Successione a titolo universale che comprende tutti i rapporti del patrimonio del dente causa (eredità, de cuius,

mortis causa, richiede continuità)

 Successione a titolo particolare che riguarda un singolo rapporto

SOSTITUZIONE DAL LATO ATTIVO, per atto inter vivos, a titolo particolare : cambia il soggetto attivo, creditore, per

il debitore è indifferente a chi deve adempiere e non serve il suo consenso, ma la sola notifica.

1. CESSIONE DEL CREDITO, artt. 1260-1267, capo V: è un contratto col quale il cedente (creditore) trasferisce al

cessionario (3°) il suo diritto di credito verso il ceduto (debitore). Si trasferisce il credito in capo al cessionario. Si

modifica un rapporto obbligatorio NON ancora eseguito, ma l’obbligazione rimane INALTERATA perciò permangono i

privilegi e le garanzie (il ceduto può opporre al cessionario le stesse eccezioni) il ceduto non può opporre al

cessionario un controcredito verso il cedente qualora abbia accettato la cessione e non può opporre nemmeno negozi

estintivi o modificativi del credito ceduto.

Qualunque credito può essere oggetto di cessione, anche i crediti futuri purché esista il rapporto dei futuri crediti nel

momento in cui si perfeziona il contratto di cessione LIBERA CEDIBILITA’ DEI CREDITI, salvo:

∗ Credito strettamente personale (credito alimentare)

∗ Trasferimenti vietati dalla legge (credito litigioso)

∗ Quando le parti la escludono  incedibilità negoziale

È un accordo tra il cedente e il cessionario. Il ceduto non deve accettare perché è estraneo all’accordo di cessione visto

che per lui è indifferente chi deve adempiere (≠ lato passivo, richiesto il consenso del creditore).

Se il creditore concede il credito a più cessionari si usa il principio di prevalenza ovvero prevale la prima cessione

accettata e notificata al creditore ceduto (art. 1265). Il credito ceduto può essere venduto o donato:

VENDITA DEL CREDITO: il cedente riceve un corrispettivo di denaro o una prestazione in altra natura

DONAZIONE DEL CREDITO: avviene gratuitamente, senza corrispettivo  funzione di garanzia per estinguere un

diverso debito del cedente verso il cessionario (CESSIONE SOLUTORIA).

È a causa variabile perché può svolgere molteplici funzioni!

FUNZIONE/CAUSA: interesse alla circolazione del credito  il credito è un bene che circola.

Il credito è trasferito al cessionario con un consenso traslativo nel momento dell’accordo di cessione (per i crediti futuri si

verifica con il sorgere del credito). La cessione ha efficacia quando il ceduto viene informato della cessione e la accetta

(non è necessario però il consenso) in modo da adempiere al soggetto esatto (art. 1764). Se il ceduto paga il cedente

(creditore originario) pur consapevole della cessione non è liberato dal vincolo dell’obbligazione, se non ne era a

conoscenza è tenuto ad effettuare il pagamento verso il cessionario. La notificazione della cessione serve a renderla

opponibile ai terzi.

RAPPORTI TRA CEDENTE E CESSIONARIO:

→ Cessione a titolo oneroso : il cedente garantisce al cessionario l’esistenza del credito al momento della cessione

(VERITAS NOMINIS), ma non garantisce la solvenza del debitore, la realizzabilità del credito (BONITAS NOMINIS).

→ Cessione a titolo gratuito : il cedente garantisce la veritas nominis se l’ha promessa e non garantisce la bonitas

nominis.

*il cedente con apposito patto può assumere la garanzia della bonitas nominis quindi se il ceduto non adempie il cedente

restituisce quanto ricevuto come corrispettivo della cessione + interessi + spese della cessione.

Se la cessione è solutoria (=serve per estinguere un debito al cessionario) essa avviene PRO SOLVENDO (=la

liberazione del cedente avviene quando il cessionario ottiene il pagamento), salvo diversa volontà PRO SOLUTO (=il

cessionario libera il cedente e rischia).

FACTORING: è un contratto anglosassone oggi diffuso anche in Italia. L’imprenditore (FACTOR) per ricavare una

commissione variabile fornisce all’impresa cliente dei servizi (contabilizzazione/amministrazione/incasso/sollecito) relativi

alla gestione dei crediti che l’impresa vanta dalla clientela per l’attività imprenditoriale. Inoltre il factor effettua a favore

dell’impresa un’anticipazione finanziaria (FUNZIONE DI FINANZIAMENTO) e talvolta (+ raro) si accolla il rischio

d’insolvenza di 1/+ debitori (FUNZIONE ASSICURATIVA). Il factoring è regolato con l’istituto della CESSIONE DEL

CREDITO: l’impresa cede al factor i crediti presenti e futuri nei confronti dei clienti. Il factor ne diventa titolare e si occupa

di gestire i crediti, dà un’anticipazione finanziaria all’impresa che recupererà con l’incasso dei crediti ceduti (trasferirà gli

importi all’impresa, ma tratterrà l’anticipazione finanziaria versata). Se l’impresa cliente richiede anche la funzione

amministrativa verrà effettuata PRO SOLUTIO ovvero se il credito è irrecuperabile il factor non può pretendere

dall’impresa la restituzione degli anticipi versati (≠PRO SOLVENDO restituisce gli anticipi). Deroghe:

1. Il cedente è un imprenditore

2. I crediti sono pecuniari e vengono dall’esercizio dell’impresa

3. Il cessionario è una banca/intermediario finanziario che si occupa di acquistare crediti d’impresa

→ I crediti futuri possono essere oggetto di cessione anche prima di essere stipulati (ma nei 24 mesi successivi)

→ I crediti possono essere ceduti in massa con indicazione del nominativo del debitore ceduto

→ Il cedente garantisce la solvenza del ceduto

→ La cessione è opponibile ai terzi.

CARTOLARIZZAZIONE DEI CREDITI: regolato con l’istituto della cessione del credito. Ha lo scopo di smobilizzare i

crediti procurando liquidità al creditore e di creare un nuovo bene: uno strumento finanziario da collocare sul mercato.

L’ORIGINATOR solitamente una banca/intermediario finanziario cede a titolo ONEROSO più crediti pecuniari esistenti e

futuri alla SOCIETA’ VEICOLO. La società veicolo emette TITOLI messi sul mercato per investitori professionali e non.

La società veicolo direttamente o con l’ausilio del SERVICER (=un’altra società) riscuote i crediti ceduti e provvede alle

attività. Le somme incassate dai ceduti sono destinate IN VIA ESCLUSIVA, salvo il pagamento dei costi, ai PORTATORI

dei titoli emessi per finanziare l’acquisto dei crediti. Per garanzia i crediti oggetto di cessione costituiscono un

PATRIMONIO SEPARATO distinto dagli altri/altro della società veicolo. PRO: i portatori hanno il diritto esclusivo sui

crediti / CONTRO: possono far valere le loro pretese solo sul patrimonio separato e non sugli altri.

2. DELEGAZIONE ATTIVA, art. 1268: accordo trilaterale tra creditore + debitore + terzo. Il delegante (creditore) delega

il delegato (debitore) ad impegnarsi ad effettuare la prestazione al delegatario (terzo). Il delegato diventa sia debitore

del delegante sia del delegatario e in caso di inadempienza possono agire entrambi (DELEGAZIONE CUMULATIVA),

salvo deciso diversamente dalle parti (DELEGAZIONE LIBERATORIA: liberato nei confronti del delegante). L’accordo

vede come parte anche il debitore (≠cessione). L’effetto è emulativo al delegante si aggiunge un nuovo creditore, il

delegatario (≠cessione che il creditore si sostituisce).

3. SURROGAZIONE, artt. 1201-1205: sostituzione del creditore con un’altra persona, l’obbligo NON si estingue, ma si

sostituisce il creditore (permane il rapporto originario per tutelare il 3° surrogato che pur non essendo una parte del

rapporto può vantare nei confronti del debitore/creditore le stesse garanzie/privilegi/condizioni del precedente

creditore/debitore)! La surrogazione suppone che l’obbligazione sia adempiuta e che il creditore sia soddisfatto!

Funzione: agevolare l’adempimento verso il creditore originario!

≠cessione del credito/delegazione attiva: il creditore non è soddisfatto, ma l’adempimento si deve ancora verificare!

Può essere:

- Per volontà del creditore, art. 1201: riceve il pagamento da un 3° e dichiara espressamente di volerlo far

subentrare nei propri diritti verso il debitore. Il debitore ha ora un rapporto col surrogato, si cambia solo il creditore,

ma il rapporto non si estingue! Deve essere fatta in modo espresso e contemporaneamente al pagamento.

- Per volontà del debitore, art. 1202: il debitore che prende a mutuo una somma di denaro al fine di pagare il debito,

può surrogare il mutuante nei diritti del creditore. Il 3° che paga il mutuo subentra nei diritti che il creditore vantava

nei confronti del debitore originario. Il 3° non paga direttamente il creditore, ma dà una somma a mutuo al debitore

per far si che paghi il creditore. Ci si deve accertare che il 3° dia la somma di denaro a mutuo al debitore per far

pagare realmente il creditore! Presupposti:

1. Il mutuo deve avere data certa (per verificare se è realmente servito per pagare il creditore)

2. MUTUO DI SCOPO: specifica destinazione della somma mutuata

3. Nella quietanza c’è l’indicazione della provenienza della somma impiegata nel pagamento

- Per volontà della legge, SURROGAZIONE LEGALE, art. 1203

vantaggio di un creditore chirografario che paga un altro creditore che ha diritto di essergli preferito in ragione dei

suoi privilegi (pegno/ipoteche), Tizio è debitore di Caio (creditore privilegiato) e Evelyn (creditore chirografario). Se

Evelyn paga Caio si sostituisce nella sua posizione di creditore privilegiato! Avviene quando il creditore chirografario

(Evelyn) ha un debito molto grande, mentre Caio (creditore privilegiato) piccolo e quindi Evelyn sceglie di pagare il

credito di modesta entità per ricevere le garanzie del suo rapporto!

vantaggio dell’acquirente di un immobile ipotecato che si sostituisce al 3° ed estingue l’ipoteca.

3° che paga dei creditori che aveva interesse

erede con beneficio d’inventario che paga i debiti ereditari

altri casi previsti dalla legge

Nullità di qualsiasi patto che impedisca/renda più oneroso per il debitore l’esercizio della facoltà di surrogazione

(surrogazione per volontà del debitore).

Art. 1204: la surrogazione ha effetto anche contro i terzi che hanno prestato garanzia per il debitore.

MODIFICAZIONI DEL LATO PASSIVO, a titolo particolare: cambia il soggetto passivo, il debitore e quindi il creditore

deve accettare la modifica del soggetto, se manca il precedente debitore non viene liberato, ma se ne aggiunge un altro.

1. DELEGAZIONE PASSIVA, artt. 1268-1271:

• DELEGAZIONE A PROMETTERE: negozio trilaterale fra debitore + creditore + terzo. Il delegante (debitore)

delega il delegato (terzo) ad obbligarsi ad adempiere una prestazione al delegatario (creditore). Il delegante è

creditore del delegato e debitore del delegatario. I 2 rapporti si estinguono con un unico atto. Il delegato può

rifiutare. Non è necessaria una precisa forma.

≠espromissione perché nella delegazione c’è la delega del debitore!

→ DELEGAZIONE CUMULATIVA: il delegante non è liberato dal rapporto originario, ma resta obbligato assieme al

delegato. Il delegatario agisce nei confronti di entrambi i soggetti. Il delegatario non può pretendere il pagamento del

delegante se prima non lo chiede al delegato  beneficium ordinis.

≠ beneficium excursionis della fideiussione che non è l’obbligo di chiedere prima la prestazione al garante, MA un

dovere di agire in via esecutiva prima nei confronti di un soggetto piuttosto che al debitore garantito esecuzione

coattiva che ha una TUTELA ESECUTIVA!!

→ DELEGAZIONE LIBERATORIA: il delegatario può, con dichiarazione espressa, liberare il delegante, conservando

come unico debitore il delegato  si estinguono le garanzie annesse al credito, salvo che non si vogliano conservare.

Se risulta che il delegato era insolvente dal momento in cui ha assunto l’obbligo verso il delegatario il creditore

conserva il credito verso il delegante nonostante la liberazione!

→ DELEGAZIONE TITOLATA: uno o entrambi i rapporti fra le parti

→ DELEGAZIONE PURA: nessun rapporto tra le parti

• RAPPORTO DI PROVVISTA: delegante ha un credito da parte del delegato

• RAPPORTO DI VALUTA: delegante ha un debito verso il delegatario

∗ Qualora il delegato ha promesso di pagare al delegatario quanto il delegato deve al delegante (RAPPORTO DI

PROVVISTA) può opporre al delegatario tutte le eccezioni che avrebbe potuto opporre al delegante 

DELEGAZIONE TITOLATA

∗ Qualora il delegante ha promesso di pagare al delegatario quando deve ricevere dal delegante (RAPPORTO DI

VALUTA) può opporre al delegatario tutte le eccezioni che il delegante avrebbe potuto opporre al delegatario 

DELEGAZIONE TITOLATA

∗ Qualora abbia promesso di pagare al delegatario quanto deve ricevere dal delegante (RAPPORTO DI VALUTA), nei

limiti in cui il delegato doveva al delegante (RAPPORTO DI PROVVISTA) può opporre al delegatario sia le eccezioni

che il delegato poteva opporre al delegante, sia quelle che il delegante poteva opporre al delegatario. 

DELEGAZIONE TITOLATA

∗ Qualora abbia promesso di pagare al delegatario un pagamento non riferito in alcun rapporto (né valuta né

provvista) non può opporre al delegatario le eccezioni di nessun rapporto. In caso di nullità del rapporto di valuta

può opporre le eccezioni del rapporto di provvista (nullità della doppia causa).  DELEGAZIONE PURA

PROBLEMA: Quando la delegazione è pura o titolata, ma liberatoria, è novazione soggettiva (nuovo rapporto

obbligatorio→ prescrizione riinizia → le garanzie si estinguono) o successione particolare del debito (stesso rapporto

obbligatorio→ prescrizione continua → le garanzie permangono)? → art. 1275: si estinguono le garanzie annesse al

credito, salvo che il soggetto le voglia mantenere → ?NOVAZIONE SOGGETTIVA?

*GARANZIA: istituto previsto dalle disposizioni (=enunciato prescrittivo, testo scritto) del codice che ha lo scopo di

rafforzare le ragioni del debitore!

≠ GARANZIE PERSONALI: un terzo fa una promessa: nel caso in cui il soggetto garantito non adempie risponderà

personalmente con tutti i beni presenti e futuri (FIDEIUSSIONE!!!).

*garanzia autonoma / fideiussione

• DELEGAZIONE DI PAGAMENTO: è un accordo tra il delegante (debitore) che delega il delegato (terzo debitore del

delegante) ad effettuare una prestazione a favore del delegatario (creditore). Es: assegno bancario. Non contiene

l’invito al delegato di obbligarsi, ma ha funzione immediatamente solutoria dell’obbligazione e non della

modificazione del soggetto passivo. Il pagamento effettuato dal delegato vale come se fosse effettuato dal

delegante al delegatario (rapporto di valuta). Nei rapporti tra delegante e delegato vale come effettuato dal delegato

al delegante (rapporto di provvista). Il delegante può revocare la delegazione finché il delegato non abbia assunto

l’obbligazione nei confronti del delegatario o non abbia eseguito il pagamento al delegatario. Es: un soggetto ordina

alla sua banca di adempiere ad un debito che ho nei confronti di un altro soggetto, il pagamento vale come se fosse

effettuato dal soggetto stesso (rapporto di provvista → tra me e la banca/rapporto di valuta → tra il soggetto ed un

altro soggetto). Si estinguono il debito con la banca + quello dell'altro soggetto! → SI VELOCIZZANO I RAPPORTI

NEGOZIALI CON UN UNICO ATTO!

2. ESPROMISSIONE, art. 1272: è un contratto dove l’espromittente (terzo) s’impegna nei confronti dell’espromissario

(creditore) a pagare un debito all’espromesso (debitore) senza delegazione del debitore (SPONTANEITA’ DEL 3°

≠delegazione), es: il padre che si promette a pagare il debito del figlio. È un contratto unilaterale che si perfeziona nel

momento in cui il creditore viene a conoscenza della volontà del terzo, senza accettazione dell’espromissario. È

un’azione spontanea del terzo (≠delegazione passiva). Ciò che conta è che l’espromesso non prenda parte

all’operazione negoziale. È CUMULATIVA, sia l’espromesso sia l’espromittente sono impegnati con l’espromissario,

salvo che il creditore liberi l’espromesso (espromissione liberatoria). L’espromittente entra nella posizione

dell’espromesso e non può opporre al creditore le eccezioni relative al suo rapporto con l’espromesso, ma può opporre

le eccezioni che avrebbe potuto opporre l’espromesso all’espromissario, salvo eccezioni personali o che derivano

successivamente all’espromissione.

≠ADEMPIMENTO DEL TERZO: il terzo non promette solo il pagamento, ma provvede al pagamento pur non essendo

obbligato!  funzione solutoria

3. ACCOLLO, art. 1273: è un accordo bilaterale tra l’accollante (terzo) che assume a proprio carico di procurare

all’accollatario (creditore) il pagamento del debito dell’accollato (debitore originario).  si estinguono 2 rapporti

contemporaneamente!

ACCOLLO INTERNO/semplice, non previsto dal codice: le parti non intendono attribuire alcun diritto all’accollatario

verso l’accollante che s’impegna solo nei confronti dell’accollato  il creditore non acquista un altro debitore!

L’accollatario non può quindi rivolgersi all’accollante per il pagamento del credito, l’accollante in caso d’inosservanza

dell’obbligo assunto risponde per inadempimento solo per l’accollato, l’accollato e l’accollante possono sempre

accordarsi per modificare/revocare l’impegno assunto dall’accollante. L’accordo rimane interno tra le 2 parti! Non c’è

alcun diritto a favore del creditore.

ACCOLLO ESTERNO: l’accordo tra accollante e accollato è un contratto a favore del terzo  l’accollante e accollato

hanno inteso di conferire all’accollatario il diritto di pretendere direttamente dall’accollante l’adempimento del credito.

L’accordo tra accollato ed accollante può essere modificato/annullato fin quando l’accollatario non aderisce. Quando

l’accollatario aderisce l’impegno dell’accollante è irrevocabile (risponde all’accollato + accollatario). Può essere:

1. CUMULATIVO: se l’accollato resta obbligato con l’accollante, BENEFICIUM ORDINIS: l’accollatario deve chiedere

prima all’accollante e se è inadempiente all’accollato

2. LIBERATORIO: l’accollato è liberato e solo l’accollante è obbligato. Occorre una dichiarazione espressa e

inequivoca dell’accollatario.

Es: compravendita di beni aziendali di un’impresa in crisi, il cui complesso aziendale sia gravato d’ipoteca. L’acquirente

invece che dare una somma di denaro per acquistare i beni, si accolla i debiti del debitore con beneficio dell’imprenditore

in crisi + beneficio per l’istituto bancario, visto che c’è il patto di mantenimento delle garanzie e può quindi giovarsi di un

nuovo patrimonio sul quale eventualmente soddisfarsi + evitare di segnalare la posizione del debitore in crisi che non

riesce a soddisfare il debito.

ESTINZIONE DELL’OBBLIGAZIONE: l’obbligazione è un rapporto temporaneo  si estingue! Può avvenire in modo

satisfattivo (diretto) o non satisfattivo (indiretto) in base se soddisfi o meno gli interessi del creditore.

ADEMPIMENTO: è il modo naturale di estinzione del rapporto. Avviene effettuando la prestazione dovuta per soddisfare

l’interesse del creditore ed essere liberato dal vincolo estinguendo il rapporto obbligatorio. Il debitore garantisce

l’esattezza oggettiva e soggettiva della prestazione. Richiede cautela da parte del debitore DILIGENZA MEDIA DEL

BUON PADRE DI FAMIGLIA, art. 1776 (attenzione + prudenza + perizia). Il grado di diligenza varia a seconda del tipo di

attività dovuta, della competenza del debitore e dell’obbligazione. Si può modificare il grado di diligenza, ma un contratto

senza diligenza è nullo! Il debitore è tenuto ad adempiere ESATTAMENTE la prestazione il creditore se vuole può

rifiutare un pagamento parziale, salvo contro buonafede (art. 1181: adempimento parziale, può rifiutare perché è una

prestazione inesatta). Recentemente la giurisprudenza pensa che richiedere l’adempimento frazionato di un credito

unitario può risultare illegittimo. Il debitore può adempiere PERSONALMENTE o a mezzo di ausiliari/dipendenti. È un

atto materiale, un atto dovuto.

Es: art. 1170 diligenza mandatario: buon padre di famiglia 

QUIETANZA, art. 1199: è un diritto del debitore che chiede al creditore quando adempie, è a spese del debitore

dichiarazione di scienza dell’adempimento del debitore che risulta liberato dal vincolo dell’obbligazione. È una prova

documentale precostituita. Essa fa PIENA PROVA dell’adempimento! Se l’adempimento non è valido verranno applicati i

rimedi. Il creditore dichiara di aver ricevuto la prestazione dal debitore, attesta l’estinzione del rapporto obbligatorio. È un

diritto del debitore.

Art. 1200: il creditore che ha ricevuto il pagamento DEVE garantire l’estinzione del rapporto e liberare il debitore, liberare

i beni dalle garanzie reali (accessorietà).

DESTINATARIO: il debitore deve adempiere direttamente al creditore. Il creditore deve avere la capacità legale di

ricevere l’adempimento (sufficiente la capacità legale per liberare il vincolo, non naturale perché non si vuole gravare il

debitore di un onere che va oltre la normale diligenza, deve solo accertare se è legalmente capace).

Il pagamento fatto a un incapace non libera il creditore che potrebbe dover ripagare un’altra volta  RIMEDIO

dell’ineffettività ovvero il creditore incapace che riceve il pagamento non lo deve impugnare secondo la procedura del art.

427, ma considera il pagamento come inefficace: non produce effetti. È più forte rispetto a invalidità e annullabilità

(=negozio produttivo di effetti giuridici), SALVO che il debitore non provi che ciò che ha pagato è stato rivolto a favore

dell’incapace, nonostante fosse incapace (posizione di vantaggio per il creditore: vantaggio non dell’interesse alla

prestazione, ma di un interesse che le prestazioni si consolidano in attivo nel suo patrimonio). Talvolta deve adempiere

al rappresentante legale.

Al debitore non è richiesta alcuna capacità (non può impugnare il pagamento causato dalla propria incapacità). Il

debitore può anche pagare una persona che sia legittimata a ricevere l’adempimento per il creditore (ADIECTUS

SOLUTIONIS CAUSA, es: commessa del supermercato). Grava sul debitore l’onere della prova. Se il debitore paga a

chi non è legittimato a ricevere non si libera dall’obbligazione.

Pagamento al creditore apparente, artt. 1188-1189: talvolta il debitore deve pagare non il creditore, ma un suo

rappresentante che è legittimato dal creditore o dalla legge (es: minore). La liberazione del debitore che paga chi non è

legittimato a ricevere qualora avvengono i presupposti:

• SOGGETTIVO: Se il debitore prova di essere stato in buonafede (in questo caso la buonafede non è presunta come

quella psicologica, ma deve essere sempre provata dal debitore per tutelare anche il creditore effettivo). Il

creditore apparente deve essere stato in malafede (comportamento colposo).

• OGGETTIVO: circostanze univoche che facevano ritenere che il creditore apparente fosse legittimato a ricevere

RATIO: evitare di rallentare gli adempimenti da parte del debitore in sede di esecuzione della prestazione, l’ordinamento

vuole alleggerire il debitore da verifiche eccessivamente onerose/costose che rallentano il pagamento, non rallenta

l’estinzione dei rapporti obbligatori. Evitare di far ricadere sul debitore un inadempimento inesatto.

Il creditore apparente deve restituire il debito al creditore, art. 1189. Fatto idoneo a produrre un rapporto obbligatorio

 sorge un credito da parte del creditore effettivo nei confronti del creditore apparente (disciplinata dall’art. 2033 

creditore effettivo a diritto di ripetere ciò che il creditore apparente ha ricevuto chiedendo i frutti e l’interessi dal giorno in

cui ha ricevuto il pagamento se in malafede, se non era in malafede dal giorno della domanda). Il debitore è liberato se

prova di essere stato in buonafede.

ECCEZIONE: creditore incapace legale/pagamento effettuato al fallito (quando risulta da registri)  non si applica il 1189.

LUOGO, art. 1182: è indicato nel titolo costitutivo del rapporto, ovvero dagli usi o dalla natura della prestazione. Regole

suppletive se non è indicato il luogo, è una norma dispositiva (derogabile dalla volontà delle parti e opera laddove le parti

non stabiliscono il luogo dell’adempimento). In mancanza del luogo la prestazione andrà eseguita con riguardo agli usi e

alla natura della prestazione:

 Consegnare una cosa certa e determinata: adempiuta nel luogo in cui l’obbligazione è sorta

 somma di denaro determinata/determinabile: adempiuta nel domicilio del creditore (OBBLIGAZIONE PORTABILE),

debiti di valuta (e non di valore!)

 Altri casi: va adempiuta al domicilio del debitore alla scadenza (OBBLIGAZIONI CHIEDIBILI)

*mora: conseguenze diversi a seconda se il debito è portabile o chiedibile (automatica e domanda per iscritto)

TEMPO, art. 1183: le parti sono libere di definire il tempo in cui eseguire l’adempimento, salvo le transazioni commerciali

(obbligazioni di pagare una somma di denaro a titolo di corrispettivo per merci o servizi  nullità se il termine non è

stabilito sono 30 giorni).

 Se è ad esecuzione continuata (periodica, OBBLIGAZIONE DI DURATA) si determina il momento iniziale e il

momento finale.

 Se è ad esecuzione istantanea si determina il dia solutionis. Il termine viene fissato nel titolo costitutivo e può

essere:

a. La maggior parte dei casi a favore del debitore e il creditore non può esigere la prestazione prima della

scadenza, mentre il debitore può adempiere prima del termine (INSESIGIBILE, ESEGUIBILE)

b. A favore del creditore che può pretendere l’adempimento anche prima della scadenza, ma il debitore non può

offrire la prestazione prima del termine (ESIGIBILE, INESEGUIBILE)

c. A favore di entrambi e non possono pretendere/eseguire la prestazione prima del termine (INESIGIBILE,

INESEGUIBILE)

Il debitore decade dal termine fissato a suo favore qualora, DEROGA (art. 1186): ipotesi di decadenza del beneficio

del termine dove il creditore può evocare il pagamento immediato:

♥ il debitore diminuisce le garanzie che aveva dato

♥ il debitore non ha offerto le garanzie che aveva promesso

♥ il debitore è INSOLVENTE, INSOLVENZA CIVILISTICA (≠insolvenza dell’impresafallimento): vale solo per il

diritto privato ovvero qualsiasi debitore può esserlo (imprenditore o meno). Qualsiasi debitore che è in una

situazione di dissesto economico (anche presunta) da indurre il creditore ad affrettarsi ad esigere il pagamento

della prestazione visto che c’è l’impossibilità di adempiere del debitore.

Qualora il titolo non prevedesse il tempo dell’obbligazione c’è il principio dell’immediata esigibilità della prestazione (il

creditore può pretendere il debito immediatamente). Se è necessario un termine, ma non è stato fissato, verrà fatto dal

giudice, però se l’obbligazione non ha un termine, ma è decorso un lasso di tempo da ritenere il termine superato non è

necessario rivolgersi al giudice.

CONTANTE: per evitare il riciclaggio di denaro + finanziamento del terrorismo + evitare i rischi connessi al possesso di

contante (es: rapine) è vietato il trasferimento di denaro (libretti bancari o postali al portatore) per un valore

pari/superiore ai 1000€ (Renzi 3000?), per queste somme ci si deve rivolgere alle banche/poste italiane/istituti di

pagamento (il debitore si libera nel momento in cui consegna la somma di denaro). Per questo si favoriscono i mezzi di

pagamento alternativi (carte di credito).

ADEMPIMENTO DEL TERZO: se la prestazione è infungibile il creditore può legittimamente rifiutare la prestazione

eseguita da un terzo al posto del creditor, se è fungibile il creditore non può legittimamente rifiutarla (essendogli

indifferente chi adempie). L’eventuale rifiuto potrebbe comportare la mora creditoris. Solo se il debitore comunica al

creditore l’opposizione il creditore può legittimamente rifiutare, ma può anche accettare. Ci si deve sempre comportare

secondo buonafede e correttezza (artt. 1175 e 1375). ≠ promessa di adempiere (accollo/espromissione/delegazione)

Ci può essere un accordo col 3° e poi il debitore paga al 3° ciò che deve, o il 3° lo fa con uno spirito di surrogazione (es:

padre).

IMPUTAZIONE DEL PAGAMENTO, art. 1193: è un atto negoziale unilaterale recettizio. Avviene quando un soggetto ha

più debito della stessa specie verso lo stesso soggetto (es: denaro). Per stabilire quale dei debiti viene istinto ci si rifà

alla volontà del debitore o se accetta una quietanza del creditore che sceglie che quale debito imputare. Se il debitore

non lo dichiara si paga il debito scaduto, se entrambi lo sono il meno garantito, se hanno le stesse garanzie il più

oneroso per il debitore, se sono onerosi in egual modo il più antico, se entrambi sono antichi allo stesso modo c’è

l’imputazione proporzionale ai vari debiti. L’articolo ha un carattere suppletivo, è quindi la deroga che si utilizza qualora il

debitore e nemmeno il creditore hanno effettuato l’imputazione.

DATIO SOLUTUM/prestazione in luogo di adempimento, art. 1197: il creditore ha diritto ha l’esatta prestazione quindi

può legittimamente rifiutare una prestazione diversa anche se ha valore eguale/superiore. Avviene solo qualora il

creditore accetta una diversa prestazione (surrogato al consenso del creditore). Il debitore resta obbligato ad eseguire la

prestazione originaria, infatti, qualora non esegua la prestazione promessa, il creditore può sempre esigere la

prestazione originaria (≠novazione: la prestazione è sostituita con un’altra, l’unica dovuta). Lo scopo si realizza con

l’esecuzione effettiva della prestazione sostitutiva. Se si tratta di un credito si estingue con la riscossione, se consta nella

proprietà di una cosa il debitore è tenuto alle garanzie.

Forma di adempimento satisfattoria diversa dall’adempimento e atipica.

≠ novazione/convenzione che modifica il contenuto dell’obbligo

Il debitore ha un interesse meritevole di TUTELA perché ha interesse a liberarsi dal vincolo/a non subire un pregiudizio

che non gli è imputabile/per la reputazione commerciale (anche pregiudizio con conseguenze economiche). Ci sono 2

istituti che assicurano tutela al debitore:

1. OFFERTA NON FORMALE DI PAGAMENTO, art. 1220: il debitore non può essere considerato in mora se ha fatto

offerta della prestazione dovuta, anche senza osservare le forme indicate per la mora, salvo che il creditore le rifiuti

per un motivo legittimo! Se il debitore offre la prestazione entro un termine essenziale e il creditore lo rifiuta il

debitore è liberato. Il debitore deve offrire l’esatto adempimento, l’unica differenza rispetto all’offerta solenne/formale

sta nelle formalità!

Potrebbe non esserci più un interesse per la prestazione (concerto). Il creditore deve mettere il debitore nell’effettiva

possibilità di poter adempiere, la prestazione deve essere ESATTA, altrimenti il creditore la può rifiutare a meno che

col dovere di buonafede il debitore offre una prestazione inesatta che non pregiudica però l’interesse creditorio.

Talvolta dopo un termine essenziale il creditore non ha più interesse a ricevere la prestazione, se c’è un termine

essenziale il rapporto si estingue! Se c’è solo un ritardo e non c’è un termine essenziale il debitore può offrire la

prestazione al creditore.


ACQUISTATO

2 volte

PAGINE

125

PESO

357.75 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher evetonini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Sartori Filippo.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto privato

Riassunto esame Diritto Privato, prof. Pasquino, libro consigliato Manuale di Diritto Privato, Torrente
Appunto
Diritto privato - Appunti
Appunto
Filiazione, Diritto privato
Appunto
Successioni e donazioni, Diritto privato
Appunto