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La Divina Commedia

Ha senso oggi leggere la Commedia di Dante?

Dante è un autore che può risultare vicino a noi tanto da giustificarne la lettura? La risposta a questi quesiti è ambivalente, perché guardando all'aspetto culturale, Dante si percepisce come lontano da noi. Il mondo e lo scenario culturale che vengono fuori dalla lettura della Commedia si muovono tra i classici, la Bibbia e una serie di autori della cultura medievale, segnata dal famoso scontro tra Papato e Impero. Quindi, dal punto di vista culturale, sentiamo Dante, e con lui la sua opera, lontano da noi.

L'attualità della Commedia

Ma guardando l'opera sotto un altro profilo, Dante è molto vicino a noi, perché pone l'accento e al centro della sua opera l'uomo e il suo destino. Qual è il ruolo dell'uomo sulla Terra? Qual è l'obiettivo della sua vita, cioè di questa sua esperienza terrena? Questi sono i grandi interrogativi esistenziali e drammatici che affliggono l'essere umano e si ripetono ancora oggi. Quindi se noi guardiamo alla concezione dell'uomo vediamo che la Commedia è un testo molto vicino a noi e che può dirci ancora qualcosa. È un testo ancora oggi attuale.

Sotto la scorza culturale c'è certamente un nucleo, un messaggio, che all'inizio del XIV secolo può risultare ancora accattivante e affascinante.

Struttura didattico-allegorica

La Commedia nasce obbedendo a due requisiti fondamentali che si riscontrano nella letteratura medievale. Da una parte c'è la funzione didattica dell'opera: l'opera ha un fine didattico; vuole insegnare qualcosa al lettore di allora, ma anche a quello di oggi, e lo fa servendosi di uno strumento particolare, cioè dell'allegoria. Ecco perché l'opera, definita da Dante come poema sacro, viene indicata come un poema didattico-allegorico.

La Commedia, quindi, rientra in un filone di letteratura didattico allegorica abbastanza diffuso a quel tempo. Nella letteratura medievale, la funzione didattica e quella allegorica sono strutturanti e fondamentali. Non attengono solo a un genere didattico o ad alcune opere, ma sono due funzioni attinenti a tutta la letteratura medievale, ma anche al campo dell'arte. Un architetto parigino, nel progettare il duomo di Milano, disse ars sine scientia nihil, l'arte senza la scienza è nulla, non ha alcun senso. Siamo nel XIV secolo e le coordinate culturali erano quelle. L'opera deve essere al servizio del lettore, altrimenti non ha alcun senso.

La missione di Dante

Del resto Dante, nella famosa e tanto discussa epistola a Cangrande della Scala, dice con chiarezza che ha scritto la Commedia per allontanare l'uomo dallo stato di miseria spirituale, non materiale, e morale, e per condurlo alla felicità eterna. Dante lo dice con chiarezza, questo è il fine dell'opera, e quest'operazione quasi salvifica, Dante cerca di realizzarla attraverso il suo grande poema. Ma perché a un certo punto Dante decide di scrivere questa grande opera, davvero imponente? La redazione definitiva dell'opera inizia intorno al 1305-06 e la sua conclusione sarà nel 1321, verso la fine della sua vita.

Dante ha la piena convinzione che la sua età, e ha ragione, e la società in cui viveva erano profondamente corrotte dal punto di vista religioso e morale, e dal punto di vista politico. La società italiana a cui lui immediatamente guardava, ma la sua riflessione spazia al di là della società in cui viveva, attraversava un momento di profonda crisi. Tale crisi era politica, perché l'imperatore era lontano dall'Italia, dove, subentrando i comuni e poi il sistema signorile, c'era tutta una lotta tra i comuni, queste piccole e micro realtà politiche, sia per la difesa della propria autonomia, sia perché alcuni comuni volevano prendere il sopravvento su altri comuni, e ciò creava conflittualità e instabilità politica.

La corruzione del Papato e dell'Impero

L'Italia era dal punto di vista politico un paese veramente instabile, anche perché secondo Dante l'imperatore non faceva il proprio dovere: era lontano, non garantiva la pace e non garantiva il raggiungimento dell'obbiettivo che gli competeva, cioè l'obbiettivo della felicità terrena dell'uomo. Ma anche l'altro grande potere che dominava la scena politica e religiosa, il Papato, non era a posto. Il Papato era corrotto, inseguiva i beni terreni, il potere mondano. Anziché preoccuparsi della felicità spirituale e morale dell'uomo, suo obbiettivo e fine, il papa si lasciava irretire e distrarre dalla rincorsa ai beni terreni e al potere mondano.

Questi e altri sconfinamenti politici da parte del papa, soprattutto al tempo di Dante, Bonifacio VIII faceva accordi politici, interveniva nelle vicende interne di Firenze, contribuivano a creare un clima politico e religioso, in Italia ma a Firenze in particolare, intollerabile. Questo scenario socio-politico ma anche religioso, aveva anche ricadute notevoli sul piano morale. Quella di Dante è un'età in cui la moralità e i suoi saldi principi vengono infranti con molta facilità e questo perché i due punti di riferimento, il Papato e l'Impero, sono due poteri piuttosto sbiaditi, che tradiscono la funzione che dovrebbero avere e ciò creava una situazione intollerabile agli occhi di Dante.

La missione profetica di Dante

Dante, da grande intellettuale e spirito sensibile qual'era, si sente investito di una missione divina. Dante deve intervenire per tentare di indicare la retta via e lo fa non soltanto attraverso la Commedia ma anche nel suo trattato politico sulla monarchia, dove affronta il problema dei rapporti tra Impero e Papato. Quindi Dante cerca in tutti i modi, e anche attraverso la Commedia, di dare un messaggio di sicurezza e di speranza anche, una parola ferma per poter ristabilire le cose.

Si sente quindi investito di una missione profetica e decide quindi di scrivere questo grande poema, che sarà scritto in versi e in volgare, e non in latino, perché Dante voleva, alla luce dell'obbiettivo prefissatosi, che il suo messaggio giungesse a tutti. I lettori non potevano essere soltanto i dotti, non potevano essere soltanto i chierici, ma il più ampio pubblico possibile, perché si tratta di un messaggio di rigenerazione, rinnovamento, di conversione. Bisognava riconvertire la società sotto ogni punto di vista perché tale società potesse salvarsi dal tracollo totale.

Dante e il viaggio nell'oltretomba

Animato da questo obbiettivo, Dante decide di scrivere la Commedia e si tratta di un'opera piuttosto particolare perché Dante immagina investito di questa missione e di compiere questo viaggio nell'oltretomba attraverso i tre regni, Inferno, Purgatorio e Paradiso, e va a toccare con mano, ma non soltanto, gli aspetti deleteri della vita per fare vedere qual era l'obbiettivo verso cui tendere. Ci sono due aspetti in questo mondo: una è la parte oscura della vita dell'uomo, e poi la parte illuminata dalla fede e dall'amore di Dio, dal vero Bene, verso cui bisognava tendere.

Il viaggio nell'oltretomba

Occorre dire che l'idea del viaggio nell'oltretomba non è una novità assoluta, perché già Virgilio nel VI libro dell'Eneide aveva parlato della discesa agli Inferi, all'Averno, di Enea. Quindi già questo viaggio nell'oltretomba aveva un precedente illustre, cioè l'Eneide di Virgilio, nel settore pagano, nella letteratura classica. Nel settore cristiano c'era un altro precedente, che era San Paolo, però Dante struttura questo suo viaggio in modo particolare: è un viaggio molto più strutturato e cadenzato. Dante visita tre regni e racconta gli esiti di questo suo viaggio in maniera piuttosto dettagliata nel suo poema.

La complessità della Commedia

Si tratta di un poema piuttosto complesso. È vero che Dante voleva raggiungere il pubblico più ampio possibile, però era anche vero che c'è una trama culturale sottesa all'opera che rende la Commedia complessa. Non solo per il fatto di essere strutturata in versi, ma la Commedia ha un tessuto culturale abbastanza complesso: ci sono moltissimi riferimenti classici. È la cultura classica che torna e gigantesca. Dante aveva un amore per i classici indiscusso e abbastanza noto, e i classici sono fortemente presenti nel suo poema. Virgilio diventa la sua guida, quindi la presenza della letteratura e della cultura classica nella Divina Commedia è fortissima.

La presenza di Virgilio e dell'Eneide è molto forte. Molti sono i personaggi, come Caronte, che sono personaggi virgiliani. L'Acheronte è un fiume virgiliano. Quindi la presenza della letteratura e della cultura classica è evidente. Ma è evidente anche la presenza della filosofia scolastica e segnatamente di San Tommaso. San Tommaso è il fondatore della filosofia scolastica, colui il quale era riuscito a realizzare una mirabile sintesi tra la filosofia aristotelica e il Cristianesimo. Tale fusione diede vita alla filosofia scolastica e la presenza della filosofia scolastica del tomismo si fa sentire nel poema, come anche si fa sentire la presenza del pensiero di quella letteratura cosiddetta mistica del tempo. La letteratura mistica di San Bernardo, San Bonaventura, Riccardo da San Germano.

Il viaggio di Dante e la sua narrazione

Si tratta di letture fatte da Dante e la presenza, l'influsso, di questi grandi mistici si fanno sentire anche in questo suo grande poema. Questo poema è anche un'opera narrativa. Dante narra che il viaggio comincia quando aveva 35 anni, quindi nel 1300. Ovviamente è una finzione poetica perché probabilmente, secondo Boccaccio, l'opera fu iniziata prima ancora che Dante andasse in esilio. Quindi negli anni '90 del Duecento Dante aveva già scritto i primi canti secondo Boccaccio e poi la completò negli anni successivi all'esilio, dal 1304, e poi comincia la redazione definitiva la cui stesura termina con la morte dell'autore.

Dante dice che il viaggio, che dura sei giorni, inizia l'8 marzo del 1300. È una data significativa. Era Venerdì Santo. In questa data ci sono due dati importanti: il Venerdì Santo e l'anno 1300. Questi due dati hanno un valore chiaramente simbolico e per questo Dante li assume alla base e dice che la sua storia comincia in quell'anno e in quella data. L'anno 1300 era l'anno in cui Bonifacio VIII aveva indetto il Giubileo, evento di conversione e rigenerazione per l'uomo di fede, per l'uomo cristiano. Quindi era e doveva essere un anno importante nella vita del cristiano, dell'uomo di fede cristiana. L'8 marzo era Venerdì Santo, il giorno della Passione e della morte di Cristo. La morte segna un passaggio importante dalla morte alla vita. Dalla Passione e dalla morte si arriva alla resurrezione. Quindi anche là è un cammino di conversione. Il passaggio dal Venerdì Santo, dalla Passione, alla Pasqua, è importante. Quindi queste date hanno un valore simbolico.

Il simbolismo e la struttura dell'opera

Tutta l'opera è pervasa da un'aurea di simbolismo. Così comincia questo viaggio nei tre regni. Per quanto riguarda le caratteristiche dei due regni dell'Inferno e del Paradiso a Dante veniva in soccorso la Sacra Scrittura. Invece, la Sacra Scrittura non veniva in aiuto a Dante per quanto riguarda la descrizione del Purgatorio. C'erano dei riferimenti nella cultura e nella letteratura medievale, però erano piuttosto labili. Per la prima volta questo regno mediano, in questa posizione intermedia tra Inferno e Paradiso, il Purgatorio, prende corpo proprio grazie a Dante. Nella "Nascita del Purgatorio" Jacques Le Goff fa vedere come l'idea del Purgatorio non nasca con Dante, ma è con Dante che trova la sua sublimazione.

La struttura narrativa della Commedia

Quindi Dante comincia questo viaggio narrativo e subito vediamo i due piani narrativi, i due piani diegetici, che si affiancano. Bisogna operare, infatti, una distinzione tra il Dante - autore e il Dante - personaggio. C'è uno sdoppiamento tra il Dante autore/narratore e il Dante personaggio. Questa è una distinzione che si presenta fin dall'inizio dell'opera, fin dal I canto dell'Inferno, e spesso il narratore focalizza l'attenzione, il fuoco della narrazione si sposta sul personaggio.

Il narratore è onnisciente. Dante - narratore sa tutto, sa come inizia e come finisce la storia, mentre il Dante - personaggio no, ma va scoprendo di volta in volta delle realtà nuove nel corso di questa sua esperienza nell'oltretomba. Quindi c'è questa distinzione, ma si aggiunge un terzo livello, un terzo protagonista della vicenda narrativa che è esterno sia al Dante - personaggio che al Dante - narratore. Si tratta di altri personaggi che Dante incontra nel corso del suo viaggio e con cui instaura un dialogo. Sono i narratori di secondo grado, come Francesca da Rimini, che raccontano la loro storia. Quindi è una narrazione nella narrazione. Tutti i personaggi che Dante incontra e con cui discute, parla, dialoga, diventano anch'essi narratori. Dal punto di vista diegetico, l'opera ha una struttura un po' particolare e complessa ma estremamente importante.

L'importanza linguistica nella Commedia

Importante poi è l'aspetto linguistico. Dante decide di scrivere la Commedia non solo perché voleva raggiungere quasi tutti i lettori possibili, ma Dante fa anche un'operazione a favore del volgare. Aveva scritto il De vulgari eloquentia e aveva tentato di lanciare in grande stile sulla scena culturale il volgare, che in quel momento era il figlio di un dio minore rispetto al latino. Il latino aveva una tradizione plurisecolare alle spalle, il volgare era neonato. Dante era convinto delle grandi potenzialità del volgare e ritiene che possa stare alla pari con il latino e ne descrive le virtù e delinea quale debba essere il volgare nel De vulgari eloquentia, in questo suo trattato linguistico incompiuto, e lo fa in maniera molto forte sia perché voleva lanciarlo, sia per giustificare l'operazione che voleva fare nella Commedia.

Quindi c'è una ragione oggettiva: il lancio del volgare sulla scena culturale per tentare di affiancarlo al latino. Ma dall'altro lato Dante voleva giustificare questa sua operazione che sarà contestata da alcuni settori della cultura del tempo. Per esempio, da Giovanni del Virgilio da Bologna, quindi dall'ambiente culturale e universitario bolognese, arrivarono delle contestazioni a Dante. Era il latino la lingua più idonea a un'opera dottrinale e così complessa. Ma Dante ha mantenuto fede a ciò che si prefiggeva e ha scritto l'opera in volgare e in versi. Dante scrive la Commedia in terzine e anche qui c'è una novità: si tratta di strofe di tre versi endecasillabi a rima incatenata (ABA BCB...).

Il plurilinguismo e il pluristilismo

Quest'opera è molto singolare. Dante è molto attento al problema della lingua e quando scrive la sua opera, frutto di uno studio attentissimo in cui ogni dettaglio, ogni particolare, è studiato da Dante, è un'opera piena di simmetrie e di corrispondenze. Dante si preoccupa di creare una gradatio, una gradualità di livello linguistico, della lingua. Dal punto di vista linguistico l'Inferno è una cantica più semplice, Dante vi usa un linguaggio più diretto, quasi "quotidiano", tratto dalla realtà quotidiana; nel Purgatorio la cifra qualitativa della lingua sale; nel Paradiso, cantica certamente più complessa in quanto narra di un mondo trascendente, che trascende la realtà e i sensi dell'uomo. Quindi il linguaggio si adegua e diventa ancora più alto, più sublime, più difficile.

Così, per esempio, quando nell'Inferno Dante deve qualificare Caronte, lo definisce il vecchio, termine che attiene alla sfera quotidiana. Quando invece nel Purgatorio deve presentare Catone, Dante dice il veglio, usando un francesismo. Quando nel Paradiso Dante descrive San Bernardo, Dante usa un latinismo, sene, il vecchio. Quindi, il vecchio, il veglio, il sene, per dire il vecchio. Quindi c'è questa gradualità linguistica passando dall'Inferno, al Purgatorio e al Paradiso. Questa cifra qualitativa della lingua cambia e Dante cerca di adeguare la lingua e la qualità linguistica ai personaggi. Quando parla nell'Inferno, che è un mondo e una realtà umana, il linguaggio è corrispondente ai personaggi. Più sale e più la cifra linguistica cresce. Nel Paradiso non troviamo solo latinismi ma anche francesismi, gallicismi, tutte forme che ci riportano anche a lingue straniere conosciute a quel tempo.

La facies linguistica del Paradiso è certamente più complessa. Dante è molto attento, ecco perché si parla in genere di plurilinguismo e anche di pluristilismo, perché la cifra stilistica sale anche di conseguenza insieme alla cifra linguistica. Dante non è attento solo a questo, ma anche a tutta una serie di simmetrie e di corrispondenze. Per esempio, l'importanza e il valore simbolico del numero tre nella cultura medievale e in Dante. Il tre era simbolo della Trinità, della perfezione. Non solo il tre ma anche l'uno erano i numeri magici per l'età medievale e hanno una forte carica simbolica perché sono un chiarissimo richiamo alla Trinità, tre persone in un'unica natura.

Simmetria numerica nella Commedia

I canti sono 33 per cantica, cioè 99, tre multipli di tre, più 1 di introduzione e si arriva a 100 canti. Questa simmetria numerica è importante. La simbologia numerologica di Dante è un fatto veramente importante. Torna ripetutamente. Tutto questo è studiato da Dante, il quale nel presentare questi tre regni cadenza bene, vuol rappresentare tre stadi diversi e precisi:

  • L'Inferno rappresenta il momento della presa di coscienza: Dante prende coscienza del suo stato di peccato e del peccato si libera nel;
  • Purgatorio, il regno della catarsi, della purificazione, della penitenza;
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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