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Divina Commedia: corso di introduzione a Dante

Docente: S. Prandi

Appunti del corso 12.10.2016

Dante e la lingua volgare

Dante punta sulla lingua volgare in un momento in cui era incerta. Non ha un forte legame con il luogo in cui è nato, la Commedia è luogo di una lingua universale, la prova è che viene letta ancora oggi in tutto il mondo. Si appropria del linguaggio degli stili del suo tempo e con rapidità li supera. Nel medioevo tutto ha un significato, semioticizzato, anche i colori.

Contini: Dante naturalistico, sperimentatore, ne parla come se fosse uno scienziato, la lingua poetica di Dante supera le sue conoscenze perché la lingua è creativa e sintetica. Dante usa il volgare che è la lingua di tutti, una delle sue ultime opere sono delle opere in latino. Dante resta ancora davanti a noi.

Il Convivio

Convivio I, XIII, 1-12: è scritto in volgare, era un progetto che poi si è interrotto perché poi è nata la Commedia; sono stati scritti solo quattro libri, il primo introduttivo e ciascuno degli altri tre è introdotto da una canzone poi seguita dalla prosa, tecnica già usata nella Vita nuova, che aveva una finalità autobiografica, qui si tratta di un’opera che tratta temi come la filosofia, la sapienza, la nobiltà ecc.

In questo passo dice di avere una particolare amicizia con la lingua volgare, il legame aumenta quando c’è un valore, il valore glielo dà il volgare stesso perché l’uomo lo fa esistere e lo fa essere buono; la lingua attua tutte e due queste condizioni, quindi l’uomo dovrebbe esserle doppiamente grato. È legato al volgare anche perché la lingua cercherebbe di tenersi sempre in vita, la poesia è la forma di linguaggio che più è stabile e duratura delle altre, infatti, la lingua poetica incarna il desiderio di durare nel tempo.

Prima parla del beneficio dato dalla lingua e ora dello studio della lingua. Presenta le canzoni all’inizio del Convivio come il pane che è un nutrimento superiore, bianco. Finisce con due citazioni evangeliche, fa riferimento alla moltiplicazione del pane e dei pesci e il vangelo di Giovanni dove c’è la contrapposizione tra luce e tenebre. Parla della lingua come di un nutrimento per tutti e in termini di salvezza (questa concezione arriva nel ‘900).

De vulgari eloquentia

De vulgari eloquentia: I,I, 2-5: scritta in latino perché vuole convincere i dotti. Dice che il volgare è superiore al latino perché il volgare è venuto prima del latino, perché in base a una fantasiosa etimologia delle prime parole di Adamo, queste parole venivano prese quasi come proto-volgare, un primo volgare, il secondo motivo è che è più diffuso e infine è più spontaneo, anche per i dotti.

Anche quest’opera sarà interrotta, prima si parla della natura del linguaggio, parte dal passato fino ad arrivare al suo tempo, delle sue origine, della torre di babele e il differenziarsi delle lingue, poi partendo da un contesto europeo restringe il campo all’Italia e identifica 14 tipi di dialetto e li prende tutti in esame singolarmente e conclude che nessuna parlata regionale può avere la dignità di essere usata in letteratura, nessuna è completamente pura, nemmeno i toscani sono superiori.

Il latino è la lingua delle regole = grammatica, anche nella Commedia in alcuni casi invece di dire non mi è chiaro dice non mi è latino, è la lingua della chiarezza. Il latino non è per tutti, costa fatica e apprendimento, il volgare si impara da bambini dai genitori (=naturalezza). Ci si affida quindi a una lingua che si può chiamare illustre, cardinale, regale e curiale.

Il volgare è illustre, conferisce splendore, rende gloria a chi la usa, soprattutto ai grandi poeti. Alla fine cita un suo amico e se stesso e definisce la canzone come la forma più alta di poesia. È regale, l’Italia è divisa, non c’è un re ne un imperatore che rappresenti tutta l’Italia, che si è unificata politicamente nel 1861; il volgare è regale ma deve essere pellegrino e trovare ospitalità nelle case più umili perché non ha una reggia.

Cardinale perché è come una sorta di porta che gira sui cardini, questo girare vuol dire che la lingua si purifica come un giardiniere che butta le erbacce. È anche curiale, la curia è la corte del re dei romani, l’imperatore aveva due funzioni quella nei territori esteri di imperatore e quella di re dei romani, riprende questa differenza, chiede una sorta di garanzia nella figura dell’imperatore.

In fondo Dante cerca di rimediare alla frammentazione politica del suo tempo inventando una lingua che prende posto di un’unità, come se la letteratura espandesse i suoi ambiti.

Paradiso e il dialogo con Adamo

Paradiso XXVI, 109-138: nel suo cammino verso Dio Dante si trova faccia a faccia con Adamo, che vede nella mente e nel cuore di Dante e capisce che ha delle domande: quando è stato messo nell’Eden? Quanto ci è stato? Perché Dio si è arrabbiato così? Che lingua ha utilizzato? Gli risponde che non è stato il fatto di aver mangiato il frutto, ma il fatto che abbia ignorato il suo divieto.

Non c’è niente di casuale nella Commedia. Nel canto di Ulisse (Inferno XXVI) quest'ultimo ha varcato le colonne d’Ercole, c’è un rapporto tra il superamento di Ulisse e l’infrazione del divieto da parte di Adamo. Sono passati 4200 anni da quando è morto ed è poi sceso nel Limbo, assieme a quelli che sono nati prima di Cristo, poi quando Cristo è sceso a liberare alcuni la sua condizione è cambiata ed è arrivato nell’Eden, è lì da 930 anni. Sono 6498 anni, è la metà del grande anno cosmico, ciclo di rivoluzione di tutto il cosmo.

Quello che dice Adamo è che la lingua che ha parlato era perfetta, perché data da Dio, era già estinta nel momento in cui la torre di Babele stava per essere edificata. Nel De vulgari eloquentia Dante sosteneva che la lingua perfetta di Adamo esistesse ancora e che fosse la lingua ebraica. Dice che era una lingua come le altre.

La poesia di Dante

Uno dei primi esperimenti poetici di Dante è la tenzone con Forese Donati, botta e risposta nello stile comico; per un poeta medievale il comico è il più difficile, bisogna essere molto diretti e anche volgari ma con una finezza molto forte, si usano rime difficili, in francese, in provenzale, qui si tratta di sonetti che i due si scambiano nei quali se ne dicono di ogni, senza per forza che ci sia un litigio tra i due, c’è anche chi ha detto che questi sonetti non sono di Dante ma di un altro autore, ma è improbabile perché vengono ripresi nel canto del Purgatorio quando incontra Forese.

Dante a Forese: l’attacco del sonetto è cavalcantiano, chi sente tossire la moglie di Forese potrebbe dire che ha trascorso l’inverno in un paese freddissimo, siccome è raffreddata a metà agosto, immagina come debba essere negli altri periodi dell’anno, non le serve a niente dormire bene coperta, per colpa della coperta che è troppo corta, fa riferimento anche al membro di Donati. Quindi tutte le sue malattie non se le prende per vecchiaia o squilibrio tra umori, ma per la mancanza. La madre della moglie si lamenta e dice che per poco non la poteva sposare con un altro uomo.

In un altro sonetto lo accusa di essere goloso e di aver speso troppo per il cibo. Nel Canto XIII del Purgatorio Dante incontra un personaggio che lo ferma e alla fine riconosce Forese, dice due volte, Forese aveva una cicatrice in faccia. Nel Purgatorio dei golosi ci sono dei fiumi dove non si può bere e frutti profumati che non si possono mangiare.

Nel Purgatorio si parte dalla base del monte, Forese è morto da poco ed è già in alto, Dante gli dice pure che ha avuto poca possibilità di pentirsi per il sopraggiungere della morte e lui spiega che la moglie ha pregato per lui e quindi gli ha permesso di salire più in fretta. Dopo Forese si scaglia contro le donne di Firenze, dice che sono sfacciate e fa delle allusioni a situazioni discutibili a cui fa da controparte la grande virtù della moglie.

La rima in -ui si ripete nella tenzone e nel canto del Purgatorio, anche quella in -ese, -oglia, -etta, in -ui e in sono molte corrispondenze. Abbiamo una rete di riferimenti attraverso cui Dante descrive l’incontro di Forese come una specie di risarcimento della figura che aveva fatto fare a Forese con la sua tenzone. Mentre Forese si pente ed è devoto alla moglie, infatti, si sentono sotto le rime, che richiamano lo stile comico.

De vulgari eloquentia e la Toscana

19.10.2016

Nel De vulgari eloquentia Dante parte dal generale e arriva al particolare. La Toscana era l'area regionale in cui si era più sviluppata la poesia e la letteratura. I toscani non sono superbi, ma sono semplicemente storditi dalla loro stessa presunzione. Guittone d'Arezzo mai ha usato il volgare curiale, per questo Dante lo riprende. Brunetto Latini, il maestro di Dante, usa una lingua curiale. Crea una contrapposizione tra una polarità positiva, il volgare curiale, e una polarità negativa, la lingua municipale, territoriale. Le lingue cittadine e territoriali non possono rivendicare la nobiltà del volgare curiale.

Dante salva Guido Cavalcanti, Lapo Gianni e Cino da Pistoia, che hanno raggiunto l'apice del volgare nei loro lavori. Guittone d'Arezzo fu un poeta che ha anticipato alcune delle strade che Dante percorre nella sua poesia; è un poeta convertito che compone poesie prima d'amore e poi religiose, è anche un grande sperimentatore di metri e rime difficili, ha un percorso vicino a quello del trobar clus, simile a quello delle rime comiche dantesche; è anche un poeta che si arroga la missione di correttore dei costumi, un ammonitore degli uomini dal punto di vista morale. È considerato un grande poeta dai contemporanei.

Dante si trova a dover iniziare la sua carriera poetica affrontando una figura grande come quella di Guittone; lo vuole superare nel merito. Nel Canto XXIV del Purgatorio, Dante incontra Bonaggiunta da Lucca, prima nominato nel De vulgari eloquentia, di cui Dante aveva definito la poesia come municipale e non curiale. Questo personaggio parla a Dante, ma in modo così strano che il poeta non capisce cosa l'altro stia mormorando. Dante nel suo esilio ha passato un periodo a Lucca, dove ha composto parte del Purgatorio. Dante avverte la voce indistinta arrivare da dove sono puniti i golosi.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher serena.fagioli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Dante e la Commedia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università della Svizzera italiana - Usi o del prof Prandi Stefano.
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