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Intervento psicologico nella scuola e nelle istituzioni educative Appunti scolastici Premium

Appunti di Intervento psicologico nella scuola e nelle istituzioni educative. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: L’organizzazione dell’istituzione scolastica in funzione del processo d’integrazione dell’alunno con handicap, Fase dell’esclusione,... Vedi di più

Esame di Psicologia clinica dello sviluppo docente Prof. S. Scarfì

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ESTRATTO DOCUMENTO

Il passaggio definitivo dalla fase precedente a quella dell’integrazione è segnato dalla Relazione

Falcucci, contributo normativo che influenzerà pesantemente la stipulazione della Legge

517/77. I punti significativi di tale passaggio sono:

- L’integrazione parte da un nuovo modo di intendere la scuola, e a una sua conseguente

messa in discussione;

- Per adattare la scuola a questo nuovo approccio verso l’handicappato vanno modificati i

curricoli al fine di tener conto dei diversi stili cognitivi degli alunni, e soprattutto va

rivalutata la concezione di normalità;

- L’insegnamento non deve più basarsi su contenuti predeterminati o programmi centrali

bensì deve emergere un ruolo attivo e di cooperazione dei docenti anche nella

programmazione della didattica;

- Una tale programmazione necessità di una maggiore specializzazione delle figure

chiamate in causa (dagli insegnanti ad altre figure professionali interne o esterne alla

scuola), nonché del superamento del rapporto biunivoco insegnante/classe;

- La Relazione Falcucci prevede un progetto unico di scuola materna, elementare e media

(l’odierna idea di scuola di base);

- Nel Documento si sottolinea l’importanza della stabilità e qualificazione professionale

degli insegnanti, della presenza di strutture adatte e di servizi territoriali efficienti;

- Dal punto di vista coordinativo viene prefigurata la creazione di servizi socio-psico-

pedagogici presso ogni Provveditorato agli studi che possano seguire e sostenere da

vicino il processo di integrazione.

La Relazione Falcucci ha inoltre il merito di avere innescato una lunga serie di disposizioni atte

a introdurre importanti innovazioni, anche dal punto di vista delle strategie tramite le quali

sostenere l’inserimento.

2. RUOLO DOCENTE E FUNZIONE SOSTEGNO

La Legge 517/77 sottolinea la priorità delle finalità pedagogiche sugli aspetti amministrativi in

materia di sostegno all’alunno con handicap, di conseguenza, facendo riferimento

all’integrazione, è sicuramente più congruo parlare di “funzione sostegno” piuttosto che di

“insegnante di sostegno”, evidenziando il ruolo dell’intera Comunità scolastica piuttosto che del

singolo operatore specializzato (come già messo in luce nella Legge 517/77). I motivi sono di

carattere pedagogico e sociale, ma riguardano anche la programmazione stessa del curricolo,

che dovrebbe sostenere sempre la “collegialità” (team-teaching).

La figura dell’insegnante di sostegno è stata introdotta ufficialmente con C.M. (circolare

ministeriale) n. 227/75, anche se compare già prima con il compito di alleggerire il

sovraccarico di lavoro degli insegnanti delle classi normali allorquando i dirigenti di molte

scuole decisero di eliminare le classi differenziali; si trattava di professori già presenti

nell’organico o di operatori dell’Ente locale. In altri casi invece i dirigenti mantennero

formalmente le classi differenziali, ma inserirono gli alunni nelle classi normali, utilizzando gli

insegnanti delle classi differenziali come insegnanti di sostegno.

La C.M. n. 227/75 servì a riordinare la situazione caotica in cui versavano le scuole e

soprattutto a riorganizzarle in funzione della presenza di un alunno con handicap. Nonostante

ciò resistono ancora alcune anomalie dovute all’incomprensione del ruolo dell’insegnante di

sostegno, quali per esempio la delega degli insegnanti di classe verso quelli di sostegno,

l’emarginazione dell’insegnante di sostegno che ha la responsabilità di alcuni alunni e non

dell’intera classe o ancora l’indeterminatezza del suo ruolo che mal si adatta all’organizzazione

rigida delle scuole, le quali non possono garantirgli una sua classe o un suo spazio, né tanto

meno un programma sufficientemente preciso.

3. L’INNOVAZIONE DELLA SCUOLA IN FUNZIONE DELL’INTEGRAZIONE

Tra integrazione ed innovazione deve esserci necessariamente un legame di reciprocità, non

può esserci l’una in mancanza dell’altra. L’innovazione necessita infatti di una politica di

cambiamento, le cui istanze siano sviluppate in funzione di obiettivi concreti e che non si

perdano invece dietro cambiamenti fini a se stessi o che restano comunque marginali.

L’attuazione dell’inserimento e dell’integrazione è stata un importante tentativo mirato a

scardinare l’assetto troppo rigido e, per certi versi, antico dei vecchi modelli educativi che nel

tempo non sono stati adeguatamente sostituiti. Il processo di innovazione educativa quindi è

un progetto basato su obiettivi significativi, al fine di raggiungere un cambiamento reale e

creare le condizioni migliori per l’inserimento dell’alunno con handicap. Tali condizioni vertono

su due aspetti fondamentali: l’idea di insegnamento e di insegnante.

3.1 L’idea di insegnamento

Nel passaggio da un tipo di insegnamento “tradizionale” ad uno “nuovo” si può notare che:

- l’individualizzazione dell’intervento educativo ha apportato modificazione agli aspetti

istituzionali che regolano il ruolo dell’insegnante;

- attualmente si possono rilevare due fattori importanti in termini di diffusione

dell’innovazione: la normativa relativa alla programmazione educativo-didattica e la

presenza degli insegnanti si sostegno;

- l’individualizzazione non può essere attuata se non si dispone di risorse con adeguata

competenza professionale;

- per una adeguata competenza professionale occorre specializzarsi in determinati settori

ma al contempo essere capaci di svolgere un lavoro interdisciplinare;

- la pratica didattica deve fondarsi necessariamente su una buona teoria.

3.2 L’idea di insegnante

La modifica del vecchio ruolo di insegnante consiste nel passaggio da una concezione

impiegatizia ed esecutiva ad una di tipo tecnologico, che si basa però anche e soprattutto sulla

“relazionalità”. Tra i cambiamenti possibili all’interno del sistema scolastico (“materiali”: nuovo

materiale didattico, “concettuali”: nuove metodologie, e “relazionali”: ridefinizione dei ruoli),

quelli di tipo relazionale, infatti, risultano i più difficili da attuare, implicando una

redistribuzione del proprio “potere” all’interno della scuola, che spesso provoca ansietà,

resistenze prolungate e rifiuti.

4. APETTI TOERICI DELL’INNOVAZIONE

Le principali variabili che influenzano il processo innovativo sono:

a) costo materiale e sociale;

b) comunicabilità del processo innovativo;

c) rapporto fra il tipo di innovazione e le persone coinvolte;

d) conformità fra innovazione e caratteristiche dell’ambiente.

E’ necessario quindi che i soggetti interessati avvertano gli effetti dell’innovazione come

positivi in relazione al loro ruolo. Naturalmente la variabili sopra elencate risultano avere più

valore se la strategia di cambiamento tiene conto e si sviluppa partendo dalle esigenze di una

situazione concreta e non da modelli già esistenti o dall’autorità della legge.

La sequenza normale che porta all’adozione di un’innovazione passa attraverso i seguenti

punti:

1) presa di coscienza. Il soggetto conosce l’innovazione ma non ha ancora informazioni

sufficienti, l’atteggiamento è passivo;

2) interesse. Il soggetto cerca altre informazioni; atteggiamento attivo;

3) valutazione. Il soggetto valuta il grado di importanza che lui attribuisce all’innovazione;

inizia a sentirsi coinvolto;

4) sperimentazione. Il soggetto inizia a mettere alla prova l’innovazione;

5) adozione. Assimilazione delle procedure innovative;

Vari studi hanno scoperto che occorrono tempi piuttosto lunghi affinché un’innovazione venga

adottata. Importante è anche il fatto che, nella scuola, alcuni gruppi possono fungere da

riferimento, divenendo una fonte di ispirazione e facilitando l’adozione.

5. METODOLOGIA DELL’INTEGRAZIONE: I MODELLI

5.1 Prima fase: il modello emergenza

Indicativo della stato di emergenza della scuola nei confronti dell’handicap, questo modello si

applica a situazioni in cui il “sostegno” è delegato ad un docente (spesso specializzato); la

scuola rimane estranea all’intervento e il suo assetto non subisce modificazioni. L’insegnante di

sostegno viene vissuto anche come un appoggio psicologico per l’insegnante della classe, che

riduce il suo carico di responsabilità.

5.2 Seconda fase: il progressivo coinvolgimento

Col passare del tempo e sotto sollecitazioni sociali in alcune situazioni (non molte) vi è un

miglioramento della competenza professionale dell’insegnante di sostegno e una maggiore

partecipazione da parte degli altri docenti; tutto gradualmente e senza una precisa

intenzionalità. Ci si avvicina alla “funzione sostegno”.

5.3 Terza fase: il modello innovativo


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AUTORE

Sara F

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Intervento psicologico nella scuola e nelle istituzioni educative. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: L’organizzazione dell’istituzione scolastica in funzione del processo d’integrazione dell’alunno con handicap, Fase dell’esclusione, ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in teorie della comunicazione e dei linguaggi
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2005-2006

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia clinica dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Scarfì Simona.

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