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Appunti e riassunto di Internet & Social Media Studies

Prof. Toscano Emanuele

Modulo I: La nascita della rete, i social media e gli approcci teorici

1.1 Che cos'è internet?

Internet è una rete di comunicazione alla quale tutti possono accedere attraverso specifici dispositivi. Un sistema che consente l’interconnessione globale tra reti di telecomunicazione e informatiche di natura differente e che viene resa possibile attraverso una suite di protocolli di rete che prende il nome di TCP-IP. Essi disciplinano la comunicazione di rete. La parte TCP si occupa delle modalità attraverso le quali i dati viaggiano nella rete. L’indirizzo IP invece definisce come quei dati devono giungere ai dispositivi che ne fanno richiesta e come da questi devono essere interpretati. L’era Internet, nata all’inizio degli anni novanta, rappresenta, nella storia della comunicazione, una svolta decisiva non solo nel settore della tecnologia ma anche nell’evoluzione sociale, culturale ed economica della comunità globale.

Storia di internet (1957 – 1991)

In piena guerra fredda l'Unione Sovietica lancia nello spazio il primo satellite (lo Sputnik). I grandi passi tecnologici affrontati dall'Unione Sovietica portano gli Stati Uniti a creare un'agenzia chiamata ARPA che aveva l'obbligo di mettere in relazione le più alte competenze americane per interagire tra loro e avanzare tecnologicamente in modo da poter competere con l'Unione Sovietica.

La rete ARPA viene strutturata facendo collaborare ingegneri (i primi informatici) e psicologi. Il primo passaggio importante fu fatto da James Licklinder, uno psicologo, che lavorando ad ARPA iniziò a ragionare al concetto di INC (Intergalactic Computer Network). Una piccola rete, immaginata per le biblioteche, per permettere a tutti gli studiosi di accedere a una conoscenza, non solo all'interno di esse, ma soprattutto che avessero la possibilità di consultare i documenti in luoghi diversi.

Nel 1967 Roberts, successore di Licklinder, iniziò a sviluppare il progetto INC, dando vita ad ARPANET, una rete di computer che spostavano informazioni tra di loro, arrivando poi a collegare nel 1969, quattro università degli Stati Uniti: quella della California di Los Angeles, l’SRI di Stanford, l’Università della California di Santa Barbara, e l’Università dello Utah.

Grazie al progetto di Roberts, nel giro di 2 anni, le università connesse tra loro diventarono 13 e nel 1973 si arriva a collegare la rete ad un'altra rete che nel frattempo si stava sviluppando anche in Europa. All'interno del circuito universitario, il problema principale fu come riuscire a far comunicare attraverso i canali dei computer, software e infrastrutture hardware, che erano molto diverse e che spesso non comunicavano tra loro.

Due ingegneri di ARPA, Kahn e Cerf, riescono a risolvere questo enorme problema di comunicazione, creando il protocollo TCP/IP, un insieme di pacchetti di informazioni il cui confezionamento e la sua decriptazione poteva essere permesso da qualsiasi computer che avesse installato il software.

Si risolve in questo modo il problema della comunicazione tra le diverse reti di macchine. Contemporaneamente a TCP/IP nasce anche la parola Internet, cioè una rete capace di connettersi in maniera dinamica che riesce a connettere macchine diverse con caratteristiche diverse.

Nel 1985 l'evoluzione di questo progetto arriva a creare un ulteriore rete chiamata NSFNET, che sostituisce ARPANET, utilizzata poi dal governo americano per fini militari e nel 1991 si arriva alla creazione del Web.

L'intuizione di Lee fu quella di utilizzare un canale diverso da quello di ARPANET e NSFNET, che era già presente a livello globale e cioè, la rete telefonica, che permetteva attraverso i pacchetti TCP/IP di mettere in relazione tra loro non solo i computer delle istituzioni ma chiunque utilizzasse un sistema Modem.

Le 6 influenze nella storia di Internet

  • Militare
  • Accademica
  • Controculturale
  • Servizio pubblico
  • Commerciale
  • Sociale

L'influenza militare

1957 – In piena guerra fredda, l'URSS lancia il primo satellite in orbita, lo Sputnik. Si diffonde un modello di distributed network: modello di rete profondamente democratico e orizzontale che ancora oggi è alla base della filosofia di internet.

Modello centralizzato: problematiche legate al carico eccessivo al nodo centrale nella distribuzione di informazioni dei pacchetti. Mentre si è preferito utilizzare un sistema distribuito ad uno decentralizzato per il fatto che nel modello distribuito ogni nodo è potenzialmente un nodo centrale a cui si associa anche l'idea che da ogni nodo si può facilmente arrivare ad un altro nodo della rete distribuita e l'eventuale perdita di una connessione avrebbe comunque permesso agli altri nodi di rimanere in contatto con il resto della rete.

L'influenza accademica

Converge tra interessi accademici e militari:

  • Decentralizzazione: più facilmente monitorabile. Maggiore sicurezza e minore controllo centralizzato.
  • Flessibilità: possibilità di interagire network differenti, sviluppo dei TCP/IP.
  • Presenza di computer nelle università: inizialmente 4 (1969) poi la rete si espande rapidamente (15 università connesse nel 1971) e nel 1973 prima connessione via satellite con l'Europa.

Influenza controculturale

A partire dalla fine degli anni '70, si iniziano a sviluppare nuove comunità di informatici, attivisti, studenti che propongono usi e concezioni alternative di quello che sarà poi chiamato internet. Volontà di emancipare internet dai contesti militari e accademici, per promuovere un uso domestico, usando le infrastrutture tecnologiche già presenti: la rete telefonica.

Internet si comincia a trasformare in un progetto militare – scientifico a strumento sociale per le differenti comunità, allargandone esponenzialmente l'utilizzo. Cominciano ad essere dei mezzi dove le persone si incontrano e cominciano a scambiarsi messaggi.

Militel (Francia, 1981 – 2012) era un terminale che sfruttava la rete telefonica per collegarsi ad un sistema integrato di informazioni, consultabile attraverso lo schermo e tastiera. Uso maggiore come sistema di messaggistica (come una sorta di social network ante-litteram).

Esempio di politica economica nazionale che guida le scelte in ambito mediale e comunicativo. Modello semplice, capace di entrare nella vita quotidiana dei francesi. Inoltre, pensato come un network gerarchico, l'uso maggiore passerà invece attraverso i servizi più orizzontali come le chat. Questo dimostra come i media siano frutto di un processo di coproduzione tra la dimensione tecnologica e quella sociale.

L'influenza del servizio pubblico

L'idea di comunicazione come servizio pubblico ha le sue radici, diversamente dalle altre influenze provenienti dagli USA, nel modello di welfare dei paesi europei. Progetti europei di sviluppo di reti di comunicazione che erano soprattutto su base nazionale, poco attenti alla dimensione internazionale. I diversi paesi europei adottano politiche protezioniste, in questo campo, favorendo le aziende nazionali (soprattutto i monopoli che già controllavano le infrastrutture delle telecomunicazioni).

Lo stile europeo configura la rete internet come lo strumento di pubblica utilità: a parte pochi casi fortunati, (es. il Militel in Francia) queste politiche relative alla rete internet si sono mostrate fallimentari e troppo costose, portando negli anni '90 ad una privatizzazione del settore delle comunicazioni e ad un cambiamento delle politiche, che si aprono alla dimensione europea.

In questo contesto nasce il World Wide Web ad opera di Tim Berners-Lee (CERN), che ha l'intuizione di trasformare lo spazio internet non solo in un luogo di scambio, ma anche di trasformazione.

L'influenza economica

A partire dagli anni '90, iniziano a crescere gli interessi economici e gli investimenti (browser, interfacce sempre più user friendly, servizi). Inizia una commercializzazione della rete, che dopo il 1995 cresce esponenzialmente attirando sempre più capitali e investimenti (internet o dotcom bubble).

  • Crisi dovuta a due fattori:
    • Investimenti troppo elevati in nome di un "progresso senza fine".
    • Internet ancora work in progress con un'audience limitata con bassa propensione all'acquisto online.

1.2 Il Web 2.0

Con la nascita dei social network site, internet inizia il suo processo di riqualificazione e nel 2004 Dale Dougherty introduce il termine Web 2.0 segnando quelle che sono le differenze rispetto alle altre fasi del Web.

"Web 2.0": Il termine, apparso nel 2005, indica genericamente la seconda fase di sviluppo e diffusione di Internet, caratterizzata da un forte incremento dell’interazione tra sito e utente: maggiore partecipazione dei fruitori, che spesso diventano anche autori (blog, chat, forum, wiki); più efficiente condivisione delle informazioni, che possono essere più facilmente recuperate e scambiate con strumenti peer to peer o con sistemi di diffusione di contenuti multimediali come YouTube; affermazione dei social network. Nuovi linguaggi di programmazione consentono un rapido e costante aggiornamento dei siti web anche per chi non possieda una preparazione tecnica specifica. Il fenomeno è ancora in fortissima evoluzione."

"Il web 2.0 è un termine che indica un'evoluzione di internet. Quello che chiamiamo Web 1.0 era formato prevalentemente da siti internet statici senza la possibilità di interazione sia di utenti che di altri siti. Con il Web 2.0 il navigatore diventa protagonista. Pubblicare contenuti e diffonderli su internet non è più riservato a pochi ed esperti di html. Nascono siti come: Wikipedia, YouTube, Facebook, Myspace ed altri dove, a farla da padroni sono gli utenti, inserendo in piena autonomia: contenuti foto, filmati, testi, e condividendoli in rete. Nell'erogare informazioni i Blog hanno acquisito una certa importanza. Il visitatore può facilmente commentare quanto legge, e comunicarlo agli altri lettori. Questa introduzione fatta dal web 2.0 è una rivoluzione nel comunicare. Si passa dalla comunicazione one-to-many (uno a molti) a many-to-many (molti a molti)."

Il web 2.0 è caratterizzato dal UGC – USER GENERATED CONTENTS – L'utente che è contemporaneamente consumatore e produttore di contenuti.

Le competenze centrali del Web 2.0

  • Servizi e non pacchetti di software (meno costi da sostenere);
  • Controllo su fonti di dati unici e difficilmente replicabili che si arricchiscono man mano che vengono utilizzate;
  • Utenti come co-sviluppatori (fiducia agli utenti);
  • Sfruttare l'intelligenza collettiva;
  • Influenzare la lunga coda attraverso il customer self service;
  • Il software a un livello superiore rispetto al singolo dispositivo;
  • Interfacce utenti come modelli di sviluppo e modelli di business leggeri.

Primo paradosso della partecipazione: La regola dell'1%

Solamente l'1% degli utenti contribuisce in modo significativo alla creazione di contenuti, mentre il 9% degli utenti posta contenuti in maniera minimale ed il 90%, ovvero la stragrande maggioranza degli utenti sono passivi e utilizzano la rete solamente per acquisire informazioni e contenuti, senza crearne di nuovi.

Nella cultura di Internet, la regola dell'1% è la teoria secondo cui la percentuale dei soli fruitori (lurker) di una comunità virtuale è enormemente superiore a quella dei collaboratori attivi a quella stessa comunità. La teoria è spesso usata come dimostrazione dell'ineguaglianza partecipativa in rete, cioè nell'analisi delle differenze fra i livelli di intensità nella partecipazione all'attività virtuale.

L'espressione "regola dell'1%", è stata coniata nel 2006 dai blogger Ben McConnell e Jackie Huba, in cui, su 100 utenti, solo 1 crea UGC, altri 9 operano piccole attività come commenti o modifiche, mentre 90 "lurkano".

La regola dell'1% afferma che il numero di persone che creano attivamente contenuti sul web quali testi, fotografie, disegni, video ed ogni altro tipo di materiale originale (detti UGC, user generated content), compresi gli stessi articoli di Wikipedia, sono approssimativamente l'1%, o anche meno, del totale delle persone che fruiranno di quel materiale. Ad esempio, per ogni persona che scrive un nuovo post su un forum, carica una foto su Flickr o diffonde un meme su Tumblr, ci saranno almeno altre 99 persone che leggeranno quel forum, vedranno quella foto e scopriranno quel meme e, di queste, solo 9 contribuiranno attivamente con un commento, reblog o altro metodo di partecipazione. Ogni 100 utenti, cioè, si stima siano presenti 1 creatore, 9 contributori e 90 lurker.

Secondo paradosso della partecipazione: Lo sfruttamento dell'intelligenza collettiva

Uno dei concetti più famosi teorizzati (e praticati) in seguito alla diffusione di internet negli anni Novanta è quello di “intelligenza collettiva”. Tale concetto, infatti, è strettamente legato alle nuove dinamiche sociali emerse con la “rete” nello spazio virtuale del web.

L'intelligenza collettiva è un concetto diffuso dallo studioso francese Pierre Lévy nel 1994. Secondo il filosofo francese, la diffusione delle tecniche di comunicazione su supporto digitale ha permesso la nascita di nuove modalità di legame sociale, non più fondate su appartenenze territoriali, relazioni istituzionali, o rapporti di potere, ma sul radunarsi intorno a centri d'interesse comuni, sul gioco, sulla condivisione del sapere, sull'apprendimento cooperativo, su processi aperti di collaborazione. Questo fenomeno dà vita all'idea di “intelligenza collettiva”, ossia una forma di intelligenza distribuita ovunque, continuamente valorizzata, coordinata in tempo reale, che porta ad una mobilitazione effettiva delle competenze. Piuttosto che appiattire l'individuo all'interno di una collettività massificata e uniformante, questo sapere distribuito determina un vero e proprio processo di emancipazione e civilizzazione, poiché pone ogni persona al servizio della comunità, da una parte permettendogli di esprimersi continuamente e liberamente, dall'altra dandogli la possibilità di fare appello alle risorse intellettuali e all'insieme delle qualità umane della comunità stessa.

L'intelligenza collettiva, dunque, espande la capacità produttiva della comunità perché libera i singoli aderenti dalle limitazioni della propria memoria e consente al gruppo di affidarsi a una gamma più vasta di competenze. Gli assiomi di partenza dell'argomentazione di Lévy sono che il sapere è sempre diffuso - "nessuno sa tutto, ognuno sa qualcosa" - e che "la totalità del sapere risiede nell'umanità". Tutta l'esperienza del mondo, quindi, coincide con ciò che le persone condividono e non esiste alcuna riserva di conoscenza trascendente.

I principi di collaborazione, condivisione, interazione sociale, culturale e professionale che caratterizzano l'architettura del Web 2.0 sono ispirati alla teoria dell'intelligenza collettiva, secondo cui sono gli utenti a creare valore, intrecciando reti e collaborazioni in maniera spontanea. Fenomeni come blog, wiki, filesharing, feed RSS possono essere considerati tutti esempi di un'intelligenza collettiva che emerge in presenza di una massa critica di individui che partecipano a un processo che permette loro di agire da filtro, scegliere i contenuti qualitativamente più pertinenti, promuovere lo sviluppo di sistemi di reputazione e valorizzazione delle risorse più valide attraverso link, segnalazioni e recensioni su motori di ricerca, condivisione delle proprie esperienze su weblog o forum di discussione.

Le piattaforme della rete diventano così comunità di pratiche fondate su meccanismi di trasparenza e fiducia online. Uno degli esempi più significativi di partecipazione e collaborazione che stanno alla base del web 2.0 è Wikipedia. L'applicazione delle teorie dell'intelligenza collettiva su Wikipedia è legata non solo alla cultura partecipativa che muove gli utenti alla pubblicazione e all'editing di contenuti in maniera collaborativa, ma all'uso di standard aperti e open source come wiki.

Altre applicazioni del Web 2.0 che usano l'intelligenza collettiva sono tutti quei sistemi che si fondano sul principio della folksonomy, ossia utilizzano l'input degli utenti per categorizzare dei contenuti superando la rigidità delle tassonomie tradizionali, spesso inadeguate a rappresentare realtà dinamiche, in favore di meccanismi di classificazione costruiti dal basso. Applicazioni di social bookmarking Web 2.0 come Delicious devono il loro successo proprio a questa intuizione, lasciando libertà agli utenti di utilizzare un sistema di categorizzazione collaborativo che si basa su parole chiave scelte liberamente, meglio note come tag. Siti di informazione specializzati come il Digital Photography Review o Camera Labs sono esempi di intelligenza collettiva: chiunque può accedere alle loro piattaforme e contribuire ad alimentare la conoscenza condivisa, distribuendo le proprie competenze.

I grandi colossi del web 2.0 accumulano profitti attraverso i contenuti generati dagli utenti, in una sorta di sfruttamento del lavoro gratuito.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ddg26 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Internet e social media studies e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Guglielmo Marconi di Roma o del prof Toscano Emanuele.
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