International Accounting -‐ Giussani
INTERNATIONAL ACCOUNTING
BREVE EXCURSUS STORICO, LA STRUTTURA DELLO IASC, IL PROCESSO DI FORMAZIONE
§ DEI PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI
Con il termine “principi contabili internazionali” si intende un set di regole per la redazione dei
bilanci che siano valide per tutte le imprese, in tutti i paesi nel mondo. I bilanci redatti secondo tali
principi possono essere comprensibili, indifferentemente dal paese in cui saranno stati redatti,
permettendo agli investitori di analizzare i bilanci senza conoscere le differenti regole interne di
ciascun paese. Ciò rende, quindi, confrontabili tutti i bilanci nel tempo e nello spazio, cioè
indipendentemente dalla localizzazione geografica, garantendo un’allocazione ottimale dei capitali
fra le varie imprese.
I bilanci redatti secondo un principio contabile comune, sono più facili da analizzare da parte degli
investitori, e ciò è importante perché se un grande istituto finanziario vuole erogare credito deve
capire la solidità finanziaria e la capacità dell’impresa di restituirgli il credito fatto; e il punto di
partenza di questa analisi sono i bilanci degli anni precedenti. Chi deve erogare credito ad
esempio, aggiunge un quid al costo del finanziamento nel momento in cui il bilancio dell’impresa
che deve ottenere il credito utilizza dei principi diversi da quelli internazionali.
I principi contabili internazionali sono redatti anche pensando ai grandi gruppi di imprese (e anche
alle medie), quest’ultimi svolgono la propria attività attraverso delle controllate, perciò
dovrebbero fare due bilanci, che implicano maggiori costi amministrativi e maggiore possibilità di
effettuare errori; ma con i principi contabili internazionali vi è la possibilità di avere un unico
linguaggio all’interno dei gruppi di imprese.
Questi due casi identificano quindi il contributo che i principi contabili internazionali svolgono nel
migliorare l’accesso ai mercati mondiali e la loro efficienza, comportando una riduzione dei costi,
che può essere così distinta:
Per le imprese, in termini di amministrativi e di debito;
Ø Per gli analisti e investitori, in termini di comprensione di bilanci di più paesi.
Ø
A volte anche in via volontaria, alcune imprese decidono di usare i principi contabili internazionali,
e ai motivi visti in precedenza si possono aggiungere quelli reputazionali che la redazione di un
bilancio con gli IAS può comportare.
A livello europeo (30 anni fa) si è cercato di unificare i principi contabili, (con la direttiva 4 e 7), per
cercare di arrivare a regole simili (non uguali) di redazione del bilancio; tuttavia il tentativo è fallito
perché le direttive europee risentivano di un po’ di compromessi poiché ogni paese aveva la sua
tradizione e regole che venivano viste come migliori rispetto a quelle degli altri paesi. Inoltre vi
furono altri motivi che fecero fallire il tentativo di uniformità:
Era stata identificata la possibilità di dare delle opzioni ma quest’ultime non sicuramente
ü sarebbero state esercitate da tutti;
Essendo le direttive semplici regole, ciascun paese ha avuto una propria interpretazione
ü delle direttive, differente da quella degli altri paesi. Infatti già nel considerare i principi di
prudenza e competenza si può riscontrare una differente visione tra la Germania e il Regno
Unito, dove nella prima vi è un eccesso di prudenza mentre nella seconda vi è una
maggiore apertura ad identificare utili ancora non completamente definiti. Inoltre, anche
nel considerare la prevalenza della sostanza economica sulla forma, si identificano dei
pensieri diversi tra i vari paesi, infatti in Italia si accetta l’importanza della sostanza
economica ma si dà ancora più rilievo alla forma giuridica, mentre nei paesi di stampo
anglosassone l’aspetto giuridico e quindi la forma interessa meno rispetto ad una
rappresentazione sostanziale delle informazioni economiche.
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Inoltre, la direttiva è uno strumento legislativo che impone di adeguare la propria normativa nel
proprio sistema giuridico, tuttavia tale adeguamento è stato molto lungo in vari paesi, tra cui
l’Italia. E ciò non ha favorito l’armonizzazione.
L’Unione Europea ad un certo punto ha deciso che almeno le società quotate in Europa utilizzino
gli stessi principi contabili, si è deciso quindi che per queste imprese era obbligatoriamente
necessario utilizzare dei
principi contabili internazionali uniformi.
Si sono così identificate due fasce di imprese all’interno dell’Europa:
1. Le imprese quotate in borse europee, le quali devono obbligatoriamente utilizzare i principi
contabili internazionali. Alle imprese quotate in borsa si aggiungono poi altre imprese, in
determinati casi; tuttavia possiamo affermare con certezza che utilizzano gli IAS/IFRS le
imprese multinazionali e le loro controllate, le imprese quotate in più mercati e le imprese
quotande;
2. Le imprese non quotate che possono usare i principi delle legislazioni dei propri paesi.
Si sono successivamente creati dei principi contabili internazionali “
semplificati” per le imprese più
piccole ( small medium entities -‐ SME), tuttavia l’Europa non ha accettato di utilizzare anche questi
principi perché si creerebbe un terzo gradino, in quanto si dovrebbe comunque mantenere la
possibilità per le piccole imprese di adottare le direttive.
Inizialmente si parlava di International accounting standard (IAS), mentre successivamente si
sono chiamati International financial reporting standards (IFRS), poiché vi era l’intenzione di
parlare di informativa finanziaria e non solo di bilancio.
Tuttavia, si può affermare che i paesi emergenti non hanno un’attrezzatura contabile per costruire
dei buoni bilanci. Attualmente più di 100 paesi usano obbligatoriamente o consentono l’utilizzo di
principi contabili internazionali, vi sono però ancora grosse economie mondiali che non usano gli
IFRS ma hanno un programma di avvicinamento a tali principi (Cina, Giappone, India e USA).
Tuttavia, gli USA sono molto orgogliosi dei propri principi, e la loro attività di convergenza si sta
rivelando fallimentare.
EXCURSUS STORICO
o
Nel 1973 nasce l’IASC composto da 10 paesi, che decidono di scrivere dei principi contabili che
vadano bene per tutti i paesi, ipotizzando che in un futuro prossimo le imprese li avrebbero
utilizzati. Nel 1983 tutti i membri dell’associazione internazionale delle professioni contabili (IFAC)
aderiscono al progetto (aderisce così anche l’Italia).
Nel 1995 l’IASC ( International Standard Accountant Committee) raggiunge un accord con la IOSCO
(International Organization of Security Commission), cioè l’associazione mondiale di tutti i
regolatori delle borse mondiali. I regolatori delle borse mondiali sono coloro addetti al controllo
dei bilanci delle imprese quotate.
Dall’accordo tra IASC e IOSCO, i secondi si impegnarono, a determinate condizioni, a richiedere al
proprio legislatore di consentire l’uso dei principi contabili internazionali.
Un anno dopo, l’Unione Europea dichiara che i principi contabili internazionali sono conformi, cioè
compatibili con le direttive europee, in quanto non violano i principi di carattere generale.
Nel 2000, i regolatori mondiali approvano 30 principi che erano stati già emessi, si parla di core
standard perché si riferiscono ai principi centrali degli IAS.
Sempre nel 2000, lo IOSCO raccomanda l’utilizzo dei principi contabili internazionali per le imprese
che intendevano effettuare quotazioni su più mercati (multi quotazioni). Nello stesso anno, da un
sistema di volontariato lo IOSCO assume una nuova struttura, diventando permanente.
L’Unione Europea impose i principi contabili internazionali alle imprese quotate, con il
regolamento emanato il 19 luglio 2002, facendo entrare così, i principi contabili internazionali,
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direttamente nell’ordinamento giuridico degli stati membri, affermandone così l’obbligatorietà di
utilizzo per tutte le imprese quotate, a partire dal 2005.
Quindi dal 2005 gli IAS/IFRS sono obbligatori per i paesi aderenti all’Unione Europea per i bilanci
consolidati delle quotate, perciò a partire da quell’anno tutte le società che hanno titoli di capitale
o titoli di debito quotati, devono utilizzare, per i propri bilanci consolidati i principi contabili
IAS/IFRS; inoltre ciascun stato membro &nbs
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