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Appunti del corso di IAS del professore Giussani + nuova norma sul Leasing (IAS 16) basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Giussano dell’università degli Studi Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt, Facoltà di Economia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Principi contabili internazionali ias e bilancio consolidato docente Prof. A. Giussani

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ESTRATTO DOCUMENTO

Tale principio è presente in tutti i principi contabili nazionali, poiché si può ritrovare anche nel caso

dei crediti, in cui si afferma di provvedere alla svalutazione degli stessi quando si è certi che il

nostro debitore non pagherà in parte o in toto il nostro credito.

Quindi lo IAS 36 impone alle imprese di effettuare una verifica periodica al fine di accertare se

determinate attività hanno subito una perdita di valore e, qualora ciò sia avvenuto, impone

l’obbligo di procedere ad una svalutazione.

Le attività soggette a questa verifica (impairment test) sono:

 

I beni materiali con l’esclusione delle rimanenze di magazzino e di quelle classificate

come disponibili per la vendita;

 I beni immateriali;

 Le partecipazioni immobilizzate; quindi si applica sia alle collegate nel bilancio consolidato

e sia alle controllate nel bilancio separato.

Lo IAS 36 chiede al redattore di bilancio di effettuare delle verifiche volte ad accertare se alcuni

beni iscritti in bilancio necessitano di una svalutazione a fronte del fatto che i benefici da essi

generati non giustificano il loro valore di iscrizione. Per impairment si intende che c’è qualcosa che

non va, poiché un bene non produce più come produceva in precedenza. Trattandosi di una

verifica, quest’ultima andrà fatta quando c’è la sensazione che qualcosa non vada bene.

Tuttavia lo IAS 36 afferma che il test dovrà essere effettuato quando ci sono degli indicatori che

possano far ritenere possibile una perdita di valore da parte dei beni soggetti a verifica.

Gli indicatori che è necessario monitorare si dividono in due categorie:

1. Indicatori esogeni: ad esempio se l’economia va male, se sono entrati dei nuovi concorrenti

sul mercato, se la moneta si sta svalutando, ecc;

2. Indicatori interni: ad esempio il deperimento fisico del bene, i piani aziendali di

ristrutturazione, andamenti negativi di specifici prodotti, ecc.

Il test dovrà essere effettuato obbligatoriamente ogni anno, a prescindere dagli indicatori, per due

categorie di beni: I principi contabili internazionali non

 I beni immateriali aventi vita utile indefinita, cioè prevedono l’ammortamento per

quei beni che sorgono in sede di consolidamento l’avviamento poiché non esistono studi

empirici che possano confermare che

di un’altra impresa, ad esempio l’avviamento l’avviamento perda valore con il tempo.

(secondo gli IAS/IFRS non si ammortizza). Altri Tuttavia non è neanche detto che

possibili esempi di beni immateriali aventi vita l’avviamento possa esistere per tempo,

utile indefinita sono i marchi; quindi potrà perdere o meno il suo valore,

 I beni immateriali non pronti per l’uso, cioè i costi ma l’eventuale perdita non sarà

progressiva nel tempo.

di sviluppo, cioè quei costi sostenuti per

sviluppare un prodotto o una tecnica produttiva.

Lo IAS 36 non dice che il test debba essere effettuato a fine anno, quindi si potrà effettuare a

qualsiasi data a condizione che questa data venga mantenuta anche per gli anni successivi,

tuttavia il più delle volte viene effettuato a fine anno.

Per effettuare il test si prendono tutti i flussi futuri di cassa (ricavi – costi, ovvero l’EBITDA) e si

attualizzano, il valore così ottenuto dovrà essere confrontato col valore di iscrizione in bilancio del

bene, se il valore ottenuto dall’attualizzazione è maggiore del valore di iscrizione del bene non ci

sarà alcun problema, mentre se il valore ottenuto è minore del valore di iscrizione in bilancio del

bene si dovrà ridurre il valore del bene fino ad allinearlo con il valore dei flussi di cassa futuri che

questo bene potrà potenzialmente genere rare in futuro.

Quindi, se si ha un impianto che produce qualcosa, si prendono le vendite del suo prodotto, i

relativi costi di produzione, e si attualizzano ad un certo tasso, confrontando successivamente tale

valore con quello di iscrizione in bilancio. 50

La verifica deve essere effettuata per ogni singolo bene, se questo è in grado di produrre flussi di

cassa in via autonoma; tuttavia è molto raro poter fare l’impairment test su un singolo bene,

poiché se si considerano gli impianti produttivi quest’ultimi saranno una combinazione di beni che

producono flussi di cassa, perciò sarà necessario prendere una singola unità generatrice di cassa

(ovvero cash generating unit – cgu).

Quindi, lo IAS36 dice che se non è possibile effettuare il test sul singolo bene si dovranno

considerare le più piccole unità generatrici di cassa, cioè quelle che una volta aggregato ciò che si

deve aggregare saranno indipendenti dalle altre, cioè produrranno reddito autonomamente dalle

altre unità produttrici; su ognuna di queste cgu si dovrà applicare il test di impairment.

In realtà lo IAS 36, al posto della proiezione dei flussi futuri di cassa, ammette anche un’altra

possibilità di confronto; è possibile infatti, confrontare il valore di bilancio con il suo fair value: se il

bene oggetto di analisi ha un mercato di vendita, il fair value al netto dei costi di vendita mi

permette di sapere quanto potrei realizzare dalla vendita sul mercato dell’unità generatrice di

cassa.

Quindi, il valore recuperabile potrà essere identificato in 2 modi:



I. Tramite la vendita fair value meno costi di vendita;



II. Tramite l’uso continuato valore d’uso, quest’ultimo è rappresentato dalla somma dei

flussi netti di cassa ricavabili dall’uso continuativo del bene e dal suo eventuale valore

residuo al termine dell’utilizzo. Il valore complessivo di tali flussi di cassa deve essere

misurato alla data di effettuazione del test e dunque i flussi futuri devono essere

attualizzati (scontati) usando un appropriato tasso di sconto.

Se abbiamo entrambi i valori, il confronto sarà effettuato utilizzando il maggiore tra i due.

Il concetto di fair value meno costi di vendita per beni come gli impianti non è applicabile a causa

della complessità di calcolo, quindi quasi sempre per gli impianti si andrà a verificare il valore

d’uso. Tuttavia il test non è effettuato solo sugli impianti, quindi ci potranno essere beni per il

quale sarà più agevole calcolare il valore recuperabile tramite la vendita, ad esempio per le

partecipazioni.

Per calcolare il valore d’uso sarà necessario disporre dei:

 

Flussi di cassa in entrata lo IAS 36 definisce i flussi di cassa in entrata affermando che

sono i flussi di cassa prevedibili in futuro, generati dalla cgu (o dal bene individuale) nella

sua attuale configurazione. Si dovrà perciò determinare il periodo durante il quale il bene

oggetto del test, potrà essere utilizzato; le imprese dovranno quindi effettuare dei piani

previsionali per un periodo massimo di 5 anni (poiché si ritiene che nessuno è in grado di

fare previsioni attendibili per periodi superiori a 5 anni) e per periodi superiori ai 5 anni si

dovrà proiettare un tasso di crescita stabile, ma che tuttavia, non potrà eccedere il tasso di

crescita del paese o del settore in cui si opera.

Le imprese italiane quotate oltre ad effettuare i piani, a causa di un obbligo derivante dalla

Consob, tali piani dovranno essere oggetto di approvazione esplicita da parte dei consigli di

amministrazione; tali piani dovranno essere approvati prima del bilancio. Il tasso di crescita

utilizzato dalle imprese italiane, per previsioni superiori ai 5 anni, è lo 0 e il 2%;

 

Flussi di cassa in uscita si tratta di tutti i costi necessari per mantenere l’attuale livello

operativo, ad esempio i costi di produzione, approvvigionamento, manutenzione, ecc;

La cash generating unit al termine della sua vita utile potrà avere ancora un valore, che prenderà il

nome di valore terminale, quest’ultimo è il fair value meno i costi di vendita, e potrà essere

negativo.

Quale tasso di sconto si utilizza?

L’appropriato tasso di sconto che si utilizza viene identificato sempre dallo IAS 36, il quale afferma

che il tasso di sconto che si utilizza dovrà essere lordo e tener conto dei rischi specifici dell’asset,

51

se non si è in grado di determinare il tasso di sconto specifico allora si potrà utilizzare il costo

medio ponderato del capitale (WACC – Weighted Average Cost Capital).

Nelle basis for conclusion dello IAS 36 si afferma che di solito se si utilizzando un tasso netto si ha

un risultato differente da quello che si otterrebbe nel caso si usasse un tasso lordo; si avrà

coincidenza soltanto nel caso in cui l’incidenza fiscale sugli interessi e identica all’incidenza fiscale

sull’utile operativo (cosa che non sempre avviene).

Le cash generating unit oltre a comprendere vari tipi di impianti, comprendo anche una parte di

avviamento, poiché quando nasce quest’ultimo i principi contabili internazionali richiedono che sia

allocato alle singole cgu. L’avviamento da solo non produce reddito; ma lo produce se è

implicitamente compreso in qualcosa che produce reddito come ad esempio le cgu. Quindi le cash

generating unit comprendono l’avviamento.

Se il valore recuperabile risulta essere superiore al valore di bilancio della cgu, quest’ultimo deve

essere ridotto fino a concorrenza del valore recuperabile. La svalutazione sarà imputata a conto

economico; salvo il caso in cui l’impresa abbia adottato la politica di rivalutazione periodica di

alcuni cespiti, come previsto dal criterio alternativo dello IAS 16.

Se la cgu comprende l’avviamento, prima si dovrà svalutare tale componente, poiché si tratta di

un elemento volatile che ha una vita utile indefinita e che non viene mai ammortizzato, se la

svalutazione dell’avviamento facente parte della cgu non è sufficiente, si dovranno ridurre anche

gli altri elementi che costituiscono al cash generating unit; tale riduzione dovrà essere effettuata in

maniera proporzionale (cioè pro-

­ quota), salvo che all’interno della cgu ci sono degli elementi per il

quale è possibile dimostrare che hanno un fair value più elevato.

Una volta che una cash generating unit è stata oggetto di svalutazione, a quel punto si dovrà

effettuare la verifica ogni anno (non esisteranno più degli indicatori che ci possano indicare

eventuali scostamenti).

Se rifacendo il test in futuro, si scopre che i flussi futuri di cassa sono migliorati si sarà obbligati a

ripristinare la precedente svalutazione, ma tale rivalutazione non potrà mai andare a ripristinare

l’avviamento, si potranno quindi ripristinare le eventuali svalutazioni degli elementi (diversi

dall’avviamento), che compongono la cgu; e tale ripristino di valore non può eccedere il valore

originario degli elementi della cgu, al netto degli ammortamenti non effettuati sulla parte

svalutata e che si sarebbero invece effettuati qualora non si fosse proceduto alla svalutazione.

Il ripristino avviene eliminando la svalutazione come se non fosse mai stata effettuata, quindi si

dovrà modificare la valutazione fin dal momento in cui era stata effettuata la svalutazione,

ricalcolando così i vari ammortamenti che si sarebbero dovuti effettuare sul valore non svalutato.

Se un’impresa in un bilancio intermedio di 6 mesi, svolge l’impairment test verifica che c’è stata

una riduzione di valore, e svaluta di conseguenza l’avviamento che era compreso in quella cgu, ma

poi a fine anno una volta rifatto il test si scopre che la svalutazione non era necessaria, potrà

ripristinare l’avviamento?

La regola generale afferma che l’avviamento non potrà essere oggetto di rivalutazione nel bilancio

annuale, ma tale regola vale anche per i bilanci intermedi. Quindi, la svalutazione dell’avviamento

non è mai oggetto di ripristino, neppure quando è stata effettuata in un bilancio intermedio e a

fine anno il nuovo test mostra che la svalutazione non sarebbe più necessaria.

52 International Accounting -‐‐ Giussani

ESEMPIO IAS 36 – IMPAIRMENT TEST

Supponiamo che un’impresa abbia due cgu, alla quale in passato è stato attribuito un certo

avviamento. Tot

Impianto Avviamento

400 128 528

Unità A

Unità B 1000 322 1322

1400 450 1850

N.B.: in questo esempio l’avviamento è stato attribuito alle due unità in funzione al valore degli

impianti, in realtà si dovrebbero fare stime autonome delle diverse capacità di reddito delle due

unità. Se tali stime non sono possibili si attribuisce l’avviamento in maniera proporzionale.

L’anno successivo gli impianti sono ammortizzati al 10%: Tot

Impianto Avviamento

360 128 488

Unità A

Unità B 900 322 1222

1260 450 1710

L’avviamento non sarà assoggettato ad ammortamento e rimarrà quindi uguale.

I valori attuali dei flussi di cassa delle due attività sono pari a:

Unità A 420

Unità B 820

I valori sono inferiori al valore contabile, quindi si dovranno effettuare delle svalutazioni:

Nuovo Tot

Impianto Svalutaz Avviamento Svalutaz Avviam

valore

360

Unità A 128 -68 60 420

900

Unità B -80 820 322 -322 0 820

1260 450 1240

L’unità B dovrà essere svalutata in eccesso rispetto all’avviamento, quindi si svaluterà per 402, di

cui 322 elimineranno l’avviamento e i residui 80 ridurranno il valore dell’impianto.

Sarà necessario considerare poi anche l’effetto fiscale, poiché tali svalutazione non sono

fiscalmente deducibili, quindi si dovrà considerare il fatto che abbiamo costi che non ci sono

attualmente riconosciuti come deducibili, ma ci saranno riconosciuti in futuro; si ha quindi la

creazione di un fondo imposte differite.

Svalutazione a conto economico DR 470

Avviamento CR 390

Impianti CR 80

Imposte differite (conto econom) CR 24

Fondo Imposte differite DR 24

L’anno successivo si effettua un nuovo test, dal quale risultano i seguenti valori:

Unità A 600

Unità B 1200

In questo caso, sarà necessario ripristinare la svalutazione precedente. Tuttavia, ora avremo i

seguenti valori contabili (al netto dell’ammortamento): Gli ammortamenti sono stati calcolati

considerando il nuovo valore dopo la

53 svalutazione, e su una vita residua di 9

anni:

International Accounting -‐‐ Giussani

Impianto Avviamento

Unità A 320 60

Unità B 729

Poiché il test indica che l’unità B ha recuperato tutto il costo originario dell’impianto e parte

dell’avviamento, si ripristina il costo dell’impianto (ma non si ripristinerà l’avviamento, neppure di

A). Ripresa valore a conto economico CR 80

Ammortamenti DR 9

Impianto DR 71

Fondo Imposte differite CR 21

Imposte differite DR 21

Si ripristina il valore di 80 ma si tiene conto del fatto che l’ammortamento dell’anno prima avrebbe

dovuto essere di 1000 (80) anziché 91.

Fino al 2008 vi sono state parecchie acquisizioni di impresa che hanno evidenziato in bilancio

avviamenti molto elevati; nei primi anni della crisi tali avviamenti sono rimasti in bilancio tuttavia

negli ultimi anni si sono osservate delle svalutazioni incredibili effettuate a causa dell’impairment

test; ciò significa che tale test ha degli elementi di pro ciclicità poiché il mancato ammortamento

dell’avviamento fa sì che nei momenti brutti la svalutazione avvenga tutta di colpa ma tre anni

dopo la manifestazione della crisi; ciò sta facendo riflettere sul fatto che ritornare

all’ammortamento progressivo dell’avviamento, anche se non giustificabile dal punto di vista

logico, sia comunque utile a gestire gli avviamenti stessi; infatti gli ammortamenti progressivi

avrebbero evitato i sussulti di svalutazione che si sono osservati dopo la crisi.

 IAS 37 – LE PASSIVITA’

Le passività possono essere di due tipi:



I. Debiti si caratterizzano per il fatto di avere un importo, una scadenza e un debitore

certo; 

I

. Accantonamenti sono particolari fattispecie di passività che possono diventare dei debiti

in futuro. Si caratterizzano per il fatto che la passività implicita non è certa ma probabile,

così come è altrettanto incerto l’importo e il momento in cui tale flusso di cassa si

determinerà.

Lo IAS 37 si preoccupa di verificare che esista una passività e come misurarla.

La passività esiste quando vi è un obbligo legale o quando c’è un’obbligazione implicita

(constracting obligation), quest’ultima deriva dal fatto che l’impresa abbia pubblicamente

dichiarato che farà fronte a determinate passività, tale dichiarazione pubblica deve aver creato

delle legittime aspettative nei confronti di terzi, ed inoltre l’impresa deve avere una storia passata

di aver sempre onorato simili obbligazioni. Perciò, una decisione presa dai vertici aziendali non

crea un’obbligazione fintanto che essa non è comunicata all’esterno e conseguentemente nessuna

passività è da rilevarsi in bilancio.

Supponiamo che l’impresa debba ridurre l’organico ed effettui le cosiddette incentivazioni

all’esodo, in tal caso se la dichiarazione è stata esplicitata verso il personale e si ha una storia

passata di rispetto delle dichiarazione, tale dichiarazione si qualificherà come passività ai sensi

dello IAS37 e quindi si costituirà il fondo. 54 International Accounting -‐‐ Giussani

Supponiamo che l’impresa sta producendo inquinamento e sa che dovrà disinquinare, quando

l’impresa dichiarerà di voler effettuare il disinquinamento, dovrà costituire il fondo apposito. Si è

discusso in tal caso se l’obbligo della legge dovrebbe già far nascere tale fondo.

Lo IAS 37 esclude le passività puramente potenziali, cioè le passività che dipendono da eventi

futuri, ad esempio le cause legali passive in corso, la

passività si manifesterà se l’impresa perde la causa Nel mondo IAS/IFRS probabile è

altrimenti no. La passività potenziale genera definito come più verosimile che

accantonamenti solo se l’esistenza dell’obbligazione è non il suo contrario, cioè il 51% di

probabile. Se l’esistenza dell’obbligazione è remota non probabilità.

si farà nulla, mentre se è possibile (meno che probabile

ma più che remota) non si farà nulla ma si darà informazione nelle note di bilancio.

o MISURAZIONE DELLE PASSIVITA’

La misurazione delle passività avviene attraverso delle stime; lo IAS 37 fornisce due alternative

(più una terza):

1) La miglior stima possibile per estinguere la propria obbligazione. In tal caso i redattori di

bilancio, sulla base degli elementi a loro disposizione, cercano di determinare qual è

l’importo necessario per estinguere la loro obbligazione;

2) Cosa costerebbe oggi trasferire la mia obbligazione (quindi l’esborso futuro) ad un terzo.

È come chiedere qual è il premio che ci chiedono se ci assicuriamo da tale esborso futuro.

Se si ha la possibilità di scaricare parte dell’obbligazione su terzi, si ha un credito che verrà

portato in diminuzione della passività, ma solo se virtualmente certo (cioè solo se siamo

sicuri al 100%);

3) Per misurare le passività si stimano più scenari possibili e ad ogni scenario possibile si

assegna un esito in termini di futuro esborso, e ad ogni scenario si associa la probabilità di

accadimento; a questo punto per determinare la passività si fa la media ponderata dei vari

risultati. Tale criterio non è ben accetto poiché qualunque numero si ottenga non sarà mai

quello corretto poiché deriva da una media, e si discosterà dall’importo effettivo poiché

quest’ultimo sarà proprio l’importo più probabile che si verificherà.

Si tratta di un sistema che può funzionare nei contratti assicurativi.

I contratti onerosi sono contratti di lungo termine, un esempio sono i contratti di

somministrazione attraverso il quale un’impresa si impegna a vendere un certo prodotto ad un

determinato prezzo ad un determinato cliente per un certo numero di anni, quando si stipulano

tali contratti si fanno delle stime sui costi e ricavi che tale contratto provocherà in futuro. Se nel

corso degli anni il contratto di somministrazione diventa oneroso (cioè i costi sono superiori ai

ricavi) l’impresa dovrà valutare se continuare il contratto oppure pagare la penale (che il più delle

volte tali contratti contengono in caso di interruzione della perdita). Quindi in tali contratti onerosi

la perdita da stanziare in bilancio (l’accantonamento) è il minore tra la perdita causata

dall’esecuzione del contratto e la penale che l’impresa sosterrebbe per annullare il contratto.

Tuttavia di solito, le imprese non pagano quasi mai la penale, ma continuano la somministrazione

anche se le perdite derivanti da quest’ultima sono maggiori della penale da pagare per uscire dal

contratto.

 IAS 38 – LE ATTIVITA’ IMMATERIALI

Le attività immateriali sono attività non monetarie prive di consistenza fisica; possono essere dei

diritti legalmente protetti oppure altre forme di sfruttamento di un’idea, di un marchio, di un

titolo, che danno dei benefici futuri. Siccome è probabile che danno dei benefici futuri ricadono

nella definizione di attività. Vi sono però alcune condizioni:

55 International Accounting -‐‐ Giussani

 Devono essere sotto il controllo dell’impresa;

 Ci deve essere la probabilità di benefici futuri;

 Possono dare dei benefici futuri da sole oppure in una cgu (cash generating unit). Ad

esempio l’avviamento che si genera dall’acquisizione di altre imprese, in cui si paga

qualcosa in più rispetto al valore contabile dell’impresa;

 Devono essere separabili, cioè devono avere la potenzialità di essere vendute o sfruttate

separatamente o in combinazione con altri beni oppure che sia originata da un diritto

legale o contrattuale.

Per identificare la misurazione iniziale occorre distinguere tra beni immateriali acquisiti in una

transazione separata e beni immateriali acquisiti in connessione ad un’operazione di aggregazione

aziendale, nel primo caso la misurazione avviene al costo mentre nel secondo caso (cioè nella

stragrande maggioranza dei casi) la misurazione è al fair value.

Il fenomeno delle aggregazioni di impresa è trattato nell’IFRS 3, quest’ultimo impone che quando

si acquisisce un’altra impresa e la si consolida, il prezzo pagato deve essere uguale al patrimonio

netto dell’impresa acquisita. In tal caso gli elementi aggiuntivi al patrimonio netto contabile

saranno dei beni immateriali che saranno valutati al fair value. Se nonostante l’identificazione di

tali elementi aggiuntivi, si ha ancora un residuo di valore tra ciò che si è pagato e il patrimonio

netto contabile, allora tale residuo sarà imputato come avviamento.

Dopo la prima iscrizione, i beni immateriali devono essere mantenuti al costo, quindi nel caso in

cui la prima misurazione sia avvenuta al fair value successivamente il fair value di prima iscrizione

diventa il costo, e viene assoggettato ad ammortamento salvo il caso in cui il bene ha vita utile

indefinita. Come per i beni materiali (IAS 16), in cui si prevede un trattamento alternativo; anche

per i beni immateriali si prevede un criterio alternativo; quindi i beni immateriali si possono

valutare periodicamente al fair value e, anche in questo caso come per lo IAS 16, l’eventuale

rivalutazione va a patrimonio netto (cioè OCI); tuttavia lo IAS 38 prevede una condizione affinché

si possano valutare i beni immateriali al fair value: è infatti necessario che per tali beni ci sia un

mercato attivo. Un mercato attivo è un mercato dove gli scambi sono sufficientemente frequenti,

dove c’è un numero sufficiente di compratori e venditori e dove i prezzi sono noti ai venditori e

compratori. Tuttavia è possibile verificare che non esistono mercati con queste caratteristiche per

i beni immateriali salvo casi marginali, quali per esempio licenze di pesca in alcune particolari aree

geografiche.

o BENI IMMATERIALI GENERATI INTERNAMENTE

Nel corso della propria attività, ogni impresa sviluppa dei beni immateriali, per esempio accresce il

proprio avviamento, rafforza sul mercato la propria immagine ed il proprio marchio, ecc.

Questi beni, ai quali ci si riferisce con il termine di attività immateriali generate internamente o

autogenerate, possono avere un valore assai consistente ma non sono separabili dal valore

intrinseco dell’impresa nel suo complesso; per tale motivo i beni immateriali internamente

generati non sono mai rappresentati in bilancio come attività e le relative spese sostenute sono

sempre imputate a conto economico.

L’unica eccezione è costituita dalle spese di sviluppo che, invece, devono essere iscritte all’attivo

ove ricorrano le seguenti condizioni:

 Deve poter essere dimostrata la fattibilità tecnica del progetto;

 Vi deve essere l’intenzione e la capacità tecnica e finanziaria di portare a completamento il

progetto;

 Vi dovrà essere un mercato per l’innovazione o il prodotto derivante dal progetto;

 Vi deve essere la probabilità di flussi futuri di benefici.

56 International Accounting -‐‐ Giussani

Le spese di sviluppo si distinguono da quelle di ricerca, le quali sono imputate a conto economico,

perché sono una fase avanzata di un progetto di ricerca in cui è stato identificato un possibile

sbocco commerciale. ESEMPI DI ATTIVITA’ IMMATERIALI

Nell’ambito del marketing si hanno le seguenti attività immateriali:

Insegne, loghi, certificazioni di nome C

Confezioni (colori, forme, imballi) C

Testate giornalisitiche C

Nomi di dominio web C

Accordi di non competitività C

Nell’ambito della clientela:

Lista clienti NC

Portafoglio ordini C

Contratti e relazioni con clientela C

Relazioni con clientela NC

Le principali attività immateriali artistiche sono:

Suoni, opere, balletti C

Libri, riviste, giornali e altre opere letterarie C

Opere musicali: composizioni, canzoni, jingles C

Quadri e fotografie C

Film, video musicali, programmi televisivi C

Le principali attività immateriali operative sono:

Licenze, royalties, standstill agreements C

Pubblicità, costruzioni, contratti di service o fornitura C

Accordi di leasing C

Permessi di costruzione C

Accordi di franchising C

Diritti di trasmissione (broadcasting) C

Contratti di impiego C

Diritti di sfruttamento (scavo, acqua, legname, ecc.) C

Le principali attività immateriali tecnologiche sono:

Tecnologia brevettata C

Tecnologia non brevettata NC

Computer software C

Databases C

Formule, processi, ricette C

57 International Accounting -‐‐ Giussani

 IAS 32 E IAS 39 - - ­ STRUMENTI FINANZIARI

Anche i crediti e debiti possono essere considerati strumenti finanziari, in quanto possono essere

venduti a terzi. Fanno parte degli strumenti finanziari anche i derivati, quest’ultimi sono contratti

che hanno la caratteristica di avere un valore pari a zero all’origine ma col passare del tempo

assume valori positivi o negativi in funzione dell’andamento del sottostante. Lo IAS 39 non è

convergente con gli Stati Uniti d’America, tuttavia è da 6 anni che il Board e il FASB stanno

lavorando al fine di raggiungere una convergenza; si sta elaborando una parziale modifica dello IAS

39 che dovrebbe arrivare con l’IFRS 9.

La definizione di attività finanziaria viene ricavata dallo IAS 32; quest’ultimo afferma che

un’attività può essere definita finanziaria qualora rientri tra queste categorie:

# Disponibilità liquide (ad esempio cash);

# Strumento rappresentativo di capitale di un’altra entità (ad esempio titoli azionari);

# Diritto contrattuale:

 A ricevere disponibilità liquide o altre attività finanziarie da un’altra entità. Ad

esempio un c/c bancario, i crediti v/clienti;

 A scambiare attività o passività finanziarie con un’altra entità, a condizioni

potenzialmente favorevoli. Ad esempio le opzioni acquistate.

Anche la definizione di passività finanziaria è mutuata dallo IAS 32, il quale identifica come

passività finanziaria qualsiasi passività che sia un’obbligazione contrattuale a:

 Consegnare disponibilità liquide o un’altra attività finanziaria (strumento rappresenttativo

di capitale) ad un’altra entità. Ad esempio un titolo obbligazionario emesso;

 Scambiare attività o passività finanziarie con un’altra entità alle condizioni che sono

potenzialmente sfavorevoli. Ad esempio l’opzione venduta.

ATTVITA’ FINANZIARIE

Le attività finanziarie possono essere collocate in 4 categorie, a seconda della finalità per il quale lo

strumento finanziario è stato acquistato:



1. Attività al fair value gli utili e le perdite di questa categoria vengono imputate a conto

economico (nel conto fair value through profit or loss -­­ FVTPL). In questa categoria vengono

inseriti gli strumenti finanziari che vengono detenuti per avere un profitto a breve termine.

Vi sono due tipologie di attività che rientrano in queste tipologie di strumenti:

a. Le attività di negoziazione (trading): in cui l’impresa assume una posizione

prevalentemente speculativa. Tra queste attività saranno inseriti anche gli

strumenti derivati che non sono utilizzati per fini di copertura;

b. Le attività designate al fair value in ambito di fair value option (FVO). Questa

attività è stata inserita successivamente alla prima stesura dello IAS 39, e prevede

che in determinate fattispecie un soggetto può inserire un’attività in questa

categoria.

Vi sono tre fattispecie per il quale si può ricorrere al fair value option:

i. Nel caso in cui attraverso la classificazione degli strumenti finanziari in

questa categoria risolve un accounting mismatch.

Nelle banche spesso ci sono degli strumenti finanziari che tendono a

compensarsi come variazioni di valore, quindi se uno strumento si apprezza,

l’altro si deprezza; perciò permettere che siano valutati allo stesso modo

permette che in bilancio si rifletta la tendenza a neutralizzare il rischio;

ii. Nel caso in cui ci siano un gruppo di attività che sono gestite insieme a livello

di risk management. 58 International Accounting -‐‐ Giussani

In genere le banche gestiscono i propri strumenti finanziari per portafogli,

cioè rischi sottostanti. Permettere tale classificazione fa sì che in bilancio gli

elementi gestiti con le stesse logiche di risk management vengono

effettivamente tradotte, dal punto di vista contabile, in criteri valutativi

omogenei;

iii. Nel caso di strumenti finanziari strutturati, che vengono valutati in modo

unitario; ossia nel caso in cui non venga separata la componente derivativa;



2. Attività detenute fino a scadenza (HTM – held to maturity) per essere inseriti in questa

categoria vi deve essere l’intenzione e la capacità di detenere questi strumenti fino alla

loro scadenza. Un’entità classifica uno strumento finanziario in questa categoria se sa, fin

dal momento dell’acquisto che l’intenzione è quella di detenerlo fino a quando vi sarà il

rimborso dello stesso, e non intende venderlo anticipatamente. Si tratta di una regola

abbastanza stringente, perché è prevista una sorta di sanzione, rappresentata dalla tanting

rule, per chi vende una parte significativa degli strumenti finanziari inserita all’interno di

tale categoria. Tale sanzione prevede che se un’entità, per cause non imputabili a fattori

esterni (come ad esempio le crisi), vende una parte significativa degli strumenti classificati

nella categoria HTM, dovrà riclassificare tutti gli strumenti detenuti nel portafoglio HTM,

inserendoli nel gruppo di attività disponibili per la vendita; inoltre, per due anni non potrà

classificare alcun strumento finanziario nel gruppo HTM.

Per esser classificati nel gruppo held to maturity gli strumenti finanziari devono avere dei

pagamenti fissi o determinabili, e una scadenza fissa (non si potranno classificare quindi le

azioni, o le obbligazioni irredimibili, cioè le obbligazioni perpetue);



3. Crediti generati dall’impresa (Loans & receivables – L&R) ad esempio i mutui erogati

dalle banche alle famiglie e alle imprese.

In questa categoria possono essere classificate le attività finanziarie non quotate che

abbiano pagamenti fissi o determinabili. Rispetto agli HTM, qui non è prevista la scadenza

fissa e la capacità di detenzione degli strumenti fino a scadenza; 

4. Attività disponibili per la vendita (Available for Sales -‐‐ AFS) lo IAS 39 utilizza tale

categoria in via residuale. Nella realtà, tale categoria viene utilizzata dalle banche e dalle

imprese finanziarie più di quanto vengono utilizzate le altre, anche se si tratta di una

categoria residuale, che incorpora le attività finanziarie non comprese nelle precedenti

categorie. Ciò per due motivi:

a. Permette di non sottostare al vincolo della detenzione fino a scadenza degli

strumenti finanziari, che deve essere rispettato nel caso in cui l’attività finanziaria

rientri nella categoria HTM;

b. Il secondo vantaggio riguarda il criterio di valutazione previsto per le attività

disponibili per la vendita. Infatti, a differenza della prima categoria, le variazioni di

valore vengono imputate in un’apposita riserva di patrimonio netto; mentre le

variazioni di fair value degli strumenti finanziari classificati nella prima categoria,

vanno a conto economico.

Se la banca acquista uno strumento finanziario al 31/12 e il fair value si decrementa

in misura significativa; se lo strumento finanziario è stato classificato nella prima

categoria (fair value through profit or loss), la variazione di valore andrà ad

impattare sul conto economico, mentre se lo strumento finanziario è stato

classificato nella categoria delle attività disponibili per la vendita (AFS), di fatto si

congela la variazione di valore a patrimonio netto, non avendo quindi un impatto

immediato a conto economico; lo avrà soltanto qualora lo strumento finanziario

fosse venduto. 59 International Accounting -‐‐ Giussani

Classificare gli strumenti finanziari in una di

queste 4 categorie influenza la valutazione

alla data di reporting.

o VALUTAZIONE ATTIVITA’ FINANZIARIE

Lo IAS 39 prevede che la valutazione iniziale sia al fair value, incrementato dei costi di transazione;

tranne che per la prima categoria (FVTPL).

La valutazione successiva sarà differente a seconda della categoria in cui sarà stato classificato lo

strumento finanziario:

 Se FVTPL : si continua ad applicare il fair value e le variazioni di valore andranno a conto

economico. In tal caso ci si assume il rischio di mercato sottostante, se ci va bene e lo

strumento finanziario si è apprezzato otterrò un utile, viceversa si otterrà una perdita;

 Se HTM : per le valutazioni successive si utilizza il costo ammortizzato secondo il metodo

dell’interesse effettivo (cioè il TIR-

­ tasso interno di rendimento, il tasso che rende equo

l’investimento. A livello di conto economico, l’interesse che si andrà a contabilizzare sarà

quello che rappresenta l’interesse effettivo del titolo. Ricorrere al costo ammortizzato

espone in misura inferiore rispetto alla valutazione al fair value.

Si tratta di un criterio di valutazione più stabile e quindi coerente con le finalità per il quale

si detengono tali titoli;

 Se L&R : come per HTM;

 Se AFS : la valutazione alle date di reporting avviene al fair value con le variazioni di valore

che vengono imputate a patrimonio netto; e saranno imputate a conto economico quando

saranno realizzate (cioè si deciderà di vendere lo strumento finanziario), oppure in caso di

impairment.

Quindi in tal caso le variazioni vengono “sospese” a patrimonio netto senza farle impattare

a conto economico. Tale criterio ha fatto sì che questa categoria fosse molto utilizzata dalle

banche per la registrazione di strumenti finanziari non detenuti per il lungo periodo.

Il fair value degli strumenti finanziari viene determinato secondo una gerarchia:

a. Se lo strumento finanziario è quotato su un mercato attivo, si utilizzerà il prezzo

corrente (cioè il prezzo che il titolo ha al 31/12).;

b. Mentre qualora il titolo non sia negoziato in un mercato attivo, il fair value viene

determinato con tecniche di princing interne, che facciano però il più possibile

riferimento agli input di mercato;

c. In terza istanza, il fair value si determina con l’utilizzo di modelli interni di finanza

aziendale. PASSIVITA’ FINANZIARIE

Anche la definizione di passività finanziaria è mutuata dallo IAS 32, il quale identifica come

passività finanziaria qualsiasi passività che sia un’obbligazione contrattuale a:

 Consegnare disponibilità liquide o un’altra attività finanziaria (strumento rappresenttativo

di capitale) ad un’altra entità. Ad esempio un titolo obbligazionario emesso;

 Scambiare attività o passività finanziarie con un’altra entità alle condizioni che sono

potenzialmente sfavorevoli. Ad esempio l’opzione venduta che mi viene esercitata contro.

o VALUTAZIONE DELLE PASSIVITA’ FINANZIARIE

Le passività finanziarie possono essere distinte in:



1. Passività di negoziazione si tratta delle passività detenute per finalità di trading, ed

hanno un fair value negativo (ad esempio la vendita di una call o di una put). In tal caso

60 International Accounting -‐‐ Giussani

saranno valutate al fair value e la loro variazione di valore sarà imputata a conto

economico; 

2. Altre passività ad esempio i prestiti obbligazioni emessi da una società; questa categoria

sarà valutata con il metodo del costo ammortizzato secondo il metodo dell’interesse

effettivo. STRUMENTI FINANZIARI

o RICLASSIFICAZIONE DEGLI STRUMENTI FINANZIARI

Nell’ottobre del 2008, dopo la crisi di Lehman, si è permesso attraverso un amendments di

riclassificare gli strumenti finanziari immessi nelle precedenti categorie.

Le tipologie di riclassificazioni ammesse sono state le seguenti (da un portafoglio maggiormente

esposto alle oscillazioni di mercato ad un portafoglio caratterizzato da un criterio valutativo più

stabile, e quindi meno sottoposto agli umori dei mercati):

a) Da FVTPL a HTM o L&R;

b) Da FVTPL ad AFS, limitato però per “rare circostanze” (es. gravi crisi finanziarie);

c) Da AFS a L&R.

Non sono invece ammesse le riclassificazioni:

 Per gli strumenti derivati di negoziazione (poiché proprio per loro natura sono detenuti per

motivi speculativi o di copertura);

 Per gli strumenti in fair value option (FVO).

Nel momento in cui si decide di rivalutare uno strumento finanziario da una categoria ad un'altra,

il nuovo valore di iscrizione è rappresentato dal fair value dello strumento finanziario stesso, al

momento della riclassificazione. STRUMENTI DERIVATI

Lo IAS 39 definisce lo strumento derivato nel seguente modo: si ha uno strumento derivato, se

uno strumento ha le seguenti caratteristiche:

I. Il valore dello strumento varia a seconda delle variazioni di un sottostante;

II. L’investimento iniziale è nullo o quasi;

III. Il regolamento dei flussi è differito nel tempo.

La misurazione iniziale e successiva dei derivati è sempre il fair value: per le opzioni il valore

iniziale è il premio pagato o ricevuto, che varierà successivamente, mentre per uno swap il fair

value iniziale è zero e varierà successivamente in funzione delle variazioni del sottostante.

Gli strumenti derivati possono essere inseriti in bilancio sotto tre diverse vesti:

 

Derivati di trading utilizzati per lucrare un differenziale di prezzo, oppure per cercare un

profitto anticipando l’andamento dei mercati;

 

Derivati di copertura utilizzati allo scopo di eliminare o ridurre il rischio di perdita da

fluttuazioni nel sottostante;

 Derivati incorporati in strumenti finanziari complessi.

o DERIVATI INCOPORATI

Un esempio di derivato incorporato è il seguente: uno strumento finanziario il cui valore è in parte

correlato all’andamento di un altro parametro; ad esempio un’obbligazione convertibile in azioni,

il detentore di quest’ultima potrà a determinate scadenze, se lo ritiene vantaggioso convertire il

proprio prestito in quote azionarie; in tal caso l’obbligazione sarà il titolo principale (cioè un titolo

di debito), è però implicita una parte derivativa, che in tal caso è rappresentata dal warrant, cioè

da uno strumento derivato che è assimilabile ad un’opzione call acquistata implicitamente dal

61 International Accounting -‐‐ Giussani

detentore dell’obbligazione. Quindi il valore dell’obbligazione convertibile è in parte collegata al

valore dell’obbligazione principale e in parte dalle variazioni di valore della società emittente.

In tal caso, il derivato incorporato viene separato dal contratto “ospite” (o principale) se sono

presenti le seguenti tre condizioni:

1. I flussi sul derivato e sul contratto ospite non sono correlati;

2. Il derivato rispetta la definizione di strumento derivato ai fini IAS39;

3. Il contratto non è valutato nella sua interezza al fair value secondo la FVO.

L’IFRS 9 per le attività finanziarie eliminerà l’obbligo di separazione tra contratto ospite e derivato

implicito (quindi lo strumento sarà valutato interamente al fair value through profit and loss).

o DERIVATI DI COPERTURA

Le operazioni di copertura contabile si caratterizzano per la presenza di un elemento che espone

l’entità a potenziali rischi, o di valutazione a fair value o di variazione dei flussi di cassa; in tal caso

l’obiettivo dell’entità è quello di coprirsi da tali rischi.

Lo strumento di copertura è lo strumento con il quale si neutralizza il rischio di variazione avversa

del fair value o dei flussi di cassa.

Tuttavia le previsioni dello IAS 39 sono considerate rigide e complesse; infatti con riferimento

all’elemento che deve essere coperto, lo IAS 39 afferma che si deve trattare di uno strumento

finanziario e non può mai essere un derivato, a meno che non si tratti di un’opzione acquistata che

viene coperta con un’opzione venduta. Quindi lo IAS 39 delimita ciò che possono essere gli

strumenti coperti.

Con riferimento allo strumento di copertura, questo è sempre un derivato e non può mai essere

un’opzione venduta; a meno che tale opzione venduta copra un’opzione acquistata.

Nel momento in cui un’entità decide di effettuare un’operazione di copertura deve presentare una

documentazione formale, in cui venga evidenziata qual è a relazione di copertura, quali sono gli

obiettivi, e vengano identificati in modo inequivocabile l’elemento coperto e lo strumento di

copertura, definendo inoltre qual è la metodologia che si intende utilizzare per testarne l’efficacia.

Lo IAS 39 impone di eseguire al momento iniziale e alle date di reporting dei test, in cui si dimostri

che effettivamente la copertura è stata efficace, cioè che ci sia stata una compensazione delle

variazioni di valore. La copertura è efficace se:

Questa copertura deve essere dimostrata nel continuo, quindi per quanto riguarda le analisi

retrospettive, si deve dimostrare che le variazioni di valore sono state all’interno del range

imposto; ed inoltre con l’utilizzo di modellistiche interne si deve essere in grado di dimostrare che

anche in futuro tale copertura sarà ancora efficace (per ogni relazione di copertura).

Uno degli obiettivi dell’IFRS 9 è quello di ampliare la definizione degli elementi da coprire e degli

strumenti di copertura; ampliando così la gamma di strumenti ammessi. Inoltre, l’IFRS 9 intende

agire sui test di efficacia, in quanto i test attuali richiedono risorse per le imprese molto costose,

che le società meno strutturate non riescono a sostenere.

Lo IAS 39 prevede le seguenti due tipologie di copertura:



1. Il fair value hedge in tal caso si ha l’obiettivo di coprire l’impresa da variazioni avverse

nel conto economico derivanti da variazioni del valore sottostante. Ci si copre quindi da

una variazione di prezzo avversa; le variazioni di fair value dell’elemento coperto e dello

strumento di copertura vanno a conto economico. Il caso tipico è quando un’impresa ha in

portafoglio un titolo a reddito fisso e stipula un interest rate swap con il quale paga un

62 International Accounting -‐‐ Giussani

flusso di interessi fissi ed incassa un flusso di interessi variabile e così facendo si protegge

dalla perdita di valore del titolo in caso di aumento dei tassi di interesse; oppure un altro

esempio è l’impresa che ha in portafoglio un’azione quotata ed acquista un’opzione put

che protegge l’impresa da una variazione negativa nella quotazione del titolo azionario;



2. Il cash flow hedge ha l’obiettivo di neutralizzare la variabilità dei flussi finanziari

connessi ad un’attività o ad una passività. Il caso tipico è quando un’impresa stipula un

interest rate swap per trasformare un titolo a tasso variabile in un titolo a tasso fisso.

Quindi, attraverso il cash flow hedge ci si copre da una variazione avversa dei flussi di

cassa.

Le variazioni di fair value dell’elemento coperto vanno a conto economico, mentre le

variazioni di fair value dello strumento di copertura vengono inserite in una riserva di

patrimonio netto (hedging reserve) e vengono rilasciate a conto economico quando si

manifestano i flussi sull’elemento coperto.

Esempi:

Un eventuale aumento dei tassi d’interesse imposto dalla banca centrale farebbe diminuire il

valore dell’obbligazione. 63 International Accounting -‐‐ Giussani

 DALLO IAS 39 ALL’IFRS 9: TEMATICHE

C’è stato un tentativo di arrivare all’introduzione di un nuovo principio contabile che superi gli

elementi di complessità che gli utilizzatori degli IAS hanno nel tempo utilizzato. Si tratta di un

cammino lungo, che parte dal 2009 e tuttora non ne sono stati risolti alcuni aspetti. Tant’è che

l’introduzione dell’IFRS 9 (che dovrebbe sostituire lo IAS 39), prima prevista per il 2015, è stata

attualmente congelata, e verrà successivamente fissata una nuova data di entrata in vigore.

Si sta cercando di semplificare la classificazione di attività e passività finanziarie, cercando di

ridurre le categorie viste in precedenza.

Il secondo fronte su cui si sta lavorando è l’hedge accounting, si sta cercando di ridurre i criteri che

sono previsti per le coperture contabili.

Il terzo punto riguarda l’impairment, si vuole passare da una visione incurred lost ad una visione

expected loss; nel primo si tende a riflettere (soprattutto per i portafogli crediti delle banche)

eventi già accaduti, quindi si registrano delle perdite (attraverso la svalutazione del credito)

quando si hanno già degli elementi probatori che fanno percepire che parte del credito non sarà

64 International Accounting -‐‐ Giussani

recuperabile; mentre nel secondo si cercherebbe di introdurre dei criteri valutativi che siano più

coerenti con le logiche utilizzate dalle banche.

L’ultimo punto su cui si sta discutendo riguarda il macrohedging; infatti le prime disposizioni sulla

copertura del margine d’interesse sono state oggetto di carver out, non recependo le previsioni in

materia di macrohedging (in sede di adozione dello IAS 39). Lo IASB ha proposto un metodo

alternativo di macrohedging che può essere più coerente rispetto alle metodologie di risk

management utilizzate dalle banche per la copertura del tasso di interesse. Le banche di solito

coprono il rischio di interesse su base netta, non per singola esposizione, ma aggregano il rischio di

interesse connesso a tutte le posizioni aperte (attive o passive) e vanno a coprirsi con gli strumenti

derivati su base derivata.

 IFRS 9 - ­ ­ CLASSIFICATION AND MEASUREMENT

L’entrata in vigore dell’IFRS 9 era prevista per il 1 gennaio 2015, ma nel novembre 2013 è stato

deciso di sospendere la data di entrata in vigore. Così facendo l’EFRAG ha rinviato l’endorsement.

Si vorrebbe procedere alla classificazione prevedendo non più come driver quello della finalità per

il quale lo strumento viene acquistato, ma andando verso un criterio di classificazione degli

strumenti finanziari che dipende:

 Dal business model che segue la banca;

 Dai cash flow previsti dal contratto.

Le categorie che rimarranno in vita sono:

 Il fair value through profit or loss (FVTPL);

 Il fair value through other comprehensive income (FVTOCI): cioè Il fair value con variazioni

di valore imputate a patrimonio;

 Il costo ammortizzato.

Saranno quindi eliminate le categorie HTM, e AFS, perché da un lato la categoria HTM è di fatto

sottoutilizzata, e la categoria AFS è sovrautilizzata, rispetto a quello che erano le intenzioni iniziali

per la quale era concepita.

Nel caso si considerasse uno strumento di debito, si avranno a questo punto due soli alternative di

valutazione, per l’obbligazione detenuta in portafoglio:

1. Il costo ammortizzato, qualora siano rispettati i due seguenti criteri:



a. Business model l’obiettivo del modello gestionale è di percepire una sorta di

rendita, quindi l’attività è detenuta al fine di riceverne i cash flow previsti dal

contratto (non per trarne profitto nel breve termine);



b. Termini contrattuali i cash flow sono costituiti esclusivamente da pagamenti del

capitale e degli interessi sull’ammontare di debito in essere;

2. Il fair value through profit or loss (FVTPL), qualora lo strumento di debito è detenuto per

ottenere profitti nel breve termine, quindi qualora non rispettasse i criteri visti sopra.

Oppure se fosse designato al momento della contabilizzazione iniziale al fine di evitare

accounting mismatch.

Mentre per gli strumenti di capitale avremo le seguenti due alternative di valutazione:

1. Al fair value through profit or loss se lo strumento di capitale fosse detenuto con finalità di

trading (speculativa);

2. Al fair value through other comprehensive income, qualora lo strumento di capitale fosse

detenuto non per finalità speculative (di trading) ma, con l’intenzione di partecipare al

rischio di impresa come azionista. La designazione è irrevocabilmente, nel momento in cui

acquisto una partecipazione strategica non si potrà variare la sua finalità. Ciò avrà la

conseguenza contabile che: a conto economico si andranno a contabilizzare i dividendi

annui che saranno corrisposti, mentre la variazione di valore andrà a patrimonio netto.

65 International Accounting -‐‐ Giussani

 IFRS 7 - ­ ­ NOTE AL BILANCIO IN RELAZIONE AGLI STRUMENTI FINANZIARI

L’IFRS 7 tratta delle notizie in merito agli strumenti finanziari, e non solo che devono essere forniti

in bilancio. L’IFRS 7 dà un elencazione molto dettagliata delle informazioni aggiuntive che devono

essere date, con l’obiettivo di far comprendere all’analista di bilancio a quali rischi è esposta

l’impresa; in alcuni casi possono essere dei rischi legati alla detenzione di strumenti finanziari, ma

in altri possono essere legati ai rischi generali dell’impresa.

Alcuni strumenti finanziari possono o in altri casi devono essere misurati al fair value; ma siccome

il fair value per sua natura è volatile (in quanto dipende dall’andamento dei mercati, e dalla scelta

soggettiva degli input con cui si effettuano le valutazioni in caso di fair value di 2° e 3° livello),

l’IFRS 7 richiede che per ogni categoria di attività venga fornito il fair value. Per quello che riguarda

il fair value delle attività finanziarie, oltre al rischio di fluttuazione dei prezzi di mercato, vi è anche

un’esposizione al rischio di controparte, per tale motivo l’IFRS 7 richiede che l’impresa fornisca

anche l’esposizione massima al rischio di credito, anche qualora l’impresa abbia stipulato a

copertura di tale credito, un derivato.

Per quanto riguarda le banche soprattutto, è necessario illustrare il dettaglio dei finanziamenti in

default, detti anche no-

‐ performing loans.

Un credito può essere rimosso dal bilancio quando sostanzialmente sono stati trasferiti tutti i rischi

e i benefici associati a quel determinato credito; tuttavia può accadere che anche se un credito è

stato ceduto, trasferendo la maggior parte dei rischi e benefici, si è mantenuto comunque un certo

coinvolgimento nel credito; ad esempio si potrebbe continuare ad incassare il credito per conto

del cessionario, oppure si potrebbe incassare un onorario per il servizio che viene fornito, in tal

caso bisogna comunque (nonostante il credito sia stato rimosso dal bilancio) fornire nelle

disclosures notes l’importo del generico residuale (cioè l’importo del coinvolgimento), l’importo

originario del credito che è stato ceduto, e i rischi a cui si è esposti in funzione di tale

coinvolgimento.

Per quel che riguarda gli hedge accounting, cioè le operazioni di copertura, è necessario fornire le

seguenti informazioni:

 La natura dei rischi che sono stati coperti;

 Il fair value dei derivati;

 Per il cash flow hedge:

 La tempistica attesa dei flussi che vengono scambiati;

 L’importo che è stato imputato a other comprehensive income;

 L’importo riciclato a conto economico.

o RISCHI IN GENERALE

Si deve tener conto:

 Del rischio di concentrazione, cioè il rischio di avere la maggior parte delle vendite presso

pochi clienti;

 Del rischio di liquidità, ad esempio avere un’insufficienza di liquidità per pagare i propri

creditori;

 Del rischio di mercato, se cambia il mercato, i prezzi da parte dei concorrenti, il valore dei

titoli di stato, ecc. Per tali rischi l’IFRS 7 non si limita a richiedere un’analisi quantitativa ma

richiede anche un’analisi di sensitività.

Per tutti tali rischi, alla data di bilancio bisogna fornire:

# La quantificazione;

# Gli obiettivi di gestione;

# I metodi di misurazione. 66 International Accounting -‐‐ Giussani

Viene anche richiesto all’impresa quali sono le politiche contabili per mitigare i rischi.

 IFRS 2 – PAGAMENTI BASATI SU AZIONI

Questo principio tratta della rilevazione e misurazione in bilancio di quelle operazioni in cui

l’impresa paga beni o servizi tramite la consegna di proprie azioni.

Attraverso questi piani l’azienda concede delle opzioni ai propri dipendenti, cioè dei diritti di

acquisto ad una data futura di un certo ammontare delle proprie azioni.

Perché l’azienda dovrebbe concedere tali opzioni e perché costituire un IFRS su tale argomento?

Attraverso la concessione delle opzioni l’impresa cerca di raggiungere due obiettivi:

1. L’obiettivo fondamentale di ridurre la divergenza di interessi che a volte si ha tra proprietà



(azionariato) e governance questo problema è molto sentito soprattutto in quei paesi in

cui vi sono le cosiddette public company, cioè quelle imprese che hanno un capitale

azionario molto frazionato, tanto che nessun singolo azionista detiene una quota di azioni

tali da poter influenzare il management. Quindi, attraverso le stock grant o stock option si

cerca di far riallineare gli interessi della proprietà e della governance;

2. Effettuare la cosiddetta retention, cioè cercare di non far abbandonare l’azienda ai

lavoratori maggiormente preparati. Ad esempio si possono stipulare dei piani con il quale si

dice al lavoratore che se starà in azienda per 5 anni alla fine del 5° anno riceverà delle stock

option con il quale potrà acquistare le azioni dell’azienda ad un prezzo molto inferiore

rispetto alla quotazione in quel periodo. Quindi il lavoratore avrà 5 anni di tempo per far

crescere il valore (e quindi il prezzo delle azioni) dell’azienda e poter poi acquistare ad un

prezzo minore le azioni stesse.

A volte per evitare delle speculazioni le stock option possono prevedere delle clausole di

lock up con il quale si impone al detentore delle stock option di detenere le azioni,

acquistate attraverso l’esercizio delle stock option, per un determinato periodo di tempo

dopo il loro acquisto (ad esempio potrà vendere 2 anni dopo l’acquisto ma non prima).

Tuttavia vi possono essere altre variabili esogene, diverse dall’operato del manager, che possono

influenzare il prezzo delle azioni, può capitare che vi sia un boom economico rilevante che fa

aumentare il prezzo delle azioni, in tal caso l’operato del manager non è la causa dell’aumento del

valore delle azioni. Si dovrà tener conto di questi eventuali fenomeni, e per far ciò i piani di stock

option a volte vengono indicizzati, in tal caso il prezzo a cui possono essere esercitate le opzioni

(strike price) viene indicizzato ad un determinato indice (ad esempio l’indice di mercato borsistico)

in modo da neutralizzare gli effetti distorsivi delle variabili esogene.

Il vesting period è il periodo durante il quale maturano le condizioni per poter esercitare a

,

scadenza l’opzione, a tale periodo vengono affiancate delle vesting condition che identificano

delle condizioni da rispettare per poter avere il diritto di esercizio delle stock option, le principali

sono:

 Permanenza in servizio fino alla vesting date, cioè fino alla data in cui il dipendente potrà

esercitare il suo diritto;

 Raggiungimento di specifici obiettivi aziendali: ad esempio incremento di utili, di fatturato,

aumento della quotazione del titolo. Ad esempio si può vincolare l’esercizio delle stock

option ad una crescita dell’1% dell’EBITDA ogni anno; tali condizioni possono portare a dei

comportamenti opportunistici da parte del manager, che possono modificare i dati di

bilancio per soddisfare le vesting condition e ottenere così la possibilità di esercitare le

opzioni. Questo è uno dei motivi perché si deve tutelare la trattazione delle stock option.

Gli IAS nel disciplinare le stock option parlano di pagamenti basati su azioni, basandosi sul fatto

che l’impresa può pagare beni o servizi attraverso queste operazioni.

67 International Accounting -‐‐ Giussani

I pagamenti basati su azioni sono le operazioni in cui l’impresa paga beni o servizi tramite la

consegna di proprie azioni, e si differenziano in piani di stock grant e piani di stock option.

Nel piano di stock grant il dipendente riceverà ad una data prefissata un importo prefissato di

azioni dell’impresa; quindi tali opzioni hanno uno strike price pari a zero, perciò le azioni sono

assegnate gratuitamente.

Mentre, nel piano di stock option il dipendente potrà acquistare azioni dell’impresa ad un prezzo

prefissato (strike price).

Non è detto che il diritto venga esercitato da tutti i beneficiari, è possibile che si verifichi:

 Il mancato rispetto delle vesting condition;

 Il prezzo dell’azione alla data di maturazione potrebbe essere inferiore allo strike price,

cosicché non convenga esercitare l’opzione (nel caso di stock options).

Come si contabilizzano i pagamenti basati su azioni?

Vi sono principalmente due teorie, la prima è stata ipotizzata negli USA, dove inizialmente molti

affermavano che tali costi non dovevano transitare da conto economico perché non erano

rappresentativi di una prestazione di servizi, ma in realtà venivano vista come una remunerazione

che veniva data sottoforma di aumento di capitale. Tuttavia tale tesi alla fine non è stata accettata

dallo IASB.

Secondo l’IFRS 2 vi sono due tipi di piani che possono essere utilizzati per contabilizzare tali

pagamenti:

1. Il piano equity settled: in cui il dipendente riceve azioni dell’impresa;

2. Il piano cash settled: in cui al dipendente è riconosciuto un pagamento in denaro che è

indicizzato al prezzo delle azioni.

Un caso particolare di questa tipologia di piano è il cosiddetto share appreciation price: si

tratta di un piano di incentivazione in cui ai dipendenti sarà riconosciuto un pagamento in

denaro che è funzione del prezzo dell’azione o del suo incremento nell’arco di un certo

periodo. Ad esempio attraverso lo share appreciation price l’azienda potrebbe affermare

che il manager, qualora soddisfi le vesting condition, avrà il diritto di ricevere su 1000

azioni dell’azienda l’aumento di prezzo in contanti (cioè per cassa).

o IL PIANO EQUITY SETTLED

Nel piano equity settled il fair value del servizio reso dal dipendente è imputato a CE lungo la

durata del periodo in cui tale servizio è ricevuto, con contropartita un aumento di patrimonio

netto. Il servizio è rappresentato dalla prestazione lavorativa del dipendente, e il fair value del

servizio reso è pari al fair value dello strumento patrimoniale (azione od opzione) offerto al

dipendente.

Il principio afferma che si dovrebbe scorporare il fair value del servizio che rende il dipendente,

tuttavia siccome nessuno sa a quanto ammonta la parte che remunera il dipendente, si utilizza il

fair value dello strumento, poiché si presume che sia equivalente al fair value servizio reso.

Il FASB inizialmente associava il fair value all’intrinsic value, quindi il valore dell’opzione era pari

alla differenza tra lo strike price e il prezzo dell’azione all’inizio del piano. È chiaro che per essere

remunerativo il valore intrinseco, inizialmente deve essere pari a 0, perché la remunerazione deve

esserci nel futuro, sulla crescita futura che deve avere il prezzo dell’azione, e non fin da subito.

La seconda componente del fair value è il time value, cioè l’incremento di valore dell’opzione che

si avrà al passaggio del tempo; sarà quindi necessario stimare quanto varrà l’opzione a scadenza

rispetto all’inizio del piano: più le previsioni sono ottimistiche e più il time value sarà elevato.

Quindi in base all’IFRS 2 sarà necessario spalmare un costo lungo il vesting period, questo costo

sarà il fair value dell’opzione alla data di inizio del piano (cioè all’inizio del vesting period).

68 International Accounting -‐‐ Giussani

Quindi, una volta stimato il fair value unitario dell’opzione, esso è moltiplicato per il numero di

dipendenti che si ritiene che eserciteranno l’opzione, cioè il numero di dipendenti che saranno

ancora tali all’epoca di maturazione del diritto e si ripartisce il totale così stimato lungo il periodo

di maturazione.

La prima misurazione verrà effettuata alla data di inizio del periodo (grant date). Ad ogni data di

bilancio, sulla base delle nuove informazioni, si stima nuovamente il numero di dipendenti (o

meglio il numero di strumenti che raggiungeranno la maturazione) che raggiungeranno il diritto,

ma non si modifica il fair value unitario dell’azione.

Esempio – piano equity settled:

All’1.1.2012, a ciascuno dei 1000 dipendenti della società A viene offerta l’opzione di acquistare

100 azioni della società a 10€, a condizione che il dipendente rimanga in società per 4 anni (fino

all’1.1.2016).

Il fair value unitario dell’opzione alla grant date è pari a 2€ e il numero di dipendenti che si

prevede rimarranno fino al 2016 sono 800.

Quanto vale il piano alla prima data di misurazione (cioè il 31/12)?

Vale 400, che deriva da: !∗!"" = 400

!

La rilevazione alla chiusura del bilancio in data 31.12.2012:

DARE AVERE

Costi del personale 400

Patrimonio netto 400

Ad ogni data di bilancio, sulla base delle nuove informazioni si dovrà stimare nuovamente il

numero di dipendenti che raggiungeranno il diritto, e verificare il fair value stesso dell’opzione.

Sulla base delle nuove informazioni al 31.12.2013, si avranno i seguenti dati:

 Fair value unitario dell’opzione al 31.12.2013: 1,5€

 Numero di dipendenti che si prevede rimarranno fino al 2016: 600.

In questo caso sarà necessario modificare la misurazione del piano, tuttavia non si terrà conto

della variazione del fair value ma solo del nuovo numero di dipendenti che si prevede rimarranno;

quindi il cambio di fair value non influenza la misurazione del piano.

Quindi si effettua la rimisurazione del piano, mantenendo costante il fair value; perché si sta

considerando un piano equity settled, dove la contropartita è un aumento di capitale, che non si

modifica successivamente alla prima misurazione.

Se in contropartita avessimo dovuto dare cassa al dipendente (alla fine) invece che azioni, si

sarebbe avuto un debito e quindi rimisurare la passività al fair value (si tratta del caso cash

settled); ma in questo caso si sta dando al dipendente uno strumento di equity e non di debito,

cioè si sta assegnando una parte del patrimonio netto quindi secondo il principio non ha senso

considerare il delta del fair value unitario ma solo la stima di quanti effettivamente eserciteranno.

Quindi il nuovo valore del piano sarà: 2*600 = 1200

Si hanno quindi 1200 da spalmare su 3 anni, avendone però già riconosciuti 400 l’anno

precedente. Perciò, il costo da riconoscere alla fine del 2013 è il costo cumulato dei primi due anni

sulla nuova misurazione (1200*50% = 600) – il costo già riconosciuto l’anno precedente (cioè 400).

Perciò il costo da riconoscere al 31.12.2013 sarà:

(1200*50%) – 400 = 200

69 International Accounting -‐‐ Giussani

La rilevazione al 31.12.2013 sarà:

DARE AVERE

Costi del personale 200

Patrimonio netto 200

Se l’anno successivo non si ha alcuna modifica si dovranno imputare costi del personale pari a 300.

o IL PIANO CASH SETTLED

Secondo il piano cash settled il dipendente riceve cassa sulla base del valore delle azioni; quindi si

offre al dipendente la possibilità di ottenere cassa e non azioni; perciò l’impresa avrà una passività

finanziaria rappresentata dalla possibilità di dover distribuire cassa ai propri dipendenti. Infatti, la

contropartita del costo del personale è una passività, e non il patrimonio netto.

In tal caso non si avrà più un incremento dell’equity poiché a scadenza il dipendente non riceve

azioni ma cassa; si avrà quindi un debito finanziario nei confronti del dipendente. Siccome

l’impresa avrà un debito finanziario nei confronti del dipendente, in base allo IAS 39, il debito

finanziario dovrà essere valutato al fair value in ogni periodo e non solo al periodo iniziale. Quindi

ad ogni data di misurazione il debito deve essere al suo fair value.

Quindi, quando si misurerà il valore del debito si dovrà considera anche il delta dell’opzione e non

solo il numero di dipendenti.

Perciò, la stima del costo del personale, da ripartirsi sulla durata del piano, è aggiornata ogni anno.

Esempio:

All’1.1.2012, a ciascuno dei 1000 dipendenti della società A viene offerta l’opzione di acquistare

100 azioni della società a 10€, a condizione che il dipendente rimanga in società per 4 anni (fino

all’1.1.2016).

Il fair value unitario dell’opzione alla grant date è pari a 2€ e il numero di dipendenti che si

prevede rimarranno fino al 2016 sono 800.

Quanto vale il piano alla prima data di misurazione (cioè il 31/12)?

Vale 400, che deriva da: !∗!"" = 400

!

La rilevazione alla chiusura del bilancio in data 31.12.2012:

DARE AVERE

Costi del personale 400

Debiti finanziari 400

Sulla base delle nuove informazioni al 31.12.2013, si avranno i seguenti dati:

 Fair value unitario dell’opzione al 31.12.2013: 1,5€

 Numero di dipendenti che si prevede rimarranno fino al 2016: 600.

Si effettua la rimisurazione del piano: 1,5*600 = 900

Si hanno quindi 900 da spalmare su 3 anni, avendone però già riconosciuti 400 l’anno precedente.

Perciò, il costo da riconoscere alla fine del 2013 è il costo cumulato dei primi due anni sulla nuova

misurazione (900*50% = 450) – il costo già riconosciuto l’anno precedente (cioè 400).

Perciò il costo da riconoscere al 31.12.2013 sarà:

(900*50%) – 400 = 50

La rilevazione al 31.12.2013 sarà:

DARE AVERE

Costi del personale 50

Debiti finanziari 50 70 International Accounting -‐‐ Giussani

Questa tipologia di piano considera la volatilità dell’azione sul mercato, riflettendola in bilancio

attraverso i debiti finanziari; mentre nei piani equity settled, la volatilità dell’azione non viene

riflessa in bilancio poiché non si tiene conto del delta dell’opzione. Quindi, se si prevede che tale

volatilità sia alta, si privilegerà l’utilizzo del piano equity settled, così da non influenzare il conto

economico dalle performance dell’azione.

Un’ulteriore differenza tra i due piani è la loro trattazione fiscale, infatti si deve considerare se il

costo che si riporta in bilancio è deducibile o meno.

Qualche anno fa è stato introdotto il principio di derivazione rafforzata, secondo il quale ciò che

c’è in bilancio è fiscalmente rilevante e viene perciò considerato ai fini del pagamento delle

imposte. Se una società italiana adotta gli IFRS vi è il principio di derivazione rafforzata quindi ciò

che rileva per il bilancio rileva anche ai fini fiscali, quindi il costo delle stock option è deducibile e

permette di pagare meno imposte.

Siccome i manager spesso influenzano chi decide delle remunerazioni, a parità di altre condizioni,

se la normativa fiscale per la persona fisica era più vantaggiosa, proliferavano i piani di stock

option, cosicché il manager pagava meno imposte.

Oggi la normativa fiscale è più stringente per la persona fisica, quindi i piani di stock option

vengono meno utilizzati.

o CASI PARTICOLARI

Il dipendente potrebbe ottenere un piano in cui può scegliere, al momento della maturazione del

diritto, se:

 Ricevere le azioni;

 Ricevere il corrispettivo per cassa.

Tale scelta potrebbe sembrare indifferente, ma in realtà non lo è, perché è possibile ad esempio

che le azioni dell’impresa non siano molto liquidabili e ciò fa correre un rischio al dipendente, e

cioè quello di non riuscire a rivendere le azioni al prezzo al quale le riceve. Se ci fossero queste

differenze lo strumento prenderebbe il nome di strumento composito, poiché si considererà

composto di due elementi: 

A. Un elemento di passività (che prevale) obbligo per l’impresa ad erogare cassa;



B. Un elemento di patrimonio opzione concessa al dipendente di poter scegliere la

remunerazione più conveniente.

Quindi, se l’impresa ha uno strumento composito, il principio afferma che è necessario

considerarlo come una passività, stimare il debito e se c’è qualcosa in più, la componente

residuale dovrà essere inserita a patrimonio netto.

Si effettua uno split accounting e quindi sarà come se si avessero due piani: uno equity settled e

l’altro cash settled. Prima si misurerà il fair value dell’elemento di passività (piano cash settled);

poi se necessario, il fair value dell’elemento di patrimonio (piano equity settled).

Il fatto che si possa scegliere tra due alternative ha valore o no?

Se la possibilità di effettuare tale scelta non ha valore, allora si considererà il costo interamente

come una passività, mentre se la scelta non è equivalente per il dipendente, la possibilità di

effettuare una scelta avrà valore e sarà pari al piano equity settled.

Supponiamo un dipendente che ha già il 10% della società e gli viene offerta la possibilità di

acquistare tra 5 il 5% della cassa, al prezzo di oggi, oppure di ottenere l’equivalente del 5%

sottoforma di cassa; il dipendente potrebbe considerare il fatto che ottenendo il 5% delle azioni

potrebbe migliorare la sua posizione in assemblea e quindi per lui ha maggior valore ottenere le

azioni piuttosto che la cassa.

Spesso il fair value delle due alternative (ricevere cassa o ricevere azioni) è il medesimo. In questo

caso, il fair value della componente di patrimonio è zero.

71 International Accounting -‐‐ Giussani

Un altro caso particolare si ha nel caso in cui il piano viene modificato in corsa, e ciò può avvenire

per svariati motivi. Anche in questo caso si ha uno split accounting, cioè si scinde il piano in due

piani differenti; vi è però una presunzione, e cioè che ci sia un beneficio incrementale per i

dipendenti. Infatti se il piano nuovo vale di più rispetto al precedente (cioè il dipendente prende di

più), allora si dovrà effettuare lo split accounting attraverso il quale il piano più vecchio viene

trattato come in precedenza, mentre il piano nuovo viene trattato come se fosse un piano

indipendente. Se il beneficio incrementale del nuovo piano è negativo, non sarà considerato e si

rimarrà alle condizioni precedenti, quindi si rimarrà al piano originario senza cambiare nulla.

Il beneficio incrementale sarà pari alla differenza tra il fair value (alla data della modifica) dello

strumento originario e il fair value dello strumento post modifica.

Esempio:

Un piano (equity settled) originariamente ha durata triennale e fair value originale pari a 900. Al

termine del primo anno il piano viene modificato. Il fair value del piano alla data di modifica è pari

a 400, mentre il fair value del piano modificato è pari a 800.

All’anno 1, non c’erano modifiche e quindi il costo imputato all’anno 1 è 300 = 900*1/3

Al termine del primo anno, il piano viene modificato, quindi alla data di modifica il fair value del

piano originario è 400, mentre il fair value del piano modificato è 800.

All’anno 2 si avrà: (900*2/3) + (800-

­ 400)*1/2

Mentre, all’anno 3 si avrà: (900*3/3) + (800-

­ 400)*2/2

Il costo aumenterà rispetto al piano originario, infatti si sarebbe dovuto avere 900 ma si avrà

invece 1300.

o LE VESTING CONDITION

Le vesting condition, cioè le condizioni che il dipendente deve rispettare affinché maturi il diritto di

esercitare le opzioni, si suddividono in due categorie:



1. Le condizioni di mercato sono quelle che influenzano il fair value unitario dello

strumento. Ad esempio una condizione di mercato potrebbe essere il raggiungimento di un

determinato livello di prezzo di quotazione del titolo. Se il piano è equity settled questa

condizione non impatterà sul bilancio, poiché il variare del prezzo dell’azione non sarà

preso in considerazione nel calcolo del costo;

2. Le condizioni non di mercato, influenzano il numero degli strumenti e sono di due tipi:



a. Service condition cioè la permanenza in servizio;



b. Performance condition identificano dei target aziendali, come fatturato, EBITDA,

EPS; si tratta quindi di quelle condizioni a cui i revisori di bilancio stanno più attenti,

perché potrebbero portare a delle azioni di frode da parte del management.

72 International Accounting -‐‐ Giussani

Cosa accade se non si ha il raggiungimento delle condizioni?

Se le opzioni non maturano per il mancato raggiungimento delle condizioni di mercato, ad

esempio il prezzo dell’azione sottostante è tale da non rendere vantaggioso l’esercizio delle

opzioni, il trattamento contabile non cambia, quindi la società continua a contabilizzare il costo sul

periodo rimanete del vesting period.

Se invece, le opzioni non maturano (o maturano solo in parte) per il mancato raggiungimento delle

condizioni di non mercato, in questo caso la società dovrà rivedere la misurazione del numero di

strumenti che si prevede saranno esercitati. Nel caso in cui il piano non maturi proprio, a causa del

mancato raggiungimento delle condizioni non market, il costo cumulato deve essere pari a zero.

Quindi, al conto economico dell’anno in cui il piano deve essere eliminato si deve inserire un

beneficio pari al costo cumulato fino a quel periodo. Ciò deve avvenire quando la nuova

misurazione degli strumenti dà zero.

Nel caso in cui il piano continua ad esistere ma non lo esercita nessuno (forfeiture) la società deve

rivedere il costo complessivo per riflettere (con impatto a CE) la miglior stima disponibile del

numero di strumenti attesi che matureranno.

Ad esempio supponiamo che un piano abbia durata triennale con fair value originale pari a 600, e

alla fine del terzo anno il piano non matura per mancato raggiungimento delle condizioni di

mercato.

Il (400) al terzo anno rappresenta un beneficio per eliminare i costi cumulati.

o CANCELLAZIONI

Nel caso in cui il piano venga cancellato, per mutuo consenso delle parti, l’IFRS 2 afferma che il

costo residuale del piano, in base al fair value originale, dovrà essere contabilizzato

immediatamente a conto economico

Se al momento della cancellazione, per indennizzare il manager, l’impresa paga qualcosa per

cassa, è come se l’impresa stesse pagando per riacquistare le sue azioni che avrebbe assegnato

con l’esercizio delle opzioni, quindi la scrittura contabile è:



AVERE CASSA



DARE PATRIMONIO NETTO

Quindi gli eventuali benefici pagati in cassa rappresentano un riacquisto di strumenti di patrimonio

netto fino a concorrenza del fair value rimisurato alla data di cancellazione.

Se l’indennizzo supera il valore del piano, il pagamento in eccesso sono considerati benefici

aggiuntivi dati al dipendente, e quindi si dovrà inserire a conto economico.

Ad esempio se si ha un piano a durata triennale e fair value originale pari a 900. Nel secondo anno

la stima degli strumenti di probabile maturazione è il 25% e nel terzo anno il piano è cancellato. Il

fair value alla data è pari a 100, e viene pagato un bonus di 180.

73 International Accounting -‐‐ Giussani

 IAS 40 – INVESTIMENTI IMMOBILIARI

Trattando dello IAS 16 avevamo visto che tra i beni immateriali vi erano anche gli edifici che

l’impresa utilizza per la propria attività produttiva in senso lato (capannoni industriali ed edifici

destinati all’ufficio). In questo caso si considerano degli immobili che l’impresa ha acquistato per

effettuare degli investimenti, quindi non sono utilizzati per l’attività caratteristica dell’impresa.

Si tratta di investimenti di imprese che non svolgono l’attività immobiliare, perché se si

considerasse un’impresa che svolge attività immobiliare l’attività di costruire, comprare, vendere e

affittare immobili rappresenterebbe la loro attività caratteristica; infatti nel caso di imprese che

svolgono attività immobiliare, gli immobili vengono inseriti nel magazzino.

Tali immobili non dovranno nemmeno essere parte integrante dell’attività di servizio, ad esempio

nel caso degli alberghi, qualora l’immobile che viene utilizzato come albergo, venga acquistato si

tratterebbe di un immobile facente parte integrante dell’attività di servizio.

La misurazione iniziale avviene al costo, che normalmente corrisponde al fair value (in quanto è

improbabile che qualcuno venga ad un prezzo inferiore a quello di mercato), a cui si devono

aggiungere anche gli oneri di acquisto, cioè quei costi diretti e indiretti necessari per far sì che il

bene possa essere utilizzato da terzi (e non dall’impresa).

La misurazione successiva può essere effettuata in due modi differenti:

1. Il metodo del costo con ammortamento sistematico e impairment;

2. Il metodo del fair value.

Qualora l’impresa adottasse il criterio della misurazione periodica al fair value, la contropartita

andrà direttamente a conto economico come profitto/perdita derivante dalle fluttuazioni di

mercato.

o ASPETTI PARTICOLARI

Può accadere che un’impresa acquisti un’immobile, e parte dello stesso è usato per gli uffici,

mentre una parte viene utilizzata come investimento immobiliare. Lo IAS 40 in questo caso

suggerisce di identificare qual è l’uso prevalente dell’immobile e applicare di conseguenza o lo IAS

40 oppure lo IAS 16. Ad esempio se il 90% sono piani destinati ad uffici mentre il 10% vengono

affittati a terzi si utilizzerà lo IAS 16 e quindi l’immobile verrà considerato come

un’immobilizzazione materiale, mentre se il 90% dei piani verranno affittati a terzi mentre solo il

10% sarà utilizzato come uffici, allora si utilizzerà lo IAS 40 perché l’immobile potrà essere

considerato un investimento immobiliare in base al suo uso prevalente.

74 International Accounting -‐‐ Giussani

Se non vi è una destinazione prevalente, si dovrà effettuare una scorporazione del costo, una

parte seguirà lo IAS 16 mentre l’altra seguirà lo IAS 40. In base allo IAS 16 si dovrà scorporare

anche il valore del terreno.

Se si cambia la destinazione d’uso dell’immobile si passerà dallo IAS 16 allo IAS 40, o viceversa; nel

primo caso l’ultima valutazione di bilancio diventerà il primo fair value e successivamente si potrà

continuare ad utilizzare il criterio alternativo, altrimenti se si rimane sul costo e

sull’ammortamento non vi sarà alcuna conseguenza; nel caso in cui a seguito del cambiamento

della destinazione d’uso si passa dallo IAS 40 allo IAS 16, l’ultimo fair value diventerà il primo costo

ai sensi dello IAS 16. Ad esempio l’immobile che era destinato all’uso come uffici, a causa dello

spostamento degli uffici in un altro immobile, potrebbe essere destinato ai terzi; in tal caso si

dovrà passare da una valutazione secondo lo IAS 16 ad una valutazione secondo lo IAS 40, e

viceversa nel caso in cui la destinazione dell’immobile passa da un uso verso i terzi ad un uso

legato all’attività caratteristica dell’impresa.

Se un’impresa ha in corso la costruzione di un immobile che intende destinare ad investimento

utilizzando il modello di misurazione del fair value, lo IAS 40 stabilisce che l’immobile sia misurato

al costo fintanto che esso è in costruzione e, una volta completato, la differenza di valore con il fair

value è immediatamente imputata a conto economico.

 IAS 41 – AGRICOLTURA

Questo IAS disciplina le attività biologiche e i prodotti agricoli; un’attività biologica è un animale

vivente o una pianta e il prodotto agricolo è il raccolto dell’attività biologica.

In molti paesi del mondo queste attività sono fondamentali, per questo è stato necessario

identificare uno standard per regolare la rappresentazione di questi elementi in bilancio.

Lo IAS 41 è uno dei pochi standard contabili che prevede obbligatoriamente l’uso del fair value fin

dall’origine. D’altra parte è difficile applicare il costo storico a tali attività, quindi il fair value viene

ritenuto il metodo più semplice da applicare.

Sia le attività biologiche, sia i prodotti agricoli sono misurati in bilancio, fin dalla loro origine, al fair

value meno i costi stimati di vendita. Le eventuali variazioni di fair value sono imputate a conto

economico. Si può assimilare questo criterio contabile a quello previsto per i lavori in corso su

ordinazione. La logica è la stessa: il profitto matura con il progressivo sviluppo biologico e non al

momento finale della vendita.

Questo criterio di misurazione si interrompe quando il prodotto è pronto per la vendita e viene

classificato tra le rimanenze e quindi soggetto alle disposizioni dello IAS 2.

Lo IAS 41 identifica anche i modi in cui determinare il fair value, sostenendo che si può osservare il

mercato più vantaggioso (a condizione che l’impresa ne abbia un facile accesso) oppure il mercato

più vicino.

Questo standard sta per essere modificato a fronte di forti critiche da parte delle imprese che

svolgono le attività disciplinate da questo IAS; poiché si è fatto notare che in realtà, dire che tutto

cambia di valore (aumentando) man mano che l’asset cresce si tratta di un’eccessiva

semplificazione. Si è fatto notare ad esempio che l’albero che produce le mele, non aumenta di

valore man mano che dà i suoi frutti, saranno piuttosto i suoi frutti che man mano che maturano

aumenteranno il proprio valore; mentre la pianta per le imprese è un cespite produttivo al pari di

un bene materiale.

Attraverso la modifica che si effettuerà su questo IAS, la parte dell’asset biologico che non si

riproduce (ad esempio l’albero delle mele) sarà iscritta al costo storico, mentre la componente che

subisce un incremento di valore al passare del tempo e che sarà continuamente riprodotta (ad

esempio le mele) continueranno ad essere iscritte al fair value.

75 International Accounting -‐‐ Giussani

 IFRS 4 – CONTRATTI ASSICURATIVI

Quando è diventata legge che dal 2005 ci sarebbe stato l’obbligo per le imprese che redigevano il

consolidato di adottare i principi IAS/IFRS, vi erano delle aree che non erano trattate dai principi

contabili internazionali. Questo principio non disciplina i La filosofia del Board nello stendere i

criteri di iscrizione in bilancio e misurazione di attività e principi contabili è quella di trattare

passività connesse ai contratti assicurativi nell’ottica elementi di bilancio o operazioni e non

delle compagnie assicuratrici. Esso consente a tali di dare dei principi contabili di tipo

soggetti di continuare ad utilizzare le regole dei singoli settoriali. Infatti in questo IFRS si parla

paesi, con alcune precisazioni. di contratti assicurativi e non di

L’obiettivo del documento è quello di consentire alle imprese di assicurazione.

Questa è un’altra delle differenze tra i

compagnie assicuratrici di passare agli IFRS anche in principi contabili internazionali e quelli

assenza di regole contabili internazionali per la loro statunitensi, dove il FASB identifica

attività tipica. Queste regole saranno oggetto di un principi settoriali per ciascuna impresa.

apposito standard che è attualmente in corso di

preparazione.

Questo principio è nato per permettere alle imprese assicurative di dichiararsi ???

Quindi, per tutto ciò che riguarda i contratti assicurativi si può continuare a seguire i principi

nazionali; si è trattato di una sorta di escamotage perché si è voluto che fosse l’IFRS a consentire

l’utilizzo delle regole dei singoli paesi.

L’impresa assicuratrice seguirà i principi nazionali per quanto riguarda le passività mentre seguirà i

principi internazionali per quanto riguarda l’attivo; questa impostazione può però creare dei

problemi.

Un contratto assicurativo si definisce come un contratto nel quale un’impresa si impegna a

risarcire un’altra impresa dalle conseguenze di un danno derivante da un evento futuro e incerto;

in tal caso si copre sia il ramo danni che il ramo vita. Tale definizione è utile per distinguere un

contratto assicurativo da un contratto derivato, infatti nel primo vengono esclusi i derivati

meteorologici; infatti per esempio un contratto che compensa i danni arrecati da un evento

meteorologico è un contratto assicurativo mentre un contratto che prevede pagamenti

predeterminati al verificarsi di un evento meteorologico è un derivato perché l’importo da

corrispondere non è correlato ad un danno subito.

Il principio ha imposto alcune condizioni affinché si possano utilizzare i principi contabili locali nel

trattare i contratti assicurativi:



1. Liability test qualunque sia il tipo di principio contabile locale adottato, l’impresa dovrà

effettuare un test di sufficienza delle passività (cioè una verifica della congruità delle

passività assicurative). Nelle mondo assicurativo le passività (debiti futuri) vengono

chiamate riserve matematiche, che non finiscono però nel patrimonio netto, ma

rappresentano le stime dei costi futuri;



2. Scorporo dei derivati incorporati ciò si ha quando il contratto assicurativo non è puro

ma ha una componente interna derivata, ad esempio una componente finanziaria; in tal

caso si dovrà separare il derivato ed annotarlo separatamente secondo le regole dello IAS

39. Un esempio di derivato che può esserci dentro ad un contratto assicurativo: una

persona si potrebbe assicurare per avere la pensione quando avrà 60 anni, ma nel

contratto si può inserire un’opzione che permette di uscire dal contratto e riprendersi i

premi pagati; questa opzione va scorporata e valutata separatamente;



3. Divieto di costituire riserve catastrofali il verificarsi di una catastrofe e il danno che

questa può determinare non è stimabile con alcuna certezza minima; è proibito registrare

dei debiti a fronte di tale evento catastrofale, aventi lo scopo di diluire su più esercizi la

76 International Accounting -‐‐ Giussani

casualità con cui si manifestano i risarcimenti agli assicurati. L’impresa dovrà essere

sufficientemente patrimonializzata per far fronte a tali eventi catastrofali;



4. Divieto di fondi/riserve per stabilizzare il risultato nel passato le compagnie

assicuratrici avevano l’abitudine di costituire dei fondi per stabilizzare il risultato

economico, si trattava di una classica manovra di bilancio poiché prevedeva di accantonare

negli anni “buoni” e di usare tale accantonamento negli anni “cattivi” per far fronte alle

passività.

Il nuovo IFRS 4 prevederà che le passività siano al fair value, ma ci sarà un problema nell’effettuare

il matching tra passività e gli investimenti (attività).

 IFRS 5 – ATTIVITA’ NON CORRENTI POSSEDUTE PER LA VENDITA E ATTIVITA’ OPERATIVE

CESSATE

Un’impresa potrebbe decidere di dismettere un bene materiale o immateriale (cioè un’attività non

corrente), che può essere un piccolo bene o anche un ramo d’azienda. L’IFRS 5 impone alle

imprese di classificare separatamente ed assoggettare ad uno specifico criterio di misurazione le

attività non correnti ed un gruppo di attività e passività (correnti e non correnti), cioè un ramo

d’azienda, destinato nel suo insieme ad essere venduto. La definizione esclude dall’ambito

dell’IFRS 5 i beni che l’impresa ha deciso di abbandonare ma non di vendere.

Se l’impresa ha deciso di dismettere un cespite o un piccolo ramo d’azienda, allora quest’ultimo

sarà esposto in bilancio separatamente da tutte le altre attività, venendo inserito in una voce

apposita denominata “attività non correnti destinate alle vendita”. La medesima separata

classificazione è richiesta per il totale delle attività e il totale delle passività di un ramo d’azienda

destinato alla vendita, senza compensazione fra i due importi.

Quindi tale elemento sarà classificato a parte, e misurato al minore tra l’ultimo valore del bilancio

e il valore presunto di realizzazione (cioè il fair value meno i costi di vendita).

Sarà obbligatorio effettuare queste operazioni quando effettivamente il fatto di dismettere (o

vendere) il bene o il ramo d’azienda è qualche cosa che si concretizzerà quasi certamente a breve;

ci deve essere perciò un piano formale di vendita, e la vendita deve essere prevedibile entro 12

mesi. Se entro 12 mesi non si riesce ad effettuare la vendita, si dovrà effettuare una

riclassificazione salvo il caso in cui il motivo per cui non si è conclusa la vendita era imprevedibile

nel momento in cui si è stilato il piano di vendita.

Tali rami produttivi, finché non sono venduti, continueranno a produrre, però l’IFRS 5 prevede che

si fermi l’ammortamento.

Questo principio è criticato perché identifica delle produzioni senza le normali configurazioni di

costo (cioè l’ammortamento), il che può alterare il valore delle giacenze e i profitti. Influenzando

anche il minore tra il valore di bilancio e il fair value meno i costi di vendita; poiché è probabile che

man mano che si fanno gli ammortamenti anche il fair value possa impattare sul valore di bilancio.

Le attività operative cessate (discontinued operation) sono dei rami d’azienda che si ricollegano

ad importanti linee di business, la cui operatività e i cui flussi di cassa generati sono chiaramente

distinti dal resto dell’attività dell’impresa. Anche queste attività possono essere destinate alla

vendita e in questo caso l’impresa starà effettuando un ridimensionamento piuttosto importante.

Non sarà più sufficiente enucleare le passività e le attività in un’unica linea e valutarli al minore tra

il valore di bilancio e il fair value meno i costi di vendita; infatti oltre a tutto ciò bisognerà indicare

nella nota integrativa quanto tale linea operativa contribuiva al margine lordo.

L’IFRS 5 richiede che nel conto economico sia separatamente esposto l’utile netto prodotto

dall’attività operativa cessata e l’utile o la perdita netta derivante dalla sua vendita oppure dalla

rimisurazione delle sue attività o passività al fair value meno i costi di vendita. Fornendo, nella

nota integrativa i principali dettagli di ricavi e costi.

77 International Accounting -‐‐ Giussani

Bisognerà riclassificare l’esercizio precedente come se la decisione di effettuare la vendita fosse

stata presa già dall’anno precedente.

Ciò è necessario per far capire all’analista di bilancio come sarebbe l’attività dell’impresa una volta

che la major line of business non ci sarà più.

 IFRS 6 – ESPLORAZIONE E VALUTAZIONE DELLE RISORSE MINERARIE

Anche in questo caso questo IFRS è stato effettuato per disciplinare le imprese facenti parte di uno

dei settori più importanti del mondo, cioè le imprese operanti nel settore delle risorse minerarie e

petrolifere.

Non esisteva in precedenza un criterio che indicasse come trattare i costi di ricerca per questo

particolare tipo di impresa; si aveva sì lo IAS 38 che afferma che i costi di ricerca non devono

essere considerati, tuttavia per queste tipologie di imprese i costi di ricerca sono fondamentali.

Si tratta infatti di imprese che effettuano attività esplorative; la prassi in questo settore è

abbastanza variegata, nel senso che vengono aggregati tutti i costi per field (campi). Una volta che

si è ottenuta la concessione per operare su un determinato campo, vengono capitalizzati tutti i

costi all’interno di una determinata field. C’è chi definisce i campi come una singola concessione e

chi li definisce come un intero continente. Alcuni capitalizzano tutto mentre altri capitalizzano solo

i costi di concessione, degli studi di fattibilità, i risultati negativi e non altri tipi di costi.

Non esiste un principio specifico per le imprese minerarie e petrolifere, e questo documento si

limita ad uno degli aspetti peculiari della loro attività, senza peraltro fissare regole particolari.

Infatti con questo standard si è inteso consentire ad un importante settore manifatturiero di

redigere i bilanci dichiarandoli conformi agli IFRS pur essendo, sostanzialmente, ancora fondati sui

principi contabili locali.

Vista la vastità delle prassi contabili nel mondo, il BOARD ha permesso alle imprese estrattive di

utilizzare i principi contabili nazionali purché nella nota integrativa si indichi e si illustrino quali

sono le prassi contabili utilizzate. Inoltre, i costi esplorativi e di sviluppo iscrivibili come attività in

bilancio, devono essere classificati, in voci separate nello stato patrimoniale, distinguendoli come

beni materiali oppure immateriali, a seconda della loro natura. Si dovrà inoltre, effettuare

comunque l’impairment test, però la cgu in questo caso possono essere raggruppate in base ad

una politica contabile adottata dall’impresa, non rispondendo quindi esattamente alla definizione

dello IAS 38.

Che cosa fare dello scarto? Si può capitalizzare? Se si come? Questi costi non si possono

considerare come spese ma vengono inserite nell’inventario.

 IFRS 8 - ­ ­ INFORMATIVA DI SETTORE

L’IFRS 8 non disciplina come misurare un elemento di bilancio o come contabilizzare

un’operazione di bilancio, ma fissa degli obblighi informativi; tratta quindi di informazioni

aggiuntive da esporre nelle note illustrative ed è obbligatorio solo per le imprese quotate o che

hanno programmato la quotazione.

Si tratta di uno standard di particolare importanza soprattutto per gli analisti e gli investitori.

Infatti, di solito, gli analisti privilegiano due tipi di informazione:



1. Il rendiconto finanziario si tratta di un documento che fa capire come la società si

finanzia, dove alloca le sue risorse finanziarie, e in definitiva se genera o erode cassa;



2. La normativa di settore obbliga le imprese a disaggregare il loro bilancio per i vari settori

industriali in cui la società opera. Poiché è raro che una grande capogruppo operi in un solo

settore industriale; viene richiesto per ogni settore industriale di dare una mole non

indifferente di informazioni. 78 International Accounting -‐‐ Giussani

Ci sono settori aziendali che sono capital intensive, altri invece saranno labour intensive, altri

saranno molto competitivi, altri in via di sviluppo, ecc.

Se l’analista finanziario ha le informazioni disaggregate per settore può effettuare migliori

valutazioni e comparazioni (per settori).

Per esempio un’impresa editoriale può stampare i quotidiani ma può stampare anche le riviste,

non si tratterà in tal caso dello stesso settore; come anche un’impresa automobilistica potrebbe

produrre automobili, ma anche trattori e camion.

Quindi, l’IFRS 8 impone di illustrare nelle note al bilancio come ogni segmento operativo (o

settore) ha contribuito alla formazione dei risultati complessivi della società o del gruppo,

specificando anche la struttura patrimoniale di ogni segmento.

Un settore (o segmento operativo) è una parte dell’impresa che produce autonomamente dei

ricavi e sostiene dei propri costi; ogni settore ha un suo responsabile che lo gestisce, creando i

budget, confrontandoli periodicamente, essendo quindi responsabile dei risultati; questo soggetto

prende il nome di Chief Operating Officer, (a volte si usa l’acronimo CDM -­­ Chief Decision Maker).

Le principali informazioni che devono essere fornite per ciascun settore, possono essere di due

tipi: 

I. Informazioni di tipo economico ad esempio le vendite (cioè i ricavi). Oltre ai ricavi

esterni, devono essere forniti anche i ricavi intersettoriali; cioè i ricavi generati dal fatto

che un’impresa produce per un’altra impresa interna al gruppo, ciò è utile per capire

quanto quel particolare segmento di attività è captive o no, cioè dipende dal fatto di essere

interno al gruppo. Inoltre, fanno parte di questo gruppo di informazioni gli interessi attivi e

passivi, gli ammortamenti, altri costi e ricavi di particolare rilievo, gli accantonamenti e le

imposte; 

I

. Informazioni di tipo patrimoniale cioè le attività e passività totali, gli eventuali

investimenti in partecipazioni e le immobilizzazioni sia fisiche che immateriali.

Le informazioni devono essere fornite per ogni settore che soddisfi almeno uno dei seguenti

requisiti:

 Almeno il 10% delle vendite (sia verso terzi o all’interno del gruppo);

oppure:

 Deve aver prodotto almeno il 10% dell’utile dei segmenti in utile (o perdite);

ovvero:

 Rappresenta il 10% delle attività totali.

Quindi qualora un settore ha una di queste caratteristica, si dovrà dare l’informativa anche per

quest’ultimo.

I settori modesti possono essere esclusi dall’informativa; quindi, se invece, i segmenti sono al

disotto di tali parametri possono essere aggregati; ma ad una condizione: il totale dei segmenti

residui, una volta sommati non devono rappresentare più del 25% del totale delle vendite.

I dati economici e i dati patrimoniali, non necessariamente sono esposti come sono finiti in

bilancio, ma vengono esposti così come vengono forniti al COO e li utilizza per la sua attività di

gestione; quindi l’impresa può talvolta misurare sé stessa (i suoi segmenti produttivi) con numeri

che non sono necessariamente quelli di bilancio, cioè non sono quelli che sono inseriti in base ai

principi contabili internazionali all’interno del bilancio. Ad esempio le vendite interne possono

essere esposte a prezzi preconcordati all’interno del gruppo, mentre poi in bilancio figurano per

l’ammontare a cui è avvenuta la transazione. Tuttavia, bisogna infine riconciliare tali numeri con i

dati di bilancio.

Dare queste informazioni significa guardare l’impresa dall’interno, e ciò provoca uno svantaggio

competitivo; perciò chi fa un bilancio con gli IAS/IFRS è obbligato a dare queste informazioni,

mentre un concorrente tali informazioni potrebbe non darle.

79 International Accounting -‐‐ Giussani

È stata svolta una recente indagine dell’ESMA (Associazione europea dei vari regulators di borsa),

per cercare di capire se le imprese forniscono informazioni interne simili a quelle che poi vengono

riflesse in bilancio, l’indagine ha risposto positivamente e quindi di solito, le imprese attraverso

queste informazioni forniscono valori che successivamente coincidono con quelli di bilancio, ciò

potrebbe voler dire che:

A. Anche ai fini interni si usano le stesse regole di valutazione e misurazione dei dati di

bilancio;

oppure:

B. Vi è una riluttanza a dare informazioni che possono essere sensibili dal punto di vista

concorrenziale.

Altre informazioni che vengono fornite sono le seguenti:

 Modalità di determinazione dei segmenti, in tal caso i segmenti potrebbero essere

determinati per prodotto o per area geografica (ci sarà il responsabile del prodotto X,

oppure il responsabile di tanti prodotti che gestisce una determinata area);

 Modalità con cui avvengono le operazioni intrasegmento;

 Modalità di attribuzione dei costi centrali;

 Le vendite per prodotto devono essere illustrate, sempre e comunque.

Se un’impresa ha un unico segmento, dovrà comunque fornire alcune informazioni, e cioè:

 Le vendite per prodotto;

 Le vendite domestiche e estere;

 L’eventuale dipendenza da pochi clienti;

 I clienti sotto comune controllo, che si hanno quando vi è un soggetto che controlla

l’impresa A e l’impresa B, tra A e B non c’è alcun legame partecipativo. In tal caso per

clienti sotto comune controllo si intendono le imprese legate al gruppo della società.

Questo è uno dei pochi standard per il quale si è raggiunto l’allineamento con i principi americani.

 IFRS 13 - ­ ­ MISURAZIONE AL FAIR VALUE

L’IFRS 13 identifica la definizione di fair value, affermando che il fair value (valore equo) è il prezzo

che si incasserebbe per la vendita di un’attività o che si pagherebbe per trasferire una passività in

una normale transazione fra partecipanti in un mercato alla data di misurazione. Si tratta quindi

del prezzo di mercato alla data in cui ci si domanda quanto vale il bene o la passività; si tratta

quindi di un prezzo negoziato.

Siccome ci si riferisce ad un prezzo di vendita, il fair value prende il nome di exit price; ciò significa

che potenzialmente ci possono essere one day gain or loss, cioè l’utile o la perdita del primo

giorno, poiché se acquisto qualcosa e subito dopo lo misuro al valore di mercato, può darsi che

quest’ultimo si discosti dal valore di transazione (escludendo i costi di transazione).

Nel definire il mercato, e quindi un prezzo di mercato, bisogna tener conto delle caratteristiche

che un partecipante al mercato richiede all’interno del mercato stesso, in termini di condizioni e

locazzazione, ad esempio le caratteristiche per un immobile sono importanti: vi è differenza tra un

immobile fatiscente e un altro nuovo o appena ristrutturato; bisogna tener conto anche di

eventuali restrizioni all’uso del bene.

Quale mercato?

Si deve considerare il mercato principale, cioè quello in cui l’impresa normalmente andrebbe a

vendere quel bene. Se ci sono più mercati, (ad esempio oggi si possono vendere le azioni in più

mercati, perché sono quotati su più mercati) qual è quello principale?

In tal caso il mercato principale è quello più vantaggioso, perché si presuppone che il

comportamento dell’impresa sia razionale, e quindi se può vendere ad un prezzo maggiore

rispetto ad un altro, venderà nel primo. 80 International Accounting -‐‐ Giussani

Nel caso di attività non finanziarie (ad esempio un’immobile), bisogna tener conto della possibilità

da parte dei partecipanti al mercato dell’uso migliore che eventualmente il potenziale acquirente

potrebbe fare di tale bene (highest and best use), eventualmente in combinazione con altre

attività. Infatti, qualora so che in questa ipotetica transazione di mercato, i miei potenziali

acquirenti possono utilizzare al meglio il bene che sto vendendo, mi daranno un prezzo migliore; si

devono considerare quindi, le sinergie tra il mio bene e quello che può utilizzare il mio potenziale

acquirente. Si ricerca quindi, un prezzo che è il più remunerativo possibile.

Vi è tuttavia, una sorta di gerarchia (rigida) del fair value:

1. Se esiste un mercato attivo, si utilizza il prezzo di tale mercato, senza alcuna rettifica.

Un mercato è attivo se vi sono una pluralità di compratori e venditori, e i prezzi sono

accessibili a chiunque, ed inoltre i quantitativi di scambio sono rilevanti;

2. Se non esiste un mercato attivo, allora si ricerca un prezzo ipotetico, attraverso elementi di

input che siano desunti dal mercato. Ad esempio le obbligazioni: se sono quotate si usa il

prezzo di mercato, ma se non sono quotate, un modo per determinare il prezzo che si

formerebbe in un mercato ipotetico è quello di verificare se esistono dei titoli analoghi in

termini di durata, tasso di interesse, merito creditizio, e prendere il loro prezzo come

riferimento per determinare il prezzo del titolo sottoposto ad analisi. Quindi si utilizzano

prezzi quotati per attività o passività similari, oppure prezzi quotati per la medesima

attività o passività in mercati non attivi; altri parametri sono:

a. Tassi o curve di interessi;

b. Volatilità;

c. Credit spreads.

3. Se non esiste il mercato e non esiste la possibilità di far riferimento a beni simili trattati in

un mercato attivo, allora si dovranno utilizzare delle tecniche di valutazione, in cui si

utilizzeranno input di vario genere. L’obbligo di utilizzo del fair value vi è solo

per i derivati, e per le attività biologiche.

Per il resto l’utilizzo del fair value dipende

dalla volontà dell’impresa, e da come

quest’ultima organizza il proprio business

model.

 ALCUNE INTERPRETAZIONI

Le interpretazioni (SIC e IFRIC) sono parte integrante del “sistema” IFRS ed hanno pari valenza

cogente dei principi veri e propri.

o IFRIC 12 - ­ ­ SERVIZI IN CONCESSIONE

Si tratta di uno standard vero e proprio che si applica ad una particolare attività e ad un

determinato settore economico, cioè quello dei servizi in concessione.

In questo caso vi è un ente concedente (normalmente un ente pubblico), il quale richiede che

venga costruita un opera, e in cambio dà contrattualmente la concessione (la gestione) di tale

opera a chi l’ha costruita; così facendo ci si potrà ripagare dei costi attraverso la gestione

dell’opera. Ad esempio le autostrade in Italia, sono costruite dai privati, e lo Stato gli concede la

concessione per un certo numero di anni, così da coprire i costi ed ottenere un certo profitto.

Vi è un ente pubblico che demanda la costruzione di un opera ma l’opera viene gestita da chi l’ha

costruita; tuttavia il controllo è ancora dell’ente concedente, tant’è che al termine della

concessione, il bene ritorna all’ente concedente. Perciò, il concessionario non può iscriversi nel

proprio bilancio il bene come cespite proprio ma lo deve contabilizzare come un bene costruito su

commessa per conto dell’ente pubblico concedente, secondo le disposizioni dello IAS 11. In genere

il concedente è anche colui che fissa il prezzo. 81 International Accounting -‐‐ Giussani

L’IFRIC 12 identifica due momenti distinti:

1. Il momento in cui un soggetto costruisce un’infrastruttura;

2. Un momento in cui avviene uno scambio: chi ha costruito l’opera sa che quest’ultima non

sarà sua, ma potrà solo gestirla; lo scambio consiste nel costruire l’opera e ottenere il

diritto a gestirla e attraverso ciò generare dei ricavi.

Nel corso della costruzione (siccome sono opere di lungo periodo) si segue lo IAS 11 (commesse di

lungo periodo), si registra un margine di profitto in funzione dell’avanzamento della commessa.

Quando l’opera è finita, questa è considerata come “consegnata” all’ente pubblico a fronte della

somma totale dei corrispettivi che saranno ricavati dalla gestione dell’infrastruttura lungo il

periodo di concessione. Avverrà quindi, l’ipotetico scambio, e si dovrà analizzare il contenuto

dell’accordo di concessione:

 Se i compensi che vengono fissati dall’ente concedente, sono fissi si registrerà un credito,

seguendo lo IAS 39. In tal caso i compensi saranno registrati come il rimborso di un

finanziamento (sarà come se fosse stata l’impresa a finanziare l’opera); il compenso sarà

costituito da tre elementi:

1. Il rimborso;

2. Gli interessi attivi;

3. Il margine di profitto.

 Se i compensi sono variabili allora l’opera sarà considerata un bene immateriale (cioè un

diritto), si applicherà quindi lo IAS 38. Si identificheranno:

1. I ricavi;

2. I costi di gestione;

3. L’ammortamento del bene immateriale, che segue le regole dello IAS 16.

In entrambi i casi gli obblighi di manutenzione/ripristino saranno riflessi come passività secondo le

disposizioni dello IAS 37.

Vengono esclusi da questo tipo di regole i ricavi accessori, ad esempio se sull’autostrada viene

costruita una piazzola di sosta, che viene data in affitto agli autogrill o alle pompe di benzina, si

avranno dei ricavi accessori.

Prima di tale regola si capitalizzavano tutti i costi e si effettuava successivamente

l’ammortamento, mentre ora con questo sistema l’impresa che opera in tale settore acquisisce

immediatamente il margine di profitto derivante dalla costruzione, che non ha più

successivamente. Si prenderanno gli utili sul lavoro di costruzione, mentre prima l’ammortamento

era sul costo, e quindi il margine di profitto veniva preso durante la costruzione.

Ciò ha stravolto i bilanci delle imprese di costruzione.

ESEMPIO IFRIC 12 -­­ SERVIZI IN CONCESSIONE

Nel primo esempio il concedente costruisce l’infrastruttura e una volta terminata la gestisce in

cambio di un corrispettivo fisso e predeterminato che il concedente si impegna a fornirgli; quindi i

ricavi sono predeterminati, si ha quindi un’attività finanziaria a tutti gli effetti, che sarà trattata

come un credito finanziario secondo lo IAS 39.

Nel secondo esempio invece, una volta terminata l’infrastruttura, il concessionario ha il diritto di

usufruire dell’infrastruttura stessa addebitando il costo della fruizione dell’infrastruttura stessa a

chi lo utilizza, cioè agli utenti stessi. In tal caso ha il rischio di non riuscire a sostenere i costi della

costruzione ma anche la possibilità dell’upside. In questo caso ciò che si costruisce è un diritto a

poter successivamente, per un certo numero di anni, a ricavare dall’utilizzo dell’infrastruttura un

ricavo; quindi in questo caso non si ha più un credito ma un’immobilizzazione immateriale.

82 International Accounting -‐‐ Giussani

CONCESSIONE DI TIPO FINANZIARIO

DATI

Costruzione di un'autostrada per un costo previsto 1000 in due anni (500+500); la concessione

è di 8 anni dopo la costruzione.

Il concessionario sosterrà costi di servizio dal terzo al decimo anno: per un ammontare pari a

10 all'anno. All'anno 8 il concessionario deve rifare il manto stradale per un costo di 100.

Il concedente riconosce i seguenti margini:

# costruzione +5%;

# servizio +20%;

# rifacimento +10%

Per un totale di 1600 rimborsati in 8 rate dall'anno 3.

Pertanto il tasso effettivo di interesse è 6.18% annuo

Per l'impresa concessionaria il costo del denaro è 6,7% annuo

Conto economico Stato Patrimoniale

ANNO 1

Ricavi 525 (500+5%) Credito 525

Costi --­500 Debito --­500

Utile lordo 25 P.N. 25

ANNO 2

Ricavi 525 Credito 1082 (1050+32)

Costi --­500 Debito --­1034 (100+34)

Inter att 32 (525*6,18%) P.N. 48 (25+23)

Inter pass --­34 (500*6,7%)

Utile lordo 23

ANNO 3 (entrata in esercizio)

Ricavi 12 (10+20%) Credito 961 vedi sotto

Costi serv --­10 Debito --­913 vedi sotto

Inter att 67 (1082*6,18%) P.N. 48

Inter pass --­69 (1034*6,7%)

Utile lordo 0 Credito Debito

Saldo iniziale 1082 1034 Saldo iniziale

Rata pagamento --­200 --­200 rimborso debito

Interessi (1082*6,18%) 67 69 Interessi (1034*6,7%)

Rimborso spese servizio 12 10 debito costi

(10+20%) 961 913

Il calcolo si ripete ogni anno. Nell'anno 8 ci sarà il costo aggiuntivo di 100 e credito di 110.

CONCESSIONE DI TIPO NON FINANZIARIO

DATI

Costruzione di un'autostrada -­­ costo previsto 1000 in due anni (500+500)

Si riconosce al concessionario l'introito dei pedaggi dal terzo al decimo anno

Il concessionario prevede costi di servizio dal secondo al decimo :

10 all'anno

All'anno 8 il concessionario deve rifare il manto stradale -­­ costo 100

I pedaggi sono stimati costanti per 8 anni pari a 200

Il margine di mercato per la costruzione è stimato al 5%

Per l'impresa concessionaria il costo del denaro è 6,7% annuo

83 International Accounting -‐‐ Giussani

Conto economico Stato Patrimoniale

ANNO 1

Ricavi 525 (500+5%) Beni imm.li 525

Costi --­500 Debito --­500

Utile lordo 25 P.N. 25

ANNO 2

Ricavi 525 Beni imm.li 1084 (1050+34)

Costi --­500 Debito --­1034 (100+34)

25 P.N. 50

Si sostengono interessi passivi di 34 (500*6,7%) capitalizzati

ANNO 3 (entrata in esercizio)

Ricavi 200 pedaggi

Ammortam --­135 (1084/8) metodo lineare

Costi serv --­10 Costo del rifacimento 100

attualizzato (sarà crescente negli

Acc.to --­12 anni)

Inter pass --­69 (1034*6,7%)

Utile lordo --­26

Beni imm.li 949 (1084--­135)

Debito --­913 (inle 1034 --­200 rimb + inter 69 -­­ 10 deb per costi)

Fondo --­12

24 (50--­26)

Il calcolo si ripete ogni anno.

Nell’anno 8 il fondo si scarica a fronte del rifacimento.

L’impresa mostrerà perdite fino al 7° anno e utili successivamente quando cominceranno a

diminuire gli oneri finanziari. Ciò spiega perché l’IFRIC 12 è stato oggetto di critiche, perché

mostrare delle continue perdite per parecchi anni, nella prospettive che saranno recuperate, non

piace alle banche.

o IFRIC 13 - ­ ­ PROGRAMMI DI FIDELIZZAZIONE (LOYALTY PROGRAM)

Si tratta a tutti gli effetti di un principio contabile, e nello specifico si occupa degli aspetti contabili

di quelle vendite di prodotti o servizi associate a programmi di accumulo di punti che, una volta

raggiungo un certo livello, consentono al cliente di ricevere merce o servizi gratuiti o a prezzo

scontato. Chi imposta tali piani di fidelizzazione dovrà contabilizzare in qualche modo

l’obbligazione che si è assunto. Questo standard ha influenzato i retailers e le compagnie aeree.

Secondo l’IFRIC 13, attraverso i programmi di fidelizzazione, l’impresa vende due prodotti:

1. Il prodotto principale;

2. Un diritto accessorio, identificato dai punti; per il quale il cliente ha implicitamente pagato.

L’impresa dovrà scorporare il fair value della vendita del prodotto principale e il fair value del

diritto accessorio. Di solito si stima il diritto e per differenza si toglie dal ricavo del prodotto

principale.

Qual è il fair value dei punti fedeltà?

È necessario stimare il fair value del prodotto che verranno regalati attraverso l’utilizzo dei punti.

Per ottenere il prodotto attraverso i punti, bisognerà raggiungere un certo numero di punti,

bisogna quindi stimare il tasso di redemption, cioè il tasso di quante persone effettivamente

84 International Accounting -‐‐ Giussani

usufruiranno dei punti. Si dovranno effettuare quindi delle stime, e successivamente una parte dei

ricavi del prodotto principale sarà isolata e differita perché si suppone che il ricavo si ottiene

quando si sarà effettuata la vendita del prodotto accessorio.

Quando tale standard è entrato in vigore, e si è dovuto applicare in via retroattiva, è stato

necessario ricostruire i punti concessi, ottenendo dei punti molto elevati.

o IFRIC 17 - - ­ DISTRIBUZIONE AI PROPRIETARI DI ATTIVITA’ DIVERSE DALLA

CASSA (ATTRAVERSO I DIVIDENDI)

Una distribuzione di attività diverse dalla cassa si ha quando un’impresa paga un dividendo non

attraverso la cassa, ma assegnando beni ai propri azionisti.

Lo IAS 18 afferma che i dividendi si contabilizzano quando sono legalmente dovuti. Questi beni

saranno iscritti al fair value, perché chi riceve tiene conto del valore di ciò che ha ottenuto, mentre

dal punto di vista della società si deve tener conto dell’effettivo depauperamento patrimoniale.

Il problema non si pone se l’asset oggetto dei dividendi è già valutato al fair value; infatti se come

dividendo fosse distribuito un titolo di stato o un’azione, sarebbe già valutato al fair value.

Diverso è il caso, invece, in cui l’asset fosse iscritto in bilancio al costo, perché in tal caso il fair

value sarà sicuramente più alto (perché se non fosse così si sarebbero sbagliati i bilanci, poiché

non si è fatto bene l’impairment); si rileverà quindi una differenza, quest’ultima sarà inserita in

conto economico come perdita, e rappresenterà la mancata opportunità di vendita.

La distribuzione di attività diverse dalla cassa, attraverso i dividendi, è un’attività molto diffusa

soprattutto dopo la crisi finanziaria. Nell’ottica dello IAS 32, quando le azioni

Se l’impresa dà come dividendo delle azioni proprie, se le proprie vengono riacquistate dall’impresa,

si ha un rimborso di capitale quindi la

ha già in portafoglio aumenterà il capitale, in contabilizzazione prevede che venga subito

contropartita alle azioni che ha in portafoglio; mentre se diluito il capitale e quando vengono

non le ha, starà effettuando una sottoscrizione di nuovo reimmesse in circolo è come se avviene un

capitale. aumento di capitale. Rimborso e aumento

Chi riceve il dividendo può decidere se avere cassa o un di capitale non originano mai componenti

di reddito (IAS 32).

asset (delle azioni o altri asset). Non tutti incassano i

dividendi immediatamente, in quanto vi è un periodo di

tempo entro il quale può essere richiesta la concessione dei dividendi (ad esempio in Italia il diritto

ai dividendi si prescrive in 10 anni), quindi l’impresa dovrà effettuare una stima di quanti

richiederanno come dividendo un pagamento per cassa, e quanti invece richiederanno asset; e

sulla base dell’esperienza si dovrà aggiornare la stima.

o IFRIC 18 - ­ ­ TRASFERIMENTO DI ATTIVITA’ DA UN CLIENTE

L’ipotesi disciplinata da tale IFRIC, è che un cliente fornisca all’impresa un bene; in questo caso è

importante stabilire a che valore si dovrà inserire in bilancio. Il valore da utilizzare è il fair value, e

se è un bene produttivo seguirà le regole dello IAS 16 (il primo prezzo di iscrizione diventa il costo

da ammortizzare, in base alla vita utile stimata oppure si utilizza la misurazione periodica al fair

value), registrando così anche un utile.

Questa situazione si può avere qualora il cliente richieda un prodotto di maggiori dimensioni,

oppure più complesso, oppure quando è richiesto un servizio continuo.

85 International Accounting -‐‐ Giussani

 IFRS 3 - ­ ­ AGGREGAZIONI D’IMPRESA

Nel momento in cui si acquisisce un’impresa, si dovrà redigere un bilancio consolidato, in cui al

posto della partecipazione si inseriranno tutte le attività e passività dell’impresa acquisita.

Il costo della partecipazione che si va ad eliminare è maggiore del patrimonio netto, in quanto

quest’ultimo è basato su una convenzione contabile (che in misura preponderante è basato sul

costo storico); la prima operazione che deve essere effettuata è prendere il patrimonio contabile

dell’impresa acquisita (se ha fatto un bilancio secondo principi contabili differenti si deve riscrivere

il patrimonio netto contabile in base ai principi contabili del gruppo), analizzarlo e riesprimere tutti

i valori dell’attivo e del passivo al fair value; poiché idealmente si è pagato un prezzo per quei

elementi per il valore che hanno oggi. Si effettuano quindi delle rettifiche per esprimere tali

maggiori valori. Una volta effettuate le rettifiche, potrebbe risultare un’ulteriore differenza,

causata dal fatto che si è assegnato un prezzo anche a elementi che non sono in bilancio (ad

esempio ad un marchio, alle conoscenze di processo, ai rapporti con la clientela, ecc), cioè agli

elementi intangibili, dovremo tener conto anche di quest’ultimi; e se rimane un’ulteriore

differenza quest’ultima prende il nome di avviamento.

Si ha così un’uguaglianza perfetta tra il valore della partecipazione che si va ad eliminare e il

patrimonio netto che viene inserito nel bilancio consolidato.

Tutto ciò genera anche degli effetti fiscali perché nel consolidato si avranno dei valori, in genere

più alti, rispetto a quelli che sono fiscalmente riconosciuti, ciò genererà delle rivalutazioni (e quindi

imposte differite passive), oppure delle svalutazioni (e quindi imposte differite attive).

L’IFRS 3 parla di tutte le aggregazioni d’impresa. L’acquisto di un’impresa e quindi la necessità di

redigere il bilancio consolidato è una delle forme per effettuare delle aggregazioni d’impresa, ma

non è l’unica.

Uno dei motivi per la revisione dell’IFRS 3 è stato per far convergere i principi contabili

internazionali con quelli americani.

Il notevole cambiamento dell’IFRS 3 revised rispetto al precedente, è che in quest’ultimo si

prevedeva per l’avviamento un ammortamento sistematico, nel nuovo IFRS 3 non si prevede più

alcun ammortamento sistematico; infatti non si prevede l’ammortamento per tutti i beni che

hanno vita utile indefinita (quest’ultimi dovranno sostenere soltanto dei test di impairment).

Un’aggregazione d’impresa è qualsiasi forma di legame che normalmente può avere un carattere

temporaneo (accordo commerciale, accordo associativo come i consorzi, ecc), oppure un carattere

duraturo (in tal caso vengono accompagnati da scambi azionari). La dottrina contabile è

interessata alle forme di legame che hanno carattere duraturo, in quanto comporta una

compartecipazione in un’altra impresa, che può avvenire principalmente in due modi:

1. L’acquisizione della partecipazione, inserimento all’interno del gruppo e redazione del

bilancio consolidato;

2. Attraverso una fusione, che il più delle volte avviene per incorporazione.

La creazione di un’aggregazione aziendale può essere un accordo o la formazione di un nuovo

soggetto giuridico, oppure l’acquisizione da parte di un soggetto di un altro soggetto (attraverso

l’acquisizione della partecipazione, o attraverso una fusione). A ciascuna di queste tipologie di

legami corrispondono metodologie diverse di contabilizzazione dell’operazione di aggregazione

aziendale.

L’IFRS 3 e il revised affermano che ogni aggregazione è sempre un’acquisizione, si dovrà quindi

identificare sempre un acquirente e un soggetto acquisito.

Il processo può essere suddiviso in fasi:

1. Si deve decidere se c’è stata un’aggregazione aziendale o meno, e per fare ciò l’IFRS 3 dà

una sua definizione di aggregazione aziendale;

86 International Accounting -‐‐ Giussani

2. Successivamente l’IFRS 3 dà delle indicazioni per capire chi ha effettuato l’acquisto, e per

stabilire a che data è avvenuta l’acquisizione;

3. Successivamente si dovrà misurare il costo d’acquisto;

4. Allocarlo a patrimonio netto e riconoscere l’avviamento.

La definizione di aggregazione d’impresa secondo l’IFRS 3 è la seguente: un’operazione o un altro

evento qualsiasi, in cui un acquirente acquisisce il controllo di una o più attività aziendali

(business). Si acquisisce quindi il controllo di un business, quest’ultimo è un insieme di elementi di

immissione (materie prime, lavoro, ecc) e di processi (modo di operare le risorse in input) che una

volta applicati all’azienda stessa hanno la capacità di creare un output.

Bisogna distinguere tra quello che è un business acquisito e quelli che sono dei semplici elementi

di attività e passività (asset).

Ad esempio, se acquistiamo un’immobile attraverso l’acquisizione di un’impresa che detiene in

bilancio solo quel determinato immobile, l’operazione non identifica l’acquisizione di un business

ma di un semplice asset che costituisce tutta l’impresa; ma se tale immobile fosse un’immobile

destinato ad albergo, costruito come tale, e chi lo compra è una società che gestisce alberghi,

allora probabilmente si identica un’aggregazione di impresa, perché se l’acquirente può integrare

dei suoi processi producendo un output, allora saremo in presenza di un’aggregazione d’impresa.

Ci possono essere dei casi in cui si acquistano dei beni separati ma che costituiscono comunque

dei business, è il caso ad esempio dei rami d’azienda. Rileva ciò che i partecipanti al mercato

ritengono possa essere un business e non ciò che si compra, quindi se i partecipanti al mercato

ritengono che un determinato insieme di asset identifichi un business allora attraverso l’acquisto

di quei beni si acquista un business.

Quindi si può affermare che:

 Una società non necessariamente è un business (ad esempio in una srl che ha un solo

immobile, manca l’organizzazione aziendale);

 Un ramo d’azienda in genere è un business;

 Ciò che si acquista deve essere in grado di produrre outputs ma l’intenzione del

compratore non conta, si tiene conto del punto di vista dei market partecipants.

La creazione dell’aggregazione può essere considerata come:

 

Accordo fra due soggetti il soggetto aggregante mantiene i valori contabili (storici) di

tutte le aggregate. Tale metodo si usava solo per le fusioni tra uguali; ma oggi questo tipo

di fusioni non esistono più per l’IFRS 3;

 

Creazione di un nuovo soggetto il soggetto aggregante usa valori correnti per tutte le

aggregate (fresh start method);

 

Acquisizione da parte di un soggetto di altro soggetto il soggetto aggregante usa valori

correnti solo per i dati del soggetto acquisito.

L’IFRS 3 considera sempre ogni aggregazione come un acquisto (purchase method).

Vi è il trasferimento di attività nelle fusioni ma anche nelle scissioni.

Sono ininfluenti le modalità giuridiche attraverso la quale l’acquisizione del business avviene, le

principali sono:

 Acquisizione di società e successivo consolidamento;

 Acquisizione dei rami d’azienda;

 I conferimenti;

 Le fusioni e scissioni.

Nel mondo degli IFRS 3 non c’è la possibilità di effettuare degli arbitraggi tra strumenti giuridici per

contabilizzare un’aggregazione aziendale in modo differente.

o METODO DI LAVORO 87 International Accounting -‐‐ Giussani

Il metodo di lavoro dell’IFRS 3 si può distinguere in:

1. Determinare se vi è un’aggregazione aziendale;

2. Identificare l’acquirente;

3. Stabilire la data di acquisto;

4. Misurare il costo d’acquisto;

5. Allocare il costo d’acquisto al patrimonio netto (attività – passività) dell’acquisita;

6. Riconoscere l’avviamento insito nel bilancio dell’acquisita.

o DETERMINARE L’ACQUIRENTE

L’acquirente è colui che ha il controllo su ciò che si è acquisito, tuttavia a volte vi possono essere

dei dubbi e l’IFRS 3 cerca di chiarirli.

Secondo lo IAS 27 il controllo è la capacità di governare le politiche operative e finanziarie di

un’entità per ottenerne i relativi benefici. Il controllo può essere acquisito attraverso:

 Il trasferimento di denaro;

 Il trasferimento di attività;

 L’assunzione di passività;

 L’emissione di strumenti di capitale;

 Una combinazione di quanto sopra.

Si escludono:

 I singoli assets o una combinazione di assets;

 Le joint ventures;

 Le aggregazioni di imprese sotto comune controllo.

Quindi le modalità giuridiche di acquisizione del controllo sono ininfluenti.

Vi possono essere varie situazioni, utili a determinare l’acquirente:

 Maggioranza di diritti di voto;

oppure in alternativa:

 Potere sulla maggioranza attraverso degli accordi con il capitale di minoranza (cioè con i

soci non di controllo);

 Potere di governare le politiche operative e finanziarie, cioè la gestione dell’impresa;

 Potere di nominare la maggioranza dell’organo amministrativo (controllo di fatto).

Ciò avviene soprattutto in Italia, dove se il capitale è molto diffuso, la maggioranza delle

assemblee è governata da un azionista di riferimento che non possiede più del 50% delle

azioni.

Si tiene conto anche di altre circostanze, quali ad esempio:

 

Special purple Entities = Special purple vehicols si tratta di veicoli dove vengono

assegnate delle attività per uno scopo preciso e che per statuto non possono far altro di ciò

che viene stabilito per statuto; tant’è che a volte vengono chiamate anche veicoli

autopilota. Il caso tipico è quello di cartolarizzazione dei crediti, una banca può trasferire i

mutui concessi ad un veicolo, il quale emette delle obbligazioni le cui cedole verranno

rimborsate al momento dell’incasso delle rate del mutuo.

Ci si chiede se è necessario consolidare o meno tale veicolo; tuttavia lo IAS 39 afferma che

se non si sono trasferiti tutti i rischi e i benefici di un asset, non si può togliere dal bilancio

l’elemento. Sarà necessario verificare quanti rischi e benefici si sono trasferiti.

È possibile che il veicolo emetta le obbligazioni, ma a seconda della liquidità dei crediti,

emetterà differenti tipologie di obbligazioni (senior, junior notes, ecc); in molti casi le

banche sottoscrivono le junior notes, e in tal caso non si saranno trasferiti tutti i rischi e

benefici, e perciò il veicolo dovrà essere consolidato. Perciò, se non si trasferiscono tutti i

rischi e i benefici del possesso di un bene, il veicolo dovrà essere consolidato.

88 International Accounting -‐‐ Giussani

Per lo IASB tali situazioni davano luogo alla riconsolidazione dei veicoli, mentre per il FASB

non era così perché nel momento in cui i rischi erano usciti, il veicolo non doveva essere

inserito nel consolidato;

 Esistenza di diritti potenziali convertibili nell’immediato (ad esempio un’opzione). Non si ha

la maggioranza ma si ha qualcosa (Ad esempio un’opzione) che una volta esercitata mi dà

la maggioranza, allora è come se si avesse il controllo. Tuttavia con l’IFRS 10 si è effettuata

una modifica, infatti, mentre prima era sufficiente il possesso di un’opzione per doverne

tenere conto, con la modifica dell’IFRS 10 si è aggiunta un’ulteriore condizione: l’opzione

deve essere in the money.

Si potrà consolidare anche quando non si ha la maggioranza, ma si ha la maggioranza

potenziale, cioè la possibilità di entrare in maggioranza con un prezzo conveniente.

Vi possono essere dei casi dubbi, in cui non si riesce a determinare con certezza chi otterrà la

maggioranza dall’aggregazione aziendale; non riuscendo quindi a determinare l’acquirente.

Tuttavia, l’IFRS 3 afferma che deve essere sempre possibile identificare un’acquirente, e nei casi

dubbi si dovrà considerare:

 Chi ha il fair value maggiore sarà identificato come colui che ha comprato;

 La parte che trasferisce denaro;

 Chi deciderà il management (numero e/o qualità), cioè i futuri gestori (amministratori

dell’aggregazione), ma si dovrà tener conto anche di chi avrà il potere di decidere

l’amministratore delegato;

 Chi emette titoli di capitale (tuttavia ciò non funziona nelle cosiddette fusioni inverse, in cui

qualcuno incorpora qualcun altro ma che vale di più di colui che incorpora, in tal caso sarà

l’incorporato ad avere la gestione dell’impresa);

 Chi ha promosso l’operazione;

 Indicatori dimensionali di altro tipo.

Nessuno di questi indicatori individualmente può essere sufficiente a determinare l’acquirente.

o MISURARE IL PREZZO D’ACQUISTO

Quanto vale ciò che è stato pagato? È importante determinare il prezzo d’acquisto, poiché sarà

necessario allocare il prezzo pagato alle attività e passività dell’impresa acquisita, e per differenza

determinare l’avviamento.

Per misurare il prezzo d’acquisto si tiene conto:

 Della cassa trasferita (ma se il pagamento è differito nel tempo bisognerà attualizzare il

debito per determinare il prezzo reale che si è pagato);

 Del fair value delle attività trasferite al venditore. Può accadere il pagamento venga saldato

trasferendo un bene. In tal caso il prezzo non sarà il costo storico del bene iscritto in

bilancio, ma sarà il suo fair value e la differenza tra il fair value e il costo storico, andrà a

conto economico;

 Se si è trasferito qualcosa alla società che successivamente sarà incorporata, non vi

saranno utili, poiché andranno iscritti al costo storico (se conferite nell’acquisto): ad

esempio se la società A trasferisce un bene a B, e successivamente A incorpora B, quel

bene dovrà rimanere iscritto al costo storico;

 Del fair value delle passività assunte (incluso il golden parachute, cioè un importo elevato

che deve essere assegnato ai top manager qualora cambi la proprietà dell’impresa);

 Se l’operazione avviene tramite emissione di capitale (si tratta del caso delle fusioni, in cui

si compensa il venditore dandogli azioni del proprio gruppo), si dovrà tener conto del fair

value degli strumenti di capitale emessi o di quelli ricevuti se il fair value è più attendibile;

89 International Accounting -‐‐ Giussani

 I costi accessori non fanno parte del costo d’acquisto secondo l’IFRS 3 revised; perché si

vuole che l’operazione venga misurata interamente al fair value. Quindi i costi accessori

vanno imputati a conto economico.

Spesso l’acquisto avviene con una combinazione di questi elementi.

Il costo di emissione del capitale, (date in cambio del controllo dell’impresa acquisita) va a

deduzione del patrimonio netto. Se un’impresa per Le azioni proprie in base allo IAS 32

comprare un’altra impresa propone di pagare attraverso vanno a diretta riduzione del

azioni, aumenterà il capitale e le azioni rappresentative patrimonio netto, qualora fossero state

del capitale verranno cedute come corrispettivo acquistate; mentre andranno ad

dell’acquisto dell’impresa. Si aumenta il capitale per aumento del capitale qualora fossero

poter dare all’incorporata un numero di azioni che ha lo vendute.

stesso valore del numero di azioni della società acquisita,

che successivamente saranno cancellate. Quindi, la società compra utilizzando delle azioni proprie,

che saranno misurate al fair value ma al netto dei costi accessori.

Il costo di emissione del debito rientra nel calcolo dell’interesse effettivo.

Vi possono essere delle retainer fee da concedere al venditore, affinché quest’ultimo rimanga in

impresa, tuttavia si dovrà considerare se tale operazione avviene:

 A beneficio dell’acquirente, queste fee andranno a conto economico;

 Se invece, nella sostanza la retainer fee è un modo di differire il pagamento, dovrà essere

inclusa nel costo d’acquisto. Ciò genera un asset perché si avrà un diritto alla prestazione

da parte del venditore (tutte le società sportive, soprattutto quelle di calcio nell’attivo

avranno diritti alla prestazione dei calciatori).

Molte volte bisogna effettuare delle rettifiche di prezzo (contingent consideration), ad esempio

può succedere che negli accordi con chi si ha venduto ci sia una clausola per cui si paga una certa

cifra e successivamente si afferma che “se determinati risultati sono più positivi di quello che ci si

aspettava; in tal caso chi ha comprato riconosce al venditore una parte del maggior profitto

rispetto alle attese”, si tratta del cosiddetto earning out.

Se questa parte del maggior profitto:

 è erogata tramite cassa, si considererà come una passività al fair value (nella misurazione si

dovrà tener conto della probabilità che si abbia l’accadimento);

 è erogata attraverso l’emissione di un numero variabile di azioni, si considererà a capitale

sociale;

 è erogata attraverso un derivato per un numero fisso di azioni, si considererà a patrimonio

netto.

Una garanzia sul valore delle azioni da emettere non è una rettifica di prezzo.

Vi possono essere anche delle rettifiche di prezzo positive, infatti se le cose vanno peggio di quello

che si era previsto, il compratore potrebbe essersi cautelato attraverso delle clausole, in modo che

una parte del prezzo pagato possa essergli rimborsato. Se sono misurabile attendibilmente fin

dall’origine, le rettifiche positive andranno a deduzione del costo di acquisto al loro fair value in

contropartita si potrà avere un asset che potrà essere:

 un credito;

 uno strumento finanziario.

Quando si compra un’impresa vi sono sempre dei rischi in bilancio, ad esempio in Italia vi è sempre

un rischio fiscale; quindi a fronte di passività potenziali l’acquirente potrebbe richiedere delle

garanzie. Queste garanzie non rettificano il prezzo ma si registrano nel bilancio della società

acquisita (come se fosse un’attività); poiché siccome si deve dare un valore al fair value di tutte le

attività e passività dell’impresa, se si ha una garanzia si registra nel bilancio della società acquisita.

L’asset sarà misurato con lo stesso criterio della passività.

90 International Accounting -‐‐ Giussani

Se vi è un escrow, si deposita una parte del denaro di chi ha venduto, che potrà essere ritirato solo

su disposizione di chi ha acquisito, si dovrà considerare il time value e gli eventuali interessi attivi

generati dal fatto di aver differito il pagamento.

Cosa accade se nella società acquisita vi è un programma di stock grant o stock option? e cosa

succede se nel contratto di vendita ci si impegna a mantenere il piano, oppure migliorarlo, oppure

farne uno ex-‐‐ novo?

Ciò farà parte del prezzo pagato, si dovrà calcolare secondo l’IFRS 2 e costituirà parte del prezzo

pagato se:

 Sono obbligatori per contratto;

 Ripristinano un diritto preesistente;

 Compensano servizi precedenti.

Mentre se tale intenzione è volontaria andrà a conto economico.

o RISOLUZIONE DI PRECEDENTI RAPPORTI FRA ACQUIRENTE E ACQUISITO

Può accadere che con l’impresa di cui si va ad assumere il controllo, ci siano delle situazioni di

litigio, in tal caso, nel momento in cui si effettua l’acquisizione, si decidi di abbandonare la causa, e

il costo andrà nella passività dell’impresa acquisita; e se l’acquirente aveva effettuato uno

stanziamento, la differenza tra la nuova misurazione a fair value e ciò che è stato iscritto a

bilancio, sarà imputata a conto economico.

Stessa risoluzione si avrà nel caso in cui ci fosse un contratto oneroso tra le due imprese. In tal

caso, nel prezzo d’acquisto sarà incluso il costo di estinzione del contratto (i cui termini sono

sfavorevoli all’acquirente):

 La differenza fra il costo di estinzione e il fair value del contratto sarà incluso nelle passività

dell’acquisita;

 E tale differenza sarà imputata a conto economico.

In entrambi i casi non si modifica il costo totale dell’acquisizione.

o DATA DELL’ACQUISIZIONE

La data di acquisizione è la data del trasferimento del controllo, cioè quando ad esempio,

l’acquirente riceve le azioni; oppure la data in cui si è potuto inserire i propri dirigenti.

Nelle fusioni ci si mette d’accordo sul rapporto di cambio (quante azioni l’incorporante deve dare

ai soci dell’incorporata); le fusioni in Italia hanno un iter molto lungo. Se l’incorporante e

l’incorporata si sono messe d’accordo su rapporto di cambio perché ognuna aveva assegnato alle

proprie azioni un determinato valore. Ma all’atto dello scambio (che di solito avviene molto tempo

dopo l’accordo) il valore delle azioni si sarà modificato, quindi si dovrà tener conto di tale

variazione; perciò si dovrà tener conto della data in cui effettivamente avviene lo scambio delle

azioni, e il fair value delle azioni da considerare sarà il valore alla data di scambio.

Per evitare che ci siano valutazioni “sfalsate” del valore delle azioni scambiate in una fusione, si è

vietata la retrodatazione.

Rimane il problema delle clausole sospensive, secondo il quale è possibile tornare indietro qualora

qualcosa non si sia risolto. Ad esempio, nel caso in cui si effettua un’aggregazione d’imprese che

comprende imprese caratterizzate da una determinata quota di mercato, si potrebbe avere

l’intervento dell’antitrust per verificare che dall’aggregazione non vi sia una posizione dominante;

ed eventualmente annullarla. 91 International Accounting -‐‐ Giussani

o ALLOCAZIONE DEL COSTO D’ACQUISTO

Si rilevano a fair value tutte le attività e passività dell’impresa acquisita, ad eccezione:

 Delle imposte, che non vengono nemmeno attualizzate;

 Benefici ai dipendenti;

 Beni posseduti per la vendita, la quale deve avvenire entro un anno;

 Diritti riacquistati; che si hanno ad esempio, quando l’impresa acquirente aveva ceduto

all’acquisita dei diritti; in tal caso il diritto non dovrà essere rivalutato ex-

­ novo.

Le passività potenziali stanno in bilancio soltanto se la loro futura manifestazione è considerata

probabile, perché se fossero possibili si dovrebbero dare solo delle indicazioni in nota, mentre

qualora fossero remote si potrebbero non citare. In un’acquisizione però, le passività potenziali

possibili e remote dovranno essere misurate ed inserite nel bilancio, in un fondo apposito; si tratta

di un’eccezione che si ha in sede di acquisizione e che non è prevista dallo IAS 37. Tali passività

saranno misurate all’importo che una terza parte richiederebbe per assumersi il rischio.

Tutte le attività immateriali che non stanno nel bilancio di un’impresa acquisita perché sono

autogenerate (ad esempio il nome, il marchio, ecc), dovranno essere inseriti nel primo bilancio da

consolidare, al loro fair value. Effettuando questa operazione si andranno ad assegnare dei valori

nuovi in bilancio, che dal punto di vista fiscale non sono riconosciuti, perciò si avrà una differenza

tra i valori dell’attivo in bilancio e i valori fiscalmente riconosciuti e ciò genera delle imposte

differite, passive (in caso di rivalutazione) o attive (in caso di svalutazione).

Successivamente si dovrà stornare la partecipazione, sostituendo così il patrimonio netto in forma

sintetica con il patrimonio netto in forma analitica (il quale evidenzia tutte le passività e attività),

ciò provocherà un’ulteriore differenza, che prende il nome di avviamento; il quale si forma in sede

di acquisizione di altre imprese, poiché chi ha effettuato l’acquisto avrà pagato un prezzo che tiene

del fatto che si è acquisito un insieme di attività e passività che considerate nel loro insieme sono

idonee a produrre degli output. In caso di acquisizione del 100%, l’avviamento è la differenza fra il

costo d’acquisto e il patrimonio netto.

o COME APPLICARE IL FAIR VALUE

Per applicare il fair value è necessario fare riferimento all’IFRS 13, il quale afferma che il fair value

è il valore che un ipotetico partecipante al mercato assegnerebbe agli elementi dell’attivo e del

passivo, in base all’uso migliore che ne può fare. Quindi, il fair value non è determinato secondo

l’ottica dell’impresa; ma è determinato in base ai pareri del mercato. Quindi le sinergie implicite

negli attivi, non saranno quelle dell’acquirente ma quelle del mercato; ciò è strano perché quando

qualcuno acquista un’altra impresa, terrà conto delle proprie sinergie e non di quelle del mercato.

Quindi l’uso atteso dell’acquirente è ininfluente (salvo ai soli fini di classificazione degli strumenti

finanziari) e l’ottica utilizzata è quella del market partecipant (per gli USA highest and best in use).

Le principali conseguenze sono:

 Se per esempio chi acquista sa che c’è un ramo d’azienda che verrà dismesso e che nella

sua ottica vale 0, dovrà comunque darle un valore in sede di consolidamento. Quindi gli

darà un valore e immediatamente le svaluterà, inserendo la svalutazione nel conto

economico del primo bilancio consolidato;

 Stessa cosa vale per i contratti onerosi (vanno a fair value);

 Talvolta si acquistano delle imprese che hanno delle situazioni al loro interno che lavorano

male e che necessitano di un piano di ristrutturazione; in tal caso si costituiscono dei fondi

ristrutturazione. Tuttavia se si acquista un’impresa e si hanno dei costi di strutturazione dei

rami d’azienda dell’impresa acquisita, non si potranno costituire dei fondi di

ristrutturazione. 92 International Accounting -‐‐ Giussani

o ESEMPI APPLICATI DI FAIR VALUE

Per le scorte c’è un problema: se si considerano le materie prime e i semilavorati il fair value sarà il

prezzo di mercato meno i costi di vendita e di completamento necessari a portare a compimento i

semilavorati. L’applicazione di tale regola fa sì che in un bilancio consolidato nell’esercizio

successivo non ci sarà il margine di profitto di tutto quello che sta nelle scorte dell’acquisita. Ciò

distorce la performance del gruppo il primo esercizio successivo a quello dell’acquisizione.

I costi di ricerca in un’acquisizione sono considerati al fair value, perché il potenziale acquirente

che è a conoscenza della presenza di costi di ricerca all’interno dell’impresa acquisita, assegnerà

una probabilità al fatto che tali costi generino degli esiti favorevoli, e nel formare il prezzo terrà

conto di tale possibilità (aumentando quindi la sua valutazione sull’impresa da acquistare).

Non si tiene conto delle attività potenziali in quanto, nonostante la prudenza non sia considerata

una caratteristica fondamentale ogni tanto rispunta fuori, e quindi vi è la seguente asimmetria: le

perdite potenziali si mettono in bilancio appena sono note mentre gli utili potenziali solo quando

sono realizzati.

o ISCRIZIONE DI IMMATERIALI

Il valore 93 International Accounting -‐‐ Giussani

La separabilità è potenziale, in quanto non si tratta di beni separati da altri, ad esempio le relazioni

con la clientela possono essere utilizzate soltanto se ho un prodotto da offrire alla clientela. La

separabilità è potenziale e può essere in combinazione con altri beni.

L’IFRS 3 revised afferma che in un’acquisizione di impresa vi è la presunzione che sia sempre

possibile stimare il fair value di un bene immateriale dell’impresa acquisita, poiché si presume che

l’acquirente era a conoscenza dell’esistenza del bene immateriale dell’impresa da acquistare.

Tuttavia il valore assegnato dipenderà dall’ottica del mercato e non dell’acquirente.

o AVVIAMENTO

Viene iscritto nelle immobilizzazioni immateriali (dell’incorporante se siamo in una fusione, del

bilancio consolidato se stiamo considerando un’acquisizione) ed è subito allocato alle cash

generating unit, perché poi su tali cgu (a causa del fatto che contengono l’avviamento) vi è

l’obbligo di fare l’impairment test almeno una volta all’anno.

Inoltre, l’avviamento sarà subito soggetto a impairment test poiché potrebbe già non valer più

nulla; si effettuerà inoltre, ogni anno successivo all’acquisizione, poiché non sarà ammortizzato.

Il fatto di non ammortizzare l’avviamento è una delle principali critiche effettuate agli IAS/IFRS: la

logica sottostante alla cancellazione dell’ammortamento dell’avviamento è che non esiste nessuna

ricerca empirica che affermi che l’avviamento perde valore al passare del tempo.

L’impairment test ha provocato fortissime svalutazioni dell’avviamento in un solo anno e ci si

domanda se è possibile che l’avviamento si sia ridotto così drasticamente solo in un anno. Inoltre

siccome l’avviamento è allocato a delle cgu, l’avviamento non si riduce perché continua ad essere

compensato dall’avviamento che l’impresa continua a generare.

Tuttavia, c’erano imprese che ammortizzavano l’ammortamento immediatamente, oppure da 5 a

40 anni, e allo IASB e al FASB non piaceva questa arbitrarietà.

L’avviamento potrebbe essere negativo (vorrà dire che ho pagato meno di quello che sono tutti i

fair value dell’impresa acquisita), e in tal caso (al contrario dei principi contabili italiani):

 Bisognerà rivedere come sono stati determinati i fair value;

 Se sussiste andrà imputato a conto economico come un utile.

o I SOCI NON DI CONTROLLO - - ­ NON CONTROLLING INTEREST

Nel caso di acquisizione non totalitaria occorrerà effettuare ulteriori considerazioni circa

l’avviamento, infatti sarà necessario calcolare anche la quota di patrimonio netto dei soci non di

controllo. Nelle acquisizioni non totalitarie verrà attribuita ai soci non di controllo, una quota di

patrimonio netto della acquisita. Successivamente, una parte dell’utile generato dall’impresa

controllata in cui vi sono dei soci non di controllo, sarà assegnata a quest’ultimi, e ciò avverrà

anche per la quota di eventuali other comprehensive income. Inoltre, essendo soci non di controllo

parteciperanno anche all’eventuale quota di perdita, anche nel caso in cui si vada in negativo;

tuttavia l’IFRS 3 introduce delle novità:

o MISURAZIONE DEI NCI

Vi sono due metodi per misurare la quota dei soci non di controllo:

1. Si calcola la quota proporzionale dei net assets, cioè una volta che si è determinato il

patrimonio netto rettificato dell’impresa (si è determinato il fair value delle attività e delle

passività, e quindi l’avviamento) si assegna ai soci non di controllo il patrimonio di

pertinenza;

2. Oppure si utilizza il cosiddetto full goodwill (avviamento intero), in cui si calcola

autonomamente il fair value della quota non di controllo.

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Corso di laurea: Corso di laurea in economia e legislazione d'impresa (MILANO)
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher filippo1908 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Principi contabili internazionali ias e bilancio consolidato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Giussani Alberto.

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